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martedì 18 ottobre 2016

Heart keeps beating

Hanno messo il mio cane in una busta con il disegnino del rischio biologico. Una busta bianco crema. Con la cerniera. E giù nella terra. E poi ha piovuto e io ho pensato alla terra bagnata che si assestava intorno alla busta. E alla mia piccola povera mummietta di cane tutta fasciata nelle traversine bianche. Piccolo chien. Che è morto lontano da casa, e io mi sveglio di notte e non mi perdono perché non c'ero.
Io poi non lo so perché i miei animali, così ben tenuti e amati e coccolati, vanno a finire in modi così orrendi, che per guardarli senza svenire ci vuole uno stomaco da chirurgo di guerra, perché proprio loro sviluppano tutti dei tumori strani che i medici vogliono studiare e che guariscono, in modi assurdi, e poi però il mio gatto e il mio cane a conti fatti muoiono lo stesso.

I veterinari geniali, giovani e boriosi, che ho conosciuto curando il cane, mi sono costati una fortuna, mi hanno trattato malissimo, hanno coccolato il mio povero botolo malato in modo commovente e mi sono rimasti in mente tutti, quello figo e impossibile da gestire a livello di maleducazione e asocialità (una sindrome di Asperger?) che era lì quando la Daisy è morta, quello meno figo e gentile che aveva voglia di parlare del suo lavoro e staccava le foglie profumate dell'erba limoncina, per portarsele al naso con le dita lunghe e delicate, quella castana con lo sguardo buono e il sorriso amaro, tutti gli altri. Un giorno, quando sarò meno ammaccata dal dolore, vi racconterò.

Guardo la gatta e non ne ho mai abbastanza di prenderla in braccio e stringere il suo bel corpicino caldo e morbido, e sentirla miagolare. Sta sempre con me quando sono in casa. Si è presa il centro del divano e le ciotole della cucina, si è adattata, ma quando vede uno di noi sulla porta, con una borsa o una valigia in mano, va in ansia. E te credo. Da questa casa sparisce la gente, non si sa mai se chi passa la porta tornerà. Cioè, tranne me. Io è chiaro che torno. Prima o poi. Sempre più stanca, e triste, e sola. Ma torno. E ricomincio da capo. Ogni giorno. Ogni notte.

La figlia è di nuovo fidanzata e sta di nuovo facendo fatica a studiare e dice di nuovo che vuole lasciare il nuoto e andare in palestra a fare pesi. E ci fa sudare e litiga con le sue psicologhe e rompe con la sua migliore amica e adesso mangia solo roba salata a colazione. E io scendo dal letto la mattina, e le preparo la frittata, il toast, la quiche, il panino. Sempre più sfiduciata, e scoglionata, e sola. E ricomincio da capo. Ogni mattina.

Il marito si è finalmente tagliato i riccioli disordinati, è diventato fiduciario del plesso dove insegna, sta lavorando a un progetto per creare un nuovo indirizzo scolastico professionale, dice che qui si sta tanto bene, nell'Astigiano. Era lì quando abbiamo seppellito il cane, è venuto con me a visitare una chiesa romanica dell'undicesimo secolo aperta apposta per noi ed è inorridito di fronte alla pila di scheletri e teschi nel vano sottostante, illuminata con la torcia del cellulare, mentre io mi incantavo all'idea di guardare dei veri corpi di gente morta quattrocento anni fa di peste bubbonica. (Eh, lo so. E' che una che insegna storia, poi, quando queste cose le vede coi suoi occhi, ha un momento profondissimo di quella cosa, quella cosa che succede solo a chi ha la fissa di studiare storia. E poi era molto più macabro il corpo del cane con la testa scalottata per l'esame autoptico, altro che cazzi.) Dopo, l'Uomo è andato via perché doveva andare, che novità, ma io adesso lo guardo andare e riesco a morire un pochino di meno, perché alla sera mi racconta del calcio, del festival, a pranzo ci parla della scuola, e trova buono il cibo e bello il cielo, e c'è, e quando non c'è so sempre quando torna, e allora preparo da mangiare, metto in ordine, mi alleno, lavoro, mi tengo bene e cerco di stare serena. Poi arriva il momento in cui siamo in camera dopo cena insieme e chiudiamo fuori tutto il mondo, e quel momento ripaga di ogni frustrazione e insicurezza e dubbio, pur in questa situazione assolutamente, totalmente di merda, quello permette di farcela, di ricaricare le pile. E ricomincio da capo. Ogni sera.

