Lunedì.
Io detto un avviso a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "14 su 23 non mi hanno portato il compito, rifletteteci un attimo".
Più tardi, la collega M. di francese detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "li ho richiamati tutta l'ora e non è servito a un cazzo, rifletteteci un attimo".
Sempre lunedì Dylan prende una nota dalla BN, Momo rutta in classe nell'ora di francese e Atreiu si fa un'ora e mezza di compiti di grammatica nel banco davanti alla porta delle presidenza.
Martedì.
Il collega Orsetto Lavatore di Religione detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "Dopo un anno in cui si dice questo e quest'altro, e loro si comportano uguale anzi peggio, rifletteteci un attimo, io mi riservo di non occuparmi di questa classe l'anno prossimo."
Mercoledì.
Nella mia ora di lettura viene in classe la preside e fa un culo così alla classe.
Giovedì.
Nell'intervallo tra due mie ore, Occhionitristi, che non so se qui ho chiamato diversamente in passato, ma comunque è l'altro alunno marocchino, il fratello dell'Araba Felice, PIANTA UNA MATITA DENTRO A UN BRACCIO DI ATREIU.
Poco più tardi Microlord fa i dispetti a Winnie Pooh, gli fa sparire i fazzoletti, e Winnie gli mette la bottiglia d'acqua fuori dalla finestra. Quando butto fuori Winnie, perchè l'ho visto fare casino, lui con lacrime agli occhi, guanciotte rosse e voce lagnosa sbotta: "Ma lui mi ha nascosto i fazzoletti!!!"
Ho urlato. Che mi faccio sostituire da una maestra dell'asilo e vado a cercarmi una vera seconda media in cui fare il mio mestiere.
Dovevo uscire alle 10,45. Alle 11,50 ero in un angolo del cortiletto, intenta a esaminare la testa di un alunno di prima, insieme alla Bestia Nera e a Orsetto lavatore, in cerca di lendini.
Ogni tanto penso che dovrei davvero essere pagata molto meglio, per questo lavoro.
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giovedì 30 maggio 2013
giovedì 4 aprile 2013
L'altra faccia del mobbing
Dal Dizionario Italiano Sabatini Coletti (con un pensiero di stima allo splendido Coletti che teneva lezioni entusiasmanti sul lessico poetico di Montale e che ha portato fisicamente agli studenti Travaglio quando ancora non era "Travaglio", e la Guzzanti quando Berlusconi era da poco diventato "Berlusconi")
MOBBING Molestie, mortificazioni inflitte a un lavoratore per emarginarlo, per ostacolarne la carriera, il successo, per screditarlo; le patologie che ne derivano nelle vittime
Il mobbing, è noto, si fa a un lavoratore capace che ti sta in culo, piuttosto che a un incapace, che sicuramente si mette da solo nella condizione di attirarsi problemi e anche provvedimenti. Quindi, per definizione, il mobbing, se devi farlo a qualcuno, richiede che tu sia intelligente, sottile, attento.
Possibilmente, dovresti essere più intelligente del lavoratore cui fai mobbing. O almeno tanto quanto.
Altrimenti finisce che fai qualcosa di stupido.
E allora si verificano cose come quella di stamattina.
Per cui una solitamente sorridente e accomodante Castagna, che di recente, consapevole di avere per certe cose la coda di paglia sul lavoro, e per altre gli occhi di certi colleghi addosso, andava a lavorare con la gastrite e il senso di svenimento, stamattina invece è scesa dal letto e, senza il minimo accenno di disturbo psicosomatico, ma anzi con una bella espressione combattiva da guerriera irlandese e gli occhi pieni di vita, si è fiondata nel tuo ufficio e si è tolta diverse soddisfazioni.
Tipo ricordarti con abili e inequivocabili giri di parole i concetti di:
scelta didattica,
professionalità,
libertà di organizzare l'insegnamento in base a parametri personali all'interno del programma,
esperienza sul campo,
diritti dei lavoratori,
leggi che tutelano le persone che, pur mantenendo il posto di lavoro, hanno situazioni familiari da risolvere.
Poi (e questa era la parte che pregustavo fin da ieri pomeriggio) è andata a cercare la tua complice e compagna di intrighi Bestia Nera e le ha detto in faccia diverse cosine, usando espressioni ancora meno equivocabili però, e sentendo, oh con quanto piacere, tutti quei fastidiosi sassolini acuminati che scivolavano finalmente fuori dalla scarpa.
Perché, cara C., cara BN, quello riportato sopra è solo il SECONDO significato della parola mobbing.
Il primo è
in etologia, l'insieme dei comportamenti di minaccia esibiti dagli uccelli di fronte all'attacco di un predatore
E siccome la BN scema non lo è, brutta dentro sì ma scema, glielo riconosco, no, tra me e lei la partita si gioca esattamente dal primo settembre 2006, quando io sono entrata nella scuola, tra l'altro, preceduta da un'ottima pubblicità che a mia insaputa mi aveva fatto una collega con cui avevo lavorato prima, e la BN in pochi secondi ha capito di trovarsi di fronte a un predatore. Io, che tendo a entrare in ambienti nuovi con il massimo della disponibilità, e che comunque ero più giovane, invece ci ho messo un po' di più a capire di avere di fronte un'arrogante ducetta fondamentalista. Mi ci sono voluti, direi, tre o quattro giorni. Da allora lei fa versi, agita le ali, zampetta mimando colpi di becco, e io regolarmente in sua presenza tiro fuori tre generazioni di batusaggine genovese, non mi scosto di un millimetro, e lascio partire la piega della bocca e il sopracciglio sinistro, che vadano dove la natura li porta.
Comunque, quando si lavora con certi stronzi, e si aspetta per anni il momento giusto per reagire, si arriva addirittura a ringraziarlo, il mobbing, per le soddisfazioni che ci si possono togliere a un certo punto.
MOBBING Molestie, mortificazioni inflitte a un lavoratore per emarginarlo, per ostacolarne la carriera, il successo, per screditarlo; le patologie che ne derivano nelle vittime
Il mobbing, è noto, si fa a un lavoratore capace che ti sta in culo, piuttosto che a un incapace, che sicuramente si mette da solo nella condizione di attirarsi problemi e anche provvedimenti. Quindi, per definizione, il mobbing, se devi farlo a qualcuno, richiede che tu sia intelligente, sottile, attento.
Possibilmente, dovresti essere più intelligente del lavoratore cui fai mobbing. O almeno tanto quanto.
Altrimenti finisce che fai qualcosa di stupido.
E allora si verificano cose come quella di stamattina.
Per cui una solitamente sorridente e accomodante Castagna, che di recente, consapevole di avere per certe cose la coda di paglia sul lavoro, e per altre gli occhi di certi colleghi addosso, andava a lavorare con la gastrite e il senso di svenimento, stamattina invece è scesa dal letto e, senza il minimo accenno di disturbo psicosomatico, ma anzi con una bella espressione combattiva da guerriera irlandese e gli occhi pieni di vita, si è fiondata nel tuo ufficio e si è tolta diverse soddisfazioni.
Tipo ricordarti con abili e inequivocabili giri di parole i concetti di:
scelta didattica,
professionalità,
libertà di organizzare l'insegnamento in base a parametri personali all'interno del programma,
esperienza sul campo,
diritti dei lavoratori,
leggi che tutelano le persone che, pur mantenendo il posto di lavoro, hanno situazioni familiari da risolvere.
Poi (e questa era la parte che pregustavo fin da ieri pomeriggio) è andata a cercare la tua complice e compagna di intrighi Bestia Nera e le ha detto in faccia diverse cosine, usando espressioni ancora meno equivocabili però, e sentendo, oh con quanto piacere, tutti quei fastidiosi sassolini acuminati che scivolavano finalmente fuori dalla scarpa.
Perché, cara C., cara BN, quello riportato sopra è solo il SECONDO significato della parola mobbing.
Il primo è
in etologia, l'insieme dei comportamenti di minaccia esibiti dagli uccelli di fronte all'attacco di un predatore
E siccome la BN scema non lo è, brutta dentro sì ma scema, glielo riconosco, no, tra me e lei la partita si gioca esattamente dal primo settembre 2006, quando io sono entrata nella scuola, tra l'altro, preceduta da un'ottima pubblicità che a mia insaputa mi aveva fatto una collega con cui avevo lavorato prima, e la BN in pochi secondi ha capito di trovarsi di fronte a un predatore. Io, che tendo a entrare in ambienti nuovi con il massimo della disponibilità, e che comunque ero più giovane, invece ci ho messo un po' di più a capire di avere di fronte un'arrogante ducetta fondamentalista. Mi ci sono voluti, direi, tre o quattro giorni. Da allora lei fa versi, agita le ali, zampetta mimando colpi di becco, e io regolarmente in sua presenza tiro fuori tre generazioni di batusaggine genovese, non mi scosto di un millimetro, e lascio partire la piega della bocca e il sopracciglio sinistro, che vadano dove la natura li porta.
