martedì 19 marzo 2013
La seconda A, l'UFO e le mistificazioni a fin di bene
Tanto tempo fa ho sottoscritto un patto con la mia terza, quando ancora erano una seconda demotivata e spenta. Si era detto che per certi risultati avrebbero vinto dei premi. E uno dei premi era, per non mi ricordo quante sufficienze raggiunte in non so quale scritto, poter interrogare l’altra mia classe. Ieri quindi, all’ultima ora, quattro commissioni esaminatrici, formate ciascuna da tre di terza hanno interrogato quattro gruppi di esaminandi, formati ciascuno da quattro di seconda. Su Dante. Per l’occasione, i diversi team di seconda si erano anche dati dei nomi di battaglia, rigorosamente danteschi: “Le Beatrici” “Le Furie” “I Cerberi” e “La Comedìa”. Io ho letteralmente goduto come un riccio, soprattutto di poter fioccare dei dieci al Bufalo, a Dylan, alla Verace, e poi ragazzi, dovevate sentire Winnie: un mostro. Sapeva TUTTO. NEI DETTAGLI.
Comunque, non è finita ieri, perché, essendoci stata una improvvisa ricaduta nell’inverno, c’era un po’ di neve e i pullmini, non sia mai che si rovinino, non sono passati: quindi c’erano molti assenti sia in terza che in seconda.
Oggi invece erano tutti presenti e quindi, a un certo punto, si decide di formare altri tre team che verranno poi interrogati, alla prima occasione che si presenterà di riunire di nuovo le due classi.
Siamo alla lavagna, un gruppetto è in piedi e si sta agitando con i gessetti in mano, nella ricerca dell’abbinamento coi compagni giusti, del nome di battaglia eccetera. Altri sono in piedi in giro per la classe, dove non dovrebbero essere. Li ho appena rimessi tutti seduti che la Verace viene alla cattedra con l’UFO: un pezzo di plastica dura, nero, a forma di T,che forse viene da una cartellina di tecnica rotta. E che le è passato all’altezza di una spalla.
Ora. Il pezzo in questione ha due estremità leggermente taglienti, in quanto rotte. Abbastanza da fare male, se per caso prende qualcuno in un occhio.
Inoltre, il pezzo in questione non è dotato di vita propria, e si esclude il caso del poltergeist o di altro fenomeno paranormale.
Perciò io tengo tra due dita l’UFO e chiedo chi è stato a lanciarlo.
Silenzio.
Dichiaro di non poter credere, peraltro, che uno purchessia dei miei alunni sia schizofrenico, sonnambulo o sotto l’effetto di stupefacenti o alcool, quindi a mio parere chi ha tirato l’UFO è consapevole di averlo fatto.
Perciò, dico, starò ferma con questo pezzo di plastica in mano fino a che il responsabile di questo gesto potenzialmente pericoloso non verrà fuori. Starò ferma tutta l’ora.
Si alza Huck Finn e mi porta il diario. Io dico: “Ah ma tanto la nota non va sul diario, va proprio sul registro, chiaramente.” Huck Finn scoppia in un pianto dirotto. I suoi compagni allibiti: “Ma… prof, non è stato lui!!!”
Io mi giro e lo guardo: “Non sei stato tu?”
Scuote la testa, in lacrime.
“No, scusa, ma sei matto? Vuoi grane a tutti i costi? Ma come ti viene in mente di accusarti se non sei stato tu?”
“Eh, così, per stare tutta l’ora a far niente!!!”
Il mio sopracciglio quasi si stacca dalla faccia.
Comunque, l’ora passa e io sto lì con il pezzo di plastica in mano. Dopo 40 minuti, ho chiarito che prenderanno la nota di classe e salteranno l’intervallo tutti. Oggi, e da qui in poi tutte le volte che ci sono io. Finchè non esce il responsabile.
Non c’è verso. A un certo punto qualcuno propone di dare una nota a sorteggio. Al che io spiego il metodo nazista di mettere la gente in fila e sparare a uno ogni dieci, e onestamente, dico, non avrei piacere di applicarlo a scuola.
