Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

venerdì 30 luglio 2010

Hide and seek

Mentre il Danno vaga chissà dove, i giorni passano.

Ora in montagna fa più freddo, gli ospiti sono ripartiti e siamo noi quattro, papà mamma io e l'Uomo.
Con un cielo limpido e un po' di grane da gestire.

Faccio la spesa con la mia migliore amica.
Cammino. Penso, sogno, prego. Leggo (finalmente) tantissimo.

Ascolto musica e ogni tanto mi viene il magone. Mi arrivano messaggi di alunni che chiedono se l'anno prossimo sarò a Scuolina Rosa e non so cosa rispondere.

Ho un po' di nostalgia di casa. Non prendo in mano un gessetto da molte settimane.

Vorrei del tempo da passare da sola per incamerare con calma le cose che succedono, ma dovrò aspettare ancora un po'.

mercoledì 28 luglio 2010

Io odio Internet in certi casi

Tra i ragazzini circola voce che il Danno si sia svegliato. Ma reagire agli stimoli e svegliarsi definitivamente sono due cose diverse, e su Facebook, oltre a mille commoventi preghiere per la sua salute, e ai messaggi strazianti della famiglia, per ora c'è tutto e il contrario di tutto sui segnali di stare per tornare che il ragazzo ha dato a chi lo toccava e gli parlava.

Dita incrociate. Io finchè non vedo postare la notizia dalla sua famiglia sto in campana, purtroppo ho imparato che le news riportate dai ragazzi più sono drammatiche più sono distorte.

Una cosa è certa. Se bastasse la volontà di chi gli vuol bene, a giudicare dai messaggi che gli postano, il Danno non solo sarebbe in piedi, ma starebbe facendo le capriole.

Mi fa tenerezza pensare alla mamma, che, nei rari momenti in cui esce dalla stanza d'ospedale, guarda su Facebook le dozzine di persone che fanno il tifo per suo figlio.

Speriamo sia vero, verissimo, che ora stiano riabbracciandosi, che presto arrivino notizie belle.
Anche perchè, se 'sti adolescenti stanno diffondendo speranze fallaci, stavolta li scasso.

martedì 27 luglio 2010

Apri gli occhi



Nessuna notizia.

La bellezza dei monti, del cielo e dei boschi mi sembra offensiva, se ti immagino immobile in un letto e penso alla tua famiglia che non può fare altro che contare i minuti che passano.

Svegliati Danno, dai, non fare scherzi. Per favore

lunedì 26 luglio 2010

No no per favore no

Il Danno. Ve lo ricordate, no?
Il Danno coi suoi enormi occhi castani.
Il Danno e le sue mille riflessioni pacate a voce alta, fottendosene di interrompere una lezione o deviarne il corso.
Il Danno e il suo speciale specialissimo rapporto umano con la sua prof di Lettere dell'ultimo anno di medie. Io.

In coma farmacologico* dopo un incidente del sabato sera. A diciassette anni.

Ecco. Il terrore arriva da un sms di una collega, in un tiepido pomeriggio di montagna.
E Mister Romania, il nostro bellissimo angelo buono a sua volta diciassettenne, che dal ritiro della sua squadra di calcio ci fa avere notizie di prima mano, addirittura dal ragazzo che guidava la macchina. Ma sono notizie di ieri.
I compagni di scuola non lo sanno ancora, direi. Altrimenti Facebook sarebbe esploso, perlomeno nella cerchia dei miei duecento contatti.

Non voglio pensare.

[*Errata corrige di due giorni dopo: magari fosse farmacologico, il coma.]

giovedì 22 luglio 2010

Controllo, sindrome del prelavaggio e cose positive

Diciamo pure che io, per stare serena, dovrei avere sempre tutto, ma proprio tutto, tutto tutto tutto sotto controllo.

