Succede che in un'ora di Matematica la Brava Crista butta fuori Peste Romena in quanto è distratto e disturba.
Dopo, mentre lui è in corridoio, prende il diario per ficcargli la solita nota e borbotta, infastidita, che oltretutto non c'è l'ombra di un compito segnato nelle ultime pagine.
Spettacolo, momentaneamente svampendosi, forse credendo di aiutare il compagno preso di mira, se ne esce con:
"Ma lui ne ha un altro."
"Un altro cosa?"
"Ha due diari..."
La Brava Crista fa chiamare Peste Romena e, al suo rientro, gli fa, secca: "Portami l'altro diario."
E così viene fuori che il bambino di porcellana fine, biondo chiaro, dalle orecchie a manico di tazzina, che io tanto mi sono coccolata l'anno scorso, tiene la doppia contabilità: da una parte un po' di compiti e i bei voti, dall'altra le note disciplinari e anche avvisi come quelli, da me dettati, a proposito del ricevimento settimanale dei genitori e delle riunioni a cui, da parte mia e dei colleghi, invitavo caldamente a partecipare allo scopo di fare il punto della (pessima) situazione della classe.
In questo secondo diario, la firma chiaramente è diversa che nel primo. E la cosa va avanti da settimane. La collega, straziata da tanto pelo sullo stomaco di un bambino di dodici anni, telefona al padre della Peste Romena, un modesto bracciante che, senza neanche togliersi i vestiti da lavoro, probabilmente dice due parole al datore di lavoro su un'emergenza e, praticamente mentre è ancora al telefono con la Brava Crista, si fionda a scuola.
E lì la cosa diventa ancora più trista perchè, vedendo il diario di cui non conosceva l'esistenza, riconosce la firma della moglie sotto i brutti voti e le note. A momenti si mettono a piangere sia lui che la Brava Crista.
Dopo un po', arrivo io, che il giovedì entro tardi. Mi viene fatta relazione dalla collega affranta e inferocita al tempo stesso.
Entro in classe e, senza neanche sedermi, butto fuori la Peste Romena con la storica frase: "Tu. Fuori. Levati dalla mia vista."
Poi, con un principio di ulcera emorragica nell'esofago, mi rivolgo agli altri:
"Chi altro sta facendo il furbo, qua dentro?"
Loro tentano un "Ma cosa? Ma in che senso?"
E io, quando ce vo' ce vo', ruggisco: "Finitela di prenderci per il culo!!! Voglio sapere quanti di voi hanno due diari!!!"
Ne spuntano altri due. L'Ingegnere, che ha un secondo diario ma, visibilmente, non ha iniziato ad usarlo. Mi limito a proibirgli di portarlo a scuola e a scrivergli un avviso per i genitori. E la Bionda Brutilde, che, tremando, mi dice che il suo secondo diario è a casa e becca quindi una nota preventiva.
Il resto della mattinata è un viavai dal vicepreside, un continuo incrociare colleghi allucinati perchè la notizia ha fatto il giro delle aule molto più in fretta del povero neutrino del CERN di gelminiana memoria, e tutti, in preda al panico, stanno facendo controlli sui diari dei propri alunni, convinti a ragione che l'idea geniale venuta a uno sia stata accolta e forse anche già messa in pratica da altri.
Nell'intervallo, la Peste Romena reclusa in classe sta studiando freneticamente Geografia, quando io abbasso su di lui i miei occhi color veleno e gli rivolgo la seconda frase della giornata: "Cosa fai."
"S-studio g-geografia."
"Perchè."
"Perchè f-forse dopo interroga."
"Mettila via. Dovevi studiarla a casa, non a scuola."
La mette via.
Più tardi incrocio la Bionda Svampita e gli ha dato quattro e mezzo. Lui esce da scuola all'una e mezza con gli occhi cerchiati di fucsia e un simpatico appuntamento con le manone di papà. Io rumino pensieri abominevoli su cinghiate e sganassoni, vado a casa e chiedo a mio marito cosa faremmo noi se venisse fuori che un figlio ci prende per il culo in modo così chiaro, poi nel cuore della notte mi rigiro nel letto terrorizzata all'idea che il mio folletto dalla pelle di porcellana scappi di casa, tenti il suicidio, arrivi a scuola con gli occhi come due prugne o un labbro gonfio. Non penso alla madre, perchè per la verità il particolare che la firma sul diario numero due fosse quella materna a me viene rivelato solo il giorno dopo. Ma è possibile che il labbro spaccato ce l'abbia avuto lei, alla fine, e forse se fossi un papà che si rompe la schiena tutto il giorno per i suoi due bambini e poi scopre cotanta congiura in famiglia le mani le avrei alzate anche io, e mica piano.
