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lunedì 25 novembre 2019

Tra distruzione e meraviglia

L'Italia si sta sciogliendo sotto litri di pioggia, come una zolletta gigantesca.

La Princi è in fondo in fondo alla Liguria di Ponente, ospite da gente cui abbiamo mandato in omaggio l'ultima annata di produzione di barbera e moscato, ultima nel senso che non lo so se esisteranno ancora le cantine, domani mattina.
Non si sa se da qui a domani esisteranno ancora strade e ferrovie in grado di riportarla a casa, di sicuro comunque nel suo bellissimo campus sulla Dora non ci sarebbe andata, domani.
Sprofondano le strade e cadono le montagne: buon peso, a Città dei Savoia sono anche alle prese con il disinnescare un ordigno sganciato dalla RAF settantacinque anni fa e saltato fuori, settimana scorsa, dal cantiere della metro, proprio dietro a Porta Nuova. Poi dice che era una bella idea mandare la figlia a studiare a Torino.

Ho passato il quarto weekend di fila a correggere prove, anche se ieri sono uscita se Dio vuole quelle 4 o 5 ore, prima a Paesino di Sogno con la Bottadicoca, poi a cena con lo Zio Granduca. Poi oggi, dopo aver visto la fiumana di fango che si è portata via un pezzo di viadotto, non sono più riuscita a concentrarmi su niente.

L'Uomo pesta sui tasti del pc al mio fianco, presissimo dal festival imminente. Io rimugino su tante faccende.
Devo decidere cosa fare di alcune cose e alcune case. Sta diventando impellente partire con alcuni progetti e credo di volermi prima di tutto garantire un grande spazio dove conservare dei mobili, certo sarà da scegliere bene perché sarà a Genova, quindi non deve essere:
- sotto un viadotto
- sotto un muraglione
- lungo un torrente
- troppo vicino al mare
- troppo vicino al monte.
Quindi, o metto i mobili al centro di piazza De Ferrari, o forse il primo posto utile potrebbe essere, che so, verso Piacenza.

Ieri mattina mi sono svegliata e ho confessato all'Uomo di avere, come avrebbe scritto il mai abbastanza pianto Maestro Camilleri, un core d'asino e un core di lione.

Da un lato, sono convinta che se io, cappottino rosso e palle in mano, inizio il Grande Rivoluzionamento delle Case di qui e di giù, la famiglia mi terrà dietro. E una fatidica sera io e l'Uomo ci siederemo nel grande salotto al buio a guardar passare i traghetti illuminati. E dormiremo abbracciati nella stanza in cui la Zia Buona mi raccontava le avventure  di Gulliver, e la Zia Bella compariva, col suo passo felino, in mano un piatto con due mele e un coltello, dicendo con voce sorniona: "Picnic di mezzanotte?" La Princi avrà la stanza gigantesca della Zia Bella. Con lo spazio per un matrimoniale, la zona studio E un angolo da mettere a salottino.
E qui, invece, forse troveremo una bella casa con due bagni, una grande cucina e la vista sui monti. Chi lo sa. L'ho sognata tante volte.

Dall'altro lato ho paura, una paura nera, di ficcarmi in una serie di cose di cui devo occuparmi prevalentemente da sola, e soprattutto di essere sola quando  il lavoro sarà finito. Per chi, per cosa lo faccio? Con chi? Chi è questo tizio un po' trasandato qui a fianco, che cosa pensa, sarà ancora qui tra due anni, quando presumibilmente si vedranno i risultati di tutta una lunga fatica organizzativa,  di tante spese?

E inoltre: ma allora lascio Scuolina Rosa e vado a Scuola Vintage? Davvero? Anche se ci sono gli alberi di melo cotogno e le montagne là in fondo e la cucina, e quel profumo di casa?

E la Princi, va davvero via?

E noi?

E...

...ma ha senso tutto questo, mentre la terra si sfalda?

Ecco, mi sentivo così ieri mattina. E mentre mi preparavo per la giornata, pensavo: te lo dovresti ricordare che, anche se stai lavorando duro per arrivare a un altro livello di evoluzione, tu in realtà sei già morta. Sei morta quasi cinque anni fa e lo sai, solo che per far contenti gli altri ci costruisci sopra una vita, e boh, alla fin fine funziona. Non ti lamenti più. Spesso sei davvero allegra, non è una finta. Quando ti sembra che niente abbia senso, è ovvio, devi sapere come mai sei arrivata qui ora, e a fare cosa. Per tutto il resto del tempo, recitare è diventato quasi come essere. Ce la fai, ormai. E cosa ti ha detto Sua Maestà il Formatore Paraculo (di cui non ho ancora parlato, ma prima o poi vi tocca)? "Adesso non è il momento di mollare, ma di premere sull'acceleratore." Così sono uscita dal bagno convinta di poter iniziare capitoli nuovi, lunghi e faticosi, e determinata a non arrendermi, come al solito.

Mi chiedevo dove prendere le forze,  però. Perché va bene, ce la faccio, ma siamo  realistici, non si può tirare soltanto carri di pietre, a volte sarebbe bello essere sollevati un po' di peso. Alzati su in un abbraccio forte e felice, di qualcuno che veramente avesse voglia di vederci arrivare. Le amiche, metaforicamente, lo sanno fare, a volte la Princi, a volte, rigorosamente senza toccarmi, lo fa anche mia madre. Ma. Ovviamente, c'è un ma. Perché lui non lo fa più.

Poi all'improvviso un lampo colorato nell'aria, tra me e quel che stavo guardando. Un fotogramma di un istante appena, ma con dentro il profumo violento dell'estate. Fa male e fa bene, è medicina e veleno. In entrambi i casi, è nel mio bicchiere, e io ci bevo, lì. 

Tanto, io non mi sarei arresa comunque. Che ve lo dico a fare. 

    








sabato 28 luglio 2018

In principio era la confusione... perchè invece adesso no, eh.

Sono tornata oggi da quella che per il momento mi piace considerare la mia ultima vacanza da sola. Non credo ne farò altre. Il posto era bello, per carità. E non è che sia stata via due mesi. Ma insomma, era fuori tempo, fuori luogo. Non dico che non avrei dovuto partire, solo che, probabilmente, non partirò più. Intendo per una vacanza che avrei voluto fare con l'Uomo. Non per un weekend di yoga o un convegno. 

Poi non mi azzardo a farne un proclama. In fondo, stanotte, che c'era l'eclissi di luna, eravamo insieme su una strada buia, in mezzo alla campagna (“C'è odore di piscio di vacca”, dice lui. “E' l'odore del mais. È dolciastro”, dice lei, che lo associa a quella tremenda estate di tre anni fa e alle camminate fatte piangendo), e abbiamo visto una stella cadente. E se circa tre anni fa mi avessero detto: “Tranquilla, che da qui a trentotto mesi sarete insieme a vedere una stella cadente”, come cazzo avrei potuto crederci. Cioè, no, ci credevo, io. Ma ero l'unica, quindi, se tutti ti vengono incontro sull'autostrada, è ragionevole pensare che sia tu ad averla imboccata contromano. L'imbarazzo dei miei amici che mi hanno presa, e ancora mi prendono, per pazza, è quasi bello da vedere, ormai.

Comunque. E' tempo di bilanci, mi sa. Leggevo stasera il libro della Andreozzi sulle donne childfree. Non male, come riflessione, né come indagine sociologica. Un po' contraddittorio qua e là. Pensavo, ma ci penso da giorni, a tutto quanto, a come è iniziato.

Rivedo una tizia castana che non sapeva cosa stava facendo, almeno otto volte su dieci. 
Un ragazzo coi ricci che improvvisava, ma improvvisava da Dio. Ogni suo gesto e ogni sua parola erano quelli del seduttore consumato, del bastardo per cui le donne si dannano l'anima, senza che lui lo fosse mai stato. Dell'eterno fanciullo che però adesso, con questa donna qui, fa sul serio, sul serissimo. Impossibile, almeno per me, resistere a un tale mix di freschezza autentica e contraddizioni. 
Mio marito è tante cose, un uomo intelligente, un leader, un cuore tenero, un tipo in gamba, e tante altre cose, molto meno positive. Io li ho sposati tutti e guai chi me li tocca, tutti questi Uomo. Diciotto anni che pendo dalle sue labbra e mi do, e gli do, e do anche a nostra figlia, il tormento, per conciliare il mio carattere, di merda ma piuttosto compatto e univoco, con tutte le sue facce. Ma se chiudo gli occhi e cerco il PERCHE', dell'inizio quantomeno, ma per essere onesti anche di alcune fasi intermedie, mi ricordo solo che mi ha spianato completamente con il suo fascino. Di fronte a quel sorriso non avevo via di scampo. E non mi stupisce di non essere stata l'unica.

Quella poveretta castana, così, poco dopo aver conosciuto lui, si imbarcava di slancio, correndo su e giù per le scalinate di Genova  e senza sentire la fatica, in una storia che fin da subito era quella di una donna molto più grande, molto meno viziata e molto più scafata. Poverina, la portava avanti, lei, eh. Perdendo pezzi ovunque, ma senza fermarsi mai. E non si parla solo di aver scelto l'Uomo, ma di tutto il resto. Fare la pendolare, migliaia di colazioni, pranzi, cene, notti, viaggi da sola. Non mollare un posto statale di merda. Scrostarsi da una famiglia che non capiva. Il discorso figli, che qui non si apre, come non si apre il discorso soldi. Un passaggio da una chiesa a una filosofia di vita. Case, altre case, alberghi, affitti, il mutuo. Pasticci sentimentali privi di senso, amicizie interrotte, rotture gravi con parenti stretti. Tantissime ore di veglia, a crucciarsi mentre tutti dormivano. Compresa stanotte.

