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venerdì 16 ottobre 2015

A grande richiesta

Le due ricette più richieste dopo gli assaggi della settimana. Ma se a cucinarle non ci sono i micidiali bsmbinetti della mia seconda e i miei tormentati preadolescenti di terza, non sono sicura che possano venire bene.





mercoledì 14 ottobre 2015

Cioccolato fuso

Una delle due nuove colleghe di Inglese, la Caramella, sta sororizzando con me. Non è niente male, a dire il vero, è una che non gira con un palo nel chiulo come altre colleghe, questa dice "ohccheppalle, oggi devo interrogare!!! Dai ma l'intervallo non può durare così poco, su!" E non disdegna di arrivare a piedi fino al bar per farsi un caffè. Però poi lavora, eh. Si muove bene, ha esperienza.
Solo che ha sororizzato così bene da passarmi la simpatica gastrointestinale che i suoi figli hanno avuto la settimana scorsa.
 
E qui si vede che le cose sono cambiate di brutto, perché, a parte infilarmi sotto il piumino sabato alle cinque e mezza di pomeriggio e dormire fino alle sette di sera, in realtà me la sono fatta tutta in piedi. Imbottita di antiemetici, sono andata a lavorare, a yoga e anche a cena fuori con il Borbone Gentiluomo e due sue colleghe. E ho portato e riportato la figlia in e da mille posti senza mai chiedere il cambio al marito. 
Arrivata a lunedì con al mio attivo 80 ore circa di malessere abbastanza atroce, e le gambe molle, avevo qualche dubbio sul fatto di poter gestire il laboratorio di cucina, da me stessa medesima previsto per martedì.
Essendo, oltretutto, martedì, il giorno in cui due terzi della scuola partivano per l'Expo di Milano, portandosi via quasi tutti i prof, e alla domanda "ma tu per esempio potresti coprire parte del pomeriggio?" io avevo risposto sì, per poi ritrovarmi a firmare tre ore di supplenza di fila e essere l'unico docente presente nell'edificio dopo le ore 15 e 30, con una pluriclasse da trenta persone. Che stranissima sensazione, tra l'altro. Come fosse casa mia, e come fossi persa su una montagna del Bhutan, al tempo stesso. Boh. Arrivando a casa ho avuto una botta di magone. Che sentimentale del cazzo che sto diventando.

Comunque. Ieri mattina, grazie a Dio appena guarita, arrivo con dieci sacchi del supermercato e prendo possesso della cucina. Per due giorni di fila, solo perché io sono la veterana del laboratorio che sa dove mettere le mani e loro invece sono nuove, scattano ai miei ordini prima la Bottadicoca, poi l'Impeccabile, e perfino Fraulein Hitler, oltre a un numero imprecisato di bambinetti più e meno imbranati. Risultato: due quiches di zucchine e crescenza, due crostate, un'enorme torta ebraica al cioccolato e arancia (ricetta veramente spaziale della Bottadicoca), crepes dolci e salate, pere Belle Hélène, muffin cioccolato e banane.
Sarebbe a dire spuntino dolce e salato per tutti i presenti, comprese bidelle e segretarie, ieri mattina; "colazione" di stamattina, intesa come assaggino di crostata e torta al cioccolato, per la mia terza rientrata zuppa dalla tirata milanese sotto la pioggia, e per i prof; altro spuntino per tutta la scuola stamattina; e ce n'è ancora per la "colazione" di domani. Cioè, presi dal sacro fuoco, abbiamo cucinato in tempi e dosi così generosi che è avanzata roba da mangiare, in un edificio pieno di bambini: un record. Satana, che in occasione della preparazione delle crepes sfodera un talento divino, è stato due ore d'orologio davanti ai fornelli, a gestire due padelle insieme. Alcuni non hanno la manualità di sbucciare una pera o fare a rondelle delle zucchine, per non parlare del servire le mie elegantissime pere con cioccolato fuso, panna e gelato dopo averle spatasciate, maltrattate e sbattute nel piatto così tanto da farle assomigliare a un budino dell'ospedale vomitato. Ho detto cose irripetibili su come sarebbero stati espulsi da qualsiasi scuola alberghiera, e invocato lo spirito di Simone Rugiati, che venisse a sfotterli per la loro magra abominevole alla prova di presentazione.
Si sono lasciati maltrattare felici.

