La clinica è su una collina verde, con appena una spruzzata di colori autunnali, la contraddistinguono infermiere bellissime, un'invasione di cimici e coccinelle, delle camere luminose. C'è una piccola funicolare molto carina per arrivarci.
La Princi ha magliettina rosa, pigiamino rosa, ciabattine rosa. I capelli legati a coda come una bambina, il cerotto sulla pancia e un rubinettino di plastica nella mano. Sorride. Passata la paura. Passato il disagio dell'anestesia. Domani torna a casa e ci vorrà il recinto elettrificato per impedirle di andare a scuola.
Non le dirò mai cos'è stato per noi questo ottobre. Non ha colto, presa come era dai suoi controlli medici, dalle lezioni, dall'anniversario col Padreterno. Se ha colto, del resto, se lo terrà per sè, salvo spiattellarmelo addosso in un momento in cui sarò più fragile (più di così? scherziamo?) e starò malissimo (perché peggio di adesso si può, sì, lo so).
Domani torno al lavoro e mi sembrano settimane che non li vedo, i Terrible Fiftyone. Sono contentissima di avere tre ore coi Gini.
Di rivedere i colleghi, coi quali il primo consiglio di classe al completo è andato benone, e i primi colloqui con mamme di Gini problematici ancora di più.
Di dedicare le mie forze al resto. Che non sarà leggero. Prevedo dolorosi passaggi di consegne in vari campi. Sono istupidita dalle mie stesse preoccupazioni, sono talmente oltre l'ansia che non riesco a agitarmi per più di una cosa alla volta.
Adesso ho gonnellina, tacchi, camicetta, bolerino traforato, lo scialle di Desigual che adoro, perché me lo ha regalato la Princi, per il Natale di tre anni fa. Capelli piastrati. Tra un attimo mi trucco e poi mi siedo composta, incellofanata come una bambola, aspettando di capire se questa è una serata "mangio un boccone con Tizio Caio Pino Gino", una serata "non mangio ho male qua ho fastidio là", una serata "sto rientrando, vuoi mangiare una cosa fuori?"
In ogni caso, testa alta, sorridere, incedere con passo sciolto.
Non so più in che squadra giochi lui, ma condividiamo lo spogliatoio e non posso partire già sconfitta.
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