C'è un unico leitmotiv che si ritrova ovunque, se io guardo questa vita. Di entrambi, ma per decenza parlerei solo della mia, che già dell'Uomo mi rendo conto che non so come spiegare i molti mondi, i molti pregi e gli altrettanti difetti, figuriamoci se dopo gli ultimi quattro anni posso decifrare io un bilancio della sua vita. Basta l'evidenza che lo stia facendo lui, che mai come ora sembra volere arrivare a un riassuntivo dei beni e dei mali, alla ricerca di senso.

Comunque il leitmotiv della tizia castana è la confusione. Non il dubbio, no. La confusione. Cioè, tuffarsi di testa e poi non capirci niente, perchè la nuotata non è in piscina, col cloro, senza onde, con le corsie delimitate dai galleggianti, ma in un mare agitato, che senza preavviso è un gorgo, una pozza di petrolio, un uragano, una bonaccia mortifera. E 'sta qui, che nuota, nuota, nuota, tra l'altro nessuno le dice mai dove sarà poi una boa, dove issarsi su un molo a bere e riposare, il salvagente spesso si buca, il sale brucia. Poi nuotando vede anche albe, coralli, delfini, arcobaleni, lune scintillanti, isole felici, creature oltremondane. Ma otto volte su dieci non ha idea di dove stia andando: nuota per nuotare, perchè le piace, è il suo mare, se lo è scelto lei, si è tuffata lei, e soprattutto, se si ferma, annega. 

Questo era vero anni fa ed è vero oggi. 

E c'è un altro leitmotiv, in effetti. Non sono mai annegata.


mercoledì 22 aprile 2015

C'era una volta in America

Quei bambini non imparavano il complemento oggetto, i verbi sempre intransitivi, la costruzione passiva.
Quei bambini analizzavano il predicato nominale "è stanco" così: "E' = pred. verb. STANCO = c. ogg." oppure "E' = pred. nom., STANCO = c. modo" oppure "E' = pred. verb, STANCO = attrib.".
Quella professoressa rispiegava, ritenendo fosse colpa sua.
Poi rispiegava ancora.
Poi rispiegava ancora. E interrogava e faceva scrivere a tutti sul quaderno ogni singola frase fatta alla lavagna. E rispiegava.
Poi si incazzava.
Poi gridava.
Poi si incazzava ancora.

Ma le cose andavano così:
- controllo del diario: "studiare pagina 52 e 53, esercizi n. 3-4-5 pag. 55"
- immediata apertura di pagina 55. Compilazione degli esercizi. Neanche un'occhiata a pagina 52 e 53.
- "Amore hai fatto tutti i compiti?" "Sì mamma!"
- "Analizzami questa frase: XXX YYY ZZZ"
- "..."
- "Insomma! a che domanda risponde questo complemento? di chi di che cosa, no?"
- "..."
- "E quindi che complemento è?"
- "..."
- "Chi lo sa?"
- Mano alzata del solo che ha studiato, più quattro mani alzate di altri: di questi, tre rispondono sbagliato a caso, uno azzecca a caso.

Fino a quel giorno.

In cui la professoressa gridò, gridò, gridò, disse che li aveva sgamati e sapeva come NON studiavano, e avvisò che avrebbe fatto un compito in classe di sole DUE frasi, con i predicati, i complementi base, la costruzione attiva o passiva. E BASTA. Zero errori, e avrebbe dato otto. Un solo errore, e avrebbe dato quattro.

Venti presenti.
Firmò QUATTORDICI volte il voto quattro.

Si incazzò talmente tanto che non gridò più.
E il giorno dopo lo rifece. Altre due frasi.
Firmò altri quattordici quattro, e non erano gli stessi del giorno prima, tra l'altro.

Gente che singhiozzava senza freno sulla propria media di Italiano precipitata.
Li mandò a lavarsi la faccia e lesse una novella di Boccaccio. Poi assegnò la composizione di cinquanta frasi contenenti predicati nominali a tutti quelli che non sapevano i predicati nominali.

E per il lunedì fissò un altro compito. Stavolta con sei frasi: voto quattro a chi sbagliava le cose fondamentali, voto cinque a chi sbagliava quelle più ardue, dieci a chi faceva tutto giusto.

Molti si rovinarono il weekend e lo rovinarono a tutta la famiglia.

Il lunedì la prof annunciò che, avendo fatto tre compiti sulla stessa cosa in tre giorni, aveva deciso di fare all'americana. Cioè abolire il voto più basso.
Forse fu il sollievo per la notizia.
Forse fu il fatto che per la prima volta le dita rosee e paffutelle della terribile seconda avevano sfogliato anche le pagine delle regole, oltre che scorrere in fretta gli esercizi.
Ma le insufficienze diminuirono in percentuale. E la gente non pianse.
E i genitori, ai colloqui, erano d'accordo, molto d'accordo, con la prof, cosa che davvero non si sarebbe aspettata. Di solito, dare una bordata di insufficienze in tre giorni non rende proprio popolari.
Si rallegrò. La fiducia da parte delle famiglie è un tesoro più raro di quel che si creda, nel mestiere di insegnante.
Assegnò cento frasi contenenti attributi a tutti quelli che si erano scordati di analizzare gli attributi, e attese, come un grosso ragno paziente.

C'è una cosa che alla prof Castagna non bisogna fare mai, ed è cercare di prenderla per sfinimento. Perché, pur essendo una donna apparentemente disordinata ed impulsiva, ha una determinazione a sfondare i muri a testate che in pochi, a dodici anni, hanno le forze per contrastare; e più invecchia, più affina l'arte di stare fermamente piantata sulla riva del fiume, aspettando ostinata il passaggio del cadavere del nemico. Che galleggia, gonfio di complementi indiretti, su onde di predicati nominali.










lunedì 5 gennaio 2015

It's the eye of the tiger, it's the thrill of the fight

Io combatto. È nella mia natura. A volte contro i mulini a vento, a volte credendomi un gran figa quando in realtà sono una poveretta qualunque, a volte combatto, sbagliando, le battaglie di altri. Sempre più spesso combatto da sola. Di recente, ho imparato a dosare le forze e a non credermi chissà chi. E a perdere senza protestare. E ad arrendermi. E a fare pace. Tutte cose da sapere, se nella vita sei nel numero di quelli che lottano.


Se smetto di combattere, diventa come in questi giorni. Sto zitta perché parlare non è solo doloroso, è anche inutile. Sto ferma perché se mi muovo giro a vuoto. Odio il momento in cui mi sveglio e ho paura di quello in cui mi addormento. Mi stanno sul cazzo tutti, mi mancano tutti, sono brusca con tutti, piagnucolo, perdo il filo.


Ne avevamo viste parecchie quest'anno, ma non era ancora arrivato il colpo di coda. Eccolo.


No, un momento.


Non posso e non voglio permettermelo. Io NON cadrò in alcun tipo di depressione.


E si badi che lo dico a ragion veduta. So di cosa parlo.
Nella mia vita ci sono stati alcuni momenti di rivelazione.
Uno è stato scoprire lo yoga. Mai più stata la stessa dopo quel pomeriggio.
Uno è stato capire che volevo insegnare. Eccomi qui, 17 anni dopo, che insegno. Mai pentita.


La fine della depressione che mi ha preso a calci la vita per quasi due anni è stata un altro momento clou. MAI PIÙ, ho pensato. Mai più.
Non voglio ricascarci mai più.


Non esiste un motivo sufficiente per farsi del male fino a quel punto. Mentre ci sei dentro, non lo sai, ma dopo averlo visto passare e aver conosciuto cos'è, non puoi accettarlo più.


Perciò combatterò per questo.


Elenco delle strategie che penso di utilizzare (metti che serva a qualcun altro che passa di qui, anche se queste sono le mie strategie, vanno bene a me e non sono una ricetta universale... ma magari possono servire come una lista di spunti)
  • correre, anche al freddo, anche al buio, anche coi crampi, correre anche poco, correre anche alternando con il camminare, anche solo mezz'ora, ma correre
  • yoga di ogni tipo possibile
  • make up compulsivo soprattutto degli occhi, e non waterproof, così devo pensarci due volte prima di piangere
  • meditazione
  • cura di ogni singola buona abitudine
  • autoironia massiccia (questa è difficile, ma esistono figure preposte nella mia vita e un paio di loro stanno leggendo...)
  • piccoli vizi (il profumo, un misurato rinnovo guardaroba, il cofanetto di una serie tv... non ci vuole molto)
  • EMDR
  • terapia di coppia
  • smalto a profusione e prodotti seri per le doppie punte (un nuovo boccettino di smalto non fa la felicità. Ma combatte l'infelicità. Quanto alle doppie punte... ho avuto i capelli lunghi per quasi tutta la vita e ci avevo rinunciato, a trovare un prodotto che me ne liberasse. Poi un commesso della Lush mi ha mostrato la Via e il risultato si avvicina di molto alla felicità, in effetti)
  • qualche breve viaggio mirato verso luoghi di bene e con persone di bene
  • togliermi dai social network


Strategie che non penso di utilizzare (ma, come ho detto, il mondo è vario)
  • disintossicazione da fumo, caffè e cioccolata
  • bere per dimenticare
  • il latinoamericano
  • il corso di ceramica
  • il trombamico
  • iniziare una collezione
  • imparare un'arte marziale
  • mollare tutto e trasferirmi in India
  • prendere un altro gatto
  • la chirurgia estetica
  • cambiare colore di capelli


È iniziato il 2015, che diamine.E io devo combattere.





venerdì 10 ottobre 2014

Del mese di ottobre

Non riesco a sentirmi giù quanto dovrei essere.

