Fare
il riassunto (fatto bene) di un testo è considerato una competenza
di livello superiore, nella mia disciplina. Molto difficile da
insegnare, tra l'altro.
Io
a riassumere sono bravissima.
Per
esempio, cammino per due settimane in mezzo all'influenza di pancia e
a quella di gola e poi me le prendo in forma ridotta entrambe.
Contemporaneamente, per risparmiare tempo.
Per
esempio, arrivo in fondo all'annata di corso per istruttori yoga e,
invece di singhiozzare ogni singola volta che qualcosa che mi è
stato detto o che ho dovuto fare mi ha commosso / sconvolto /
costretto a rivedere la mia vita dalle fondamenta / sciolto dei nodi,
mi limito a fare tutto l'esame orale piangendo. Io. Piangendo. Un
orale d'esame. Sì.
Per
esempio, dato che qui ci sono morti due animali su tre e ci
ritroviamo con:
- una figlia che vuole un gattino,
- io che mi sento dire da tutti “ma scusa, vai al canile” e non voglio, non vorrò mai più un altro cane,
- un marito che dice di non volere niente e nessuno,
- io che però trovo la casa troppo vuota,
- la ciccionazza che mangia piante intere (e poi collassa) perchè si annoia ed è in ansia,
- lui che non può sostituire il suo gatto,
- lei che mi mente in modo spudorato e si fa regalare gattini da amiche e fidanzati inventando scuse su trovatelli improbabili (e io li rimando tutti al mittente, infuriata, sentendomi un mostro),
- io che non voglio venire meno alla parola data tempo fa di prenderle un micino, ma il solo passare dalla strada dove c'è il veterinario mi dà i crampi allo stomaco,
- lui con gli occhi rossi sulla tomba del gatto,
- la Fata Romena che non mette via i guinzagli e le cucce perchè sa che io non sopporto l'idea, insomma:data l'esistenza in casa nostra un'accozzaglia di desideri, lutto, rimpianti e paure......col dono della sintesi e l'abituale faccia marcia che mi contraddistingue, io anticipo il Natale di tre settimane e una sera, senza dire una funchia a nessuno, mi presento a casa con una gattina. Non piccola, perchè non si trovano gattini di due mesi a Natale. Non maschio, perchè ho capito che le frasi che cominciano con “lui” o “il gatto” in questa casa sono ancora tabù. Niente cane, perchè il prossimo cane sarà per l'Uomo, non per me che non voglio mai più essere guardata come mi guardava la Daisy. Niente trovatelli da rimettere al mondo, perchè questa gattina arriva sana pulita e ben pasciuta, senza una pulce, un verme o un parassita dell'orecchio, in quanto me l'ha data una toelettatrice, che è anche allevatrice, molto stimata qui da noi, e sa come tenere un cucciolo. Niente gattini troppo fortunati, perchè questa comunque, per esigenze di sicurezza, per stare lontana da un'altra gatta molto gelosa e aggressiva, viveva in un garage.
Ed
essendo la creaturina arrivata lì a soli due mesi, intrufolandosi in
detto garage da un finestrone che confina con il cortile di un
marmista, nel portarla a casa ho pensato ad un nome che mi evocasse
statue femminili. Da cui, Daphne. Va bene per la sua spiccata
tendenza a alzarsi sulle zampine di dietro per scappare in verticale
quando non vuole essere presa, e va bene per il candore niveo del suo
pelo adesso che dorme in casa.
Notare
che prima di prendere lei avevo una candidata più piccola, tutta
nera, e per contrasto col colore, ma anche e soprattutto per
omaggiare le mie molte giornate a piangere sulla seconda stagione di
Penny Dreadful, si sarebbe chiamata Lily. Che è un nome di fiore,
come Daisy. E però Daphne è una pianta, e comincia anche con la D.
E il piccolo chien nella sua tomba fredda sotto la neve in qualche
modo resta qui. Altro aspetto di un riassunto ben riuscito. I nomi
qui li decido io, si sa. Per fortuna la figlia lo ha trovato
bellissimo e non gliel'ha cambiato. Poi in quindici giorni lei è
chiaramente diventata anche Daffy, Flaffy, Fuffi, Fufù e Picci.
Tanto non risponde ancora. Per lei le parole dotate di significato
adesso sono: “no”, “vieni”, “scendi”, “acqua” e il
nome di nostra figlia. Che è la prima parola che ha capito, la
seconda è stata “vieni”, soprattutto se glielo dice la Princi.
La segue come un cane. A proposito di riassunti ben fatti.
Altre
cose che ha capito: la Princi è l'anima gemella. Sulla Princi si
dorme. Preferibilmente sulla pancia, della Princi, o sulla sua
faccia. Fin dalla prima sera. La Princi è il sole che rischiara la
terra. La Princi di pomeriggio studia e bisogna seguire attentamente
tutta la lezione sdraiandosi sul pavimento della stanza, senza
dormire. La Princi sta via un sacco di ore, ma quando torna bisogna
subito correre da lei. La Princi è mamma. Se la Princi è afflitta
dal dolore per le operazioni in bocca o è triste, bisogna occuparsi
di lei e scordarsi tutto il resto.
