domenica 9 settembre 2012
Notizia
venerdì 7 settembre 2012
Arieccoce
Siamo qua. Per ora, si lavora solo con due sezioni, quelle a tempo normale, quindi io ho solo la terza.
Corridoio est, sole addosso tutta la mattina,
Corridoio est, sole addosso tutta la mattina,
martedì 4 settembre 2012
Cosa odono le mie fosche orecchie???
Oggi alla riunione ho sentito dire che finalmente la C. nominerà una figura apposita per fare la materia alternativa all'ora di religione.
Cinquanta sfumature di marrone giallastro
...tipo "il piccolo ha appena cambiato marca di omogeneizzato".
Tranquille, non l'ho letto. Nonostante il pesante battage di Cavallino. Ho solo letto (scompisciandomi) due o tre post su La coperta azzurra (peraltro anch'essi consigliati da Cavallino che, come tutte le mie amiche, non manca di autoironia, anzi ne ha più di me: io mi offendo sul serio se prendete in giro Edward Cullen).
E ne traggo, per quel che ho capito del romanzo, due considerazioni:
1) Emmeline Pankhurst è stata in carcere per niente, se nel 2012 le donne possono andare in visibilio dietro a un uomo così.
2) Ho capito che Anastasia è vergine. Ma vorrei sapere COSA LE AVRANNO MAI RACCONTATO DEL SESSO, per convincerla che vale la pena buttare il libero arbitrio nel cesso per un po' di volatile.
Tranquille, non l'ho letto. Nonostante il pesante battage di Cavallino. Ho solo letto (scompisciandomi) due o tre post su La coperta azzurra (peraltro anch'essi consigliati da Cavallino che, come tutte le mie amiche, non manca di autoironia, anzi ne ha più di me: io mi offendo sul serio se prendete in giro Edward Cullen).
E ne traggo, per quel che ho capito del romanzo, due considerazioni:
1) Emmeline Pankhurst è stata in carcere per niente, se nel 2012 le donne possono andare in visibilio dietro a un uomo così.
2) Ho capito che Anastasia è vergine. Ma vorrei sapere COSA LE AVRANNO MAI RACCONTATO DEL SESSO, per convincerla che vale la pena buttare il libero arbitrio nel cesso per un po' di volatile.
lunedì 3 settembre 2012
Del riprendere il giro
Primo giorno di scuola a casa di Castagna e dell'Uomo
H.06.45 suona la sveglia di Castagna, che non andava a lavorare stabilmente da aprile:
ZOINNNGG!!! Abluzioni ginnastica colazione stirare vestiti truccarsi portare cane... tutto canticchiando gioiosamente motivetti classici tipo Pierino e il lupo: la, la, lalalla la... o La gazza ladra: tiratatiratatiritatiiii tarararà...
H.07.40 Castagna va a chiamare l'Uomo, che non andava a lavorare stabilmente da giugno:
"Amoreee..." (flautato e a volume bassissimo)
Silenzio.
Castagna, incuneandosi tutta uno zucchero sotto le coperte:
"Gaaattoooo..." (flautato un po' più forte)
"M."
"Bisogna vestirsi, fare la colazione..."
"M. Mm."
"...che stamattina si lavora."
"Mmm. Ma scusa tu a che ora entri?"
"Alle otto e mezza."
"E quindi? Che ore sono?"
"Un quarto alle otto."
"Appunto... dormiamo ancora un po'..." fa l'Uomo abbrancando Castagna e ripartendo beato. Dopo qualche minuto di silenzio:
"Ma amore, io alle otto e dieci devo essere in macchina."
"M. Perchè?"
"Come perchè? Se devo essere a scuola alle otto e mezza! Oltretutto piove, non posso correre."
"Piove?"
"Sì."
Silenzio, nuovamente, da parte dell'Uomo.
"Amore?"
"Dormiamo ancora un po'..."
H. 11.00, scuola di Castagna
Castagna si aggira tutta saltellante e gioiosa, pensando che stamattina è organizzatissima, ha fatto riunione stampato roba organizzato biblioteca preso contatto con colleghi è entrata in una commissione etc etc e non sono neanche le undici e quindi c'è tutto il tempo di fare la spesa con calma e lo vedi che non era poi traumatico riprendere gli orari del lavoro...
"Ah Castagna", dice il Gigante.
"Sì?"
"Allora per la commissione nuova, quella che deve curare la piattaforma online dei docenti, se ci stai anche tu..."
"Sì sì!", Castagna radiosa e tutta sorridente, manco le avessero detto che le aumentavano lo stipendio.
"Ci vediamo allora giovedì per parlarne..."
"...okay...", sempre smagliante e luminosa come Pollyanna...
"...alle 13.30."
"EH??? Cioè - no - sì - volevo dire - okay..."
H.06.45 suona la sveglia di Castagna, che non andava a lavorare stabilmente da aprile:
ZOINNNGG!!! Abluzioni ginnastica colazione stirare vestiti truccarsi portare cane... tutto canticchiando gioiosamente motivetti classici tipo Pierino e il lupo: la, la, lalalla la... o La gazza ladra: tiratatiratatiritatiiii tarararà...
H.07.40 Castagna va a chiamare l'Uomo, che non andava a lavorare stabilmente da giugno:
"Amoreee..." (flautato e a volume bassissimo)
Silenzio.
Castagna, incuneandosi tutta uno zucchero sotto le coperte:
"Gaaattoooo..." (flautato un po' più forte)
"M."
"Bisogna vestirsi, fare la colazione..."
"M. Mm."
"...che stamattina si lavora."
"Mmm. Ma scusa tu a che ora entri?"
"Alle otto e mezza."
"E quindi? Che ore sono?"
"Un quarto alle otto."
"Appunto... dormiamo ancora un po'..." fa l'Uomo abbrancando Castagna e ripartendo beato. Dopo qualche minuto di silenzio:
"Ma amore, io alle otto e dieci devo essere in macchina."
"M. Perchè?"
"Come perchè? Se devo essere a scuola alle otto e mezza! Oltretutto piove, non posso correre."
"Piove?"
"Sì."
Silenzio, nuovamente, da parte dell'Uomo.
"Amore?"
"Dormiamo ancora un po'..."
H. 11.00, scuola di Castagna
Castagna si aggira tutta saltellante e gioiosa, pensando che stamattina è organizzatissima, ha fatto riunione stampato roba organizzato biblioteca preso contatto con colleghi è entrata in una commissione etc etc e non sono neanche le undici e quindi c'è tutto il tempo di fare la spesa con calma e lo vedi che non era poi traumatico riprendere gli orari del lavoro...
"Ah Castagna", dice il Gigante.
"Sì?"
"Allora per la commissione nuova, quella che deve curare la piattaforma online dei docenti, se ci stai anche tu..."
"Sì sì!", Castagna radiosa e tutta sorridente, manco le avessero detto che le aumentavano lo stipendio.
"Ci vediamo allora giovedì per parlarne..."
"...okay...", sempre smagliante e luminosa come Pollyanna...
"...alle 13.30."
"EH??? Cioè - no - sì - volevo dire - okay..."
giovedì 30 agosto 2012
The end of the world as we know it
Non porto la maglietta della pelle, o della salute che dir si voglia, da giorni. (Beh, che c'è? Io ce l'ho sempre. Sempre. Magari non è una cosa stile nonna Abelarda, ma uno chiccoso baby doll, un bustier o una sottovestina leggera. Ma io me la metto. Sempre.)