Perché la terza fa gli scompleanni. Perché sono rimasti in sella tutti i colleghi precari nominati fino ad avente diritto e ieri a scuola c'erano persone sorridenti e un clima di allegria. Perché ho visto il coraggio composto con cui la Stepford Wife l'altroieri ha salutato i ragazzi della sua prima, dicendo che non sapeva se sarebbe stata ancora la loro prof, e anche l'ostinazione speranzosa con cui la Pianista ha preparato il lavoro per lo Stondaio a cui fa sostegno, volendo fermamente credere che sarebbe rimasta al suo posto, e comunque facendo bene il suo lavoro fino all'ultimo. Perché il Borbone Gentiluomo ha lasciato la cattedra intera a Prof Ragazzina (che non è affatto ragazzina, ma è più precaria di lui che le è passato davanti arrivando dal Sud: e qua i Savoia avrebbero sicuramente preferito che sbarcasse un aereo di contagiati dall'Ebola..) e tenuto le ore spezzate tra Scuolina Rosa e Scuolina Bianca. Perché il Gigante può dire quel che vuole, ma la scuola, amministrata da lui e autogestita da noi, funziona. Perché ieri ero scazzata e stanca per questioni di famiglia e a un certo punto ho mandato la Princi a spasso con il Bellissimo Berbero, che è il titolare attuale, e me ne sono andata a camminare nei boschi. Perché la mamma di Atreiu, quella di Huck Finn e quella di Winnie Pooh quando mi vedono mi abbracciano. Tutte le volte. E avendo tutte e tre il figlio minore a scuola da noi, anche se non nella mia classe, ci vediamo spesso.

Poi però non riesco nemmeno a essere su quanto vorrei essere.

Perché la mia città d'origine è di nuovo sott'acqua, e chissà chi era quel ragazzo intrappolato in un sottopasso in due metri d'acqua fangosa, chissà se era andato a lavorare, a bere una birra con un amico o a fare l'amore con la sua tipa, chissà dove abitava. Perché ci sono i fiori vicino alla statale, e Edoardo non corre più in moto, e anche se non era un mio alunno io non me lo levo più dalla testa. Perché ci sono troppe altre cose che nella mia testa non dovrebbero esserci e invece ci sono e tormentano i miei sogni. Perché mia zia si è fratturata proprio quando dovevo portarmela qua, e adesso per sessanta giorni siamo in un altro reparto ancora: e ci saranno cose logistiche da sistemare e per sistemarle quel che pesa vorrei tanto che fossero i chilometri e la fatica, invece sono come sempre le ansie, e nemmeno le mie, quelle degli altri. Perché il gatto ha qualcosa che non va e io non lo porto dal veterinario per paura di sentirmi dire quel che non mi voglio sentir dire, cioè che è vecchio e che si sta ammalando. Perchè i debiti sono tanti, le entrate sono ridotte, e le cose da comprare non finiscono mai. Perché quando mi lamento poi mi vergogno perché penso a tutto quello che ho di meraviglioso, e guardo la Princi e i suoi amici, e guardo i miei gagnetti di seconda e i miei Bufalotti di terza e mi viene da ridere.

Perchè è ottobre e a ottobre vorrei avere il tempo di raccogliere i pezzi, benedire e salutare ciò che si allontana, accogliere e coccolare ciò che arriva, e a volte, semplicemente, dormire.

giovedì 11 settembre 2014

Mi lamento un attimo

Allora. Oggi ho diritto di lamentarmi. Perché da sabato ho un male cane nella metà sinistra della bocca, e guarda guarda venerdì era il giorno che operavano mia zia e sabato m'han svegliato telefonando dall'ospedale se potevo correre a tenerla buona, e io a metà pomeriggio un dolore, ma un dolore che mi sono ricoperta di sudore come avessi fatto la doccia, e guidare fino a casa (che è, quella di Genova, a dieci minuti dall'ospedale) è stato veramente difficile.

Mi tengo il dolore fino a ieri, non così tremendo per fortuna a parte i primi due giorni, e finalmente il dentista mi vede.
"Vediamo un po', questo dente dovrebbe essere devitalizzato, aspetta che te lo lavo" e ci spara dentro una siringata di roba. Poi mentre mi fanno scendere, con tante scuse, dal soffitto dove mi sono aggrappata come Spiderman, dice: "No no, qui non è normale, facciamo una lastra" e sapete che c'è?
Stavolta ho vinto il Campionato Europeo di Bruxismo 2014. Mi sono FRATTURATA il pavimento della camera pulpare. Traduco: ho stretto i denti così forte, dormendo, che nella lastra del mio molare si vede un'impressionante riga frastagliata in orizzontale, tra la radice del dente e la parte esterna alla gengiva. Il dente tagliato completamente in due da sinistra a destra, che se fosse un po' più netta la linea di frattura sembrerebbe fatta con una katana.

Insomma, finisce che mi levano anche questo dente. Punti, cloroformio, garza, ghiaccio, ciao ciao ci vediamo la settimana prossima.

Ma ora.

Io non è del mal di denti che mi volevo lamentare, e neanche della notte quasi bianca, degli incubi orrendi, della fame, del saporaccio in bocca, del gonfiore. Certo che starei meglio senza tutto ciò. Ma a me cosa deprime è che:

- è iniziata la scuola da tre giorni e io stamattina devo chiedere una sostituzione, quindi non sono al mio posto di prof;
- mia figlia comincia la scuola lunedì e io da una settimana non le guardo i compiti estivi di ripasso, nè sono andata in libreria a prendere i testi mancanti, nè sono stata a parlare coi prof, quindi non sono al mio posto di mamma;
- mia zia è in ospedale con una gamba fratturata e si agita scompostamente ogni sei ore, e io non la vedo da domenica, quindi non sono al mio posto di nipote;
- mia madre si sta sbattendo per trovarle una struttura di ricovero per quando la metteranno fuori dall'ospedale, e io a parte due telefonate non sto facendo niente, quindi non sono al mio posto di figlia;
- la casa è una merda e si mangiano solo surgelati e pasta con sughi pronti, quindi non sono al mio posto di (non fatemi scrivere casalinga, non ce la faccio) organizzatrice della vita familiare;
- e lasciamo stare il ruolo di moglie va', che in questo periodo non so come siamo girati con l'Uomo, tecnicamente s'è parlato anche di vedere se ci farebbe bene una pausa, ma ditemi quando me la prendo, una pausa, adesso, e come me la giostro con la Princi che non sa niente di tutti i nostri recenti casini e vive beata nella convinzione, peraltro fin qui non erronea, di essere semplicemente capitata in una famiglia dove ogni tanto c'è un po' di mare mosso ma va sempre tutto a finire benone.

Inadeguatezza e senso di colpa, portatemi via.

domenica 24 agosto 2014

Il post del leopardo

Poi succede così che ti infili in un camerino, ne esci con un vestito leopardato, il primo in vita tua che provi, e approfittando del negozio praticamente vuoto fai "pssst!" a tuo marito, e quando lui si volta spunti da dietro la tenda ruggendo "meeow!" e lui si illumina e attraversa il negozio per venire a dirti in un orecchio cose che la figlia se non le sente è anche meglio, va'. Pensi ti prenda per il culo e allora chiedi conferma alla figlia, nota tamarra. Che trova che l'abito ti stia bene. Allora richiedi al marito. Il marito annuisce sempre vigorosamente e non cambia espressione neanche quando tu, preoccupatissima della piega che sta prendendo la tua vita, sbotti: "Ma indossare il leopardato è cedere ai quaranta!" .

E boh. Costa poco, è carino e rende parecchio in termini di entusiasmo del marito. Rientri nel camerino e ti guardi. Ma sì, cade bene. Ma 'ste macchie?

Poi ti ricordi te stessa un anno fa. E decidi che macchie saranno, dopotutto.

Con lo stesso spirito hai passato l'estate a ricevere e ospitare gente in casa, condiviso la lavatrice con tua madre per un mese, indossato shorts molto shorts per abbronzarti le cosce, abbandonato la piastra optando per un deciso riccio leonino, e trovato un pub dove imparare che sapore ha un cocktail fatto a regola d'arte. E non ti sei fermata un istante e hai scelto l'idromassaggio e tanta bella letteratura per l'unico giorno in cui eri sola. E fatto nuove amicizie e prenotato un viaggio e pensato al futuro e voluto scegliere in modo sano e deciso sul lavoro e detto la tua con calma a casa e creduto nel tuo fiuto. E parlato di avere un altro figlio. Ma anche di separarsi, quantomeno temporaneamente, se le cose non vanno a posto per davvero.

