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martedì 9 settembre 2014

E no!


Il primo di settembre il cielo e gli alberi etc etc e casa mia e che bella la mia scuolina, etc.



Il due di settembre il primo collegio docenti con questo preside che chiameremo il Tipo da Barca (definizione con cui, nella mia famiglia, si indicano gli uomini bellocci, abbronzati, spettinati e con le scarpe da barca classiche, pelle marrone e suola in gomma bianca; solitamente poco affidabili, e dal punto di vista economico, e da quello sentimentale: come presidi, non saprei per il momento).



Nella notte tra il due e il tre la Zia Buona (91 anni e 10 mesi) decide di alzarsi senza chiamare la badante Frau Bluecher. Fa il giro del letto e cade. Livido sull'arcata sopracciliare. Un avambraccio completamente blu. Una gamba, la destra, ferita superficialmente. E la sinistra, rotta. Per la seconda volta. Che, se aggiungiamo la precedente frattura della destra, fa tre: tre femori rotti, tre ricoveri, tre interventi. Più, sei anni fa, un bell'attacco ischemico.



Allora.

Noi si doveva partire per la capitale, per il matrimonio della Cugina Bella. Parte solo l'Uomo e io mi ritrovo a pendolare tra qua e Genova, e usare il giorno di ferie che avevo preso per il viaggio per attendere che fissino il femore della zia, con una paura nera che mi vengano a dire che non ce l'ha fatta.



La zia ce la fa. Poi, però, sbarella con la testa: non sa dov'è, non sa perchè si sente male, non sa cosa succede e forse non sa nemmeno chi sono io. Poi si riprende anche dallo sbarellamento, ma alterna fasi in cui sta benissimo ed è la mia sempre coccolosissima Zia Buona a fasi in cui è una furia degna di un poema epico greco, e urla e scaglia le cose e prende tutti a sberle. Nonché scavalca (col drenaggio, la flebo, il catetere e il tubo dell'ossigeno che le pendono da tutte le parti) le sbarre del letto e cerca di andarsene. Tutta la famiglia di mio padre essendo dotata di fisico grande e atletico e avendo praticato sport di ogni genere fino alla terza età, anche a novantadue anni e con un osso rotto, se la zia vuole scavalcare, la zia scavalca, per impedirglielo bisogna legarla. Da cui un corri corri in ospedale di tutta la famiglia (che ormai siamo io, mia madre e Frau Bluecher) a tutte le ore del giorno e della notte, perchè gli infermieri, pur gentilissimi e molto competenti, però non possono smettere di guardare tutto il reparto per tenere ferma lei.



Minchia.



Che rientro.



Comunque.



Adesso tra una settimana la dimettono. Poi deve stare un mese senza caricare sulla gamba. E poi deve andare in riabilitazione, e vediamo se ce la fa (di testa e di gambe) a recuperare un po' di mobilità.

Partirei dall'assunto di base che io, all'idea di vivere di nuovo come due anni fa, quando stava male mio padre, e cioè perennemente terrorizzata che succeda qualcosa, sempre in autostrada, a scapito del mio tempo libero e va beh, ma più che altro del lavoro e del matrimonio, e ormai anche della figlia... beh, metto la quinta, chiudo gli occhi e punto dritta verso il guardrail di un cavalcavia altissimo. Voi non potete capire come vivevo di merda. Non lo rifarei mai, per quanto io adori mia zia e sia, a tutti gli effetti, la sola parente di sangue ancora viva di cui lei disponga.

Incredibilmente, l'imminenza del mio suicidio deve essere stata recepita anche da mia madre, perchè dopo sole due discussioni, civili tra l'altro, siamo d'accordo che no, basta, a casa la zia, purtroppo per lei, non ci tornerà più. Andrà in una struttura dove un anziano non autosufficiente sia sempre controllato anche da medici, e gestito in modo professionale, con spazi e strumenti adatti. Il che costituirà modo e ragione anche per liberarci della Frau, che con mia zia è attenta e capace, ma con noi è un pezzo di stronza della risma peggiore.



Ora vedremo. Tra l'altro, l'appartamento di mia zia è allo stato dell'arte invendibile e inaffittabile. Quindi, se non ci torna a stare lei, ci sarà un trasloco in vista per noi, e neanche tra tanto tempo, mentre cercheremo di far rendere il nostro, che è piccolino e si affitta bene.



In effetti un bel traslochino era una cosa di cui si sentiva la mancanza, in un anno come questo, in cui è successo più o meno TUTTO quel che può succedere in un nucleo familiare.



Noi annoiarci due minuti no, eh.


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