Infatti, adesso che la formazione sui monti è la seguente:

- appartamento grande: padre e madre di Castagna, Chicco (gatto della madre di Castagna) e Amélie (gatta del padre di Castagna)
- appartamento piccolo: l'Uomo, Castagna, Bontcho, Daisy, Matilda
- distanza fra gli appartamenti: tre piani (con ascensore), metri quindici di stradina, cinque piani (con ascensore)

...io finalmente sono calma. Calmissima no, perchè Zia Buona è sola a Genova (non sola, con Frau Blucher, la governante che fa nitrire i cavalli quando la nomini), e infatti sto studiando un modo per andarla a trovare, rubando meno tempo possibile al resto della famiglia.
Comunque fa una bella differenza rispetto alla mia solita vita, questo svegliarmi con calma di fianco all'Uomo, andare a piedi giù al parco a fare tai chi o a portare il cane e incontrare mia madre, poi uscire un po' più tardi e dopo cinquanta passi trovare mio padre che legge il giornale al sole...

Così vedo di persona la salute di papà, posso scansare mia madre quando io e lei siamo nervose e vederla in un altro momento che però non sia una settimana dopo, non mi sbatto a correre avanti e indietro, non tolgo tempo a uno per darne all'altro...

E, stasera, posso permettermi il lusso di arrivare a Asti sola, senza cane gatti marito cena da preparare persone da chiamare, e trovare la casa pulita (Fata Romena non è ancora andata in ferie), non invaderla di borse e borsoni e sacchetti della spesa, solo dei documenti che devo consegnare domani per chiedere l'utilizzazione nella mia scuola. Spararmi tre ore di internet senza dividere il pc con nessuno, e soprattutto, soprattutto senza patire il caldo perchè, misteriosamente, la temperatura a valle è diventata sopportabile, persino per una che sei ore fa era in giro per boschi con addosso un pile (un pile!!!).

Che dire? Momenti di serenità che qualche settimana fa mi sarei sognata.

Della montagna ci sarebbe da dire roba bella (il cielo, i boschi, il mitico maestro di tai chi, yoga e altre discipline orientali*), buona (le merende in pasticceria, la carne di bovino allevato in alta montagna, alcune caloricissime, lussuriose ricette tradizionali delle montagne dal versante francese) sana (le camminate, le dormite, l'aria pulita, i bagni di sole) e financo creativa (la maglia, quel che sto scrivendo per passare il tempo quando non riesco a dormire, le letture che faccio, addirittura un minimo tentativo di cucinare).

(* Ora non vi immaginate un venticinquenne seminudo coi capelli lunghi, il fisico di Cristiano Ronaldo e la spiritualità di Gandhi. Brutte arrapate che non siete altro**.
Il nostro Roberto è un maestro che sfoggia un bel corpo tonico di piccola statura, una pettinatura fuori moda da bravo ragazzo anni Cinquanta e fa il prof di lettere, quando non insegna yoga. Insomma è una persona normale, però è veramente magnetico quando fa lezione. Le signore del paesino alpestre lo adorano e io pure. Stamattina, dopo cinquanta minuti di tai chi ci ha fatto mettere seduti in mezzo loto e ci ha dato una goccia di olio essenziale di arancio amaro sulle mani, per annusarlo e rilassarci. Ecco, una cosa così io dovrei farla tutte le mattine prima di andare a lavorare, sarei una persona migliore.)

(** Quanto ad arraparsi, una volta, se sarete state brave, vi descriverò un paio di miei maestri di tennis.)

Certo, continua la compulsione isterica a lavare tutto, di cui ho detto ad alcuni amici via mail (ora che sono nell'appartamento senza lavatrice, i vetri! Ma oggi mi sono infilata nascostamente a casa dei miei mentre erano fuori e ho attivato il ciclo sette con prelavaggio, il mio preferito!!! sentendomi una tossica che finalmente si spara la sua dose...) e i problemi di salute di mio padre, che ho consapevolmente deciso di bandire dal blog e spiegare solo agli intimi, sono sempre lì. Ma vederlo godersi l'aria fresca e il sole a millecinquecento metri come gli altri anni è abbastanza rasserenante. E anche mia madre da quando è arrivata sembra un'altra, decisamente più bella e più in forma. Di diverso dal solito c'è solo questo fatto che, per precauzione, non li lasciamo soli in paese neanche mezza giornata, anche se non siamo sempre dove sono loro due.

