Questa riflessione andrebbe forse su Spazio abbastanza, ma preferisco metterla qui dove posso ascoltare più pareri.
La riflessione si sviluppa sulla base di alcune recenti conversazioni.
1. La nave all’ancora e il mare aperto.
Telefonata della Tipa dalla Sardegna, porto di Cagliari, qualche giorno fa. Tipa affranta, perché la sua vacanza in crociera con la famiglia, per la prima metà, non è andata molto bene. Tutti troppo stressati (e la capiamo: più andiamo avanti con gli anni, più ci rendiamo conto che per andare veramente in vacanza bisogna prima staccare dalla vita che si fa a casa, e bisogna calcolare tre giorni solo per quello). Ma in particolare la descrizione dei bambini (11 e 8 anni) mi colpisce: Nipotina ha l’incubo di perdere la nave ogni volta che scendono, e domanda compulsivamente che ore siano, per tutto il tempo passato a terra. Coccodrillo critica tutto perché farebbe diverso qui, non gli piace là, etc.
Aggiungici che non è che una coppia di quarantenni stanchi del lavoro, in vacanza per una settimana in cabina in quattro, propriamente si rigeneri. Per fortuna la seconda parte del viaggio, sapientemente organizzata scegliendo con cura tra le diverse proposte di escursione, va meglio. I posti sono belli, si parlano altre lingue, insomma, ci si allontana finalmente dal molo e si prende il largo nella vacanza. Chissà se fossero andati fino all’oceano.
I bambini, però: stressati non dall’assenza di compagnucci con cui giocare, non dal caldo o dall’inevitabile noia da museo, come sarebbe ragionevole aspettarsi da due bimbi, bensì dagli orari e dalla gestione delle giornate. Due piccoli adulti in pausa pranzo dall‘ufficio, insomma. Che invece, a vederli, lei è una principessina elfica uscita da una campanula, che spalanca due estasiati occhi verdi davanti a tutto, lui un adorabile minion, di buon carattere tra l’altro, più lui della sorellina. Due bambini bambini, che non si atteggiano. Che non bullizzano. Che non civettano. Due bambini genuini, di quelli che guardano in tv quel che la mamma e papà approvano, che leggono bei libri insieme la sera prima di dormire, che fanno sport sani. Però questa vacanza, all'inizio, l’hanno presa così. Il che mi ha fatto pensare.
2. Sei così mia amica che ti spacco il mazzo prima ancora di andare a lavorare.
Mattina di preparativi per l’ufficio nella Valle Molto a Ovest dove vive Cavallino, e di preparativi per la scuola qui da me. Scambio di messaggi, scritti facendo equilibrismi mentre ci si lavano i denti, si infila la biancheria pulita, si beve un caffè in piedi davanti allo specchio del bagno aspettando che la piastra per i capelli si scaldi.
Tema: donne/mogli/madri, sottotitolo: gestione della Princi in mezzo alla bufera coniugale, vista da me e dall’altra mezza mela (che non è l’Uomo, per quanto sappiate chi e cosa è lui per me, ma è indiscutibilmente la mia compagna di banco: la definizione è sua).
Scambio di serie considerazioni, un paio di volte anche di atrocità reciproche, prese bene da entrambe perché entrambe ricordiamo cosa voleva dire avere 14 anni e una madre in crisi e tra l'altro, all'epoca eravamo già testimoni l'una della vita dell'altra.
Frase mia: voglio insegnare a mia figlia a lottare per quel che vuole, a essere fedele a se stessa e ad avere una dignità.
Frase sua: e allora devi essere quella donna.
Ciumbia.
Che poi la gente pensa che noi, al mattino, in bagno ci aggiustiamo le sopracciglia, facciamo la cacca, o al limite carichiamo la lavatrice.
3. Sei l’orgoglio della mia vita, la cosa più bella di tutte e l’unica persona da cui voglio essere sempre e solo superata in ogni cosa che faccio.
Ieri la Princi, in macchina, parlando di non saprei cosa, e con tono lapidario:
“Io voglio, un giorno, fare un viaggio da sola! In un posto caldo!”
Deglutisco. Dovete capire che la Princi è in un momento in cui, se attraversa una piazza, cattura gli occhi di tutti i maschi presenti, di età dai tre ai trecento anni. Vestita o in costume. Credo di aver capito che i fratelli piccoli dei suoi amici, quelli in piena pubertà, pur di essere portati in piscina quando c’è anche lei, sono disposti a essere schiavizzati dai più grandi per 365 giorni (Me li figuro proprio: "Ahmed/Luca/Dennis ti prego, ti prego, sto zitto non parlo te lo prometto, ti giuro che rifaccio il letto di tutti e due, porto la spazzatura tutte le volte che tocca a te, ti lucido le sospensioni del motorino con la mia maglietta preferita, ti faccio anche vincere alla playstation, te lo giuro, ma posso venire con voi per favore?"). Quando mi accompagnava a scuola di pomeriggio questa primavera, persino Sgamo e Svampo rimanevano in soggezione, di fronte alla sua femminilità dispiegata al massimo della potenza.
Alcune a caso tra le immagini che mi sono venute in mente all’idea di lei che viaggia per il mondo da sola: stupratori nordafricani, signori della guerra sudamericani, rapitori dell‘Est, negozianti dalla mano morta e vecchi bavosi di ogni Stato del pianeta compresi quelli non riconosciuti dall’ONU, assassini, ladri, truffatori, trafficanti di carne umana, turisti in cerca di sesso facile con una scorta di Rohypnol nel borsello. Oltre alle rivolte in Paesi politicamente instabili, ai disastri ambientali, alle malattie tropicali, a rischi anche minori come perdere un aereo o il bagaglio o trovarsi con una prenotazione sbagliata, che però, a immaginarmi lontano da casa senza nessuno dei miei con cui consultarmi, a me un po’ di paura la farebbero.
Tutto questo è durato lo stesso minuscolo numero di centesimi di secondo in cui, contemporaneamente, ero inondata dalla fierezza e mi sentivo assolutamente orgogliosa di lei e della sua voglia di fare.Mai e poi mai le confesserei che mi è scesa una goccia di sudore gelato lungo la schiena.
Ho aperto la bocca e, mentre nel mio foro interiore una voce da mamma sensata diceva: “Amore, l’altro giorno hai sbagliato DI NUOVO autobus per andare in centro” (il centro di Asti, non di Città del Messico), all’esterno di me una mamma altrettanto sensata ha detto: “E’ bello che tu lo pensi e spero che tu ci riesca… certo ci sono dei rischi per una donna nel viaggiare da sola, ma ormai se giri su Internet ci sono le guide ai Paesi più sicuri, ci sono tutte le dritte per non mettersi in pericolo e non farsi fregare… e mi piace proprio come idea, tu sei più coraggiosa di me, io non l’ho mai fatto, anzi, pensandoci, il primo viaggio lungo da sola che farò, se mi riesce, sarà quest’estate.” (E in Nord Europa, non in Belize, eh.) Poi ci penso e aggiungo che mi rende ESTREMAMENTE felice il pensiero che lei farà più cose di quante me ne sia mai sognate io. Lei sa quando la colonnina del mio termometro dell'orgoglio materno arriva così in alto che rischia di scoppiare, ma dirglielo è anche meglio che godersi la sua espressione quando lo capisce.
Da cui la riflessione, che si potrebbe così articolare: che razza di esempio stiamo dando, o vogliamo dare, ai nostri ragazzi? Quello di adulti in gamba, padroni delle loro vite, o almeno capaci di usare le loro risorse per affrontare l'ignoto? O di gente stressata marcia, che si lamenta e ha paura di tutto persino in vacanza? (E io, che spero la Tipa non me ne voglia se ho qui usato i suoi dubbi sulla riuscita della crociera come esempio, indipendentemente da quel che dico alla Princi per sostenere i suoi desideri di autonomia, sono senz’altro appartenente alla seconda categoria. O lo ero finchè non dovevo pensare a far stare bene lei.)
(Momento: non è che se domani la Princi mi dice parto per l’Indonesia ce la lascio andare, eh. Incoraggiarli non vuol dire mandarli allo sbaraglio; e essere genitori, quindi adulti spesso stanchi e in difficoltà, alle prese con la gestione delle vacanze o dei viaggi o delle banali ma pesanti incombenze quotidiane, come anche di problemi più gravi, non vuol dire essere sempre perfetti; solo perché ci sono dei minorenni che ti guardano, non diventi migliore di te stesso neanche volendo, al massimo potenzi le tue capacità preesistenti. Però bisogna pensare all‘immagine della vita adulta che diamo: quello sì. Che, detto da me dopo i casini degli ultimi tredici mesi, è sufficiente per tirarmi addosso manate di sterco di cavallo, verdura marcia e sputi, in effetti, e ne sono consapevole, ma tant'è.)
Proposte/risposte/commenti? Da genitori, da educatori, da osservatori?
Tra l'altro, per una di quelle strane blogtelepatie, Tuttotace mentre io pensavo a questo post aveva scritto questo. Che fa riflettere, a sua volta.
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martedì 23 giugno 2015
lunedì 15 dicembre 2014
Di me
Ho fatto un viaggio all'indietro nel
blog, a partire da un post pescato a caso.
A me senz'altro è servito almeno a due cose: a uscire da un brutto pozzo, e a crescere come persona.
Non rinnego nulla delle riflessioni che ci siamo scambiate all'epoca. Tra l'altro, ho trovato un post del 2010 su “L'amore sbagliato”, che in alcuni punti ricalca esattamente quel che avevo scritto un'ora prima, questa sera, rispondendo a un commento. Mi sono anche riletta alcune cosucce, di Mamma Cattiva e altre, sul tema del tradimento e su quello della maternità. Trovando tra i post e i commenti parole, loro e anche mie, di grande lucidità, coraggio e – permettetemi, valutare testi è il mio lavoro – stile.
Se qualcuno (evidentemente costretto
con la forza, o spinto da una coazione malata, a frequentare pagine
web che trova irritanti) si lamenta OGGI dell'autocompiacimento nella
scrittura, dovrebbe leggersi quel che io e le varie blogamiche
scrivevamo anni fa.
Il blog, evidentemente, era un luogo ed
un modo per prenderci, ed essere prese, molto sul serio.
A me senz'altro è servito almeno a due cose: a uscire da un brutto pozzo, e a crescere come persona.
Non rinnego nulla delle riflessioni che ci siamo scambiate all'epoca. Tra l'altro, ho trovato un post del 2010 su “L'amore sbagliato”, che in alcuni punti ricalca esattamente quel che avevo scritto un'ora prima, questa sera, rispondendo a un commento. Mi sono anche riletta alcune cosucce, di Mamma Cattiva e altre, sul tema del tradimento e su quello della maternità. Trovando tra i post e i commenti parole, loro e anche mie, di grande lucidità, coraggio e – permettetemi, valutare testi è il mio lavoro – stile.
Eppure, è come leggere di un'altra
persona, di un'altra vita. Sono passati solo quattro anni. E alcune
scosse sismiche di magnitudo intorno a 7.
Ero l'equivalente di una ragazzina.
Sognavo, scrivevo. Seghe mentali una via l'altra, dettagli, ricordi,
analisi di sentimenti. Forse, tra quattro anni, rileggere le pagine
scritte in questi mesi mi farà lo stesso effetto, non lo so. Per me
comunque scrivere di me è stato utile e importante. Da cui la necessità di
continuare, di studiare le trasformazioni, tenendone traccia qui.
Di certo nella mia vita da allora è
entrata, a spada sguainata, la concretezza. Ha fatto piazza pulita di
tanti rami secchi e poi mi ha lasciata lì, a guardare mezza foresta
rasa al suolo e pensare cosa costruire adesso con tutta quella legna.
Da quando ho aperto il blog, così, solo a
guardare cosa c'è scritto sulla carta, sono diventata diverse
cose che prima non ero: titolare della mia cattedra, buddhista,
madre, orfana, fedifraga. Sono diventata me, me Castagna, una me che
prima c'era, ma era legata al pensiero che di lei avevano gli altri e
non aveva le gambe per camminare sola. Quello che ho messo su in
questi ultimi anni è una me molto più me. Che sarebbe me anche se
le togliessero molte cose che ha e persone che frequenta. Alla fin
fine, negli ultimi anni la vita mi ha spogliato, per sempre o
temporaneamente, di così tanto, che mi sono vista abbastanza
chiaramente come sarei se non avessi niente di quel che ho sempre
avuto. E il buco nero, quello in cui non voglio nemmeno guardare, è come e
cosa sarei se non avessi due certezze: il mio lavoro e l'Uomo.
Ma la vita, ad ogni buon conto, mi ha
preso la testa e mi ha schiacciato la faccia contro il finestrino, e
mi ha fatto vedere anche eventualità che non avevo mai contemplato
di attraversare. Perchè mi restassero bene impresse. Ed è giusto.
Perchè devo sapere. Perchè devo sforzarmi di capire. Perchè Ulisse
voleva sentirlo, il canto delle sirene, voleva essere uno tra quelli
che potevano raccontare com'era. Perchè il viaggio ha i suoi rischi,
ma se non ti sposti non scopri, non impari.