Ora. Nella lista dei motivi per cui non me ne posso andare da Scuolina Rosa figurano: il fatto di attraversare i corridoi con addosso un grembiule, in mano un vassoio di muffin caldi, della farina su una guancia, attorniata dai ragazzini che hanno il cioccolato fuso fin sulle sopracciglia; il momento splendido in cui chiedendo educatamente permesso ("se lo dite in giro, vi faccio sospendere") mi ficco in bocca il cucchiaio con cui abbiamo spalmato la marmellata di pesche o la Nutella e vedo le faccine illuminarsi di simpatia; la mezz'oretta di calma in cui restano in pochi a pulire e magari si parla a cuore aperto del più e del meno, senza ruoli, senza cattedra; la scoperta di un alunno che in classe si agita come un posseduto o si distrae di niente, e in cucina invece è preciso, sereno, a suo agio. Sono giornate di felicità intensa e innocente. Il massimo dei massimi è ricevere nel frattempo la visita di un prof in pensione, o di un exalunno grande: che, regolarmente, alla vista della cucina inondata di marmocchietti imbranati e al riempirsi le narici del profumo di crostata e biscotti, ha un momento proustiano e si commuove.

Di stamattina mi resterà la prima mezz'ora. Quando sono arrivata in seconda, ho visto che erano in pochi perché, dopo le dodici ore di file, visita in piedi, e pioggia battente, molti stamattina erano a pezzi e non si sono alzati. Allora ho annullato il tema in classe e preferito continuare con le ricette tutti insieme.
"Prima però voglio sapere una cosa. Brad, l'hai tirata tu la matita che è finita in faccia a Orsetta, vero?"
Ecco, Brad Pitt quello vero, da piccolo, quando lo sgridavano e si vergognava tanto che gli veniva da piangere, ve lo figurate quanto poteva essere da mangiare di baci? Questo qua appunto era così. Occhi azzurri pieni di lacrime, deglutizione faticosa, pallore mortale. Annuisce muto e attende il destino che, sicuramente, a giudicare dalla sua espressione disperata, sta per polverizzargli la famiglia, la casa, la vita.
Il destino in questo caso sono io, e detesto iniziare la giornata facendo piangere un dodicenne. Ma dura lex etc. Quindi dico in termini semplificati al ragazzino che credo che sia poco furbo, dopo che i tuoi ti hanno spostato da ScuolaFiga dei Quartieri Alti, dove morivi d'ansia, in una scuola tranquilla dove stai bene con la tua classe, portare a casa una nota che dice chiaro che te ne approfitti e esageri.
Posso vedere, come se avesse la fronte di cristallo, che Brad Pitt pensa a una punizione esemplare tipo accademia militare e si chiede se sia il caso di fare testamento. Invece faccio una cosa strana e gli chiedo di scriversi la nota da solo, cosa che fa, in calligrafia ordinata, riuscendo a non bagnare la pagina di lacrime, perché tiene i denti stretti e risponde solo a cenni, ma guardandomi con un'espressione che dice "oh no ti prego mi sento una merda, mi stavi anche simpatica e non volevo deluderti, oddio scusa, come ho potuto". Roba che io mi devo allontanare di corsa dal suo banco, altrimenti gli stamperei un bacio secco in fronte e gli comprerei le caramelle.
"Informo i miei genitori che l'altro giorno durante la lezione ho tirato una matita che è arrivata in faccia alla mia compagna F. Non ho detto che ero stato io e così ho fatto prendere una nota sul registro a tutta la classe." Gliela firmo, gli chiedo di portarla controfirmata, andiamo in cucina.

"Adesso qualcuno porta le crostate alla mia terza" dico.
"VADO IOOOO" strillano.
"Ah no, vado io" rispondo, "altrimenti finisce come ieri, che alcune crepes sono partite ma non sono mai arrivate..."
Poi ci ripenso: "No anzi, ci mando Brad Pitt. Che ne ha già combinata una e adesso non si sognerebbe mai di farmene un'altra, vero?"
Che bello, vedere le nuvole sparire dagli occhi azzurri. Parte come un soldatino. Per il resto della mattinata, ce l'avrò attaccato al fianco destro come un'ombra, al bancone della cucina, in mezzo a dieci ragazzini ululanti che si fanno dire le cose sei volte eseguirà, in un silenzio trappista, qualsiasi mia richiesta nell'attimo in cui la formulerò, e non lo sentirò mai nemmeno respirare.