Ho tirato un pacco clamoroso a mia madre, e lei ha risposto "Non importa". E non era arrabbiata. Non voleva neanche sapere i motivi.
Ho aperto una mail che potenzialmente conteneva l'inizio della madre di tutte le grane. Sudando freddo e con gli strizzoni alla pancia, come da copione. Poi però dopo dieci minuti ero serafica. Ma sì, ma chi se ne frega, andiamo in tribunale. Tra l'altro, a vincere la causa, nel caso. E puoi capire quanto mi cambia, nel mare di casini in cui siamo.
Ho affermato che ero troppo stanca e accaldata per andare in montagna. In montagna, capito. Dove, per tutta l'estate, ho segretamente accarezzato il sogno di andare a vivere, smettendo ufficialmente di parlare per sempre italiano tranne che sul lavoro e con Cavallino, e facendomi adottare dalla folta comunità di Inglesi che vi risiede. (Avrei cambiato definitivamente anche nome: ho sempre pensato che Aileen, magari con un cognome scozzese tipo McSomething, mi si addica perfettamente.) A memoria umana non ci sono precedenti al fatto che io potessi passare qualche giorno in più in montagna e dicessi di no.
E poi... ho detto a Sanguedelmiosangue che volevo andare in ferie per qualche giorno dal nostro difficile e profondissimo rapporto. Cosa di cui sono già pentitissima, stasera gli avrei già telefonato tre volte. E oggi pomeriggio sei.
Però è vero che ultimamente le frecciate mi uscivano dalla bocca con freddezza e frequenza preoccupanti, ed è vero che anche le sue moine e i suoi rigiri per non farmi incazzare stavano diventando troppi e troppo plateali. Ed è vero che stavolta forse non posso, non devo, e non voglio, fare qualcosa io per levarlo dalla bratta. Ed è vero anche che non posso tirargliela addosso, la bratta.
Comunque, che io abbia detto che devo prendermi una pausa, anche se l'ho detto solo per evitare danni, è orrendo, sono un mostro anche solo ad averlo pensato, e mi fa stare peggio ancora che fare o subire danni. Ed è epocale. Cioè, in passato qualche rara volta l'ho cazziato frontalmente di bruttissima maniera, e senza il minimo rimorso. Ma andarmene un po' più in là, questo mai, mai mai mai, e infatti a giudicare dalle lacrime che sto versando, mi sono autoinflitta semplicemente una punizione tremenda, ho sbagliato tutto, ho segnato una crepa spaventosa in un rapporto magnifico, l'ho ferito a sangue, sono una merda e non me lo perdonerò nè me lo lascerò perdonare nemmeno sul letto di morte. Cioè, io ho fatto questo a una persona che ha detto che da morto potrebbe anche voler essere seppellito vicino a me, così nell'aldilà ci garantiremmo una piacevole conversazione per ammazzare il tempo. (Ma nemmeno mio marito: lui dice che resteremo insieme da vivi, da morti e in un sacco di altre vite, ma sospetto che, al pensiero che la facoltà di parlare non mi venga tolta nemmeno col trapasso, stia valutando di reincarnarsi con me quantomeno una volta sì e una no.)
Ecco. A livello emotivo sto esattamente così, e anche qualche gradino sotto. A livello razionale mi dico che, data anche la sua mail in cui prendeva nota della situazione e mi diceva la sua tutto sommato in modo pacato e adulto, non è successo niente di irreparabile, che capita di essere in crisi, nel senso buono della parola, quello greco antico, anche e soprattutto con le persone a cui si tiene tantissimo.
Il fatto è che non c'è un termine per dire quanto e soprattutto COME io tenga a lui. E' un rapporto che forse si esprime solo proprio con la definizione che gli ho trovato per il blog: sanguedelmiosangue. C'ho, in effetti, questa sensazione di essere stata privata di una buona metà del plasma che mi serve per sopravvivere.
E' il problema di quando due persone che davvero hanno del sangue, e anche molto carattere, in comune, si trovano affiancate nel bene e nel male durante quasi venticinque anni. In particolare se tutto comincia quando una dei due di anni ne ha dodici e l'altro ha ancora il cordone ombelicale addosso. Si cresce insieme, si vive in parallelo, quando più, quando meno vicini, sempre legati da una viscerale (e talvolta addirittura ultrasensoriale) sintonia, mentre intorno la famiglia si sfalda, la gente muore, il mondo si modifica. Il tempo però passa, si cambia, si evolve a ritmi differenti, su strade non coincidenti ma solo ogni tanto intersecantisi, anche se in punti fondamentali, e le situazioni di stallo esistono. Esiste che l'affetto e un certo senso di protezione da un lato, l'affetto e un certo senso di soggezione dall'altro, a un certo punto diventino, debbano diventare, l'affetto e il rispetto dell'altro anche quando proprio non si è d'accordo. E c'è da fare un gradino dopo il quale, spero, si sarà sullo stesso piano e si starà meglio tutti e due. Chiaramente, si evince dalle nostre ultime comunicazioni che faccio molta più fatica io a scendere il mio gradino che lui a salire il suo.
Vorrei solo non avere così tanta paura di sbagliare, di perdere o rompere qualcosa di prezioso. In un anno in cui ho dovuto fare così tanto di testa solo mia, e ho abbastanza serenamente deciso, infine, di non voltarmi a guardare se potevo fare meglio, o peggio, di come ho fatto, questo è veramente un colpo gobbo del destino, e la cosa peggiore è che me lo sono andata a cercare, se vogliamo.
Mio cugino ormai ha quasi venticinque anni, e la vita adulta fa schifo. Finchè tra noi due almeno lui era un ragazzo, io a volte riuscivo a dimenticarmene, ma ora non posso più.
Ho tirato un pacco clamoroso a mia madre, e lei ha risposto "Non importa". E non era arrabbiata. Non voleva neanche sapere i motivi.
Ho aperto una mail che potenzialmente conteneva l'inizio della madre di tutte le grane. Sudando freddo e con gli strizzoni alla pancia, come da copione. Poi però dopo dieci minuti ero serafica. Ma sì, ma chi se ne frega, andiamo in tribunale. Tra l'altro, a vincere la causa, nel caso. E puoi capire quanto mi cambia, nel mare di casini in cui siamo.
Ho affermato che ero troppo stanca e accaldata per andare in montagna. In montagna, capito. Dove, per tutta l'estate, ho segretamente accarezzato il sogno di andare a vivere, smettendo ufficialmente di parlare per sempre italiano tranne che sul lavoro e con Cavallino, e facendomi adottare dalla folta comunità di Inglesi che vi risiede. (Avrei cambiato definitivamente anche nome: ho sempre pensato che Aileen, magari con un cognome scozzese tipo McSomething, mi si addica perfettamente.) A memoria umana non ci sono precedenti al fatto che io potessi passare qualche giorno in più in montagna e dicessi di no.
E poi... ho detto a Sanguedelmiosangue che volevo andare in ferie per qualche giorno dal nostro difficile e profondissimo rapporto. Cosa di cui sono già pentitissima, stasera gli avrei già telefonato tre volte. E oggi pomeriggio sei.
Però è vero che ultimamente le frecciate mi uscivano dalla bocca con freddezza e frequenza preoccupanti, ed è vero che anche le sue moine e i suoi rigiri per non farmi incazzare stavano diventando troppi e troppo plateali. Ed è vero che stavolta forse non posso, non devo, e non voglio, fare qualcosa io per levarlo dalla bratta. Ed è vero anche che non posso tirargliela addosso, la bratta.
