Insomma, mio padre l'abbiam caricato prima su un'ambulanza per una cosa di reni poco funzionanti, ed era tutto sommato roba non grave (disidratazione a causa di un farmaco, corretta subito con una banale flebo) ma, naturalmente, data l'età, date le patologie croniche, dato l'insieme, ci sono volute due settimane per riportarlo indietro. Dopo le quali, soli tre giorni dopo le quali, un altro piccolo episodio, stavolta cardiaco, di notte, ci ha riportato tutti lì e di nuovo, come già l'anno scorso, in un reparto dove la gente sta tre giorni ci siamo stati una settimana secca, sebbene il fatto in sè fosse stato risolto in poche ore.
E poi è tornato a casa lunedì e mercoledì mia madre si è sentita male, anche lei tutto sommato una cosa non grave, anche lei in poche ore era di nuovo in piedi, e se non fosse che in generale ha l'energia di un vulcano hawaiano in piena attività non sarebbe poi stato il caso di allarmarsi molto, credo, nel vederla due giorni a letto. Soprattutto se si considera che aveva passato tre settimane a strapazzarsi in corse avanti e indietro dall'ospedale. Ma comunque, aveva le gambe tagliate e a letto c'è proprio dovuta stare.
Potremmo mettere in conto a questo mesetto dimmerda magari anche il mio ciclo mestruale che si è presentato due volte in venti giorni, cosa inaudita, o il fatto che l'altra mattina, andando a lavorare, a un certo punto ho sentito dello sterrato sotto la ruota anteriore destra, così ho riportato la macchina dritta sulla strada e ho, molto lentamente, pensato: "come mai avevo una ruota sul bordo della strada? non stavo andando dritta?" e così, sempre molto lentamente, ho capito che non mi ricordavo niente dei tre secondi precedenti, perchè, ma guarda un po', per la terza volta in vita mia mi ero addormentata al volante. Solo che le altre due volte era pomeriggio tardo, o proprio sera. Stavolta ERANO LE ZEROSETTE E TRENTOTTO DI MATTINA. E io ero uscita da casa cinque minuti prima.
Buttandola in caciara, potrei lanciare una sfida a raccontare il posto più strano dove l'avete fatto, di addormentarvi, intendo. Quanto a me, the winner is: in piedi durante la fila alla cassa del supermercato, qualche anno fa.
E' che la cosa è un po' seria per buttarla in caciara.
Perchè qua non abbiamo ancora risolto l'accudimento di mio padre, nè peraltro in un anno quasi intero le sue condizioni e la sua autonomia si possono dire migliorate, anzi.
Perchè qua non abbiamo risolto gli strapazzi di mia madre.
Perchè qua l'altro giorno (nella breve pausa tra dimissione di papà e malore di mamma) mio marito è entrato in casa, ha annusato l'aria e ha detto, tutto sorpreso: "Hai cucinato?" e io, che comunque non sono certo stata sposata per meriti culinari, mi sono sentita una merda.
Perchè il Maalox e il Lexotan sono entrati nelle nostre vite e sembra non vogliano uscirne.
Perchè siamo fermi a come eravamo mesi fa, quando io ho detto che da sole non potevamo farcela e che io, che abito lontano, non posso essere una soluzione e nemmeno un'alternativa per quanto riguarda la salute di papà e la sua sicurezza.
Perchè non abbiamo quasi mai tempo di sederci e parlare del più e del meno, o anche di cose importanti, cercando di fare del nostro meglio per passare bene insieme i giorni che abbiamo a disposizione. Io non ho più un padre e una madre e loro non hanno più una figlia, qui ci sono solo tre persone che, per evidenti difficoltà pratiche, tirano a campare mettendo pezze a destra e a manca e arrabattandosi tra stanchezza, grane, spaventi, incastri rocamboleschi nello spazio-tempo, rancori e tristezza.