Vado a omaggiare di persona la terza, durante la distribuzione della crostata. La Boscaiola ha già fatto capolino in cucina per salutare, sorridendo. La Vagabionda, quando arrivo in classe, mi viene incontro a braccia tese. "Bisogno di coccole?" chiedo sorpresa. "Sììì." E mi ritrovo così sollevata di vederle lì tutte e due, contente di essere a scuola, che la abbraccio davvero.

Stasera, in salotto da noi asciugano sullo stenditoio una dozzina di grembiuli. Domani lezione, ora basta giocare col Dolceforno, cazzo siamo indietro, scattare, fuori i quaderni. Pomeriggio coi genitori in riunione e, mannaggia, non ho scritto i Pdp e neanche i progetti, scadenza per la presentazione: domani, vacca maiala.  Eh. Qualcuno vuole un muffin?

Ah scusate. Guardate con che grembiule si è presentato Satana, per la serie: paraculi fin da piccoli. Ma, in effetti, è il Michelangelo delle crepes, per cui gli abbiamo perdonato il full frontal.












 

Al cuore, Ramon

Okay. Ieri avevo 4 ore di lezione. Ho fatto le prime 2. Poi sono uscita alla fine della sesta. Perché le 4 successive le ho passate a gestire, con un vicepreside molto preoccupato, il fatto di avere 3 (TRE) alunne che si sono inflitte tagli con il cutter. Una aveva uno sbrego di 15 centimetri su un avambraccio.

E la cosa più brutta è che delle tre questa è l'unica che sta zitta e non dice perché. È la nostra boscaiola bisessuale dichiarata, coi capelli strani. Che non avevo mai visto piangere e che ha il pelo sullo stomaco di fare a ME scena ostinatamente muta, una volta, prova di resistenza, per 75 minuti.  Ma ha pianto quando le ho preso la mano gentilmente per girare il braccio e esaminare di nuovo la ferita. Ha pianto anche mentre continuavo a tenergliela, la mano.

Dopo la vista delle ferite, lo spiegone in classe e la discesa in presidenza, in piena crisi isterica, di padre e madre della Vagabionda, mi hanno dovuto dare dieci minuti di bonus per farmi bere un caffè battendomi su una spalla. La Bottadicoca, che sul serio sta diventando mia amica, si è fatta carico di fornirmi in fretta e furia un argomento del più e del meno su cui concentrarmi, mentre io stupefatta realizzavo che avevo il labbro inferiore che tremava. E non mi ci hanno MAI vista, così. Tolte le occasioni strettamente legate alla morte della Compagna Collega.

Poi dopo poco il Gigante torna a cercarmi per dirmi che anche la Gnocca ha dei tagli. La aspettiamo insieme, parlando, un bel po' sconsolati, mentre fa la prova di Tecnica. Poi lui, che ha lezione, me la lascia. Questa ha meno recriminazioni esplosive sulle persone che ti ghettizzano perché sei bisex, rispetto alla Vagabionda, e una parlantina che compensa abbondantemente il mutismo doloroso della Boscaiola. Parla a ruota libera e intanto trema come un pulcino.

Adesso tra me e il vicepreside è insorta la questione se affrontare l'argomento sessualità con le famiglie. Lui dice che preferirebbe sapere. Io dico che devono essere le ragazze a parlare. La Boscaiola non ha niente da dire che a casa non sappiano già. Le altre due potrebbero essere solo molto confuse.