Tutto questo solo ed esclusivamente perché lui quel giorno è venuto a salutarti con quel sorriso, e ha detto quella singola frase, e tu in quei pochi secondi hai mangiato dall'albero del bene e del male, dannato la tua anima e ottenuto la conoscenza.

Ma il paradiso terrestre non è quello da cui ti sei autoespulsa quando, consapevolmente, hai deciso di non staccare gli occhi dai suoi. Quello, stando ai canoni, è se mai il paradiso celeste. Il paradiso in terra è questo che c'è ora: e sì, fa un male porco rendersi conto di essere umani, di essere vivi, e nudi sulla crosta di un pianeta scabro, però è anche potersi togliere tutte quelle briglie, tutto quel peso tremendo del dover essere. E accettare che può succedere questo, anche se a scriverlo nero su bianco fa ancora così paura. E alla fine si riduce tutto a queste realtà molto terrene, appunto, loro sono due uomini e tu sei una donna, oh se lo sei, dove cazzo aveva dormito per tutti questi secoli questa donna, che pure sapeva essere tanto felice, sciogliersi i capelli, sentire il sole sulle gambe e il sapore della frutta e avere il cuore a mille tutto il giorno.

Loro sono due uomini e ognuno di loro a modo suo ti vuol bene e se ne frega di te. E tu li ami entrambi, quello che pensavi di lasciare, e quello che non potrai più avere, e a volte, oh, sorpresa, sei tu che te ne freghi di loro, che dopotutto si sono messi così d'impegno a maciullare il tuo povero cuore, e decidi che puoi stare, così come sei, sotto lo sguardo degli occhi luminosi di uno e di quelli pensosi dell'altro, e non badi più a niente, ma vai avanti, vai oltre. Oltre te com'eri.

Quando ti giro e guardi, c'è un arcangelo con la spada fiammeggiante, là sui cancelli, che ti fa l'occhiolino: "Indietro non si torna!" Tu ridi, alzi un sopracciglio e rispondi: "Per fortuna!"

E se leopardo dev'essere, sia.

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Questo post è dedicato alla Pellona.
Andremo avanti.



mercoledì 16 luglio 2014

Find the cure


Intricate questioni sentimentali vi tormentano?

Il vostro partner si comporta male?

Vi siete impelagati in una cosa terribilmente stupida e autolesionista ma non riuscite più a uscirne o, perlomeno, a uscirne senza trasporto in barella?

Ho la soluzione.

Andate ad un campo estivo per ragazzini dagli 8 ai 18 anni.

Dove, se come me siete una madre affidataria da poco tempo, vi accorgerete che vi viene ancora uno strano pizzicorino alla base della gola quando vi rendete conto che gli adulti presenti sono identificati con l'espressione collettiva “il Don, Suor L. e le mamme” e voi, non essendo il Don, e men che mai la suora, siete per forza una delle mamme.
E tra l'altro il concetto di mamma qui è applicato in modo massiccio: siamo tre, due insegnanti e un'infermiera, e formiamo una specie di strano animale dotato di tre teste e sei mani, con comunicazioni di servizio verbali già ridotte al minimo e intese telepatiche tra un piano e l'altro, dopo due sole giornate di attività. Ripartendo sulla carta le creature presenti, abbiamo trenta figli a testa. Impegnativo.

Proiettata all'improvviso in una sorta di condizione di ipermammità, in poche ore ho dovuto imparare a distinguere novantun facce, a mettere e togliere tavola tre volte al giorno per cento persone, a ricordare chi ha l'intolleranza al lattosio e quali bambini hanno mangiato poco a pranzo, ad avere gli occhi dietro le orecchie per scannerizzare con un colpo solo la sala e registrare che Pinco non è sceso dalla stanza, Pallina ha gli occhi rossi, Tizio ha cambiato tavolo, Caio deve prendere i fermenti lattici, Sempronio sta giocando con il cibo e la Princi? Oddio la Princi? Ah okay è là, ma sta mangiando? Sì, sta mangiando. Sorride? Sì, sorride. L'avrà mangiata la verdura? Vado a dirle di mangiare la frutta? No dai, non voglio starle addosso.

I pasti sono una fetta gigantesca della nostra attività. Per qualche motivo sono diventata fin dal primo giorno la Grande Madre della Merenda o, più cattolicamente, Nostra Signora della Nutella, e adesso, quando devo chiedere qualcosa a qualcuno, vedo che questo si gira, riflette per un attimo se sfancularmi, e poi associa la mia faccia alla distribuzione della magica crema di nocciole e decide di darmi ascolto. Tipo cane di Pavlov.

Poi ci sono le piccole medicazioni, il monitoraggio allergie e il pronto soccorso ai piccoli acciacchi. Anche queste cose cementano i rapporti, soprattutto con i più piccoli.

Però a me sembra che la vera soluzione ai disastri sentimentali stia nella fatica fisica. Che è titanica, ripetitiva, senza sosta e mostruosamente soddisfacente. Ieri tra la camminata per i paesini sotto il sole, la gestione della sala mensa, il tirare su e giù le sedie dai tavoli, lo spazzare il salone, il fare centosessantadue volte le scale etc, mi facevano male anche i muscoli delle narici. Con mia enorme gioia. Sono entrata in un trip in cui se mi dicessero che devo lavare il pavimento del refettorio con una spugnetta da strucco, o tutte le vetrate della struttura con i cottonfioc, o togliere il muschio dalle tegole del tetto con le pinzette, credo che partirei come una scheggia, e con un largo sorriso.

Per evitarmi l'assuefazione allo sforzo, con conseguente ricaduta in pianto, incubi, fantasticherie malate, insonnia, rimorsi etc., una delle altre mamme ieri sera s'è sentita male e, siccome oggi non si riprende, credo che domani tornerà a casa. Così rimarremo in due, e il mazzo si ripartirà su entrambe in modo ancora più insistito. Bene. Molto bene.

mercoledì 21 marzo 2012

Patisco la primavera

Ciclotimica da ricovero.

Ieri non uscivo più da scuola, tutta contenta di essere lì, anche di parlare con una madre fino alle 17.30.

Oggi non ho voglia di andarci.

Ieri avevo solo tre bambini al recupero pomeridiano e correggere le prove di letteratura parola per parola mi è parso piacevole, mi sono volate due ore come niente.

Oggi il solo pensiero di mettermi a ripetere "ehi! silenzio" mi fa venire nausea.

Un certo numero di loro sarà via per lo sci di fondo.

Perchè da qualche parte, mi dicono, c'è neve. Sembra pazzesco, con le temperature che ci sono qui e le primule selvatiche a mazzi lungo le strade.

Ho sonno, ho molte prove da correggere e molto da dire qua sul blog. E un'altra settimana mi sta scivolando tra le dita alla velocità della luce.

giovedì 1 marzo 2012

On and on

Durante la consegna pagelle ai genitori, ci sono stati annunciati due nuovi divorzi in corso. Io e la Brava Crista abbiamo tentato di fare una percentuale di massima delle situazioni familiari normali che conosciamo tra le famiglie degli alunni, e ci siamo guardate sconsolate. Quest'anno la varietà di miserie e stati di crisi che vediamo è impressionante.

Venerdì, il colloquio con la mamma di Occhioni.

Lunedì, per puro caso, parlando con la collega di sostegno, e nessuna delle due avrebbe dovuto essere lì dov'era perchè l'orario di lezione di entrambe era di gran lunga superato, la rivelazione che il fratello grande di Vomitino ha recentemente fatto outing, e l'improvvisa nuova luce che investe Vomitino, la sua aria stralunata, le sue frequenti somatizzazioni, il suo basso rendimento e lo stato ansioso evidente in cui versa sua madre da quando la conosco.

E martedì mattina è crollato Atreiu. Quando dico crollato, intendo che si è fatto sgridare in modo consapevolmente suicida per un'ora e, all'inizio della successiva, ancora si comportava male, finchè io ho mollato lì gli altri a fare il tema e gli ho detto: "Vieni un po' fuori". E contavo di parlargli, di mettere giù due o tre punti fermi, forse di portarlo in presidenza o dal Gigante per una regolata. Non c'è stato bisogno di ciò.

C'è stato bisogno invece della santa bidella Caterina, che si è piazzata sulla porta della prima per quaranta minuti, il tempo che io ho passato seduta vicino a Atreiu che piangeva

mio padre ha quest'altra donna

a levargli i capelli castani dal viso

ci ha sempre detto bugie

a passargli lo scottex per soffiarsi il naso

io ci sono coinvolto, mio fratello se ne frega

a dirgli cose più e meno banali

ha detto una cosa brutta a mia madre

a dirgli che la vita è dura e i grandi fanno grandi casini a volte

quando vado da lui dico sempre che va tutto bene

a massaggiargli un braccio

però io ci sto male e poi faccio dei brutti pensieri

a proporgli di reagire

almeno avessi diciotto anni, così potrei mettere a posto tutto

a cercare di dirgli che passerà.
E ogni volta che c'era una pausa lui riaccartocciava tutto il suo faccino triangolare e si rimetteva a piangere mormorando

questa cosa non va bene, non va proprio bene

e poi alla fine l'ho lasciato lì, gli ho portato l'avanzo della merenda che aveva lasciato in classe, gli ho detto di lavarsi la faccia e venire a finire il lavoro quando se la sentiva; e dopo sono passata di nuovo e ci ho trovato il Gigante, sulla sedia dove prima ero seduta io, che abbracciava Atreiu ancora in lacrime, e un po' più tardi il bambino era sempre lì, solo e in tutto e per tutto identico a un gattino bagnato, che piangeva.

