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martedì 9 settembre 2014

E no!


Il primo di settembre il cielo e gli alberi etc etc e casa mia e che bella la mia scuolina, etc.



Il due di settembre il primo collegio docenti con questo preside che chiameremo il Tipo da Barca (definizione con cui, nella mia famiglia, si indicano gli uomini bellocci, abbronzati, spettinati e con le scarpe da barca classiche, pelle marrone e suola in gomma bianca; solitamente poco affidabili, e dal punto di vista economico, e da quello sentimentale: come presidi, non saprei per il momento).



Nella notte tra il due e il tre la Zia Buona (91 anni e 10 mesi) decide di alzarsi senza chiamare la badante Frau Bluecher. Fa il giro del letto e cade. Livido sull'arcata sopracciliare. Un avambraccio completamente blu. Una gamba, la destra, ferita superficialmente. E la sinistra, rotta. Per la seconda volta. Che, se aggiungiamo la precedente frattura della destra, fa tre: tre femori rotti, tre ricoveri, tre interventi. Più, sei anni fa, un bell'attacco ischemico.



Allora.

Noi si doveva partire per la capitale, per il matrimonio della Cugina Bella. Parte solo l'Uomo e io mi ritrovo a pendolare tra qua e Genova, e usare il giorno di ferie che avevo preso per il viaggio per attendere che fissino il femore della zia, con una paura nera che mi vengano a dire che non ce l'ha fatta.



La zia ce la fa. Poi, però, sbarella con la testa: non sa dov'è, non sa perchè si sente male, non sa cosa succede e forse non sa nemmeno chi sono io. Poi si riprende anche dallo sbarellamento, ma alterna fasi in cui sta benissimo ed è la mia sempre coccolosissima Zia Buona a fasi in cui è una furia degna di un poema epico greco, e urla e scaglia le cose e prende tutti a sberle. Nonché scavalca (col drenaggio, la flebo, il catetere e il tubo dell'ossigeno che le pendono da tutte le parti) le sbarre del letto e cerca di andarsene. Tutta la famiglia di mio padre essendo dotata di fisico grande e atletico e avendo praticato sport di ogni genere fino alla terza età, anche a novantadue anni e con un osso rotto, se la zia vuole scavalcare, la zia scavalca, per impedirglielo bisogna legarla. Da cui un corri corri in ospedale di tutta la famiglia (che ormai siamo io, mia madre e Frau Bluecher) a tutte le ore del giorno e della notte, perchè gli infermieri, pur gentilissimi e molto competenti, però non possono smettere di guardare tutto il reparto per tenere ferma lei.



Minchia.



Che rientro.



Comunque.



Adesso tra una settimana la dimettono. Poi deve stare un mese senza caricare sulla gamba. E poi deve andare in riabilitazione, e vediamo se ce la fa (di testa e di gambe) a recuperare un po' di mobilità.

Partirei dall'assunto di base che io, all'idea di vivere di nuovo come due anni fa, quando stava male mio padre, e cioè perennemente terrorizzata che succeda qualcosa, sempre in autostrada, a scapito del mio tempo libero e va beh, ma più che altro del lavoro e del matrimonio, e ormai anche della figlia... beh, metto la quinta, chiudo gli occhi e punto dritta verso il guardrail di un cavalcavia altissimo. Voi non potete capire come vivevo di merda. Non lo rifarei mai, per quanto io adori mia zia e sia, a tutti gli effetti, la sola parente di sangue ancora viva di cui lei disponga.

Incredibilmente, l'imminenza del mio suicidio deve essere stata recepita anche da mia madre, perchè dopo sole due discussioni, civili tra l'altro, siamo d'accordo che no, basta, a casa la zia, purtroppo per lei, non ci tornerà più. Andrà in una struttura dove un anziano non autosufficiente sia sempre controllato anche da medici, e gestito in modo professionale, con spazi e strumenti adatti. Il che costituirà modo e ragione anche per liberarci della Frau, che con mia zia è attenta e capace, ma con noi è un pezzo di stronza della risma peggiore.



Ora vedremo. Tra l'altro, l'appartamento di mia zia è allo stato dell'arte invendibile e inaffittabile. Quindi, se non ci torna a stare lei, ci sarà un trasloco in vista per noi, e neanche tra tanto tempo, mentre cercheremo di far rendere il nostro, che è piccolino e si affitta bene.



In effetti un bel traslochino era una cosa di cui si sentiva la mancanza, in un anno come questo, in cui è successo più o meno TUTTO quel che può succedere in un nucleo familiare.



Noi annoiarci due minuti no, eh.


mercoledì 5 marzo 2014

Cose di cui andar fieri

Sono cintura nera di estrazioni dentarie. Ho tolto quattro denti del giudizio, e altri tre, dai sedici anni a oggi. Non so quanti sono quelli devitalizzati. I miei denti, in proporzione, hanno avuto tanti guai quanti la minoranza curda in Iraq.

Questo fa di me una che in casa ha Arnica 30 CH, ghiaccio, clorexidina, ibuprofene, l'antibiotico giusto e il cd con le tecniche di visualizzazione antidolore già prima dell'intervento. Nonchè, abbiamo sperimentato stavolta, una che si cura un ascesso gengivale per quattro giorni da sola e, quando arriva dal dentista, è talmente ben pulita che non deve nemmeno prendere l'antibiotico.

"Ha preso qualche medicina, a parte l'antidolorifico?"
"Non ho preso niente."
"Ma ha preso l'antidolorifico, no?"
"No."
"No?"
"No, ho fatto senza."
La gente non ha idea di come funzionino le tecniche di training autogeno, le visualizzazioni e la respirazione yogica, finchè non prova. Stavolta ne ho provato una favolosa: gli omini vestiti di bianco che puliscono l'ascesso con cura, e arredano il dente come fosse un confortevole soggiorno, tutto bianco. Sì, lo so che si chiamano leucociti. Ma vi giuro erano molto belli visualizzati come piccoli operai volenterosi.