Pochi giorni fa ho scritto che per
l'estate prossima voglio essere un'altra. Ma stasera penso di essere
GIA' il tipo di altra che intendevo. Pensavo che ci sarebbero voluti
mesi, ma no. Perchè ieri è successa una cosa e io, con tutti i
crampi di dolore atroce di cui mi lamento, di fronte alla nuova
lezione invece di sbarellare ho capito. Ho capito tutto quel che
c'era da capire. E dove credevo che avrei trovato un altro magnifico
inferno, o un altro tossico sprazzo di paradiso, invece c'è la
solida terra, quella su cui vado a correre.
Lui è successo veramente, lui è
realtà, è concretezza, come la terra. Lui esiste, non è stato un
“Amore sbagliato” chiuso in una scatola segreta; lui è un pezzo della mia storia e io lo sono della sua, adesso. Ma esisto anche io, e non mi dimentico di
esistere per lui, né per nessuno.
E per questo scrivo di me. E vado a correre.
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come la vedo io,
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staring at the sun
giovedì 4 settembre 2014
Segaioli
Partendo sempre dagli ovvi presupposti che:
- ogni blog può risultare noioso a chi legge, ma non mi risulta che nessuno sia pagato per leggere queste pagine, o che le mie confessioni saltino fuori a mo' di pop up mentre uno cerca di ascoltare musica o visualizzare contenuti online in santa pace;
- ognuno è libero di smettere di leggere quando vuole e di non essere d'accordo con quanto viene detto, oltre che di dire eventualmente la sua:
non trovate curioso che io abbia scritto per anni dei fatti miei, quindi di scuola, ragazzi, colleghi, ministeri, fatti d'attualità come li vedevo io, ma anche di seghe mentali, ansie, problemi di famiglia, emozioni, lutti, amori etc, e per anni non è mai accaduto che qualcuno mi aggredisse verbalmente...
...e invece, ora che ho postato qualcosa riguardante la mia recente situazione sentimentale poco limpida, improvvisamente si siano manifestati termini come baldracca, insulti alla mia intelligenza, etc.? Tra l'altro, in due casi su tre non firmati. Il che mi ricorda di complimentarmi ancora con luciano f, che non so chi sia, ma almeno, nel darmi della puttana, ci mette un nickname. Un signore.
Perchè vorrei fare presente all'altro segaiolo (non so perchè, ma mi pare che lo stile dell'ultimo commento sia lo stesso del primo attacco...) o agli altri segaioli, se ho la fortuna di avere così tanti fans, che è tristissimo immaginarseli mentre si leggono i miei post e si indignano schifati sulle mie infedeltà. Tra l'altro, nessuno sa se numerose, consumate, platoniche, o cosa. Cioè proprio io mi vedo questi che mi leggono e progressivamete si agitano, si incazzano con me e finalmente si sentono realizzati mentre mi insultano trincerandosi dietro all'anonimato, perchè sono dei poveri sfigati che nessuno si fila e che hanno preso un bel numero di facciate, ma non hanno il coraggio di farsi le loro ragioni con l'ultima tipa che li ha giustamente scaricati, trovano più comodo venire qui a leggersi i fatti miei e darmi dei titoli, magari dopo essersi tutti emozionati nell'immaginarsi la professoressa porca, che notoriamente è un cliché dell'immaginario maschile.
Questo, nel caso che si tratti di uomini, come mi pare di intuire dal tono.
Se invece le gradevoli osservazioni sono di donne, ho solo una cosa da dire: non ce l'ho con voi, magari siete persone coerenti e convinte delle vostre posizioni. Un giorno capirete, malgrado voi, e se non capirete, vorrà dire che la vostra vita sarà trascorsa in tutta tranquillità, beate voi, con le vostre certezze morali. Io di certo ormai ho solo che non sono stupida e il sostegno non mi è necessario, il mio cervello pesa comunque più delle mie tette. Quindi, siete perdonate, perchè al massimo mi fate un po' di tristezza.
E comunque questo è un Paese libero, il mondo è bello perchè è vario, e potete dire quel che vi pare. Ma non firmarsi dopo un attacco diretto, sappiatelo, mi causa visioni di scroti raggrinziti e semivuoti, o di vagine parecchio desertificate. Scusate il linguaggio un po' crudo, ma anche io vivo in un Paese libero, e posso dire quel che mi pare, soprattutto qui. E se vi dà fastidio quel che scrivo, chiedetevi perchè state leggendo.
- ogni blog può risultare noioso a chi legge, ma non mi risulta che nessuno sia pagato per leggere queste pagine, o che le mie confessioni saltino fuori a mo' di pop up mentre uno cerca di ascoltare musica o visualizzare contenuti online in santa pace;
- ognuno è libero di smettere di leggere quando vuole e di non essere d'accordo con quanto viene detto, oltre che di dire eventualmente la sua:
non trovate curioso che io abbia scritto per anni dei fatti miei, quindi di scuola, ragazzi, colleghi, ministeri, fatti d'attualità come li vedevo io, ma anche di seghe mentali, ansie, problemi di famiglia, emozioni, lutti, amori etc, e per anni non è mai accaduto che qualcuno mi aggredisse verbalmente...
...e invece, ora che ho postato qualcosa riguardante la mia recente situazione sentimentale poco limpida, improvvisamente si siano manifestati termini come baldracca, insulti alla mia intelligenza, etc.? Tra l'altro, in due casi su tre non firmati. Il che mi ricorda di complimentarmi ancora con luciano f, che non so chi sia, ma almeno, nel darmi della puttana, ci mette un nickname. Un signore.
Perchè vorrei fare presente all'altro segaiolo (non so perchè, ma mi pare che lo stile dell'ultimo commento sia lo stesso del primo attacco...) o agli altri segaioli, se ho la fortuna di avere così tanti fans, che è tristissimo immaginarseli mentre si leggono i miei post e si indignano schifati sulle mie infedeltà. Tra l'altro, nessuno sa se numerose, consumate, platoniche, o cosa. Cioè proprio io mi vedo questi che mi leggono e progressivamete si agitano, si incazzano con me e finalmente si sentono realizzati mentre mi insultano trincerandosi dietro all'anonimato, perchè sono dei poveri sfigati che nessuno si fila e che hanno preso un bel numero di facciate, ma non hanno il coraggio di farsi le loro ragioni con l'ultima tipa che li ha giustamente scaricati, trovano più comodo venire qui a leggersi i fatti miei e darmi dei titoli, magari dopo essersi tutti emozionati nell'immaginarsi la professoressa porca, che notoriamente è un cliché dell'immaginario maschile.
Questo, nel caso che si tratti di uomini, come mi pare di intuire dal tono.
Se invece le gradevoli osservazioni sono di donne, ho solo una cosa da dire: non ce l'ho con voi, magari siete persone coerenti e convinte delle vostre posizioni. Un giorno capirete, malgrado voi, e se non capirete, vorrà dire che la vostra vita sarà trascorsa in tutta tranquillità, beate voi, con le vostre certezze morali. Io di certo ormai ho solo che non sono stupida e il sostegno non mi è necessario, il mio cervello pesa comunque più delle mie tette. Quindi, siete perdonate, perchè al massimo mi fate un po' di tristezza.
E comunque questo è un Paese libero, il mondo è bello perchè è vario, e potete dire quel che vi pare. Ma non firmarsi dopo un attacco diretto, sappiatelo, mi causa visioni di scroti raggrinziti e semivuoti, o di vagine parecchio desertificate. Scusate il linguaggio un po' crudo, ma anche io vivo in un Paese libero, e posso dire quel che mi pare, soprattutto qui. E se vi dà fastidio quel che scrivo, chiedetevi perchè state leggendo.
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aaaaaah beh,
come la vedo io,
nell'universo dei blogger
giovedì 3 ottobre 2013
Ve lo dico da insegnante
...genitori, leggete questo.
Leggetelo finchè siete in tempo.
Perché noi, poi, a scuola, vediamo le carenze, le insicurezze e il distorto senso di competitività che hanno alcuni dei vostri figli a dodici anni, e ci rendiamo conto che molto dipende da quello che hanno alle spalle.
Nessun insegnante, per quanto bravissimo e motivatissimo, avrà mai la possibilità di restituire interamente a un ragazzino quel che non gli è stato dato quando era un bambino piccolo.
E, visto che me lo chiedete, le domande per ieri erano:
- avete pulito almeno un paio di scarpe?
- vi siete dimenticati un oggetto da qualche parte?
- vi siete limati le unghie?
E quelle per oggi sono:
- comprerete il giornale?
- mangerete proteine?
- farete un giro in libreria? (a quest'ultima, se avete letto il link di sopra e avete figli in età scolare, dovete PER FORZA rispondere di sì.)
Perché noi, poi, a scuola, vediamo le carenze, le insicurezze e il distorto senso di competitività che hanno alcuni dei vostri figli a dodici anni, e ci rendiamo conto che molto dipende da quello che hanno alle spalle.
Nessun insegnante, per quanto bravissimo e motivatissimo, avrà mai la possibilità di restituire interamente a un ragazzino quel che non gli è stato dato quando era un bambino piccolo.
E, visto che me lo chiedete, le domande per ieri erano:
- avete pulito almeno un paio di scarpe?
- vi siete dimenticati un oggetto da qualche parte?
- vi siete limati le unghie?
E quelle per oggi sono:
- comprerete il giornale?
- mangerete proteine?
- farete un giro in libreria? (a quest'ultima, se avete letto il link di sopra e avete figli in età scolare, dovete PER FORZA rispondere di sì.)
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cerco l'antidoto,
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giovedì 6 giugno 2013
Last days
Oggi, gruppetto di nove alunni, a scuola per le ultime rifiniture del lavoro prima del fatidico giorno del colloquio d'esame.
Ci portiamo le sedie in cortile. Perché nell'ora di pranzo, ai giardinetti, si è svolta una battaglia a colpi di bottigliette d'acqua, e Spettacolo, Arcangelo Biondograno, Orsacchiotto, Teppa Gentile e lo Scoiattolo hanno la maglia zuppa. Allora io mi siedo all'ombra del melo cotogno e loro al sole, e leggiamo Mario Rigoni Stern, e la neve e le isbe e l'ARMIR e i piedi congelati fasciati nelle pezze. Ma qui da noi è estate e Principessina Russa, che ha paura degli insetti, ogni volta che passa una vespa o un'ape sta immobile tremando, con le mani sugli occhi e prega: "Mandatela via mandatela via." Arcangelo Biondograno la guarda come se ammirasse un oggetto prezioso e fragile che potrebbe sciuparsi solo a posarci gli occhi sopra. Mentre leggono, il braccio di lui sta a lievissimo contatto di quello di lei. Sono settimane che sono così, a zero virgola cinque millimetri uno dall'altra, in corridoio, nel banco, dappertutto. Lui è talmente trasfigurato che per guardarlo bisogna socchiudere le palpebre, non solo è biondo, ma sembra proprio tutto d'oro come un mosaico bizantino.
Poi a un certo punto un animaletto strano, che non è un'ape né una vespa, volando si posa proprio sulla spalla di Principessina. Lei, mani sugli occhi, voce con tono di urgenza isterica: "No ma no ma levatemi subito questa cosa..." L'Arcangelo le posa gli occhi addosso con reverenza e si muove al rallentatore, come se lei fosse una farfalla da non spaventare con movimenti bruschi; invece lo Scoiattolo esclama: "Oh maddai, su" e dà una botta secca al povero insetto...
...lanciandolo, con precisione balistica incredibile, proprio nella scollatura del top di Principessina, dove casca bello dritto giù in mezzo alle tette. L'Arcangelo assume un'espressione di panico, tutti noi altri restiamo basiti, ma per fortuna Principessina non perde la testa, infila una mano e estrae la bestia misteriosa, senza neanche mostrare le sue grazie. Momento di generale imbarazzo: ahem, bene, tutti guardano da un'altra parte, chi per terra, chi il prato, chi il cielo, e poi riprendiamo a leggere.
Più tardi, siamo tornati ormai in classe perché avevamo caldo, e a un certo punto la ragazzina mi mostra un dito gonfio e rosso e mi fa: "Ma prof, quell'insetto di prima cosa sarà stato? Perché mi ha morso, fa male..." E allora, tutto quel contegno so british che avevamo mantenuto, con molta delicatezza, in cortile, sbraca. Uno sorride, l'altro ridacchia, gli sguardi si incrociano, e poi scappa a tutti, lei compresa, una bella risata, di quelle che ti lasciano col fiatone.
E poi abbiamo una discussione: Hiròshima o Hiroshìma?
Io: "Sentite, ora mando un messaggio a un mio amico che sa il giapponese..."
Grande Pagliaccio risponde una cosa assurda sulla lunghezza delle vocali, poi mi telefona perché io non ho capito e pronuncia: "Hì (anzi quasi Kì) - ròooo - shì - mà."
Passiamo il resto del pomeriggio a giocare a "hì-rò-scì-mà" e fù-kù-scì-mà".
