Dicembre non è
eccessivamente freddo, finora. Il cielo oggi è rimasto grigio e
dello stesso colore tutto il giorno, però, tra poco farà buio e io
ho organizzato il resto della mia giornata in modo da starmene sola,
e tranquilla, fino all'ora di recuperare la Princi in discoteca.
La mia meravigliosa,
agognata tranquillità del sabato che diventa vuota, buia, piena di
fitte appena la porta si chiude alle spalle di mia figlia.
Stamattina scollinavo da
una valle all'altra sentendo nostalgia. Mi mancano diverse persone,
alcune a cui non pensavo da tempo. Devono essere i discorsi di ieri
sera con la Tipa.
E' un brutto guaio avere
sempre un telefono in mano. Se oggi avessi avuto tempo, credo che
avrei accostato la macchina e mandato messaggi di cui poi mi sarei
pentita. Per dire a qualcuno che mi mancano le sue mani, a qualcun
altro che mi mancano le sue lentiggini, a qualcun altro ancora che mi
manca la sua voce. Poi ad altri avrei pensato solo, perchè non puoi
mandare messaggi a una persona che dopo venticinque anni di
condivisione ti ha brutalmente cancellato dalla sua vita per non
trovarsi di fronte una testimone delle proprie debolezze, né si può
scrivere o telefonare a chi ormai è in un luogo dove queste cose non
servono più.
Alla fine ho chiamato solo
mia madre, per parlare del referendum.
Ma intanto avevo pensato.
Tu non ti ricordi se era mattina, pomeriggio, o una sera? Forse
avevamo appena fatto l'amore. Di sicuro eravamo nel nostro letto,
vicini vicini, stretti, con poca roba addosso. E uno dei due ha detto
all'altro: “E' strano, ma mi viene da dirti che mi manchi”.
L'altro, e giuro non so più chi aveva cominciato, ha detto “anche
tu mi manchi, è assurdo”, o qualcosa del genere.
E ce lo siamo detti ancora
dopo quella prima volta. E non era mi manchi perchè abbiamo fatto
l'amore distrattamente, o mi manchi perchè stiamo poco insieme, o mi
manchi perchè mi trascuri. Era mi manchi nel senso che sono con te,
dentro di te, intorno a te, tutti uniti come un corpo solo, l'anima
che beve dall'altra anima, piedi e gambe aggrovigliati da non sapere
più dove inizi tu e finisco io, ma non ti ho ancora abbastanza, non
ho placato il mio bisogno di fusione, voglio essere con te più
ancora di così, voglio che tu sia me. Che non esista nient'altro.
Che il mondo ci lasci in pace e che tutta la mia attenzione stia
nelle pupille dei miei occhi che cercano qualcosa di indescritto, di
non misurabile, in fondo ai tuoi. Sono quindici anni e mezzo che a me
frega soltanto di quello. Di sapere cosa ci sia laggiù.
Era avere l'anima di un
angelo, guardarti così. Volerti così.
Mi sento così sporca ora.
E così sola.
Nessuno mi manca quanto mi manchi tu, e nessuno c'è quanto ci sei tu. Ai punti che quando alla sera mi giro e ti guardo leggere, penso che non capisco cosa ci faccia lì sull'altro cuscino una parte di me, e come possa succedere che davvero a governare il mio corpo e il tuo ci siano due diversi sistemi neuronali. Non lo so, sul serio. Non mi ricordo perché sei via, quando te ne vai. Non mi ricordo che cosa devo andare a fare io se mi allontano da te, a volte.
So solo stare ferma ad aspettare di sentirti arrivare. E pensare alla storia terribile dello schiocco della frusta che mi ha raccontato la Fräulein. Che non è una leggenda.



1 commento:
Sporca, cara? Santo cielo, ma perché?
Sai che non sempre concordo con quel che scrivi. Ma ecco, sporca, proprio non dovresti.
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