E così, anche se sono le due di notte, io non posso dormire finchè non mi chiedo ad alta voce:
ma è un delitto desiderare che le cose vadano meglio? E' un delitto dire chiaro e tondo che in questa situazione, l'unica cosa che veramente non possiamo, purtroppo, migliorare è l'autosufficienza di un uomo malato di novantadue anni? E' un delitto dire che devo per forza mandare avanti la mia vita qui, il mio matrimonio, il mio lavoro, tutti quei progetti che mi aspettano da tempo? E' un delitto pensare che sarebbe semplicissimo avere contemporaneamente mio padre accudito con ogni cura, mia madre libera di avere i suoi spazi senza lasciarlo solo, me a casa con mio marito, magari a mangiare lo stesso surgelati e piatti pronti ma, almeno, insieme, almeno senza la stanchezza, la preoccupazione, il dispiacere continuamente sul viso?
Questo lo scrivo qui, sputtanando platealmente numerose mancanze da parte mia e altrui, perchè oggi parlavo al telefono con quell'anima buona di Sanguedelmiosangue e all'improvviso, mentre mi sfogavo per la duecentomiliardesima volta con lui di questo stillicidio mortale che va avanti dal giugno 2011, ho avuto una visione. Una visione così bella che ho pensato di essermi fatta a mia insaputa di qualche sostanza, perchè ero seduta in macchina, esausta dopo l'ennesima discussione, eppure il mio spirito, di fronte a questa epifania, si è letteralmente librato in cielo, privo di catene, per un momento.
Ho visualizzato come POTREBBE essere la nostra vita tra qualche mese se, per un caso assolutamente incredibile, la generazione precedente avesse la bontà di dare per un momento retta alla nostra generazione, invece di impegnarsi sistematicamente nel renderci la vita impossibile. E qui non mi riferisco solo alla questione salute di mio padre.
Se ci dessero retta, tra qualche mese:
- mio padre sarebbe sempre anziano e malato, ma su questo non ci sono soluzioni;
- mia madre sarebbe scaricata dell'enorme peso del suo accudimento quotidiano e potrebbe, salvo emergenze, mantenere i suoi normali interessi di persona sana di neppure settant'anni;
- io potrei venire a trovare sia lui che lei senza avere l'ulcera, cercando di portare serenità invece che liti e angosce continue, e sarei tranquilla sulla salute di entrambi, nei limiti del possibile;
- delegheremmo un buon numero di grane a consulenti e esperti, venderemmo qualche proprietà e cercheremmo di minimizzare la mole di questioni di cui occuparci;
- ci guadagneremmo tutti del tempo di qualità da trascorrere insieme, a due per volta o tutti e tre;
- la Zia Buona sarebbe dov'è, con la sua badante e con noi che la andiamo a trovare per passare, come già facciamo, del tempo tutto sommato gradevole con lei, cosa che, ultimamente, abbiamo avuto sempre meno agio di fare, dato che avevamo sempre qualche emergenza;
- mio cugino avrebbe una casa sua, sulla quale quel farabutto del fidanzato di sua sorella non potrebbe avanzare alcuna pretesa, e abiterebbe da solo, con tutto quel che ciò comporta in termini di crescita personale;
- lo Psicozio avrebbe messo a posto suo figlio, togliendo tra l'altro al disgraziato che sta con sua figlia la possibilità di chiedere altri soldi, con la scusa che ora se ne spendono un po' per SDMS che, finora, non ha chiesto niente;
- la Psicozia avrebbe uno stimolo per uscire, cioè andare a trovare suo figlio, e forse si riscuoterebbe un po' (o forse no) dalla sua situazione psicologica mica tanto sana;
- mio marito avrebbe una moglie che, non sempre ma spesso, partecipa alle sue attività, oltre che portare avanti dei progetti di famiglia e di casa insieme a lui, e soprattutto le conversazioni tra noi potrebbero evitare di finire sempre con uno sconsolato sospiro e la sensazione di doversi accontentare, ancora per chissà quanto, di una vita in standby;
e non ho voglia di mettermi a scrivere cos'altro potrebbe rientrare nella mia vita, tra tutto quel che ne è uscito: gli altri parenti che trascuriamo da anni, i weekend buddhisti, oddio, persino i pomeriggi con le mie amiche, cazzo, se ci penso mi viene il capogiro, anzi, mi scoppiano i polmoni come ai sub che tornano in superficie troppo in fretta, perchè la superficie è tanto, adesso, che non la vediamo, siamo sempre sott'acqua, sempre con l'ansia di nuotare per non affondare, con l'ossigeno stantio delle bombole, e adesso, padre o non padre, madre o non madre, beh, adesso io ne ho abbastanza.