Tutte e tre stanno male, però. Con una differenza. La Gnocca è in una classe-caserma di machisti, caciaroni, infantili, simpatici e svegli per carità, ma insomma, persino io lì ho dato una nota di classe sul registro. Per un mozzicone di matita volato durante una lezione, tra l'altro in faccia  a Orsetta Marrone. E, ahiahia, nessuno ha rivendicato il gesto insano. Ma Brad Pitt, durante l'interrogatorio, era bianco come un lenzuolo. Qualcosa mi dice che a casa Pitt non la prenderebbero bene se portasse una notazza dalla scuola dove lo hanno trasferito per farlo andare a lezione sereno. Insomma, la Gnocca ha compagni di classe che vanno ancora civilizzati (che cazzo ha fatto per UN ANNO INTERO la mia collega Stepford Wife?).
Invece la terza C della Boscaiola e della Vagabionda, in occasione della scena penosa in cui ho fatto tirare su le maniche a entrambe, e poi le ho fatte parlare (una, l'altra piangeva), ha dato ottima prova. Seri, forti, compatti, non una parola fuori posto, partecipi senza drammatizzare. Anche Jojen, il nuovo arrivato da Scuolafiga delle Classi Alte, ormai è parte della classe e ha coccolato la Vagabionda, sua compagna di banco, non prima però di essersi alzato sulle sue assurde gambe da trampoliere per andare fino al banco della Boscaiola, a batterle amichevoli buffetti sulla schiena, con sincera simpatia.
E così l'ho detto: "Sentite, VOIALTRI, prima che vada devo dire ancora una cosa: siete una classe coi fiocchi,veramente". Al che i fotoni del sorriso di CCCP, che già normalmente sono rilasciati in quantità di tutto rispetto durante le mie ore, hanno dato un lampo che ha attraversato la classe, tipo quando prendi in pieno un autovelox. Non che fosse l'unico che sorrideva eh. Io invece a sorridere non ce la facevo. Ma quando ce vo', ce vo'. Sono davvero in gamba, i rospetti.

Sulla porta, partiti i pullmini, io e il Gigante ci salutiamo stancamente.
"E questo era il lunedì", mormoro io.
"Era il lunedì", ripete lui.
"Ciao, a domani."
"Ciao."

Come direbbero alcuni exalunni, poi boh, tipo che stamattina mi sono candidata per il Consiglio di Istituto.




giovedì 8 ottobre 2015

Then I will love what (s)he becomes

E adesso è ottobre.
Ho le gambe di legno e questa strada che tanto amo, che fa il giro delle colline a nordovest della città, mi pare un calvario, pur con le sue ville di mattoni rossi, le sue staccionate all'inglese che dividono i paddock, le foglie gialle che punteggiano i rami ancora verdi.

In questa magnifica giornata di tiepido sole, la Princi smaltisce con una bella dormita le fatiche del nuovo corso di nuoto e dei giochi matematici del progetto Diderot. Sanguedelmiosangue, dopo aver superato brillantemente il periodo di prova, nel suo caso durato circa 40 minuti, è stato ufficialmente assunto, a un anno da che ho licenziato Tuttapanna che non mi dava sufficiente continuità, quindi ora è nel mio ufficio a smazzare faldoni.

Io ho lavorato alle sudate carte martedì, poi ho avuto una di quelle serate in cui l'Uomo, la mia personale fetta di sole in questa vita, mi sbatte in faccia le cose che, finchè vivremo qui quantomeno, dovremo pagare. E mi ributta giù nel buio.
Stavolta, dalle pagine locali di un quotidiano, un ben noto viso ci fissava e lui prima me lo schiaffa davanti e poi, con raffinato sadismo, si alza per fare una telefonata, serafico, mentre io sto lì impietrita con le guance ustionate dal rimorso. Scenario: la zona bar delle piscine. Temporaneamente trasfiguratasi nel grigio New England di Hawthorne.

Poi beh, diciamo che gli ultimi mesi, e le conversazioni delle sei di mattina con Agatha, la mia amica whatsappica del lontanissimo Nord Europa, mi hanno insegnato tanto. Così sollevo i miei molti chili di tristezza, colpa e smarrimento dalla panca e mi sfilo le scarpe per entrare nello spogliatoio, dove la Princi sta asciugando i suoi bellissimi capelli ormai lunghetti e vaporosi.
Diciamo che ormai sono addestrata a piangere solo lo stretto indispensabile, e di certo non più perchè ho subito un rapimento da parte di quella creatura ultraterrena. Piuttosto piango per tutto quel che assolutamente non sono più in grado di capire, evitare o quantomeno attutire nella mia, ora terrenissima, per non dire ctonia, esistenza attuale.
Comunque, quando arrivo a piedi nudi, buongiorno verruche, dalla Princi, le due lacrime di numero che mi hanno scottato le palpebre nel breve spostamento si sono già asciutte, come direbbe mia figlia.
E il resto della serata passa senza intoppi davanti a una pizza, il che, dice Agatha, dimostra molte cose. E, secondo il resto dell'universo creato, dimostra una cosa sola, e incontestabilmente: che sono una povera scema.