Per finire, visto che è la giornata del "chiedi un aiuto a esterni", dopo aver letto un brano sulle spose bambine in India, interpello via Facebook la blogamica e collega LGO per farmi ricordare dove aveva preso un video, questo:
Ci portiamo le sedie in cortile. Perché nell'ora di pranzo, ai giardinetti, si è svolta una battaglia a colpi di bottigliette d'acqua, e Spettacolo, Arcangelo Biondograno, Orsacchiotto, Teppa Gentile e lo Scoiattolo hanno la maglia zuppa. Allora io mi siedo all'ombra del melo cotogno e loro al sole, e leggiamo Mario Rigoni Stern, e la neve e le isbe e l'ARMIR e i piedi congelati fasciati nelle pezze. Ma qui da noi è estate e Principessina Russa, che ha paura degli insetti, ogni volta che passa una vespa o un'ape sta immobile tremando, con le mani sugli occhi e prega: "Mandatela via mandatela via." Arcangelo Biondograno la guarda come se ammirasse un oggetto prezioso e fragile che potrebbe sciuparsi solo a posarci gli occhi sopra. Mentre leggono, il braccio di lui sta a lievissimo contatto di quello di lei. Sono settimane che sono così, a zero virgola cinque millimetri uno dall'altra, in corridoio, nel banco, dappertutto. Lui è talmente trasfigurato che per guardarlo bisogna socchiudere le palpebre, non solo è biondo, ma sembra proprio tutto d'oro come un mosaico bizantino.
Poi a un certo punto un animaletto strano, che non è un'ape né una vespa, volando si posa proprio sulla spalla di Principessina. Lei, mani sugli occhi, voce con tono di urgenza isterica: "No ma no ma levatemi subito questa cosa..." L'Arcangelo le posa gli occhi addosso con reverenza e si muove al rallentatore, come se lei fosse una farfalla da non spaventare con movimenti bruschi; invece lo Scoiattolo esclama: "Oh maddai, su" e dà una botta secca al povero insetto...
...lanciandolo, con precisione balistica incredibile, proprio nella scollatura del top di Principessina, dove casca bello dritto giù in mezzo alle tette. L'Arcangelo assume un'espressione di panico, tutti noi altri restiamo basiti, ma per fortuna Principessina non perde la testa, infila una mano e estrae la bestia misteriosa, senza neanche mostrare le sue grazie. Momento di generale imbarazzo: ahem, bene, tutti guardano da un'altra parte, chi per terra, chi il prato, chi il cielo, e poi riprendiamo a leggere.
Più tardi, siamo tornati ormai in classe perché avevamo caldo, e a un certo punto la ragazzina mi mostra un dito gonfio e rosso e mi fa: "Ma prof, quell'insetto di prima cosa sarà stato? Perché mi ha morso, fa male..." E allora, tutto quel contegno so british che avevamo mantenuto, con molta delicatezza, in cortile, sbraca. Uno sorride, l'altro ridacchia, gli sguardi si incrociano, e poi scappa a tutti, lei compresa, una bella risata, di quelle che ti lasciano col fiatone.
E poi abbiamo una discussione: Hiròshima o Hiroshìma?
Io: "Sentite, ora mando un messaggio a un mio amico che sa il giapponese..."
Grande Pagliaccio risponde una cosa assurda sulla lunghezza delle vocali, poi mi telefona perché io non ho capito e pronuncia: "Hì (anzi quasi Kì) - ròooo - shì - mà."
Passiamo il resto del pomeriggio a giocare a "hì-rò-scì-mà" e fù-kù-scì-mà".
Per finire, visto che è la giornata del "chiedi un aiuto a esterni", dopo aver letto un brano sulle spose bambine in India, interpello via Facebook la blogamica e collega LGO per farmi ricordare dove aveva preso un video, questo:
LGO risponde prontamente all'appello, e andiamo a guardarcelo in aula LIM. E Spettacolo, la nostra dolce, beneducata e altissima fotomodella, piange.
Un po' viene da piangere anche a me, se penso che questo era l'ultimo giovedì con la terza C.
martedì 21 maggio 2013
Affido familiare - un post di condivisione
A rendere ancora più tempestose le mie aule, recentemente, concorrono, come potete immaginare, alcune allucinazioni che mi colgono qua e là, in pieno discorso, durante una sgridata, durante una sorveglianza in corridoio. Si tratta regolarmente delle facce, delle frasi e soprattutto degli occhi azzurri del nostro ragazzino affidatario, che mi passano davanti alla mente mentre sto facendo o dicendo qualsiasi cosa.
L’effetto è sempre lo stesso: "Toh, guarda come mi sembra tutto diverso adesso" e anche "Ma quando arrivano le maledette ferie? Ho altro da fare che ritirare per l’ennesima volta i diari di chi non ha fatto i compiti!"
Comunque, questo è un post di servizio per dire tre o quattro cose.
La prima è che, come solo alcuni sanno, esiste un blog specifico dove tengo il mio diario, incasinato e senza censure, a proposito della non-maternità, del percorso preadottivo e, ora, di questa esperienza di affido. Dato che i contenuti sono veramente molto personali, è un blog a numero chiuso, e anche molto ristretto. Però, se qualcuno di voi avesse da raccontare le sue esperienze di genitorialità alternativa, o avesse bisogno di sfogarsi e condividere le mille frustrazioni della non-genitorialità… fatemelo sapere che valuteremo come metterci in contatto.
La seconda cosa è che a me piacerebbe molto poter leggere di qualcuno che sta passando fasi simili alle nostre, ma ho cercato online e non ho trovato praticamente niente, anche perché io cerco storie di gente che ha avuto a che fare con adolescenti, non con bambini piccoli. In proposito ho lanciato un appello via mail a Silvia e Serena di GenitoriCrescono, che magari da qualche parte ne hanno parlato e hanno un giro di conoscenze online più vasto del mio. Ma se avete voglia di segnalare voi stessi o qualcun altro che conoscete e che potrebbe essere interessato a condividere esperienze, accomodatevi.
La terza cosa è che stanotte ho fatto le tre di mattina a leggere un testo appena comprato, e siccome ci sono certe informazioni che trascendono gli obiettivi del mio piagnucoloso e tormentato diario personale, preferisco segnalarlo qui dove può raggiungere un maggior numero di persone:
"Adozione, affido, accoglienza" di Gillian Schofield e Mary Beek
Le due signore britanniche di cui sopra sposano la teoria dell’attaccamento di Bowlby e applicano, in modo molto pratico e con un sacco di esempi tratti da storie vere, alcuni punti cruciali di questa teoria alla difficile convivenza tra caregivers e neonati-bambini-adolescenti separati dalla famiglia d’origine.
La cosa interessante è che dividono per argomenti, ma ogni argomento è trattato dal punto di vista dell’adulto, del bambino secondo le diverse fasce d’età e DELLE COSE CHE SI POSSONO FARE NELLA VITA QUOTIDIANA per favorire l‘instaurarsi di un rapporto sano e sicuro tra il minore e i suoi affidatari.
E poi, se volete saperlo, c’è anche un delizioso capitolo dove fanno un culo così agli operatori del settore, che dicono magari tutto e il contrario di tutto, che non prendono informazioni dal contesto reale ma solo dalle teorie e dai protocolli, e che DEVONO supportare adeguatamente la famiglia, oltre che il minore in sé. Nettare e ambrosia, per una come me che ha avuto a che fare coi protocolli del TM di Torino.
Insomma, se qualcuno di voi ha in casa un bimbo adottato, o in affido, o semplicemente deve stare vicino a un nipote o a un cuginetto in un momento difficile per la sua famiglia, questo libro merita lettura.
E per finire vi racconto una storia.
Qualche estate fa, in montagna, stiamo placidamente mettendo tavola per pranzo, quando una notizia del tg regionale richiama la nostra attenzione. E’ il solito incidente d’auto al rientro dalle vacanze, ma particolarmente orrendo, e riguarda una persona che, ad Asti, conoscono tutti, perché partecipa al Palio in un ruolo di spicco.
Lui e la moglie tornavano coi figli dalle ferie, in Puglia o Calabria, non so più, e si erano fatti la tirata in notturna. Lui si fa dare il cambio quando sono già sulla Piacenza - Torino, sono quasi le sei di mattina, ormai manca poco all‘arrivo. Lei si mette al volante, ma probabilmente è stata sveglia a lungo per tenere compagnia al marito, e appena pochi minuti dopo esce di strada, in uno di quei maledetti rettilinei ipnotici della Pianura Padana, dove è così facile chiudere un attimo gli occhi, tanto il volante lo devi sempre tenere dritto. La macchina vola giù nelle campagne. I figli, di undici e tredici anni, un maschio e una femmina, muoiono. Il marito perde un braccio. Lei non si fa praticamente niente. Di fisico, almeno.
A settembre, poche settimane dopo, si corre il Palio e lui è al suo posto, con una manica penzolante sul fianco e gli occhi vuoti.
A gennaio, io e l’Uomo ci troviamo seduti vicini a loro due al corso preadozione, che svolgiamo insieme. Poi varie volte capita di incontrarsi in centro città, per strada, a teatro, e anche di scriversi via mail. Lui si è fatto intanto una protesi all’avanguardia, e la rieducazione, in uno dei centri migliori d’Italia.
In questi anni, i nostri conoscenti si sono sentiti dire: dapprima, che era troppo presto dopo un simile trauma (e fin lì ci si poteva arrivare tutti, che gli psicologi volessero vedere un attimo come stavano); dopo, che per dare l’idoneità il tribunale voleva aspettare ancora sei mesi (e intanto era quasi un anno che giravano per colloqui). Infine hanno fatto ricorso contro il parere negativo del tribunale e credo lo abbiano vinto, ma naturalmente da Torino si sono ben guardati dall’abbinarli a qualsivoglia minore. Nel frattempo, girando per associazioni che trattano le adozioni internazionali, si sono anche sentiti rifiutare da quasi tutti l’apertura della pratica, con queste motivazioni: per l’handicap di lui, per il lutto recente, perché erano sposati solo civilmente o perché erano sposati da pochi anni (evidentemente i loro figli erano nati durante la convivenza).
Insomma, ogni volta che li abbiamo incontrati, sebbene loro fossero sempre sorridenti, calorosi e combattivi, ce ne siamo sempre andati con il cuore piccolo come una nocciolina di fronte a questo continuo, devastante piovere sul bagnato.
Fino a qualche settimana fa. L’Uomo ha incontrato lui, che dei due è il più espansivo e il più incline a raccontare, e mi ha portato a casa questa bella notizia: sono passati anche loro alla procedura di affido e hanno in casa due fratellini, di età abbastanza vicina a quella dei loro figli quando se ne sono andati.
Spero di incontrarli presto tutti insieme in centro e di poter fare le dovute congratulazioni, in culo ai protocolli. Che, tra parentesi, noi dobbiamo ancora firmare, per cui ogni tanto io mi sveglio di notte con l’ansia che poi alla fine sia tutto un bel buco nell’acqua.
Ah, e post scriptum:
Buon peso, leggetevi anche questo. E' magistrale. Ed è di una mia amica stretta stretta stretta, così stretta che per parecchio tempo ci hanno scambiato per sorelle e non è detto che non succederebbe ancora se girassimo insieme un po' più spesso.
martedì 6 marzo 2012
Le mie materie - Risposta alle vostre risposte
Grazie della fiducia, ragazzi!
Ma la verità è che negli ultimi anni, invece di prepararmi facendomi un chiùlo a capanna ogni sera come uno specializzando di chirurgia (bella immagine, gattonero, soprattutto per una che da decenni è drogata di serie tv sui medici!), cioè come facevo all'inizio, sono state molte, troppe le volte che sono entrata in classe pensando "uhum che materie abbiamo oggi? ah già... grammatica... e che cazzo devo spiegare, più?" e molte le volte in cui ho "lavorato nel tempo libero", intendendo con ciò che sono cambiate, purtroppo, le mie priorità: prima ero "Castagna la prof", poi tra esigenze di salute altrui, affaridifamigghia, lavoro indefesso matto e disperatissimo sul tenere in pista il matrimonio con l'Uomo, buddhismo, adozione... sono diventata "Castagna quella specie di personalità multipla sbriciolata che cerca di trovare la concentrazione necessaria a lavorare decentemente, ma, alla fine, si accontenta di diluire qualche globulo rosso nella propria caffeina e andare a lavorare puntuale, per il resto poi qualche santo sarà!!!"
Aggiungerei che mi sono spuntate delle idiosincrasie (il panico da correzione, la nausea da tema, la cefalea del geografo, il ginocchio del grammatico...) e che, tragicamente, bisogna dirlo: MI HANNO RIDOTTO LE ORE DI LETTERE (Gelmini, Gelmini, la senti questa voce? vaff...), e da allora io non ho più trovato una misura giusta nel mio lavoro.
Giocano anche alcuni tremendi limiti tipo NON poter scegliere il libro di sola letteratura e poi dare qualche lettura fotocopiata (questo per dire che anche io, come la prof giustamente commenta al post precedente, farei a meno di molta inutile mappazza di antologia, costosa e inutile, preferivo avere l'ora di narrativa in cui, dopotutto, si leggeva un romanzo intero, era molto ma molto più bello!) perchè, ahimè, non scelgo da sola.
[Pubblicità occulta: a questo proposito vorrei diffidarvi come la peste dall'adottare un'antologia che si intitola "seconda persona singolare dell'imperativo del verbo raccontare più pronome personale di prima persona singolare facente funzione di cokmplemento di termine", che è l'ultimo ritrovato della scarsa intelligenza delle mie colleghe, e ora ce lo sorbettiamo per SEI ANNI. Io e l'Inflessibile volevamo prendere "articolo determinativo femminile plurale più nome comune di cosa sinonimo di sassi più aggettivo qualificativo indicante colore candido dei sassi medesimi" che, tra l'altro, è opera di una persona che io ben conosco ed è SPETTACOLARE (vedasi il volumetto sul percorso dantesco per procurarsi immediato e intenso godimento di carattere palesemente intellettual-erotico). Ma capitemi, la spettacolarità culturale delle mie colleghe, fatta salva l'Inflessibile, è qualcosa di discutibile.]