Comunque, quando si lavora con certi stronzi, e si aspetta per anni il momento giusto per reagire, si arriva addirittura a ringraziarlo, il mobbing, per le soddisfazioni che ci si possono togliere a un certo punto.
giovedì 10 gennaio 2013
Scusa, puoi ripetere? Non ho sentito bene
Dicevo appunto che a me parlare coi genitori degli alunni piace.
Naturalmente non tutte le giornate sono come martedì: non tutte le madri riescono col buco, la vita non è tutta rose e fiori, ogni medaglia ha il suo rovescio e così via, quindi mi capita anche di avere a che fare con papà gigioneggianti, con madri nevrotiche, con gente presuntuosa o sfuggente o così ignorante che mi fa scappar da ridere. Qua e là (ma sono una minoranza nella minoranza) ho incontrato dei veri e propri stronzi, come capita in tutte le situazioni in cui si ha a che fare con il pubblico.
Però in genere io vengo ben digerita, spesso trovata simpatica, e a volte anche ascoltata, perchè tendo a essere accogliente, se necessario anche con gli stronzi (ma solo nel caso in cui ci sia in gioco il bene superiore dell'istruzione di un minore. Con tutti gli altri stronzi solitamente sono una iena, vedansi recenti assemblee di condominio). Lo so, che chi mi conosce nel mondo fuori dalla scuola non se lo immaginerebbe mai, ma a me non costa fatica mettermi da parte, di fronte a una persona che, minimo minimo, dice quel che dice mossa dal sincero convincimento di fare qualcosa di buono per suo figlio. Poi se è il caso discuto, contesto, dico la mia, e so essere molto insistente, ma di base i genitori li rispetto e parto dal presupposto che di crescere un adolescente ne sappiano più di me.
Capita ovviamente a volte il genitore che ritiene di saperne più di me anche della materia che insegno e delle tecniche didattiche da applicare. E' come il paziente che spiega la malattia e la cura al medico, ma poichè l'essere umano è quel che è, io non mi scompongo, spiego lo stesso il mio punto di vista e solitamente ne approfitto per farmi un rapido esame di coscienza, sia mai che il mio lavoro faccia acqua da qualche parte. Nel lavoro bisogna sì essere sicuri di sè, ma non presuntuosi.
Poi esiste anche il genitore che preferisce denigrare il professore o la scuola piuttosto che il figlio. E anche quelli, per quanto chiaramente non siano tra i miei preferiti, li ho sempre gestiti, tanto poi c'è sempre lo stanzino del caffè per sfotterli pubblicamente con i colleghi.
Quindi, se io ti dico "Tostissima prende voti più bassi dell'anno scorso" e tu mi rispondi "Ma vede, è confusa, non sa bene cosa deve studiare perchè parte di Letteratura è sul libro e parte è sul quaderno", io ti spiego con calma che questo, invece, dovrebbe essere considerato un arricchimento, perchè io ho corretto il tiro sullo stilnovismo che sul testo era spiegato male, ho aggiunto cose su Dante e su Petrarca, e sto facendo di sana pianta il riassunto dei canti della Commedia, così come l'anno scorso avevo dettato il riassunto di TUTTI i canti dell'Iliade e di TUTTI i canti dell'Eneide.
Se io specifico che i voti si sono abbassati in Geografia, e tu dici con aria insoddisfatta che la geografia di quest'anno è diversa da quella dell'anno scorso, io ti spiego serenamente che l'anno scorso abbiamo fatto geografia generale, che adesso stiamo facendo gli Stati e c'è da studiare in modo più mnemonico.
Se tu dici che Tostissima si era preparata su tutto, e invece io nel compito in classe ho chiesto solo il Regno Unito e l'Eire nei dettagli, io contesto, pacata ma decisa, dicendo che io dò sempre indicazioni precise sul diario su quel che metterò nelle prove. Se tu rispondi "Sì, ma così, da una settimana all'altra, lei invece aveva iniziato a studiare con me molto prima", io non sto neanche a risponderti, perchè ti stai palesemente arrampicando sui vetri. Oppure potrei risponderti che non sei tu che devi decidere a metà ottobre che cosa ci sarà nella mia prova di metà novembre, perchè magari io alcuni argomenti li valuto oralmente e altri per iscritto, e sono francamente cazzi miei e della mia strategia didattica con la classe, if you know what I mean. Ma non lo faccio.
Allora tu, sempre con l'aria di chi ha appena annusato una puzza schifosa e storce la bocca, mi attacchi sul fatto che i ragazzi scrivono troppo poco. E io, che a dicembre mi sono sentita dire questa cosa dalla preside, perchè una delle rappresentanti evidentemente aveva parlato con te, non faccio fatica ad ammettere che me lo hanno già fatto notare, spiego che me ne sono accorta anche io, che hanno bisogno di fare altro esercizio, quando ho rilevato che riempiono di strafalcioni le prove scritte di Geografia, e quindi li ho già fatti esercitare correggendo uno per uno gli esercizi che ho dato, in occasione delle lezioni in compresenza, quando posso lavorare su dodici o tredici persone invece che su ventisei.
Se tu mi dici che "io la faccio scrivere, sa, Tostissima, anzi se lei mi dice cosa posso farle fare d'altro, perchè già io le faccio tenere un diario, tutte le sere, poi però chiaramente non posso darlo a lei da correggere nè correggerlo io" e io penso "perchè non glielo leggi mica, no?", però tu continui "perchè non sono un'insegnante di italiano" (ah no? mi sembrava proprio che fossi il presidente della facoltà di Lettere alla Normale di Pisa, guarda), io penso un gigantesco "ma povera bambina, con 'sta madre stracciacazzi", e lo penso così forte che quasi mi si materializza la scritta sopra la testa, ma non ti dico che sei un mostro da rinchiudere, anzi ragiono con te, con la massima disponibilità, sul come e sul perchè possiamo potenziare la scrittura.
Tu dici che tuo figlio faceva un testo di compito ogni settimana e io ribatto che io temi a casa non ne dò, per non correggere cose scaricate da Internet o scritte da altri, che preferisco gli esercizi di scrittura creativa, e perdo anche del tempo a spiegarti cosa intendo e farti vedere degli esempi, e ti prometto che cercherò un testo che tu possa usare a casa per sfracellare le palle a tua figlia, che già guarda tutti dall'alto in basso, ma presto sarà proprio una disadattata sociale.
Ed è allora che tu fai l'errore. Quello madornale.
Dici che bisogna dare più compiti. Che bisogna abituare i ragazzi a lavorare di più, perchè poi tu hai visto tuo figlio alle superiori che salto che ha fatto. E che se si mantiene questa idea di mandare Tostissima allo scientifico, tu sei disposta a farla lavorare anche a casa aggiungendo cose dietro mia supervisione, perchè ti rendi conto che alle medie magari si fa un po' quel che si può.
Cioè.
Cioè.
Fermi tutti.
Aspetta un attimo.
Tu hai appena detto ALLA PROFESSORESSA CASTAGNA che non sta preparando per il liceo la classe migliore che le sia capitata negli ultimi sei anni.
Tu hai detto questo ALLA CASTAGNA, che in questa classe ha iniziato Latino IN PRIMA MEDIA.
ALLA CASTAGNA, che prepara le lezioni sui testi dell'università, e non su quelli che ha in casa e bon, ma sui migliori, che siano i grandi classici di una volta o manuali recenti e aggiornati rubati al cugino.
ALLA CASTAGNA, che ogni volta che ha una terza si ricompra il Calendario Atlante De Agostini nuovo, e lo usa in classe per integrare i dati del libro di Geografia, tra l'altro con tanta passione che alcuni suoi alunni lo chiedono ai genitori come regalo.
ALLA CASTAGNA, che spacca il mazzo ai suoi studenti se il fiume Tago non diventa Tejo passando dalla Spagna al Portogallo, e guai a sbagliare la pronuncia di un nome geografico nelle principali quattro lingue straniere studiate in Italia: addirittura la II A ci resta male quando lei ammette di non sapere come si pronuncia una cosa in finlandese o in croato e quindi dice "leggetemelo pure com'è scritto".
ALLA CASTAGNA, che fa comprare la Divina Commedia integrale invece di fare solo i tre canti morti dal sonno che ci sono sul libro, e OLTRE a svolgere il programma di letteratura va avanti con Dante QUATTRO MESI, facendolo diventare una materia a sè come al TRIENNIO SUPERIORE.
ALLA CASTAGNA, che se leggi un romanzo per ragazzi consigliato da lei niente niente è capace di essere la trilogia della Allende, altro che i Piccoli Brividi de me' cojoni.
ALLA CASTAGNA, che se un alunno alla prima lezione di Latino sbaglia e legge kaelum invece di celum, ne approfitta per spiegare la pronuncia ecclesiastica e quella restituta.
ALLA CASTAGNA, i cui alunni ti dicono tutti contenti che la Sibilla divinava il futuro lanciando delle foglie su cui erano tracciati dei segni e che questo è un dato storico, perchè l'alfabeto di derivazione fenicia e poi greca è probabilmente arrivato a Roma passando per Cuma.
ALLA CASTAGNA, i cui alunni chiamano la Divina Commedia COMEDìA e se vedono scritto RVF XXVII sanno che cosa significa.
