Poco tempo fa ho pubblicato un post sulla mia situazione familiare che ha dato il via a una serie di contributi, sofferti ma anche molto sensati, per tanti aspetti, da parte di alcune lettrici.
Sebbene mi sia accorta di aver smosso convinzioni e sentimenti molto delicati, vorrei tornare sull'argomento perchè, in realtà, da tempo cercavo di esprimere un concetto che mi si è chiarito di recente, badate, non guardando alla mia (disastrata) relazione con la famiglia d'origine bensì a quella tra madri e figlie che conosco da vent'anni e rotti, molte delle quali tra l'altro hanno in comune con me il fatto di non abitare più nella stessa città dei genitori. Le mie amiche storiche non si sentano eccessivamente chiamate in causa a livello personale, cito le loro vite solo perchè le vedo svolgersi da vicino e da tanto tempo, ma senza dubbio a tanti di voi verranno in mente situazioni simili.
Nell'ultimo commento al post Sogni e delitti scrivevo:
"...cercando di relativizzare, guardiamo ad altre società o al passato, quando il trucco per cui in contesti diversi l'anziano e il bambino potevano essere gestiti a casa senza paralizzare le vite degli altri era semplice: famiglia allargata, donne a casa, zie non sposate, figlie che non vanno a scuola permettevano anche a chi non ha della servitù di accudire una o più persone senza appoggiarsi a aiuti esterni. Oggi, qui, non si vive più così: all'età di mia madre e alla mia si è presi da molte cose fuori casa, che è anche giusto che vadano avanti; io tra l'altro faccio un lavoro statale e non rischio il posto, ma il mobbing, le critiche trasversali o dirette, il clima di tensione quando devo chiedere un permesso etc. non sono lo stesso cose simpatiche. Conosco persone che, nel privato, in situazioni simili, hanno dovuto mangiare tanta ma tanta materia escrementizia più di me, e ottenendo molto meno. Questo purtroppo rende difficilissimo stare vicini nel modo giusto ai nostri vecchi, senza sentirci defraudati. In fondo, non è colpa di un papà se è vecchio, così come non è colpa di un bimbo se è piccolo: ma non è nemmeno giusto che vada a rimetterci la persona (spesso, donna) di trenta - quarant'anni che, in ogni caso, facilmente già di suo si stava facendo un mazzo così su vari fronti. Almeno, a me così pare, e ripeto, nonostante tutto non riesco a immaginarmi senza mio padre, non ho nessun piacere di pensare alla casa di riposo e mi detesto ogni volta che penso o dico che non ce la faccio più."
Naturalmente questo commento contiene un errore gigantesco: la frase "senza paralizzare le vite degli altri" continua affermando che ci si appoggiava alle donne di famiglia, in particolare a quelle che non erano sposate o non avevano figli propri, e in generale a tutte, perchè non lavoravano fuori e non studiavano. Cioè, non è che io abbia sbagliato, mi rendo perfettamente conto che i non paralizzati erano solo gli uomini: però è anche vero che, per le donne, la stragrande maggioranza delle donne, le condizioni sociali e culturali erano tali che non ci si immaginava una vita diversa. Come dico sempre ai ragazzini spiegando l'Iran dei fondamentalisti e le catene di suicidi tra donne delle classi alte: "se tutte le donne che conosci fanno la stessa vita in casa, dietro ai figli etc., magari tu sei inserita in una cultura che condividi e dove stai bene. O magari no, magari sogni la parità. Però se ti levano la condizione di lavoratrice autonoma e rispettata e ti chiudono in casa a spolverare, e ti dicono che non puoi più decidere niente da sola, è ovvio che ti viene la depressione e l'istinto di ribellarti o di suicidarti".
Ecco, la riflessione che facevo io è appunto questa. Noi non viviamo in un quieto e silenzioso villaggio dell'interno del Niger, dove molte cose tra cui l'istruzione femminile devono ancora arrivare. Noi viviamo in un mondo dove E' NORMALE che le donne possano trovarsi un lavoro, mantenersi, aprirsi un mutuo, decidere per i propri figli, spostarsi, dormire fuori da sole, quindi anche delegare a terzi l'accudimento di figli e parenti anziani per poter portare avanti la propria vita anche fuori casa. E' normale che dalle donne ci si aspetti una professionalità sul lavoro e un impegno anche di flessibilità che, una volta, si chiedeva solo ai maschi, tanto se mai le mogli poi scaldavano la cena quando rientravano a casa all'ora in cui i bambini già dormivano.