Dopo 45 minuti, inghiottendo amaro, dico che devo far intervenire il vicepreside. Il Gigante arriva con la faccia scura delle grandi occasioni, ma non serve a niente. Li consegna per tutto l’intervallo addirittura con l’obbligo di stare seduti e di non alzarsi nemmeno per andare in bagno.
Io aspetto ancora, fuori aula, che qualcuno si presenti. Aspetto fino alla fine del secondo intervallo e mezza dell’ora dopo. Aspetto anche le tre ore del pomeriggio, in cui sono a scuola con un gruppo di terza per il recupero e il potenziamento. Niente.
Il fatto è che, OVVIAMENTE, io so chi è stato. Non che lo abbia visto. Ma, quando mi sono alzata per andare a chiamare il vicepreside, ho sentito distintamente parte della classe rivolgersi a Momo Docteur e dirgli di parlare. Quando sono tornata, Momo, che è alto, era diventato pressochè invisibile nell’ultima fila. Ma io ho fatto finta di niente. Oggi pomeriggio l’Orsetto Lavatore, informato di tutto, mi ha detto: “Guarda che loro sanno chi è stato.” “Anche io, Momo.” “Esatto.” “Ma sappiamo anche perché non ce lo dice.” “Sì.”
Momo non può portare a casa una nota sul registro. E nemmeno una nota sul diario. E nemmeno un voto inferiore al sei. Perché papà, che è alto come un giocatore di basket, bello come un attore, più giovane di me e beneducatissimo, si fa un culo così nell’edilizia alzandosi all’alba per andare in cantiere e stando fuori tutto il giorno, e la sua famiglia, che conta una bella e giovanissima mamma, Momo, una bimba stupenda coi riccioli, e un piccino di un anno rubicondo come un vitello, non se lo sogna nemmeno di non rigare drittissima. Papà si fa rispettare, e Momo, che è il più grande ed è maschio, ha delle grosse responsabilità. Tipo che, se porta una pagella con diversi sette e otto e un paio di sei, prende una sberla per ognuno dei sei. Le aspettative sono alte, e a ragione, dato che il ragazzo è molto intelligente. Io preferisco non discutere la sberla di questo papà, soprattutto quando ho a che fare continuamente con il lassismo o la pigrizia delle altre famiglie.
Ora io vorrei che Momo si facesse coraggio e mi dicesse che è stato lui. Perché così potrei mettergli la nota sul registro, che gli devo. Ma anche scrivere sul suo diario una lunga comunicazione totalmente non attinente e innocua, tipo una richiesta di autorizzazione del tutto fantasiosa, e dirgli chiaro e tondo che se mi fa il favore di non farla vedere a nessuno e far finta che sia la nota riportata alla famiglia, siamo a posto così.
Capitemi. Io preferisco essere trasparente e sincerissima con tutti e sempre. E’ una questione di buon esempio. Ma ubi maior. Per esempio, una volta dopo un consiglio di classe della terza ho scritto delle convocazioni ai genitori di quelli che battevano la fiacca e non portavano i compiti, e poi mi sono trovata nello stanzino del caffè con la Bionda Svampita e l’Orsetto Lavatore che mi hanno supplicato di levare assolutamente la comunicazione dal diario della Puffetta. Motivazione: il papà della Puffetta, vedovo con una ragazzina di tredici anni e una bimba di sette, in quel periodo era senza lavoro, era solo, era nervoso e, a volte, sul visino tutto fossette o sul collo della mia alunna vedevamo dei brutti segnacci tipo livido.
