Il
corso di meditazione l'ho finito, eh. Ha anche abbastanza funzionato.
Poi
ho cercato la leggerezza. Non sempre era possibile trovarla. Ma
alcune cose, sentire sotto i piedi nudi il tappeto nella stanza che
mia madre mi ha assegnato per le due notti a casa sua, un
lunghisssssssssimo bagno in vasca, mangiare fino a scoppiare cose
ipernutrienti con otto uova e etti di fontina e poi andare a smaltire
con una camminata da sola a duemila metri, fare lezione sull'Iliade
ai Gini, capirmi alla prima coi colleghi, fare lezione di yoga,
cucinare un'altra volta la torta ricotta e limoncello per la prima
colazione, la prima torta di zucca alla sestrese sbafata con
entusiasmo da tutti, l'Uomo che vuole fare l'arrosto, insomma,
nonostante una battuta d'arresto pesantissima, ieri, di cui ora conto
i segni (un altro pezzo di dente ricostruito saltato via....), non
potrei dire di non aver portato a casa risultati anche in questi
quindici giorni.
In
particolare si segnalano due cose.
Una
sta nel prossimo post.
L'altra
è di oggi. Avevo paura di veder arrivare l'ora solare mentre fuori
faceva ancora un caldo abnorme. Avevo paura di affrontare il buio
prima di essere pronta a reggere i pomeriggi infiniti dell'inverno.
Avevo uno strano senso di allarme di fronte al fatto che l'autunno,
che notoriamente io amo, non mi rendesse come al solito felice (e
come potrebbe...) ma, più che altro, ero dispiaciuta nel vedere che
non riuscivo ad avere la solita punta di energia positiva che
contraddistingue per me il rientro. Anzi, le batterie andavano a
terra ogni poche ore.
Poi
invece oggi lui ha chiesto di uscire a camminare presto, prima delle
partite, per sfruttare le ore di luce. Pronti via, io che stanotte,
come sempre se lui mi lascia sola, avevo dormito forse quattro ore, e
distribuite in modo folle: 23.30 – 01.30 e 05.00 – 07.00, mi sono
messa su la felpa rossa, che è l'unica cosa dell'Ingegnere che
ancora mi gira attorno, e mi sono fatta i miei bravi chilometri , con
un bel dolore addominale da ciclo, il mio dente rotto, e il respiro
trattenuto di quando ho paura che voglia parlarmi e mi distrugga la
vita con una frase.
Ed
eccolo, il miracolo. Le foglie gialle e rosse, il cielo uggiosetto,
il sole non tanto caldo, il silenzio della domenica. E l'autunno mi
ha reso felice. Eh sì, lo so, non era l'autunno. Era lui, ancora e
sempre e solo lui. Che guardava gli annunci “vendesi” sulle case
nel quartiere nord. E cianciava della qualunque.
Non
la poso, la zavorra, ma è la mia zavorra.



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