Comunque, che io abbia detto che devo prendermi una pausa, anche se l'ho detto solo per evitare danni, è orrendo, sono un mostro anche solo ad averlo pensato, e mi fa stare peggio ancora che fare o subire danni. Ed è epocale. Cioè, in passato qualche rara volta l'ho cazziato frontalmente di bruttissima maniera, e senza il minimo rimorso. Ma andarmene un po' più in là, questo mai, mai mai mai, e infatti a giudicare dalle lacrime che sto versando, mi sono autoinflitta semplicemente una punizione tremenda, ho sbagliato tutto, ho segnato una crepa spaventosa in un rapporto magnifico, l'ho ferito a sangue, sono una merda e non me lo perdonerò nè me lo lascerò perdonare nemmeno sul letto di morte. Cioè, io ho fatto questo a una persona che ha detto che da morto potrebbe anche voler essere seppellito vicino a me, così nell'aldilà ci garantiremmo una piacevole conversazione per ammazzare il tempo. (Ma nemmeno mio marito: lui dice che resteremo insieme da vivi, da morti e in un sacco di altre vite, ma sospetto che, al pensiero che la facoltà di parlare non mi venga tolta nemmeno col trapasso, stia valutando di reincarnarsi con me quantomeno una volta sì e una no.)
Ecco. A livello emotivo sto esattamente così, e anche qualche gradino sotto. A livello razionale mi dico che, data anche la sua mail in cui prendeva nota della situazione e mi diceva la sua tutto sommato in modo pacato e adulto, non è successo niente di irreparabile, che capita di essere in crisi, nel senso buono della parola, quello greco antico, anche e soprattutto con le persone a cui si tiene tantissimo.
Il fatto è che non c'è un termine per dire quanto e soprattutto COME io tenga a lui. E' un rapporto che forse si esprime solo proprio con la definizione che gli ho trovato per il blog: sanguedelmiosangue. C'ho, in effetti, questa sensazione di essere stata privata di una buona metà del plasma che mi serve per sopravvivere.
E' il problema di quando due persone che davvero hanno del sangue, e anche molto carattere, in comune, si trovano affiancate nel bene e nel male durante quasi venticinque anni. In particolare se tutto comincia quando una dei due di anni ne ha dodici e l'altro ha ancora il cordone ombelicale addosso. Si cresce insieme, si vive in parallelo, quando più, quando meno vicini, sempre legati da una viscerale (e talvolta addirittura ultrasensoriale) sintonia, mentre intorno la famiglia si sfalda, la gente muore, il mondo si modifica. Il tempo però passa, si cambia, si evolve a ritmi differenti, su strade non coincidenti ma solo ogni tanto intersecantisi, anche se in punti fondamentali, e le situazioni di stallo esistono. Esiste che l'affetto e un certo senso di protezione da un lato, l'affetto e un certo senso di soggezione dall'altro, a un certo punto diventino, debbano diventare, l'affetto e il rispetto dell'altro anche quando proprio non si è d'accordo. E c'è da fare un gradino dopo il quale, spero, si sarà sullo stesso piano e si starà meglio tutti e due. Chiaramente, si evince dalle nostre ultime comunicazioni che faccio molta più fatica io a scendere il mio gradino che lui a salire il suo.
Vorrei solo non avere così tanta paura di sbagliare, di perdere o rompere qualcosa di prezioso. In un anno in cui ho dovuto fare così tanto di testa solo mia, e ho abbastanza serenamente deciso, infine, di non voltarmi a guardare se potevo fare meglio, o peggio, di come ho fatto, questo è veramente un colpo gobbo del destino, e la cosa peggiore è che me lo sono andata a cercare, se vogliamo.
Mio cugino ormai ha quasi venticinque anni, e la vita adulta fa schifo. Finchè tra noi due almeno lui era un ragazzo, io a volte riuscivo a dimenticarmene, ma ora non posso più.
venerdì 24 agosto 2012
Vivere senza. O vivere con?
Sarete ormai abituati all'incostanza dei miei propositi ("parlerò solo di scuola!"... ma a dire il vero avevo scritto anche che non mi sarei più lamentata della situazione familiare, e almeno questa l'ho mantenuta) e al fatto che da un giorno all'altro passi da argomenti di sconcertante futilità, snobismo radical-chic e stretti cazzi miei a grandi sparate sul futuro socio-politico dell'universo creato.
Quindi non vi farà strano che, dopo aver discettato della bocca di Simon Baker e del mommyporn, nonchè pubblicamente fantasticato in modo indecente sull'opportunità di finire a cena con Alessandro Gassmann, io torni a un argomento più serio e vi racconti che sto leggendo, alla fine, quel libro "Vivere senza soldi" di Heidemarie Schwermer, che avevo intravisto alla locale bottega fairtrade.
E subito l'ho preso come un manuale, ho aperto a caso e letto il capitolo sul vivere a casa d'altri facendo la custode. Che, se ci pensate bene, è una grossa figata; anche lasciando stare la scelta radicale di non avere una casa propria, comunque per un periodo all'anno sarebbe proprio carino mettersi a disposizione per un servizio del genere: soprattutto per una come me che non ama le vacanze itineranti ed è ben felice di curare animali e piante.
Poi però mi sono accorta che stavo leggendo un'autobiografia. E allora sono ripartita da pagina uno e mi sono avvolta nelle riflessioni (molto new age) di codesta simpatica fricchettona tedesca.
E per quanto appunto un po' mi facesse specie questo atteggiamento molto "è venuto n'omo, tutto vestito debbianco, che m'haddetto llove-llove-llove", devo dire che come già altre volte un libro ha incrociato la mia vita nel momento giusto.
Non tanto per il progetto di vita che contiene (mai momento della mia esistenza fu meno adatto di questo a immaginare di vivere senza questioni economiche da gestire...) ma per una serie di atteggiamenti che fanno da sostrato ad esso.
Intanto, ci sono alcune somiglianze innegabili tra il percorso della tipa e il mio, a livello di imparare a stare con se stessi. Prendete il pezzo in cui lei, divorziata, vive in una comune di artisti coi suoi figli e, per far fronte alle difficoltà scolastiche del più giovane, va in terapia con lui.
"...mentre mio figlio già dopo dieci sedute aveva ritrovato l'equilibrio, per me fu la prima volta che il mondo mi crollò addosso. Piangevo. (...) Imparai a respirare con consapevolezza, a governare la respirazione e a influenzarla, proprio come i miei pensieri. mai avrei ritenuto possibile di riuscire ad avere un tale potere su me stessa. Le lacrime avevano a che fare col mio latente ruolo di vittima, con quella sensazione di essere alla mercè di tutto quello che mi aveva sempre accompagnata (e oppressa). A poco a poco andavo sperimentando che non solo ero vittima, ma anche carnefice."
[Chiariamo. Di se stessa. Cioè autrice di scelte che la danneggiavano, la cui responsabilità non si poteva solo, non si poteva più, scaricare sugli altri.]
Oppure dove parla del suo lavoro come insegnante, e di come il suo tentativo di educare i bambini con la fiducia e il rispetto si sia scontrato faticosamente con il bisogno di autorità dei bambini stessi. (La storia della mia vita negli ultimi due anni.)