Detto questo, oggi l'estrazione è stata talmente tranquilla che ho solo:
- gridato (non emesso lamenti, quello qualche volta mi era successo, proprio gridato, prima volta in vita mia) dal male
- preso a calci la poltroncina (mai fatto prima)
- scostato brutalmente dalla mia faccia (sospetto anche sputazzandole addosso, in uno sbuffo di nervoso) l'adorabile assistente alla poltrona con cui vado tanto d'accordo, perchè dovevo buttar fuori l'aria tutta in una volta e avevo due o tre strumenti in bocca (anche questo è, e spero resti, un unicum).

Lei, affettuosa:
"Magari è più l'agitazione che altro"
E io, secca:
"No no. Fa male"

Mi sono scusata per mezz'ora, appena ho potuto, con il mio affascinante odontoiatra e con la ragazza, ma ormai avevo dato spettacolo, e tutto il coraggio dimostrato a casa non era servito a alzare il mio punteggio.

Non gliela racconto quella degli omini bianchi, mi sa. Ma voi tenetela presente, che magari nel privato di una notte di dolore vi può essere utile.

(Sì, se ve lo state domandando sì: ero comunque a casa in mutua per una complicazione della congiuntivite. Praticamente vengo da una settimana al buio e alcuni giorni di mal di testa da visione distorta. Il mal di denti, che ovviamente è venuto tra venerdì e sabato, in questo quadro gioioso è stato come la caramellina che ti lasciano sul cuscino le cameriere degli hotel.)










mercoledì 15 maggio 2013

Interrogo, ma soprattutto MI interrogo. Sul perchè di tutto questo

1)
"Dai, Olivia. Chi incontra Dante nella zona dove sono puniti i traditori della patria? Ti ricordi? Uno che sta facendo una cosa schifosissima... dai... il conte...?"
E Vomitino: "...Dracula."

2)
"Capitale di Malta?"
Verace: "La Valletta."
"Che prende il nome da?"
"La Valette."
"E chi era?"
"..."
"Dai, era un comandante dei militari che controllavano l'isola, e si chiamavano, appunto...? I cavalieri...?
Huck Finn: "...dello zodiaco."

3)
"E quindi" Spettacolo sta offrendo il suo contributo al ripasso a domandine della lezione della volta scorsa "secondo Verga se ti allontani dal luogo, dalla situazione, in cui sei nato, non ce la fai, vieni schiacciato."
"Sì, e in una famosa novella fa un paragone..." suggerisco io.
Interviene l'Arcangelo Nero: "Sì, dice che è come per la piattola."




Uccidetemi. E' un atto di pietà, vi restituirà un karma positivo. Uccidetemi.


sabato 30 marzo 2013

Quando una se la chiama

Posto due righe per dire che, con il precedente "morte di salute" mi sono autoscagliata addosso una maledizione.

E lo sapevo che non dovevo parlare di malattie, troppi blog parlano di malattie. Ma io credevo di parlarne in senso ironico, apotropaico, di reagire, di invitare la blogpopolazione a farsi del bene, a non piangersi addosso, a non soccombere.

Bene, comunque, non lo farò più. Sono due giorni che vado avanti a melaleuca alternifolia (chi può capire capisce) e bevo mirtillo rosso (anche qui, decodificate) e, ahimè, non c'entra niente lo honeymoon disease, solo un estemporaneo crollo totale del mio sistema immunitario.  

Sob. E io ce la stavo mettendo tutta.

Va beh, fuori piove eh. Quindi non è che sarei andata in molti posti. Poi per carità con le mani in mano non ci sono rimasta lo stesso, vi dirò poi.

mercoledì 27 marzo 2013

Morte di salute - uno sfogo dovuto

E quindi, dopo l'epidemia di scarlattina, quella di congiuntivite e quella di influenza intestinale, adesso i bambini stanno passando la fase di tosse e febbre alta.
La scarlattina non l'ho presa, la congiuntivite nemmeno, l'intestinale l'ho fatta tra lavoro e reparto dove era ricoverato mio padre e non ho detto bah perchè tanto in quelle settimane avrei comunque avuto un'imponente gastrite - colite da stress, quindi tanto valeva metterci dentro il virus.
Poi però ho starnutito settecento volte in due ore, mi sono soffiata il naso ogni minuto e mezzo per tutta la mattina e, arrivata a casa, sono precipitata nel cuscino e non mi sono alzata più.

Questo ieri.

Oggi (sempre immersa nel copripiumone Ikea) rifletto su questo fatto della salute.

No perchè, una volta, la telefonata o la chattata con l'amica era così:
Come stai?
Bene e tu?
Mah io oggi male, ho il ciclo, sono gonfia e ho un po' di nausea.
Io ho avuto la tosse e niente voce fino a ieri, ma ora è passata.

Poi si parlava di fidanzati, mariti, lavoro, casa, serate, impegni, traslochi, etc.

Naturalmente le cose si sono andate un po' complicando quando le amiche hanno iniziato a riprodursi:

Come stai?
Eh, così, scusa se ieri non t'ho risposto quando hai chiamato, ero impegnata a vomitare la cena.
Ommamma!
Sì ma va bene eh? se no sai che balena che divento!
Ma oggi come stai?
Ma bene a parte un sonno boia, poi di notte quando vado a letto questo qua comincia a ballarmi la samba nella pancia. E così dormo male.

E poi si parlava: del bambino in arrivo, del marito, del lavoro, della casa, delle cose fatte in settimana etc.

Poi sono nati i bambini:

Come stai?
Bene, un po' stanca
Il/La/I bambino/a/i?
Eh guarda è venuta la pediatra, c'abbiamo la tosse / la febbre / la varicella / la gastrointestinale / il pancino duro / uno strano sfogo che spero non sia rosolia / etc etc

Poi si parlava: dei bambini e di quel che dicevano e facevano, dei mariti, del lavoro, della casa, etc.