E QUESTO MONDO NOI CE LO ABBIAMO PROPRIO PERCHE' LE NOSTRE MADRI HANNO CONTRIBUITO A CREARLO. Votando, iscrivendosi a facoltà molto "maschili" come Medicina e Ingegneria, lavorando, andando a convivere, scegliendo i tempi e i modi della procreazione, cercando soluzioni creative per l'accudimento dei figli, divorziando, risposandosi, accettando trasferimenti per lavoro.
Quindi, ogni volta che sento parlare di una madre di questa generazione che deturpa consapevolmente la vita di una figlia, sabotandole le uscite, o mettendola in castigo e trattandola diversamente dagli altri figli per le sue scelte lavorative o di coppia, o facendole persare la distanza dalla città d'origine, o... (e l'elenco potete completarlo meglio di me) penso una cosa. Penso che E' INCREDIBILE. Penso che quello che poteva essere normale per una delle nostre nonne non è possibile che passi per la testa di una delle nostre madri. Penso se non si rendono conto della mostruosa incoerenza di quel che stanno facendo.
In particolare, penso a me a quindici anni, quando guardavo la madre di Cavallino, tra l'altro insegnante di Lettere, che oltre a lavorare tanto e bene si sbatteva come un uovo per fare felici le sue figlie, e trovava il tempo di essere affettuosa anche con le loro amiche. Penso che volevo diventare come lei. Penso che allora raccontavo con fierezza di mia madre che era andata a convivere con un uomo che, oltre a essere distante da lei per età, era pure un suo superiore, e ovviamente non lo aveva fatto senza pagare un prezzo. Penso che all'epoca ero sicura che le mamme che non avevano potuto studiare ci guardassero con gioia, piene di meravigliose aspettative, mentre passavamo gli esami a Lettere Legge Farmacia o Ingegneria.
E non ritrovo queste figure mitiche nelle donne che oggi si aspettano da noi che facciamo tutto come se non esistesse altro che la famiglia. Non ritrovo l'intelligenza lucida della madre della Tipa, nell'evidente malignità con cui le tiene un broncio tragico se rientra mezz'ora dopo dal lavoro. Non ritrovo l'affettuoso sostegno alla nostra crescita della madre di Cavallino, nel suo continuo rinfacciarle di essere andata via da Genova per seguire l'uomo che ama. Non ritrovo la traccia del sentiero che loro per prime ci avevano additato. Eppure quante ne sentiamo, di donne tra i sessanta e i settanta, dire cattiverie sulle figlie che non hanno mai tempo per i bambini, che comprano da mangiare solo surgelati, che sono sempre nervose perchè hanno poco tempo. Le sentiamo dappertutto.
E' il festival dell'incoerenza. E non capisco perchè. Lo so che si sono fatte il mazzo, ma la domanda è: sono pentite? Non credo. E allora? Non hanno mai avuto un altro modello di madre, perchè le loro madri, nella maggioranza, erano a casa e non capivano il loro sbattersi, e quindi devono, arrivate alla soglia dell'essere nonne, riproporre l'unico tipo di presenza genitoriale che hanno conosciuto?
E noi? Io lo vedo che madri sono le mie amiche. Diventeranno questo stesso tipo di nonna? o a noi, visto che abbiamo trovato (si fa per dire) aperta la strada per le nostre scelte tra i venti e i quaranta, sarà demandato il compito di inventare la nuova strada per le donne tra i cinquanta e i settanta?
Ci avete mai pensato?
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7 commenti:
Sì, ci ho pensato.
Sono incline a ritenere che non se ne accorgano neppure dell'incoerenza che emerge e si manifesta in alcuni loro atteggiamenti...
Credo che le generazioni passate abbiano fatto dei grandi, enormi passi - nel passato - che hanno comportato fatica costante e impegno, ma che hanno anche dimostrano dei valori, degli ideali fermi con i quali migliorare la società, oltre che la condizione femminile.
Proprio per suddetti rilevanti passi in avanti, però, quasi paradossalmente, ora ricorrono al freno a mano... a quel "porto sicuro" che è a loro ben noto perchè lo hanno visto riflesso nelle generazioni precedenti e ciò avviene perchè i passi (più o meno grandi) del singolo devono regolarsi con i passi che decide di fare e di affrontare l'intera società e le due cose si condizionano reciprocamente. La società, però, procede più lentamente agli occhi di quanti vorrebbero condurre la "rivoluzione".
Inevitabilmente, Castagna, anche io che oggi sono giovanissima, nella mia vecchiaia avrò alcuni atteggiamenti che rispecchiano un po' di questa incoerenza, pochi non l'avranno. La differenza, secondo me, però sta nel fatto che io lo sarò un briciolo di meno di mia madre che a sua volta lo sarà un pizzico in meno di mia nonna e solo col trascorrere delle generazioni alcune mentalità, alcuni paradossi simbolo di un'incoerenza assurda, svaniranno.