La Bionda Svampita povera donna ha seppellito il marito a febbraio, e adesso le si è ammalata la mamma. La Fräulein è stata a casa con una brutta influenza. E nella loro classe è arrivato un nuovo tizio di sostegno che sembra una guida del CAI. Barbuto come Babbo Natale, e con lo zaino e la giacca a vento. Forse pensava che Paesino di Sogno fosse in cima al Monviso. Non abbiamo idea da dove venga.

Il Genuino e il Pennellone, i due colleghi nuovi di matematica, si stanno ambientando. Il Pennellone per ora mi sta sulle balle, il Genuino è chiaramente un lavoratore, e un caro ragazzo, ma un po' bisognoso di rassicurazione. La Nuova di Inglese, la Spessa di Tecnica e il Magnifico di Sostegno si muovono con maggiore naturalezza. Sembrano in gamba. La Pianista barcolla, con occhiaie grandi come posti auto. Sono diventata tutor della Secca che è nell'anno di prova. Il Gigante e la Bestia Nera mi stanno mandando al posto loro a trattare con le superiori, in alcuni casi, per il percorso antidispersione.

La Preside Chic mi stordisce sempre con la sublime, ineffabile eleganza dei suoi abbinamenti e sto sviluppando un morboso bisogno di nascondermi nel bagagliaio della sua auto e arrivare di nascosto a casa sua, per andare a godere di intensi momenti di soddisfazione prettamente sessuale davanti al suo armadio delle scarpe. Ha un parco scarpe, fondato su intramontabili pilastri di finezza, che fa scomparire la Preside C., la stragrande maggioranza delle donne eleganti di Asti, tutte le colleghe infighettate di Scuolina Bianca, e darebbe del filo da torcere persino a Noisette. Al primo collegio docenti aveva un tubino e delle décolletées così indiscutibili che Coco Chanel le avrebbe stretto volentieri la mano con un sorriso complice. Poi è in gamba. Tanto in gamba che secondo me i tre quarti dei colleghi non capiscono quel che dice, perché è troppo intelligente e smart. Una femmina alfissima, peraltro. Una Donna di Classe se mai ne ho vista una. Andiamo anche d'accordo, direi. Ora sono curiosa di vederla in consiglio di istituto.

I ragazzi sono storditi. Hanno la testa nel culo, fanno poco e male quello che gli dici, sembra che non ascoltino, prendono iniziative che nessuno ha chiesto, poi però non seguono le istruzioni più semplici. Sto castagnizzando la seconda, che l'anno scorso vedevo per un'ora alla settimana di geografia e ora tartasso di grammatica, letteratura, antologia, scrittura, Invalsi, ortografia, e geografia. Sono dei selvaggi, io li civilizzo a suon di ramanzine feroci e gli faccio fare i balletti quando uno di loro azzecca l'analisi verbale, passo con nonchalance dallo spiegare l'Eneide scrivendo in latino sulla lavagna al ficcare note sul diario perché mangiano in classe, dal tenerli mesmerizzati a sentire per mezz'ora di fila la storia della Politkovskaja al controllare che non abbiano di nuovo pisciato per terra nel bagno dei maschi. Fatica. La terza è pressoché uguale, con la differenza che in seconda fino alla settimana scorsa gridavo, in terza mi basta lo sguardo. Ma non dovrebbero essere così storditi, sono in terza, santiddio, tutto questo lavoro l'avevamo già fatta lo scorso anno. Non lo so. Arrivo al mattino nel parcheggio con gli occhi gonfi di stanchezza, inizio lezione che ho già preso tre volte il caffè e fumato una Marlboro, io che non fumo mai di mattina. Mi scrollo di dosso i pensieri, che restano in macchina a ringhiare, per poi saltarmi addosso quando riapro la portiera alle due meno venti. E ricomincio da capo. Ogni giorno.

Le foglie sono gialle e rosse, le montagne luccicano imponenti sotto il sole che scioglie la neve, e i tre melograni della casa in campagna, che mio padre aveva espressamente proibito al giardiniere di tagliare perché io li adoravo, hanno già i frutti, ancora verdolini. E' di nuovo autunno e io mi stupisco di esserci, quest'anno, a vederlo.
























3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho sempre pensato che conoscendoci tu mi troveresti poco simpatica, io troppo diretta.Stasera non lo so. Leggendoti il solo pensiero è stato "le voglio bene". Allora perché non dirlo?
Macabea

Castagna ha detto...

Ma che cosa bella...

Pellegrina ha detto...

è venuto con me a visitare una chiesa romanica dell'undicesimo secolo aperta apposta per noi ... e c'è, e quando non c'è so sempre quando torna, e ... Poi arriva il momento in cui siamo in camera dopo cena insieme e chiudiamo fuori tutto il mondo...

Evviva. Finalmente una cosa normale, eppure rara. L'essenziale.
Buon proseguimento.