Non so quando sia successo, non so se sia l'età, la crisi politico-economica che stiamo tutti somatizzando, la sfiga (nel 2012 era sicuramente la sfiga), ma a un certo punto le telefonate sono diventate dei bollettini di guerra, perchè, dopo la domanda tipica sui figli e il resoconto delle loro magagne (perchè, sappiatelo, i bambini in una certa fascia d'età o sono sempre malati o si sono appena fatti male con qualcosa) si passa ai genitori (e sappiamo che io detengo il record di papà più anziano, ma non è detto che gli altri, pur essendo più giovani, siano per forza messi bene) e per finire ai mariti (che ovviamente sono sanissimi ma fingono di prendere l'influenza per essere coccolati, essendo protervamente gelosi di tutti i bambini / i malati / gli anziani che dobbiamo imboccare) e a se stesse (spesso tagliando corto: chi ce l'ha il tempo di ammalarsi con tutto quel che dobbiamo fare?) e a varie ed eventuali che comprendono fratelli e sorelle, zii e zie, colleghi, alunni, amici etc. Quando finisce la parte sulla salute, o è finito il credito o si è troppo stanche per parlare d'altro.

Per dire, oggi ho sentito cinque persone e se metto insieme le sfighe di salute più e meno grandi che mi hanno detto di se stesse o di altri, o che hanno sentito da me, ci faccio un elenco in cui cito almeno venti malattie e sei interventi diversi.
No, ma scusate, qua c'è bisogno di Gino Strada, siamo ridotti come Dresda dopo i bombardamenti.

Poi per carità. In parte è tutto tragicamente vero, purtroppo: siamo piene di grane, e le gestiamo tutte noi,  per cui non è che stiamo inventando, le preoccupazioni sanitarie sono davvero preoponderanti in certi momenti. In parte è che la stiamo prendendo troppo male.

Sapete che io mi sforzo di fare in modo che il 2012 sia definitivamente passato. E che il 2013, nei limiti del possibile, sia un po' meno schifoso. E lo faccio ricordandomi con coraggio ogni giorno di almeno una cosa buona.

Però qua dobbiamo smetterla di telefonarci così, con la lista dei caduti e dei dispersi. Dobbiamo fare uno sforzo. E siccome non è facile essere in grande forma, di questi temi, proviamo almeno ad ammalarci di cose più allegre.

Tipo: quand'è stata l'ultima volta che abbiamo avuto l'honeymoon disease? Facciamocelo un po' venire di nuovo, che sicuramente andremo in giro con un largo sorriso, nonostante il disagio. Quand'è l'ultima occasione in cui avete dovuto usare con cautela un braccio perchè avevate un tatuaggio fresco? (qui parlo di voi perchè io non mi tatuo). Quand'è che abbiamo dovuto spalmarci ululando una crema perchè ci eravamo scottate al sole, in vacanza (esistono, eh? le vacanze. Esistono. Non si sa dove e soprattutto non si sa quando, ma non le hanno vietate)? Quand'è che siamo arrivate al lavoro zoppicando perchè abbiamo preso una storta su un sentiero di montagna, o ci siamo stirate un polpaccio prendendo lezione di tennis da un appetitoso e scattante maestro (rigorosamente venticinquenne: il maestro di tennis venticinquenne era un must quando avevamo tredici anni, figurarsi ora che andiamo per i quaranta)? Perchè non starnutiamo più dopo essere state sorprese da un acquazzone mentre giravamo per negozi con un'amica, perchè non ci facciamo venire quei bei mal di stomaco della domenica mattina quando, con un grugno così, ci toccava lavarci i denti prima di colazione e pensare che forse il rum bianco non è il miglior amico della single? Dove sono quei bei maschi che avevano delle cicatrici dovute alla marmitta incandescente della moto, o alla ginocchiata in uno scoglio durante la pesca subacquea, invece di lamentarsi del tunnel carpale e dell'acidità di stomaco???

Avanti, su. Facciamoci venire qualcosa che valga la pena avere. Prendiamocelo come un impegno per la fase A dell'uscita dal tunnel. La successiva fase, la B, prevede che stiamo benino / moderatamente bene, e parliamo di tutt'altro. E la C che arriviamo al totale equilibrio psicofisico (beh, che c'è? io credo nelle vite successive a questa, mi è lecito almeno sperare, no?). Nell'attesa cerchiamo di farci del male facendoci del bene.

La prima che si strappa facendo sport vince un premio. Se si strappa facendo sesso, è da considerarsi già premiata, ma avrà pubbliche attestazioni di stima e invidia.

Vi voglio bene, rottami.

martedì 11 dicembre 2012

Catatonico nostalgico cazzeggiante

Cataaatoniaaaa... (da cantarsi sulle note di "Amado mio", come in quella scena stupenda de "La meglio gioventù" in cui cantano "anaatomiaaa")

Riassumiamo: mercoledì arrivando a casa mi sento male. Male proprio da accasciarmi. Mi butto in letto. Giovedì mi fanno male anche i pensieri. Venerdì sto meglio. Sabato così così. Da domenica, 'nammerda. Oggi fa martedì, io sono addirittura sotto antibiotico (bisogna conoscermi per capire l'addirittura) e sto una chiavica.

Risultato pratico: i gatti e il cane hanno ingaggiato una gara a chi schiaccia la dormita più profonda. In due metri per due ci sono quattro corpi inerti, il mio e i loro tre, e sarebbe difficile dire chi è più raggomitolato. Sembriamo il risultato di un attacco coi gas nervini.