Tu hai appena trattato LA CASTAGNA come una che poverina insegna solo alle medie.
Tu hai appena osato suggerire che quel che la Castagna fa andrà forse bene al massimo per quelli che vanno al professionale, e che ci devono pensare le mammine care come te a preparare i figli per fare carriera in un liceo.
Tu vuoi morire, no, tu sei già morta, stasera respiri perchè io te lo concedo ancora per qualche tempo. Ti lascio in vita solo perchè tu possa vedere dove saranno tra due o tre anni i miei alunni. E non parlo di Tostissima, che è brava e che ha te che glielo meni. Parlo degli altri, quelli che di Italiano e Geografia, quando arriveranno alle superiori, avranno in saccoccia "solo" quello che gli ho insegnato io.
Comunque ora so come si sentono le persone che stanno per cadere al suolo in preda a un colpo apoplettico causato da un'incazzatura repentina di proporzioni galattiche. Praticamente sono in vita anche io solo perchè devo farti mangiare tanta, ma tanta, ma tanta di quella merda che alla fine la troverai persino buona.
Naturalmente non tutte le giornate sono come martedì: non tutte le madri riescono col buco, la vita non è tutta rose e fiori, ogni medaglia ha il suo rovescio e così via, quindi mi capita anche di avere a che fare con papà gigioneggianti, con madri nevrotiche, con gente presuntuosa o sfuggente o così ignorante che mi fa scappar da ridere. Qua e là (ma sono una minoranza nella minoranza) ho incontrato dei veri e propri stronzi, come capita in tutte le situazioni in cui si ha a che fare con il pubblico.
Però in genere io vengo ben digerita, spesso trovata simpatica, e a volte anche ascoltata, perchè tendo a essere accogliente, se necessario anche con gli stronzi (ma solo nel caso in cui ci sia in gioco il bene superiore dell'istruzione di un minore. Con tutti gli altri stronzi solitamente sono una iena, vedansi recenti assemblee di condominio). Lo so, che chi mi conosce nel mondo fuori dalla scuola non se lo immaginerebbe mai, ma a me non costa fatica mettermi da parte, di fronte a una persona che, minimo minimo, dice quel che dice mossa dal sincero convincimento di fare qualcosa di buono per suo figlio. Poi se è il caso discuto, contesto, dico la mia, e so essere molto insistente, ma di base i genitori li rispetto e parto dal presupposto che di crescere un adolescente ne sappiano più di me.
Capita ovviamente a volte il genitore che ritiene di saperne più di me anche della materia che insegno e delle tecniche didattiche da applicare. E' come il paziente che spiega la malattia e la cura al medico, ma poichè l'essere umano è quel che è, io non mi scompongo, spiego lo stesso il mio punto di vista e solitamente ne approfitto per farmi un rapido esame di coscienza, sia mai che il mio lavoro faccia acqua da qualche parte. Nel lavoro bisogna sì essere sicuri di sè, ma non presuntuosi.
Poi esiste anche il genitore che preferisce denigrare il professore o la scuola piuttosto che il figlio. E anche quelli, per quanto chiaramente non siano tra i miei preferiti, li ho sempre gestiti, tanto poi c'è sempre lo stanzino del caffè per sfotterli pubblicamente con i colleghi.
Quindi, se io ti dico "Tostissima prende voti più bassi dell'anno scorso" e tu mi rispondi "Ma vede, è confusa, non sa bene cosa deve studiare perchè parte di Letteratura è sul libro e parte è sul quaderno", io ti spiego con calma che questo, invece, dovrebbe essere considerato un arricchimento, perchè io ho corretto il tiro sullo stilnovismo che sul testo era spiegato male, ho aggiunto cose su Dante e su Petrarca, e sto facendo di sana pianta il riassunto dei canti della Commedia, così come l'anno scorso avevo dettato il riassunto di TUTTI i canti dell'Iliade e di TUTTI i canti dell'Eneide.
Se io specifico che i voti si sono abbassati in Geografia, e tu dici con aria insoddisfatta che la geografia di quest'anno è diversa da quella dell'anno scorso, io ti spiego serenamente che l'anno scorso abbiamo fatto geografia generale, che adesso stiamo facendo gli Stati e c'è da studiare in modo più mnemonico.
Se tu dici che Tostissima si era preparata su tutto, e invece io nel compito in classe ho chiesto solo il Regno Unito e l'Eire nei dettagli, io contesto, pacata ma decisa, dicendo che io dò sempre indicazioni precise sul diario su quel che metterò nelle prove. Se tu rispondi "Sì, ma così, da una settimana all'altra, lei invece aveva iniziato a studiare con me molto prima", io non sto neanche a risponderti, perchè ti stai palesemente arrampicando sui vetri. Oppure potrei risponderti che non sei tu che devi decidere a metà ottobre che cosa ci sarà nella mia prova di metà novembre, perchè magari io alcuni argomenti li valuto oralmente e altri per iscritto, e sono francamente cazzi miei e della mia strategia didattica con la classe, if you know what I mean. Ma non lo faccio.
Allora tu, sempre con l'aria di chi ha appena annusato una puzza schifosa e storce la bocca, mi attacchi sul fatto che i ragazzi scrivono troppo poco. E io, che a dicembre mi sono sentita dire questa cosa dalla preside, perchè una delle rappresentanti evidentemente aveva parlato con te, non faccio fatica ad ammettere che me lo hanno già fatto notare, spiego che me ne sono accorta anche io, che hanno bisogno di fare altro esercizio, quando ho rilevato che riempiono di strafalcioni le prove scritte di Geografia, e quindi li ho già fatti esercitare correggendo uno per uno gli esercizi che ho dato, in occasione delle lezioni in compresenza, quando posso lavorare su dodici o tredici persone invece che su ventisei.
Se tu mi dici che "io la faccio scrivere, sa, Tostissima, anzi se lei mi dice cosa posso farle fare d'altro, perchè già io le faccio tenere un diario, tutte le sere, poi però chiaramente non posso darlo a lei da correggere nè correggerlo io" e io penso "perchè non glielo leggi mica, no?", però tu continui "perchè non sono un'insegnante di italiano" (ah no? mi sembrava proprio che fossi il presidente della facoltà di Lettere alla Normale di Pisa, guarda), io penso un gigantesco "ma povera bambina, con 'sta madre stracciacazzi", e lo penso così forte che quasi mi si materializza la scritta sopra la testa, ma non ti dico che sei un mostro da rinchiudere, anzi ragiono con te, con la massima disponibilità, sul come e sul perchè possiamo potenziare la scrittura.
Tu dici che tuo figlio faceva un testo di compito ogni settimana e io ribatto che io temi a casa non ne dò, per non correggere cose scaricate da Internet o scritte da altri, che preferisco gli esercizi di scrittura creativa, e perdo anche del tempo a spiegarti cosa intendo e farti vedere degli esempi, e ti prometto che cercherò un testo che tu possa usare a casa per sfracellare le palle a tua figlia, che già guarda tutti dall'alto in basso, ma presto sarà proprio una disadattata sociale.
Ed è allora che tu fai l'errore. Quello madornale.
Dici che bisogna dare più compiti. Che bisogna abituare i ragazzi a lavorare di più, perchè poi tu hai visto tuo figlio alle superiori che salto che ha fatto. E che se si mantiene questa idea di mandare Tostissima allo scientifico, tu sei disposta a farla lavorare anche a casa aggiungendo cose dietro mia supervisione, perchè ti rendi conto che alle medie magari si fa un po' quel che si può.
Cioè.
Cioè.
Fermi tutti.
Aspetta un attimo.
Tu hai appena detto ALLA PROFESSORESSA CASTAGNA che non sta preparando per il liceo la classe migliore che le sia capitata negli ultimi sei anni.
Tu hai detto questo ALLA CASTAGNA, che in questa classe ha iniziato Latino IN PRIMA MEDIA.
ALLA CASTAGNA, che prepara le lezioni sui testi dell'università, e non su quelli che ha in casa e bon, ma sui migliori, che siano i grandi classici di una volta o manuali recenti e aggiornati rubati al cugino.
ALLA CASTAGNA, che ogni volta che ha una terza si ricompra il Calendario Atlante De Agostini nuovo, e lo usa in classe per integrare i dati del libro di Geografia, tra l'altro con tanta passione che alcuni suoi alunni lo chiedono ai genitori come regalo.
ALLA CASTAGNA, che spacca il mazzo ai suoi studenti se il fiume Tago non diventa Tejo passando dalla Spagna al Portogallo, e guai a sbagliare la pronuncia di un nome geografico nelle principali quattro lingue straniere studiate in Italia: addirittura la II A ci resta male quando lei ammette di non sapere come si pronuncia una cosa in finlandese o in croato e quindi dice "leggetemelo pure com'è scritto".
ALLA CASTAGNA, che fa comprare la Divina Commedia integrale invece di fare solo i tre canti morti dal sonno che ci sono sul libro, e OLTRE a svolgere il programma di letteratura va avanti con Dante QUATTRO MESI, facendolo diventare una materia a sè come al TRIENNIO SUPERIORE.