Ora che siamo finalmente un po' sistemati, spero di aprire le danze anche per gli amici che vogliono salire a trovarci. Musica e Begliocchi arrivano ai primi d'agosto col bambino. E si spera che Cavallino, al suo rientro dal mare, non sia inghiottita dall'ufficio proprio subito e proprio tutto il giorno.

Ah. Per chi non legge la Stampa, devo scrivere un interventino sulla lettera della Gelmini a una studentessa di Novi Ligure. Ma stasera non mi va di farmi del nervoso.

Devo anche raccontarvi dell'odissea del mio posto di lavoro (ho passato mezza giornata, sul serio mezza, a messaggiarmi con l'Incontenibile che voleva sapere che fine faccio). E accennare alle prospettive dell'anno prossimo per quanto riguarda le ore di lavoro, distribuite come, dove, quando e con chi...
Ma diciamo pure che non c'è fretta. Sono riuscita sul serio, stavolta, a non rovinarmi l'estate in modo eccessivo dietro a questa storia, ma ovviamente ora che i giochi stanno per chiudersi ho un filo di terrore che scorre velenoso in mezzo a un certo qual giustificato flusso di speranza. Ho fatto lezione alla mia classe di ScuolaFica dei Quartieri Alti (quella del 2005/2006) tutta la notte tra ieri e oggi, in sogno. E prevedo altri sogni a tema dopo che, domani, sarò passata a Scuolina Rosa. Dove spero tanto di non incontrare la preside. Farebbe l'effetto di una caccaccia di mosca su una tela bianca immacolata, rispetto alla serenità con cui mi sono mossa ultimamente.

giovedì 15 luglio 2010

Il premio Castagna

Sono pigra, lo so, e per principio non continuo mai una catena. Ma in questi dieci mesi di blog qualche volta sono stata premiata, e mi ha fatto piacere.
Ogni volta ho pensato alla classifica dei miei blogamici preferiti e assegnato mentalmente i miei premi. Ma poi non mi sono presa la briga di scriverne.
Però una cosa la devo assolutamente fare.
Istituire un mio personale premio apposta per la persona che, pur avendo io molte frequentazioni veramente piacevoli e stimolanti su internet, in assoluto mi dà di più attraverso le sue parole.

Questo è per te, LGO.

PREMIO CASTAGNA 2010
La castagna punge. La castagna è nutriente. La castagna è una cosa poco appariscente, nascosta sotto le foglie, che fa crescere una pianta forte, grande, buona.

Motivazione: "per le sferzate di coraggio che trasmette, per la lucidità dell'analisi e lo stile, non solo di scrittura, ma di vita"

Per la serie "Lagna senza fine", ecco a voi...

Bilancio parziale desunto dalla mia ultima puntata in Liguria.

Mia madre ha disperatamente bisogno di ferie.
Mio padre deve levarsi dal caldo.
Io e l'Uomo siamo due zombi assetati di morte finchè non entriamo in un locale con l'aria condizionata, sia esso un supermarket o il ristorante del Blago. Allora riacquisiamo la capacità di sorridere.
Il cane ha la lingua fuori.
I gatti sono astracchinati (spalmati come stracchino) sul pavimento, con gli occhi a fessura.

Alla fine, quindi, andremo in montagna, tutti. Sì, anche mio padre. Perchè l'altitudine non gli darà fastidio, rinunciare ai posti che ama invece gli fa visibilmente male.