Sarà anche un delitto; ma non può rimanere un sogno per sempre.
sabato 16 marzo 2013
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27 commenti:
Troppe cose, e troppo assieme, Castagna !
Intanto, trovati una buona badante e/o un buon istituto per tuo padre.
Anonimo SQ
Mi si e' stretto il cuore a leggere il post,per te e perche' ci siamo passate pure noi (io, due sorelle e mamma) con un anno di accudimenti, decessi, e casini economici, etc. ma piu' di tutto condivido i sogni. Io avevo sviluppato un'incazzatura cosmica verso la generazione precedente e quella prima che non si erano pigliati la briga di pensare al futuro, e vivevano come se non ci fosse un domani.
A livello pratico, e' banale, ma le badanti in effetti ci hanno salvato la vita.
Uffa, mi sembra di leggere paro paro la situazione del mio moroso, che di riflesso vivo anche io. Senonchè noi non possiamo nemmeno sposarci per via di tutti i casini che la generazione antecedente la nostra ha combinato. A volte mi viene da piangere e non so se riuscirò a rimanere, dal momento che non vedo una fine. Che amarezza, caxxo. Quindi ti sono vicina col pensiero.
ciao, non ci conosciamo ma la situazione che descrivi penso di poterla comprendere. concordo con te che se a volte la generazione precedente desse retta alla generazione successiva (la nostra), forse, ci sarebbe qualche problema in meno. anche a me la generazione precedente ha creato qualche problema. col tempo lo stress e i rancori si accumulano. in alcuni casi limite sono arrivata a pensare che se qualcuno non ci fosse più tutto sarebbe più semplice. un minuto dopo mi sono sentita un mostro per il solo fatto di averlo pensato.
in ogni caso penso non sia giusto farsi inghiottire da meccanismi dai quali nessuno uscirà bene.
a volte è necessario forzare la mano e imporre le proprie decisioni.
a volte è quasi una questione di sopravvivenza.
coraggio :*
In bocca al lupo a tutti voi. Non c'è niente di male nel pensarlo. Però concordo assolutamente con la priorità dell'anonimo del primo commento.
Forse ti fai tirare dentro dai problemi di troppe persone e su dinamiche che non puoi rompere. Tutelare il tuo matrimonio, quello sì, puoi scegliere di farlo.
Situazione simile con nonna profondosud e poi con Prozia.
Le badanti fanno tanto.
Trovarle -trovarle buone, affidabili, sensibili,dico- è un delirio. Ma quando poi la trovi ti cambia la vita.
Noi abbiamo appena perso quella che credevamo di aver trovato per bisnonna profondo nord. Mia madre sta tirando giù tutti i santi.
Ti abbraccio forte, coraggio.
Susibita
noi ormai siamo arrivati a due badanti due, perché quando parte la testa...
e non so cosa faremo quando il nonno rientrerà - se rienterà - a casa dall'ospedale.
vuoi la verità, quella vera, quella cruda?
che novant'anni, per il 90% della popolazione, sono troppi da vivere.
Guarda noisette, dipende. Ma più che altro non vorrei che con questi discorsi cominciassero a tirar fuori che bisogna risparmiare... qualcuno ha già detto che l'aspettativa di vita europea è troppo alta. No, direi che oggi come oggi non è proprio il caso.
Senza andare a scomodare cinismi vari e politiche economiche naziste, io credo che mio padre, per quanto malato e ormai in difficoltà su quasi tutto, possa ancora godersi alcune cose, ma siamo organizzati talmente poco e male che gli stiamo e ci stiamo rovinando gli ultimi anni. Siamo sommersi di fatica e nervosismo, in un momento in cui dovremmo preservare la serenità e la calma.