Detto fatto, ho passato trenta minuti sola con la Puffetta in sala computer, prima a cercare di farmi un po’ raccontare come andava, a dire che bisogna tenere presente che papà ha tutti i suoi motivpi per non farcela più ma non deve esagerare lo stesso, a verificare come meglio potevo che le sberle arrivassero solo se c'era una causa reale di arrabbiarsi e non così dal nulla (avete mai fatto un discorso del genere con un minorenne? perchè vi giuro che, circa a metà, pensate con desiderio alla Legione Straniera), e poi a pensare a come sbianchettare la convocazione sul diario e scriverci sopra qualcosa di ufficiale che decretasse la perfetta legalità della sbianchettatura. Abbiamo partorito un “Chiedo scusa, ho erroneamente riportato sul diario di M. una comunicazione destinata alla famiglia di un altro alunno.” Poi ho detto alla Puffetta di mandarmi papà quando possibile, e lui è venuto a parlare, e io ho preso il coraggio a quattro mani e gli ho detto che sapevo che erano in una situazione complessa, ma che sua figlia stava male e piangeva ogni volta che per qualche motivo in classe si parlava di malattie o ospedali o peggio di morte, che secondo me sentiva la mancanza della mamma peggio che all’inizio, e che avrebbe avuto bisogno di passare un po’ di tempo sereno con le amiche. E ho mangiato vetri per tutto il tempo, perché anche a lui sono venute le lacrime agli occhi e ha ammesso che a volte lei cercava le coccole e lui la mandava via perché era pieno di problemi e aveva da pensare anche alla piccola, e insomma poi s’è parlato più leggermente delle compagne con cui la Puffetta poteva magari studiare al pomeriggio, e alla fine quando lui è andato via io ero da buttare nella differenziata, stavo male, e come sempre avevo in testa la domanda ossessiva “oddio e se ho fatto peggio, e se ho fatto male, e se non è servito a niente?“ che costituisce il 36% dei pensieri che mi porto a casa tutti i giorni in questo mestiere, ma certi giorni peggio del solito.
Vorrei che Momo scoprisse che noi sappiamo di cosa ha paura, che io me la sento di rischiare, che posso fare una cosa simile per lui. E che ricambiasse non facendo più stupidaggini. Ma soprattutto vorrei che domani parlasse, altrimenti non posso fare niente.
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4 commenti:
Prima cosa, secondo me hai fatto benissimo a parlare con il padre della Puffetta e spero che la conversazione (o magari le conversazioni, repetita iuvant) abbia avuto davvero esiti anche pratici. Io ho sofferto moltissimo a scuola, e magari avessi avuto un'insegnante che volesse parlare anziché mettere sempre tutto a tacere e minimizzare e fingere di non vedere. Ma al di là del mio caso individuale, quello che vedo ogni giorno e in ogni aspetto della vita è che NON intervenire quando si annusa un problema è la cosa peggiore che si possa fare. Poi mi sembra che tu sappia anche bene come farlo, quindi non porti problemi di quel tipo.
Secondo, mi sembra che creare degli intoccabili sia sempre una pessima cosa per loro e per gli altri, incluso questo Momo, quindi ok non metterlo nei guai apposta, ma anche cercare di evitargli ogni questione (a lui non meno che alla famiglia con il padre per cui esiste solo il lavoro), non mi pare sia utile che a perpetuare una situazione dannosa a tutti.
Terzo, povero Huck, ma lo mandano sempre avanti in queste situazioni? Ahi.
Quarto, ma forse dovrebbe essere il primo, Le Beatrici è paradisiaco. L'idea dell'interrogazione incrociata è fantastica, come sempre le tue. Sei straordinaria, dovresti fare la formazione degli insegnanti, tu!
ti seguo da tempo e spero in un miracolo: ma il dono dell'ubiquità ad un'insegnante come te non lo posson proprio concedere da lassù? così potresti insegnare alle superiori da mio figlio piccolo e perchè no anche all'università da mio figlio grande...no perchè son vent'anni che frequento materne, elementari, superiori, ricevimenti, colloqui, consigli di classe, ma un'insegnante come te non l'ho mai incontrata...voto almeno per la clonazione. Complimenti!
Grazie siete gentili, ma giuro che ce ne sono tanti che fanno quel che faccio io, e anche meglio. Solo che loro magari non ci scrivono un blog su. Io sì, altrimenti a volte impazzirei.
Come capisco e condivido tuttissimo!
E sì, mi è capitato di parlare con un minorenne di quel tipo di cose, per fortuna c'era anche la pedagogista, ma se ci ripenso lo stomaco mi si attorciglia ancora da farmi male. Poi l'hanno tolto alla famiglia, e non ho più saputo nulla di lui: ci penso spesso, ma posso solo sperare che stia un po' meglio. E' un'esperienza che ti fa proprio male!
E comunque sono anche contenta per il 36%, nel senso che è così anche per me e mi consolo!
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