Ma non subito e non tutti contemporaneamente. Il che significa che io (tornata da Genova ieri notte) oggi devo attrezzare la casa qui per sopravvivere due giorni: noi, il cane, i gatti. Mangiando, perchè d'aria non si vive. Ma mangiando poco, freddo e leggero, perchè fa caldo.
Poi mi devo spostare su per attrezzare la casa dei miei e la nostra. E fare una spesa che copra due case (dal sale alla cartaigienica, perchè dopo un anno di affitto non c'è più niente).
Poi arriva l'Uomo.
Poi forse arriva un amico di Asti (col cane e il computer per scrivere la tesi).
Poi arrivano i miei.
Poi riparte l'Uomo.
Poi ritorna l'Uomo.
Poi spero venga su mio cugino (coi libri di storia medievale).
Poi forse riescono a passare uno o due giorni con noi altri amici (con bambini).
Nel frattempo l'Uomo fa due giorni su, due giorni giù, tre giorni su, in giorno giù.
La Zia Buona è a Genova da sola e quindi bisogna che ogni tanto io scenda a trovarla.
Mio padre non cammina e propone pranzi insieme.
Mia madre cammina e propone camminate.
L'Uomo cammina poco, mangia moltissimo dato il bel climino di montagna, e propone di starcene io e lui, dormire fino a tardi e fare l'amore all'ora che ci pare.
Una vocina dentro di me mi supplica di dare retta all'Uomo su alcune delle sue proposte (indovinate voi quali), ma non su tutte: anche perchè, se lo seguissi nei suoi ritmi, ogni giorno dormirei undici ore, camminerei undici minuti e mangerei undici etti di polenta con lo spezzatino, e al mio ritorno peserei novantasette chili.
Altre vocine strillano che questi giorni di montagna sono una buona occasione per stare con mio padre, altre sottolineano che anche con mia madre è tanto che non ci parlo con calma, altre ancora chiariscono che la Zia Buona, quando la lasciamo sola a Genova, è in ansia.
In sottofondo un'altra vocina mi dice che dovrei farcela a vedere qualche amica, ora che ho tempo...
Ma perchè, vi sembro una che ha tempo?

Di solito finisce che io cerco di dare retta a tutto e tutti contemporaneamente e mi dimentico che, per me, montagna vuol dire camminare, mangiare, stare in compagnia, fare l'amore, ma anche qualche ora di totale silenzio, di lettura sotto un plaid, di lavoro a maglia, di cazzi miei, insomma. Poi me la prendo con gli altri, grido e passo per la cattiva di famiglia.

Capito perchè ci tenevo tanto a quell'unica settimana di mare a San Lorenzo?

mercoledì 14 luglio 2010

Via del Golf 13

Bene, non so se sia il fatto che ero esausta, o se mi sono ambientata, o se in effetti il caldo ha un po' mollato, ma stanotte ho anche dormito.
L'Uomo è a Genova per affari. Con Bontcho.
Io, la De e Matilda siamo di nuovo tra ragazze, per mezza giornata.

Programmino del 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia e compleanno di mio padre.
Mettere un po' d'ordine in casa. Fare su una specie di valigia, che mi permetta di sopravvivere da un minimo di due giorni a Genova ad un massimo di sette giorni compresa trasferta con cene eleganti.
Fare una doccia.
Caricare in macchina le bestie, le borse, il computer portatile comprato per papà, me stessa e andare a Genova.
Trovare parcheggio a Genova (tempo stimato minuti 25).
Fare la spesa, fare da mangiare, mangiare, andare a trovare i miei. Passarci il pomeriggio.
Cenare con l'Uomo.

E fin lì, tutto chiaro. E' il seguito che mi sfugge.

Ci sono varie opzioni, una delle quali simultaneamente mi attrae e preoccupa molto.

In pratica, o passo qualche giorno a Genova, con la normale trafila papàmamma - Zia Buona, o da lì mi sposto in una località che indicheremo con Via del Golf 13.
Anche se il resto della famiglia, Uomo compreso, sostiene invece che tornerò ad Asti e da lì in montagna.
Anche se dovrei comunque ripassare da Asti per consegnare dei documenti a scuola, occuparmi della domanda di assegnazione provvisoria e andare dal commercialista.
Anche se ci sono tre o quattro ottimi motivi per cui invece di tutto questo dovrei andare in qualche luogo calmo, fresco e silenzioso a riflettere sulla mia esistenza.

