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martedì 23 settembre 2014

La collega nuova

Il primo giorno di scuola, nelle classi campeggiano sopra le lavagne delle allegre lettere di carta, colorate a pennarello di colori sgargianti, in varie fantasie.
BENVENUTI, recitano le lettere in prima.
BENTORNATI, in seconda.
BUON INIZIO, in terza.

Castagna: "Che carino, chi l'ha fatto?"
La classe: "La prof di mate!!!" in coro, entusiasti.
Castagna: "La prof di...? Oh. Oh ma che idea gentile."

Viene fuori che la nuova collega ha messo i figli con pennarelli etc a preparare le letterine.
Inoltre, passando nelle classi dopo di lei, si trovano sulla lavagna, i primi giorni, accattivanti giochini di logica, problem solving, indovinelli.
"Ci ha fatto giocare!!!" esclamano, con gli occhi iniettati di fanatismo, i più piccoli.

Umm.
La Castagna viene punta da un attimo di gelosia, diciamo un po' come se fosse a cena con l'Uomo dopo una giornata intera passata a depilarsi farsi maschere mettersi in tiro etc e al tavolo a fianco venisse a sedersi, anche struccata, Penelope Cruz.
Poi riflette che avere una collega brava è comunque un vantaggio, vuoi mettere con quel coglione avariato che ci è capitato l'anno scorso dopo la morte della Compagna, e si dice che non è il caso di mettersi a fare la reginetta scalzata dal trono, mica siamo in una puntata di O.C.

Peraltro, la nuova collega arriva, obiettivamente, ovunque.
Il terzo giorno: "Perché da me facevamo un bellissimo progetto di educazione all'affettività etc etc e venivano tre volte dal consultorio, sai potremmo coordinarlo con Educazione Fisica e Italiano, no? Chiamiamo, facciamo richiesta? Chiami tu? Chiamo io?"
Il quinto giorno sta già calcolando con Castagna come rivoluzionare i banchi in terza C: "No no Pagliuzza deve stare davanti, guarda sempre fuori dalla finestra, si distrae, e questa bambina non sta mai con nessuno, e questo ragazzo dove lo mettiamo che è così alto? Ti va bene? Li sposto io? Li sposti tu?"
Il sesto sta imperversando sulle diagnosi di DSA: "Eh ma questa è del 2009, bisogna rivederla, chiamiamo i genitori o direttamente la neuropsichiatria? Come funziona?"
Tutte cose sane, belle e vere. E' che la collega, diciamo, è un filino in botta di coca. Parla a mille parole al secondo, di dieci cose, e ascolta poco, anche se non si può dire che pesti i calli a nessuno, io sono la coordinatrice in terza, e in terza lei fa correttamente capo a me.
Il decimo giorno mi presta un libro. Che mi aveva catechizzato a leggere il giorno prima, parlandomi del fatto che la terza va scossa, va svegliata, va messa in moto. In effetti ha ragione, sulla terza, ed il libro era interessante, era Serra, "Gli sdraiati". Diciamo che avere la collega di Matematica che mi presta un libro, dopo aver discusso con me di titoli da dare da leggere ai ragazzi, ed essersi mostrata aggiornata e all'altezza, mi scuote abbastanza.

Un po' affascinata, un po' divertita, attendo di vedere se si smorzerà, il suo entusiasmo iniziale, ma penso di no, da cose che colgo nei discorsi a proposito della sua vita fuori: e la figlia che sta a Milano da sola a dodici anni perché balla alla Scala, e loro che leggono i classici della letteratura per ragazzi insieme, e gli sport del figlio, e questo e quello: insomma, Bree Van De Kamp con il cestino di muffin fatti in casa, bordato di nastri. Non è gnocca, solo, è normale. Però insomma, tende un attimo al perfezionismo. E' oggettivamente simpatica, Bottadicoca, a parte essere appunto un po' sopra le righe.

Castagna, come sapete, quest'anno è partita motivata, anche perché seppellirsi nel lavoro, stare con la Princi e studiare sono le sole cose che le alleviano la confusione mentale e sentimentale dell'ultimo periodo. Peraltro, dopo due settimane, con la zia ricoverata in reparto lazzaretto, la madre che sclera, la badante che impazza, tutte le cose da fare dietro alla Princi e i discorsi da sviscerare con l'Uomo, le magnifiche tentazioni di farsi del male cosmico che talvolta le levano ancora il sonno dopo tutto questo tempo, e la commercialista rientrata dalle ferie come una tigre che ha saltato pasto per giorni, diciamo che il ritmo della ripresa ora va assestandosi sulla velocità di crociera.

Così stamattina sono lì con una pilazza di compiti delle vacanze vistati, il telefono che mi ricorda ogni dieci minuti con un fastidioso tictac che devo riprovare a chiamare l'assistente sociale per inserire la Zia Buona in casa di riposo, una prova di geografia appena stampata, il dettato da preparare, una barretta di cioccolato e un insopprimibile desiderio di dormire, magari dopo una bella trombata (oui, et bien? era quello cui stavo pensando), o almeno almeno di sopperire alla stanchezza con un'accoppiata tossica di caffè e nicotina.
Entra come una palla di cannone la collega in sala prof. Ne approfitto per restituirle il libro e lei, in un nanosecondo, fa l'analisi del capitolo che le è piaciuto di più, io rispondo a tono (la descrizione del negozio di felpe firmate a Milano è a tutti gli effetti un capolavoro), lei riparte. Sparisce all'orizzonte in una nuvola di parole.