Ma io tengo duro. E anche mercoledì, dopo un po' che cammino sentendomi da schifo, totalizzo i miei 45' di aria aperta e attività fisica. E al ritorno si sa che ci sono i capelli da lavare e tante cose da finire, e anche a stasera dai che ci siam quasi arrivati anche se è ottobre.

Questo penso. Ma c'è una sorpresa, la sera. Non al cinema, dove arriviamo in ritardo per vedere "Inside out" e l'Uomo è molto scocciato, perché abbiamo perso il cortometraggio iniziale, che lui ha già visto. Io gli chiedo di cosa parlasse, mi risponde "di due vulcani, ma bisogna vederlo, non si può raccontare". Allora gli prometto che tornerò a vederlo e sento che è contento. La sorpresa ce l'ho quando, rientrando, ne trovo una versione parziale su Youtube.

(Che stai facendo, esattamente, Uomo? Va beh. Io, comunque, ti amo.)

martedì 22 settembre 2015

Primi spunti - 3

"E adesso che abbiamo scritto la frase facciamo quello che facevamo già l'anno scorso..."
"...sbagliare."
Vocione che proviene dalla taiga: è la versione 3.1, potrnziata a livello ormonale, di  CCCP, la gioia della mia vita in questa terza.

Ah, mi sono innamorata. In seconda. Di Attimo Fuggente. Che sembra uscito dal suddetto film. Ciuffo bruno, pallidino, fragile, poco concentrato, ma mica scemo. Quando ride è stupendo, ma lui non lo sa. Le ragazzine sono impallate per Brad Pitt, ovviamente, e per i bei ragazzi alti della terza A (i fratelli piccoli di Winnie Pooh, Atreiu e Huck Finn, e un paio di loro compagni). Io punzecchio Attimo Fuggente: "caffè? Cappuccino? Su su sveglia!!" perché al mattino è nella nebbia fitta.

In seconda c'è Satana, ma in prima c'è Belzebù. Penso che ci ucciderà tutti. È tremendo.
Paddy è un DSA grave. Portato dalla sottoscritta in primo banco, d'urgenza, a metà della prima lezione seria di Geografia, ha smesso di alzarsi. Ma resta indietro come Tarzan a un pranzo di gala.




domenica 13 settembre 2015

Primi spunti - 2

In prima sono cinquemila, o almeno tali sembrano.

E sono PICCOLISSIMI. Soprattutto se rapportati agli exalunni che per tutta la settimana hanno descritto ampi giri a passi rilassati e distesi nei corridoi, perché le superiori iniziano dopo. E' difficile credere che anche questi cosini implumi, questi gattini abbandonati nello scatolone, diventeranno altrettanto grandi e spavaldi.

E ce n'è uno che si chiama come il santo protettore dell'Irlanda, ed è biondo come un bambino anglosassone e viene da una famiglia troppo numerosa e scalcinata, come appunto gli emigranti irlandesi. Perciò lo chiameremo Paddy.
E ce n'è un altro che chiameremo Lexotan, perché ha tutta l'aria di averne bisogno. Fisicamente, è la versione maschile di Mercoledì Addams. Ma più ansioso.
E mille bimbe castane di varia etnia e provenienza ma tutte uguali uguali uguali, per cui spiccano la cuginetta di Punta di Diamante, che è castana pure lei ma con due fanali celesti, talmente grandi da essere destabilizzanti, al posto degli occhi, l'unica mora che chiameremo Frangetta, e le rare bionde. Di cui una sembra la Fatina dei Fiori. E l'altra è la mia strappacuore di quest'anno.
E' piccola in modo assurdo. Ha la coda mossa e un po' sfatta, e gli occhi azzurri, ha gli occhiali, ed è tutta un tic nervoso. Hffh hfffh. Tira su col naso. E dicono le maestre che quando è tesa scatta anche con la testa, verso la spalla, da non riuscire a scrivere. Hffh hffh. Me la mangerei di bacioni, di quelli con lo schiocco proprio. Non so ancora come chiamarla, ma ha anche un nome incantevole che più adatto a lei non si potrebbe. Ed è sveglia, sarà nevrotica quanto si vuole, ma fatevelo dire, io e lei insieme faremo grandi cose. Devo trovarle il soprannome più bello e tenero del mondo. Aiutatemi.