Invece il giorno dopo il bambino è ancora più bianco del solito e, a occhio e croce, si percepisce che deve aver saltato cena e forse anche colazione. E' il giorno in cui arriva la notizia della morte di A. e a scuola il clima è irrespirabile.
Nei giorni successivi, però, si verifica un fenomeno.
Quando ci incrociamo in sala prof io e uno o più tra gli altri professori della II C, preferibilmente la Bionda Svampita, la Brava Crista, il Grande Puffo o la Barbie di Inglese, alziamo tutti subito la voce lamentando che la classe sta letteralmente colando a picco.
Ma, siccome la carognata di Peste Romena ha sorpassato di parecchie leghe quello che ci si aspetta dai ragazzini delle medie, noi ci sentiamo autorizzati a ricambiare con moneta sonante ogni accenno di distrazione, svogliatezza, scarso impegno e strafottenza, e in pratica, al mattino presto, ci scambiamo le ultime news ("Ho trovato intere pagine di diario vuote anche a Puffetta, Terzo Fratello e Orsetto Marrone" "Ho interrogato cinque persone e non ho dato una sufficienza" etc etc) e poi, carichi come guerrieri all'assalto, ci scagliamo in seconda e ognuno di noi fa qualcosa di orrendo, riportando indietro scalpi o intere teste di alunni e sbattendoli sul tavolo della sala prof con violenza la mattina successiva.
Per esempio, io faccio i controlli a campione dei diari. E i primi giorni fioccano note didattiche sul registro a quelli che non hanno scritto tutto. Poi i compiti compaiono, perchè anche i ragazzi non sono scemi, ma compaiono con questa modalità (esempio tratto testualmente dal mio ultimo controllo, copiato su un foglio e mostrato ai colleghi come macabro trofeo):
compito di Storia assegnato dalla Bionda Svampita,
- sul diario dell'Ingegnere:
p. 20-21 n.22-23-24-25-26;
-sul diario di Spettacolo:
p. 14-21 + 36 per interrogazione;
-sul diario di Peste Romena:
p. 22 e 24 e 26 tutta da fare esercizi + p.36 leggere tutto e fare gli es di p 37;
-sul diario di Dolce Castoro:
22-24-26-27 + es p. 36 da leggere.
Sugli altri due diari che avevo ritirato non figurava alcun compito di Storia.
Ecco. Poi dice che i prof sono bastardi. Non nasciamo bastardi, ma vorrei vedere voi a non diventarci.
Ieri ho corretto Grammatica.
17 insufficienze su 22 compiti, ed era ripasso delle cose dell'anno scorso, rifatte in classe da pochissimo.
mercoledì 2 novembre 2011
L'origine del male
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23 commenti:
che paura non so se essere più terrorizzata dal fatto che mia figlia possa tenere 2 diari o se avere più paura che sia terrorizzata da insegnanti come voi.
Pietà!
Concedete le attenuanti generiche!
Pensate che così facendo coltivate gastriti e ulcere, che il SSN non vi riconoscerà come malattia professionale...
Pensate alla (vostra) pensione...
(No, meglio non pensarci).
Ma noi abbiamo il libretto dele comunicazioni casa-famiglia che comprende voti, note, giustificazioni, circolari...
Oddio lo fornisce la scuola ma qualcuno potrebbe falsificarlo...
Invece anni fa avevo beccato una Madonnina Infilzata che per un intero quadrimestre aveva FALSIFICATO TUTTE le firme dei genitori... ci ero rimasta malissimo. Pelo e contropelo e dopo si era data una regolata! Chissà che fine ha fatto...
Queste sono il genere di cose che ti lasciano dentro più tristezza che rabbia, sempre che si ammetta che possano lasciare qualcosa dietro lo sfacelo del fatto in sè.
