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martedì 3 maggio 2011

E' che mi disegnano così

Si è sparsa, tempo fa, la voce che l'Inflessibile fosse CATTIVA.

CATTIVO, nel gergo scolastico, se detto di un prof, raramente vuol dire incapace. Però può voler dire, a seconda dei casi: genitori che difendono a spada tratta un figlio fannullone (è la professoressa che è cattiva), bambini che vomitano all'idea di essere interrogati di una certa materia (in tal senso, la mia delle medie di Lettere, alla quale da anni ogni santa mattina io mentalmente erigo un altare e sacrifico olocausti, era CATTIVISSIMA), classi ridotte al silenzio dal terrore di ritorsioni sadiche e decimazioni di stampo nazista (ho avuto una collega, ovviamente di Matematica, che li teneva in un tale stato di choc che, varie volte, entrando nella scuola di Paesino Sperduto, io ho chiesto al bidello: "ma dove sono i ragazzi?" perchè nelle sue ore, nell'aula della mia terza solitamente turbolenta, non solo non si azzardava a volare la proverbiale mosca, ma non si sentivano nemmeno frusciare le pagine).

L'Inflessibile E' cattiva. Nel senso che è fredda, compassata, seria, e pretende molto. Ma non è crudele, nè tantomeno ingiusta. Ed è decisamente LONTANISSIMA dalla definizione di incapace. E' una prof coi fiocchi, si ammazza di lavoro ed è severa con se stessa come non sarebbe mai capace di esserlo con gli altri. Abbiamo avuto alunni che lì per lì la detestavano, ma poi le hanno eretto monumenti, si è spesa con l'anima e il sangue per alcuni casi terribilmente spinosi capitati nella sua classe, si è guadagnata stima da parte dei peggio fannulloni. I suoi exalunni tornano in pellegrinaggio a trovarla, per dirle quanto se la passano di rendita alle superiori rispetto ad altri che vengono da scuole considerate migliori della nostra.

Solo che dà pochissima confidenza ai colleghi, e ha pestato un paio di calli alle persone sbagliate, tra cui la preside, e trattandosi di casini relativi a minorenni e coperti da segreto istruttorio non ve ne parlo qui. Perciò, quando si è trattato di liberare un posto per la Gattamorta, tra me e lei, che eravamo le ultime arrivate, hanno deciso di eliminare lei e di tenere me. E si sono messi a farle un mobbing spietato.

E' finita solo quando è stato chiaro (nel senso di scritto nero su bianco in una comunicazione protocollata) che avrebbe messo di mezzo un avvocato se la preside si fosse permessa ancora di dirle come doveva lavorare e di metterle i bastoni tra le ruote.

Nel frattempo, però, lei si è anche fatta dell'autocritica, per controllare se davvero il suo modo di lavorare poteva dare adito a traumi negli alunni (come le faceva notare la preside, cavalcando le lamentele di due famiglie di rompicoglioni); e siccome di me si fida, ha tentato un confronto con le mie metodologie di valutazione e di insegnamento.

Che a me serviva, perchè lei è più brava di me in questo mestiere e io spesso cerco di spronarmi a tenere il passo con i migliori. Quindi con onestà ci siamo sciorinate i rispettivi registri, e spiegate i metodi di lavoro.

E ne sono uscita scioccata.

Perchè, se voi mi vedete sul lavoro, io sono quel tipo di prof con i jeans e le collane di bottoni che fa lezione appollaiata sul banco vuoto, che mette la musica in classe, che si siede a mangiare sul prato, che fa le vocine e le vocione per far ridere i primini, che abbraccia quella che piange e quello che si sente male, che risponde ai messaggini e scherza su Facebook. I bambini solitamente vanno a casa contenti e le madri sono serene.
Quando tornano a trovarmi, gli exalunni mi raccontano del divorzio dei genitori, delle loro storie d'amore, di chi si fa le canne, di chi marina la scuola, dei loro sogni e progetti per il futuro. Solo marginalmente delle loro esperienze scolastiche. Insomma, mi pare che con me abbiano confidenza.

