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sabato 22 dicembre 2012

Sogni di una scorbutica

Qualche giorno fa, la mia vita, che sotto le feste tocca come sempre pericolose punte di asocialità, è stata momentaneamente rischiarata da una visione paradisiaca. Io e l’Uomo, la mattina di Natale, che ci svegliamo in casa NOSTRA e non dobbiamo andare DA NESSUNO.

Non ve la faccio lunga perché, di anno in anno, le mie lagne natalizie le avete già sentite tutte.

Quest’anno AVREBBE ANCHE POTUTO essere diverso. Con la notizia, veramente bella, che il 25 ognuno si sarebbe fatto i fatti suoi, risparmiandoci così peregrinazioni e altre ordalie, ho avuto un momento di entusiasmo.

Ho persino comprato degli addobbi: gli altri anni avevo completamente rinunciato ad addobbare la casa, tanto eravamo sempre fuori e poi, con due gatti, qualsiasi pallina, nastro, lucetta, decorazione di fiori si traduce in un disastro, da riordinare rientrando a casa la sera. Però candele, angioletti che ruotano mossi dall’aria calda del lumino, fiocchi colorati sull’albero, quelli, se mai mi lasciassero un po’ in pace a casa mia, potrei metterli, soprattutto perchè potrei sorvegliarli a vista.

Poi stamattina ho fatto la lista delle cose da fare, degli appuntamenti che abbiamo, dei regali (avevo detto che non ne avremmo fatti, per un discorso di soldi: pagare l’IMU di tutta la famiglia ha prosciugato i conti. Poi però l’Uomo ne ha comprati tre. Quindi, se fai il regalo a tre persone, automaticamente lo fai anche alle altre venti. Cazzo. Non sono capace di regalare una saponetta o un paio di presine, è contro la mia etica. Devo mettermi DI NUOVO a pensare a qualcosa di decente per ogni membro della famiglia. E ciò mi devasta.)

Finita la lista, abbiamo scaglionato le cose da fare in ordine di urgenza. Scoprendo così che, almeno per quanto riguarda me e i miei, devo fare tutto oggi, perché da domani siamo in ballo con le visite di auguri. Ovvero, che l’unica cosa che ci ho guadagnato, inseguendo il miraggio di non passare il Natale in macchina, è che ho due giorni di meno rispetto agli altri anni per fare le cose.

Non c’è soluzione. Non finirà mai. Dovrò aspettare di essere una vecchietta dimenticata in un ospizio. E le infermiere si domanderanno come mai, in un periodo in cui tra i pazienti aumentano le crisi depressive, i tentativi di suicidio, i deliri mistici, quella della stanza 16 invece canticchia, sfoggia un largo sorriso sdentato ma soddisfatto, e si raggomitola in poltrona con un libro, o un lavoro a maglia, o anche semplicemente con il mento sulla mano, a guardare il cielo invernale fuori dalla finestra e pensare ai cazzi suoi.

 

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Abbiamo tutti qualche ricorrenza che, vissuta in un determinato modo, non ci piace, ma non credo che desiderare un po' di intimità familiare sia sinonimo di un temperamento scorbutico...

Natale è, prima di tutto, la volontà di sorridere alla vita...!

StudentessaLiceale

Castagna ha detto...

Sì ma io quella ce la metto. Gli altri trecentosessantatre giorni, perchè oltre al Natale bisognerebbe abolire pure il Capodanno.

la povna ha detto...

Avere il tempo di fare delle visite di auguri, magari...
Coraggio Castagna, e, malgrado tutto, buon natale.

Anonimo ha detto...

Beh... non mi resta che unirmi a Povna nel porgerti gli Auguri... nonostante tutto!
Baci!

StudentessaLiceale