giovedì 10 settembre 2015

Primi spunti - 1

In seconda già vedo che sarà croce e delizia.
C'è la piccola dislessica disprassica che però ci mette coraggiosamente del suo meglio.
C'è Orsetta Marrone, sorellina di Orsetto Marrone, che va in ansia quando sbaglia. Anzi, va proprio in ansia quando risponde, parte convinta poi si accartoccia.
C'è Satana. Ebbene sì me lo sono ripreso, uguale identico a quando l'ho bocciato.
C'è la Gnocca, che però è anche in gamba.
C'è Brad Pitt. Che è quello che l'anno scorso aveva attacchi di panico urlati a metà corridoio (più verso la porta) e nooo nooo io voglioandareacaaaasaaaa. Frutto di un anno quasi intero a Scuola Fica dei Quartieri Alti. Dove allevano la super razza, primi in tutto, pieni di soldi, pieni di boria, primi alle gare, criteri di valutazione da liceo. I Fiumi di porpora, se capite cosa intendo. Infatti qui sta benone e quest'anno si è iscritto anche un suo compagnuccio di pallone, l'Albarino. Che è grazioso, castano e tutto firmato, e impostato in modo militare da accademia ufficiali, tanto quanto Brad che è biondino, tutto firmato e perdutamente, rapinosamente, quasi fastidiosamente bello, come Brad Pitt quello vero.
"Voi due la fatica non la temete, tanto, prima di andare a scuola, flessioni nel cortile alle sei e mezza di mattina sotto la pioggia, l'anno scorso, no?" Brad mi guarda con aria pensosa. L'Albarino mi sorride grato.

lunedì 31 agosto 2015

Il campanile è sempre lì

Quest'anno saranno 70.

Tre classi. Nella più numerosa, ovviamente quella dei primini, Castagna avrà un'ora sola a settimana.

E 3, forse 4 insegnanti di sostegno. L'Inutile, lo Stronzo, il Terrore dei Sette Mari, di sicuro. Poi magari, se rimane un ciccinin di compassione al Buddha Manjushri, l'Impeccabile.

Un bel pacchettino mi hanno confezionato. Poi vi esplico perché me lo aspettavo. Diciamo che agli orali ho avuto una bella sorpresa, del genere candelotto di dinamite "anonimamente" recapitato nel posteriore, da parte di due esimie colleghe. Per cui mi sono presa platealmente a cornate in sede d'esame con la commissaria che, ovviamente, era la neotrasferita preside C.
E indovinate chi ha preso la reggenza quest'anno...

Eh già.

Paesino di Sogno fa la festa patronale con sagra, marcia non competitiva, orchestrine e fuochi d'artificio. Castagna ha spiegato alla Princi il motivo per cui, soprattutto assente l'Uomo, non ci può andare. Ripiegheranno, presente l'Uomo, sulla festa di Piccola Svizzera dove Punta di Diamante le ha caldamente invitate.

Il campanile barocco è sempre stupendamente lì che si staglia in cima alla collina e Castagna lo vedrà di nuovo dalla sua aula, cioè da una delle tre. Che si trovano, con assoluta coerenza, in tre diversi corridoi.

Sarà un anno molto lungo.