Ma soprattutto, la cosa che mi rende la fricchettona Schwermer simpatica è che ogni due pagine, mentre parla dello sviluppo del suo progetto, dice che anche nelle situazioni nuove che lei stessa si era creata dopo un po' era nervosa perchè non stava facendo abbastanza, che aveva paura dell'ignoto, che sentiva di non essere arrivata in fondo al suo piano, che ogni tappa le costava un faticoso scardinamento di punti fermi inculcati dalla società, in particolare quel principio per cui dare è avere potere, mentre prendere è essere impotenti. Che detto così sembra contraddittorio, ma in realtà è vero: soprattutto se lo applichiamo agli scambi interpersonali, magari all'interno delle famiglie, più che sul lavoro o nell'economia. Comincio a pensare che alla conclusione del libro quel che emergerà sarà che la tipa, ormai un'arzilla settantenne, non intende affatto fermarsi ad un punto e dire "bene, ci sono riuscita". Il che in un certo senso dà un valore molto universale alla sua personale ricerca di appagamento e soddisfazione, che del resto, lei lo ribadisce qua e là con tono un po' llove-llove-llove, aveva come scopo cambiare in meglio la società, non solo risolvere le sue questioni private.
Non so. C'è da riflettere, in questo libro, non tanto sul progetto di abolire il denaro quanto appunto su quello di scambiare beni, tempo, risorse ed esperienze con gli altri. Che mi pare effettivamente molto duro da mettere in pratica nel mondo attuale, ma anche importante da considerare data la temperie economica e storica in cui ci troviamo.
Naturalmente c'è una frase su cui non potrei mai concordare con la Schwermer: "Quello che volevo davvero era provocare dei cambiamenti positivi nell'ambito sociale, ma ciò non rientrava nei miei compiti [di insegnante]." Ecco, io invece faccio l'insegnante proprio per questo, e infatti stamattina, ispirata e tutte vestita debbianco, lavavo le tazze e riflettevo sull'istituire una banca del tempo tra i miei bambini di seconda.
Dai, che mancano solo dieci giorni.
Quindi non vi farà strano che, dopo aver discettato della bocca di Simon Baker e del mommyporn, nonchè pubblicamente fantasticato in modo indecente sull'opportunità di finire a cena con Alessandro Gassmann, io torni a un argomento più serio e vi racconti che sto leggendo, alla fine, quel libro "Vivere senza soldi" di Heidemarie Schwermer, che avevo intravisto alla locale bottega fairtrade.
E subito l'ho preso come un manuale, ho aperto a caso e letto il capitolo sul vivere a casa d'altri facendo la custode. Che, se ci pensate bene, è una grossa figata; anche lasciando stare la scelta radicale di non avere una casa propria, comunque per un periodo all'anno sarebbe proprio carino mettersi a disposizione per un servizio del genere: soprattutto per una come me che non ama le vacanze itineranti ed è ben felice di curare animali e piante.
Poi però mi sono accorta che stavo leggendo un'autobiografia. E allora sono ripartita da pagina uno e mi sono avvolta nelle riflessioni (molto new age) di codesta simpatica fricchettona tedesca.
E per quanto appunto un po' mi facesse specie questo atteggiamento molto "è venuto n'omo, tutto vestito debbianco, che m'haddetto llove-llove-llove", devo dire che come già altre volte un libro ha incrociato la mia vita nel momento giusto.
Non tanto per il progetto di vita che contiene (mai momento della mia esistenza fu meno adatto di questo a immaginare di vivere senza questioni economiche da gestire...) ma per una serie di atteggiamenti che fanno da sostrato ad esso.
Intanto, ci sono alcune somiglianze innegabili tra il percorso della tipa e il mio, a livello di imparare a stare con se stessi. Prendete il pezzo in cui lei, divorziata, vive in una comune di artisti coi suoi figli e, per far fronte alle difficoltà scolastiche del più giovane, va in terapia con lui.
"...mentre mio figlio già dopo dieci sedute aveva ritrovato l'equilibrio, per me fu la prima volta che il mondo mi crollò addosso. Piangevo. (...) Imparai a respirare con consapevolezza, a governare la respirazione e a influenzarla, proprio come i miei pensieri. mai avrei ritenuto possibile di riuscire ad avere un tale potere su me stessa. Le lacrime avevano a che fare col mio latente ruolo di vittima, con quella sensazione di essere alla mercè di tutto quello che mi aveva sempre accompagnata (e oppressa). A poco a poco andavo sperimentando che non solo ero vittima, ma anche carnefice."
[Chiariamo. Di se stessa. Cioè autrice di scelte che la danneggiavano, la cui responsabilità non si poteva solo, non si poteva più, scaricare sugli altri.]
Oppure dove parla del suo lavoro come insegnante, e di come il suo tentativo di educare i bambini con la fiducia e il rispetto si sia scontrato faticosamente con il bisogno di autorità dei bambini stessi. (La storia della mia vita negli ultimi due anni.)
Ma soprattutto, la cosa che mi rende la fricchettona Schwermer simpatica è che ogni due pagine, mentre parla dello sviluppo del suo progetto, dice che anche nelle situazioni nuove che lei stessa si era creata dopo un po' era nervosa perchè non stava facendo abbastanza, che aveva paura dell'ignoto, che sentiva di non essere arrivata in fondo al suo piano, che ogni tappa le costava un faticoso scardinamento di punti fermi inculcati dalla società, in particolare quel principio per cui dare è avere potere, mentre prendere è essere impotenti. Che detto così sembra contraddittorio, ma in realtà è vero: soprattutto se lo applichiamo agli scambi interpersonali, magari all'interno delle famiglie, più che sul lavoro o nell'economia. Comincio a pensare che alla conclusione del libro quel che emergerà sarà che la tipa, ormai un'arzilla settantenne, non intende affatto fermarsi ad un punto e dire "bene, ci sono riuscita". Il che in un certo senso dà un valore molto universale alla sua personale ricerca di appagamento e soddisfazione, che del resto, lei lo ribadisce qua e là con tono un po' llove-llove-llove, aveva come scopo cambiare in meglio la società, non solo risolvere le sue questioni private.
Non so. C'è da riflettere, in questo libro, non tanto sul progetto di abolire il denaro quanto appunto su quello di scambiare beni, tempo, risorse ed esperienze con gli altri. Che mi pare effettivamente molto duro da mettere in pratica nel mondo attuale, ma anche importante da considerare data la temperie economica e storica in cui ci troviamo.
Naturalmente c'è una frase su cui non potrei mai concordare con la Schwermer: "Quello che volevo davvero era provocare dei cambiamenti positivi nell'ambito sociale, ma ciò non rientrava nei miei compiti [di insegnante]." Ecco, io invece faccio l'insegnante proprio per questo, e infatti stamattina, ispirata e tutte vestita debbianco, lavavo le tazze e riflettevo sull'istituire una banca del tempo tra i miei bambini di seconda.
Dai, che mancano solo dieci giorni.
giovedì 23 agosto 2012
Accaldato erotico skrash
Vi ho già parlato della mia ultima fiamma?
Mi sono innamorata. Si chiama Simon. E' australiano. Ha i ricci. Biondi. Come il mio grandissimo Primo Amore delle superiori, cui somiglia, talvolta, quando ride.
Ovviamente avete capito.