Ma se voi aprite il mio registro e quello dell'Inflessibile, scoprite che tutte e due:
- facciamo fare un numero mostruoso di prove scritte
- diamo dei quattro come se lanciassimo manciate di riso a un matrimonio
- non interroghiamo per far recuperare, a differenza di molti colleghi
- tartassiamo la gente con argomenti, approfondimenti e progetti di tipo veramente tosto
- non la mandiamo certo a dire ai genitori nè indoriamo alcuna pillola
- se c'è da bocciare, bocciamo.

Se ci sentite fare un cazziatone a un ragazzo, noterete che lei sibila con voce tagliente, io invece urlo da buttare giù i muri, e tutte e due causiamo regolarmente delle crisi di pianto inconsolabile con le nostre sgridate. Se nel corridoio becchiamo qualcuno che fa qualcosa che non deve, a distanza di otto metri sia il mio sguardo che il suo possono ridurre un ragazzino a inginocchiarsi alzando le mani sopra la testa e implorando pietà.

Ma facendo un serio confronto sul metodo di lavoro, sono emerse delle cose che non mi sarei aspettata.

Lei ritira i quaderni con la formula del controllo a campione. Tutto l'anno. Io lo faccio solo nei casi di emergenza.
Però:

- tra noi due, solo io interrogo a tappeto, che è una cosa che ai ragazzi fa una paura fottuta



- battendomene allegramente della politica condivisa sulla carta coi colleghi in materia di valutazione, io dò dei tre, dei due, degli uno e mezzo e anche degli zero virgola cinque



- ho dato punizioni come far copiare INTERI CAPITOLI del libro di Storia, scrivere cento volte la stessa frase, fare tutto un compito in classe sulle ginocchia in corridoio



- nonostante una regola inserita apposta per me, e scritta chiara nel regolamento scolastico che genitori e ragazzi devono leggere e firmare a inizio anno, continuo imperterrita a dare punizioni collettive e compiti a sorpresa quando mi scasso veramente le balle



- ma soprattutto: l'Inflessibile interroga su trenta pagine precise di storia o geografia, facendo le interrogazioni programmate decise con settimane di anticipo. In occasione del nostro confronto professionale, ho fatto caso a quante pagine chiedo io in un'interrogazione di storia, e SENZA ALCUNA FORMA DI PROGRAMMAZIONE DEI TURNI. Variano da quaranta a cinquanta, a seconda del contenuto.

Conclusione: l'Inflessibile non sa neanche da dove si comincia a essere CATTIVA. E io, checchè ne dicano alcune madri, sono BUONA quanto una pianta carnivora e velenosa con attraenti fiori profumati e colorati. Sono quella che alle medie io avrei considerato UNA VERA STRONZA.

12 commenti:

supermambanana ha detto...

casta' pero' la posso dire una cosa, senza offesa? qui in inghilterra saresti gia' in manette, e da mo'! :-P

Annette ha detto...

Ahahah anche di me dicono sempre che sono "dolcissima" e io invece sono una carogna...
Ad esempio nelle verifiche metto sempre qualche esercizio da quelli di compito così sgamo subuito chi li ha copiati...
Dai passiamoci suggerimenti sadici!
Rimango perplessa sulle pagine, perchè io vado indietro di 5 lezioni, vale a dire non più di una ventina di pagine nette. Raddoppierò yeah!

Castagna ha detto...

Vai Annette massacriamoli...

lanoisette ha detto...

noooo!!! avevo scritto un commento di mezza pagina e blogger se l'è mangiato, noooo!!!

'povna ha detto...

due frasi restano celebri con cui calcai per la prima volta una classe, con una spicciolata appena di anni che mi dividevano dai miei alunni (che, per l'occasione, celebrarono il primo giorno di incontro con la professoressa nuova mettendosi tutti in mutande).
"questa è la dura legge della foresta, ognuno subisce, nessuno protesta"
"apprezza l'ingiustizia della cosa".