(E' arrivato il bando dell'ennesimo convegno su Plauto che si tiene a Urbino a settembre. Ci sono stata due volte, nel '98 e nel 2000. Ho stracciato il foglio senza rimorsi. Poi però quando per caso ne ho parlato con l'Uomo l'altra sera, mi è venuto il magone. Una cameretta in un convitto universitario, vista colline, in quel di Urbino per una settimana, sola soletta, con lezioni due volte al giorno e tempo libero per passeggiare in uno dei posti più belli del mondo e chiacchierare con docenti, ricercatori e universitari di varia provenienza, mi avrebbe fatto veramente molto comodo, pensandoci.)

In ogni modo, ciò mi ha fatto riflettere molto, negli ultimi giorni, su Via del Golf 13.
Ci andavo praticamente tutte le settimane. Ci ho passato splendide vacanze da bambina, molti weekend studiosi e qualche noiosa vacanza di Natale da adolescente.
Poi ho cominciato a diradare, avevo un giro di amici, un fidanzato, gli esami da preparare, poi il lavoro, una casa mia da tenere, un marito e troppi chilometri da fare. Adesso sono anni che non ci metto piede.
I miei continuano ad andare minimo una volta al mese, coi loro gatti.
Dato che quest'anno mio padre non potrà forse venire in montagna, bisognerà che passino un po' di tempo lì, per levarsi dal caldo, e sto pensando di raggiungerli, con la solita modalità zingaresco-intellettual-animalista che contraddistingue i miei viaggi da sola: pochi vestiti, diversi libri e troppi animali. Senza l'Uomo, a meno che non mi raggiunga nel weekend e dormiamo in albergo (a casa i posti letto sono contati e ci sono, come dire, altri fattori limitanti: per esempio mia madre che si alza alle cinque).

Diciamo che la cosa mi tenta, per diversi motivi. Prima di tutto è un bel posto. Poi con gli anni il corpo centrale (la clebàus, come pronunciano con tono blasé i milanesi torinesi e genovesi che popolano questo luogo da ricchi) è passato da un golf club molto british, un po' spartano, buio e vecchio stile, a un elegante albergo con ottimo ristorante, piccolo centro benessere e piscina attrezzata decentemente (per esempio con dei veri spogliatoi e non, come prima, con due tende bianche svolazzanti, che facevano molto tè nel deserto, ma costringevano a spogliarsi in presenza di vecchie golfiste fumatrici rinsecchite e di giovani madri snob con l'assorbente interno, e credo abbiano permesso a tutti i miei amici della piscina di vedermi il culo, quando ancora era un paio di chiappe da nuotatrice, sode come pesche, che valeva sul serio la pena spiare).

Ma soprattutto, io questo luogo non l'ho mai guardato per quel che era già quando ero una bambina (cioè un insieme di costose residenze, particolarmente eleganti in quanto veramente rustiche, veramente vecchio stile, veramente british). Per me la vita della clebàus, dato che nè io nè i miei giocavamo a golf, esisteva solo in quanto c'erano bambini, poi ragazzi, della mia età con cui giocare in piscina, chiacchierare, e più avanti stuzzicarsi a vicenda con chiaro intento becciatorio.
Per il resto noi trattavamo la nostra casa piccola e fresca come una vera e propria casa di vacanza in campagna: una base per le passeggiate, le gite culturali e quelle al mare, con un giardino di pochi metri quadri per prendere il sole, le biciclette per lunghe pedalate fino ai due paesi tra i quali sorge il golf club, un divano su cui leggere, gatti, maglioni un po' consumati d'inverno, ciabattine infradito d'estate.
Con gli anni la mia capacità di osservazione sociologica si è affinata, la gente che frequentava il club in parte è cambiata, e mi sono accorta che intorno a casa nostra la gente cominciava a costruire giardini pensili tipo Babilonia e che a portar fuori la spazzatura da alcune case erano domestici filippini in livrea, mentre varie madri dal doppio e triplo cognome paranobiliare fumavano svogliate, sbolognando alla tata i vari Filippo, Giacomo, Lapo, Letizia, Costanza, Benedetta, Beatrice (quelli che Wonderland chiamerebbe Venceslao, insomma).
A casa mia, mia madre continuava a cucinare piatti vegetariani in una microcucina ricavata da un cortiletto posteriore e mio padre a sfogliare libri di storia e arte con un gatto sulle ginocchia. Per le pulizie ognuno faceva la sua parte. La bici di mio padre era dell'anteguerra, ma si è poi aggiunta una bella sacca da golf, quando loro si sono decisi a sfruttare il club per quel che era la sua reale primigenia funzione. Io invece avevo una racchetta da tennis e un modello base di mountain bike e con quelle mi spostavo autonoma fino al paese. Di pomeriggio versione di greco, letteratura latina, filosofia e tutte le altre materie del classico. La sera Massimo, il mio migliore amico, passava a prendermi in Vespa per andare a prendere un gelato con gli altri.
Non era affatto male.