ALLA CASTAGNA, che se leggi un romanzo per ragazzi consigliato da lei niente niente è capace di essere la trilogia della Allende, altro che i Piccoli Brividi de me' cojoni.
ALLA CASTAGNA, che se un alunno alla prima lezione di Latino sbaglia e legge kaelum invece di celum, ne approfitta per spiegare la pronuncia ecclesiastica e quella restituta.
ALLA CASTAGNA, i cui alunni ti dicono tutti contenti che la Sibilla divinava il futuro lanciando delle foglie su cui erano tracciati dei segni e che questo è un dato storico, perchè l'alfabeto di derivazione fenicia e poi greca è probabilmente arrivato a Roma passando per Cuma.
ALLA CASTAGNA, i cui alunni chiamano la Divina Commedia COMEDìA e se vedono scritto RVF XXVII sanno che cosa significa.
Tu hai appena trattato LA CASTAGNA come una che poverina insegna solo alle medie.
Tu hai appena osato suggerire che quel che la Castagna fa andrà forse bene al massimo per quelli che vanno al professionale, e che ci devono pensare le mammine care come te a preparare i figli per fare carriera in un liceo.
Tu vuoi morire, no, tu sei già morta, stasera respiri perchè io te lo concedo ancora per qualche tempo. Ti lascio in vita solo perchè tu possa vedere dove saranno tra due o tre anni i miei alunni. E non parlo di Tostissima, che è brava e che ha te che glielo meni. Parlo degli altri, quelli che di Italiano e Geografia, quando arriveranno alle superiori, avranno in saccoccia "solo" quello che gli ho insegnato io.
Comunque ora so come si sentono le persone che stanno per cadere al suolo in preda a un colpo apoplettico causato da un'incazzatura repentina di proporzioni galattiche. Praticamente sono in vita anche io solo perchè devo farti mangiare tanta, ma tanta, ma tanta di quella merda che alla fine la troverai persino buona.
venerdì 6 aprile 2012
MORTE
Sorridere, dire una frase di ammirazione con tono compiaciuto (attenta: non estasiato, da oca, compiaciuto, da donna consapevole di quel che fa e dice, da donna che ne ha viste), sgranare bene gli occhi, attendere la risposta inclinando leggermente la testa verso destra, se dotata di frangia o ciuffo scuotere leggermente i capelli, sorridere annuendo, riconfermare con convinzione il complimento, attendere risposta, allungare mano e toccargli una spalla, testa inclinata, ora, molto inclinata, sorriso totale, occhio stellante (attenta, non ho detto sognante, ho detto stellante, l'idea che devi trasmettere non è che sei una ragazzina davanti a Di Caprio ma una donna, una Donna con la D maiuscola che ovviamente può scegliere, tra infiniti uomini a lei disponibili, e sta scegliendo lui, sta dicendogli che lui ha qualcosa di speciale: quindi occhio stellante, non sognante, perchè sei tu che decidi, tu che confermi che sì, lui non è come gli altri e tu, Donna con la D maiuscola, te ne sei accorta).
E la cosa forte è che io queste tecniche non le ho mai usate, pur distinguendone perfettamente dettagli e sfumature. Ma mettersi con un uomo di bell'aspetto è la miglior scuola per imparare tutto questo, semplicemente osservando alcune delle altre.
Di solito sono anche sposate, o stanno per sposarsi. E di solito sono tutto fuorchè delle disperate che per un po' di sano volatile si venderebbero i figli. Sono in gamba, sono intelligenti, sono fini. Però praticano questo sport, di fiondarsi sugli uomini e far loro credere di essere speciali, per poi rigirarseli allegramente intorno a un dito, magari senza neppure dargliela (o meglio, senza prenderne, perchè loro prendono, non danno, e comunque non è a quello che ambiscono: è al potere). Il loro è un atteggiamento spontaneamente dettato dalla sicurezza di sè, non dalla necessità o dall'inquietante dubbio di non piacere. E le vere destinatarie sono le altre donne, non gli uomini, quelli sono solo lo strumento.
La sola cosa che io non capirò mai, delle troie (perchè le troie vere sono queste: mica quelle poverine in piedi al freddo davanti al distributore di benzina), è che sono eccezionalmente brave nell'abbindolare gli uomini delle altre con questo genere di lusinghe (e l'Uomo, dato che io ho la laurea ad honorem in Fenomenologia della Troia Spontanea d'Alta Classe, sta pian piano imparando a darmi retta, ma era per natura una delle vittime predestinate e tende ancora a non rendersi conto di cosa succede, finchè i suoi occhi non incontrano il mio sopracciglio sinistro); ma non sono in grado di individuare in una stanza la presenza della fidanzata o della moglie, sebbene possa essere molto vicina, praticamente di fronte. E invece, chissà come mai, una moglie entrando a una festa con settecento donne te le trova subito, le Troie Spontanee d'Alta Classe, e in particolare, tra le sei o sette presenti su quelle settecento, individua subito quella che punterà suo marito.
Però, anche alla più esperta cacciatrice di Troie Spontanee può succedere di avere per 40 ore un mal di testa così forte da dimenticarsi che, alla serata cui lei non andrà e suo marito invece sì, sarà senz'altro presente uno di questi esemplari da competizione. Del quale il comportamente descritto sopra è stato osservato in diretta qualche settimana fa. E non era un sogno, come il suo: io ero presente e, sebbene abbia incendiato con lo sguardo il corridoio del teatro dove si è svolta la scena, ho potuto solo assistere e poi relazionare all'Uomo il trattamento cui era appena stato sottoposto, ovviamente senza rendersene minimamente conto.
Il marito è appena rientrato. E dice di avere sullo stomaco due fette di colomba col mascarpone, ma questo non lo sottrarrà all'interrogatorio: non per altro, ma voglio sapere se la tizia ha fatto tutte le mosse previste nel manuale della Troia Spontanea d'Alta Classe nel capitolo "Festa in casa di amici". Insomma, una laurea ad honorem dovrò ben dimostrare di essermela guadagnata, non l'ho mica presa perchè ero la nipote del magnifico rettore.
E la cosa forte è che io queste tecniche non le ho mai usate, pur distinguendone perfettamente dettagli e sfumature. Ma mettersi con un uomo di bell'aspetto è la miglior scuola per imparare tutto questo, semplicemente osservando alcune delle altre.
Di solito sono anche sposate, o stanno per sposarsi. E di solito sono tutto fuorchè delle disperate che per un po' di sano volatile si venderebbero i figli. Sono in gamba, sono intelligenti, sono fini. Però praticano questo sport, di fiondarsi sugli uomini e far loro credere di essere speciali, per poi rigirarseli allegramente intorno a un dito, magari senza neppure dargliela (o meglio, senza prenderne, perchè loro prendono, non danno, e comunque non è a quello che ambiscono: è al potere). Il loro è un atteggiamento spontaneamente dettato dalla sicurezza di sè, non dalla necessità o dall'inquietante dubbio di non piacere. E le vere destinatarie sono le altre donne, non gli uomini, quelli sono solo lo strumento.
La sola cosa che io non capirò mai, delle troie (perchè le troie vere sono queste: mica quelle poverine in piedi al freddo davanti al distributore di benzina), è che sono eccezionalmente brave nell'abbindolare gli uomini delle altre con questo genere di lusinghe (e l'Uomo, dato che io ho la laurea ad honorem in Fenomenologia della Troia Spontanea d'Alta Classe, sta pian piano imparando a darmi retta, ma era per natura una delle vittime predestinate e tende ancora a non rendersi conto di cosa succede, finchè i suoi occhi non incontrano il mio sopracciglio sinistro); ma non sono in grado di individuare in una stanza la presenza della fidanzata o della moglie, sebbene possa essere molto vicina, praticamente di fronte. E invece, chissà come mai, una moglie entrando a una festa con settecento donne te le trova subito, le Troie Spontanee d'Alta Classe, e in particolare, tra le sei o sette presenti su quelle settecento, individua subito quella che punterà suo marito.
Però, anche alla più esperta cacciatrice di Troie Spontanee può succedere di avere per 40 ore un mal di testa così forte da dimenticarsi che, alla serata cui lei non andrà e suo marito invece sì, sarà senz'altro presente uno di questi esemplari da competizione. Del quale il comportamente descritto sopra è stato osservato in diretta qualche settimana fa. E non era un sogno, come il suo: io ero presente e, sebbene abbia incendiato con lo sguardo il corridoio del teatro dove si è svolta la scena, ho potuto solo assistere e poi relazionare all'Uomo il trattamento cui era appena stato sottoposto, ovviamente senza rendersene minimamente conto.
Il marito è appena rientrato. E dice di avere sullo stomaco due fette di colomba col mascarpone, ma questo non lo sottrarrà all'interrogatorio: non per altro, ma voglio sapere se la tizia ha fatto tutte le mosse previste nel manuale della Troia Spontanea d'Alta Classe nel capitolo "Festa in casa di amici". Insomma, una laurea ad honorem dovrò ben dimostrare di essermela guadagnata, non l'ho mica presa perchè ero la nipote del magnifico rettore.
lunedì 19 marzo 2012
Penna rossa e iPod
17.09
Prima prova letteratura (quella su cui si va più piano) corretta.