Avendo dovuto dare l'addio a nonno un mese fa e avendo una nonna sofferente, mi sento solo di dire che a volte la sete di vita sopravvive anche a difficoltà pesanti e realtà difficili da superare.
La serenità, però, dovrebbe sgorgare in primo luogo da quanti circondano l'animo di queste persone... ed è questo il difficile!
Coraggio Castagna! :*
StudentessaLiceale
@pellegrina: appunto, dipende. non tutti sono margherita hack o montanelli o la montalcini o, molto semplicemente, l'altro mio nonno che a 86anni era ancora perfettamente lucido e prendeva il tram per andare a bersi il cappuccino in Piazza Duomo e poi una mattina, appena alzato, ha detto ahia e neppure se n'è accorto, della rottura del suo aneurisma aortico.
mia nonna ha sempre detto "io non voglio rimbambirmi e rovinarvi la vita, se mi succederà, meglio un colpo in testa". ed è stata la prima dei due ad andare in demenza senile (da 10 anni ormai).
io mi dico solo che loro hanno avuto una vita piena, serena, hanno cresciuto due figlie e tre nipoti, e che quella che fanno ora, da qualche anno a questa parte (ormai incapaci di vestirsi e lavarsi da soli, incapaci di avere una qualunque conversazione, perfino di riconoscere i propri familiari), non è la vita che avrebbero voluto vivere né quella che avrebbero meritato. e che questa mezza-vita, per quanto a casa mia la riesca a gestire in modo sensato - sta comunque rovinando quella di una donna appena sessantenne (mia madre) che invece avrebbe tutto il diritto di vivere la propria.
non so cosa sia giusto o sbagliato, ma queste domande me le pongo, eccome. e se devo scegliere tra la qualità della vita di mio nonno 93enne e quella di mai madre, non ho mezzo dubbio.
Per carità, questo non si discute.
L'aneurisma aortico - zan, e tutto finito - a 86 anni andrebbe benissimo, ma nella mia famiglia è meglio non parlare di morti indolori e improvvise, perchè ce ne sono state tante e tutte di gente troppo giovane per andarsene. Tutti vorremmo poter schiacciare un bottone sul comodino una sera nella nostra età ormai tarda, andando a dormire, sapendo che la mattina dopo non ci sveglieremo, così, semplicemente. E sebbene lo choc per gli altri sia grave, io comunque dopo aver visto cosa può fare un cancro credo che preferirei mille volte restare scioccata io, ma sapere che i miei cari non hanno sofferto neanche un minuto. Morire prima o poi bisogna. Ora qui il discorso è la qualità della vita, di mio padre e di tutti noi. E appunto, non si può chiedere a un uomo di novantadue anni di arrangiarsi da solo, nè a una donna di sessantasei anni, piena di energie e di interessi, di rinunciare a vivere e sfibrarsi a fare tutto e di più, nè a una donna di trentasette di passare tutto il suo tempo libero dal lavoro a preoccuparsi di sollevare quella di sessantasei dalla fatica, nè al marito trentottenne di questa seconda donna di rinunciare a tutto quel che potrebbero fare insieme perchè lei non può mai stare tranquilla. Ma a casa mia, come qualcuno faceva notare sopra, le dinamiche sono un po' strane.
Comunque, forse stiamo arrivando a una soluzione - mai dire mai. Pare che oggi a casa mia siano transitate due referenziatissime ragazze ecuadoriane in prova e mio padre le abbia anche prese bene. Pare anche che esistano case di cura adatte ai suoi problemi. Ecco, io, se lo ricoveriamo e va via di casa, avrò bisogno di un posto molto solitario dove nascondermi a piangere fiumi di lacrime, ma sono dell'idea che se è quello di cui lui, dal punto di vista medico, ha bisogno, ce lo dobbiamo far piacere, e basta.
" E sebbene lo choc per gli altri sia grave, io comunque dopo aver visto cosa può fare un cancro credo che preferirei mille volte restare scioccata io, ma sapere che i miei cari non hanno sofferto neanche un minuto. "
Ho provato entrambe le cose. E sono d'accordo con te.