Vogliamo anche dire che i ragazzi sono abbastanza cambiati?
Insomma, per quanto voi vi fidiate delle mie capacità (e fate male: ricordatevi che sul proprio blog uno confessa di tutto fuorchè le proprie pecche più gravi...) io sento il bisogno di rivedere un po' il mio modo di lavorare, soprattutto sotto alcuni aspetti.
Così un po' per volta vi metterò a parte del mio esame di coscienza e ascolterò esperienze, consigli, critiche. Siete voi la mia sala professori preferita, e questo vale anche per chi di mestiere fa tutt'altro.
Oggi intanto devo portare me stessa, dieci o quindici pacchetti di fazzoletti, un naso gocciolante e una tosse cavernosa a un f...issimo collegio docenti del menga nel quale, come tipicamente accade a questa stagione, mi verrà notificato che l'anno prossimo perdo alcune ore e devo completare cattedra. Il che però non avverrà a Paesino Blu perchè non c'è più posto nemmeno lì. Quindi forse torneremo a Paesino Sperduto... o forse chissà, ridiventerò collega dell'Uomo (tremate tremate le mogli son tornate). Comunque saranno altri chilometri che io e la baracca coreana ci smazzeremo: col sole, con la neve, con 'sta pioggia e con 'sto vento...
Ma la verità è che negli ultimi anni, invece di prepararmi facendomi un chiùlo a capanna ogni sera come uno specializzando di chirurgia (bella immagine, gattonero, soprattutto per una che da decenni è drogata di serie tv sui medici!), cioè come facevo all'inizio, sono state molte, troppe le volte che sono entrata in classe pensando "uhum che materie abbiamo oggi? ah già... grammatica... e che cazzo devo spiegare, più?" e molte le volte in cui ho "lavorato nel tempo libero", intendendo con ciò che sono cambiate, purtroppo, le mie priorità: prima ero "Castagna la prof", poi tra esigenze di salute altrui, affaridifamigghia, lavoro indefesso matto e disperatissimo sul tenere in pista il matrimonio con l'Uomo, buddhismo, adozione... sono diventata "Castagna quella specie di personalità multipla sbriciolata che cerca di trovare la concentrazione necessaria a lavorare decentemente, ma, alla fine, si accontenta di diluire qualche globulo rosso nella propria caffeina e andare a lavorare puntuale, per il resto poi qualche santo sarà!!!"
Aggiungerei che mi sono spuntate delle idiosincrasie (il panico da correzione, la nausea da tema, la cefalea del geografo, il ginocchio del grammatico...) e che, tragicamente, bisogna dirlo: MI HANNO RIDOTTO LE ORE DI LETTERE (Gelmini, Gelmini, la senti questa voce? vaff...), e da allora io non ho più trovato una misura giusta nel mio lavoro.
Giocano anche alcuni tremendi limiti tipo NON poter scegliere il libro di sola letteratura e poi dare qualche lettura fotocopiata (questo per dire che anche io, come la prof giustamente commenta al post precedente, farei a meno di molta inutile mappazza di antologia, costosa e inutile, preferivo avere l'ora di narrativa in cui, dopotutto, si leggeva un romanzo intero, era molto ma molto più bello!) perchè, ahimè, non scelgo da sola.
[Pubblicità occulta: a questo proposito vorrei diffidarvi come la peste dall'adottare un'antologia che si intitola "seconda persona singolare dell'imperativo del verbo raccontare più pronome personale di prima persona singolare facente funzione di cokmplemento di termine", che è l'ultimo ritrovato della scarsa intelligenza delle mie colleghe, e ora ce lo sorbettiamo per SEI ANNI. Io e l'Inflessibile volevamo prendere "articolo determinativo femminile plurale più nome comune di cosa sinonimo di sassi più aggettivo qualificativo indicante colore candido dei sassi medesimi" che, tra l'altro, è opera di una persona che io ben conosco ed è SPETTACOLARE (vedasi il volumetto sul percorso dantesco per procurarsi immediato e intenso godimento di carattere palesemente intellettual-erotico). Ma capitemi, la spettacolarità culturale delle mie colleghe, fatta salva l'Inflessibile, è qualcosa di discutibile.]
Vogliamo anche dire che i ragazzi sono abbastanza cambiati?
Insomma, per quanto voi vi fidiate delle mie capacità (e fate male: ricordatevi che sul proprio blog uno confessa di tutto fuorchè le proprie pecche più gravi...) io sento il bisogno di rivedere un po' il mio modo di lavorare, soprattutto sotto alcuni aspetti.
Così un po' per volta vi metterò a parte del mio esame di coscienza e ascolterò esperienze, consigli, critiche. Siete voi la mia sala professori preferita, e questo vale anche per chi di mestiere fa tutt'altro.
Oggi intanto devo portare me stessa, dieci o quindici pacchetti di fazzoletti, un naso gocciolante e una tosse cavernosa a un f...issimo collegio docenti del menga nel quale, come tipicamente accade a questa stagione, mi verrà notificato che l'anno prossimo perdo alcune ore e devo completare cattedra. Il che però non avverrà a Paesino Blu perchè non c'è più posto nemmeno lì. Quindi forse torneremo a Paesino Sperduto... o forse chissà, ridiventerò collega dell'Uomo (tremate tremate le mogli son tornate). Comunque saranno altri chilometri che io e la baracca coreana ci smazzeremo: col sole, con la neve, con 'sta pioggia e con 'sto vento...
venerdì 20 gennaio 2012
Per Polly
...che ha scritto questo
Posso essere interrogato?
Ma quanto mi ha messo? Mi ha messo sei? Eh? Mi ha messo sei?
Posso rispondere anche alle altre domande del compito? Io questa la so fare.
Qui c'è il mio diario, così mi mette il voto.
Bambino di Formaggio che sei vestito con la roba della Caritas, Bambino di Formaggio che hai il quaderno non certo perchè te l'ha comprato tua madre ma perchè te l'ha preparato e pagato a sue spese la prof di Italiano della scuola da cui vieni, Bambino di Formaggio che naturalmente sei il primo di tre fratelli di cui il più piccolo ha tre anni e non parla, ma nessuno si sogna di portarvi tutti in neuropsichiatria infantile per farvi certificare in modo che a scuola possiamo aiutarvi, Bambino di Formaggio che non riesci a stare attento alla lavagna e all'interrogazione e resti indietro quando detto, Bambino di Formaggio a cui il prof di sostegno ha dovuto parlare del cambiarsi le calze e lavare le scarpe e magari pure i piedi, lo sai che su una classe come la mia l'arrivo di uno come te a gennaio è peggio di un meteorite su un centro commerciale il 24 dicembre?
Però tu e io per ora andiamo d'accordo, e mi sembra che, quando ti ho detto "Senti, hai risposto bene alle domande, allora siccome sono senza voti di orale te lo conto come una piccola interrogazione così fa media, e sei stato anche bravo quindi ti dò otto, però ricordati che da febbraio avrai da fare le stesse cose degli altri, e niente sconti", tu abbia capito.
Bambino di Formaggio, è vero che dobbiamo assolutamente risolvere il problema della puzza, perchè non mi è mai successo che un alunno fosse in condizioni tali da attaccarmi addirittura il suo odore nei vestiti e nei capelli, però a volte vorrei che anche tutti gli altri mi inseguissero come te per sapere se possono migliorare la loro media e per dirmi "io questo lo so fare".
Bambino di Formaggio, te lo confesso, io ho rivolto uno sguardo d'invidia alla collega, a cui la Befana ha portato una nuova alunna nippo-brasiliana o brasil-nipponica o giappo-paulista o come diavolo si dice, che però è grande, ha già studiato in Italia per cui parla benissimo, è carina composta beneducata e dice che in Brasile andava in una scuola privata severissima, dove la disciplina era la prima cosa.
Certo, lei ha un buon odore. Non dovremo rincorrere i servizi sociali per garantire il suo diritto allo studio.
Ma non voglio fare cambio. Voglio guardarti in terza media e ricordare con tenerezza questi primi giorni in cui eri ansioso di porti bene rispetto a un'insegnante nuova.
Ho frequentato solo scuole pubbliche, e dei quartieri bene, ma in città, dove, noblesse oblige, le famiglie sapevano essere politically correct. Nei paesi, lo so, è tutto molto più difficile. Ma non è impossibile. Ce la faremo, Bambino di Formaggio.
Spero con tutto il cuore che ce la faccia benone anche Fatima.
----
Polly in realtà nel suo post parla di persone che non sono partite davvero svantaggiate nella vita, ma sono state etichettate da altri come diverse, outsider, non-come-noi. Io qui parlo di altro, di qualcuno che nella vita non è partito con tutte le carte a posto, con i cuscini sotto il sedere, e non c'è una questione di etichetta, ma di reale svantaggio di base rispetto ad altri. Il concetto però è lo stesso. Alle feste dei bambini bisogna invitare i bambini, non i pregiudizi dei genitori.
Fare l'insegnante ti mette ogni giorno di fronte al fatto che tu ragioni come un adulto e come un adulto hai idiosincrasie, preferenze e partiti presi. A volte, per esempio, io devo addirittura dire a me stessa di smettere di guardare un bambino con un occhio più tollerante solo perchè è straniero, perchè anche questo è un errore. E però in questo mestiere vedi anche lo sguardo con cui i ragazzini stessi, quando ancora tutto è possibile, guardano i loro coetanei, e impari tanto. Per dire, che a Dylan McKay che è bello come il sole, coi quaderni puliti e ordinati e un buon profumo di bucato nei vestiti e di shampoo nei capelli, la puzza di piedi di Bambino di Formaggio ora come ora non pare dare fastidio. E anche lui mi rincorre per dirmi se è vero che una cosa l'ha fatta bene, mica dà per scontato niente.
Di solito, quando la mia testa pensante si dimostra tendente a sclerotizzare, faccio un gesto simbolico che mi aiuta a riprendere il punto di vista più equanime possibile. Vado in bagno e lavo gli occhiali.
Posso essere interrogato?
Ma quanto mi ha messo? Mi ha messo sei? Eh? Mi ha messo sei?
Posso rispondere anche alle altre domande del compito? Io questa la so fare.
Qui c'è il mio diario, così mi mette il voto.
Bambino di Formaggio che sei vestito con la roba della Caritas, Bambino di Formaggio che hai il quaderno non certo perchè te l'ha comprato tua madre ma perchè te l'ha preparato e pagato a sue spese la prof di Italiano della scuola da cui vieni, Bambino di Formaggio che naturalmente sei il primo di tre fratelli di cui il più piccolo ha tre anni e non parla, ma nessuno si sogna di portarvi tutti in neuropsichiatria infantile per farvi certificare in modo che a scuola possiamo aiutarvi, Bambino di Formaggio che non riesci a stare attento alla lavagna e all'interrogazione e resti indietro quando detto, Bambino di Formaggio a cui il prof di sostegno ha dovuto parlare del cambiarsi le calze e lavare le scarpe e magari pure i piedi, lo sai che su una classe come la mia l'arrivo di uno come te a gennaio è peggio di un meteorite su un centro commerciale il 24 dicembre?
Però tu e io per ora andiamo d'accordo, e mi sembra che, quando ti ho detto "Senti, hai risposto bene alle domande, allora siccome sono senza voti di orale te lo conto come una piccola interrogazione così fa media, e sei stato anche bravo quindi ti dò otto, però ricordati che da febbraio avrai da fare le stesse cose degli altri, e niente sconti", tu abbia capito.
Bambino di Formaggio, è vero che dobbiamo assolutamente risolvere il problema della puzza, perchè non mi è mai successo che un alunno fosse in condizioni tali da attaccarmi addirittura il suo odore nei vestiti e nei capelli, però a volte vorrei che anche tutti gli altri mi inseguissero come te per sapere se possono migliorare la loro media e per dirmi "io questo lo so fare".
Bambino di Formaggio, te lo confesso, io ho rivolto uno sguardo d'invidia alla collega, a cui la Befana ha portato una nuova alunna nippo-brasiliana o brasil-nipponica o giappo-paulista o come diavolo si dice, che però è grande, ha già studiato in Italia per cui parla benissimo, è carina composta beneducata e dice che in Brasile andava in una scuola privata severissima, dove la disciplina era la prima cosa.
Certo, lei ha un buon odore. Non dovremo rincorrere i servizi sociali per garantire il suo diritto allo studio.
Ma non voglio fare cambio. Voglio guardarti in terza media e ricordare con tenerezza questi primi giorni in cui eri ansioso di porti bene rispetto a un'insegnante nuova.
Ho frequentato solo scuole pubbliche, e dei quartieri bene, ma in città, dove, noblesse oblige, le famiglie sapevano essere politically correct. Nei paesi, lo so, è tutto molto più difficile. Ma non è impossibile. Ce la faremo, Bambino di Formaggio.
Spero con tutto il cuore che ce la faccia benone anche Fatima.