17.28
Sono convinta che farò rileggere alla classe le parafrasi dei versi del “Cantico delle creature” e le farò correggere come esercizio di grammatica. E di comprensione del testo. E anche un po’ di umiliazione pubblica.
17.31
Meibeeeee iur gonna bi de uan det seivs meeeeeee… end after ooolll iur mai uanderuoollll
17.33
Ma il gatto è morto o si sta riposando come se non ci fosse un domani? Beato lui…
17.39
Interrotta dal marito.
17.42
Piur, morneen, piur, morneen…
17.44
Che faccio stasera per cena?
Quanto è bella “Slave to the wage” dei Placebo?
Mmh, quanto sono concentrata, poi mi lamento dei miei ragazzi. Puah.
17.52
Poesie ispirate al trobar clus: rime petrose.
Okay.
Tipo di componimento letterario: “Monarchia”.
Trattato sull’impero: “Le dolci rime d’amor ch’io solia”.
Opera composta da prose e poesie: sonetto.
Canzone presente nel “Convivio”: prosimetro.
…
…
Me e i miei cazzo di esercizi di collegamento con le freccine.
18.01
Non pare, ma nel frattempo ho corretto 7 prove.
Ommioddio solo 7 prove in un’ora. Finisco alle otto, di questo passo. Ma una bella prova tutta giusta, o una tutta in bianco, che faccio prima???
Poi devo anche preparare quella di recupero per Spettacolo, Occhioni e lo Scoiattolo.
Oh. Dio.
Samfin borroud, samfin blu, evri mi end evri iu…
18.32
Perché mi devono scrivere che in Spagna le due lingue neolatine a tutt’oggi parlate sono il portoghese e il CORINZIO??????????????? E mica una sola me lo scrive… Si sono pure copiate, le furbacchione. Ora prendo la Briciola di Titanio e Tesoro Diafano e le appendo per i piedi al pennone della bandiera sopra l‘ingresso, come monito per i passanti.
…so iu sciuld bi baaai ioooooorseelf insted of hiir uith mi… siicretli…
Se rinasco voglio essere Skin. O Anastacia. O Adele. Insomma, una con una voce così, che con può farci quello che vuole, con la voce.
18.43
Data dell’ingresso di Dante in politica: “Monarchia”.
…
…
…
No. Mi ci vuole una pausa vera.
Prima prova letteratura (quella su cui si va più piano) corretta.
17.28
Sono convinta che farò rileggere alla classe le parafrasi dei versi del “Cantico delle creature” e le farò correggere come esercizio di grammatica. E di comprensione del testo. E anche un po’ di umiliazione pubblica.
17.31
Meibeeeee iur gonna bi de uan det seivs meeeeeee… end after ooolll iur mai uanderuoollll
17.33
Ma il gatto è morto o si sta riposando come se non ci fosse un domani? Beato lui…
17.39
Interrotta dal marito.
17.42
Piur, morneen, piur, morneen…
17.44
Che faccio stasera per cena?
Quanto è bella “Slave to the wage” dei Placebo?
Mmh, quanto sono concentrata, poi mi lamento dei miei ragazzi. Puah.
17.52
Poesie ispirate al trobar clus: rime petrose.
Okay.
Tipo di componimento letterario: “Monarchia”.
Trattato sull’impero: “Le dolci rime d’amor ch’io solia”.
Opera composta da prose e poesie: sonetto.
Canzone presente nel “Convivio”: prosimetro.
…
…
Me e i miei cazzo di esercizi di collegamento con le freccine.
18.01
Non pare, ma nel frattempo ho corretto 7 prove.
Ommioddio solo 7 prove in un’ora. Finisco alle otto, di questo passo. Ma una bella prova tutta giusta, o una tutta in bianco, che faccio prima???
Poi devo anche preparare quella di recupero per Spettacolo, Occhioni e lo Scoiattolo.
Oh. Dio.
Samfin borroud, samfin blu, evri mi end evri iu…
18.32
Perché mi devono scrivere che in Spagna le due lingue neolatine a tutt’oggi parlate sono il portoghese e il CORINZIO??????????????? E mica una sola me lo scrive… Si sono pure copiate, le furbacchione. Ora prendo la Briciola di Titanio e Tesoro Diafano e le appendo per i piedi al pennone della bandiera sopra l‘ingresso, come monito per i passanti.
…so iu sciuld bi baaai ioooooorseelf insted of hiir uith mi… siicretli…
Se rinasco voglio essere Skin. O Anastacia. O Adele. Insomma, una con una voce così, che con può farci quello che vuole, con la voce.
18.43
Data dell’ingresso di Dante in politica: “Monarchia”.
…
…
…
No. Mi ci vuole una pausa vera.
mercoledì 2 novembre 2011
L'origine del male
Succede che in un'ora di Matematica la Brava Crista butta fuori Peste Romena in quanto è distratto e disturba.
Dopo, mentre lui è in corridoio, prende il diario per ficcargli la solita nota e borbotta, infastidita, che oltretutto non c'è l'ombra di un compito segnato nelle ultime pagine.
Spettacolo, momentaneamente svampendosi, forse credendo di aiutare il compagno preso di mira, se ne esce con:
"Ma lui ne ha un altro."
"Un altro cosa?"
"Ha due diari..."
La Brava Crista fa chiamare Peste Romena e, al suo rientro, gli fa, secca: "Portami l'altro diario."
E così viene fuori che il bambino di porcellana fine, biondo chiaro, dalle orecchie a manico di tazzina, che io tanto mi sono coccolata l'anno scorso, tiene la doppia contabilità: da una parte un po' di compiti e i bei voti, dall'altra le note disciplinari e anche avvisi come quelli, da me dettati, a proposito del ricevimento settimanale dei genitori e delle riunioni a cui, da parte mia e dei colleghi, invitavo caldamente a partecipare allo scopo di fare il punto della (pessima) situazione della classe.
In questo secondo diario, la firma chiaramente è diversa che nel primo. E la cosa va avanti da settimane. La collega, straziata da tanto pelo sullo stomaco di un bambino di dodici anni, telefona al padre della Peste Romena, un modesto bracciante che, senza neanche togliersi i vestiti da lavoro, probabilmente dice due parole al datore di lavoro su un'emergenza e, praticamente mentre è ancora al telefono con la Brava Crista, si fionda a scuola.
E lì la cosa diventa ancora più trista perchè, vedendo il diario di cui non conosceva l'esistenza, riconosce la firma della moglie sotto i brutti voti e le note. A momenti si mettono a piangere sia lui che la Brava Crista.
Dopo un po', arrivo io, che il giovedì entro tardi. Mi viene fatta relazione dalla collega affranta e inferocita al tempo stesso.
Entro in classe e, senza neanche sedermi, butto fuori la Peste Romena con la storica frase: "Tu. Fuori. Levati dalla mia vista."
Poi, con un principio di ulcera emorragica nell'esofago, mi rivolgo agli altri:
"Chi altro sta facendo il furbo, qua dentro?"
Loro tentano un "Ma cosa? Ma in che senso?"
E io, quando ce vo' ce vo', ruggisco: "Finitela di prenderci per il culo!!! Voglio sapere quanti di voi hanno due diari!!!"
Ne spuntano altri due. L'Ingegnere, che ha un secondo diario ma, visibilmente, non ha iniziato ad usarlo. Mi limito a proibirgli di portarlo a scuola e a scrivergli un avviso per i genitori. E la Bionda Brutilde, che, tremando, mi dice che il suo secondo diario è a casa e becca quindi una nota preventiva.
Il resto della mattinata è un viavai dal vicepreside, un continuo incrociare colleghi allucinati perchè la notizia ha fatto il giro delle aule molto più in fretta del povero neutrino del CERN di gelminiana memoria, e tutti, in preda al panico, stanno facendo controlli sui diari dei propri alunni, convinti a ragione che l'idea geniale venuta a uno sia stata accolta e forse anche già messa in pratica da altri.
Nell'intervallo, la Peste Romena reclusa in classe sta studiando freneticamente Geografia, quando io abbasso su di lui i miei occhi color veleno e gli rivolgo la seconda frase della giornata: "Cosa fai."
"S-studio g-geografia."
"Perchè."
"Perchè f-forse dopo interroga."
"Mettila via. Dovevi studiarla a casa, non a scuola."
La mette via.
Più tardi incrocio la Bionda Svampita e gli ha dato quattro e mezzo. Lui esce da scuola all'una e mezza con gli occhi cerchiati di fucsia e un simpatico appuntamento con le manone di papà. Io rumino pensieri abominevoli su cinghiate e sganassoni, vado a casa e chiedo a mio marito cosa faremmo noi se venisse fuori che un figlio ci prende per il culo in modo così chiaro, poi nel cuore della notte mi rigiro nel letto terrorizzata all'idea che il mio folletto dalla pelle di porcellana scappi di casa, tenti il suicidio, arrivi a scuola con gli occhi come due prugne o un labbro gonfio. Non penso alla madre, perchè per la verità il particolare che la firma sul diario numero due fosse quella materna a me viene rivelato solo il giorno dopo. Ma è possibile che il labbro spaccato ce l'abbia avuto lei, alla fine, e forse se fossi un papà che si rompe la schiena tutto il giorno per i suoi due bambini e poi scopre cotanta congiura in famiglia le mani le avrei alzate anche io, e mica piano.