@noisette: il 90% della popolazione anziana non è affetto da Alzheimer o simili, e non ha espresso la volontà di ricevere un colpo in testa in tal caso.
Le politiche di risparmio, invece, si fanno proprio sul 90%, guarda caso.
Il 90% degli anziani si trova piuttosto nella situazione di cui parlano Castagna e la Studentessa liceale, e piuttosto che affermazioni sulla data di morte ideale che lascerei alla letteratura greca, avrebbe bisogno di un'assistenza (che costa, oh sì! e meglio quello che dei cacciabombardieri che cascano, francamente), che garantisca la dignità di vita. Loro e dei loro parenti, che a quel punto sarebbero liberi di dedicarsi a loro per affetto (per quelli che sono capaci di provarlo, ovviamente) e per la gioia di poter condividere ancora, serenamente, ciò che è possibile darsi.
@Castagna: evviva le ecuadoriane, incrociamo le dita per te! anzi per voi.
Ti capisco sulle lacrime per la casa di cura, e per un anziano lasciare la propria casa, pure se è ipercurato medicalmente altrove, può essere molto duro su altri aspetti... è comunque un ambiente meno "umanizzato", se mi passi l'espressione. Poi dipende dalla patologia e dalle sue condizioni, ovviamente.
I dolori del cancro sono una cosa, ma la vita di una persona che, come dici tu, potrebbe ancora godersi alcune cose, è tutt'altro.
Più in generale, la storia del bottone mi piace, ma mi chiedo anche se oltre a uno stato biologico, per così dire, non ci siano altre variabili da considerare. La povertà, la solitudine, lo squallore o il calore dell'ambiente in cui si vive - quanti anziani devono economizzare su tutto? e questo alla fine sfibra psicologicamente, e si riflette anche sulle condizioni fisiche, fatalmente.
E forse la questione va anche spostata indietro; perché quante patologie fisiche e mentali, insorgono a causa di una qualità di vita non sana e obbligata, dalla miseria o dalla semplice privazione di ogni cosa bella, dalle condizioni di lavoro al sopportare situazioni familiari insopportabili, a molto altro? che poi a me in questi casi viene sempre in mente la Costituzione, il titolo III, su queste cose, anche se non parla di medicina. (Magari tu la leggi ai tuoi studenti, la Costituzione.)
Come si muore non è slegato da come si vive.
Quindi, W il bottone, ma se prima si è veramente fatto in modo che ogni possibilità di godersi quel che resta sia stata effettivamente data ai nostri anziani e a noi.
In ogni modo, facci sapere come è andata. Una carezza :-)
@Pellegrina: non vorrei fare l'avvocato del diavolo, e vorrei che si cercasse di capire quel che dico senza sconfinare in giudizi affrettati. Io credo che molte patologie arrivino a dei gradi di gravità molto alti perché gli anziani, col progredire della medicina, siano over-curati. Con questo non intendo che bisogna far morire un anziano di raffreddore, ma intendo che, come dice Noisette, non si può far prevalere la salute di un 93enne su quella di una 60enne, stop. E lo dico perché sto vivendo sulla mia pelle la situazione.
@valentina: non capisco, mi pare di non aver dato alcun giudizio prima suoi tuoi commenti, se non ti sembra così spiegami dove e come lo avrei fatto.
Castagna parlava ad esempio di bottone (e bisognerebbe anche tener conto della volontà reale e non costretta del singolo, sinceramente).
L'affermazione di noisette che "per il 90% della popolazione 90 anni sono troppi da vivere" mi sembra un'altra cosa. E in generale, che si tratti di scegliere, suppongo con la soluzione finale anziché con un'assistenza adeguata, tra la salute di un 90enne e quella di un 60enne mi sembra una perversione inaccettabile per una società civile, non un rassegnarsi alla biologia.
