Intanto però andate al minuto 14 di questa. Che oggi ho corso tutto il giorno e ora per calmarmi ci vuole Roba Bella. Con le maiuscole. E Mozart è bello, anche per un'ignorante come me che ascolta Bon Jovi.
E io me ne sto qui a pensare che forse noi funzioniamo, abbiamo sempre saputo funzionare, sapremo sempre e solo funzionare, così. Così, che non riusciamo a dormire sempre nella stessa casa. Così, che non abbiamo una base, ne abbiamo due, tre, quattro. Che non importa se il letto è un materasso per terra, se manca il gas, se c'è pelo di gatto su ogni abito perché il retro dell'armadio si è gonfiato per l'allagamento e la gatta ci entra comodamente e va a lavarsi in mezzo alla roba pulita. Che non importa se la figlia non è la nostra sul serio, e se trattiamo i cani e i gatti come bambini, e ci spostiamo con due macchine anche se siamo in tre, e lui c'è ma non c'è, e non c'è ma c'è, e io non uscirò mai dal tunnel della studentessa coi bei voti e mi iscriverò sempre a qualcosa e lui avrà sempre un terzo del suo cervello mostruosamente intelligente impegnato a pensare al calcio. Che non importa se a quarant'anni il regalo più gradito è un piccolo peluche dell'Acquario di Genova. Che a stento ci sappiamo vergognare davanti a terzi di tenere gli scontrini dei caffè presi insieme o i biglietti d'ingresso alle mostre o le bustine dello zucchero. Che viviamo male e facciamo vivere male gli altri e magari la sola cosa che sapevamo fare, amarci come due naufraghi appesi l'uno all'altra per non annegare, è stata la distruzione delle vite di entrambi, ma dimmi che torneresti indietro e cambieresti strada, dimmelo. Dimmi che non mi daresti più tutti quei passaggi sulla tua Astra bianca. Dimmi che non ti succede mai di vedermi arrivare e pensare che tutto quest'incubo dal 2014 in avanti non è mai successo, non a noi due, non è possibile.
A me è successo mentre arrivavi in macchina, qualche giorno fa. Ti aspettavo da qualche minuto e ho visto il tuo profilo mentre mi passavi davanti. Come se avessi venticinque anni e stessi aspettandoti per uno dei nostri primi appuntamenti, e di nuovo mi sentissi strana come allora, al pensiero che mi avessi scelta. Proprio tu. Proprio me.
Il movimento del concerto di Mozart non è certo farina del mio sacco. E' che il Dolce Cowboy, quando si ferma a scuola a lavorare al pc dopo pranzo, si mette a sentire su Youtube esecuzioni impeccabili di pezzi di classica, essendo egli in realtà un prof di musica. E l'altro giorno piovigginava, e c'era questo di sottofondo, e gentilmente andando via lui me lo ha lasciato acceso, il pc, per non interrompere il mio ascolto. Io sono scivolata coi miei registri fino al suo computer, quello vicino alla finestra, e mi sono lasciata drogare.
Poi già che c'ero sono tornata su cose più tipiche mie. Anzi, nostre. Per la precisione cose che tu hai fatto conoscere a me.
Ho guardato piovere ascoltando questa e, Uomo, cazzo, se tu potessi percepire come si spacca il mio cuore, come si sfarinano le mie ossa, come si bruciano i miei muscoli ogni volta che ti vorrei vicino con così tanta violenza e tu non ci sei, ti farei paura. Forse te ne faccio già. No, senza forse. Mi faccio paura anche da sola. Non lo sapevo, prima, che potevo essere questo. Non sapevo di poter essere molte cose.
Si impara a credere a forze primordiali, si impara a guardare il proprio sangue scorrere via e non fare niente per trattenerlo, perché di colpo è chiaro quel che si leggeva nei poemi epici, nelle leggende medievali, nei miti orientali, nella Bibbia, si impara a credere che se davvero vale la pena uno ci lascia anche le penne, senza pentirsi.
Suonerà estremamente patetico, a qualcuno. Per carità. Non pretendo di piacere o essere capita da mio marito, figurarsi dagli altri. Io ho sempre avuto una notevole tendenza a conformarmi alla figura tragica, e adesso capisco anche bene perchè. Ma c'è gente che legge qui che sa esattamente di cosa parlo. E sa che non si scherza più, non dopo tutto questo tempo.
Giusto poche ore fa, questo scambio: "tocca uscire o non se ne esce", dice la blogamica. E io ribadisco: "Io ho scelto di restarci dentro."
Poi per sdrammatizzare si sdrammatizza, è ovvio. Per sdrammatizzare ci sono le amiche storiche e quelle recenti. C'è Sanguedelmiosangue ("Lo sai vero di essere una lurida troia?" "No,dai. Sì, va bene. Un pochino, forse." "Ma sì, tanto io ti voglio bene lo stesso." "Lo so che mi vuoi bene, cuore di stracchino, figurati." "E sai cosa mi devi rispondere se io ti do della lurida puttana?" "Cosa?" "Devi dirmi: ADULTERA!!!" "Giusto: ADULTERA!!! Shame! Shame! Shame!!!" "Shame! Shame! Shame!!!"). Ci sono i mille modi di sopravvivere ogni giorno, che vanno dalla brioche con veramente tanta marmellata del baretto vicino alla scuola, alle sigarette sulla panchina con la Fräulein, a guidare cinque ore per passarne una a guardare i melograni a Via del Golf 13, a dire stronzate sul gruppo WhatsApp con la Bottadicoca, la Caramella e la Pallida.
Però mi sveglio al mattino e non mi arrendo. Anche se la corrente è forte, io nuoto ancora.
Un'ultima cosa. Un'altra che mi hai fatto scoprire tu.



1 commento:
Leggerti è per me un guardarsi allo specchio. Non hai idea di quanto sia strano, e curativo, ritrovarsi in parole di una donna che non si conosce, in parole che non sono di un libro in cui cadere dentro.
Grazie, per questo specchio inaspettato.
Macabea
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