L'Uomo sta facendo il possibile, l'impossibile e il miracoloso per sostituirmi sul campo, ma fino a ieri ho gestito tutto dal mio letto di dolore, via cellulare e internet. Oggi non ci provo nemmeno, anche perchè sono quasi afona. Quindi via libera al cazzeggio online, per studiare e correggere ho troppo mal di testa. Volevo anche dirvi che, arrivata al blog di Gwyneth Paltrow, ho avuto un sussulto di dignità in cui ho detto no, dai, devo riscuotermi, ora mi alzo. Sono andata fino in cucina. Ho spostato due piatti. Poi sono tornata a letto. Niente blog della Guìnete, ma la pagina FB di Malek Farhat, che mi ha appena attaccato come un virus un'exalunna di indicibile buon gusto, non posso esimermi dal guardarla. Anzi, ve la consiglio. Così voi signore quando non sapete cosa fare restate incantate dagli abbinamenti. Tipo, ditemi che effetto vi fa una cosa come questa:


Fuori dalla porta, posso sentirle, ci sono tutte le grane in agguato, sul pianerottolo: ringhiano e si spintonano, mi aspettano per saltarmi al collo appena metterò fuori la punta di un piede.

A me comunque l'unica cosa che dispiace davvero è che dovevo spiegare Paolo e Francesca ai miei ragazzi, se lo fa un/una supplente mi incazzo, ma spero che ieri, che c'era Dante alla terza ora, non fossero ancora coperti da un esterno. Sì sì lo sto dicendo, sono così egoista che spero restino indietro, quelli di seconda, e anche quelli di terza, dove stavo crogiolandomi, in colpelvole ritardo, sul Romanticismo foscoliano.

Di notte sogno gli occhi pieni di acume di Momo Docteur mentre il suo bellissimo cervellino poliglotta si fa strada nelle finezze lessicali della Commedia. Cioè. Ho una classe seconda media che non dirà mai "oggi c'è Divina?" ma dice correttamente "la Commedia è costituita da tre cantiche..." e, anzi, una frangia di spettacolosi insiste per chiamarla Comedìa, dopo che gli ho spiegato che così è più vicino all'italiano di Dante e anche all'etimologia greca.

Spiegando il congiuntivo, mi è scappata una lezione di analisi del periodo sulle ipotetiche. Non hanno fatto una piega.

Che voglia di guarire, e uscire sul pianerottolo dando un calcio in bocca alle grane ringhianti che mi aspettano, scavalcarle tutte e correre nella mia scuolina in mezzo alla valle gelata.

giovedì 6 dicembre 2012

Varie

 


1)

Semina un pensiero e nascerà un'azione;
semina un'azione e nascerà un'abitudine;
semina un'abitudine e nascerà un carattere;
semina un carattere e nascerà un destino.
 

 Anguttara Nikaya
 
 
Mi pare una bella cosa da pensare per un insegnante.


2)

Sono sconvolta dalle notizie che arrivano da Parigi, dall'amatissimo Queen Father. Menomale che Daddy è tornato a casa sano e salvo. Comunque tra la cugina di mio padre, Daddy, e la povera ragazza di Roma morta d'infarto a 34 anni, mi sta venendo la paranoia degli attacchi di cuore, che era una delle poche ansie che francamente finora non mi facevo.

3)

Perchè non riesco a disattivare il grassetto?

4)

Sono a casa malata: a giudicare dal dolore veramente forte in gola, e da alcuni altri dettagli che non vi piacerebbe leggere, sto per morire di difterite, come in un romanzo di Louisa May Alcott. Stanotte alle due e quaranta mi sono alzata in preda al panico, perchè deglutire, respirare e tossire erano tre cose che assolutamente non mi riuscivano. Mi sono curata rantolando un po' in bagno e poi tranquillizzandomi col mio sistema migliore, un libro sullo yoga. E andando a dormire in cameretta da sola, perchè mi ero già svegliata tre o quattro volte a causa dei gemiti che io stessa emettevo nel sonno. Non che l'Uomo si sia mai girato per vedere se stavo agonizzando. Lui pearaltro, da quando è finito il festival, sta in piedi per miracolo.

5)

Essendo io a casa malata, oggi ho lavorato talmente tanto che alle tre e mezza mi sono detta: fossi furba, invece che in mutua saresti a lavorare, sai come ti staresti riposando. Di tutto, ho fatto, persino cucire, col filo nero, un orlo di raso nero a uno scialle da sera di cachemire nero, rischiando di perdere definitivamente la mezza diottria rimastami.

6)

Il trionfatore assoluto di Asti Film Festival, con tre premi: miglior film, miglior attore e miglior attrice, è stato "L'ultimo terrestre". Ora, se avete un periodo buio e complesso, non guardatelo. Se però potete prendervi un weekend per pensare, mandate a letto i bambini, e gustatevelo: è un capolavoro. Io, che in un periodo buio e complesso ci sono dal novembre 2010, l'ho visto quindici giorni fa e ci sto pensando ancora adesso.
 

martedì 20 novembre 2012

Ve la faccio breve

Sono cresciuta nell'età dorata delle soap operas. Sentieri, Dallas, Quando si ama, Dinasty, Capitol, Santa Barbara. Quando ero una ragazzina, con mia mamma facevamo un gioco divertentissimo una volta la settimana, quando usciva la guida tv: leggevamo i resoconti delle intricate vicende delle varie famiglie delle soap, che, per necessità editoriali, suonavano all'incirca così:

Shana rivela a Tess di essere ancora innamorata di Todd, che è tornato con Becky, ma ha sposato segretamente Brenda, che aspetta un figlio da lui. Bradley si risveglia dal coma e Peggy Sue è al suo fianco, mentre Paula, che è in Europa, non sa dell'incidente. Josh rivela a Ron di essere il padre naturale di Jared: sconvolto, Ron affronta Jill.

Contavamo quanti nomi riuscivano a farci stare in sette otto righe di riassunto, e quale soap vinceva per numero di personaggi coi nomi cretini.

Ecco, ora provo a riassumervi così la giornata di oggi, ma per forza di cose non mi bastano sette otto righe.

