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lunedì 22 settembre 2014

Set me free


Oggi guidavo con la Princi al mio fianco, verso casa, dopo un weekend di molti chilometri, molto verde, molti ricordi della mia famiglia.

Siamo tornati a Via del Golf, a fare colazione a Paesino Incantevole, a fare la spesa a Paesino Verde, seppellito nell'umidità peggio ancora dell'ultima volta. Stavolta niente passeggiate alle sette di mattina, né bagni di sole sulla sdraietta in giardino, ma nemmeno un mazzo così a pulire, stavolta avevo i compiti delle vacanze delle classi da visionare, avevo i compiti di mate della Princi da seguire, avevo i tagli profondi di un altro, forse di un ultimo, sterile e doloroso scambio di messaggi da sanare.

Il mio atteggiamento nei confronti della vita campestre è stato molto meno aggressivo della volta scorsa. Stamattina ho fatto la doccia con un ragno, e senza fare tante storie: “Oh, ciao. Spero che tu sappia nuotare.” Ho battezzato Natasha la biscetta marrone che vive in giardino, e ogni tanto guizza sulle scale. Di solito, dopo che sono passati l'Uomo e la Princi, e prima che passi io in fila indiana dietro di loro. Forse sa che i serpenti a me piacciono. In ogni caso è innocua. E poi non saprei come fare a liberarmene.

Poi appunto, rientrando, ascoltavo la musica con la Princi, un auricolare lei, uno io. E nel cielo ho visto alzarsi uno stormo in migrazione. E ho pensato che è autunno, ormai.

E' l'autunno dell'unica estate che non avrei voluto che finisse. E' autunno e l'aria la sera è fresca, e viene buio alle otto, e adesso tutto quel che resta è andare avanti piano, piano piano, fino al cuore dell'inverno, fino alla mattina in cui non mi sveglierò più con sollievo perchè ho superato, un'altra volta, l'incubo delle ore di buio, e perchè mancano per fortuna molte ore al momento di chiudere di nuovo gli occhi e sognarlo, sognarlo fino ad aver paura di dire il suo nome ad alta voce nel sonno, sognarlo seduto vicino al mio letto che sorride con quella sua espressione, attenta e stranamente dolce nel suo essere non coinvolta. Quella mattina arriverà. Ci vorrà tempo, ma arriverà.

Per il momento l'unica cosa che ho pensato, però, è che ormai è autunno e non si sa come io possa essere rimasta ferma a quel giorno di primavera, con l'aria ancora fredda che mi accapponava la pelle sulle braccia nude, anche se c'era il sole, mentre lo ascoltavo parlare.

Devo muovermi, devo andare avanti. Finora ho puntato a sopravvivere. Ma intorno a me non è cambiata solo la stagione. E' cambiata la Princi, è cambiato l'Uomo, sono cambiati alcuni presupposti. Solo io sto ancora lì nel brivido del vento di primavera, con in mano lo stesso caffè che non riesco a bere.

Devo togliermi da lì. Io non ho mai potuto né voluto imprigionarlo e adesso non posso stare a guardare le sue ombre cinesi sulle chat di notte, né il suo riflesso nell'aria di giorno. Perciò prenderò quello di cui dispongo, fosse anche solo una lima per unghie, e inizierò a segare le catene che mi tengono ancorata al rettangolo di terra su cui poggiavano i nostri piedi quel pomeriggio. Ci metterò il tempo che ci devo mettere. Sarebbe più facile se sapessi dove vado, certo. Comunque non resterò lì.



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