Non so se sono più innamorata di lui o del suo irresistibile personaggio, Patrick Jane, comunque l'esistenza di uomini con visi dolcemente sciupati come il suo conferma quel che diceva lo splendido Colin Firth delle rughe: a che serve un bel violino, se le corde non vibrano? Infatti, pensate a quell'immenso fico di Hugh Laurie: se cercate i film che faceva da giovane, con Kenneth Branagh, non gli date due lire. Poi gli vedete fare la parte del dottor House, tutto un guizzo espressivo, e capite che l'età in certi casi è una benedizione. A parte che se hai una bocca come quella di Simon Baker le donne fanno veramente, veramente fatica a guardarti le rughe intorno agli occhi.
Comunque, perchè vi dico tutto questo. Non è per un banale attacco di lussuria estiva, che lo so già che è l'ultimo trend del 2012, vi ho viste sotto l'ombrellone che leggevate "50 sfumature di grigio" e i due sequel, e poi entravate furtivamente dal ferramenta a prendere metri e metri di robusta corda. Non darò il mio parere sul libro: non l'ho letto, sto resistendo a una campagna pubblicitaria intensissima condotta niente meno che dalla mia migliore amica, la quale sostiene che era appassionante... e anche dotato di utilità pratica.
Finirà che gli darò una chance, ma sinceramente ho queste esitazioni per due buoni motivi: uno è che, se davvero è "letteratura mommyporn" come dicono in giro, ci resto male di leggere di sesso mal scritto per 600 pagine, quantomeno dopo aver letto alcune spettacolarissime scene hard in George R. R. Martin, Veronesi, Ammanniti, McEwan, etc. E anche dopo aver trovato arrapantissima la pruderie primo Novecento di Edward Cullen. L'altro è che, se è scritto bene e quindi le scene di letto sono convincenti, a un certo punto delle 600 pagine potrei magari trasformarmi in una gattona tutta fusa, ma dubito che con trentasette gradi l'Uomo abbia intenzione di partecipare anche al miglior kamasutra: in questi giorni i nostri rapporti fisici sono, come dire, diluiti nell'arco di una settimana: lunedì mi fa una carezza, martedì mi dà una pacca sul sedere, mercoledì un bacio... Più di così, ad Asti e senza aria condizionata, non si fa, perchè manca solo l'attrito tra due epidermidi per arrivare all'autocombustione. Splendido sesso orale, in compenso: no, calma, che avete capito, mi son spiegata male, intendevo orale come le interrogazioni, cioè a parole. Tipo che ci raccontiamo quello che ci faremo quando verrà una temperatura più accettabile. E ce lo raccontiamo stando ben attenti a non sfiorarci, per non restare appiccicati.
Però vi narravo di Simon Baker perchè da qualche giorno sono immersa nella prima serie di "The mentalist" e, quando non penso alla bocca di Simon Baker o ai riccioli che tanto mi ricordano il Primo Amore, penso ai sorrisi sapientemente indifesi di Patrick Jane e ho un flashback.
Che si svolge al Porto Antico, come molte altre scene del lungo corteggiamento che l'Uomo mi ha riservato. E siamo io e lui, seduti in un locale, e sorseggiamo qualcosa, e lui a un certo punto non parla ma sembra pensieroso e fa questi sorrisi tristi, con gli occhi di uno sotto tortura, e io gli dico "che c'è? Tu non me la racconti giusta, stasera: hai l'aria da discorso cosmico". Al che naturalmente lui non risponde, ma accentua il sorriso e guarda per terra, di lato, e a me batte il cuore forte forte perchè, visto che lui guarda altrove, io ne approfitto per mangiarmelo con gli occhi.
Ecco. E' un ricordo bellissimo. Dieci miliardi di anni dopo, sono qui che mi chiedo cose. Studiavamo per diventare insegnanti, allora. Sapevamo poco o nulla di dove saremmo finiti, cominciavamo a intravedere che ci sarebbe stato qualcosa tra noi due, ma nessuno ci aveva detto niente di dove avremmo vissuto, che scelte avremmo fatto, che prezzi avremmo pagato per quel che volevamo.
Certo ci sono cose che non avrei mai creduto possibili. La prima della lista è sempre la stessa, cioè superare i trentacinque anni senza aver avuto figli. Ma anche altre, tipo andare d'accordo con DUE suocere, fare la luna di miele in un paesino del Piemonte che conta 1300 abitanti, etc. Però anche il dialogo di ieri sera a cena è stato veramente una cosa che, solo tre anni fa, proprio non mi sarei potuta immaginare.
L'Uomo, spargendo salsa piccante sull'involtino primavera: "E così, al posto delle retrospettive, abbiamo deciso di concentrare gli sforzi su singole serate da pensare come grossi eventi. Tipo, per ogni sezione del festival, prendere un nome che richiami il pubblico, e fargli fare l'inaugurazione, e poi far venire magari un altro per la master class."
Castagna: "Quindi, per l'horror, Dario Argento, e per i documentari, chi viene? Cederna?"
L'Uomo: "Sì, dovrebbe venire lui ad aprire..."
Castagna, versando la salsa di soia sul riso: "Che bello, sono tanto contenta di conoscerlo, lo adoro da quando faceva il soldatino innamorato di Vassilissa in Mediterraneo."
L'Uomo: "...poi, però, viene anche Alessandro Gassmann per presentare il documentario su suo padre..."
(Skrash!)
Castagna, ripulendo il tavolo dalla salsa di soia versata dopo che aveva mollato di schianto la confezione: "..."
L'Uomo: "E poi abbiamo il problema di Pasotti..."
Castagna: "Scusa, mi puoi ripetere la seconda che hai detto? E' una presa per il culo, come al solito?"
L'Uomo: "No, secondo il Visconte non c'è nessun problema a far partecipare Alessandro Gassmann, anzi dovrebbe avere già la sua disponibilità di massima."
Castagna: "Ihihihihi uhuhuhhu"
L'Uomo: "Che c'è?"
Castagna, che si era improvvisamente trasformata in un'adolescente tutta treccine, zainetto Invicta e ciuccetti di plastica colorata, si riprende: "Ahhem. No niente. Coff coff. Ahem. Prendi un raviolo al vapore. Dicevi di Pasotti?"
L'Uomo: "No, dicevo che lui viene su con Nicoletta Romanoff, ma si portano i tre figli, quindi pensavo di prendergli un appartamentino in un residence invece dell'albergo. Mi ha detto, al telefono: c'è questo problema, che noi siamo una tribù e ci spostiamo tutti insieme, è grave?"
Castagna: "Chiamalo e chiedigli se si portano anche una tata, altrimenti gliela cerchiamo noi tra le ragazze del teatro."
Ecco, io, quella sera al Porto Antico, iniziavo a intravedere che avremmo cenato insieme tante, tante, tante volte. Ma se mi avessero detto che una mattina sarei scesa dal letto e una delle mie priorità sarebbe stata trovare una ragazza disposta a intrattenere i bambini di Pasotti e della Romanoff mentre loro facevano i giurati nel nostro festival cinematografico, no, non ci avrei probabilmente creduto.
Mi sono innamorata. Si chiama Simon. E' australiano. Ha i ricci. Biondi. Come il mio grandissimo Primo Amore delle superiori, cui somiglia, talvolta, quando ride.
Ovviamente avete capito.
