"Ciao, ho saputo che lavoreremo insieme, volevo parlarti, ma siccome non uso volentieri Facebook ti lascio il numero sul quale ho WhatsApp, 34********."
Lascio questo messaggio alla mia collega T. (Tette, ok? Ma è troppo pesante come soprannome, quindi non lo ripeterò, voi capirete, dai) sulla chat del malefico Faccialibro.
Quattro giorni dopo, esattamente allo scoccare del suo orario, T. compare a scuola, sulla porta della prima, e ci salutiamo con un abbraccio, la conosco da qualche anno.
Chiedo alla prima (alla prima!) un momento per organizzarmi con lei, ci sediamo alla cattedra, i Gini stranamente stanno buoni, o quasi, e esordisco con: ma hai visto che orario delirante? Ho provato a scriverti per mettermi d'accordo su quest'ora di compresenza con te...
Sì sì ti ho risposto, fa lei tutta contenta, su Facebook!
Benissimo...
Facciamo un'ora, in cui io lavoro sulle parti del discorso, lei gira tra i banchi e si mette subito in conflitto col Polemico. Al quale io faccio uno spieghino niente male subito dopo la campana, prima di andarmene. Ma intanto stramaledico il vicepreside per non aver spiegato la situazione classe alla pischella, e la pischella per non essere venuta al lavoro con mezz'ora di anticipo per farsi spiegare.
Ieri sera dico all'Uomo, che conosce T. per averle dato ahimè il posto di cassiera anni fa durante una rassegna: l'ho lasciata lì le ultime due ore, secondo me se la sono mangiata, i primini.
La rivedo lunedì. Mah. Intanto i primini sembrano meno intrattabili di come erano la seconda settimana, e grammatica si fa, a fatica, ma ridendo molto.
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