domenica 23 agosto 2015

Salti nel tempo

"La professoressa Castagna!"
Ummadonna e chi è questo marcant... non ci posso credere. Mai più incontrato in quattro anni. Eppure eccolo qua.
"Ommioddio ciao. Come stai? Quanto tempo..."
"Bene prof. Sono un po' cresciuto..."
"Vedo."
Inevitabile. Le ragazzine sedute sul muretto da cui è sceso sono tutte voltate verso di lui come girasoli.
"Comunque tutto bene... solo che ho fatto una cazzata."
"Tipo? "
Mollare la scuola non può essere, non lui. Ma non faccio in tempo a formulare ipotesi perché, come se fosse una qualunque mattina di scuola immediatamente di seguito a tutte le altre, mi ha completamente catturato nella sua conversazione e va a raffica. 
"Perché sono andato all'istituto tecnico."
"Eh."
"E non facciamo niente in quella scuola. Voglio dire... non c'è niente... per me."
I muscoli sono aumentati, la consapevolezza di avere un cervello che basterebbe da solo a far funzionare un centro ricerche invece è la stessa.  Non facciamo giri di parole, finte modestie, ma nemmeno spariamo cazzate. Non è borioso e io sono serissima, sappiamo di parlare oggettivamente, come quel giorno in cui con calma gli ho spiegato che lui ragionava come un professore, non cone un alunno, e le sottigliezze su cui si fermava non erano pane per i suoi compagni.
"Eh lo so... ma uno può anche essere il più bravo dell'Itis, eh."
"Sì ma... ho sbagliato."
"E beh adesso finisci, ancora un anno,no? E per dopo, cosa pensi di fare?" 
"Avrei un progetto, ma va beh."
Esita. Io aspetto. 
"Se me lo vuoi dire..."
Fa un sorriso caldo come il sole e decide di dirmelo, con la stessa fiducia con cui mi parlava a tredici anni.
"Vorrei entrare nei vigili del fuoco, prof. Ci terrei proprio."
"È una buona idea! Devi fare il concorso, dopo il diploma, no?"
"Sì ma è difficile che prendano, entrano in pochi."
"Beh però vale la pena provare, no?"
"Senz'altro. E se non mi prendono, vado al Politecnico, prof. Tanto io... beh, io lo faccio, il Politecnico."
"Oh sì, tu sì."

Signore e signori, Punta di Diamante. Quattro anni dopo. 







mercoledì 5 agosto 2015

D(')estate

Castagna sta sperimentando la prima estate della sua vita quasi interamente passata in città.
Data la sfiga galattica che affligge i suoi spostamenti (macchine rotte/rubate/ritrovate distrutte/nuove che si guastano/sostitutive a singhiozzo) non ci giura, che la settimana prossima riuscirà finalmente a togliersi dalla rovente Padania.

Se ci riesce a livello logistico, spera di riuscirci anche a livello di testa.

Ma sappiamo tutti che anche la marmitta mentale, il carburatore psicologico, il radiatore emotivo, sono a rischio di mollarci strada facendo.

Non va bene, ecco. Continua, da troppo tempo, a non andare bene.

Non esiste più limite all'insonnia, che ormai mostra il giro completo dell'orologio. Non esiste limite ai luoghi in cui ci si può mettere a lacrimare in silenzio, ma il supermercato e il centro commerciale si confermano i più rischiosi. Non esiste una fine agli scambi di messaggi notturni con Sanguedelmiosangue che, pure lui, passa una fase di curve sentimentali niente male.

La domanda "dormi?" su Whatsapp ormai compare alle tre, alle quattro, alle sei meno venti. Stanotte anche Grande Pagliaccio, che dormiva con suo figlio durante una delicata fase di spannolinamento notturno, alle 03.17 era online, causa pipì preventiva.

Peraltro, i desolati amici di Castagna ormai stanno pian piano cedendo le armi. Il lungo viaggio dell'Uomo alla ricerca di se stesso continua, e Castagna ripete ormai all'infinito le stesse cose, per mancanza di nuovi elementi. Come aiutarla, dato che il consiglio più spesso fornito: "ma mandarlo tu a fare in culo no?" viene recisamente respinto? Come sostenerla, visto che deve per forza di cose aggrapparsi a singole frasi, a brevi gesti spesso contraddetti da tutto il resto della situazione e del comportamento? Come sollevarla da tutto il suo indefesso rimuginare, se anche dormendo il suo stanchissimo cervello PENSA? Non sogna. Pensa.

Avete presente quando andate a dormire con un problema che non avete risolto, e al mattino la soluzione è di fianco alle pantofole, subito davanti ai vostri occhi? In un memorabile, deprecabile caso, tempo fa, una notte sono andata a dormire con il dilemma di dove incontrare una persona senza compromettermi, e contemporaneamente con in testa la scaletta di un'attività scolastica da gestire il giorno dopo, e al mattino le due istanze diverse si erano incontrate, piaciute, e riprodotte, figliando una soluzione che le metteva a posto tutte e due.

Ecco, mi succede una cosa del genere. Il mio cervello si spegne come per un blackout dopo un'intera giornata di pensieri e domande, e al mattino mentre apro gli occhi il filo del discorso è già lì che prosegue. Solo che in queste mattine aride e grigie non c'è la soluzione, perché quella purtroppo non dipende da me.