Nel pomeriggio la Bestia Nera mi ha detto che, dopo tutto quello sfogone, era così sfinito che nella sua ora di storia si è addormentato e hanno dovuto svegliarlo perchè non cadesse dalla sedia. Io ho fatto lezione di recupero alla seconda ed ero praticamente nella stessa condizione.

Ieri invece ho sbattuto fuori Huck Finn e poi l'ho raggiunto in corridoio. E senza sgridarlo, ma con fermezza, gli ho fatto lo stesso identico discorso che avrei fatto ad Atreiu il giorno prima se a lui non fosse crollata la diga.

Una cosa sul tipo "allora, cosa vogliamo fare, qua parliamo di un ragazzino intelligente e in gamba che continua a farsi richiamare, sono stufa di sgridarti, non voglio vederti che ti rovini così". Però con quell'atteggiamento che io adotto quando costringo persino il più incallito Franti a guardarmi dritto in faccia mentre gli parlo.

Ora, Huck non è il più incallito Franti. Però è un'altra pasta rispetto ad Atreiu. Anche a lui è venuta voglia di piangere e far crollare la diga, ma il suo modo di dimostrarlo è stato fare delle smorfie per tenere a posto i lineamenti che, da quelli della simpatica canaglia, cercavano a tutti i costi di trasformarsi in quelli di un bambino di undici anni che singhiozza. Sembrava che avesse appena preso un calcio in pancia. E anche io mi sentivo esattamente così, a guardarlo.

Per non lasciarvi troppo male, vi dirò:

che nelle stesse ore abbiamo festeggiato la nascita del fratellino di Docteur Momo, dal bellissimo nome arabo, di cui ora andrò a cercarmi il significato su qualche sito internet;

che la seconda ha finalmente trovato il modo di farmi contenta, producendo una prova di analisi logica quasi decente, superando lo scoglio tragico della frase che contiene il predicato nominale e quindi non può contenere il complemento oggetto, e studiando "Tanto gentile e tanto onesta pare" con una certa cura;

che il Bambino di Formaggio è sempre scarsamente avvicinabile quanto a odore, ma ha finalmente capito qualcosa del viaggio di Ulisse e anche tentato di studiare a memoria una filastrocca, con risultati agghiaccianti ma con buona volontà.

Io non ho più preso nessun impegno che non fosse di scuola. E più lavoro su questa seconda che stenta ad aprire le ali e su questa prima che è dannatamente faticosa e dannatamente dotata, più mi accorgo che dovrei lavorare altre cinque o sei ore al giorno su tutto quello che c'è da fare.

domenica 8 gennaio 2012

Sapete la verità?

E' che quest'anno il lavoro mi pesa. Per anno intendo l'ultimo anno trascorso. Compreso finire l'anno scolastico scorso.

Certo, avevo un sacco di problemi. Certo, quest'anno ho tanta roba in ballo a livello vita privata (e a voi non sto a dire come siamo messi con gli affari di famiglia, ora che mio padre sta lentamente passando la mano e vengono fuori le magagne che ha prodotto lui negli ultimi tempi, quando cominciava a non riuscire più a star dietro a tutto).

Comunque oggi è l'ultimo giorno di ferie e sul pavimento della cameretta ci sono pacchi di fogli, da archiviare, da finire di correggere, da rimettere nei quadernoni dei ragazzi, da vistare. Oltre a una pila di documenti legali e finanziari, ai quadernoni della rieducazione alimentare, a un po' di roba avanzata di Natale da mettere via.

E vi dico già che il mese di gennaio sarà: un mese con tanta commercialista e un po' di avvocato, qualche ora dal dentista (che finchè reggo rimanderò) e dal medico, molta banca, molte fotocopie di documenti da vedere e riordinare, molte cose da fare a livello burocratico (verbali progetti resoconti organizzazione del corso di latino) e ovviamente tutti da finire di interrogare, tutte le prove di recupero degli assenti, tutti gli ultimi colloqui coi genitori adrenalinici, tutte le medei e i riordini dei registri, per finire con le pagelle. E naturalmente uscirà l'ennesima circolare dell'ultimo minuto per cui, nell'attimo in cui stai rimettendo gioiosamente l'elastico sulle ultime 46 pagelle di novanta appena terminate, la preside arriva dicendo che al voto di condotta va abbinato un "giudizio descrittivo" che deve essere scritto dal coordinatore, ovviamente a mano. E sapete che c'è? Che quest'anno io sulla carta coordino la prima, ma nella pratica coordino anche la seconda, perchè la Brava Crista è in attesa di un intervento agli occhi e scrive il meno possibile, quindi siamo d'accordo già da settembre che verbali, relazioni e giudizi sono un problema mio.

Però sarà anche un mese con tre si spera deliziosi weekend, escludendo questo: il prossimo sarà ripartito tra un sabato di scuola aperta e una domenica a me dedicata (il fatidico compleanno cadrà di martedì, che è una giornata sempre impegnatissima, così ho supplicato il marito di non lasciarmi sola per andare alla partita del Genoa), quello dopo sarò a Genova perchè viene Olivier Rossi a tenere un corso al centro buddhista di corso Torino, e quello dopo ancora (SE DIO VUOLE! INSCIALLAH! ADONAI ELOHIM!- che non so cosa voglia dire ma ci stava bene! - GRAZIE AI TRE RARI E PREZIOSI GIOIELLI! HARE HARE KRISHNA KRISHNA! eccetera) sarò a Pomaia con Sanguedelmiosangue (sempre che a quest'ultimo nel frattempo non si siano manifestati a) il colera b) la legionella c) il morbo di Kreuzfeld-Jacob, che non è quello per cui ti trasformi in un nativo americano licantropo, d) la porfiria, eccetera: il ragazzo ultimamente è stato assai cagionevole di salute).

Sullo scarso entusiasmo per la mia professione (crisi del decimo anno?) sto lavorando, poi vi racconto come.

Per ora vi dò solo una dritta: simplify. Che è una regola di vita e il titolo di un testo che mi ha letteralmente salvata, anche perchè, a differenza di chi me lo ha regalato, io lo applico alla lettera!!! (Ti voglio bene Frenci!)

mercoledì 4 gennaio 2012

La vita quando non puoi correre

La stampella, nella mano sinistra (io sono mancina, per chi non lo avesse già dedotto dalla personalità), è un doppio handicap: specialmente se vai fuori in gennaio e sei tutta intabarrata nel piumino, e già ti muovi male. Il marito ti chiede le monetine per il parcheggio o un fazzoletto di carta e tu per darglieli devi fare equilibrismi strani, sentendoti goffa e lenta.

In casa niente stampella: quindi, ogni tre passaggi tra camera, bagno e cucina, ti dimentichi del muscolo strappato e inverti marcia pivotando proprio sul polpaccio leso. E gridi.

Al colloquio preadozione, per ragioni di burocrazia, ti tocca prevedere ulteriori ritardi sulla pratica, e la data che sai da agosto, quella da cui iniziava la tua nuova esistenza, slitta. Poi torni a casa, e nel portone incontri il figlio grande dei vicini di sotto con su una spalla Gioele, di sei giorni, un faccino rosso grinzoso che spunta da un cappuccio trapuntato azzurro, e ti viene male.

Il marito è pesante come un macigno, è sempre pieno di malanni, sempre criticone, sempre distratto quando gli parli, e sfasato rispetto ai tuoi tempi di un paio d'ore, su tutto: mangiare, dormire, uscire. Poi parte e va come un treno e tu non gli stai dietro perchè sei zoppa, e anche un po' letargica, a volte, causa misteriosi effetti delle prove di alimentazione dissociata.

La coperta all'uncinetto è infinita.

Il quadernone della rieducazione alimentare, invece, è quasi finito, dopo tre giorni di lavoro a cottimo. Non così i compiti da correggere.

Le vacanze, anche, sono quasi finite, ma non le cose da fare e le persone da vedere.

L'attesa di un altro weekend in Tibet si protrae da settembre e bisogna reggere fino a fine mese, ancora.

Non nevica. Eppure io quest'anno avrei tanto voluto avere tutto quel bel bianco, grigio e azzurro intorno a me. Lo aspettavo con ansia da mesi.
Game of Thrones lo danno solo su un canale Sky che noi non prendiamo.
Il prossimo libro di Martin esce ad aprile.

Il cugino Sanguedelmiosangue non riesce a venirci a trovare perchè sta male, o è fidanzato, o sta male il suo fidanzato.

Il Cugino di Campagna dell'Uomo, analista lacaniano, sostiene che devo andare a lavorare seriamente sui perchè e i percome delle ansie, e che sto perdendo tempo. E io so che per certi aspetti ha ragione, e per altri invece è sacrosanto che no, non sono pronta, me lo sono chiesto se posso fare un lavoro su me stessa più approfondito di così e non posso, adesso. Adesso sto facendo altro e, per inciso, sono anche contenta di quel che sto facendo.

