Questo
nuovo autunno è un nuovo inizio, non so di che cosa. Dati gli ultimi
sviluppi della mia vita coniugale, potrebbe anche essere un inizio di
qualcosa di orribile o la fine di qualcosa di bellissimo, non lo
sappiamo.
Di
sicuro non ci sono più cose che prima c'erano e ci sono cose che
prima non esistevano. Ma ora non voglio giocare agli indovinelli, ora
voglio esternare brevemente con voi alcune vicende che sono successe
negli ultimi mesi.
...e perché scelgo la giornata di oggi per farlo?
Perché
non riesco a fare nient'altro, e non riesco a fare nient'altro perché
domani andiamo dal chirurgo e forse la Princi dovrà essere operata,
e io ho tanta paura, non dell'operazione in sé, ma di tutto quello
che ci sta intorno: la clinica o l'ospedale, l'anestesia, la ferita,
la convalescenza, il fidanzato della Princi, mio marito, la dieta, il
rispettare le regole date dai medici, mia figlia che mi abbaia, mi
ringhia e mi morde tutte le volte che mi avvicino, e, sopra ogni
altra cosa, la paura peggiore me la mette il mio infinito
desiderio spasmodico di essere da un'altra parte, di non
dovermi misurare con nulla di tutto questo, di non avere neanche mai
cominciato niente del genere.
Sì,
sì, sì, mi sento in colpa a dirlo, a scriverlo, ma lo penso
continuamente nelle ultime settimane, è stato un errore, un errore
gravissimo, io non dovrei essere qui con loro due, soprattutto non
con lei.
Sono
ufficialmente di fronte a uno di quei momenti in cui ci si chiede se
esista un tombino in cui tuffarsi, per navigare a denti stretti nella
merda fino a sbucare in mare aperto, e se da una barca qualcuno
tenderà una mano, perchè se la decisione dipendesse solo dagli
ultimi venti giorni della mia vita potrei scappare via, sola o con
chiunque, senza lasciare traccia. E senza voltarmi più.
So
benissimo che mi passerà. Ma non so quando, ed è talmente forte la
marea che mi risucchia via, stavolta, che non credo esistano
precedenti. Forse solo quell'estate in cui sono andata a prendere
l'Uomo a Torino Caselle e, mentre aspettavo fuori dal check out, ho
pensato: e se non mi facessi trovare? Nè qui, né a casa?
Il
punto è che oggi, anno del Signore MMXVII, ricordo perfettamente la
sensazione di malessere, anche fisico, ma non mi ricordo più perchè non volevo
esserci, lì fuori dal check out. Nè di preciso che anno fosse, se è
per questo. Dopo quella mezz'ora di apocalisse in cui sudavo freddo sui seggiolini della sala d'attesa, non solo mi sono fatta trovare, ma siamo venuti a
casa e insieme abbiamo fatto centinaia di cose, alcune delle quali
assolutamente imperdibili. Ed è stato peraltro imperdibile anche il
momento in cui, solo poche ore fa, mi ha salutato tornando dal lavoro
e, va' a sapere perchè, mi ha stretta e sollevata da terra tra le
sue braccia. Quindi immagino che esisterà un anno del Signore MMXXV
in cui non avrò più che una vaga idea di quel che rimugino adesso.
SPERIAMO.
Quindi
ho deciso di concentrare oggi l'attenzione su un post che rimando da
molto tempo, e che, se voglio scriverlo come Dio comanda, porterà
via un paio d'ore a un pomeriggio in cui la mia presenza sul pianeta
ha meno senso del solito, perché sono una palla di pensieri cupi.



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