E qui non si tratta solo di raggiri, voti, sotterfugi. Si tratta di qualcosa di molto più sostanziale.
Di prospettive piccole piccole, di essere ciechi nei confronti dell'immenso privilegio del conoscere e soprattutto di avere qualcuno accanto che cerca di comunicarti un metodo (e poi da grandi quasi nessuno più lo farà e ci mancherà tanto..). Come se Ulisse avesse solo fatto finta di partire e in realtà fosse rimasto nascosto in cantina, a Itaca, godendo pure di aver fottuto gli dei con la sua bella bravata.
Cara Castagna da dove ripartire?
Un abbraccio solidale.
Tre parole: telefono, santo, subito. Quando, non appena dai una nota, un compito diverso, la richiesta di un incontro oltre a scriverlo sul diario telefoni a casa, beh, sventi sul nascere qualsiasi tentativo studentesco in altra direzione.
Ma liberaci dal male.
Coraggio e solidarietà.
@Eli: ma il punto è che loro non sono affatto terrorizzati. Il punto è che non li spaventa più niente... e che evidentemente a casa non ci sono le ripercussioni che ci aspetteremmo, dopo note e contronote. Io non oso neanche IMMAGINARMI cosa sarebbe diventata la mia vita se avessi portato a casa due note di fila.
@Anonimo: se mai, l'ulcera mi viene pensando alla mobilità forzata dei dipendenti pubblici, la pensione per ora è un problema lontano, prima possono farmene ancora di tutti i colori...
Una domanda: Spettacolo ha parlato davvero "a caso"?
Oppure faceva parte di una fronda sovversiva che disapprovava l'andazzo preso da alcuni?
miseria, che fetidi bastardi!!!
devo dire che tali livelli di perfidia in ragazzini di 12/13 anni mi lascia davvero basita...
io farei una bella riunione d'urgenza con i genitori e li metterei davanti al fatto che, forse, qualcosa non funziona nella trasmissione di certi valori...
La cosa pessima è che li avevamo appena visti, i genitori.
boh, dal tuo tono capisco che dovrei indignarmi apparentemente, ma tutto cio' che mi viene da pensare e ' (sara' la modalita' UK a cui sono abituata) che se ci sono problemi del genere vuol dire che i protocolli di comunicazione (e in generale i protocolli) vanno modificati. La telefonata di 'povna e' un'opzione. Le note su un diario che controllano i bambini, cui viene data la responsabilita' di messaggeri, mi pare uno spararsi sui piedi da soli. Mi meraviglia che siano cosi' pochi a questo punto a fare i furbi.
Noi il diario a casa però lo portavamo, alla stessa età. Con quel che c'era sopra. O no?
che vogliamo buttarci sul si stava meglio quando si stava peggio? Facevamo tante cose, non ne facevamo tante altre.
No... è per dire che se quei disastri educativi dei nostri genitori erano in grado di metterci l'idea che a scuola il professore dice cose che vanno rispettate e, a casa, bisogna dire la verità sulla propria situazione scolastica e prendersi, oltre al quattro, anche la sgridata, questi genitori di oggi devono essere un po' peggio dei disastri educativi di ieri, che tuttavia almeno la scuola la prendevano sul serio, almeno alcuni.
in alcune scuole medie in cui ho lavorato, il diario viene dato dalla scuola: in questo modo il problema del "doppio" non si pone...
la solita colpa delle mamme, eh? :-P
boh, cose come i brutti voti (i voti in generale), le note sul diario (le note in generale), le interrogazioni da paura (le interrogazioni in generale) sono ormai fuori dal mio lessico nel regno di her majesty, quindi ammetto serenamente di non aver voce in capitolo qui e passo il testimone
Io sarei ben felice di lasciare che i ragazzi si gestissero: voti bassi e note = cattivo rendimento, ergo le pagelle parleranno da sole, senza bisogno di preavvisare continuamente i genitori che le cose si stanno mettendo male, senza lo spettro del ricorso se non hai fatto tutta la burocrazia, senza continuamente sentirsi dire "non so cosa fare con lui" (sì, ma è tuo figlio, non mio) o "guardi gli ho levato tutto, tutto, cellulare computer calcio televisione" (ah sì? ha postato una cosa da Facebook Mobile giusto adesso)... Io lo facevo volentieri, quando ero alle superiori: lì il rapporto è più formale, a tipo di lavoro svolto corrisponde livello di voto, punto. Questi sono piccoli, supermam, non si mollano da soli a fare i conti con le loro questioni scolastiche, soprattutto se non c'è una famiglia dietro.