Anche
io sono mamma, inevitabilmente. Io sono quella che comanda, sgrida,
somministra cibo e risolve problemi, tra cui una botta terrificante
di ormoni della riproduzione che la faceva gridare fino alle tre e
mezza di mattina. Zac zac, veterinario, punti, antibiotico, e si
torna a essere un batuffolino di sei mesi che ha come unico scopo
nella vita curiosare dappertutto in modo ossessionante.
L'Uomo
è l'animale più selvatico. Devono averlo portato in casa da poco,
era chiaramente un randagio (quanto è vero, lo sappiamo solo io e la
Princi). Annusa sospettoso. Non condivideva volentieri il cibo fino a
qualche giorno fa. Si nasconde. Va via spesso e a lungo, quando torna
sembra che debba ogni volta riprendere le misure alle stanze, sta in
un angolo a lungo prima di muoversi per casa. Ha ampie croste e
ferite ancora aperte che si lecca, ringhia se qualcuno va troppo
vicino quando ha male. La Princi con lui adotta misure cautelari, non
gli va mai troppo sotto. La mamma grande lo tratta come tratta tutti
gli altri membri della famiglia: si mangia all'ora tale, si piscia
nel posto tale, se una porta è chiusa non si miagola in modo
straziante, fai cosa vuoi ma rispetta queste due o tre regole e poi
lei sarà con te sempre dolce e sorridente, avrà voglia di giocare,
le braccia sempre aperte e le mani sempre calde. Lui le obbedisce,
come tutti gli altri qui.
Sempre
a proposito di riassunti, la mamma grande qui ci ha messo qualche
settimana a inquadrare una persona nuova che si stava facendo strada
nelle sue giornate. Ed è giunta piuttosto seraficamente alla
conclusione che anche Penelope, in vent'anni, almeno uno dei Proci lo
avrà trovato papabile, in mancanza di meglio. Quello più giovane,
più spontaneo, meno avido. In tutta quella famiglia di pretendenti
ci sarà stato un cugino di terzo grado che era lì solo perchè
c'erano gli altri, a cui fregava di Penelope non per la casa, le
terre o gli armenti, ma perchè era forte e coerente e tanto sola,
uno che indipendentemente da tutto la trovava bella e stava
volentieri con lei a chiacchierare. E Penelope, qualche sera, sarà
pure tornata nelle sue stanze dicendosi: ma in fondo, perchè no? E
poi avrà guardato il letto intagliato nel tronco dell'ulivo da
Ulisse, avrà ripensato ai suoi occhi di due verdi diversi,
tormentati dalla voglia di partire, avrà guardato i vestiti in
ordine nel baule, si sarà affacciata a guardare Telemaco che
dormiva, e avrà detto tra sé e sé: lo sai, perchè no. E avrà
chiuso la porta.
Ultimo
esempio di riassunto, assai simile a quello felino.
Con
una madre ex cattolica buddhista, una figlia ex musulmana che segue
religione, un padre afflitto e scoglionato del Natale, forse l'unica
era non addobbare niente. Ma se l'anno scorso Castagna si è fatta un
pomeriggio in ufficio a ruscellare lacrime sull'albero di Natale
tutto argento e bianco che aveva messo su per l'Uomo, e in casa non
ha messo niente per esplicita richiesta della Princi, quest'anno con
mano un po' meno titubante se la sente di fare un micropresepe di
statuine di tagua assai equa e solidale in cucina, dove lo vedono
tutti, ed un altro privato, con cinque statuine in ceramica
dell'Esselunga e un Buddha, sul tavolinetto della stanza
matrimoniale, dove lo vedono solo lei e l'Uomo. Niente albero perchè
quello andava fatto in ufficio, ma tra esame di yoga, gatto nuovo,
festival e influenza il tempo è mancato. Si userà come scusa il
fatto che, con un cucciolo di sei mesi in casa, è già tanto se non
avviene il kidnapping di Gesù Bambino (già accaduto una volta, in
casa degli Psicozii), figuriamoci le palline i festoni e le lucette.
Lei dentro di sé comunque ha festeggiato solo il solstizio
d'inverno, sforzandosi con tutta l'anima di teletrasportarsi a
Stonehenge. Anche perchè tutto quello che ha fatto negli ultimi mesi
non affonda radici in alcuna religione rivelata o filosofia. Quel che
ha fatto ha una base in pesantissima pietra che affonda da secoli
nella terra, e comunica col cielo sulla base di calcoli geometrici
perfetti. Non ha nessun bisogno, Castagna, di andare fino a
Stonehenge per sentire che lei è una di quelle pietre, nel posto
dove deve essere, con la pioggia o con il sole. E mica solo il giorno
del solstizio.