Invece il giorno dopo il bambino è ancora più bianco del solito e, a occhio e croce, si percepisce che deve aver saltato cena e forse anche colazione. E' il giorno in cui arriva la notizia della morte di A. e a scuola il clima è irrespirabile.
Nei giorni successivi, però, si verifica un fenomeno.
Quando ci incrociamo in sala prof io e uno o più tra gli altri professori della II C, preferibilmente la Bionda Svampita, la Brava Crista, il Grande Puffo o la Barbie di Inglese, alziamo tutti subito la voce lamentando che la classe sta letteralmente colando a picco.
Ma, siccome la carognata di Peste Romena ha sorpassato di parecchie leghe quello che ci si aspetta dai ragazzini delle medie, noi ci sentiamo autorizzati a ricambiare con moneta sonante ogni accenno di distrazione, svogliatezza, scarso impegno e strafottenza, e in pratica, al mattino presto, ci scambiamo le ultime news ("Ho trovato intere pagine di diario vuote anche a Puffetta, Terzo Fratello e Orsetto Marrone" "Ho interrogato cinque persone e non ho dato una sufficienza" etc etc) e poi, carichi come guerrieri all'assalto, ci scagliamo in seconda e ognuno di noi fa qualcosa di orrendo, riportando indietro scalpi o intere teste di alunni e sbattendoli sul tavolo della sala prof con violenza la mattina successiva.
Per esempio, io faccio i controlli a campione dei diari. E i primi giorni fioccano note didattiche sul registro a quelli che non hanno scritto tutto. Poi i compiti compaiono, perchè anche i ragazzi non sono scemi, ma compaiono con questa modalità (esempio tratto testualmente dal mio ultimo controllo, copiato su un foglio e mostrato ai colleghi come macabro trofeo):
compito di Storia assegnato dalla Bionda Svampita,
- sul diario dell'Ingegnere:
p. 20-21 n.22-23-24-25-26;
-sul diario di Spettacolo:
p. 14-21 + 36 per interrogazione;
-sul diario di Peste Romena:
p. 22 e 24 e 26 tutta da fare esercizi + p.36 leggere tutto e fare gli es di p 37;
-sul diario di Dolce Castoro:
22-24-26-27 + es p. 36 da leggere.
Sugli altri due diari che avevo ritirato non figurava alcun compito di Storia.
Ecco. Poi dice che i prof sono bastardi. Non nasciamo bastardi, ma vorrei vedere voi a non diventarci.
Ieri ho corretto Grammatica.
17 insufficienze su 22 compiti, ed era ripasso delle cose dell'anno scorso, rifatte in classe da pochissimo.
Dopo, mentre lui è in corridoio, prende il diario per ficcargli la solita nota e borbotta, infastidita, che oltretutto non c'è l'ombra di un compito segnato nelle ultime pagine.
Spettacolo, momentaneamente svampendosi, forse credendo di aiutare il compagno preso di mira, se ne esce con:
"Ma lui ne ha un altro."
"Un altro cosa?"
"Ha due diari..."
La Brava Crista fa chiamare Peste Romena e, al suo rientro, gli fa, secca: "Portami l'altro diario."
E così viene fuori che il bambino di porcellana fine, biondo chiaro, dalle orecchie a manico di tazzina, che io tanto mi sono coccolata l'anno scorso, tiene la doppia contabilità: da una parte un po' di compiti e i bei voti, dall'altra le note disciplinari e anche avvisi come quelli, da me dettati, a proposito del ricevimento settimanale dei genitori e delle riunioni a cui, da parte mia e dei colleghi, invitavo caldamente a partecipare allo scopo di fare il punto della (pessima) situazione della classe.
In questo secondo diario, la firma chiaramente è diversa che nel primo. E la cosa va avanti da settimane. La collega, straziata da tanto pelo sullo stomaco di un bambino di dodici anni, telefona al padre della Peste Romena, un modesto bracciante che, senza neanche togliersi i vestiti da lavoro, probabilmente dice due parole al datore di lavoro su un'emergenza e, praticamente mentre è ancora al telefono con la Brava Crista, si fionda a scuola.
E lì la cosa diventa ancora più trista perchè, vedendo il diario di cui non conosceva l'esistenza, riconosce la firma della moglie sotto i brutti voti e le note. A momenti si mettono a piangere sia lui che la Brava Crista.
Dopo un po', arrivo io, che il giovedì entro tardi. Mi viene fatta relazione dalla collega affranta e inferocita al tempo stesso.
Entro in classe e, senza neanche sedermi, butto fuori la Peste Romena con la storica frase: "Tu. Fuori. Levati dalla mia vista."
Poi, con un principio di ulcera emorragica nell'esofago, mi rivolgo agli altri:
"Chi altro sta facendo il furbo, qua dentro?"
Loro tentano un "Ma cosa? Ma in che senso?"
E io, quando ce vo' ce vo', ruggisco: "Finitela di prenderci per il culo!!! Voglio sapere quanti di voi hanno due diari!!!"
Ne spuntano altri due. L'Ingegnere, che ha un secondo diario ma, visibilmente, non ha iniziato ad usarlo. Mi limito a proibirgli di portarlo a scuola e a scrivergli un avviso per i genitori. E la Bionda Brutilde, che, tremando, mi dice che il suo secondo diario è a casa e becca quindi una nota preventiva.
Il resto della mattinata è un viavai dal vicepreside, un continuo incrociare colleghi allucinati perchè la notizia ha fatto il giro delle aule molto più in fretta del povero neutrino del CERN di gelminiana memoria, e tutti, in preda al panico, stanno facendo controlli sui diari dei propri alunni, convinti a ragione che l'idea geniale venuta a uno sia stata accolta e forse anche già messa in pratica da altri.
Nell'intervallo, la Peste Romena reclusa in classe sta studiando freneticamente Geografia, quando io abbasso su di lui i miei occhi color veleno e gli rivolgo la seconda frase della giornata: "Cosa fai."
"S-studio g-geografia."
"Perchè."
"Perchè f-forse dopo interroga."
"Mettila via. Dovevi studiarla a casa, non a scuola."
La mette via.
Più tardi incrocio la Bionda Svampita e gli ha dato quattro e mezzo. Lui esce da scuola all'una e mezza con gli occhi cerchiati di fucsia e un simpatico appuntamento con le manone di papà. Io rumino pensieri abominevoli su cinghiate e sganassoni, vado a casa e chiedo a mio marito cosa faremmo noi se venisse fuori che un figlio ci prende per il culo in modo così chiaro, poi nel cuore della notte mi rigiro nel letto terrorizzata all'idea che il mio folletto dalla pelle di porcellana scappi di casa, tenti il suicidio, arrivi a scuola con gli occhi come due prugne o un labbro gonfio. Non penso alla madre, perchè per la verità il particolare che la firma sul diario numero due fosse quella materna a me viene rivelato solo il giorno dopo. Ma è possibile che il labbro spaccato ce l'abbia avuto lei, alla fine, e forse se fossi un papà che si rompe la schiena tutto il giorno per i suoi due bambini e poi scopre cotanta congiura in famiglia le mani le avrei alzate anche io, e mica piano.
Invece il giorno dopo il bambino è ancora più bianco del solito e, a occhio e croce, si percepisce che deve aver saltato cena e forse anche colazione. E' il giorno in cui arriva la notizia della morte di A. e a scuola il clima è irrespirabile.
Nei giorni successivi, però, si verifica un fenomeno.
Quando ci incrociamo in sala prof io e uno o più tra gli altri professori della II C, preferibilmente la Bionda Svampita, la Brava Crista, il Grande Puffo o la Barbie di Inglese, alziamo tutti subito la voce lamentando che la classe sta letteralmente colando a picco.
Ma, siccome la carognata di Peste Romena ha sorpassato di parecchie leghe quello che ci si aspetta dai ragazzini delle medie, noi ci sentiamo autorizzati a ricambiare con moneta sonante ogni accenno di distrazione, svogliatezza, scarso impegno e strafottenza, e in pratica, al mattino presto, ci scambiamo le ultime news ("Ho trovato intere pagine di diario vuote anche a Puffetta, Terzo Fratello e Orsetto Marrone" "Ho interrogato cinque persone e non ho dato una sufficienza" etc etc) e poi, carichi come guerrieri all'assalto, ci scagliamo in seconda e ognuno di noi fa qualcosa di orrendo, riportando indietro scalpi o intere teste di alunni e sbattendoli sul tavolo della sala prof con violenza la mattina successiva.