Oggi la vita mi pesava come se il semplice lavarsi e vestirsi fosse al di sopra delle mie forze. Dev'essere questa lentezza forzata che mi sta ammorbando. Eppure ho dei buoni motivi per andare piano. E sinceramente, rimbalzare come la palla del flipper, come ho fatto tra settembre e dicembre, non era la mia vita, era quella di qualcun altro. Solo che vorrei essere io che decido quando e cosa rallento, e invece sono in ballo, sempre, delle volontà altrui e degli eventi esterni. Anche per fermarmi, non solo per correre. Hai voglia cercare un centro.

martedì 20 dicembre 2011

Cerchi di corteccia

Oggi, come varie altre volte, guardavo dalla finestra della scuola gli alberelli del parcheggio. Uno è da anni la mia iconcina in questo blog: l'ho fotografato dalla III B una mattina di galaverna. Era il secondo anno che passavo a Paesino di Sogno, il 2008/2009.
L'arboscello candido della foto, così fragile nel suo abito di ghiaccio, ora fa ombra a tutta la mia auto, se ce la parcheggio sotto.

Così, guardando gli alberi attorno a me, ho passato finora la maggior parte dei miei incarichi nella scuola.
Ho ricordi affettuosi dei pini fuori da Scuolafica dei Quartieri Alti, così scuri, che ci proteggevano dal presente lasciandoci nel nostro mito di studi di eccellenza. E dei tigli grandi e profumati del cortile del liceo privato di Torino. Una cosa che mi affascina delle città piemontesi è questo: poter entrare in un cortile interno di un edificio e trovarci alberi vecchi cinquant'anni che dalla strada non si riescono a scorgere.
Poi avevo un bel rapporto col frutteto sulla collina di fronte all'aula di Scuolina Bianca, a Paesino Blu, e le sue oche, che, per inciso, se voi vivete in città non potete immaginarlo, non fanno "qua qua" ma fanno "AAAAAAKKK AAAAAAAAAKKKK", e lo fanno fortissimo. Tipo che la prima volta credevo fosse il Tremendo Paulista della III A, le cui urla selvagge solitamente passavano i muri.

Comunque la mia faticosa scalata alla graduatoria e il susseguirsi di tempeste addensatesi sulla mia cattedra traballante hanno, per il quinto anno ormai, come scenario la piccola scuola immersa nel ghiaccio e i suoi teneri alberelli che crescono di pari passo con le mie assegnazioni provvisorie. Parentesi, non so che alberi siano, ciò è vergognoso, domani chiedo.

Pensavo, stasera, complici una botta di nausea prima di cena risolta con una Cocacola e una botta di tosse dopo cena risolta con uno zuccherino al génépy (quindi con una strana sensazione allo stomaco), a quanto diverse sono state queste cinque annate.

Nel 2006/2007 arrivo, sono giovanissima, soprattutto di testa, e lavoro come una pazza fino a guadagnarmi i complimenti dei colleghi per lo sbattone. Mi hanno dato una terza di svogliati e alla fine sono il mio risultato più brillante. Poi ho i germoglietti di prima ed è amore eterno, con loro.
E' stato l'anno della morte di mia zia e di mia nonna, del lungo ricovero dell'altra zia, della crisi coniugale, dell'Amore Sbagliato, della prima tiroidite, eppure sul lavoro ero una star, facevo cose che oggi non saprei ripetere, forse proprio per tutto quel che andava storto a casa.

Quando finisce l'anno sento che qualcosa mi lega al posto, al paesaggio, alla strada che percorro ogni mattina. Vivo un po' come un esilio l'anno successivo, a sua volta molto pieno, con due terze, due scuole di cui una affidatami come "facente all'incirca funzione diciamo di vicepreside", incarico peraltro mai assegnato sulla carta ma, a fine anno, visto che l'avevo svolto, pagatomi a sorpresa con una specie di quattordicesima, come a una vera "funzione obiettivo".

E poi rieccomi a casa, in ruolo, e da allora non me ne sono più andata, sia pure con angosce estive e riassegnazioni autunnali. Da allora, duole dirlo ma sono molti mesi che ci penso, mi sono francamente seduta.

Prima perchè andava tutto bene: mi ero ripresa in terza i miei germoglietti amatissimi della prima e avevo i nuovi, la cucciolata, quelli che promettevano così bene e che ho licenziato con tanti rimpianti l'anno scorso.
Poi perchè andava malissimo, con il mio ingresso nella sezione C su un'orribile terza, di cui poi alla fine non serbo nemmeno un brutto ricordo, considerando quante me ne hanno combinate.
Infine perchè l'anno scorso avevo la testa dietro alle grane di salute di mio padre ed è andata com'è andata, con prove non consegnate e lavoro male organizzato, stanchezza cronica, sbadataggini varie.

Così, questo è l'anno della riscossa, o almeno vorrei che lo fosse.

Anche se nelle ultime tre settimane, devo dire, proprio non sembra.

giovedì 1 dicembre 2011

Povera me

Non so veramente più cosa farne di 'sti qua, ormai straparlo.

Ieri in II C:
- Dai, su, non facciamo discorsi sessisti. E guardate che sessista non vuol dire "bravo a fare sesso", ma persona che discrimina gli altri in base al genere. No, specifico, perchè poi voi usate le parole senza sapere cosa vogliono dire: ieri pomeriggio al recupero mi avete detto che "forestiero" vuol dire "boscaiolo".

mercoledì 9 novembre 2011

Antidoti

Questo è un post che è rimasto in bozza da quando nella mia II C le cose andavano di cacca. Vi avevo promesso, dopo un'accanita discussione sul valore dei voti, il ruolo delle famiglie, l'importanza dell'impegno a casa etc etc, che vi avrei resocontato cosa intendevo fare, ma il mese è volato. Io comunque ho fatto quel che mi veniva in mente, e questo è il riassunto.

Credetemi, non sono stata ore e ore a pasticciare coi grafici delle medie dei voti, non sono mica un ingegnere, non sono attaccata al numero, ero solo spaventata dall'indifferenza assoluta di alunni e famiglie della II C per la scuola.

Mi sono arrovellata, arrabbiata, intristita e agitata, ma non sono stata con le mani in mano.

Sono partita secca con cose da fare, progetti da mettere in atto, lezioni super accurate, correzione di prove tempestiva e impegno a mille.

Le ho pensate tutte, gliele ho dette e alcune le ho anche applicate.

1) Intanto, mi son detta, facciamo questi recuperi, ma facciamoli così: chiamiamo una volta i più scalcinati, come al solito, e un'altra volta quelli che scalcinati non sono ma non sono più assolutamente motivati e stanno perdendo terreno.

E lasciamo fuori solo i veramente bravi che tuttora rendono (anche se Noisette mi ha tentato fortissimamente con la storia delle lezioni di approfondimento su Dante... magari più avanti) e quelli stronzissimi che credono sul serio di saper tutto loro e che studiare sia una perdita di tempo inutile: quelli, poi li convochiamo, ma solo dopo che avranno dato prova di aver messo un minimo di impegno nel lavoro, perchè anche il mio tempo ha il suo prezzo, e non parlo di soldi, parlo di rispetto che è dovuto agli insegnanti che si fanno in quattro e a volte anche in dodici.

2) Ridistribuiamo i posti in classe alla maniera dei colleghi stronzi che mettono dietro quelli che non han voglia di lavorare e davanti i bravi.

(Gliene ho parlato, una mattina, come una delle possibili situazioni che si stavano attirando, ma non ce la farò mai a farlo, mai, mai, sarebbe come votare per la Lega, non ce la farei fisicamente, mi verrebbe una paralisi tetanica mentre cerco di crocettare il simbolo sulla scheda. Però gliel'ho detto, chiedendo secondo loro quanta gente sarebbe rimasta in prima fila.)

3) Utilizzare una minaccia tremenda tipo "il lato oscuro della forza": e far notare che se io ho già due voti di scritto e due di orale per la legge ho fatto le mie valutazioni, quindi potrei decidere di NON INTERROGARE PIU'. Questa SI' che li ha terrorizzati e l'ho detta anche ai genitori, per scongiurare scene disgustose a gennaio tipo "Prof quando posso farmi interrogare per recuperare?". In effetti io non sono una da due voti e via, ma è anche vero che, salvo studenti HC, dislessici e stranieri, io dò lo stesso numero di possibilità a tutti, non ne interrogo uno trew volte sulle stesse cose finchè non mi arriva alla sufficienza. E visto che lo sanno si sono debitamente preoccupati.

4) Poi una mattina ho avuto l'illuminazione.

"Fatto salvo che non potete venire a scuola a pattinare o a giocare a carte, voi, VOI COSA VORRESTE FARE delle vostre mattine?"
Gliel'ho fatto dire e ho preso appunti. Sono uscite molte cose non troppo insensate, alcune francamente cretine, e moltissime attività "belle e divertenti" che sono comunque didattica e che io comunque faccio, quando le classi mi vengono dietro senza tante storie.
La lezione con la musica, la lezione fuori, il tema e la ricerca a piacere, il fatto di fare loro lezione ad alunni più giovani, il lavoro di gruppo, più ore di lettura ascoltata, l'ora di lettura silenziosa... Tutta questa roba è saltata fuori e io, riconoscendola come cosa buona e giusta, ne ho fatto tesoro.