Più tardi, mentre Castagna supplica il caffè moscio della macchinetta di entrare in circolo e farla funzionare, e si rassegna a tirare le righe divisorie sul registro cartaceo autoprodotto, visto che non c'è più tempo per iniziare altri lavori grossi, ripiove la Bottadicoca in sala prof e stavolta ha lo smalto leggermente appannato.
"Di' un po', ma stamattina ho interrogato Sgamo e Svacco, sai che voti ho dato? Quattro al cinque e quattro, Sgamo aveva studiato tutta l'ora prima sulle ginocchia ma non la sapeva, Svacco è stato zitto: zitto ti dico, non-una-parola. E di là in seconda, c'era da recuperare il debito di Scienze, e il Bambino più Grasso e Nocciolina erano assenti, tutti e due."
Occhio verde di Castagna che, dalle profondità del suo rimuginare, la considera bonariamente.
"Così non ci siamo eh. Non ci siamo."

Cara collega.
Tu sei una ventata di energia, ci servivi. Ma sappi che non è che qua le cose non si facciano (vedi educazione sessuale): si fanno come si riesce. Spesso si riesce male. Perché si sprofonda in queste resistenze dei ragazzi, dei colleghi, dei dirigenti, dei genitori. Poi io mi tiro le mie soddisfazioni lo stesso, eh. Ma i muffin fatti in casa, il nastro intorno al cesto, non so se funzioneranno, qua. E' più discorso di acqua che scava la roccia.

Di mio, io a Sgamo la prima nota sul diario gliel'avevo messa venerdì all'ultima ora.
Senza alzare la voce, ma avvisandolo che se mi prende per i fondelli si caccia in guai grossi. Veda lui, scemo non lo è.
Come disse una volta la preside precedente, azzeccandoci proprio: "Non sono qua per essere amata."

Sia messo a verbale che venerdì, comunque, all'uscita è venuto a trovarci Atreiu. Sempre più diafano e sempre più magro e sempre col capello da gentiluomo scapigliato, con una piega della bocca più decisa e un sorriso trionfante dopo la sua prima settimana al liceo classico: e mi ha afferrata per una spalla e abbracciata stretta in mezzo al flusso di alunni di terza che mi scorrevano intorno.
"Ti piace il liceo?"
"Sì, i professori sono bravissimi, le ore di greco poi mi volano, non me ne accorgo nemmeno."
Splendeva di orgoglio come l'elmo corrusco di Ettore. Ma mai quanto me, che ero addirittura senza parole. Il povero ragnetto sconsolato di tre anni fa. Eccolo lì, che torna scuotendosi di dosso la polvere del campo di battaglia, poi fa una faccia buffa però, e confessa: "Mi manca tantissimo la scuola" guardando con genuino affetto le mura che ci circondano.

Mi volto, c'è il Gigante che arriva con un'altra classe, e lo vede nella mischia, e si illumina. Mi faccio da parte e sorrido.

Domattina a Sgamo gliene dico quattro io. E anche a Svacco.






















8 commenti:

Susibita ha detto...

Facciamo che Bottadicoca come madre mi sta sul culo, però potendo me la prenoterei come insegnante.

Ora vado a cercare il pezzo sul negozio di felpe perché giuro che non me lo ricordo.

Susibita

p.s.

La prof ha detto...

E' bello avere delle colleghe così.
Un tantino di ansia, però, me la mettono...

Murasaki ha detto...

Ogni Collega Speciale è speciale a modo suo, e naturalmente nessuna è perfetta. Però a me piacciono molto, perché sono pigra e un sacco di cose le fanno loro al mio posto, oppure gli vengono in mente idee che io nemmeno in quattrocentocinquant'anni e allora le seguo come un cagnolino riportando fedelmente il bastoncino ogni volta che me lo lanciano.
Ma se Svacco (o era Sgamo?) ha studiato per un ora la lezione e poi si è piantato come un mulo qualche problema c'è, foss'anche solo psicologico, e sarebbe bene lavorarci sopra.
Con un po' di CALMA, magari... ^__^
(L'unica cosa che disapprovo è il libro che ti ha prestato. A QUELLO l'insegnante di Lettere ci arriva comodamente. Io amo le colleghe di matematica che mi prestano libri sull'evoluzione, l'astronomia, il cervello degli adolescenti e cose del genere, quelli che IO, lasciata a me stessa, mai e poi mai prenderei in considerazione)

lanoisette ha detto...

io avevo una collega di mate così. ed era pure gnocchissima.

ellegio ha detto...

Su Bree ho avuto un attimo d'incertezza, ma poi mi sono ripresa. Vabbe', ho capito: niente muffin :-)

Castagna ha detto...

Ellegio: darei via una gamba per averti come collega. Ma appunto perchè, come dice Murasaki, mi apriresti la mente con cose per me inimmaginabili, che io non oserei affrontare da sola. Come faceva la Compagna Collega.

Comunque l'ho gradito sul serio, il consiglio sui libri. E non mi sta sul culo la collega, per niente. Solo la vedo un po' troppo frenetica per Paesino di Sogno, dove, diciamolo pure senza vergogna, siamo in campagna, e alle medie. Sono certa che in un liceo di Milano sarebbe assolutamente nella norma, del resto quando io avevo due classi al liceo a Torino ero effettivamente così.

ellegio ha detto...

No no, tieni le tue gambe :-) Io non sono così. Solo, tendo ad eccitarmi per qualunque cosa. E ho sempre paura a dare consigli (di lettura, o altro) perché temo sempre che la gente si offenda. A meno che non siamo davanti a una tazza di qualcosa di caldo, o un bicchiere di qualcosa di fresco.

Castagna ha detto...

Noi qui siamo sempre virtualmente davanti a una tazza di tisana fumante o a una caraffa di tè freddo.