Per esempio, io faccio i controlli a campione dei diari. E i primi giorni fioccano note didattiche sul registro a quelli che non hanno scritto tutto. Poi i compiti compaiono, perchè anche i ragazzi non sono scemi, ma compaiono con questa modalità (esempio tratto testualmente dal mio ultimo controllo, copiato su un foglio e mostrato ai colleghi come macabro trofeo):
compito di Storia assegnato dalla Bionda Svampita,
- sul diario dell'Ingegnere:
p. 20-21 n.22-23-24-25-26;
-sul diario di Spettacolo:
p. 14-21 + 36 per interrogazione;
-sul diario di Peste Romena:
p. 22 e 24 e 26 tutta da fare esercizi + p.36 leggere tutto e fare gli es di p 37;
-sul diario di Dolce Castoro:
22-24-26-27 + es p. 36 da leggere.
Sugli altri due diari che avevo ritirato non figurava alcun compito di Storia.
Ecco. Poi dice che i prof sono bastardi. Non nasciamo bastardi, ma vorrei vedere voi a non diventarci.
Ieri ho corretto Grammatica.
17 insufficienze su 22 compiti, ed era ripasso delle cose dell'anno scorso, rifatte in classe da pochissimo.
martedì 1 novembre 2011
L'origine del male - un teaser
Pensavo che ve lo avrei raccontato più avanti perchè avevamo appena avuto un lutto a scuola ed ero sconvolta.
Pensavo di rimandare il momento di raccontarvelo perchè stavo male anche fisicamente, o perchè ho dovuto affrontare giornate cupe di rosari, sedute dal commercialista e orrende pratiche per rimediare ai danni fatti al mio sistema immunitario dall'antibiotico.
Pensavo che non fosse ancora venuto il momento di parlarne perchè tra un litigio e l'altro io e l'Uomo abbiamo ricevuto, presentato al pubblico, omaggiato di fiori aperitivi cene colazioni etc, diversi attori e un paio di registi. E fatto una riunione per lo spettacolo teatrale (non ve l'ho detto? L'Uomo è tornato alla sua antica passione, recitare) con un gruppo di persone piacevoli, di quelle con cui stai bene e così finisce che "okay bene abbiamo finito andiamo a bere una cosa? anzi andiamo a cena? e poi a bere qualcosa?", insomma abbiamo fatto un'altra volta l'una di notte.
Ma ormai sono passate due settimane, e ho messo a fuoco il problema.
Sono così incazzata che non ho ancora voglia di mettermi a riassumere cos'è successo. E' senza dubbio la peggiore incazzatura che mi sono sparata da quando lavoro.
Però dopodomani dobbiamo sospendere. L'alunno, e forse alcuni suoi compagni.
Quindi ci sarà un resoconto, prima o poi.
Frattanto, domani sorgerà un'altra alba e il male striscerà implacabile verso la porta della II C, impersonato da me, ma anche da altre tre o quattro figure di docenti che dedicano ormai le loro giornate a essere vendicativi, furiosi e spietati con i piccoli incauti.
No, perchè c'è un limite che è pericoloso passare. E loro sono andati CHILOMETRI oltre.
Pensavo di rimandare il momento di raccontarvelo perchè stavo male anche fisicamente, o perchè ho dovuto affrontare giornate cupe di rosari, sedute dal commercialista e orrende pratiche per rimediare ai danni fatti al mio sistema immunitario dall'antibiotico.
Pensavo che non fosse ancora venuto il momento di parlarne perchè tra un litigio e l'altro io e l'Uomo abbiamo ricevuto, presentato al pubblico, omaggiato di fiori aperitivi cene colazioni etc, diversi attori e un paio di registi. E fatto una riunione per lo spettacolo teatrale (non ve l'ho detto? L'Uomo è tornato alla sua antica passione, recitare) con un gruppo di persone piacevoli, di quelle con cui stai bene e così finisce che "okay bene abbiamo finito andiamo a bere una cosa? anzi andiamo a cena? e poi a bere qualcosa?", insomma abbiamo fatto un'altra volta l'una di notte.
Ma ormai sono passate due settimane, e ho messo a fuoco il problema.
Sono così incazzata che non ho ancora voglia di mettermi a riassumere cos'è successo. E' senza dubbio la peggiore incazzatura che mi sono sparata da quando lavoro.
Però dopodomani dobbiamo sospendere. L'alunno, e forse alcuni suoi compagni.
Quindi ci sarà un resoconto, prima o poi.
Frattanto, domani sorgerà un'altra alba e il male striscerà implacabile verso la porta della II C, impersonato da me, ma anche da altre tre o quattro figure di docenti che dedicano ormai le loro giornate a essere vendicativi, furiosi e spietati con i piccoli incauti.
No, perchè c'è un limite che è pericoloso passare. E loro sono andati CHILOMETRI oltre.
lunedì 17 ottobre 2011
Domani riunione
"I vostri figli, ultimamente: non fanno i compiti, anzi non scrivono nemmeno i compiti sul diario, non ripassano le lezioni, non riguardano gli appunti, non rileggono le prove prima di consegnarle, sono incapaci di capire una consegna, si dimenticano i libri, i quaderni, il diario, le autorizzazioni, i soldi, le firme da far fare sul diario, non si preoccupano di finire sul registro e/o in presidenza, assistono con aria di sopportazione alle sceneggiate dei professori esasperati, stanno sdraiati sul banco invece di seguire, fanno domande cretine, non ascoltano la risposta, parlano quando pare a loro e non a proposito, ridono di qualsiasi cosa compreso del furto da ventimila euro che abbiamo subito.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."
Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.
Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)
I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."
Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.
Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)
I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.
lunedì 26 settembre 2011
Corollario
La terza A è stata l'unica classe dove abbia visto gente china su un banco e su materiale cartaceo, stamattina, alle sette e quaranta.
Kevin il Bello (che distingueremo così da Kevin il Moro, Kevin il Grosso e Kevin il Grande; Kevin va di moda dalle mie parti) che era uno di quelli beccati a copiare la volta scorsa mi mostra con innocenza il libro di letteratura sul quale tutti stanno ripassando. Mi complimento ed esco.
Per trovare Kevin il Grande che copia sul suo quadernone di italiano il compito di Kevin il Bello. E dove? Appoggiato su un termosifone, nel corridoio. Platealmente, proprio.
Mi congratulo, riporto dentro il foglio di Kevin il Bello, Kevin il Grande mi segue (sospetto lo faccia rimuginando sulla mia annosa abitudine di vendere certe parti della mia anatomia per vil pecunia) e li lascio in classe dicendo: "Ah, e se volete rigarmi la macchina, è quella blu."
Lo so, lo so. Ma me la preparavo da una settimana, non potevo non dirla.
Kevin il Bello (che distingueremo così da Kevin il Moro, Kevin il Grosso e Kevin il Grande; Kevin va di moda dalle mie parti) che era uno di quelli beccati a copiare la volta scorsa mi mostra con innocenza il libro di letteratura sul quale tutti stanno ripassando. Mi complimento ed esco.
Per trovare Kevin il Grande che copia sul suo quadernone di italiano il compito di Kevin il Bello. E dove? Appoggiato su un termosifone, nel corridoio. Platealmente, proprio.
Mi congratulo, riporto dentro il foglio di Kevin il Bello, Kevin il Grande mi segue (sospetto lo faccia rimuginando sulla mia annosa abitudine di vendere certe parti della mia anatomia per vil pecunia) e li lascio in classe dicendo: "Ah, e se volete rigarmi la macchina, è quella blu."
Lo so, lo so. Ma me la preparavo da una settimana, non potevo non dirla.
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la mia vendetta sarà tremenda
lunedì 19 settembre 2011
Ma in seguito fu la strage
Prendete una prof delle medie mediamente severa, mediamente convinta di essere ormai esperta il giusto (o almeno più esperta di dieci anni fa, e sai, belìn, dopo dieci anni se non avessi imparato niente forse ci sarebbe qualcosa che non va) e mettetela a fare il prescuola.
La suddetta prof interverrà nelle classi dove, alle sette e quarantacinque di lunedì, i vostri amati frugoletti che sono stati tutta la domenica (piovosa) a scaccolarsi davanti alla tele e/o scaricare filmati hard dal pc e/o chattare con le amichette (ma va bene anche se siete stati via per il weekend, se hanno seguito il palio o se hanno aiutato la nonna a fare la matassa eh?) sono intenti a scopiazzare indegnamente gli esercizi di matematica e inglese, quelli con i fill in the blanks, di tre parole a esercizio, che ovviamente loro, vessati da ore e ore di sfruttamento minorile, lavoro in miniera, in fabbrica o in filanda non hanno assolutamente potuto svolgere tra le ore 13,30 di venerdì e le ore 08,00 di lunedì.
Ora, la suddetta prof adora fare un po' la iena, ma visto che oggi era la prima mattina non si è mica messa a prendere nomi o ritirare quaderni, si è limitata a beccare gli interessati e farli smettere.
Poi è entrata in classe al suono della prima campanella e dall'aula a fianco è arrivata l'Inflessibile, con in mano libro di letteratura e agenda, e la domanda: "Questi sono tuoi?"
La prof mediamente severa, parecchio interventista di cui dicevamo abbassa gli occhi sull'agenda e la trova martoriata da punti di pinzatrice qua e là sulla copertina.