Non so se sono più innamorata di lui o del suo irresistibile personaggio, Patrick Jane, comunque l'esistenza di uomini con visi dolcemente sciupati come il suo conferma quel che diceva lo splendido Colin Firth delle rughe: a che serve un bel violino, se le corde non vibrano? Infatti, pensate a quell'immenso fico di Hugh Laurie: se cercate i film che faceva da giovane, con Kenneth Branagh, non gli date due lire. Poi gli vedete fare la parte del dottor House, tutto un guizzo espressivo, e capite che l'età in certi casi è una benedizione. A parte che se hai una bocca come quella di Simon Baker le donne fanno veramente, veramente fatica a guardarti le rughe intorno agli occhi.
Comunque, perchè vi dico tutto questo. Non è per un banale attacco di lussuria estiva, che lo so già che è l'ultimo trend del 2012, vi ho viste sotto l'ombrellone che leggevate "50 sfumature di grigio" e i due sequel, e poi entravate furtivamente dal ferramenta a prendere metri e metri di robusta corda. Non darò il mio parere sul libro: non l'ho letto, sto resistendo a una campagna pubblicitaria intensissima condotta niente meno che dalla mia migliore amica, la quale sostiene che era appassionante... e anche dotato di utilità pratica.
Finirà che gli darò una chance, ma sinceramente ho queste esitazioni per due buoni motivi: uno è che, se davvero è "letteratura mommyporn" come dicono in giro, ci resto male di leggere di sesso mal scritto per 600 pagine, quantomeno dopo aver letto alcune spettacolarissime scene hard in George R. R. Martin, Veronesi, Ammanniti, McEwan, etc. E anche dopo aver trovato arrapantissima la pruderie primo Novecento di Edward Cullen. L'altro è che, se è scritto bene e quindi le scene di letto sono convincenti, a un certo punto delle 600 pagine potrei magari trasformarmi in una gattona tutta fusa, ma dubito che con trentasette gradi l'Uomo abbia intenzione di partecipare anche al miglior kamasutra: in questi giorni i nostri rapporti fisici sono, come dire, diluiti nell'arco di una settimana: lunedì mi fa una carezza, martedì mi dà una pacca sul sedere, mercoledì un bacio... Più di così, ad Asti e senza aria condizionata, non si fa, perchè manca solo l'attrito tra due epidermidi per arrivare all'autocombustione. Splendido sesso orale, in compenso: no, calma, che avete capito, mi son spiegata male, intendevo orale come le interrogazioni, cioè a parole. Tipo che ci raccontiamo quello che ci faremo quando verrà una temperatura più accettabile. E ce lo raccontiamo stando ben attenti a non sfiorarci, per non restare appiccicati.
Però vi narravo di Simon Baker perchè da qualche giorno sono immersa nella prima serie di "The mentalist" e, quando non penso alla bocca di Simon Baker o ai riccioli che tanto mi ricordano il Primo Amore, penso ai sorrisi sapientemente indifesi di Patrick Jane e ho un flashback.
Che si svolge al Porto Antico, come molte altre scene del lungo corteggiamento che l'Uomo mi ha riservato. E siamo io e lui, seduti in un locale, e sorseggiamo qualcosa, e lui a un certo punto non parla ma sembra pensieroso e fa questi sorrisi tristi, con gli occhi di uno sotto tortura, e io gli dico "che c'è? Tu non me la racconti giusta, stasera: hai l'aria da discorso cosmico". Al che naturalmente lui non risponde, ma accentua il sorriso e guarda per terra, di lato, e a me batte il cuore forte forte perchè, visto che lui guarda altrove, io ne approfitto per mangiarmelo con gli occhi.
Ecco. E' un ricordo bellissimo. Dieci miliardi di anni dopo, sono qui che mi chiedo cose. Studiavamo per diventare insegnanti, allora. Sapevamo poco o nulla di dove saremmo finiti, cominciavamo a intravedere che ci sarebbe stato qualcosa tra noi due, ma nessuno ci aveva detto niente di dove avremmo vissuto, che scelte avremmo fatto, che prezzi avremmo pagato per quel che volevamo.
Certo ci sono cose che non avrei mai creduto possibili. La prima della lista è sempre la stessa, cioè superare i trentacinque anni senza aver avuto figli. Ma anche altre, tipo andare d'accordo con DUE suocere, fare la luna di miele in un paesino del Piemonte che conta 1300 abitanti, etc. Però anche il dialogo di ieri sera a cena è stato veramente una cosa che, solo tre anni fa, proprio non mi sarei potuta immaginare.
L'Uomo, spargendo salsa piccante sull'involtino primavera: "E così, al posto delle retrospettive, abbiamo deciso di concentrare gli sforzi su singole serate da pensare come grossi eventi. Tipo, per ogni sezione del festival, prendere un nome che richiami il pubblico, e fargli fare l'inaugurazione, e poi far venire magari un altro per la master class."
Castagna: "Quindi, per l'horror, Dario Argento, e per i documentari, chi viene? Cederna?"
L'Uomo: "Sì, dovrebbe venire lui ad aprire..."
Castagna, versando la salsa di soia sul riso: "Che bello, sono tanto contenta di conoscerlo, lo adoro da quando faceva il soldatino innamorato di Vassilissa in Mediterraneo."
L'Uomo: "...poi, però, viene anche Alessandro Gassmann per presentare il documentario su suo padre..."
(Skrash!)
Castagna, ripulendo il tavolo dalla salsa di soia versata dopo che aveva mollato di schianto la confezione: "..."
L'Uomo: "E poi abbiamo il problema di Pasotti..."
Castagna: "Scusa, mi puoi ripetere la seconda che hai detto? E' una presa per il culo, come al solito?"
L'Uomo: "No, secondo il Visconte non c'è nessun problema a far partecipare Alessandro Gassmann, anzi dovrebbe avere già la sua disponibilità di massima."
Castagna: "Ihihihihi uhuhuhhu"
L'Uomo: "Che c'è?"
Castagna, che si era improvvisamente trasformata in un'adolescente tutta treccine, zainetto Invicta e ciuccetti di plastica colorata, si riprende: "Ahhem. No niente. Coff coff. Ahem. Prendi un raviolo al vapore. Dicevi di Pasotti?"
L'Uomo: "No, dicevo che lui viene su con Nicoletta Romanoff, ma si portano i tre figli, quindi pensavo di prendergli un appartamentino in un residence invece dell'albergo. Mi ha detto, al telefono: c'è questo problema, che noi siamo una tribù e ci spostiamo tutti insieme, è grave?"
Castagna: "Chiamalo e chiedigli se si portano anche una tata, altrimenti gliela cerchiamo noi tra le ragazze del teatro."
Ecco, io, quella sera al Porto Antico, iniziavo a intravedere che avremmo cenato insieme tante, tante, tante volte. Ma se mi avessero detto che una mattina sarei scesa dal letto e una delle mie priorità sarebbe stata trovare una ragazza disposta a intrattenere i bambini di Pasotti e della Romanoff mentre loro facevano i giurati nel nostro festival cinematografico, no, non ci avrei probabilmente creduto.
mercoledì 22 agosto 2012
Miscellanea meteorologica al vetriolo
Non voglio assolutamente che mi si dica qual è la temperatura PERCEPITA. Voglio fare causa a tutti i giornali, le reti tv e i siti web che osano dirmi che cosa PERCEPISCO io del caldo bastardo che fa in questi giorni.
Cazzo, c'era gente tipo Berkeley, Kant, Hegel, se non ricordo male, che BASAVA la sua filosofia sul fatto che un conto è quello che E', un conto è COME noi lo percepiamo.