Il Gigante rivela a Huck e Dylan che sono stati sospesi. La madre di Fiona l'Orchetta dice a Castagna che Muy Lejos prende in giro Fiona, che è tesa perchè ha un problemino al seno. Castagna sgrida Muy Lejos, che nega. James Dean viene sgamato a fumare nei bagni, e Castagna consiglia al Peruano di smettere di frequentare James. Telefona in lacrime la madre di Huck. Microlord si affetta un pollice con il cutter. Castagna rinuncia alle sue ultime due ore buche per fare delle attività personalizzate con Occhioni, che ormai è al settimo mese. Frattanto, una scossa di terremoto mette in agitazione il sindaco di Paesino di Sogno, che scende a scuola, spingendo il Gigante a fare un giro delle classi per ricordare le procedure d'emergenza. Dopo pranzo arriva la madre di Huck e si riuniscono Compagna Collega, Grande Puffo, Orsetto Lavatore e Castagna per un cazzione di gruppo, mentre lei piange e si dispera. Nel frattempo, in palestra il Bufalo si sloga malamente una caviglia. All'intervallo delle sedici, Atreiu dà un calcio in zona reni a Huck, che lo prendeva in giro da settimane. La C. dà mandato a Castagna di dare una nota rossa sul registro a entrambi. Mentre si svolge l'ultima lezione, in cui l'intera seconda è affiancata agli otto di terza che sono a scuola per il recupero di italiano, Winnie Pooh esclama una bella parolaccia e prende una nota.

In tutto questo vorrei solo dire che se, alle cinque meno cinque, quando ormai all'agognata fuga verso casa mancava solo un quarto d'ora, fosse anche entrato un pazzo armato e ci avesse sequestrato tutti dentro la scuola, io avrei probabilmente detto, con tono pacato: "Ah, eccola, aspettavamo giusto lei."

giovedì 5 aprile 2012

K.O.

Giorno uno delle vacanze di Pasqua: mi sveglio con il mal di testa di Godzilla.

Resto della giornata: faccio figure di merda al supermercato perchè ho talmente male che giro con una smorfia di dolore in faccia e la gente mi guarda strano.
Vegeto sul divano con la gatta addosso e i capitoli II, III e IV della saga di Twilight nel lettore dvd, le tapparelle abbassate e un gran desiderio di risvegliarmi a Forks nella casa dei Cullen. Boschi, pioggia, montagne e l'ululato dei lupi.

Di tutto il pomeriggio ricordo solo due o tre pensieri dotati di senso, e cioè:
"Non ce la posso fare ad alzarmi"
"Che mani stupende ha Robert Pattinson"
"Ma, pagando, un arredatore mi saprebbe rifare paro paro il salotto buono dei Cullen e anche il tinello e anche la stanza col caminetto e la cucina? E il taglio di capelli di Ashley Greene?"

Per fortuna è sera, l'Uomo è tornato, tra non molto calerà l'oblio sulla cefalea e speriamo domani di cavarcela con il solito cerchio sordo alle tempie. Che avevo dei programmi, per questi giorni. Credo.

martedì 31 gennaio 2012

Maròòò che macello

"Oddio. Ho mangiato i crackers e ora ho voglia di vomitare" dice Huck Finn.
Io, che mi sto beatamente godendo un'interrogazione di Grammatica fatta senza fretta, e me ne sto seduta su un banco in fondo all'aula, mi giro.
Huck Finn passa, in quello stesso istante, dal rosa pallidissimo al verdognolo e poi a un'inquietante sfumatura di giallogrigiastro. Mi preoccupo. Soprattutto perchè, dopo questa enunciazione impressionante, sta zitto.
"Vuoi andare a casa?"
"Ma mia madre non può venire."
Un quarto d'ora dopo, Huck Finn sta ancora cambiando colore come una bolla di sapone al sole, e si aggiunge Atreiu: "Ahhh che mal di pancia."
"Stai male anche tu?"
"Mah. Testa bene, pancia male."
(?)
Dopo mezz'ora Huck Finn comincia a tossicchiare in modo sospetto. La compagna di banco lo guarda con visibile angoscia.
"Huck, vai a fare due passi in corridoio, dai. Prendi un po' d'aria."
Si alza, ma così malridotto che Winnie Pooh (santo figliolo) si offre di accompagnarlo. Io annuisco vigorosamente (chiunque accompagni qualcuno a vomitare al posto mio è il mio best friend forever and ever and ever).
Atreiu si abbatte lentamente a faccia avanti sul banco. Ma siccome lo fa tutte le mattine, di fare mezza lezione da sdraiato, non gli dò molto ascolto.
"Atreiu, vedo che Huck è pallido, ma con te non sono molto capace di capire come stai, perchè tu sei sempre pallido."
Dopo un po', però, oltre che pallido è anche sudato.
"Chiami casa?"
"Non lo so, sono indeciso."
Intanto anche la Verace si lamenta.
La guardo: lei di solito è bianca e rossa come la proverbiale mela. Invece cambia colore come l'altro.
"Chiamiamo casa?"
Ho commesso l'errore di fare il giro per sentire la classica triade della temperatura, fronte collo polso, che ho acquisito in questi anni e che mi permette di determinare con scarso margine d'errore quanto segnerà il termometro appena arrivati a casa. Atreiu è caldo. Huck è freddino. La Verace è normale. Anche Bimbo Transfert vuole essere visitato, perchè questa cosa materna è piaciuta un casino. Dopodichè mi guardano tutti e la Verace, che si fida, mi dice: "Prooof, faccia qualcosa".
Chiarisco che io posso solo mandarli in bagno o mandarli a casa. E che comunque andrò a fare un corso da infermiera, ma solo la teoria, che di pratica ne ho fatta abbastanza. Mi guardano afflitti.
Huck è rientrato con una faccia tale che d'autorità gli sottraggo il diario e me lo porto in segreteria, seguita da Atreiu che viene a telefonare con le sue gambe. Verso la fine dell'ora cede anche la Verace.

Riporto le conversazioni, perchè rendono l'idea.

