Comunque,
di regali io nella mia vita ne ho incontrati tanti, tanti: amici,
amiche, qualche raro collega, gente che incrocia la tua vita durante
una vacanza o un viaggio, uomini, alunni e alunne, maestri di vita a
scuola, all'università, a yoga. Qua e là forse sono stata un regalo
anche io per qualcuno, se, dopo mille milioni di anni che abbiamo
smesso di vederci in giro per Genova, la mia compagna di banco delle
medie mi scrive alle cinque e mezzo di mattina che sua madre è
morta, e in una sera gelida, col cielo rosso e viola, piange tra i
miei capelli, e poi ancora il giorno dopo mi ripete quanto è
contenta che io abbia potuto essere lì con lei. Poi esistono quelle
persone che non sono regali, sono pietre preziose, pietre miliari, e
a volte pietre che pesano, pietre che tagliano, pietre comunque su
cui fondare te stesso e tutta la tua vita. Quelli che capitano in
banco con te, su un aereo con te, ad un corso con te, e che non
perderai più.
Per
una curiosa posizione delle costellazioni, preannunciata da una delle
mie solite botte di malinconia telepatica, mi tocca venire a
conoscenza di questa frase di Dickens (ma sul serio sarà Dickens?
Che faccio, mi rileggo il buon vecchio Charles, o chiedo alla 'povna
o a qualcun altro che ce l'ha presente?) giusto giusto la sera di un
giorno che non è stato, a livello sentimentale, precisamente il
meglio del 2017.
Lo
vedo arrivare e so che lo sapevo, già qualche giorno prima. Il mio
istinto di sopravvivenza di base mi suggerisce subito la risposta
combatti o fuggi, e faccio entrambe le cose. Perchè ormai è così:
mi lancio a capofitto verso quel che mi farà sanguinare, per
abbreviare l'attesa, per sfidare me stessa, o semplicemente perchè
so che, se corro nella direzione opposta, mi ritroverò nello stesso
punto, o comunque verrò presa. Così penso: eccoci, e intanto penso
anche: cazzo menomale che tra tre ore pranzo con Cavallino, proprio
oggi dopo trentamila volte che non riusciamo a organizzare.
E
non mi tengo, vado dritta verso di lui. Il pianeta, tutto intorno,
non si dissolve, resto lucida, presente. Ma completamente naturale.
Infatti più tardi lui mi scriverà: “ti ho percepito turbata...
spero di essermi sbagliato.” Vaffanculo tu e le tue percezioni.
“Ovvio che non ti sbagli”, rispondo, senza problemi. E' passata
la fase dell'incertezza, del detto ma non detto, qua ci si è capiti
benissimo.
Alla
sera c'è questa frase. Subito la collego a lui, alla sua energia
piena di luce, al suo bacio schietto, che mi si è affondato forte
forte nella guancia, come quelli dei bambini. Poi ci ripenso nei
giorni successivi. Non è un regalo, avere a che fare con lui. E'
stato un problema, per tutto l'anno scorso, e sarebbe peggio adesso,
per molti motivi. E' stato un tormento, quando cercava a tutti i
costi di estrarmi dal guscio, di bucarmi la corazza. Non è nemmeno
stato, come sappiamo chi, un rapimento irresistibile, una vertigine,
un'intossicazione. I piedi sono rimasti inchiodati al suolo tutto il
tempo, niente luci o suoni dal cielo o scosse di terremoto, solo due
esseri umani che si incontrano, ognuno con la sua vita, e senza la
minima intenzione di cambiarla. Non è stato doloroso, ma nemmeno
semplice.
E
non è così che deve essere un regalo.
A
una settimana, tra l'altro particolarmente grigia e solitaria, dal
fatto, registro che sto passando in uno di quei periodi in cui, più
che lavorare a Scuolina Rosa, io sono Scuolina Rosa. Un'entità
unica, un composto chimico di professoressa e cemento. E allora mi
accorgo della verità: i regali sono gratuiti. I regali azzeccati
sono quelli adatti a te, per come sei in questo momento. I regali non
ti tormentano, non ti chiedono di dire come stai davvero per poi
lasciarti nuda e inerme e non darti in cambio niente, non ti parlano
del profumo dei tuoi capelli senza poi cercare di baciarti. I regali,
se gli dici di smetterla di farti male, la smettono.
I
regali sono l'Orsone, che è la mia metà perfetta professionalmente
parlando, e la sua lucidissima intelligenza che scavalca tutte le
menate, e il fatto che mi riempia di caffè, mi faccia ridere con il
suo linguaggio più sboccato del mio, e mi consulti su come regolarsi
per le questioni disciplinari anche nell'altra classe, quella che non
divide con me. I regali sono la Pallida che mi manda i messaggi
vocali appena uscita da scuola, sui casi umani di cui condividiamo il
peso, e non dice mai no quando può dare una mano. I regali sono il
Gigante che mi dice che conta su di me, per una riunione in cui c'è
da litigare con le maestre. I regali sono la collega M. che sa
chiedere e dare supporto, ogni volta che ci vuole. I regali sono la
Fraulein che deve riassaggiare tutti i cioccolatini due volte per
stabilire con me qual è il più buono della scatola, e non si
vergogna di continuare a mangiarne quando persino io ho smesso da un
pezzo.
Io
sono fortunata, e lo so benissimo: anche se spesso scrivo di
malinconie, rabbie, rimpianti, rimorsi e dolori veri e propri, se
morissi domani non potrei certo lamentarmi, e ci penso spesso, perchè
cose magnifiche, nella mia vita, ne ho avute di continuo. E le ho
apprezzate davvero. Ma i regali veri sono più rari delle cose
magnifiche, perchè molte di quelle le ho pagate col mio sangue, ho
sudato anche io per costruirle. I regali gratuiti, che non lasciano
in bocca il sapore della polvere, che non lasciano cicatrici, non ti
scrivono che ti hanno percepito turbata. Ti sollevano dal turbamento.
O ti ci portano attraverso, ma tenendoti stretta forte, e arrivati
dall'altra parte non chiedono neanche un grazie.
(Ma
l'avrà davvero scritto Dickens?)