Poi ci possono essere dei casi che impongono riflessioni diverse, ce ne sono stati vari esempi. Ma non può diventare una pratica generalizzata e routinaria nella nostra mentalità perché non si vuole più spendere per l'assistenza necessaria a dare sollievo a pazienti e familiari, detto brutalmente. O costringere le persone a vivere delle vite così costrette economicamente togliere la voglia della sopravvivenza. C'è un film molto interessante di fantascienza in cui le persone vivono in un mondo talmente orribile, povero e oppresso da far loro sognare di morire. E in cambio, ai candidati suicidi, viene offerta la visione di un film che mostra loro come fosse un tempo la vita sulla terra. E' ovviamente una situazione paradossale e estrema, ma fa capire come a volte desiderare la morte possa essere una soluzione imposta per garantire altro, non una reale necessità.
http://it.wikipedia.org/wiki/2022:_i_sopravvissuti
Per dire, una volta a 60 non i malati di tumore non li operavano nemmeno. Oggi si fa e si sopravvive e arrivare a questo è stata una scelta sacrosanta secondo me.
@Pellegrina. Non intendevo dire che tu o altri avete dato giudizi su quel che ho detto, ci mancherebbe! Era solo un mettere le mani avanti per non innescare una polemica sterile (e mi sembra che non si sia innescata). Io sono molto d'accordo con l'affermazione "per il 90% della popolazione 90 anni sono troppi da vivere" e ricollego la mia affermazione sulle over-cure agli anziani in questi termini esatti, né più nè meno.
Sono anche d'accordo con te: "Ma non può diventare una pratica generalizzata e routinaria nella nostra mentalità perché non si vuole più spendere per l'assistenza necessaria a dare sollievo a pazienti e familiari, detto brutalmente. "
Però, purtroppo, per quanto ingiusto, viviamo qui ed ora e con questo dobbiamo fare i conti finchè le cose non cambieranno e, siccome faccio un discorso generale, dico che molti anziani sono over-curati.
Hai ragione quando dici che "Per dire, una volta a 60 non i malati di tumore non li operavano nemmeno. Oggi si fa e si sopravvive e arrivare a questo è stata una scelta sacrosanta secondo me.", ma questo è un processo che coinvolge tutta la sfera del corpo: condizioni igieniche, lavori meno fisicamente logoranti, migliore ed abbondante alimentazione, progressi della medicina. Tuttavia, perdonami, una persona di 90 anni non ha l'aspettativa di un 60enne, perchè, biologicamente, le sue cellule sono vecchie e stanche, non c'è pezza.
L'argomento è spinoso e vasto, ma questa è la mia opinione.
Non date della nazista alla povera Noise, sta vivendo anche lei un momentaccio. E' duro quel che scrive, ma non è che non sia vero. Nessuno vuole soffocare la nonna con un cuscino, ma la vita per chi sta intorno a un anziano, specie se non più lucido, può essere un vero inferno. Non tutte le nonne sono delle dolci vecchiette sorridenti, non tutti i papà sono degli arzilli patriarchi, alcuni si trascinano veramente, soffrono e sono soli e in difficoltà. Se potessero scegliere, alcuni se ne andrebbero prima di arrivare a tanto, altri no. E tocca rispettare sia gli uni che gli altri, di fronte alla malattia siamo tutti diversi.
Cercando di allargare un po' la prospettiva, noi viviamo in un paese dove l'aspettativa di vita è molto alta, le cure funzionano, gli ospedali ci sono. Io a volte in questi ultimi due anni ho detto con un amarissimo sarcasmo che farei volentieri una vacanza in Burkina Faso per non vedere costantemente troppi vecchi, ma il punto è: ci sono Stati dove l'ingiustizia consiste nel morire giovani e lasciare orfani figli piccoli, altri dove l'ingiustizia è diventare talmente vecchi che i figli sono già a loro volta nell'età matura e devono ancora occuparsi di te (faccio notare che tra mio padre e mia madre c'è la stessa differenza d'età all'incirca che tra il nonno di Noisette e sua madre, quindi in una situazione più comune io sarei la nipote, non la figlia).
Mi chiedo continuamente come diavolo fa chi non ha i mezzi per permettersi un aiuto. Ma se mi guardo intorno vedo che l'intestardirsi a farcela da soli fa danni quanto il non potersi permettere niente, anzi: chi ha i mezzi e non li usa è messo a momenti peggio di chi ha poco o nulla, perchè non interviene la società, nè la carità di nessuno.
