Oggi guidavo con la Princi al mio
fianco, verso casa, dopo un weekend di molti chilometri, molto verde,
molti ricordi della mia famiglia.
Siamo tornati a Via del Golf, a fare
colazione a Paesino Incantevole, a fare la spesa a Paesino Verde,
seppellito nell'umidità peggio ancora dell'ultima volta. Stavolta
niente passeggiate alle sette di mattina, né bagni di sole sulla
sdraietta in giardino, ma nemmeno un mazzo così a pulire, stavolta
avevo i compiti delle vacanze delle classi da visionare, avevo i
compiti di mate della Princi da seguire, avevo i tagli profondi di un
altro, forse di un ultimo, sterile e doloroso scambio di messaggi da
sanare.
Il mio atteggiamento nei confronti
della vita campestre è stato molto meno aggressivo della volta
scorsa. Stamattina ho fatto la doccia con un ragno, e senza fare
tante storie: “Oh, ciao. Spero che tu sappia nuotare.” Ho
battezzato Natasha la biscetta marrone che vive in giardino, e ogni
tanto guizza sulle scale. Di solito, dopo che sono passati l'Uomo e
la Princi, e prima che passi io in fila indiana dietro di loro. Forse
sa che i serpenti a me piacciono. In ogni caso è innocua. E poi non
saprei come fare a liberarmene.
Poi appunto, rientrando, ascoltavo la
musica con la Princi, un auricolare lei, uno io. E nel cielo ho visto
alzarsi uno stormo in migrazione. E ho pensato che è autunno, ormai.
E' l'autunno dell'unica estate che non
avrei voluto che finisse. E' autunno e l'aria la sera è fresca, e
viene buio alle otto, e adesso tutto quel che resta è andare avanti
piano, piano piano, fino al cuore dell'inverno, fino alla mattina in
cui non mi sveglierò più con sollievo perchè ho superato, un'altra
volta, l'incubo delle ore di buio, e perchè mancano per fortuna
molte ore al momento di chiudere di nuovo gli occhi e sognarlo,
sognarlo fino ad aver paura di dire il suo nome ad alta voce nel
sonno, sognarlo seduto vicino al mio letto che sorride con quella sua
espressione, attenta e stranamente dolce nel suo essere non
coinvolta. Quella mattina arriverà. Ci vorrà tempo, ma arriverà.
Per il momento l'unica cosa che ho
pensato, però, è che ormai è autunno e non si sa come io possa
essere rimasta ferma a quel giorno di primavera, con l'aria ancora
fredda che mi accapponava la pelle sulle braccia nude, anche se c'era
il sole, mentre lo ascoltavo parlare.
Devo muovermi, devo andare avanti.
Finora ho puntato a sopravvivere. Ma intorno a me non è cambiata
solo la stagione. E' cambiata la Princi, è cambiato l'Uomo, sono
cambiati alcuni presupposti. Solo io sto ancora lì nel brivido del
vento di primavera, con in mano lo stesso caffè che non riesco a bere.
Devo togliermi da lì. Io non ho mai
potuto né voluto imprigionarlo e adesso non posso stare a
guardare le sue ombre cinesi sulle chat di notte, né il suo riflesso
nell'aria di giorno. Perciò prenderò quello di cui
dispongo, fosse anche solo una lima per unghie, e inizierò a segare
le catene che mi tengono ancorata al rettangolo di terra su cui poggiavano i nostri piedi quel pomeriggio. Ci metterò il tempo che ci
devo mettere. Sarebbe più facile se sapessi dove vado, certo. Comunque non resterò lì.




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