Dopo quella prima, memorabile, settimana non hanno mai più osato far volare mosca...

lanoisette ha detto...

allora, riprovo con il mio commento, confidando in blogger.
allora, io:
- in storia e geografia interrogo SEMPRE, alla cattedra (fin dla primo giorno di I media), senza programmazione, e i tre malcapitati vengono torchiati per circa un'ora
- chiedo sempre, oltre alla lezione del giorno, anche il ripasso dei 2/4 capitoli precedenti.
- non do compiti di punizione (perché sono tenacemente attaccata all'idea che studiare non sia una punizione), ma l'interrogazione del chiacchierone o la verifica estemporanea (10 verbi in 10 minuti, o 3 domande di geografia o epica) è sempre in agguato, se mi scoccio di richiamarli al silenzio.
- faccio molte verifiche scritte (in italiano, diciamo una decina a quadrimestre), ma anche tante esercitazione che ritiro a tutta la classe e correggo (talvolta le valuto, ma la maggior parte delle volte no)
- quando m'incazzo, sbraito alla grande.
comunque, mi premono più altre considerazioni:
1) al di là dello stile individuale, credo che un bravo insegnante sia quello che riesce a far lavorare i ragazzi e a lasciar loro qualcosa di duraturo.
2) quello che avete fatto tu e l'Inflessibile (condividere e discutere le idee e le esperienze) è quello che ho imparato a fare alla SSIS, e che ora non riesco a fare, e credo sia una delle voragini enormi della professionalità docente in Italia
3) alle medie il rapporto con i ragazzi è molto importante, e questo può essere un bene ma anche un limite, nel senso che spesso il giudizio dei ragazzi si basa più sulla relazione che sono riusciti a costruire che sulle effettive capacità di un docente che, per indole, scelta professionale o casi della vita, può anche non lasciarsi andare a troppa confidenza.

comunque, le mie soddisfazioni più grandi sono quando, lasciata una classe in cui genitori e alunni mi rimproveravano un eccesso di severità o di carico di lavoro, l'anno dopo le famiglie mi dicono "eh, però come li faceva lavorare lei..."

lanoisette ha detto...

PS: blogger ha riprovato di nuovo a fregarmi, ma stavolta l'ho fregato io!

PPS: hai visto la mail che ti ho mandato=?

Castagna ha detto...

@Noise: mail? no, corro a leggere.

Hai ragione comunque, studiare non deve essere una punizione. Io infatti per "compiti di punizione" intendevo compiti in classe di punizione.

Lo so, la SSIS aveva molti difetti ma il confronto coi colleghi era utilissimo. Io l'ho fatta, l'Inflessibile invece viene dal concorso del 2000. Quindi i confronti onesti vanno a merito suo. Quanti ne conosci che si sarebbero messi a sfogliare il proprio registro davanti a una collega più giovane?

@ 'povna: Io sarei scoppiata in pianto di fronte a una classe in mutande. Complimenti.

Invece la frase che dico più spesso io quando indosso i panni della kapò è: "Ecco, in una democrazia (blabla blabla). ma sfortunatamente per voi nelle scuole non vige la democrazia".

(Una volta ho scritto coi miei cuccioli preferiti la costituzione del Regno di III B, che sanciva la sovranità dei prof ma anche i loro doveri. E' stato bellissimo)

Annette ha detto...