Ho preparato un cartellone con l'elenco delle cose che loro volevano e quel che volevo io per concederle.
Così:
"Se voi prendete quindici sufficienze nel compito di grammatica..."
e sull'altro lato:
"avrete in cambio mezz'ora di lettura libera."
"Se ne prendete diciotto..."
"...gara di verbi a squadre con premi."
"Se prendete 15 sufficienze nella prova di comprensione..."
"...ricerca di gruppo su tema scelto dall'insegnante."
"Se prendete 18 sufficienze..."
"...ricerca su tema a scelta vostra."

Beh, mi aspettavo sguardi scettici, invece è appeso lì e due obiettivi sono stati raggiunti, ce ne sono circa una dozzina con altrettante cose belle in cambio, e io faccio gigantesche croci col pennarello arancione ogni volta che smarchiamo un punto di questo do ut des.

5) ed ultima gattata, che effettivamente doveva venirmi in mente prima, abbiamo cambiato aula. Questa merita un post a parte.

venerdì 4 novembre 2011

Reazione

E Castagna, in tutto questo, che fa?

Voglio dire.

Ti alzi al mattino e hai davanti una mattina con una classe

dove i compiti si prendono alla belìn di gatto SE si scrivono sul diario,

dove i compiti si fanno con il pc, il cellulare e la tele accesi SE si fanno,

dove ogni volta che c'è compito in classe i soliti tre fingono un malore per stare a casa o addirittura, rosei come pesche, si fanno venire a prendere per un mal di pancia immaginario a metà mattina,

dove altri fanno il part time e vengono a scuola tre giorni su cinque,

dove altri ancora vengono tutti i giorni ma senza aver studiato una mazza,

dove le lezioni si seguono, sì, ma solo se si ha voglia, se fuori non piove non nevica non soffia vento e non c'è un bel sole, però se è nuvolo è noioso e si ha tanto sonno,

dove i genitori mentono per coprire le bugie dei figli,

dove, IERI, DOPO TUTTI QUESTI CASINI, di fronte a un consiglio di classe di docenti disperati perchè non sanno più come farsi obbedire, non una, ma DUE madri rappresentanti su tre tentano di sviare il colpo attribuendo il calo dei figli a un improvviso e ingestibile risveglio degli ormoni sessuali (le ho DECAPITATE. Ho risposto educata ma secca che SI', noi POSSIAMO eventualmente attivare un BREVE progetto educativo sulla sessualità e l'affettività MA ADESSO stiamo parlando di un INTERO ANNO DI LAVORO CHE E' PARTITO MALISSIMO LA PRIMA SETTIMANA DI SCUOLA E CHE NON SOLO NON MIGLIORA, MA VA PEGGIORANDO. E che mentre noi NON POSSIAMO SOSTITUIRCI AI GENITORI per quanto riguarda l'EDUCAZIONE dei loro figli, ma solo supportarli e accompagnarli, è preciso DOVERE dei genitori preoccuparsi di sostenere e incentivare il lavoro scolastico dei figli. La collega di Matematica era entusiasta. Il collega di Religione mi fa: "Lì per lì non mi ero reso nemmeno conto di come le stavi rimettendo a posto... gliel'hai detta proprio secca, in realtà.").

Quindi, in sostanza, ti alzi la mattina e devi lavorare con una ventina di piccoli incoscienti, figli di una quarantina di incoscienti che non hanno più la scusa di essere piccoli...

E a questo punto ti sorge il dubbio di essere un dinosauro che lotta per dei valori che non esistono più.

Ti viene da dire che in fondo siamo solo alle medie e che sono solo bambini; che tu non hai figli e non puoi giudicare (anche se hai visto figli altrui per nove anni e non andava sempre così male); chi ti credi poi di essere, a chi vuoi che gliene importi della cultura in un mondo in crisi; che lo stipendio arriva e le ore di lavoro in classe sono poche e hai un sacco di tempo per goderti altri interessi, dopotutto.

Però ti dispiace. Perchè, mentre ti trovi queste giustificazioni, ti vengono in mente lo sguardo blu dell'Arcangelo Biondograno, ironico e pieno di voglia di vinere, e quello pervinca dell'Arcangelo Occhiviola, acuto e serio, ti viene in mente la fierezza con cui Dolce Castoro, che per tre anni non è nemmeno venuto a scuola, ora ti porta i compiti finiti, e lo sforzo che fa Muy Lejos per imparare l'italiano e seguire le lezioni.

E allora decidi che, anche solo per loro, DEVI FARE QUALCOSA.

MA COSA?

Poi pensi. Tu sei quella che era brava a far studiare anche gli svogliati. Ti sfilano davanti alcuni grossi successi, qualche classe dove essere convocati a fare i pomeriggi di recupero con te era considerato un premio, qualche situazione che hai ribaltato: e mica tanto tempo fa. Pensi alla II B di Paesino Blu, "noi siamo la sua classe politicizzata prof? oggi possiamo parlare di Gheddafi? certo che questo Cromwell era un tiranno", alla terza di Inculoailupi che inizialmente era detta "I Bambini di Satana" e poi ti ha dato delle soddisfazioni e delle gioie. Sorridi beata ricordando qualche insicuro che hai visto rafforzarsi, qualche sciacquetta che ha imparato a studiare, qualche disastrato che ha trovato una passione.

Che trucco usavi? Come ci sei riuscita?
Facendo cose difficili. Premendo l'acceleratore fino in fondo.

E allora decidi.

NO, tu non abbasserai l'asticella. Tu non vuoi che i pochi volenterosi rimasti smettano di studiare. Tu sai che anche gli altri possono ricominciare a impegnarsi, ma anche se non dovessero farlo, tu vuoi dare a quei quattro che si stanno ancora sbattendo QUALCOSA PER CUI SBATTERSI.

Alzerai il livello. Dove si trascinavano tra un verbo passivo e un verbo riflessivo pronominale, li metterai sull'analisi del periodo, in parallelo con lo studio dei complementi, e butterai lì con tono distratto: "questo è programma di terza".

Dove si impappinavano sui nomi dei personaggi dell'Eneide, sciorinerai un dettato sul passaggio dalla cultura classica a quella medievale e la trasformazione dei volgari. Andando a prendere i tuoi testi di Linguistica dell'università, anche il libro sacro del Tagliavini, e preparando schemi, cucendo esempi, fotocopiando cartine tematiche delle aree linguistiche.

Dove sbadigliano sui banali brani di antologia a proposito di educazione ambientale, farai un esercizio di ascolta-e-prendi-appunti sulla storia e le campagne di Greenpeace.

E poi, quando saranno di nuovo tuoi, quando ne avrai risvegliato alcuni ora amorfi e soddisfatto altri più esigenti, ci sarà Dante. E Dante piace. Oh se piace. Ma bisogna meritarselo.

E non si sa loro, ma tu, questo Dante, te lo vuoi meritare.

martedì 4 ottobre 2011

C'ho il blues

Che poi non è che non abbia lavorato, ho appena scritto due verbali e preparato due files da inserire nei registri elettronici, ho messo a posto il registro, ho anche cucinato, oggi, pasta con scalogno zucca pancetta pepe salvia, pure buona, e di cazzeggio me ne sarò concessa un'oretta adesso che l'Uomo è andato a comprare un lettore dvd per sostituire quello guasto. Oggetto, mi rendo conto, ormai indispensabile come l'ossigeno ora che non abbiamo più i canali tv e che abbiamo un cinecircolo.

Però così, sono ancora un po' dolente anche se finalmente non prendo più antibiotici e mangio, e sono un po' sul malinconico, sul Crying game, sul mah boh, uffa, ecco, io...

Che ho avuto una notizia triste, squallida, da incazzarsi e non posso dirla per salvare la privacy di due conoscenti.
Che ho mancato l'onomastico di papà perchè a Genova c'erano il salone nautico E uno sciopero e non si poteva avvicinarsi in auto.
Che la Susibita ha scritto questo post bellissimo e a me è venuto un po' di magone

e forse non è tardi per mettere tutto in una borsa di tela e partire, e sedersi su un gradino a leggere Grainville per l'esame di Letteratura Francese, e mangiare una fetta di focaccia con le patate davanti al mare, e andare alla Feltrinelli a comprare testi neanche tanto tosti tipo "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", e quell'angolo di piazzetta non tanto pulito e con un po' troppi piccioni e non ho mai voluto sapere quanti topi, e però con quella caffetteria che ci ha visti crescere, e quell'agenda piena di programmi pazzeschi per un futuro di successo, e tutti quegli appuntamenti tra le otto di mattina ("alle otto a Lancillotto") e le undici di sera (le Piramidi, il Bulldog o il Carpe Diem) e, siccome non esisteva il telefonino, per rispettare gli accordi presi per telefono la sera prima (studio con la S. poi mi vedo per pranzo con la F. poi alle tre vado alla Berio che c'è la U. con la D. e gli altri della Berio e poi alle sette aperitivo con E. e per finire cena con il fidanzato che arriva dal lavoro e tutta la cumpa, e poi per le undici e qualcosa si molla la cumpa fingendo di avere il coprifuoco, che in realtà è un'ora e mezza dopo), bisognava correre e saltare su e giù dagli autobus e dai treni sempre con i capelli sciolti, e la borsa piena di libri, e la sciarpa avvolta sulla testa come Grace Kelly quando tirava troppo vento, e quegli scarponcini coi lacci che avevano più chilometri dei camion di Overland ma gli anfibi no, mai, che io col grunge sono venuta a patti solo moltissimi anni dopo quando era tardi, e di grunge avevo solo i capelli (però puliti, non come quelli di Cobain) finchè non me li sono tagliati da maschio in una botta di esistenzialismo.

