Hitchcock, lo giuro, non sarebbe capace di descrivere la situazione in cui sono venuta a trovarmi in questi tre giorni.
Fate conto che qualunque cosa dicessi o facessi è risultata del tutto insufficiente a far fronte alle richieste, da qualsiasi lato la si prendesse, oppure è stata rifiutata, oppure messa in dubbio in quanto proveniente da me, e avrete un piccolo sospetto di quel che può, in certe occasioni, diventare il rapporto tra una figlia adulta e due genitori.
Sono sotto scacco e non ho più mosse.
Qualunque tentativo di modificare lo status quo mi si ritorce addosso, quindi sono immobile, ma non per questo ferma, scollegata, ma non per questo libera.
In pratica, quel che faccio io, se lo faccio per me non va bene, se lo faccio per loro non va bene, se lo faccio per mio marito non esiste, se lo faccio per senso del dovere non me l'ha chiesto nessuno, se lo faccio per scelta è egoista, se lo faccio per obbedienza è inutile, se non lo faccio ovviamente lo si sapeva che su di me non si poteva contare, se lo faccio ma a modo mio non va bene perchè non si viene a comandare in casa d'altri, se lo faccio dando delle motivazioni le mie motivazioni non sono, non dico capite, ma nemmeno ascoltate perchè si sa già come sono fatta, se lo faccio fare a qualcun altro poverino il qualcun altro, perchè non è giusto, se lo faccio piangendo sono depressa, se lo faccio ridendo sono insensibile, se lo faccio brontolando sono cattiva, etc etc etc.
Ma tutto questo, per quanto mi cadano le braccia, andrebbe anche bene. Solo che non so cosa devo fare!!! Perchè in tutta questa ragnatela non si capisce cosa devo fare, cosa non devo fare, cosa si aspettano dandolo per scontato...
E soprattutto restando tre giorni con mio padre e in contatto (o forse dovrei dire conflitto) telefonico con mia madre si è chiarito quanto sono profondamente disfunzionali certe dinamiche.
Che io dall'esterno riesco appena ad intuire, ma se anche le vedessi chiaramente non potrei certo farci niente. Loro sono due e io una, loro adorano essere disfunzionali e io resto prigioniera di un gioco di specchi, come in una ahimè famosa situazione di due anni fa, in cui uno mi diceva "io lo farei ma la mamma non si sente" e l'altra mi diceva "guarda, io verrei anche domani ma è papà che non vuole", finchè io li ho messi nella stessa stanza (e c'è voluto quasi un mitra per tenerceli) e ho sperato che uno di fronte all'altra si pietrificassero a vicenda col loro sguardo da Medusa. Invece tutti e due, senza nemmeno avere il tempo di mettersi d'accordo, si sono girati e hanno pietrificato me.
Okay.
Questa in realtà è storia vecchia.
Di nuovo c'è che per mio padre gli anni passano, e che alcune cose che prima non chiedeva ora le vuole.
Di nuovo c'è che nessuno contraddice più mia madre perchè è tempo perso.
Di nuovo c'è che io non ce la faccio più a fare quella che, tanto, è paranoica e probabilmente anche scema, quindi per definizione hanno ragione gli altri tutte le singole volte.
Di nuovo ci sono due anni e mezzo di psicoterapia al termine dei quali si è chiarito PERCHE' io sono disfunzionale e quindi si è scoperto che ogni tentativo di cambiare i miei ragionamenti strani o malati fino ad ora era andato nella direzione sbagliata.
Di nuovo c'è l'Uomo che non è più l'allegro ragazzo egoista che ho sposato, è un uomo vero, adesso, con delle responsabilità che si prende, e con tanta stanchezza addosso a volte.
Di nuovo c'è che, anche volendo, io non riesco più a fare l'amabile percorsino portata in faccia - ritirata in camera da letto - pianto disperato sul letto - autolesionismo sotto forma di disturbi del comportamento. Si è spezzata questa catena e solo allora ho visto quanto era COMODO per gli altri che andasse a finire sempre più o meno così.
Immagine di serenità immotivata che all'improvviso mi attraversa il cervello. Me che leggo la vita del Che Guevara, sdraiata su un letto bianco vicino all'Uomo che legge a sua volta, in una stanza fresca con la vista verso il mare, senza un pensiero al mondo.
Credo che questo flash (tratto di peso dalla vacanza dell'anno scorso) voglia dire che io, di mio, saprei eccome essere felice. Quindi anche se a casa dei miei genitori faccio sempre la parte del Cavaliere dalla Trista Figura forse non sono, non voglio essere, non ho mai voluto essere una vittima e tutta la rabbia che ha distorto il mio comportamento per decenni era il tentativo di gridarlo al mondo: Castagna non vuole stare così. Non vuole.
Avendo io cominciato a gridare "Castagna non vuole!!!" a trentadue anni, sospetto ce ne vorranno almeno sei o sette perchè le incrostazioni coralline che cementano i comportamenti assunti dal mio nucleo familiare vengano minimamente scalfite.
E se lo saranno, loro due probabilmente penseranno che io mi accanisca perchè devo vincere, perchè voglio che loro ammettano dei torti. Non li sfiorerà il pensiero che a me, di ciò, non freghi un cazzo, che voglia solo la mia vita.
Bisognerà che mi ricordi, quando avrò dei figli, di stringere loro la mano la prima volta che alzeranno la voce con me per difendere il loro diritto a scegliersi una felicità.
domenica 4 luglio 2010
Nella tela del ragno
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