1)
"Huck, tua madre non risponde. Posso chiamare l'altro numero?"
"S-sì."
"Pronto, chiamo dalla scuola di D., sono la professoressa di Lettere. Il bambino non sta bene..."
"Sì, ora chiamo la mia ex moglie."
"Ho già chiamato il numero della mamma, ma non risponde, non so se lei può trovarla o venire di persona..."
"Sì, come le dicevo, ora provo a contattare la mia ex moglie e se non può lei vedo di trovare una soluzione."
Calcando sull'ex, tutte e due le volte, con forza, perchè è una cosa recente, lo so da Huck che me l'ha detto a voce bassa, una volta che ero vicino al suo banco, senza nessuna ragione al mondo di inserirlo nel discorso.

2)
"Non trovo nessuno a casa."
"Un cellulare, Atreiu?"
"No, mia madre no... posso provare a chiamare mio padre."
Che non è suo padre, ma il marito della mamma. La quale non vuole che il papà vero venga mai nominato o tantomeno contattato. Questo lo so da Winnie, che è un pettegolone e me lo ha raccontato in un'ora alternativa alla religione, non senza avermi detto che anche i suoi son separati e, anzi, adesso la mamma si è lasciata pure col compagno.

3)
"Hai trovato qualcuno, Verace?"
"No, è un problema, perchè mamma non c'è; G. [il compagno della mamma, ndr], che sarebbe mio padre, non risponde; e il mio altro padre [quello biologico, ndr]- è fuori per lavoro."

lunedì 23 gennaio 2012

Lamentatio non petita

Ora.

Che mi sia accasciata miseramente esalando un pietoso "non mi sento bene..." sulla scrivania del medico legale, in preda a capogiro e sudori freddi, okay.

MA ERA MARTEDI' SCORSO.

Adesso è lunedì sera.

E ho mangiato il primo pasto normale da sei giorni.

Per cui adesso il malditestacapogironauseagustoschifosoinboccastrizzoneallapancia direi che potrei anche bypassarlo, eh?

#cheduecoglioni

venerdì 20 gennaio 2012

Come dice giustamente Cavallino...

...quando finisce 'sto 2012?

Perchè è partito malino eh?

Non so voi.

Qui comunque è un certo delirio. Partendo dalla salute: ho fatto il calcolo che da settembre ho avuto mal di denti complessivamente per cinque settimane, la faringite per quattro giorni, un paio di weekend con la febbriciattola, diciassette giorni di stampella, e ora siamo al quarto consecutivo di influenza. Curiosamente non ho ancora avuto il raffreddore, ma per quello c'è sempre tempo con le allergie primaverili.

Di tutto il resto si taccia pure, che è meglio, come diceva quel puffo. A parte che a me i Puffi stavano sul cazzo e guardavo il cartone solo perchè mi faceva scompisciare la gatta di Gargamella con quella voce strascicata.

Comunque, tra ieri e oggi ho raggiunto il picco di sfighe, se vi dico che a un certo punto eravamo in due con la testa tra le mani seduti sul divano e ci domandavamo affranti come cazzo fare per farlo smettere, intendendo far smettere la girandola costante di cose che non vogliamo fare, di impegni che ci strozzano, di dinamiche familiari pessime. A proposito delle quali vi dico solo che a casa mia viene usata sempre la leva dell'"ecco vedi tu non fai abbastanza", mentre a casa dell'Uomo se mai la frase è "fallo tu che in queste cose sei bravo". Dovrei essere la più sfigata dei due, visto che vengo ricattata coi sensi di colpa e lui invece coi complimenti; in realtà non è vero, perchè dal mio lato comunque si sbattono anche gli altri, dal suo invece la scena è regolarmente: casino casino faida faida tragedia tragedia e poi "Oh!, Ecco è arrivato R., menomale che ci sei tu tesoro, ora fallo tu che sei capace, ciao eh?" e poi lui resta lì e intorno fischia il vento e rotolano i cespugli e sono tutti cazzi suoi.

Da ciò escludo mia suocera, quella biologica, che invece ha tutt'altro genere di difetti nelle interazioni con gli altri: avete presente la copertina di "Donne che amano troppo"? Ecco, era lei quella del disegno. La vocazione al martirio più pura che si sia mai vista dopo Santa Teresa del Bambin Gesù.
Posso escludere anche mia cognata, la quale poverina si sbatte, tiene presente che noi ci sbattiamo, e sta a sua volta per essere risucchiata nell'orrenda spirale dell' "ho trent'anni quindi pesa tutto sulla mia schiena, passato presente e futuro di tutta la famiglia, e puttana merda sono troppo grande per sedermi per terra e piangere dicendo no io non lo faccio".

Comunque sto stilando mentalmente una lunghissima lista di parola che vorrei tanto non poter sentire più. Mai più.

Ve ne cito due o tre a caso, in disordine alfabetico:
- relazione (chi ha fatto il percorso adottivo sa di cosa parlo)
- devitalizzazione
- catasto
- nota sul diario
- bisognerebbe (una frase su tre di mio padre comincia con questo verbo)
- tutelarsi (questa la capisce mio cugino)
- badante
- amministratore
- accertamento
- aggiornamento
- modulo

Ne ho due coglioni ma due coglioni ma due coglioni che spero tanto, ma tanto, che in queste settimane dal pH acidissimo non succeda niente di significativo almeno a scuola. Ma è gennaio. E sperare una cosa del genere sotto pagelle è come pensare che prima o poi i politici escano dal Parlamento, vengano a chiedere scusa agli Italiani per le loro porcate e si offrano di metterci del loro per sanare il debito pubblico.

martedì 27 dicembre 2011

Oddio incredibile

No scusate, credo che qualcuno mi abbia battuto di lungo in questo Natale delle sfighe.

http://machedavvero.blogspot.com/2011/12/canto-di-natale-con-batticarne.html

Natale: AHIA!!!!!

Io di anatomia so poco e niente. Ho letto tutto il manuale Merck quando vivevo coi miei e so dell'esistenza di malattie assurde tipo la sindrome del cri du chat, la tripanosomiasi, il Cushing, so i sintomi della malattia di Lyme e della lebbra e la catena di diffusione della peste bubbonica, insomma, io e Dottor House ci capiamo benissimo.