Cazzo, era bello sì.
Non è stata the age of glory, quella è venuta dopo, con i venticinque anni, la specializzazione, la lotta sindacale, l'Uomo e, di colpo, la mia vita trasformata in un film.

Però uscivo alle sette e mezza di mattina e non sapevo mai quando sarei tornata e cosa avrei fatto in mezzo, ed era bello.

mercoledì 24 agosto 2011

Agenda




Il dentista perchè è urgentissimo prima che di colpo mi metta a ululare di dolore.

Il commercialista tassativamente entro il 30 del mese prossimo, e non una volta sola.

La Fata Bionda perchè bisogna un attimo fare il punto del loop in cui sono caduta.

I miei.

Gli affari di famigghia, minchia.

Il lavoro.

Qualche sparuto impegno sociale tipo amici/che.

Il cinecircolo.

Un po' di attività varie (il campo sportivo con l'Inflessibile, poi forse volevo rientrare nel coro, e mi interessano alcune conferenze al dojo).

Il corso sul buddhismo.

Ecco, certe mattine di fine estate, anche se sei in mutande seduta sul letto, hai in mano due cellulari, due agende, un foglio con scritto Cose da fare e un altro con scritto Cose da fare arretrate e, con la migliore buona volontà, anche se sei contenta di organizzare tutto ciò, alle dieci di mattina sei già stanchissima.

Okay, pausa: ho preso un cane apposta per poter dire la fatidica frase "sì va bene ma dopo, ora il cane deve scendere o se la farà sotto" e sparire mezz'ora al parco.



martedì 16 agosto 2011

Motivi

C'è una frase che uso spesso per definire certe situazioni nella vita ed è: "Guarda, è un periodino..."

Ecco, diciamo che quest'estate era partita di merda e invece è andata molto oltre le aspettative, per quanto riguarda la salute di mio padre, il caldo che finora non c'è stato, etc.

Però è col marito che è un periodino.
Apparentemente siamo in luna di miele e in effetti facciamo e diciamo cose da luna di miele molte volte al giorno. Poi all'improvviso, tipo perturbazione estiva, scoppiano lampi tuoni e tempesta.

E io, che sto con lui essenzialmente perchè a) è l'uomo della mia vita sotto tutti gli aspetti b) lo adoro c) non sono in grado di resistergli, d) e) f) e chi più ne ha più ne metta... sono un po' stanchina di questi ritmi da ottovolante.

Allora oggi per consolarmi ho deciso di scrivere futilità.
Non posso scrivere cose serie perchè finirei nel glucosio e/o darei a qualcuno idee sbagliate. E non ho voglia di scrivere dei difetti anche se sarebbe senza dubbio più utile, più umile e più divertente.

Perciò scriviamo

i dieci motivi superficiali per cui tutto sommato vale la pena avermi sposato e rimanere con me nonostante tutto il resto

1. Faccio un pesto ineccepibile.

2. Porto il caffè nella tazzina già zuccherato e mescolato.

3. Ne so una più del diavolo in fatto di rimedi naturali e terapie alternative.

4. All'estero non sono un peso morto, ma una risorsa, perchè parlo due lingue e ne capisco in parte, o improvviso, altre tre.

5. Se mi dai un buon romanzo o un paio di ferri da maglia e uno schema, sto zitta per ore.

6. Guido, non mi faccio sempre portare. E per essere una donna (perchè quello della donna al volante è l'unico stereotipo maschilista che sottoscrivo in pieno, proprio perchè guido tanto) non guido neanche male.

7. Sostengo il sacrosanto diritto dell'uomo al pisolino dopopranzo.

8. Non porto pellicce, e in generale, nonostante gli orrendi vizi che mi dà mia madre sapendo che mi piacciono le pietre dure, sono contraria all'acquisto di gioielli per ragioni ambientali.

9. Non frequento boutiques.

10. Ho delle orecchie magnifiche, da canone greco.

e poi scriviamo

i dieci motivi superficiali per cui tutto sommato vale la pena averlo sposato e rimanere con lui nonostante tutto il resto

1. Si ricorda di portare giù la differenziata.

2. Ha la voce dolce.

3. Non si veste come un vecchio nè come un manager rampante à la Arcore, ma nemmeno come un eterno adolescente.

4. Non ha la fissa dell'ultima tecnologia in fatto di pc, telefono e tvcolor, nè delle grandi marche.

5. E' informatissimo su tutto quel che succede in cronaca e ha una memoria pazzesca.

6. All'estero è dipendente da me in fatto di cartelli, menu e spiegazioni varie, ma è sempre così amichevole e fascinoso che lo trattano tutti bene.

7. Fa uno stracotto di manzo da lacrime agli occhi.

8. Si prende i miei piedi in grembo la sera quando mi abbiocco sul divano.

9. Ha gli occhi di due verdi leggermente diversi e questo, come disse una volta un suo compagno di squadra in spogliatoio, "belìn, è una di quelle cose che con le donne ti fanno fare un casino di punti".

10. Non si lamenta se non è strettamente necessario (salvo nei suoi tre quattro periodi all'anno di sindrome premestruale maschile, che durano dai 4 ai 15 giorni).

Per i motivi seri er cui sto con lui dovrete aspettare San Valentino, laddove ogni sdolcinatezza è sdoganata. O il nostro settimo (SETTIMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)anniversario di matrimonio.
Qui ne scrivo solo uno, forse uno dei più significativi.

!. Mi sopporta in quei momenti in cui sono così orrenda brutta, cattiva e antipatica che io stessa mi detesto.

giovedì 16 giugno 2011

Lettere dal confino - 1

Castagna gli anni scorsi a questa stagione aveva troppo da lavorare per leggere tutto il giornale, dava un’occhiata ai titoli, leggeva qualche articolo su Internet e via.
Quest’anno invece legge due quotidiani al giorno e, essendo a Genova, vede perfino la tivù, e sapete una cosa? Parlano CONTINUAMENTE degli esami di terza media, come se non se ne fossero mai fatti. Sui quindici minuti in più per svolgere la prova Invalsi scrivono dei peana che non finiscono mai.
Frustrazione, fastidio, senso di horror vacui e anche di qualcosa di interruptus (non coitus, anche se in effetti etimologicamente sì, io co-andavo a scuola coi miei bambini fino al 5 giugno).
Solo sentire quel ministro (quello che riesce a essere ancora più nano e fastidioso del nano odioso per eccellenza) insultare i precari mi fa un po’ contenta di essere in aspettativa, da brava stataledimerda, peraltro non percepirò stipendio e sono sostituita da una collega in servizio che non costa un euro, quindi a Brunetta gli faccio un favore. Ma tant’è, se avevo qualche scrupolo, quella faccia da minus habens mi fa rallegrare di aver usufruito di una prerogativa del contratto statale. Che ci vada lui a scaricare cassette al mercato. Stronzo.
Comunque sto tentando di rendere queste settimane di aspettativa utili non solo alla mia famiglia ma anche a me, nel senso che, deprivata del marito che lavora a Asti e orba di ben due gatti, sono a dieta, faccio ginnastica al mattino appena sveglia, vado a correre e faccio delle gran camminate col cane e senza. Ho la fortuna di avere casa vicino alla passeggiata a mare e non ci vuol niente a infilarsi le scarpe da tennis e scendere giù a corricchiare; c’è un buon profumo di mare, c’è la gente che passeggia coi cani, ci sono i bambini in pattini e le coppiette che si baciano, e a metà della corsa, per le povere prof frustrate e sole, c’è anche un’ incantevole vista su una piscina attrezzata per la pallanuoto, non sono sportivi professionisti va beh, ma qualcuno col fisicone c’è sempre. Tanto basta per appagare l’unico ormone albergante ormai nel mio organismo, che si aggira sperduto come la bollicina di sodio della pubblicità.
Ho deciso di fottermene allegramente della cellulite e metto braghette da corsa inguinali e magliette sbracciate, per cercare di assumere un minimo di tintarella. Il punto è che a forza di ospedali e di malati quando cala la sera devo PER FORZA fare qualcosa che mi ricordi che sono GIOVANE e SANA (a parte la tiroide, ma è appunto per svegliare quella che mi devo muovere un po’). E poi diciamocelo, Genova non è il set di un film, sulla passeggiata a correre ci vanno tutti, anche le panzone e gli sfigati, oltre che i fisicati e le fotomodelle. E’ la mia città e qui so come sentirmi a mio agio, non come in quella specie di resort californiano che è la passeggiata in collina di Asti, dove se non sei appena uscita da un intervento triplo di chirurgia estetica ben riuscito e non hai delle chiappe da pallavolista sedicenne non puoi azzardarti ad andare.
Per il resto, non riesco a studiare (troppi pensieri, orari non miei e, a causa della dieta, delle botte di fame atroci per cui a volte, per ingannarle, preferisco fare un pisolino) ma ho imparato il quadrato Old America. E son risultati. Mia madre, épatée da tanta bravura, mi ha financo commissionato la bordatura all’uncinetto di una preziosissima copertina destinata ai Bimbi Sperduti.
Eh? Faccio carriera, visto?
Minchia.

Ieri sera alle undici però ero al telefono con Sanguedelmiosangue che voleva lumi sui montagnardi e i foglianti, e mi sentivo benissimo.