----
Polly in realtà nel suo post parla di persone che non sono partite davvero svantaggiate nella vita, ma sono state etichettate da altri come diverse, outsider, non-come-noi. Io qui parlo di altro, di qualcuno che nella vita non è partito con tutte le carte a posto, con i cuscini sotto il sedere, e non c'è una questione di etichetta, ma di reale svantaggio di base rispetto ad altri. Il concetto però è lo stesso. Alle feste dei bambini bisogna invitare i bambini, non i pregiudizi dei genitori.
Fare l'insegnante ti mette ogni giorno di fronte al fatto che tu ragioni come un adulto e come un adulto hai idiosincrasie, preferenze e partiti presi. A volte, per esempio, io devo addirittura dire a me stessa di smettere di guardare un bambino con un occhio più tollerante solo perchè è straniero, perchè anche questo è un errore. E però in questo mestiere vedi anche lo sguardo con cui i ragazzini stessi, quando ancora tutto è possibile, guardano i loro coetanei, e impari tanto. Per dire, che a Dylan McKay che è bello come il sole, coi quaderni puliti e ordinati e un buon profumo di bucato nei vestiti e di shampoo nei capelli, la puzza di piedi di Bambino di Formaggio ora come ora non pare dare fastidio. E anche lui mi rincorre per dirmi se è vero che una cosa l'ha fatta bene, mica dà per scontato niente.
Di solito, quando la mia testa pensante si dimostra tendente a sclerotizzare, faccio un gesto simbolico che mi aiuta a riprendere il punto di vista più equanime possibile. Vado in bagno e lavo gli occhiali.
martedì 27 dicembre 2011
Oddio incredibile
No scusate, credo che qualcuno mi abbia battuto di lungo in questo Natale delle sfighe.
http://machedavvero.blogspot.com/2011/12/canto-di-natale-con-batticarne.html
http://machedavvero.blogspot.com/2011/12/canto-di-natale-con-batticarne.html
venerdì 23 dicembre 2011
Natale? Boh? Capodanno? Mah!
Vi pareva strano, non è vero?, che non avessi cominciato con largo anticipo ad ansiarmi e a mugugnare sul Natale, ruminando maledizioni.
Beh, in effetti è andata così, che avevamo cose più importanti da fare che pensare al Natale, e questo, non si sa come, è finalmente stato riconosciuto da tutta la famiglia. Oggi è il 23 e in questa casa la parola Natale è stata distrattamente nominata tre quattro volte. Tre da mia madre. Una da noi due, che ci siamo posti il problema se farlo a Milano, col Biosuocero, la Suocera OGM e Cognatina. E siamo stati prontamente informati che loro lo fanno a Genova.
Così, senza che ce ne accorgessimo nè che venissimo coinvolti in nessun tipo di telefonata, briefing, ricatto e/o mafia, ci ritroviamo a fare il Natale come lo facevamo qualche anno fa: 24 dai miei, 25 a Sestri dalla nonna, 26 ad Arenzano dalla Biosuocera. Restando fermo che siccome, per tutti quanti, noi fino all'ultimo non si sapeva se ci saremmo stati o meno, possiamo comparire, regalare, baciare, spacchettare, assaggiare, e andarcene.
A me pare bellissimo.
Saremo pochi, saremo in tono di sobrietà, saremo tutti stufi di far finta che le feste siano significative. Addirittura pare che una zia sia ultimamente coinvolta coi Testimoni di Geova e non voglia festeggiare. E io che pensavo di essere quella strana, con le mie bandierine tibetane e le mie reliquie del Buddha. (Ora ce le abbiamo quasi tutte, dai battisti ai buddhisti, vedremo di adottare di corsa un bambino romeno così ci mettiamo pure l'ortodosso, peccato che Cognatina abbia mollato lo Zio Dei Miei Bambini che era cattolico, ma di sangue ebreo: è IMPERATIVO ormai che mio cugino si metta con un ragazzo musulmano, e magari l'altro cugino con una Hmong - ammesso che non sia anche lui gay, ma in gran segreto io e Sanguedelmiosangue abbiamo deciso che, se mai, a noi pare piuttosto biadesivo. E cocainomane, of course. Comunque sia, deve farci il favore di prendersi un partner quantomeno induista, o mormone.)
A casa mia, gli argomenti dell'anno saranno l'adozione e l'adozione. Perchè altri argomenti allegri da discutere non ce ne sono. A casa del Biosuocero, si parlerà della nuova casa di Cognatina e del Chitarrista. A pranzo con la Biosuocera si parlerà di quando il Cugino Mandrogno e la Mela Pausina faranno un bambino, si spera prestissimo, si spera ci battano di molto sul tempo in modo che poi quando toccherà a noi la famiglia non deliri eccessivamente.
Cioè, vuoi vedere che si parlerà di futuro, finalmente, di cose nuove che cominciano.
Boh? Io come sempre mi attesto su un clima di diffidenza. Però sono sicuramente meno scocciata e insofferente degli anni scorsi.
E poi è successa una cosa incredibile. Mia cognata e tutta la sua compagnia di amici vengono a fare Capodanno qui, e non abbiamo dovuto organizzare un cazzo. Si sono affittati un'intera locanda di camere e appartamentini con uso cucina e si organizzano la cena e la festa, alla quale noi potremo comparire o meno e dalla quale, udite udite, ce ne andremo quando vogliamo, perchè il cinema resta aperto e qualcuno deve ritirare gli incassi, e perchè gatta e cane hanno la tendenza ad andare in extrasistole a ogni botto che scoppia fuori. E così noi abbiamo due Natali, un compleanno dell'Uomo, un Capodanno, perfettamente organizzati senza che dobbiamo fare niente, portare nessuno da nessuna parte, schilometrare avanti e indietro.
Sono sinceramente stupefatta e persino un po' tentata di divertirmi.
Mah!
Intanto, auguri, amici in carne e ossa e amici virtuali, gemelle online, fratelli di server, creature varie sparse nei meandri del bloguniverso, vi voglio bene.
Soprattutto auguri a tutti quelli che cominciano cose nuove (neh, Noise, neh, Susi? tanto per citarne due con notizione fresche fresche) e a quelli che portano avanti con coraggio cose consolidate, anche quando la vita è dura. Quindi a tutti noi.
Beh, in effetti è andata così, che avevamo cose più importanti da fare che pensare al Natale, e questo, non si sa come, è finalmente stato riconosciuto da tutta la famiglia. Oggi è il 23 e in questa casa la parola Natale è stata distrattamente nominata tre quattro volte. Tre da mia madre. Una da noi due, che ci siamo posti il problema se farlo a Milano, col Biosuocero, la Suocera OGM e Cognatina. E siamo stati prontamente informati che loro lo fanno a Genova.
Così, senza che ce ne accorgessimo nè che venissimo coinvolti in nessun tipo di telefonata, briefing, ricatto e/o mafia, ci ritroviamo a fare il Natale come lo facevamo qualche anno fa: 24 dai miei, 25 a Sestri dalla nonna, 26 ad Arenzano dalla Biosuocera. Restando fermo che siccome, per tutti quanti, noi fino all'ultimo non si sapeva se ci saremmo stati o meno, possiamo comparire, regalare, baciare, spacchettare, assaggiare, e andarcene.
A me pare bellissimo.
Saremo pochi, saremo in tono di sobrietà, saremo tutti stufi di far finta che le feste siano significative. Addirittura pare che una zia sia ultimamente coinvolta coi Testimoni di Geova e non voglia festeggiare. E io che pensavo di essere quella strana, con le mie bandierine tibetane e le mie reliquie del Buddha. (Ora ce le abbiamo quasi tutte, dai battisti ai buddhisti, vedremo di adottare di corsa un bambino romeno così ci mettiamo pure l'ortodosso, peccato che Cognatina abbia mollato lo Zio Dei Miei Bambini che era cattolico, ma di sangue ebreo: è IMPERATIVO ormai che mio cugino si metta con un ragazzo musulmano, e magari l'altro cugino con una Hmong - ammesso che non sia anche lui gay, ma in gran segreto io e Sanguedelmiosangue abbiamo deciso che, se mai, a noi pare piuttosto biadesivo. E cocainomane, of course. Comunque sia, deve farci il favore di prendersi un partner quantomeno induista, o mormone.)
A casa mia, gli argomenti dell'anno saranno l'adozione e l'adozione. Perchè altri argomenti allegri da discutere non ce ne sono. A casa del Biosuocero, si parlerà della nuova casa di Cognatina e del Chitarrista. A pranzo con la Biosuocera si parlerà di quando il Cugino Mandrogno e la Mela Pausina faranno un bambino, si spera prestissimo, si spera ci battano di molto sul tempo in modo che poi quando toccherà a noi la famiglia non deliri eccessivamente.
Cioè, vuoi vedere che si parlerà di futuro, finalmente, di cose nuove che cominciano.
Boh? Io come sempre mi attesto su un clima di diffidenza. Però sono sicuramente meno scocciata e insofferente degli anni scorsi.
E poi è successa una cosa incredibile. Mia cognata e tutta la sua compagnia di amici vengono a fare Capodanno qui, e non abbiamo dovuto organizzare un cazzo. Si sono affittati un'intera locanda di camere e appartamentini con uso cucina e si organizzano la cena e la festa, alla quale noi potremo comparire o meno e dalla quale, udite udite, ce ne andremo quando vogliamo, perchè il cinema resta aperto e qualcuno deve ritirare gli incassi, e perchè gatta e cane hanno la tendenza ad andare in extrasistole a ogni botto che scoppia fuori. E così noi abbiamo due Natali, un compleanno dell'Uomo, un Capodanno, perfettamente organizzati senza che dobbiamo fare niente, portare nessuno da nessuna parte, schilometrare avanti e indietro.
Sono sinceramente stupefatta e persino un po' tentata di divertirmi.
Mah!
Intanto, auguri, amici in carne e ossa e amici virtuali, gemelle online, fratelli di server, creature varie sparse nei meandri del bloguniverso, vi voglio bene.
Soprattutto auguri a tutti quelli che cominciano cose nuove (neh, Noise, neh, Susi? tanto per citarne due con notizione fresche fresche) e a quelli che portano avanti con coraggio cose consolidate, anche quando la vita è dura. Quindi a tutti noi.
martedì 20 dicembre 2011
"Prof..."
"...li ha controllati i nostri quadernoni di geografia?"
("No, avevo la febbre e mal di gola" - Vero)
("Non ancora, ho avuto da fare" - Falso)
("Ieri sera sono uscita" - Falso)
("Certo, vanno benissimo" - Falso)
("Certo, non vanno bene" - Falso solo fino alla virgola)
Insomma, dovrò usare una di queste frasi.
PERCHE' NON POSSO DIRGLI LA VERITA'.
Che suonerebbe così.
"No, perchè ieri sera ho girato come una pazza su Internet alla ricerca di un modello di bouquet adatto al vestito da sposa di Noisette."
EHEHEHEHEHEH
("No, avevo la febbre e mal di gola" - Vero)
("Non ancora, ho avuto da fare" - Falso)
("Ieri sera sono uscita" - Falso)
("Certo, vanno benissimo" - Falso)
("Certo, non vanno bene" - Falso solo fino alla virgola)
Insomma, dovrò usare una di queste frasi.
PERCHE' NON POSSO DIRGLI LA VERITA'.
Che suonerebbe così.
"No, perchè ieri sera ho girato come una pazza su Internet alla ricerca di un modello di bouquet adatto al vestito da sposa di Noisette."
EHEHEHEHEHEH
domenica 11 dicembre 2011
auleintempesta featuring Claudia Sarritzu
Leggete, e meditate.
Una cosa è chiara. Qui è come all'epoca del giudizio universale: c'è da rifare il mondo. Ma bisogna che ci facciamo furbi e, la prossima alleanza che stabiliamo, siamo ben sicuri di stabilirla col dio giusto.
Che stavolta però deve essere una donna.
'ntu culu a Noè.
Una cosa è chiara. Qui è come all'epoca del giudizio universale: c'è da rifare il mondo. Ma bisogna che ci facciamo furbi e, la prossima alleanza che stabiliamo, siamo ben sicuri di stabilirla col dio giusto.
Che stavolta però deve essere una donna.
'ntu culu a Noè.
venerdì 9 dicembre 2011
Te lo dò io l'anello debole
Posto che la pagina de ilsussidiario.net è la stessa, incautamente intitolata Educazione, da cui ho tratto la perla di articolo sul vestirsi bene o meno dei docenti.
Posto che se un sito si chiama ilsussidiario.net già a me viene da pensare che lo tengano delle maestre, e non degli esperti di educazione e didattica di tutti gli ordini di scuola.
Posto che sono di un umore di peste in questo periodo.
Poste tutte queste premesse, ora commento punto per punto le affermazioni di questo Marco Gioannini della Fondazione Agnelli.
Fondazione Agnelli:
Gli studenti italiani nel passaggio elementari-medie rallentano molto più degli altri la loro velocità di apprendimento. È un calo fra i più intensi e preoccupanti del mondo. La spiegazione non può essere una sola; è complessa, e noi abbiamo tentato di esplorarne le cause. Dico subito che la responsabilità non è degli adolescenti italiani, che sono simili ai loro coetanei stranieri per capacità, fragilità, aspirazioni.
