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venerdì 25 maggio 2012

Cronache dall’esilio season two: Cose senza le quali non ce l’avrei fatta / ce la starei facendo

Mio cugino, i dadini di grana padano e il cappuccino solubile

Mio marito, la sua idea geniale di andare a cena nei posti di quando eravamo appena diventati una coppia, il divano di Asti e Game of Thrones

Mia madre e la nostra comune capacità di resuscitare mia nonna e dire malignità a nastro ridendo con ghigno satanico

La Fata Pugliese e il suo caffè nero come l’inferno

Mia zia e i suoi occhi buoni

Mio padre e la sua testardaggine nel credersi immortale

La mia gatta, il suo dorso caldo contro la mia pancia quando ci raggomitoliamo in letto, le canzoni da bambini cantate in cucina: “Per fare un tavolo…” “Miaaau” “…ci vuole il legno…” “…miauuu…” (sapeste com’è intonata)

Lo scaldino e il riscaldamento autonomo (oggi 11 maggio è il primo giorno che non uso né uno né l’altro)

Il cortisone (vi ho detto che qualcosa mi ha morso e ho un’orrenda roba infetta sotto un tallone? Presumiamo si tratti di un morso di ragno. Noisette, che vai in Africa, sappi che una microscopica bestiola delle nostre latitudini mi sta dando grane da una settimana esatta, regolati con quei bestioni di tre chili e mezzo che troverai là)

Le telefonate e mail con le mie amiche

La lampada ad olio profumato

L’IKEA, i supermercati aperti fino alle 21 e 30 e le barrette Zona senza le quali dopo i primi quattro giorni avrei, per forza di cose, perso conoscenza

Memorie di una geisha (il libro e, per combinazione, visto che qui SDMS ha installato il decoder, anche il film: resta più bello il libro)

La vicina di casa / inquilina / panettiera che fa la focaccia buona e i dolcetti da tè buonissimi

Le molte e molte persone che hanno chiesto notizie di mio padre e gli hanno augurato tanto bene (avete mai letto “C’era due volte il barone Lamberto”? Esattamente quel che è successo a papà)

Un giovane supplente serio, puntuale e ordinatissimo che ha preso in carico i miei 46 scappati di casa, il mio registro che sembra la scena di un disastro aereo e le mie lezioni

Bontcho che dalla poltroncina azzurra ha supervisionato, con aria consapevole e saggia come quella di un buddha, tutto e tutti: me, l’Uomo, mio cugino, la Fata Pugliese, lo staff medico e infermieristico del San Martino, gli affari di famiglia e, credo, la politica locale, nazionale e internazionale (sembra che ora stia riflettendo sulla situazione greca).

Meno, devo dire, è stata utile la De, che ha scambiato tutto questo per una bellissima vacanza e non ha capito che se una notte, con sua somma gioia, l’abbiamo passata tutti a casa di mia madre e io l’ho lasciata ADDIRITTURA DORMIRE SUL MIO LETTO, non era per festeggiare il suo compleanno, ma perché mio padre era in serio pericolo di vita e io ero disperata.

Genova, che è insopportabile e meravigliosa, e i Genovesi che sono, che saranno sempre, la mia gente

Me stessa e la ferma decisione di non soccombere all’angoscia e al dolore, ma di spremere il massimo da me (e da tutti gli altri!) in questi giorni.

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