Adesso, al pensiero di passare là qualche giorno, sono tentata di prendere questa opportunità come fosse un reportage giornalistico su un mondo dimenticato.
Sono certa che coi miei occhi di adesso vedrò molte cose che le ultime volte non potevo vedere, perchè non c'erano o perchè non le immaginavo.

Da un lato, ho una visione romantico-infantil-virgiliana di come potrebbero essere queste giornate.
Colazioni placide in vestaglia con mio padre, cane che si rotola felice sull'erba del giardino, cicale che friniscono, gatti, passeggiate al laghetto con mia madre, libri, libri, sdraio all'ombra e libri, un paio di nuotate in piscina, insalate e pastasciutte mangiate sotto la tenda, frutta, libri, un paio di fughe in paese da sola a ricaricare il telefono e comprare qualcosa di commestibile, libri, a letto presto la sera, libri.
Dall'altro lato, siamo realistici, le cose andranno, almeno in parte, molto diversamente.
Prima di tutto, se già mia madre cucina lo stretto indispensabile a casa, figurarsi in campagna. Io non sono capace di pranzare a scatoletta Riomare e frutta, per cui interverrò nella spesa e in cucina, dandole un fastidio boia.
Poi, loro cenano praticamente sempre fuori, io dopo un paio di sere di ristorante mi scasso e voglio una pasta all'olio a casa mia. E quindi chiederò di restare a casa, ottenendo che mia madre mi guardi storto perchè le tocco la cucina e mio padre mi guardi con dolore perchè non sto con loro.
O che ceniamo a casa tutti e tre (vedi sopra).
Inoltre mia madre si alza all'alba e, se è vero che la sera non c'è niente da fare e che in quella casa si dorme benissimo, è anche vero che una donna oltre i trent'anni ci mette qualche giorno a spostare l'orologio del sonno da 01.00-10.00 a 21.30-06.30. Non vorrei che finisse male.