Castagna: Ma certo che la responsabilità non è dei ragazzi. Se le maestre danno nove a un alunno che fa sette errori di ortografia in una frase, in quinta, e poi io faccio un dettato in prima media e gli dò tre, non è l'apprendimento che cala, è il metodo di valutazione che è diventato realistico. Non succede quando i ragazzi arrivano da scuole le cui maestre, famose per essere "severissime, cattive, iene", li torchiano di dettati. Dicasi lo stesso per la matematica: ormai arrivano senza sapere le tabelline. Dicasi lo stesso per storia e geografia: se fino a dieci anni a scuola giocano a ricostruire il castello medievale coi Lego, o colorano le figure del libro di geografia, non avranno la stessa facilità di studiare una pagina di storia di quelli che hanno imparato a mettere insieme causa ed effetto. Noi ci troviamo regolarmente davanti un terzo della classe che non è in grado di spiegare un percorso "vai dalla chiesa alla farmacia" sulla piantina stilizzata di un paese. Poi però dobbiamo spiegare la deriva dei continenti e la tettonica a zolle (e i libri non aiutano: è un argomento da terza, ma ora "lo accennano" in prima, creando confusione nelle teste delle creature).
Il problema, e lo so che sono antipatica e classista, ma lo penso davvero e da anni, è questo: una volta le maestre facevano le magistrali e il tirocinio, arrivavano in classe a diciannove anni e si rimboccavano le maniche. I professori erano laureati e le maestre no, e bene o male questo si sentiva: le elementari si facevano con coraggio e umiltà un mazzo così e alle medie si poteva entrare a fare lezione con una classe di ventisette senza dover insegnare prima di tutto a stare seduti. Ora le maestre sono laureate in Scienze della Formazione e invece di prendere l'abaco e i gettoncini colorati e insegnare a contare fanno il percorso pedagogico-motivazionale di avvicinamento psicocognitivo alla matematica attraverso il gioco e il disegno. Che, almeno a descriverlo così, sembra una roba più adatta alla scuola materna. Poi non gli puoi andare più a dire niente: le vecchie sono esperte e ti mandano giustamente a fare in culo, le giovani sono laureate e quindi pari livello con te ma con una specializzazione diversa dalla tua, quindi sei tu l'ignorante e ti mandano giustamente a fare in culo.
Fondazione Agnelli: La scuola media è oggi una scuola senza missione. Quella che aveva, l’ha tradita: doveva essere scuola per tutti e al tempo stesso di qualità.
Castagna: signor Gioannini, ma che cazzo sta dicendo? E' esattamente quello che cerchiamo di fare!!!
Ma aspettate, perchè dopo dice una perla favolosa:
Fondazione Agnelli: Cosa non ha funzionato nella riforma della scuola media unica, introdotta nel ’62?
Quella riforma va collocata nel suo contesto storico. Parliamo di un periodo in cui il primo problema in Italia era ancora quello di alfabetizzare quanta più gente possibile, e la scuola media unica nacque per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni, elevando il livello dell’istruzione elementare. Il problema era di «quantità» e la scuola media riuscì a compiere questa missione abbastanza in fretta, perché la scolarità raggiunse il 100 per cento già negli anni settanta. Però nel frattempo il mondo cambiava e passare un certo numero di anni sui banchi per conseguire un titolo non bastò più; diventava molto più importante ciò che si impara realmente. È la nozione di successo scolastico.
La scuola media è riuscita a fare la prima cosa, ma non la seconda: non garantisce più a tutti gli allievi le stesse opportunità di successo scolastico. E non lo fa perché finisce per fare emergere nei risultati scolastici i divari di origine socioculturale: quello che conta, in altre parole, è la famiglia da cui si proviene. Quanto più questa è istruita, tanto più sono buoni i risultati degli alunni.
È un gap che non si colma più?
Lo dicono gli studi internazionali: dappertutto, in tutti gli ordini di scuola, piaccia o meno, l’origine socioculturale continua a contare moltissimo nei risultati scolastici; però ci sono Paesi in cui queste distanze sono contenute e vengono accorciate, nella nostra media invece esplodono in modo sensibile.
Le cause?
Sono di natura strutturale. Innanzitutto un passaggio troppo brusco elementari-medie: si passa da una scuola empatica, dove il lavoro coinvolge realmente tutti, e dove chi insegna usa talvolta metodologie didattiche innovative e personalizzate, a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori: il docente entra in classe, fa la sua lezione, esce. Stop. E la scuola finisce lì
Ma attenzione, sotto dice addirittura:
Non mi addentro nel problema della lezione frontale: molti docenti sono bravissimi in questo, il punto però è che nella scuola media di oggi gli insegnanti non sanno fare altro. Magari sanno che esistono altre metodologie, talvolta anche più efficaci, ma non le sanno usare perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo.
Castagna: questa del professore che entra spiega e esce non la voglio neanche commentare.
Se penso a cosa ho fatto in questi dieci anni per motivare delle classi a lavorare con impegno e per coinvolgere i meno collaborativi, signor Gioannini, le dò una testata. Peraltro non si può pensare che dalle medie escano senza essere in grado di reggere ANCHE un'ora di lezione frontale, altrimenti alle superiori poi come fanno?
Sul classismo non lo so. A me pare che si lavori per dare a tutti delle buone opportunità. Ma non potrei dire cosa succede in tutte le scuole italiane. Invece sul fatto di fare lezione gelidamente frontale, senza empatia, sono sicura che non parlo solo della mia scuola e dei miei colleghi.
Fondazione Agnelli: I nuovi docenti devono essere assunti con modalità che li rendono dei professionisti di questo livello scolastico: non solo devono conoscere la loro materia, ma avere anche la «cassetta degli attrezzi» pedagogica e didattica per insegnare a persone di 11-13 anni, un’età che non assomiglia a nessun’altra. Dobbiamo evitare di avere docenti parcheggiati nelle medie in attesa di finire al liceo.
Castagna: Pensando ad alcuni colleghi che usano le medie come un trampolino di lancio per fare carriera, in effetti, rabbrividisco.
Può darsi che questa sia una buona idea, ma bisogna vedere come viene declinata nella pratica. Io sono una docente da liceo che ha scelto di restare nella media, proprio perchè si è posta di fronte la scelta tra soddisfazione personale e utilità sociale. Quelli come me SERVONO alle medie, proprio perchè pensano da insegnanti di liceo e capiscono che in tre anni devono mettere i ragazzi, che liceali non sono e forse non saranno mai, in grado di poter anche scegliere di andarci, al liceo, e di sopravviverci. Ma se intendiamo preparare un docente per la fascia 11-13 anni nel senso di far fare anche a quelli del mio ordine di scuola i giochini motivazionali invece delle materie, io resterò con la vecchia guardia, diventerò "severissima, cattiva, iena" e i miei alunni continueranno ad andare alle superiori con la preparazione tradizionale, poi mi verrete a dire chi passa l'anno, tra i miei e quelli degli altri.
Fondazione Agnelli: Il tempo scuola?
Occorre dilatarlo. È il contrario di quello che si è fatto finora: noi crediamo molto nella scuola del pomeriggio, il che non vuol dire essere sempre a lezione, ma fare lezione, approfondimenti, recupero, musica, teatro, sport, eccetera.
Castagna: Su questo sono d'accordo. Anche perchè fuori gli stimoli spesso sono pochi, ripetitivi e non di rado anche negativi. Meglio un corso collaterale alla scuola, che sia di musica, di teatro, di cucina o sportivo, non importa. Comunque sarà più socializzante e più motivante che stare in piazza a ciondolare o da soli davanti al computer.
Qui anzi ne approfitto per contestare quel che dice labiondaprof di concerto con Gioannini, di cui a sua volta commenta l'articolo:
Le materie sono troppe: undici. L’origine del “peccato” sta nella nascita della scuola media unica, che ha unificato la scuola “media” che preparava alle superiori e la scuola di “avviamento” al lavoro. Quindi si sono accorpate le materie umanistiche scientifiche e linguistiche e le varie materie “pratiche” o laboratoriali: musica, ed. tecnica, disegno e storia dell’arte. In più l’ora di religione. Troppe materie. Secondo molti esperti, basterebbero le ore di italiano storia geografia matematica scienze una lingua straniera (fatta bene) e poco altro. Modestamente sono d’accordo…
Castagna: Ma no. Le materie sono tante perchè è giusto poter capire, in questa fascia d'età, per cosa un ragazzo è tagliato. Se aboliamo tecnica, arte o musica, perdiamo delle informazioni importantissime sulle reali capacità, talvolta sui talenti, dei nostri alunni... e effettivamente facciamo perdere loro l'elasticità mentale di collegare gli argomenti e le discipline, secondo un modello americano per cui se io mi specializzo in una cosa tutte le altre per me non esistono. Per differenziare gli interessi e i curricula ci sono invece le superiori.
Pronti via, dibattito aperto.
Posto che se un sito si chiama ilsussidiario.net già a me viene da pensare che lo tengano delle maestre, e non degli esperti di educazione e didattica di tutti gli ordini di scuola.
Posto che sono di un umore di peste in questo periodo.
Poste tutte queste premesse, ora commento punto per punto le affermazioni di questo Marco Gioannini della Fondazione Agnelli.
Fondazione Agnelli:
Gli studenti italiani nel passaggio elementari-medie rallentano molto più degli altri la loro velocità di apprendimento. È un calo fra i più intensi e preoccupanti del mondo. La spiegazione non può essere una sola; è complessa, e noi abbiamo tentato di esplorarne le cause. Dico subito che la responsabilità non è degli adolescenti italiani, che sono simili ai loro coetanei stranieri per capacità, fragilità, aspirazioni.
Castagna: Ma certo che la responsabilità non è dei ragazzi. Se le maestre danno nove a un alunno che fa sette errori di ortografia in una frase, in quinta, e poi io faccio un dettato in prima media e gli dò tre, non è l'apprendimento che cala, è il metodo di valutazione che è diventato realistico. Non succede quando i ragazzi arrivano da scuole le cui maestre, famose per essere "severissime, cattive, iene", li torchiano di dettati. Dicasi lo stesso per la matematica: ormai arrivano senza sapere le tabelline. Dicasi lo stesso per storia e geografia: se fino a dieci anni a scuola giocano a ricostruire il castello medievale coi Lego, o colorano le figure del libro di geografia, non avranno la stessa facilità di studiare una pagina di storia di quelli che hanno imparato a mettere insieme causa ed effetto. Noi ci troviamo regolarmente davanti un terzo della classe che non è in grado di spiegare un percorso "vai dalla chiesa alla farmacia" sulla piantina stilizzata di un paese. Poi però dobbiamo spiegare la deriva dei continenti e la tettonica a zolle (e i libri non aiutano: è un argomento da terza, ma ora "lo accennano" in prima, creando confusione nelle teste delle creature).
Il problema, e lo so che sono antipatica e classista, ma lo penso davvero e da anni, è questo: una volta le maestre facevano le magistrali e il tirocinio, arrivavano in classe a diciannove anni e si rimboccavano le maniche. I professori erano laureati e le maestre no, e bene o male questo si sentiva: le elementari si facevano con coraggio e umiltà un mazzo così e alle medie si poteva entrare a fare lezione con una classe di ventisette senza dover insegnare prima di tutto a stare seduti. Ora le maestre sono laureate in Scienze della Formazione e invece di prendere l'abaco e i gettoncini colorati e insegnare a contare fanno il percorso pedagogico-motivazionale di avvicinamento psicocognitivo alla matematica attraverso il gioco e il disegno. Che, almeno a descriverlo così, sembra una roba più adatta alla scuola materna. Poi non gli puoi andare più a dire niente: le vecchie sono esperte e ti mandano giustamente a fare in culo, le giovani sono laureate e quindi pari livello con te ma con una specializzazione diversa dalla tua, quindi sei tu l'ignorante e ti mandano giustamente a fare in culo.
Fondazione Agnelli: La scuola media è oggi una scuola senza missione. Quella che aveva, l’ha tradita: doveva essere scuola per tutti e al tempo stesso di qualità.
Castagna: signor Gioannini, ma che cazzo sta dicendo? E' esattamente quello che cerchiamo di fare!!!
Ma aspettate, perchè dopo dice una perla favolosa:
Fondazione Agnelli: Cosa non ha funzionato nella riforma della scuola media unica, introdotta nel ’62?
Quella riforma va collocata nel suo contesto storico. Parliamo di un periodo in cui il primo problema in Italia era ancora quello di alfabetizzare quanta più gente possibile, e la scuola media unica nacque per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni, elevando il livello dell’istruzione elementare. Il problema era di «quantità» e la scuola media riuscì a compiere questa missione abbastanza in fretta, perché la scolarità raggiunse il 100 per cento già negli anni settanta. Però nel frattempo il mondo cambiava e passare un certo numero di anni sui banchi per conseguire un titolo non bastò più; diventava molto più importante ciò che si impara realmente. È la nozione di successo scolastico.
La scuola media è riuscita a fare la prima cosa, ma non la seconda: non garantisce più a tutti gli allievi le stesse opportunità di successo scolastico. E non lo fa perché finisce per fare emergere nei risultati scolastici i divari di origine socioculturale: quello che conta, in altre parole, è la famiglia da cui si proviene. Quanto più questa è istruita, tanto più sono buoni i risultati degli alunni.
È un gap che non si colma più?