Però quando mi visitano resto sempre stupefatta, mi sembra sempre che per sentirmi il cuore, o i reni, o le ovaie, mi schiaccino e mi tocchino in punti dove io non sapevo di avere codesti organi, che io mi immaginavo sempre un po' più in su, un po' più in là, etc.
Poi non so i nomi, per me lo sternocleidomastoideo è un muscolo della gamba e il metacarpo un osso dell'orecchio interno, non li so. Non so nemmeno come si chiama quel bellissimo muscolino addominale che gli uomini hanno sopra l'anca e che va giù, quello con l'indicazione "per la felicità da questa parte". Sì, ce l'hanno, ce l'hanno tutti, anche i vostri mariti, signore, ma per vederlo a occhio nudo bisogna purtroppo guardare Cristiano Ronaldo o Alessandro Gassmann coi jeans a vita bassa, e lo so che è un sacrificio.

Comunque, dicevo, e scusate se vi ho spettinato tutti gli ormoni divagando come mio solito, io non saprei dire da quanti fasci muscolari è costituita una gamba.

Ma che il muscolo del polpaccio sia tripartito, e precisamente formato da un fascio sotto, un fascio sopra a destra e uno sopra a sinistra, ragazzi, non me lo dimenticherò mai più.

Ho sceso (SCESO) tre (TRE) gradini nell'atrio del palazzo dei miei (dove ho abitato per ventun anni) e tra il primo e il secondo SENZA NEMMENO TOCCARE TERRA COL PIEDE mi è partito un dolore acutissimo che mi ha disegnato in un fiammeggiante verde fosforescente i contorni del gemello polipteo di destra della gamba sinistra in tutta la sua interezza.

Cioè: ero scesa saltellando per andare incontro a mia zia che è tutta una protesi e ha il bastone, e sono tornata tenendomi a mia zia, al suo bastone, al muro, ululando e chiamando aiuto.

Dieci minuti dopo, il Natale si svolgeva così:
- io sul divano in mutande che mugolavo
- mio padre che mi massaggiava il polpaccio con le mani gelate ripetendomi che il massaggio e il caldo mi avrebbero sciolto la contrattura
- mio marito che cercava di tastare i punti dolenti facendomi strillare e dicendo preoccupatissimo che se era il tendine d'Achille era un casino
- mia madre che versava l'acqua della pasta nella borsa dell'acqua calda e in contemporanea svuotava l'armadietto dei medicinali per trovare del Voltaren e guardava che non bruciasse il pranzo di Natale e cercava di metterci tutti seduti e distribuirci i regali (mi hanno spiegato che, in effetti, non ero io che vedevo quattro madri per il dolore, era sempre la stessa che faceva tutte queste cose contemporaneamente)
- mia zia ancora con il cappotto addosso e la borsa in mano che ripeteva "mi dispiace! santo cielo mi dispiace!", come se fosse colpa sua che io non son buona a fare tre gradini senza produrmi lesioni.

Poi la cosa degenera. Mio marito diventa nero come la notte in viso e non spiccica più parola, valutando cupamente le conseguenze di un eventuale strappo muscolare o di una lesione al tendine e gufandomi interventi e mesi di riabilitazione. Io mi dispero rendendomi conto che non sono autosufficiente perchè non posso posare il piede in terra. Mia zia si rammarica. I miei per tirare su il morale a tutti mi consegnano una stampella (essendo la zia plurifratturata siamo fortunati proprietari di parecchi supporti ortopedici) e cominciano a scherzare su quanto fa elegante a questa stagione girare con la stampella, e a decidere che devo dire che mi sono infortunata sciando a Gstaad. Non fatemela commentare, questa.

In effetti, faccio un grandissimo ingresso, un'ora più tardi, a casa dei suoceri: mia suocera OGM mi apre la porta, scoppia a ridere e gracida, perchè ha la tracheite: "E che cazzo è?" vedendomi con la stampella, poi arrivano la cognata e la cugina dal corridoietto del salotto e una dopo l'altra "Oh, cazz'hai fatto?" (la cognata milanese) e "Cazzo è, oh?" (la cugina romana), poi diventa tutto un turbine in cui una nonna mi abbraccia ("Uh mì, cosse t'è faeto?" in genovese) e una suocera e una cognata mi levano di mano i pacchetti e una cugina mi toglie il cappotto e un suocero mi bacia sulla guancia ("Belìn, ti sei rotta?")e, infine, esce la Zia Pazza dalla cucina, elegantissima in un vestito color crema un po' anni Quaranta, e sbotta con la voce bassa da Patty Pravo: "No, ma che cazzo è?"

Io ho una famiglia INCREDIBILE. INCREDIBILE. A metterli in un film diresti che sono inventati.

E ho uno stiramento, per fortuna parziale, del gemello popliteo.

venerdì 30 settembre 2011

Heaven out of hell

Pulpite. In due denti vicini, contemporaneamente.

Ora, voi lo sapete che a me non piacciono molto quei blog che riportano estesamente questioni di salute, dello scrivente o dei figli del medesimo, così come non frequento volentieri quelle persone che usano narrare al malcapitato prossimo i loro parti, le loro vomitate e/o i loro interventi chirurgici.

Quindi dirò solo una cosa, con la quale apro e chiudo il discorso salute di questa settimana. La Compagna Collega, vedendomi girare in sala prof, tutta pallida, occhio cerchiato che neanche sotto maturità e gesti irrigiditi dal dolore, si è fatta dire cos'avevo. E ha commentato: "Oddio, che cosa tremenda. Io ho fatto quattro figli senza epidurale, ma non c'è paragone col mal di denti."

Ecco come sto da lunedì scorso.