E poi c'è l'orrendo, per quanto comprensibile, rito ebraico della Presentazione Della Figlia In Società. Cioè i miei, così di rado onorati della mia augusta presenza, vivono convinti che tutti pensino male di loro perchè La Figlia Non Li Viene Mai A Trovare In Campagna.
Probabilmente pensano che gli altri pensino che: sono morta / sono in casa di cura a disintossicarmi / ho rotto con la mia famiglia / ho sposato un negro coi rasta / o peggio, peggissimo, sono di Rifondazione Comunista e in certi posti non ci metto piede, anche perchè sono a organizzare un meeting di sandinisti a Cuba.
La domanda potrebbe essere semplice: perchè i miei genitori, che per primi mi hanno insegnato a non dare peso a certe formalità, non pensano che gli altri pensino che io: lavoro lontano / vivo lontano / li vedo tutti i giorni in città e non nel weekend perchè lo passo con mio marito / sono una donna in carriera con tremila responsabilità e il weekend lo passo in Svizzera a comprare e vendere fette di banche sorseggiando Mumm sulla terrazza vista lago dell'ambasciatore malese?
Mistero. Va beh. Comunque questo significa che oltre al copricostume, ai miei pantaloni con le tasche, alle infradito, in valigia devo avere la collana fica, tacchi alti e almeno un vestito elegante, ma meglio due, per andare a cena alla clebàus.
Dove io vado anche volentieri perchè rivedo gli amici di una volta: il cuoco, un cameriere che mi conosce da quando ero bambina, qualche occasionale amico golfista dei vecchi tempi, oggi stempiato e con moglie e figli, che passa di lì.
Però devo sopportare che i miei mi presentino come un trofeo e questo, di per sè, mi farebbe tenerezza, non fosse per il fatto che poi escono le solite domande: dov'è il marito?, ah fate gli insegnanti tutti e due? (sul pianeta Spacchio, dove se una fa l'insegnante lo fa per sport mentre il marito dirige un'azienda...), e poi la chicca: e bambini ancora niente????
E ancora, io ormai sopravvivo anche a ciò, perchè ho selezionato un certo numero di risposte alla stricnina da dare a queste domande, ma non posso permettermelo davanti ai miei genitori, in un posto dove tutti li conoscono.


Sapete che vi dico? Sono curiosa, a parte gli scherzi. Penso che andrò, magari dormirò con una mano sulle chiavi della macchina e la De già imbragata con il guinzaglio, per scappare al primo sintomo di possibile tensione con mia madre. Ma sono sicura che, se vado, al mio ritorno avrò da scrivere parecchio.

martedì 13 luglio 2010

Mi sciolgo ma non mi piego

Forse all'alba ce la faccio.

Per alba intendo le nove, e non c'è niente da ridere o da ridire, dato che prima che riuscissi a sdraiarmi (non ho detto a dormire, ho detto a sdraiarmi) erano le quattro, stanotte.

Avevo fatto un magro tentativo di dormire sul lettino da spiaggia, in terrazzo, dove muoveva un rigenerante filino d'aria.
Mentre mi addormentavo sono stata svegliata da un lampo, poi da un altro.
Come già da diverse notti a Asti, tuonava e lampeggiava, ma senza piovere (grazie, eh? far vedere l'acqua fresca a un morto di sete e non dargliela!).
Ho avuto una fugace visione di me arrostita da un fulmine sulla struttura in metallo del lettino prendisole. E sono tornata ad avere nausea dal caldo in salotto.

Comunque, scrivo solo perchè intenerita dalla fedeltà di Minerva, e di scuola, purtroppo, non ho niente da dire perchè non sta succedendo niente, o meglio sì: i sindacati oggi parlano con il governo delle assegnazioni e degli utilizzi del 2010. La Gelmini parla con gli astronauti dei progetti spaziali italiani. E hanno pubblicato un regolamento sulle nuove scuole superiori che, lo ammetto, non ho avuto la forza di leggere.

Di politica, però, una cosa la posso dire.
"In democrazia non esistono diritti assoluti."
Prima reazione: ah no? Nemmeno quello alla vita? Andiamo bene...
Seconda reazione: ah perchè, siamo in democrazia, qua?
Terza reazione: su, dai, basta essere faziosi, prendere tutto male, avere il dente avvelenato. L'Uomo che Sorride voleva solo dire che, in democrazia, il mio diritto finisce dove comincia il tuo, il che è ragionevole e vero.

Detto da lui, poi.

lunedì 12 luglio 2010

Cecidere manus

Fa un caldo che NON CI SI CREDE.
Detto questo, basta parlare del clima che pensarci fa peggio.

Basta anche parlare delle vacanze.
C'è ovviamente chi sta peggio, ma non è che siano partite proprio col piede allegro, quest'anno.

E magari basta parlare, cioè scrivere, che sudo solo a schiacciare i tasti.

Auleintempesta riaprirà con orari notturni o forse quando troveremo un tecnico disposto a installarci un condizionatore.
O forse con l'inverno.