Comunque guarda il prossimo post, che ti dico come sto reagendo io, vedrai che ci ritroveremo in sintonia.
:-) veramente il mio environment e' l'opposto, famiglia e scuola lavorano molto da vicino, quello che manca sono le verifiche a voti e interrogazioni. Comunque, oh, non e' che ero in polemica e' soltanto che non posso fare a meno di notare che nazioni diverse impostano le cose in maniera quasi diametralmente opposta, non dico che uno sia meglio dell'altro, anche perche' senno' dovremmo fare i conti a valle, fra il prodotto culturale italiano e quello inglese, la ricerca etc, e non saremmo in grado di farlo. Anche, probabilmente e' una questione di "horses for courses", cio' che va bene ad uno non puo' andare bene all'altro.
@ supermambanana: riconosco nei tuoi racconti tutto il sottofondo di come lavoro a scuola, e non a caso sono consapevole che il mio modo di lavorare è improntato sia all'educazione a Hogwarts sia alla matrice British.
Sicuramente al giorno d'oggi certe richieste che la scuola faceva alle famiglie tempo fa (non mi piace parlare di 'colpe', perché credo che i tempi siano così diversi che sia impossibile fare un paragone fondato sui dati) non sono più possibili. La questione (annosa) resta sempre, come ci chiedevamo anche da Noisette tempo fa, se preferire la punta della regola (e allora sicuramente loro hanno torto, ma ci ritroviamo i doppi diari) oppure inventarsi strategie per evitarlo in anticipo. Ognuno e ogni scuola trova le sue: da noi alle superiori per esempio è regola mandare sia telefonata sia lettera scritta e protocollata - il diario non esiste più come strumento didattico - a casa per ogni cosa che succede; io ho forzato la regola e telefono, sms e mailizzo sempre. Il risultato è che almeno sulla comunicazione scuola-famiglia ci siamo. (In questo mi ritrovo totalmente con quanto dici della splendida collaborazione, tutta britannica, tra famiglia e scuola).Il diario di scuola lo avevamo anche ai miei tempi alle elementari (costo nullo, o quasi, banalissimo quaderno cui la scuola forniva una copertina particolare e unica), e devo dire che anche quello è un ottimo sistema!
Vi demolisco subito la tesi, purtroppo:
- noi ABBIAMO il diario di scuola. E' ben per quello che i genitori, coglioni, scusate, invece di spendere solo 5,50 euro a giugno per il diario, che verrà consegnato a settembre, ne spendono altri 7, 10 o 12 per un ALTRO diario perchè l'animuccia bella del loro pargolo, appena li vede in cartoleria, ne vuole uno tutto suo diverso da quello "in divisa" della scuola. E così capita che qualcuno inizi l'anno con un diario e poi adotti quello comune. Oppure che si inventi un uso del diario come quello di Peste Romena.
- l'idea della telefonata o della mail non è da scartare per principio, io non sono certo una di quelle carampane che si rifiutano di aggiornare i metodi di comunicazione scuola - famiglia, ma scusatemi. Scusatemi. Io quanti alunni ho? Quarantacinque. I genitori di ogni alunno hanno quel figlio lì e poi uno, due o al massimo tre altri figli. Non capisco come sia possibile sostenere che sia la scuola che deve rincorrere le famiglie per informarle sullo stato dei loro bambini, quando da che mondo è mondo sono i genitori i primi responsabili di queste creature minorenni. Se mai, se un padre o una madre sono preoccupati per l'andamento scolastico, e purtroppo da fatti come questo che hjo raccontato scoprono di non potersi fidare del figlio e di quanto trasmette a casa, possono venire a scuola a parlare, telefonare ai docenti, scrivere sul diario. Ognuno per parlare di SUO figlio. Altrimenti sarebbe come dire che i bambini non fanno le vaccinazioni e non si curano le malattie infettive perchè il pediatra non ha telefonato A CASA DI CIASCUNO per ricordare ai genitori che devono preoccuparsi della salute dei figli, con controlli e vaccini.