Nel frattempo, muovendomi come in una bolla di sofferenza, alleviata qua e là da un antinfiammatorio che per quattro o cinque ore rendeva l'esistenza quasi sopportabile, ho interrogato. Ho spiegato. Ho corretto. Ho consegnato compiti. Ho sgridato. Ho fatto complimenti per i lavori svolti bene. Ho controllato diari. Ho raccolto autorizzazioni. Ho portato l'Arcangelo Nero in presidenza con una nota sul registro. Ho assistito per la terza volta alla refezione di settanta creature urlanti. Ho saltato pasto per la terza volta (non ce la farò mai a mangiare a mensa, a tavola con la Bestia Nera e la Bionda Svampita, devo farmi rimettere al più presto sul tempo normale.) Ho asciugato lacrime. Ho insegnato italiano a Muy Lejos. Ho ripassato gli appunti di un corso sulla dislessia per Tesoro Diafano, che è rientrata a scuola con la certificazione di DSA. Ho cercato di insistere con Fiona l'Orchetta, che ha il sostegno, perchè si sforzasse di lavorare un po' a casa. Ho prodotto un calendario prove per la II C da qui a gennaio. Ho fatto amicizia con la nuova collega di sostegno, un'elegante e simpatica ragazza che di mestiere più che la prof fa la pianista, ma che in classe è una piovra, è in ogni punto dell'aula a seguire chiunque, vede tutto, nota tutto, conosce tutti ed è stata con noi solo poche ore. Insomma, insieme al Dolce Cowboy*, cioè l'altro collega di sostegno che lavora con me sulla prima, è la cosa più bella che mi sia accaduta quest'anno.

[ *Dolce Cowboy è il collega di sostegno che tutte vorreste. E' un uomo magro, essenziale, con dolci occhi grigi, vestito perennemente in jeans, t-shirt bianca e camicia a quadretti o comunque sportiva, è gentile con tutti, parla a voce bassa, sorride e ride volentieri, si dà da fare. Più di così, c'è solo che sia anche single, etero e assomigli a Johnny Depp. Invece lui è mediamente piacevole come aspetto fisico, coniugato con una maestra che è anche simpatica, e riesce a essere carino e amichevole senza dare l'idea del marpione. Il che, ai fini lavorativi, è molto meglio che avere Johnny Depp seduto sull'angolo della cattedra con... beh, lo sguardo di Johnny Depp (pausa di due minuti per le colleghe che leggono, cosicchè possano proiettarsi con calma quest'immagine ambientandola nella propria aula). ]

Insomma, ne ho fatte di cose, ma dovessi dire in che ordine, o che cosa ho mangiato ieri sera, o cosa devo fare domani, vi giuro, sto così male che non lo so. Ho dei seri problemi a guidare perchè (come chiosava il mio saggio cugino che mi ha offerto assistenza telefonica quando sbroccavo dal male) in certi momenti ai confini dell'extrasensoriale, la mia anima si disloca, in modo tale da astrarsi completamente dal mio corpo sofferente, per tornarci pochi istanti dopo, con una colonna sonora di gomme che fischiano sull'asfalto e clacson.

Nelle nebbie di tanto stordimento, mi sono venuti a trovare Bimba Stupenda, l'Urlatrice, Maddalena, La Mia Cocca, Enfant Terrible, Fratello Fico di Bel Ragazzo, la Peste, l'Incontenibile, Pasticcino Svizzero... e me ne dimentico degli altri. Ne sono passati dieci o dodici questa settimana. Tra gli altri, un exalunno di tanto tempo fa che non avevo mai più visto dopo la fine delle medie, oggi con patente e barbetta, il quale mi ha portato la lieta novella che il Danno è tornato a scuola regolarmente.

Nei momenti di sdoppiamento astrale riesco anche a sorridere, beandomi di tanta bella gioventù che mi sfila davanti.

domenica 21 agosto 2011

Che dire

Okay, un post di prova. Solo per vedere se Blogger mi fa ancora postare, dato che secondo lui io non ho più l'autorizzazione per commentare i commenti ai miei post sul mio stesso blog.

E per dirvi che domattina, se
a) non mi sciolgo dal caldo durante la notte,
b) non mi sento malissimo (vi ho detto le gioie di un'ora e venti di viaggio con la gatta che miagola, il gatto che miagola E l'influenza di stomaco?),
c) non devo correre dalla dentista causa roba ORRENDA che mi si è verificata stamattina in bocca e di cui vi risparmio la raccapricciante descrizione... ma PER ADESSO è solo molto brutto da vedere e molto un casino masticarci sopra, ma non mi fa ANCORA male,

...insomma se non sono, come al solito, un rottame col tifo, la rogna, la sindrome di Marfan e due o tre ceppi diversi di peste*

V
A
D
O

A

S
C
U
O
L
A

...evento che non si verifica da TROPPO tempo!!!!!!!!

Così finalmente il blog riprenderà la sua corretta funzione! E io la smetterò di identificarmi coi piatti che lavo e le magliette che piego... stava pericolosamente cominciando a piacermi fare la casalinga: salvo scrosci isolati di pianto dovuti alla spersonalizzazione e al senso di atrofia cerebrale.

No no io domani valigetta, agenda, tacco e trucco...
GHGHGHGHGHGH speriamo davvero di non svegliarmi col dente che batte o con gli strizzoni allo stomaco! Ho bisogno di lavorare!!!**

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* Solo perchè mettere una roba alla Dr. House fa sempre fico: lo so, che il Marfan è congenito, credo tra l'altro soprattutto maschile, e legato a una statura che io no, proprio non ho.

** anche se oggi, dati i trentasei gradi del pomeriggio, ho per un momento valutato che quasi quasi invece che la prof in certe stagioni farei molto ma molto volentieri un altro mestiere, tipo la cassiera all'Esselunga: cazzo, avevano la cappa abbottonata fino al collo, e io scompensavo di brutto in piedi in fila, i vasi sanguigni impazziti per l'improvvisa botta di freddo entrando, e già terrorizzati per l'inevitabile successiva botta di caldo uscendo.