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sabato 24 settembre 2011

Il seguito della storia

Ve l'ho detto che 'sta settimana era un incubo...
Comunque vi devo il resoconto di com'è andata a finire l'altro giorno.

1. La denuncia sociale

La professoressa si trasforma in un'idra a sette teste (non nove, perchè abbiamo otto classi e in una ero appunto appena entrata) e, lanciando i lunghi colli a serpeggiare per i corridoi, infila una testa per ogni classe, andando a dire a tutti cos'è successo e chiedendo al grande eroe che reagisce al controllo antiscopiazzatura con le intimidazioni di stampo mafioso di farsi riconoscere, prima che la cosa passi in mano al vicepreside e diventi un problema di tutta la scuola. Orrore dei colleghi, che vedono, come del resto vedo io, in questo gesto un segnale pessimo.

2. La bella sorpresa: la preside collusa

All'intervallo non è ancora venuto nessuno a cercarmi. Io ho fatto lezione in I A dopo aver dissuaso le creature dal compiere indagini, fare ipotesi strampalate e cercare indizi.
Mi si avvicina la preside:
"Non è saltato fuori il responsabile?"
"Non ancora. Ma se non scopriamo chi è cosa facciamo? Voglio dire... non possiamo mica lasciarla passare così!"
"Eh però è un po' un problema, ci sono ragazzi che arrivano magari coi genitori alle otto meno uno, e loro non possono essere stati, per cui..."

Non ci credo. Non ci credo. Sta dicendo che se non si autodenuncia nessuno questa cosa passa in cavalleria?

La fulmino con gli occhi, stringo le labbra e non dico niente. Almeno si fosse sbattuta a farlo lei, il giro per le classi. Per fortuna che il Gigante deve aver provveduto a rincarare la mia dose. Comunque alle dieci passate, mentre io mastico amaro in sala professori, non si è ancora visto nessuno.

3. La dura lex

Poi compare una faccetta nordafricana visibilmente tesa. Mai visto nè conosciuto. Si autoaccusa. E' un alunno di terza dell'Inflessibile.
Mentalmente inneggio all'Inflessibile e ai rigidi standard morali che cerca di instillare nelle sue classi.
Gli comunico a) che non capisco cosa sperasse di ottenere b) che ha fatto bene a autodenunciarsi c) che devo dargli una nota sul registro. Gli si riempiono gli occhi di lacrime, passa chiaramente sul suo viso il pensiero: "ma come, io mi costituisco e tu mi punisci?"
Ho alternative? No. E infatti glielo spiego.
La nota gliela mette l'Inflessibile, da me controfirmata, dopo che lo ha tenuto in corridoio un quarto d'ora a cercare di farsi spiegare i motivi di un gesto del genere.

4. La frecciata

Passo la mattinata in sala prof, ci sono mille cose da fare, poi quando viene la preside le dico che abbiamo trovato il responsabile, abbiamo applicato la sanzione, e aggiungo: "Naturalmente mi sono complimentata con lui per essersi preso le sue responsabilità e HO FATTO FINTA che in caso contrario avremmo preso provvedimenti su tutta la scuola."
Ride, bella stella.

5. La riflessione

Dopo un'intensa oretta di scambi tra gruppetti di colleghi, tra colleghi e preside, etc, la sala prof si svuota, e restiamo io e la Compagna Collega.
Io: "Posso dire una cosa che deve restare in questa stanza? Io come insegnante ho ancora molto da imparare, ma ho già chiarissimo come NON mi comporterei se fossi una dirigente."
La collega ride, mi stringe una spalla, e va via.

6. La consolazione

Almeno, così, c'è stata, il giorno dopo, la possibilità di parlare con la II C dei valori importanti nella vita, del mondo dei furbi, del tentativo fatto da genitori e professori di educarli a qualcosa di meglio dello schifo che attualmente ci circonda.

7. Nota bene

Lunedì mattina rifaccio il giro delle classi nella mia mezz'ora di sorveglianza. La testardaggine a casa mia è considerata una dote.

4 commenti:

Susibita ha detto...

Idra...haha...potrei decidere di chiamarti così d'ora in poi!!

Hai fatto tutto correttamente, credo.
A parte il fatto di non avergli appioppato i Malavoglia, chiaro ;D.

Un abbraccio...

Susibita

Castagna ha detto...

:-)

Fede ha detto...

Beh, che classe e autocontrollo, immaginavo spargimenti di sangue efferatissimi.

'povna ha detto...

Brava Castagna. In tutto. Ma mi è piaciuta in particolare quella frase: "Ho alternative? No. E infatti glielo spiego.".
Ieri ho discusso con una cara collega a proposito delle alternative (presunte) alla dura lex. Con scarsissimi risultati se non di alzare la voce entrambe. Eppure dovrebbe essere così semplice: essere inflessibili vuol dire educarli al meglio, di fronte allo schifo che c'è. Farla passare una volta, anche una sola, abituarli che dappertutto, con un po' di occhi dolci, ci sono eccezioni.
Ma dico: è così difficile da capire?!