Il punto, credetemi, è che dell'istruzione a molta gente (molta più di prima) non importa nulla, che noi siamo scuola dell'obbligo quindi veniamo visti come un parcheggio dove lasciare i figli dalle 7.55 alle 13.30, e mi raccomando pochi compiti per lunedì che domenica è un menata seguirli.
Castagna, tu hai ragione, e la questione del diario di scuola vostro mette molti di questi genitori al muro, non c'è dubbio.
E però sul resto, io continuo a pensare (ma te lo scrissi anche quando raccontasti la prima volta che delle vostre comunicazioni alla famiglia non era importato nulla a nessuno) che non si tratta solo di prendere atto del fatto che le cose sono cambiate, ma anche del perché (ed è su questo perché che secondo me in parte bisogna fermarsi a riflettere, perché definirlo in termini di colpa è a mio avviso ingiusto e in ogni caso inutile alla causa).
Quanto al numero degli alunni. A meno di casi estremi, da noi c'è la prassi che la gestione (ripeto: obbligatoria e richiesta dalla preside, a prescindere dalle mie ulteriori varianti) delle lettere protocollate (di cui c'è già il prestampato - a me piace poi scriverle personalizzandole, ma quando non ho tempo, a scriverne anche 80 perdi al massimo minuti 2) e del telefono spetta al coordinatore. Non è difficile. I provvedimenti e comunicazioni sono annotati anche sul registro (oppure ti avvisa il collega), il coordinatore a fine mattinata (o il giorno dopo, in un contesto del genere poco cambia) controlla, valuta, telefona, spedisce, amen. Questo lo dobbiamo fare tutti, e ti assicuro che la nostra non è una scuola in cui si passino (l'ho pure raccontato da me) eoni extra a scuola. Se ti attieni al modello base ci perdi al massimo dieci minuti ogni tanto. Poi ci sono le eccezioni, ma è chiaro che un sistema del genere educa la maggioranza delle famiglie e degli alunni, e quindi man mano le cose scorrono (più) sicure.
Io mi sono limitata a elaborare questo metodo (che funziona, credimi: sarà poi un caso se abbiamo una scuola con tanti problemi e comparativamente una disciplina discretissima, e soprattutto un numero di ricorsi che si aggira a due timide minacce verbali cui non è stato dato il minimo seguito in dieci anni di presidenza di Barbie, peraltro subito rientrate?!) con le famiglie della mia classe (i Pesci sono un bel branco, di consistenza gelminiana, i Maculati erano milleeuno), cioè quella che coordino. E' vero. La prima volta che chiami tutti (cosa che io faccio entro il primo mese di scuola *comunque*) è faticoso. Ma poi per due anni è tutta in discesa.
Ma io non ne faccio un discorso di fatica del coordinatore, degli insegnanti, o di spesa della segreteria (e comunque di questi tempi quest'ultima voce sarebbe da cosiderare). Mi dà proprio fastidio il pensiero che i genitori deleghino l'educazione dei loro figli a un sistema, per quanto sano, responsabile e valido, offerto da terzi. Dovrebbe essere un caso limite, non la norma.
Perchè spero si capisca che non psrlo dei voti: i voti sono numeri, valutazioni asettiche, te li posso scrivere, non scrivere, scrivere a mano, telefonare, spedire via sms, okay, Io parlo del fatto che nella vita le cose si possono fare, sostanzialmente, in due modi: bene o male. E questi genitori stanno insegnando ai loro figli che "è lo stesso" quando NO, non è lo stesso.
No no, è chiaro che non si parla dei voti!
E condivido la questione bene/male (che è poi, rivoltata, il motivo per cui la mia preside nella nostra scuola fa così).
Credo che siamo d'accordo su tutto tranne che sull'interpretazione della delega. Per me le ragioni della 'delega', nella società di oggi, sono assai più complessi (anzi: spesso non spiegabili con) il concetto di "colpa" o "menefreghismo" della famiglia. Ma è altrettanto chiaro ed evidente che solo il tempo potrà sciogliere questo dilemma.
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