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martedì 12 settembre 2017

True colors I - The dark ones

Sono diverse settimane che penso a aggiornare il blog, dire un po' davvero cosa sta succedendo, almeno condividere quella parte di verità che si può dire a chi legge queste pagine senza danneggiare nessuno oltre me.
Questo nuovo autunno è un nuovo inizio, non so di che cosa. Dati gli ultimi sviluppi della mia vita coniugale, potrebbe anche essere un inizio di qualcosa di orribile o la fine di qualcosa di bellissimo, non lo sappiamo.
Di sicuro non ci sono più cose che prima c'erano e ci sono cose che prima non esistevano. Ma ora non voglio giocare agli indovinelli, ora voglio esternare brevemente con voi alcune vicende che sono successe negli ultimi mesi.
...e perché scelgo la giornata di oggi per farlo?
Perché non riesco a fare nient'altro, e non riesco a fare nient'altro perché domani andiamo dal chirurgo e forse la Princi dovrà essere operata, e io ho tanta paura, non dell'operazione in sé, ma di tutto quello che ci sta intorno: la clinica o l'ospedale, l'anestesia, la ferita, la convalescenza, il fidanzato della Princi, mio marito, la dieta, il rispettare le regole date dai medici, mia figlia che mi abbaia, mi ringhia e mi morde tutte le volte che mi avvicino, e, sopra ogni altra cosa, la paura peggiore me la mette il mio infinito desiderio spasmodico di essere da un'altra parte, di non dovermi misurare con nulla di tutto questo, di non avere neanche mai cominciato niente del genere.
Sì, sì, sì, mi sento in colpa a dirlo, a scriverlo, ma lo penso continuamente nelle ultime settimane, è stato un errore, un errore gravissimo, io non dovrei essere qui con loro due, soprattutto non con lei.
Sono ufficialmente di fronte a uno di quei momenti in cui ci si chiede se esista un tombino in cui tuffarsi, per navigare a denti stretti nella merda fino a sbucare in mare aperto, e se da una barca qualcuno tenderà una mano, perchè se la decisione dipendesse solo dagli ultimi venti giorni della mia vita potrei scappare via, sola o con chiunque, senza lasciare traccia. E senza voltarmi più.
So benissimo che mi passerà. Ma non so quando, ed è talmente forte la marea che mi risucchia via, stavolta, che non credo esistano precedenti. Forse solo quell'estate in cui sono andata a prendere l'Uomo a Torino Caselle e, mentre aspettavo fuori dal check out, ho pensato: e se non mi facessi trovare? Nè qui, né a casa?
Il punto è che oggi, anno del Signore MMXVII, ricordo perfettamente la sensazione di malessere, anche fisico, ma non mi ricordo più perchè non volevo esserci, lì fuori dal check out. Nè di preciso che anno fosse, se è per questo. Dopo  quella mezz'ora di apocalisse in cui sudavo freddo sui seggiolini della sala d'attesa, non solo mi sono fatta trovare, ma siamo venuti a casa e insieme abbiamo fatto centinaia di cose, alcune delle quali assolutamente imperdibili. Ed è stato peraltro imperdibile anche il momento in cui, solo poche ore fa, mi ha salutato tornando dal lavoro e, va' a sapere perchè, mi ha stretta e sollevata da terra tra le sue braccia. Quindi immagino che esisterà un anno del Signore MMXXV in cui non avrò più che una vaga idea di quel che rimugino adesso. SPERIAMO.
Quindi ho deciso di concentrare oggi l'attenzione su un post che rimando da molto tempo, e che, se voglio scriverlo come Dio comanda, porterà via un paio d'ore a un pomeriggio in cui la mia presenza sul pianeta ha meno senso del solito, perché sono una palla di pensieri cupi.

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