O forse sì.

Il punto è. Okay. Ci siamo fatti male oltre ogni possibile perdono. Ma siamo qui a parlarne. Siamo qui, anche se tra me e lui ci sono chilometri e ore intere di silenzio: la giornata non passa mai senza un contatto. Il colpo di pinna della megattera sull'acqua. Per guidare il piccolo che la segue nelle mostruose, assordanti correnti oceaniche.
Non sappiamo se ci sia, la soluzione.
Ma io ho tre certezze, molto accartocciate e sgualcite, ma imperiture. Sono sua moglie, questa è la nostra famiglia, e non è ancora finita. Quindi su queste devo puntellarmi per non sprofondare nelle sabbie mobili.

Pertanto,

Io sono qua. Ora mi sposto qualche giorno, per riprendere le forze, e lui sai che le vorrei riprendere standogli vicino, e che ora non possiamo. Ma sono qua. Qua mi troverà. Contraddizioni, difetti, paure e sbagli compresi. Ma troverà anche quello che sono diventata, una volta messa di fronte al reale rischio di perderci.

E un'altra cosa. La Princi. La Princi sta per scendere in campo. Dopo aver mantenuto una regale, sdegnata neutralità, per settimane, ieri è sbottata.
La mia tigre.
Il mio drago dell'antica Valyria.
Se non ci riesce lei, a fargli VEDERE cosa succede, non so chi altro.

La settimana prossima saranno in vacanza loro due soli, in montagna. Davanti al grande, divino monte dal fianco geometrico che io venero da quando riesco a ricordare. Sotto i tramonti al confine francese, con il suono del vento tra i pini, con il profumo delle piante selvatiche.

Io sarò nel mio Tibet, spero. Altri colori, altro paesaggio. Vivo nel terrore che mi diano la stessa stanza dove, anni fa, abbiamo festeggiato rumorosamente, in una notte calda, il suo passaggio in ruolo. Ma sentirò la sua mancanza in ogni dove. Poco cambia, in effetti, il letto in cui dormo.

Poi torneremo qui. Chissà se uguali o cambiati. Chissà se in due, in tre, uno solo, una sola. Chissà.

L'altra sera, con la Tipa, si messaggiava di concerti degli U2 e di andarci noi ragazze quarantenni, o di mandarci Princi e Cuba Caliente (eh già... poi vi aggiorno) e di chi è possibile, ahimè, incontrare a un concerto del genere. "Ma in tutto una stadio???" inorridiva lei. E io: "Ma no dico ma ce l'HAI presente la sfiga che ho?"

La Tipa insisteva. Io le confessavo che adesso, no, ma proprio NO, sentire Bono cantare Stay, If God would send his angels, Staring at the sun, e peraltro nemmeno il repertorio precedente, With or without you, Where the streets have no name, All I want is you. Che, scherziamo? Ma se a me viene voglia di suicidarmi al solo sentire una suoneria di cellulare  o il jingle di una pubblicità.

E si parlava di gente che non si fa problemi del genere. E io dicevo che no, non esistono solo gli uomini che non si fanno problemi. (Io in particolare ho una chiarissima capacità rabdomantica di individuare solo quelli che se ne fanno troppi: un giorno vi racconterò di Bon Jovi, il mio flirtino sulla nave, quando avevo 17 anni. Fin da allora si vedeva che io, uno che si buttasse a capofitto senza paracadute, non lo avrei mai incontrato, e che dei due, nella coppia, quella che quando parte per la tangente si lancia davvero, sebbene nella quotidianità sia una palla di fobie e paturnie varie, sarei sempre stata io.)
Da lì si passava a parlare del credere nei miracoli. Celo. E nell'amore cieco. Celo. E nella passione travolgente. Celo, celo, celo.
Finchè mi usciva la seguente definizione: "Io ho scoperto che ci credo tantissimo [nell'amore]. Non come idea, proprio come forza che muove la natura. Tipo il vulcanesimo"

Sarà per quello che confido nel potere dei luoghi. Dei monti. Delle campagne toscane.

Mah. Magari resterò sola come un cazzo di inutile cane sull'autostrada, ma di certo non smetterò di avere una fervida immaginazione. Infatti ho ripreso a scrivere. Almeno quello.