E comunque, senza andare a scomodare le teorie sulla mente di filosofi e scienziati: mettiamo nella stessa stanza mio marito che sta bene, mio cugino con la tonsillite e la febbre a trentotto, la sua amica gnocca con una ciucca epocale e me con le mestruazioni, più uno scozzese prelevato a Glasgow e un tizio qualsiasi appena rientrato dallo Yemen. Secondo voi potremmo mai PERCEPIRE la stessa temperatura esterna?
Giornalisti: mavafangùl.
Inoltre.
Mia zia oggi m'ha chiamato dall'Abruzzo e si è lamentata della "terribile" escursione termica nella località dove si trova: 32 di giorno, 15 di notte.
Ora sono le 01,22, ad Asti, e io sto sudando a gocce. A gocce grosse.
Zia: mavafangùl.
Ma soprattutto. Meteorologico si scrive meteorologico, non metereologico, però i miei alunni non ci credono mai, e come per le parole aeroporto e aeroplano devo portare loro davanti il dizionario, preferibilmente etimologico, per convincerli. E i nomi alle cose si danno se hanno senso. Lo diceva bene Rodari e lo dicevano bene anche Fazio e Saviano con le parole della loro più recente trasmissione. Ci sono nomi azzeccati, a volte, sui giornali, anche se ad un attento esame non sono esatti, veritieri al 100%, ma evocativi, metaforici o veri solo in parte: pensate a primavera araba, macelleria messicana, ground zero, e altri che sono entrati nella storia, a buon diritto, come lo sono i nomi delle personalità medievali: Carlo il Calvo, Filippo il Bello, Riccardo Cuor di Leone, o di certi eventi come la primavera di Praga, la Gloriosa rivoluzione, insomma ci siamo capiti.
Invece adesso qualcuno mi spieghi che cazzo me ne fregava a me di sentir chiamare Scipione un'ondata di caldo. Che poi vorrei che quelli delle Iene facessero un sondaggio su quanti in Italia sanno oggi chi fosse Scipione, e anche esattamente cosa sia un anticiclone. Che poi era anche inesatto storicamente, avrebbe avuto più senso Annibale, Asdrubale. Ma poi abbiamo preso una piega, ma una piega. Forse proprio perchè la storia antica era troppo difficile, siamo andati a scomodare Dante. Ma povero, povero, povero Dante. Caronte. Lucifero. A casa mia si scherzava e si continuava (perchè facciamo i prof, e i prof di lettere, gran brutta razza): Farfarello, Draghignazzo...
Ma hanno superato se stessi. Perchè adesso hanno dato il nome anche all'ondata di fresco, o meglio, al calare del caldo, che è previsto tra una settimana. E come l'hanno chiamata. Povera Italia. Povero Dante. Povera me, tutti gli insegnanti di lettere e tutti gli studenti. L'han chiamata Beatrice. E scommetto che il tristo coglione che ha fatto questa bella pensata si è anche sentito fico, colto, arguto, pieno di wit, quando ha aperto la bocca per dire questa minchiata. Gesù. Che senso di fallimento, che amarezza, che trauma culturale.
E comunque, pensateci un attimo. Capisco dare il nome all'uragano, che in fondo viene una volta ogni tanto e sembra pure animato da vita propria come un essere vivente. Ma è un'americanata come solo gli americani. Scritto volutamente con la minuscola.
Se però ci mettiamo a dare i nomi ai fenomeni meteorologici come il caldo e il freddo entriamo in un tunnel di delirio senza ritorno. Allora voglio chiamare singolarmente con nomi di persona anche: ogni nebbia, ogni foschia, ogni brinata, ogni galaverna, ogni alito di vento, ogni ramata d'acqua, ogni nevicata, ogni botta d'umido... E perchè non ci mettiamo anche a battezzare ogni ciclo mestruale coi nomi, che so, delle regine di Spagna?
Queste cose mi fanno incazzare quasi quanti quelli che usano incautamente in mia presenza l'espressione "riforma Gelmini". Che è un falso storico peggio dei protocolli di Sion.
Mezze calzette di tutta Italia, in particolare quelle che non hanno continuato gli studi ma ci tengono a far vedere di essere persone di cultura: mavafangùl. Lo sapete cosa siete? CARNE DA CEPU.
(Se ve lo state chiedendo, no, non è la dieta. Ho solo molto caldo.)
Cazzo, c'era gente tipo Berkeley, Kant, Hegel, se non ricordo male, che BASAVA la sua filosofia sul fatto che un conto è quello che E', un conto è COME noi lo percepiamo.
E comunque, senza andare a scomodare le teorie sulla mente di filosofi e scienziati: mettiamo nella stessa stanza mio marito che sta bene, mio cugino con la tonsillite e la febbre a trentotto, la sua amica gnocca con una ciucca epocale e me con le mestruazioni, più uno scozzese prelevato a Glasgow e un tizio qualsiasi appena rientrato dallo Yemen. Secondo voi potremmo mai PERCEPIRE la stessa temperatura esterna?
Giornalisti: mavafangùl.
Inoltre.
Mia zia oggi m'ha chiamato dall'Abruzzo e si è lamentata della "terribile" escursione termica nella località dove si trova: 32 di giorno, 15 di notte.
Ora sono le 01,22, ad Asti, e io sto sudando a gocce. A gocce grosse.
Zia: mavafangùl.
Ma soprattutto. Meteorologico si scrive meteorologico, non metereologico, però i miei alunni non ci credono mai, e come per le parole aeroporto e aeroplano devo portare loro davanti il dizionario, preferibilmente etimologico, per convincerli. E i nomi alle cose si danno se hanno senso. Lo diceva bene Rodari e lo dicevano bene anche Fazio e Saviano con le parole della loro più recente trasmissione. Ci sono nomi azzeccati, a volte, sui giornali, anche se ad un attento esame non sono esatti, veritieri al 100%, ma evocativi, metaforici o veri solo in parte: pensate a primavera araba, macelleria messicana, ground zero, e altri che sono entrati nella storia, a buon diritto, come lo sono i nomi delle personalità medievali: Carlo il Calvo, Filippo il Bello, Riccardo Cuor di Leone, o di certi eventi come la primavera di Praga, la Gloriosa rivoluzione, insomma ci siamo capiti.
Invece adesso qualcuno mi spieghi che cazzo me ne fregava a me di sentir chiamare Scipione un'ondata di caldo. Che poi vorrei che quelli delle Iene facessero un sondaggio su quanti in Italia sanno oggi chi fosse Scipione, e anche esattamente cosa sia un anticiclone. Che poi era anche inesatto storicamente, avrebbe avuto più senso Annibale, Asdrubale. Ma poi abbiamo preso una piega, ma una piega. Forse proprio perchè la storia antica era troppo difficile, siamo andati a scomodare Dante. Ma povero, povero, povero Dante. Caronte. Lucifero. A casa mia si scherzava e si continuava (perchè facciamo i prof, e i prof di lettere, gran brutta razza): Farfarello, Draghignazzo...
Ma hanno superato se stessi. Perchè adesso hanno dato il nome anche all'ondata di fresco, o meglio, al calare del caldo, che è previsto tra una settimana. E come l'hanno chiamata. Povera Italia. Povero Dante. Povera me, tutti gli insegnanti di lettere e tutti gli studenti. L'han chiamata Beatrice. E scommetto che il tristo coglione che ha fatto questa bella pensata si è anche sentito fico, colto, arguto, pieno di wit, quando ha aperto la bocca per dire questa minchiata. Gesù. Che senso di fallimento, che amarezza, che trauma culturale.