Mia madre, anche lei insegnante, diceva che da come cammini dalla porta alla cattedra quando entri la prima volta in una classe si decide l'anno scolastico!
Anche a me manca il confronto con i colleghi, non solo quelli più esperti o più in gamba... pensavo che fosse colpa del fatto che la mia scuola è piccola e noi siam sempre di corsa... Ed è l'unica cosa che ho apprezzato in due anni di SILIS (la L è Lombardia).
Alle volte se trovo dei temi sul tavolo professori sbircio il giudizio per avere un'idea... tra l'altro il mio collega di italiano è bastardissimo: "Si vedono le buone intenzioni, ma non sei riuscito a scrivere un tema degno di questo nome..." io non oserei mai!
comunque anche sull'aspetto della relazione ci sarebbe tanto di cui parlare: sono sempre in bilico tra il desiderio di lascirmi andare (alle battute, alle confidenze) e il timore che questo possa rendere io mio ruolo più " a rischio". Cioè, per qualcuno è proprio difficle capire che la prof che fa una battuta poi è sempre la tua prof.
per concludere dico che per me è difficilissimo leggere le loro confidenze nei temi (ad esempio, nell'ultimo il leader della classe, un punk-emo Mister-tutto-Già-visto-già-vissuto, che scrive che odia tutte le scemenze di FB ma non può esimersi dal frequentarlo, che si sente solo nel branco... ecc. be' alla fine di un tema così metto un voto, e già la cosa un po' mi ripugna, e scrivo: grazie per aver aperto il tuo cuore, poi lo interrogo in sotria e gli devo mettere 4 e magari cazziarlo perchè mi dice delle cavolate.... io questa dicotomia la odio.
usate la poca connessione ma scrivo con un'anguilla di 80 cm in braccio....

Lone Biker ha detto...

Non potremo mai incontrarci sul "posto di lavoro" (ormai da dieci anni sono in pensione)ma se mai ci fosse stata un'occasione penso che avremmo apprezzato la sintonia.
Ho subito una evoluzione consistente: dai primi anni di insegnamento in cui facevo fare compiti in classe di gruppo ad anni in cui davo compiti in classe diversi con "disposizione a scacchiera" in modo da rendere più difficoltoso copiare. Però ho avuto presidi (e colleghi) che si incazzavano perchè arrivavo in classe con la chitarra in spalla e li facevo cantare tutti (insegnavo inglese e che bel vantaggio è stato il rock!) e colleghe che mi hanno profondamente odiato perchè cercavo sempre l'innovazione tecnologica. E se hai a disposizione un laboratorio linguistico e lo usi intensamente, poi gli alunni di quello/a che non lo usa perchè "non crede alla tecnologia" (in realtà perchè non vuole dedicare un po' di preziosissimo tempo extra insegnamento ad impararne l'uso)ovvio che poi gli/le stessi/e si innervosicano ogni volta che i loro alunni chiedono perchè non si va mai in laboratorio.
Solo per fare piccoli esempi comunque.
Sì, lo ammetto: negli ultimi dieci anni del mio insegnamento ero una discreta carogna ma, non so perchè, le mie alunne mi volevano bene (erano classi femminili al 95% e molte ex alunne mi hanno cercato e trovato con gioia su Facebook).
Poi è arrivata la Moratti con la sua bella pensata dei debiti e crediti e a quel punto ho cominciato a pensare seriamente alla pensione. Poi mi sono reso conto che non sopportavo più i genitori dei miei alunni e allora ho capito che avrei potuto fare a meno dei cinque anni che mancavano alla fatidica soglia dei 65.
Comunque complimenti davvero. Vai avanti così.

Castagna ha detto...

@Biker: grazie, sono commossa... Che bel riassunto che hai fatto della tua carriera, e che emozione ricevere complimenti da un veterano!
E' vero che quelli che alla fine ti fanno cadere le braccia non sono mai i ragazzi ma sempre i genitori, eh?

@Annette: a me un vero e proprio guru della didattica con cui ho avuto l'onore di lavorare a contatto per un anno ha insegnato che, anche per una semplice supplenza, NON SI ENTRA in una classe di sconosciuti finchè dalla soglia non hai già stabilito con lo sguardo CHE SEI TU CHE COMANDI.
Oh se aveva ragione. Ci sto mettendo anni a perfezionare lo "sguardo da supplenze" ma qualche volta mi riesce già.

'povna ha detto...

Castagna, anche io faccio sempre con loro l'esempio tra democrazia e dispotismo illuminato (da me...)!