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martedì 5 dicembre 2017

I regali

Tu sei una persona di quelle che si incontrano quando la vita decide di farti un regalo”, scrisse, stando a Pinterest, niente po' po' di meno che Dickens. Non ho idea dove, come e perchè Dickens possa avere detto una cosa così da Bacio Perugina. Estrapolata dal contesto, è poco più di “Nessuno può mettere Baby in un angolo” (lo so, che vi viene quel luccichio negli occhi, anche a voi: povero Patrick), o di una frase scritta con la colla glitterata sullo zaino, tipo “Vorrei essere una lacrima, per nascere dai tuoi occhi, vivere sulla tua guancia e morire sulla tua bocca” (che in realtà, pensandoci, è bellissima, ma è veramente abusata, sugli zaini, le Smemorande, i diari col lucchetto a forma di cuore e le cartelline di tecnica).

Comunque, di regali io nella mia vita ne ho incontrati tanti, tanti: amici, amiche, qualche raro collega, gente che incrocia la tua vita durante una vacanza o un viaggio, uomini, alunni e alunne, maestri di vita a scuola, all'università, a yoga. Qua e là forse sono stata un regalo anche io per qualcuno, se, dopo mille milioni di anni che abbiamo smesso di vederci in giro per Genova, la mia compagna di banco delle medie mi scrive alle cinque e mezzo di mattina che sua madre è morta, e in una sera gelida, col cielo rosso e viola, piange tra i miei capelli, e poi ancora il giorno dopo mi ripete quanto è contenta che io abbia potuto essere lì con lei. Poi esistono quelle persone che non sono regali, sono pietre preziose, pietre miliari, e a volte pietre che pesano, pietre che tagliano, pietre comunque su cui fondare te stesso e tutta la tua vita. Quelli che capitano in banco con te, su un aereo con te, ad un corso con te, e che non perderai più.

Per una curiosa posizione delle costellazioni, preannunciata da una delle mie solite botte di malinconia telepatica, mi tocca venire a conoscenza di questa frase di Dickens (ma sul serio sarà Dickens? Che faccio, mi rileggo il buon vecchio Charles, o chiedo alla 'povna o a qualcun altro che ce l'ha presente?) giusto giusto la sera di un giorno che non è stato, a livello sentimentale, precisamente il meglio del 2017.

Lo vedo arrivare e so che lo sapevo, già qualche giorno prima. Il mio istinto di sopravvivenza di base mi suggerisce subito la risposta combatti o fuggi, e faccio entrambe le cose. Perchè ormai è così: mi lancio a capofitto verso quel che mi farà sanguinare, per abbreviare l'attesa, per sfidare me stessa, o semplicemente perchè so che, se corro nella direzione opposta, mi ritroverò nello stesso punto, o comunque verrò presa. Così penso: eccoci, e intanto penso anche: cazzo menomale che tra tre ore pranzo con Cavallino, proprio oggi dopo trentamila volte che non riusciamo a organizzare.

E non mi tengo, vado dritta verso di lui. Il pianeta, tutto intorno, non si dissolve, resto lucida, presente. Ma completamente naturale. Infatti più tardi lui mi scriverà: “ti ho percepito turbata... spero di essermi sbagliato.” Vaffanculo tu e le tue percezioni. “Ovvio che non ti sbagli”, rispondo, senza problemi. E' passata la fase dell'incertezza, del detto ma non detto, qua ci si è capiti benissimo.

Alla sera c'è questa frase. Subito la collego a lui, alla sua energia piena di luce, al suo bacio schietto, che mi si è affondato forte forte nella guancia, come quelli dei bambini. Poi ci ripenso nei giorni successivi. Non è un regalo, avere a che fare con lui. E' stato un problema, per tutto l'anno scorso, e sarebbe peggio adesso, per molti motivi. E' stato un tormento, quando cercava a tutti i costi di estrarmi dal guscio, di bucarmi la corazza. Non è nemmeno stato, come sappiamo chi, un rapimento irresistibile, una vertigine, un'intossicazione. I piedi sono rimasti inchiodati al suolo tutto il tempo, niente luci o suoni dal cielo o scosse di terremoto, solo due esseri umani che si incontrano, ognuno con la sua vita, e senza la minima intenzione di cambiarla. Non è stato doloroso, ma nemmeno semplice.

E non è così che deve essere un regalo.

A una settimana, tra l'altro particolarmente grigia e solitaria, dal fatto, registro che sto passando in uno di quei periodi in cui, più che lavorare a Scuolina Rosa, io sono Scuolina Rosa. Un'entità unica, un composto chimico di professoressa e cemento. E allora mi accorgo della verità: i regali sono gratuiti. I regali azzeccati sono quelli adatti a te, per come sei in questo momento. I regali non ti tormentano, non ti chiedono di dire come stai davvero per poi lasciarti nuda e inerme e non darti in cambio niente, non ti parlano del profumo dei tuoi capelli senza poi cercare di baciarti. I regali, se gli dici di smetterla di farti male, la smettono

I regali sono l'Orsone, che è la mia metà perfetta professionalmente parlando, e la sua lucidissima intelligenza che scavalca tutte le menate, e il fatto che mi riempia di caffè, mi faccia ridere con il suo linguaggio più sboccato del mio, e mi consulti su come regolarsi per le questioni disciplinari anche nell'altra classe, quella che non divide con me. I regali sono la Pallida che mi manda i messaggi vocali appena uscita da scuola, sui casi umani di cui condividiamo il peso, e non dice mai no quando può dare una mano. I regali sono il Gigante che mi dice che conta su di me, per una riunione in cui c'è da litigare con le maestre. I regali sono la collega M. che sa chiedere e dare supporto, ogni volta che ci vuole. I regali sono la Fraulein che deve riassaggiare tutti i cioccolatini due volte per stabilire con me qual è il più buono della scatola, e non si vergogna di continuare a mangiarne quando persino io ho smesso da un pezzo.

Io sono fortunata, e lo so benissimo: anche se spesso scrivo di malinconie, rabbie, rimpianti, rimorsi e dolori veri e propri, se morissi domani non potrei certo lamentarmi, e ci penso spesso, perchè cose magnifiche, nella mia vita, ne ho avute di continuo. E le ho apprezzate davvero. Ma i regali veri sono più rari delle cose magnifiche, perchè molte di quelle le ho pagate col mio sangue, ho sudato anche io per costruirle. I regali gratuiti, che non lasciano in bocca il sapore della polvere, che non lasciano cicatrici, non ti scrivono che ti hanno percepito turbata. Ti sollevano dal turbamento. O ti ci portano attraverso, ma tenendoti stretta forte, e arrivati dall'altra parte non chiedono neanche un grazie.

(Ma l'avrà davvero scritto Dickens?)

1 commento:

Pellegrina ha detto...

I regali non ti tormentano, non ti chiedono di dire come stai davvero per poi lasciarti nuda e inerme e non darti in cambio niente, non ti parlano del profumo dei tuoi capelli senza poi cercare di baciarti.
Sante parole.
Quelli lì sono i vanesi, non i regali.