E comunque, pensateci un attimo. Capisco dare il nome all'uragano, che in fondo viene una volta ogni tanto e sembra pure animato da vita propria come un essere vivente. Ma è un'americanata come solo gli americani. Scritto volutamente con la minuscola.
Se però ci mettiamo a dare i nomi ai fenomeni meteorologici come il caldo e il freddo entriamo in un tunnel di delirio senza ritorno. Allora voglio chiamare singolarmente con nomi di persona anche: ogni nebbia, ogni foschia, ogni brinata, ogni galaverna, ogni alito di vento, ogni ramata d'acqua, ogni nevicata, ogni botta d'umido... E perchè non ci mettiamo anche a battezzare ogni ciclo mestruale coi nomi, che so, delle regine di Spagna?
Queste cose mi fanno incazzare quasi quanti quelli che usano incautamente in mia presenza l'espressione "riforma Gelmini". Che è un falso storico peggio dei protocolli di Sion.
Mezze calzette di tutta Italia, in particolare quelle che non hanno continuato gli studi ma ci tengono a far vedere di essere persone di cultura: mavafangùl. Lo sapete cosa siete? CARNE DA CEPU.
(Se ve lo state chiedendo, no, non è la dieta. Ho solo molto caldo.)
venerdì 10 agosto 2012
Due dritte
Primo e forse ultimo post nel quale sponsorizzo enti, luoghi, libri e siti web, non è mia abitudine e giuro che non mi pagano.
Una prima dritta per amanti di natura e storia (ma sono già due veramente) è questa:
http://www.parcogranboscosalbertrand.it/
perchè sono tanti anni che ci gironzolo, ma l'altra sera siamo stati a una serata informativa dei guardiaparco e sono rimasta piacevolmente colpita, sia dall'ottima presentazione sia dall'evidente amore di questa gente per il suo lavoro e il suo territorio. Di seguito alla spiegazione sulle attività del parco ci è stato proposto anche questo Ecomuseo, che raccomando particolarmente a insegnanti che vogliano portare i ragazzi in gita:
http://www.parcogranboscosalbertrand.it/pun_dettaglio.php?id_pun=511
Poi: leggendo il notiziario di http://www.trekkingitalia.org/torino/ (giocate col Cercatrek, sul sito nazionale di Trekking Italia, a scovare passeggiate, traversate e avventure per tutti i gusti...) ho trovato un utile suggerimento, o meglio, una miniera di utili suggerimenti per l'inverno economico che ci si stende intorno e davanti: http://www.nonsprecare.it/
Mi permetto anche di segnalare (ma lo saprete magari già) che è stata ripubblicata nel 2011 la "Guida al consumo critico" del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che da vari anni non era aggiornata, ed ho scoperto che esiste anche la "Guida al vestire critico", per chi volesse perseguire i soliti discorsi di sostenibilità e fair trade, perchè lo so che molti di noi sono ancora un po' Popolo di Seattle. Ho intravisto nello stesso scaffale anche un altro titolo, "Vivere senza soldi", che è la storia di una tizia che ha abolito il denaro dalla sua vita (!): mentre la prima "Guida" l'ho comprata subito e la seconda me la farò arrivare, questo non l'ho preso ma mi è rimasto in testa, sarà perchè nella mia vita recentemente fisco finanza fondi contratti e successioni sono diventati presenze oltremodo ingombranti... Volevo sapere se qualcuno di voi l'ha letto e se se ne trae qualche suggerimento per alleggerire i vincoli del mercato cui andiamo soggetti, o semplicemente per collaborare con altri in modo intelligente e sostenibile.
Vi ho dato materiale per progettare cose nuove o semplicemente saltellare qua e là tra i siti con l' i-Phone sulla spiaggia. Ora però bisogna proprio che molli il pc e vada a lavorare un po'... L'esistenza di cinque esseri viventi (di cui tre pelosi e di questi uno un po' fangosetto perchè ieri ha fatto corse lungo un laghetto di montagna) in due stanze più servizi sta mettendo a dura prova persino la mia proverbiale indifferenza di fronte al disordine, ma stamattina dovevo rifugiarmi un po' su Internet per non soccombere di fronte all'ennesima ora di tv accesa, commentatori sportivi e marito che mi racconta in tempo reale qualunque cosa di qualunque sport olimpico, insistendo in particolare su quelli tipo giavellotto, kayak e siepi, ovvero quelli di cui nun me pò fregà de meno...
Una prima dritta per amanti di natura e storia (ma sono già due veramente) è questa:
http://www.parcogranboscosalbertrand.it/
perchè sono tanti anni che ci gironzolo, ma l'altra sera siamo stati a una serata informativa dei guardiaparco e sono rimasta piacevolmente colpita, sia dall'ottima presentazione sia dall'evidente amore di questa gente per il suo lavoro e il suo territorio. Di seguito alla spiegazione sulle attività del parco ci è stato proposto anche questo Ecomuseo, che raccomando particolarmente a insegnanti che vogliano portare i ragazzi in gita:
http://www.parcogranboscosalbertrand.it/pun_dettaglio.php?id_pun=511
Poi: leggendo il notiziario di http://www.trekkingitalia.org/torino/ (giocate col Cercatrek, sul sito nazionale di Trekking Italia, a scovare passeggiate, traversate e avventure per tutti i gusti...) ho trovato un utile suggerimento, o meglio, una miniera di utili suggerimenti per l'inverno economico che ci si stende intorno e davanti: http://www.nonsprecare.it/
Mi permetto anche di segnalare (ma lo saprete magari già) che è stata ripubblicata nel 2011 la "Guida al consumo critico" del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che da vari anni non era aggiornata, ed ho scoperto che esiste anche la "Guida al vestire critico", per chi volesse perseguire i soliti discorsi di sostenibilità e fair trade, perchè lo so che molti di noi sono ancora un po' Popolo di Seattle. Ho intravisto nello stesso scaffale anche un altro titolo, "Vivere senza soldi", che è la storia di una tizia che ha abolito il denaro dalla sua vita (!): mentre la prima "Guida" l'ho comprata subito e la seconda me la farò arrivare, questo non l'ho preso ma mi è rimasto in testa, sarà perchè nella mia vita recentemente fisco finanza fondi contratti e successioni sono diventati presenze oltremodo ingombranti... Volevo sapere se qualcuno di voi l'ha letto e se se ne trae qualche suggerimento per alleggerire i vincoli del mercato cui andiamo soggetti, o semplicemente per collaborare con altri in modo intelligente e sostenibile.
Vi ho dato materiale per progettare cose nuove o semplicemente saltellare qua e là tra i siti con l' i-Phone sulla spiaggia. Ora però bisogna proprio che molli il pc e vada a lavorare un po'... L'esistenza di cinque esseri viventi (di cui tre pelosi e di questi uno un po' fangosetto perchè ieri ha fatto corse lungo un laghetto di montagna) in due stanze più servizi sta mettendo a dura prova persino la mia proverbiale indifferenza di fronte al disordine, ma stamattina dovevo rifugiarmi un po' su Internet per non soccombere di fronte all'ennesima ora di tv accesa, commentatori sportivi e marito che mi racconta in tempo reale qualunque cosa di qualunque sport olimpico, insistendo in particolare su quelli tipo giavellotto, kayak e siepi, ovvero quelli di cui nun me pò fregà de meno...
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