Finalmente piove, dopo molte settimane di aridità.
Castagna si domanda se il centro del mondo si sia spostato, se la forza di gravità esista ancora, se sia soltanto lei che è soggetta a leggi uguali a quelle che valevano qualche anno fa.
Se lo domanda perché, a volte, pensa che tutto quello che è sbagliato sia fuori, e tutto quello che è giusto sia dentro.
Fuori ci sono persone che intervengono sulla vita degli altri, senza rendersi conto di far loro del male. Persone che ripetono i loro errori a distanza di anni e pensano di andare via lisci, proprio con te che ci hai sofferto tanto. Persone che ti trattano come se fosse tutta colpa tua. Persone che ti trattano come se il tempo non fosse mai passato e tu non avessi imparato niente.
Persone che a una proposta di aiuto associano una minaccia, e reagiscono mordendoti.
Persone il cui unico scopo nella vita è sminuire gli altri per sentirsi superiori. Persone che provano per te dei sentimenti a cui non sanno dare un nome, e si incazzano con te perché glieli fai provare.
Dentro ci sono le cose che valgono ancora la pena. Sì, c'è tanta confusione, disordine, tanta fatica, a volte un buio pesto.
Ma poi ci sono anche i frutti dell'impegno che vengono pian pianino fuori.
Irresistibile che non piange più. Pulcino che ha imparato a piangere. Nipotina che si scrive sullo specchio che deve darsi da fare con la scuola. Coccodrillo che impara a suonare dei pezzi anni '90 con la batteria. Orsetto di Montagna che cerca di districarsi nei problemi dei grandi, e intanto non si dimentica di lanciarsi giù dal rifugio segreto con una fune, insieme agli amici, sfidando immaginari battaglioni d'oltralpe.
Da qualche giorno la Castagna si sbaglia e dice vado in terza, quando deve andare in seconda. È che sono diventati così grandi. E adesso si lavora come dice lei: stanno destrutturando le poesie e riescono a vedere la doppia aggettivazione petrarchesca, la strofa di commiato, il riferimento dantesco.
Il Gioiello è cresciuto e non sorride più con quell'incantevole espressione bambinesca, ma sbatte le ciglia sugli occhioni scuri un po' tormentati.
Qualcuno ha messo l'apparecchio. Qualcuno ha cambiato occhiali. In molti hanno cambiato taglio di capelli, modo di vestirsi, tono di voce e modo di parlare. Sono grandi, e lei sorride, si arrabbia, li maltratta e li sevizia, ma è anche contenta, perché ogni giorno e un progresso. A questa classe racconta un sacco di cose del suo percorso scolastico, di quando ha capito come fare determinate cose, o che certe materie erano meravigliose; di quando si passavano le formule di chimica scritte sulla gomma delle Superga ai compagni interrogati da posto.
E ha letto Il mercante di Venezia, in versione ridotta e facilitata, ai piccoletti di prima, che sono totalmente inconsapevoli di dove cazzo siano finiti, non hanno la più vaga idea di essere alle medie, e continuano a pensare che ci sia la fata turchina che risolverà i loro problemi, anche se hanno 6 materie sotto. Il problema è che lo pensano anche i loro genitori. La Ylmaz schiuma.
Castagna guarda tutte queste cose e si domanda se davvero la vita deve essere così brutta, piena di meschinerie di rancori di odi di bugie di tradimenti di puttanate, e se lei deve per forza fare parte di una vita del genere.
Conclude che non ne vuole sapere.
Lei avrà i suoi difetti ma anche i suoi pregi: uno dei pregi è quello di credere nella parte bella delle cose, nella parte bella delle persone, e di avere il coraggio di dire questo, di dire alle persone che devono fidarsi dell'istinto quando si avvicinano a lei, perché lei si fida del suo istinto quando si avvicina a loro.
E così si ritrova a dirimere vecchissime questioni che si ripresentano, perché non si erano mai chiusi i cancelli di certi giardini.
Sta sciogliendo, pensosamente, nodi intricati che l'hanno fatta soffrire tantissimo, recenti delusioni che l'hanno lasciata scottata e incerta sul da farsi.
Poi si ritrova anche a discutere con l'Uomo, e siccome ci tiene tanto e ci sta così male di non riuscire più ad avere quello che avevano prima, o qualcosa di meglio che adesso potrebbero permettersi tutti e due, quando finalmente le salta il tappo parla fin troppo e dice anche cose che non pensa. Poi gli chiede scusa per queste cose, ma mentre lo fa pensa che sia inutile, perché tanto lui lo sa... E l'Uomo risponde: "Ma io ti capisco." Lei lo guarda e come ogni volta, ogni santa volta, posando gli occhi su di lui capisce cosa intendevano Cavalcanti, Guinizzelli e gli altri grandi di allora, sugli spiriti soavi che per gli occhi arrivano al cor gentile. Perché ogni volta che posa gli occhi su di lui il cuore fa qualcosa che, inequivocabilmente, è un palpito di gioia pura. Lei lo guarda, e dice: "Lo so... Pensa che io ti capisco anche quando non parli...". Al che l'Uomo: "Lo so".
E allora lei si ripete che forse l'unica strada è questa: andare dritta nella direzione che le sembra più ovvia, quella dello stare bene con le persone, del dire le cose, del guardarsi negli occhi, del rendersi conto che di vita ce n'è una sola e di quali saranno le cose che davvero rimpiangeremo di non aver fatto, quando il tempo per questa gioia sarà finito.
sabato 20 aprile 2019
E se fosse là fuori che è tutto sbagliato
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cerco l'antidoto,
come la vedo io,
era il mio destino,
ti amerò sempre
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