Il discorso è enorme, certo, con molte angolazioni da cui guardarlo, e anche il "bottone sul comodino" di cui dicevo sopra può essere variamente interpreato: io non intendo un tasto eject per togliersi dai piedi quando si diventa un peso per gli altri, intendo che sarebbe bello poter scegliere serenamente quando si è fatto abbastanza, visto abbastanza etc. e ci si sente pronti, ma soprattutto, poter scegliere una cosa tipo zan, tutto finito, piuttosto che una lenta sofferenza progressiva.
Che bei discorsi. Ma ogni tanto forse vanno fatti.
@valentina: il modo migliore per lasciare le cose come stanno è esattamente accettare questa mentalità, perché semplifica la vita col minimo sforzo.
Anni fa a 60 anni si era vecchi. Se non lo si è più, è anche perché si è deciso di migliorare le condizioni di vita. Cioè di non accontentarsi di "qui e adesso", proclamando che tanto vale abbreviare le vite, ma di avere ben chiare le prospettive di dove si vuole arrivare. E non è stata una meta raggiunta in discesa.
Il "90% di 90enni over curati" (da cosa? come?) mi sembra francamente un'assurdità, se non appunto in un'ottica complessiva di riduzione dell'aspettativa di vita che fa comodo innanzitutto a una mentalità contabile di organizzazione della società. A vantaggio di pochi che saranno curati fino a 150, magari.
@Castagna: perdonami ma mi pare che qui né io né altri abbiamo usato il termine "nazista". Efficientista, forse, ma nazista no.
Certo che assistere un anziano è impresa faticosissima che non va lasciata sulle spalle delle famiglie, ma se qualcuno afferma che il 90% dei 90enni è over curato, è un'affermazione talmente drastica e allargata alla maggioranza che c'è poco poi da disquisire sul cuscino. E no, mentre condivido quel che dici sul bottone, e sull'accettare e organizzare l'aiuto (a proposito come va con le ecuadoriane?), proprio perché anche io ho avuto più di un esempio di grandi vecchi vicino, pensare di far fuori per principio il 90% dei novantenni per mancate cure non mi pare in nessun caso una soluzione. E non riesco a definire un'ingiustizia doversi occupare di chi non è più in grado di farlo, è in primo luogo ricambiare le cure che altri ti ha dato, e più in generale un costo sociale che come tale va affrontato in modo collettivo. Non un'ingiustizia. Ma santo cielo.
Quoto al 100% l'ultimo commento di Castagna che riassume il mio pensiero.
@ Pellegrina: mi spiace, non riesco a farmi capire. Può essere semplicemente che abbiamo due punti di vista differenti, nessuno dice che chi è curabile non debba essere curato o che il sistema di "cura" degli anziani non sia migliorabile e che si debbano lasciare le cose così come sono. Però mi piace ragionare coi piedi per terra del qui ed ora, perchè tanto mi è dato.
@pellegrina:
sono una persona cortese, ma ti assicuro che la voglia di mandarti a quel paese per quell' "efficientista" è parecchia, dato che non conosci la mia situazione.
se non capisci quello che dice anche Valentina, ovvero che la maggior parte degli anziani vive perché è over-curata o se sostieni che il 90% dei 90enni siano arzilli nonnetti, beh, sei tanto, tanto,tanto fortunata.
Stiamo calmi, siamo tutti consapevoli che un tema del genere tocca moltissime corde dolorose per ognuno di noi. Non volevo creare un caso, ma le parole "soluzione finale" non sono mie, forse le ho fraintese per deformazione professionale e invece si intendeva "soluzione estrema".
@Pellegrina, ho usato il termine ingiustizia in questo senso: la società in cui siamo porta avanti, grazie ai progressi della medicina, la vita delle persone fino a che sono seriamente invalide e bisognose a causa dell'età, ma poi non sempre fornisce a loro ed alle loro famiglie i mezzi per andare avanti serenamente. Così come le madri, che sulla carta hanno mille diritti ma poi, se non possono contare sui nonni per crescere i loro bambini, hanno moltissima difficoltà a gestire lavoro e famiglia al tempo stesso.
