Il primo di settembre il cielo e gli
alberi etc etc e casa mia e che bella la mia scuolina, etc.
Il due di settembre il primo collegio
docenti con questo preside che chiameremo il Tipo da Barca
(definizione con cui, nella mia famiglia, si indicano gli uomini
bellocci, abbronzati, spettinati e con le scarpe da barca classiche,
pelle marrone e suola in gomma bianca; solitamente poco affidabili, e
dal punto di vista economico, e da quello sentimentale: come presidi,
non saprei per il momento).
Nella notte tra il due e il tre la Zia
Buona (91 anni e 10 mesi) decide di alzarsi senza chiamare la badante
Frau Bluecher. Fa il giro del letto e cade. Livido sull'arcata
sopracciliare. Un avambraccio completamente blu. Una gamba, la
destra, ferita superficialmente. E la sinistra, rotta. Per la seconda
volta. Che, se aggiungiamo la precedente frattura della destra, fa
tre: tre femori rotti, tre ricoveri, tre interventi. Più, sei anni
fa, un bell'attacco ischemico.
Allora.
Noi si doveva partire per la capitale,
per il matrimonio della Cugina Bella. Parte solo l'Uomo e io mi
ritrovo a pendolare tra qua e Genova, e usare il giorno di ferie che
avevo preso per il viaggio per attendere che fissino il femore della
zia, con una paura nera che mi vengano a dire che non ce l'ha fatta.
La zia ce la fa. Poi, però, sbarella
con la testa: non sa dov'è, non sa perchè si sente male, non sa
cosa succede e forse non sa nemmeno chi sono io. Poi si riprende
anche dallo sbarellamento, ma alterna fasi in cui sta benissimo ed è
la mia sempre coccolosissima Zia Buona a fasi in cui è una furia
degna di un poema epico greco, e urla e scaglia le cose e prende
tutti a sberle. Nonché scavalca (col drenaggio, la flebo, il
catetere e il tubo dell'ossigeno che le pendono da tutte le parti) le
sbarre del letto e cerca di andarsene. Tutta la famiglia di mio padre
essendo dotata di fisico grande e atletico e avendo praticato sport
di ogni genere fino alla terza età, anche a novantadue anni e con un
osso rotto, se la zia vuole scavalcare, la zia scavalca, per
impedirglielo bisogna legarla. Da cui un corri corri in ospedale di
tutta la famiglia (che ormai siamo io, mia madre e Frau Bluecher) a
tutte le ore del giorno e della notte, perchè gli infermieri, pur
gentilissimi e molto competenti, però non possono smettere di
guardare tutto il reparto per tenere ferma lei.
Minchia.
Che rientro.
Comunque.
Adesso tra una settimana la dimettono.
Poi deve stare un mese senza caricare sulla gamba. E poi deve andare
in riabilitazione, e vediamo se ce la fa (di testa e di gambe) a
recuperare un po' di mobilità.
Partirei dall'assunto di base che io,
all'idea di vivere di nuovo come due anni fa, quando stava male mio
padre, e cioè perennemente terrorizzata che succeda qualcosa, sempre
in autostrada, a scapito del mio tempo libero e va beh, ma più che
altro del lavoro e del matrimonio, e ormai anche della figlia... beh,
metto la quinta, chiudo gli occhi e punto dritta verso il guardrail
di un cavalcavia altissimo. Voi non potete capire come vivevo di
merda. Non lo rifarei mai, per quanto io adori mia zia e sia, a tutti
gli effetti, la sola parente di sangue ancora viva di cui lei
disponga.
Incredibilmente, l'imminenza del mio
suicidio deve essere stata recepita anche da mia madre, perchè dopo
sole due discussioni, civili tra l'altro, siamo d'accordo che no,
basta, a casa la zia, purtroppo per lei, non ci tornerà più. Andrà
in una struttura dove un anziano non autosufficiente sia sempre
controllato anche da medici, e gestito in modo professionale, con
spazi e strumenti adatti. Il che costituirà modo e ragione anche per
liberarci della Frau, che con mia zia è attenta e capace, ma con noi
è un pezzo di stronza della risma peggiore.
Ora vedremo. Tra l'altro,
l'appartamento di mia zia è allo stato dell'arte invendibile e
inaffittabile. Quindi, se non ci torna a stare lei, ci sarà un
trasloco in vista per noi, e neanche tra tanto tempo, mentre
cercheremo di far rendere il nostro, che è piccolino e si affitta
bene.
In effetti un bel traslochino era una
cosa di cui si sentiva la mancanza, in un anno come questo, in cui è
successo più o meno TUTTO quel che può succedere in un nucleo
familiare.
Noi annoiarci due minuti no, eh.



