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martedì 25 dicembre 2012

La misura dell'amore

Quella del terzo commento al post precedente è mia madre. Che, almeno in questo caso, misura l'amore con la sofferenza. Oh sì, senza dubbio anche la sofferenza c'entra con l'amare. E non è che lo abbia scoperto quest'anno, no, lo sapevo da tempo.

Ma, porca di quella miseria, trentasette anni sono troppo pochi per decidere che ormai la tua vita sarà una merda e pazienza. Ma sono anche troppi per pensare: va beh, resisto ancora un po' e poi passa.

Conosco gente che a quaranta non ci è mai arrivata, o che appena svoltato l'angolo ha trovato brutte sorprese. Non posso sapere se io sono tra quelli che hanno staccato il biglietto della lotteria con scritto "cancro fulminante" o quello con scritto "longevità", ma so che non ho più vent'anni, che sono responsabile io della qualità della mia vita finchè ce n'è, e che non voglio vivere sotto scacco. Non voglio obbligare mio marito a convivere con un fantasma, che rimanda in eterno tutte le cose belle e importanti che volevamo fare insieme, perchè ha sempre bisogno di tempo per correre altrove, o di tempo per riprendersi dopo mille corse. Non voglio passare la mattina di Natale a discutere al telefono, ma non perchè è Natale: perchè ho già discusso fino alla nausea delle stesse cose.

Certo che amando si soffre. Ma amando si ride, amando ci si fa coraggio, amando si dona, amando si lotta, amando si scherza, amando si respira. Io so amare, e voglio farlo a modo mio, perchè un giorno le persone che ho amato sappiano di essere state amate da me e non da un'altra. Sono le persone che mi avevano scelto per come sapevo voler bene io, non possono ritrovarsi con in mano un pugno di vermi, una merce avariata. Io a queste persone devo garantire che quando vengono alla cattedra, che quando arrivano a casa, che quando mi telefonano, trovino me, se è me che cercano, non un'ombra, non una tigre incattivita dai ricatti, non una persona spenta e rassegnata, che predica un certo tipo di comportamento e poi si rende ogni giorno amaramente conto che, nella pratica, col comportarsi meglio che poteva è riuscita solo a passare per fessa.

Non sono stanca di combattere. Ho appena iniziato, invece. Ma non ho più forze da disperdere per battaglie che non sono le mie. Ho una vita da mandare avanti, qua. Non voglio mai più sentire che i genitori si sono lamentati di come lavoro, nè vedere sulla faccia di mio marito l'espressione di esasperazione di uno che sta per gettare la spugna dopo avermi spiegato mille volte che le soluzioni esistono. La misura del mio amore non si ridurrà a un aspetto solo, ma se proprio dovesse, non voglio che sia per ridursi a calcolare quanto dolore posso reggere. Se proprio, sarà a quanto coraggio posso sfoderare per difendere ciò che amo.












3 commenti:

Anonimo ha detto...

Buon Natale a te, Castagna !

Che Dio aiuti te e tutti noi, a fare ciò che dobbiamo, anche se ci vorrà fatica.

Anonimo SQ

lanoisette ha detto...

io lo sostengo da un po', che dovresti dire qualche vaffanculo in più.

Susibita ha detto...

Sappi che ti capisco.
Faccio delle litigate furiose con lui per difendere delle posizioni assurde, per come mi arrampico sugli specchi, per come rifiuto la soluzione che è sotto gli occhi di tutti tranne che i miei, non tanto per i vaffaculo che non dico ma quantomeno per i "no, questo no, grazie. Mi è bastato tutto il resto, adesso devo proteggere lui, devo proteggere loro."
E quando ci sono i bimbi, ecco,è pure peggio.
Io credo tu stia facendo la cosa giusta, se ho capito bene di cosa si tratta. O anche se l'ho solo intuito. Tieni duro, la misura del tuo amore l'hai già data, ed è anche questo.

Susibita