Faccio un esempio: abbiamo chiamato per un'ottima struttura sanitaria per anziani, dove speriamo, arrivati a questo punto, di ricoverare mio padre. L'assistente sociale, competente e gentile, con cui mia madre ha parlato, le ha chiesto se vogliamo entrare tramite ASL o privatamente. Noi abbiamo optato per la seconda soluzione, perchè possiamo permettercela. Ci è stata prospettata un'attesa di qualche settimana. Tramite ASL, la lista d'attesa ha tempi che possono variare DALL'ANNO ALL'ANNO E MEZZO. Pensa cosa vuol dire questo per un novantenne e per chi lo accudisce.
Anche in questo caso, cercando di relativizzare, guardiamo ad altre società o al passato, quando il trucco per cui in contesti diversi l'anziano e il bambino potevano essere gestiti a casa senza paralizzare le vite degli altri era semplice: famiglia allargata, donne a casa, zie non sposate, figlie che non vanno a scuola permettevano anche a chi non ha della servitù di accudire una o più persone senza appoggiarsi a aiuti esterni. Oggi, qui, non si vive più così: all'età di mia madre e alla mia si è presi da molte cose fuori casa, che è anche giusto che vadano avanti; io tra l'altro faccio un lavoro statale e non rischio il posto, ma il mobbing, le critiche trasversali o dirette, il clima di tensione quando devo chiedere un permesso etc. non sono lo stesso cose simpatiche. Conosco persone che, nel privato, in situazioni simili, hanno dovuto mangiare tanta ma tanta materia escrementizia più di me, e ottenendo molto meno. Questo purtroppo rende difficilissimo stare vicini nel modo giusto ai nostri vecchi, senza sentirci defraudati. In fondo, non è colpa di un papà se è vecchio, così come non è colpa di un bimbo se è piccolo: ma non è nemmeno giusto che vada a rimetterci la persona (spesso, donna) di trenta - quarant'anni che, in ogni caso, facilmente già di suo si stava facendo un mazzo così su vari fronti. Almeno, a me così pare, e ripeto, nonostante tutto non riesco a immaginarmi senza mio padre, non ho nessun piacere di pensare alla casa di riposo e mi detesto ogni volta che penso o dico che non ce la faccio più.
@noisette: tu non ti sei peritata di spiegare la tua situazione, né eri tenuta a farlo. Ma hai fatto un'affermazione tanto generica quanto estremamente drastica sul 90 % della popolazione dei novantenni, quindi, se permetti, anche quelli che riguardano altre persone, non solo te. E su quello ti si può rispondere.
Dopodiché se la cosa ti solleva, usa pure il vocabolario che ti senti meglio di padroneggiare. Ancora una volta, è solo una tua scelta, che spero vivamente non diventi la legge o la prassi di questo già abbastanza disastrato paese.
@Castagna: di nuovo, non credo di aver detto, perché non lo penso, che il lavoro di cura debba riprendere il sopravvento nella vita delle donne. Ma proprio per questo esistono o dovrebbero esistere e essere difesi i servizi sociali che organizzano tale lavoro perché non ricada sulle spalle delle famiglie: l'ho detto chiaramente in tutti i miei commenti. Ripeto ancora che non contesto in sé i casi limite, il bottone ecc. Per questo non mi sembra che diciamo cose molto diverse. Passando un po' di tempo all'estero si capisce come questo non sia impossibile, (chessò, pagando tutti le tasse, ad esempio), benché oggi molto minacciato.
Se questo non funziona, va tenuto a mio parere ben presente che l'ingiustizia non è né nelle troppe cure, né negli anziani, né nei bambini.
Riportare su di loro la questione, a un livello che oltretutto i nostri tempi potrebbero non lasciare soltanto teorico, mi pare un imbarbarimento di quanto il nostro continente ha saputo costruire di più civile nel mondo e nella sua storia, da un lato, e un occultamento estremamente pericoloso delle vere ragioni per cui si creano le ingiustizie di cui tu parli dall'altro.
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