Lo dicono gli studi internazionali: dappertutto, in tutti gli ordini di scuola, piaccia o meno, l’origine socioculturale continua a contare moltissimo nei risultati scolastici; però ci sono Paesi in cui queste distanze sono contenute e vengono accorciate, nella nostra media invece esplodono in modo sensibile.
Le cause?
Sono di natura strutturale. Innanzitutto un passaggio troppo brusco elementari-medie: si passa da una scuola empatica, dove il lavoro coinvolge realmente tutti, e dove chi insegna usa talvolta metodologie didattiche innovative e personalizzate, a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori: il docente entra in classe, fa la sua lezione, esce. Stop. E la scuola finisce lì
Ma attenzione, sotto dice addirittura:
Non mi addentro nel problema della lezione frontale: molti docenti sono bravissimi in questo, il punto però è che nella scuola media di oggi gli insegnanti non sanno fare altro. Magari sanno che esistono altre metodologie, talvolta anche più efficaci, ma non le sanno usare perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo.
Castagna: questa del professore che entra spiega e esce non la voglio neanche commentare.
Se penso a cosa ho fatto in questi dieci anni per motivare delle classi a lavorare con impegno e per coinvolgere i meno collaborativi, signor Gioannini, le dò una testata. Peraltro non si può pensare che dalle medie escano senza essere in grado di reggere ANCHE un'ora di lezione frontale, altrimenti alle superiori poi come fanno?
Sul classismo non lo so. A me pare che si lavori per dare a tutti delle buone opportunità. Ma non potrei dire cosa succede in tutte le scuole italiane. Invece sul fatto di fare lezione gelidamente frontale, senza empatia, sono sicura che non parlo solo della mia scuola e dei miei colleghi.
Fondazione Agnelli: I nuovi docenti devono essere assunti con modalità che li rendono dei professionisti di questo livello scolastico: non solo devono conoscere la loro materia, ma avere anche la «cassetta degli attrezzi» pedagogica e didattica per insegnare a persone di 11-13 anni, un’età che non assomiglia a nessun’altra. Dobbiamo evitare di avere docenti parcheggiati nelle medie in attesa di finire al liceo.
Castagna: Pensando ad alcuni colleghi che usano le medie come un trampolino di lancio per fare carriera, in effetti, rabbrividisco.
Può darsi che questa sia una buona idea, ma bisogna vedere come viene declinata nella pratica. Io sono una docente da liceo che ha scelto di restare nella media, proprio perchè si è posta di fronte la scelta tra soddisfazione personale e utilità sociale. Quelli come me SERVONO alle medie, proprio perchè pensano da insegnanti di liceo e capiscono che in tre anni devono mettere i ragazzi, che liceali non sono e forse non saranno mai, in grado di poter anche scegliere di andarci, al liceo, e di sopravviverci. Ma se intendiamo preparare un docente per la fascia 11-13 anni nel senso di far fare anche a quelli del mio ordine di scuola i giochini motivazionali invece delle materie, io resterò con la vecchia guardia, diventerò "severissima, cattiva, iena" e i miei alunni continueranno ad andare alle superiori con la preparazione tradizionale, poi mi verrete a dire chi passa l'anno, tra i miei e quelli degli altri.
Fondazione Agnelli: Il tempo scuola?
Occorre dilatarlo. È il contrario di quello che si è fatto finora: noi crediamo molto nella scuola del pomeriggio, il che non vuol dire essere sempre a lezione, ma fare lezione, approfondimenti, recupero, musica, teatro, sport, eccetera.
Castagna: Su questo sono d'accordo. Anche perchè fuori gli stimoli spesso sono pochi, ripetitivi e non di rado anche negativi. Meglio un corso collaterale alla scuola, che sia di musica, di teatro, di cucina o sportivo, non importa. Comunque sarà più socializzante e più motivante che stare in piazza a ciondolare o da soli davanti al computer.
Qui anzi ne approfitto per contestare quel che dice labiondaprof di concerto con Gioannini, di cui a sua volta commenta l'articolo:
Le materie sono troppe: undici. L’origine del “peccato” sta nella nascita della scuola media unica, che ha unificato la scuola “media” che preparava alle superiori e la scuola di “avviamento” al lavoro. Quindi si sono accorpate le materie umanistiche scientifiche e linguistiche e le varie materie “pratiche” o laboratoriali: musica, ed. tecnica, disegno e storia dell’arte. In più l’ora di religione. Troppe materie. Secondo molti esperti, basterebbero le ore di italiano storia geografia matematica scienze una lingua straniera (fatta bene) e poco altro. Modestamente sono d’accordo…
Castagna: Ma no. Le materie sono tante perchè è giusto poter capire, in questa fascia d'età, per cosa un ragazzo è tagliato. Se aboliamo tecnica, arte o musica, perdiamo delle informazioni importantissime sulle reali capacità, talvolta sui talenti, dei nostri alunni... e effettivamente facciamo perdere loro l'elasticità mentale di collegare gli argomenti e le discipline, secondo un modello americano per cui se io mi specializzo in una cosa tutte le altre per me non esistono. Per differenziare gli interessi e i curricula ci sono invece le superiori.
Pronti via, dibattito aperto.
giovedì 8 dicembre 2011
Il piatto incubo
...sì, sono ciclotimica, è ufficiale.
Mi prendono queste botte abnormi di tristezza alle sei e mezza di pomeriggio, e mi durano fino alle otto, che vorrei tipo morire / piangere ascoltando roba straziante / arrotolarmi il piumone sulla testa e uggiolare. Di solito faccio solo la terza.
Comunque l'altro giorno avevo del tempo da perdere causa un mio chiamarmi fuori temporaneo (di meno di mezza giornata) dal festival del cinema (benedetto sia mio marito e benedette le sue idee di gestire una cinquantina di invitati e un evento di quattro giorni da solo: se lo sai fare da solo... FATTELO DA SOLO! Me ne vado a casa io capito? Che ho male ai piedi! Ecco!!! L'ho detto!!!)
E mentre mi mettevo su una cena tristissima mi sono soffermata sul pensiero dei pasti tipici. Non nel senso del piatto tipico locale, ma del piatto tipico di un periodo di merda.
Così ho scritto questo, e oggi dopo aver letto il post Mammina cucina di Polly volevo assolutamente dire la mia su quanto può essere triste il rapporto di una donna con il suo piano cottura, quindi lo pubblico.
Mai stata una grandissima cuoca, ma dignitosa, a tratti, sì. Solo che non è come andare in bicicletta: io, se smetto di impegnarmi in cucina per qualche mese, disimparo tutto. Comunque per un po' mi sono data da fare e producevo cose almeno commestibili, cercando di non annoiare nè me nè altri. Poi ho inanellato una serie di periodi no, ma proprio no no no no, ad ognuno dei quali si collega nella mia memoria gustativo-olfattiva un sapore.
Spiego. Qua e là affiorano ricordi felici associati ad un pasto (rari, dato il mio rapporto malato col cibo) ma sono degli una tantum: per esempio, la volta che ho scoperto il carciofo crudo in pinzimonio, cioè la volta che l'Uomo, poche settimane dopo l'inizio della nostra storia, ha scoperto che io ero un'ignorante pazzesca in fatto di gusto culinario e ha iniziato a darmi lezioni sui veri piaceri della tavola. (E di vari altri mobili della casa.)
Ai momenti creativi, attivi e gioiosi, sparsi nella mia esistenza, non si associa nessun piatto ripetuto più volte nello stesso periodo: probabilmente perchè, soddisfatta e felice, non ripetevo granchè, anzi variavo, inventavo, degustavo.
Invece, in tutti i momenti della mia vita che sono stati contrassegnati da pressione psicologica o da tristezza, posso dire esattamente qual era il piatto incubo, il piatto fisso che si ripeteva perchè il cervello non era in grado di elaborare altro.
Per esempio, nel periodo degli studi, quando stavo ancora dai miei, il piatto tipico dell'esame di terza media erano le fragole con il gelato al limone. Sotto maturità, il caffè con dentro una cucchiaiata di gelato alla crema. E ovviamente si trattava solo delle merende: a variare i pasti principali ci pensava mia madre.
Poi c'è stato il periodo blu, molto blu che era quasi nero, e ricordo solo crackers integrali e yogurt. Infatti un pomeriggio mi sono svegliata lunga distesa per terra con sconosciuti che mi prendevano le pulsazioni e sono finita ricoverata per settantadue ore. Dopodichè ho fatto l'unica dieta della mia vita che io abbia mai preso seriamente: quella per ingrassare.
Poi c'è stato l'andare a stare da sola, e per un po' tutto bene, fino al primo faticosissimo anno di lavoro e di pendolarismo: pasta con i porri e lo zafferano, la sera, tipo tre anche quattro volte la settimana, e torta di zucca o pane e formaggio, a pranzo, tipo tutti i giorni feriali.
L'anno dopo ero sola qui, coabitavo con una coinquilina ma non mangiavamo insieme, facevo la prof di sostegno, mi annoiavo a morte, aspettavo che l'Uomo si decidesse a sposarmi e mangiavo minestre Knorr. E pizza.
Poi si è andati un po' a periodi. Appena sposati, con me che pendolavo da Torino: Quattro Salti e insalate, a pranzo, però la sera facevo la mogliettina e provavo ricette e manicaretti. Zia ammalata e andirivieni da Genova: farinata e focaccia, in macchina. (L'ultima sera che ho mangiato la farinata era ai primi del giugno scorso, e la mattina dopo alle sette ho portato mio padre in pronto soccorso: per ora non ho più neanche voluto sentirne l'odore.)
Periodi di bassa vari: belga saltata in padella col formaggio.
E voi, quando avete l'elettroencefalogramma piatto per qualche periodo faticoso, di che vivete?
Mi prendono queste botte abnormi di tristezza alle sei e mezza di pomeriggio, e mi durano fino alle otto, che vorrei tipo morire / piangere ascoltando roba straziante / arrotolarmi il piumone sulla testa e uggiolare. Di solito faccio solo la terza.
Comunque l'altro giorno avevo del tempo da perdere causa un mio chiamarmi fuori temporaneo (di meno di mezza giornata) dal festival del cinema (benedetto sia mio marito e benedette le sue idee di gestire una cinquantina di invitati e un evento di quattro giorni da solo: se lo sai fare da solo... FATTELO DA SOLO! Me ne vado a casa io capito? Che ho male ai piedi! Ecco!!! L'ho detto!!!)
E mentre mi mettevo su una cena tristissima mi sono soffermata sul pensiero dei pasti tipici. Non nel senso del piatto tipico locale, ma del piatto tipico di un periodo di merda.
Così ho scritto questo, e oggi dopo aver letto il post Mammina cucina di Polly volevo assolutamente dire la mia su quanto può essere triste il rapporto di una donna con il suo piano cottura, quindi lo pubblico.
Mai stata una grandissima cuoca, ma dignitosa, a tratti, sì. Solo che non è come andare in bicicletta: io, se smetto di impegnarmi in cucina per qualche mese, disimparo tutto. Comunque per un po' mi sono data da fare e producevo cose almeno commestibili, cercando di non annoiare nè me nè altri. Poi ho inanellato una serie di periodi no, ma proprio no no no no, ad ognuno dei quali si collega nella mia memoria gustativo-olfattiva un sapore.
Spiego. Qua e là affiorano ricordi felici associati ad un pasto (rari, dato il mio rapporto malato col cibo) ma sono degli una tantum: per esempio, la volta che ho scoperto il carciofo crudo in pinzimonio, cioè la volta che l'Uomo, poche settimane dopo l'inizio della nostra storia, ha scoperto che io ero un'ignorante pazzesca in fatto di gusto culinario e ha iniziato a darmi lezioni sui veri piaceri della tavola. (E di vari altri mobili della casa.)
Ai momenti creativi, attivi e gioiosi, sparsi nella mia esistenza, non si associa nessun piatto ripetuto più volte nello stesso periodo: probabilmente perchè, soddisfatta e felice, non ripetevo granchè, anzi variavo, inventavo, degustavo.
Invece, in tutti i momenti della mia vita che sono stati contrassegnati da pressione psicologica o da tristezza, posso dire esattamente qual era il piatto incubo, il piatto fisso che si ripeteva perchè il cervello non era in grado di elaborare altro.
Per esempio, nel periodo degli studi, quando stavo ancora dai miei, il piatto tipico dell'esame di terza media erano le fragole con il gelato al limone. Sotto maturità, il caffè con dentro una cucchiaiata di gelato alla crema. E ovviamente si trattava solo delle merende: a variare i pasti principali ci pensava mia madre.
Poi c'è stato il periodo blu, molto blu che era quasi nero, e ricordo solo crackers integrali e yogurt. Infatti un pomeriggio mi sono svegliata lunga distesa per terra con sconosciuti che mi prendevano le pulsazioni e sono finita ricoverata per settantadue ore. Dopodichè ho fatto l'unica dieta della mia vita che io abbia mai preso seriamente: quella per ingrassare.
Poi c'è stato l'andare a stare da sola, e per un po' tutto bene, fino al primo faticosissimo anno di lavoro e di pendolarismo: pasta con i porri e lo zafferano, la sera, tipo tre anche quattro volte la settimana, e torta di zucca o pane e formaggio, a pranzo, tipo tutti i giorni feriali.
L'anno dopo ero sola qui, coabitavo con una coinquilina ma non mangiavamo insieme, facevo la prof di sostegno, mi annoiavo a morte, aspettavo che l'Uomo si decidesse a sposarmi e mangiavo minestre Knorr. E pizza.