Bisogna crederci e continuare a difendere quei passi di fondamentale importanza che, presto o tardi, tutti dobbiamo fare in qualche modo.
Un abbraccio,
StudentessaLiceale
Ho pensato che mentre tutte queste madri tracciavano il loro sentiero erano sole. Per come la vedo io in tanti casi le madri di cui parli sono andate avanti non necessariamente accompagnate e/o sostenute da uomini che si facessero domande sugli equilibri o squilibri familiari, o men che meno a livello sociale. Sono andate avanti in un contesto sociale che e' rimasto indietro rispetto alla loro crescita, con uno stato che appunto -come dici tu- costringe a soluzioni creative per smazzarti i bambini o gli anziani. Quindi di fatto con tutte le soddisfazioni e fregature del caso di fatto si sono messe nella condizione di fare di piu' senza -almeno nella mia esperienza- chiedere aiuto, e senza forse mettere in discussione un modello di donna (tradizionale)a livello profondo. Per intenderci, ho avuto a che fare con tante femministe anni 60-70 che ce l'avevano che siamo meglio a fare tutto, blah blah, che gli uomini sono un po'tontoloni, allora meglio fare tutto noi. Bella idea.
E' come se molte donne avessero aggiunto il pezzo della realizzazione fuori casa al modello tradizionale di donna, senza mettere troppo in discussione il secondo e quindi aspettandosi lo stesso dalle figlie (non dai maschi, naturalmente). Una fatica mostruosa. Cosa possiamo fare noi prima di diventare delle acide nonnine? Domandona, eh Castagna? Forse recuperare quella dimensione collettiva della vecchia famiglia patriarcale senza le disuguaglianze di genere, martellare le nostre figlie, figli allievi, allieve etc con idee e modelli paritari, cercare di far qualcosa a livello "pubblico" per cambiare le cose...
Commento lunghissimo, sorry!
penso che in realtà un vera evoluzione non l'hanno completata: un conto è indicare un sentiero, un conto è lascilo percorrere.
Finchè la madre indica una strada, la figlia non solo non se ne è ancora andata, ma ha ancora bisogno di indicazioni.
Quando la figlia inizia a percorrere il sentiero da sola le cose cambiano: è necessario che la madre lasci andare la figlia.
Un conto è fare le evolute a parole, un conto è con i fatti.
E poi, mettiamoci anche un po di egoismo degli anziani.
Ho l'enorme e privilegiata fortuna di avere due genitori che hanno mantenuto un'idea chiara di ciò che volevano per me. E dunque non solo non richiedono, pretesa è parola che per loro con la figlia non esiste, il mio coinvolgimento in questioni di famiglia, ma spesso questioni minori mi vengono raccontate quando sono già risolte. In questo avere smesso di essere a loro carico a 19 anni ammetto che ha influito non poco. Molto marxiano, se vuoi: tu paghi, tu ti mantieni, tu decidi da individuo. Sulla famiglia, come su tutto il resto della tua vita. Questo ovviamente fa sì che io mi senta di fare spesso e spontaneamente molte cose, perché quando ho detto "no" è sempre stato preso come la legittima scelta di un adulto, con le sue priorità. Ma sono consapevole di essere eccezione fortunata.
a questo punto, devo fare un monumento a mia madre.
credo, da figlia zitella di genitori adesso anziani ed un po' acciaccati e che prevedibilmente si acciaccheranno ancora di più, che la sintesi migliore non possa che essere questa, ben espressa da Fede "E' come se molte donne avessero aggiunto il pezzo della realizzazione fuori casa al modello tradizionale di donna, senza mettere troppo in discussione il secondo e quindi aspettandosi lo stesso dalle figlie (non dai maschi, naturalmente). Una fatica mostruosa."
e ti dirò di più, il mio pessimismo cosmico prevede un repentino ritorno al modello sociologico del maschio che procura il lavoro e della femmina che sta a casa a curare la tribù (sta già accadendo...)
io non voglio
ma come faccio e farò ad accudire i miei "bimbi grandi" in modo dignitoso, da sola, con uno stipendio ancora precario?
cha
che vi legge sempre (vi=castagna, ovviamente, ma anche lanoisette, la povna, lavostraprof, labiondaprof, minnelisapolis, murasaki, milady...)
che vi conosce da anni attraverso i vostri blog e
che fa il vostro stesso strabellissimo lavoro e che adesso va da lanoisette a parlare di concorso
Ah beh allora qui dobbiamo parlare del maschio... non delle donne!!! Bene, ho pronto parecchio da esporre anche su questo tema.
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