Poi si è andati un po' a periodi. Appena sposati, con me che pendolavo da Torino: Quattro Salti e insalate, a pranzo, però la sera facevo la mogliettina e provavo ricette e manicaretti. Zia ammalata e andirivieni da Genova: farinata e focaccia, in macchina. (L'ultima sera che ho mangiato la farinata era ai primi del giugno scorso, e la mattina dopo alle sette ho portato mio padre in pronto soccorso: per ora non ho più neanche voluto sentirne l'odore.)
Periodi di bassa vari: belga saltata in padella col formaggio.
E voi, quando avete l'elettroencefalogramma piatto per qualche periodo faticoso, di che vivete?
giovedì 17 novembre 2011
Outing
No, capisco che sia molto nerd e un po' patetico l'entusiasmo con cui ho riabbracciato il bloguniverso, ma è che c'ho veramente tanto, TANTO da dire su quel che sta succedendo a scuola. Il confronto con voialtri è importante, e anche i miei mille tentativi di rianimazione del senso del dovere della II C valgono la pena di essere raccontati.
E poi, la mia chiavetta internet è impazzita e ha delirato sette giorni di fila proprio quando stavo per decidermi a fare outing.
Perchè alcuni di voi già lo sanno, ma in generale non ho fatto molta pubblicità. Non c'entra tanto qui, per ora, se escludiamo un veloce commento alle facce o alle frasi dei colleghi e degli exalunni informati da poco, ma se le cose vanno in porto c'entrerà eccome, dato che magari mi fermerò per mesi dal lavoro.
No, non sono incinta. Ma avete indovinato lo stesso.
Stiamo portando avanti le pratiche per l'adozione nazionale.
Futura Mamma Castagna, Futuro Papà Uomo, oh già.
Quindi, adesso che lo sapete, posso analizzare con voi le mattinate scolastiche come quella di oggi, iniziata alle 11 dopo che per un'ora e cinquanta ho raccontato di me all'assistente sociale.
E poi a scuola ero normale, eh. Credo. Perchè penso che a Malinconelfo, Huck Finn, Topoloso, Little John e Dylan McKay gliel'avrei comunque data, la punizione di scrivere 100 volte per domattina "Non è il caso di passarsi bigliettini durante la lezione".
E poi, la mia chiavetta internet è impazzita e ha delirato sette giorni di fila proprio quando stavo per decidermi a fare outing.
Perchè alcuni di voi già lo sanno, ma in generale non ho fatto molta pubblicità. Non c'entra tanto qui, per ora, se escludiamo un veloce commento alle facce o alle frasi dei colleghi e degli exalunni informati da poco, ma se le cose vanno in porto c'entrerà eccome, dato che magari mi fermerò per mesi dal lavoro.
No, non sono incinta. Ma avete indovinato lo stesso.
Stiamo portando avanti le pratiche per l'adozione nazionale.
Futura Mamma Castagna, Futuro Papà Uomo, oh già.
Quindi, adesso che lo sapete, posso analizzare con voi le mattinate scolastiche come quella di oggi, iniziata alle 11 dopo che per un'ora e cinquanta ho raccontato di me all'assistente sociale.
E poi a scuola ero normale, eh. Credo. Perchè penso che a Malinconelfo, Huck Finn, Topoloso, Little John e Dylan McKay gliel'avrei comunque data, la punizione di scrivere 100 volte per domattina "Non è il caso di passarsi bigliettini durante la lezione".
Cast away
Mi funziona di nuovo internet!!!!
Ma ciao belli come state??? Oddio sono stata una SETTIMANA senza internet e è successo di tutto nella mia vita di donna di cittadina di insegnante...
Da dove comincio???
Da qui: mi siete mancati! che bello essere di nuovo qua!!! ora vi leggo tutti! state lì fermi che mi aggiorno!
VI VOGLIO BENE!!!!!
Ma ciao belli come state??? Oddio sono stata una SETTIMANA senza internet e è successo di tutto nella mia vita di donna di cittadina di insegnante...
Da dove comincio???
Da qui: mi siete mancati! che bello essere di nuovo qua!!! ora vi leggo tutti! state lì fermi che mi aggiorno!
VI VOGLIO BENE!!!!!
lunedì 3 ottobre 2011
Concorso per prof blogger: Trova il soprannome all'alunno
Il soggetto ha undici anni.
Il soggetto è carino, o lo diventerà tra pochi mesi. Abbastanza atletico, corporatura grande, ciuffo castano chiaro, occhi scuri, pelle abbronzata.
Il soggetto fa il furbo.
Il soggetto chiacchiera parecchio e quando lo riprendi ti guarda con l'aria come dire "Okay, cocca, ora non ti agitare."
Il soggetto non ama ricevere note sul diario.
Il soggetto, buttato a pelle di leone sul banco, alla domanda: "Che succede?" risponde "Mi annoio!"
Il soggetto però alle lezioni di letteratura sta abbastanza attento. E interviene.
Professoressa: "Da Gea nascono i Monti, Ponto..."
Soggetto: "No, ma come fanno a nascere se è lei da sola?"
Professoressa: "Da Rea e Chronos nascono diversi figli..."
Soggetto: "No, ma come, se sono fratelli? Ma è incesto!"
Professoressa: "E così, quando cresce, Zeus..."
Soggetto: "Ma se sono eterni e immortali, come mai crescono?"
Professoressa: "Efesto è brutto, la madre lo guarda, inorridisce e lo butta giù dall'Olimpo, così rimane tutto storpiato e curvo..."
Soggetto: "Ma non c'erano i chirurghi plastici?"
Ah, un particolare. Il soggetto è cugino di Punta di Diamante.
Ora, voi come lo battezzereste uno così? Perchè, onestamente, ho la sensazione che di lui mi toccherà parlare varie volte su questo blog.
Il soggetto è carino, o lo diventerà tra pochi mesi. Abbastanza atletico, corporatura grande, ciuffo castano chiaro, occhi scuri, pelle abbronzata.
Il soggetto fa il furbo.
Il soggetto chiacchiera parecchio e quando lo riprendi ti guarda con l'aria come dire "Okay, cocca, ora non ti agitare."
Il soggetto non ama ricevere note sul diario.
Il soggetto, buttato a pelle di leone sul banco, alla domanda: "Che succede?" risponde "Mi annoio!"
Il soggetto però alle lezioni di letteratura sta abbastanza attento. E interviene.
Professoressa: "Da Gea nascono i Monti, Ponto..."
Soggetto: "No, ma come fanno a nascere se è lei da sola?"
Professoressa: "Da Rea e Chronos nascono diversi figli..."
Soggetto: "No, ma come, se sono fratelli? Ma è incesto!"
Professoressa: "E così, quando cresce, Zeus..."
Soggetto: "Ma se sono eterni e immortali, come mai crescono?"
Professoressa: "Efesto è brutto, la madre lo guarda, inorridisce e lo butta giù dall'Olimpo, così rimane tutto storpiato e curvo..."
Soggetto: "Ma non c'erano i chirurghi plastici?"
Ah, un particolare. Il soggetto è cugino di Punta di Diamante.
Ora, voi come lo battezzereste uno così? Perchè, onestamente, ho la sensazione che di lui mi toccherà parlare varie volte su questo blog.
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ahia,
nell'universo dei blogger,
poveri noi,
ullallà
martedì 30 agosto 2011
Giustizia fu
Scusate, poi spiegherò meglio cosa intendo, ma un senso di sana giustizia ristabilita mi è venuto da questo post di Susibita:
specifico subito che non intendo con questo criticare le amiche con le quali ho avuto il piacere e il privilegio di condividere da "zia" la bellissima esperienza della maternità... anche perchè per fortuna non sono tutte così come Susibita descrive...
ma diciamo che uno zampillo di salutare autoironia come questo, anche solo a volte, solo con alcune, e sicuramente solo in dati momenti, ci sarebbe proprio voluto!!!
Vi ricordo che il primo nickname col quale sono entrata nel mondo dei blogger era Strega Senzafigli... e ogni tanto quest'identità si impadronisce della mia tastiera e della mia password, tuttora. Avrete, spero, un giorno tutto il diritto di tirarmi delle pietrate dalle quali, con un bavaglino pieno di rigurgito sulla spalla e le occhiaie, non sarò sicuramente in grado di difendermi, e ben mi sta. Ma era un post troppo carino per non diffonderlo.
specifico subito che non intendo con questo criticare le amiche con le quali ho avuto il piacere e il privilegio di condividere da "zia" la bellissima esperienza della maternità... anche perchè per fortuna non sono tutte così come Susibita descrive...
ma diciamo che uno zampillo di salutare autoironia come questo, anche solo a volte, solo con alcune, e sicuramente solo in dati momenti, ci sarebbe proprio voluto!!!
Vi ricordo che il primo nickname col quale sono entrata nel mondo dei blogger era Strega Senzafigli... e ogni tanto quest'identità si impadronisce della mia tastiera e della mia password, tuttora. Avrete, spero, un giorno tutto il diritto di tirarmi delle pietrate dalle quali, con un bavaglino pieno di rigurgito sulla spalla e le occhiaie, non sarò sicuramente in grado di difendermi, e ben mi sta. Ma era un post troppo carino per non diffonderlo.
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bum,
come la vedo io,
nell'universo dei blogger,
varie ed eventuali
mercoledì 3 agosto 2011
Premio Castagna 2011
Che fosse lei la vincitrice di quest'anno, nessun dubbio già da un paio di mesi.
Ma dopo questo post devo assegnarglielo subito, il suo premio Castagna.
Motivazione del premio: "perchè Valentina è intelligente, è forte, non si fa piegare. Perchè Valentina è adulta in un mondo di mezze seghe e ragazzina in un mondo di barbosi.
Perchè ama vivere nel suo paesino anche se il paesino la maltratta e la condanna.
Perchè mi fa pensare.
Perchè, SOPRATTUTTO, Valentina non si racconta palle."
PREMIO CASTAGNA 2010
La castagna punge. La castagna è nutriente. La castagna è una cosa poco appariscente, nascosta sotto le foglie, che fa crescere una pianta forte, grande, buona.
Ma dopo questo post devo assegnarglielo subito, il suo premio Castagna.
Motivazione del premio: "perchè Valentina è intelligente, è forte, non si fa piegare. Perchè Valentina è adulta in un mondo di mezze seghe e ragazzina in un mondo di barbosi.
Perchè ama vivere nel suo paesino anche se il paesino la maltratta e la condanna.
Perchè mi fa pensare.
Perchè, SOPRATTUTTO, Valentina non si racconta palle."
PREMIO CASTAGNA 2010
La castagna punge. La castagna è nutriente. La castagna è una cosa poco appariscente, nascosta sotto le foglie, che fa crescere una pianta forte, grande, buona.
mercoledì 25 maggio 2011
Buddhist stuff this way
Ciao gente,
una comunicazione di servizio dal mio divano di dolore (lasciamo perdere: non vedo l'ora di tornare a lavorare, da malata chiusa in casa ho fatto quattro miliardi di cose, mi sa che mi riposo di più a scuola).
Visto che stavo sviluppando l'insana abitudine non solo di cianciare di tutto e di più, ma anche di rompervi anche le palle col buddhismo, e visto che qui ormai con le faccende buddhiste si è proprio presissimi e quest'estate sarà pure peggio, vi segnalo una nuova creatura (HA! si sente la Frenci esclamare in sottofondo):
passisullaghiaia.blogspot.com
così almeno di qua restiamo sullo scolastico amichevole e di là approfondiamo, se a qualcuno fa piacere, senza fare strane mescolanze.
Se passate siete i benvenuti, ma, come ho detto, trattasi di blog fortemente tematico, se non interessa è una perdita di tempo.
Per chi si fosse affezionato alle Lune di Castagna e ai consigli lunatico-tibetani, nel nuovo blog ci sarà il link al calendario dell'FPMT.
E dalla redazione di auleintempesta è tutto.
Vado a spararmi dell'altra acqua puzzolente delle terme su per il naso, che è la cosa che ha funzionato di più per guarire.
Besos
una comunicazione di servizio dal mio divano di dolore (lasciamo perdere: non vedo l'ora di tornare a lavorare, da malata chiusa in casa ho fatto quattro miliardi di cose, mi sa che mi riposo di più a scuola).
Visto che stavo sviluppando l'insana abitudine non solo di cianciare di tutto e di più, ma anche di rompervi anche le palle col buddhismo, e visto che qui ormai con le faccende buddhiste si è proprio presissimi e quest'estate sarà pure peggio, vi segnalo una nuova creatura (HA! si sente la Frenci esclamare in sottofondo):
passisullaghiaia.blogspot.com
così almeno di qua restiamo sullo scolastico amichevole e di là approfondiamo, se a qualcuno fa piacere, senza fare strane mescolanze.
Se passate siete i benvenuti, ma, come ho detto, trattasi di blog fortemente tematico, se non interessa è una perdita di tempo.
Per chi si fosse affezionato alle Lune di Castagna e ai consigli lunatico-tibetani, nel nuovo blog ci sarà il link al calendario dell'FPMT.
E dalla redazione di auleintempesta è tutto.
Vado a spararmi dell'altra acqua puzzolente delle terme su per il naso, che è la cosa che ha funzionato di più per guarire.
Besos
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