L'agenda.
Nuova.
Che era sulla cattedra.
Presa a pinzate.
Nei minuti immediatamente successivi o addirittura contemporanei al giro della scuola a caccia di scopiazzatori.
[Vi propongo un esercizio di scrittura creativa.
Completate la storia voi. Potete utilizzare anche lessico scurrile (io però sono stata una signora) e/o elementi mitologici e fantasy quali trasformazioni, piaghe d'Egitto e raggi della morte. Nello svolgimento, di lunghezza a piacere, ricordate di tenere conto tanto della presenza di alunni dell'insegnante e di altri colleghi quanto dell'esistenza di un vicepreside e di una preside.]*
*Non vi agitate, non vi metto il voto. Non voglio neanche scassarvi i maroni, in realtà è che devo correre all'assemblea di condominio (perchè le sfighe ovviamente vengono sempre a grappoli...). Però mi piacerebbe che qualcuno indovinasse cosa è successo. Più tardi, o domattina, metto la versione originale di com'è andata.
Sanguedelmiosangue non puoi inserire spoiler dato che in parte te l'ho raccontata per telefono, ma siccomne sei piuttosto dotato per la scrittura accetterò di visionare anche il tuo svolgimento. E' tutto (cit. a uso e consumo di SDMS)
La suddetta prof interverrà nelle classi dove, alle sette e quarantacinque di lunedì, i vostri amati frugoletti che sono stati tutta la domenica (piovosa) a scaccolarsi davanti alla tele e/o scaricare filmati hard dal pc e/o chattare con le amichette (ma va bene anche se siete stati via per il weekend, se hanno seguito il palio o se hanno aiutato la nonna a fare la matassa eh?) sono intenti a scopiazzare indegnamente gli esercizi di matematica e inglese, quelli con i fill in the blanks, di tre parole a esercizio, che ovviamente loro, vessati da ore e ore di sfruttamento minorile, lavoro in miniera, in fabbrica o in filanda non hanno assolutamente potuto svolgere tra le ore 13,30 di venerdì e le ore 08,00 di lunedì.
Ora, la suddetta prof adora fare un po' la iena, ma visto che oggi era la prima mattina non si è mica messa a prendere nomi o ritirare quaderni, si è limitata a beccare gli interessati e farli smettere.
Poi è entrata in classe al suono della prima campanella e dall'aula a fianco è arrivata l'Inflessibile, con in mano libro di letteratura e agenda, e la domanda: "Questi sono tuoi?"
La prof mediamente severa, parecchio interventista di cui dicevamo abbassa gli occhi sull'agenda e la trova martoriata da punti di pinzatrice qua e là sulla copertina.
L'agenda.
Nuova.
Che era sulla cattedra.
Presa a pinzate.
Nei minuti immediatamente successivi o addirittura contemporanei al giro della scuola a caccia di scopiazzatori.
[Vi propongo un esercizio di scrittura creativa.
Completate la storia voi. Potete utilizzare anche lessico scurrile (io però sono stata una signora) e/o elementi mitologici e fantasy quali trasformazioni, piaghe d'Egitto e raggi della morte. Nello svolgimento, di lunghezza a piacere, ricordate di tenere conto tanto della presenza di alunni dell'insegnante e di altri colleghi quanto dell'esistenza di un vicepreside e di una preside.]*
*Non vi agitate, non vi metto il voto. Non voglio neanche scassarvi i maroni, in realtà è che devo correre all'assemblea di condominio (perchè le sfighe ovviamente vengono sempre a grappoli...). Però mi piacerebbe che qualcuno indovinasse cosa è successo. Più tardi, o domattina, metto la versione originale di com'è andata.
Sanguedelmiosangue non puoi inserire spoiler dato che in parte te l'ho raccontata per telefono, ma siccomne sei piuttosto dotato per la scrittura accetterò di visionare anche il tuo svolgimento. E' tutto (cit. a uso e consumo di SDMS)
mercoledì 14 settembre 2011
Peace on earth
"Ora tu, tu, tu, tu, tu prendete il diario. E scrivete."
Questa chiamata nominale li ha insospettiti. Loro, e anche i compagni.
"Uhm, vediamo..."
Sono proprio una stronza consumata.
"Come vogliamo dirlo? Cosa possiamo far scrivere?" rivolgendomi agli altri, che sono improvvisamente immobili.
Pausa con sorriso vagamente distratto, sguardo che vaga sul pavimento, mani conserte. Sono veramente una gran bastarda.
Poi:
"Scrivete: oggi ho parlato a voce alta parecchie volte durante la lezione".
E qualcuno, che ha capito, ha detto: "...firma."
Io: "Esatto, domani mattina devo vederci sotto la firma di un genitore."
Deglutizione affaticata di quanti, tra i maschietti di prima nominati, ha a casa una famiglia che ci tiene alla disciplina.
Aria pensosa degli altri.
E poi succede.
Atreiu mi va in sbattone. Gli si cerchiano gli occhi sul viso nello sforzo di interpretare, abbandonato nell'universo, a distanze stellari da una definizione preconfezionata. Quindi sull'orlo del panico.
"Questa quindi cosa sarebbe? Una mezza nota?"
"No..." io soavemente, con un luminoso sorriso, al confronto del quale Gandhi avrebbe avuto l'aria di un torturatore. "E' che quest'anno ho deciso che non ho proprio voglia di arrabbiarmi la prima settimana. Voglio starmene bella serena. Così adesso voi riflettete su queste parole e poi vedete se domani volete fare casino di nuovo o no. Poi, se vedo che non basta che ve lo scriviate da soli, prendo la penna rossa e ci penso io."
Come creare delle nevrosi in ventitre undicenni, con comportamenti ambivalenti e messaggi volutamente contraddittori. Da manuale di psichiatria.
Questa chiamata nominale li ha insospettiti. Loro, e anche i compagni.
"Uhm, vediamo..."
Sono proprio una stronza consumata.
"Come vogliamo dirlo? Cosa possiamo far scrivere?" rivolgendomi agli altri, che sono improvvisamente immobili.
Pausa con sorriso vagamente distratto, sguardo che vaga sul pavimento, mani conserte. Sono veramente una gran bastarda.
Poi:
"Scrivete: oggi ho parlato a voce alta parecchie volte durante la lezione".
E qualcuno, che ha capito, ha detto: "...firma."
Io: "Esatto, domani mattina devo vederci sotto la firma di un genitore."
Deglutizione affaticata di quanti, tra i maschietti di prima nominati, ha a casa una famiglia che ci tiene alla disciplina.
Aria pensosa degli altri.
E poi succede.
Atreiu mi va in sbattone. Gli si cerchiano gli occhi sul viso nello sforzo di interpretare, abbandonato nell'universo, a distanze stellari da una definizione preconfezionata. Quindi sull'orlo del panico.
"Questa quindi cosa sarebbe? Una mezza nota?"
"No..." io soavemente, con un luminoso sorriso, al confronto del quale Gandhi avrebbe avuto l'aria di un torturatore. "E' che quest'anno ho deciso che non ho proprio voglia di arrabbiarmi la prima settimana. Voglio starmene bella serena. Così adesso voi riflettete su queste parole e poi vedete se domani volete fare casino di nuovo o no. Poi, se vedo che non basta che ve lo scriviate da soli, prendo la penna rossa e ci penso io."
Come creare delle nevrosi in ventitre undicenni, con comportamenti ambivalenti e messaggi volutamente contraddittori. Da manuale di psichiatria.
giovedì 1 settembre 2011
Se il buongiorno si vede dal mattino
...l'ostilità della Bestia Nera, della Stronza di Arte, di Celhoduro e in parte anche del Troll stamattina era palpabile, soprattutto considerando che nel frattempo sia io che l'Inflessibile rivolgevamo a tutti indistintamente sorrisi, saluti e gentili domande su come avevano passata l'estate e che ricevevamo saluti e frasi altrettanto gentili e sorridenti da tutti gli altri, con qualche bacino o abbraccio più o meno sentito. Quando una entra dritta sparata in un capannello di gente urlando e sorridendo e si fionda a baciare una collega della Vecchia Guardia (definizione e maiuscole sono testualmente loro)ignorando platealmente tutti gli altri, il messaggio è difficilmente equivocabile.
Io ci provo ad applicare tutto il buddhismo che so, ma lei proprio mi fa cadere le braccia.
Che cazzo le avremo mai fatto, poi.
Io ci provo ad applicare tutto il buddhismo che so, ma lei proprio mi fa cadere le braccia.
Che cazzo le avremo mai fatto, poi.
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lunedì 9 maggio 2011
L'Anonimo scassaminchie
Stamattina la notizia che i nostri parlamentari e in particolare un tizio del PdL si sentano infastiditi dalle opinioni di un insegnante, espresse nel pieno esercizio del proprio diritto alla libertà di parola, al punto da farne oggetto di un’interrogazione parlamentare, mi ha fatto montare il sangue al cervello.
Voglio dire: se uno di noi scrive che il tale o il talaltro sono dei ladri, degli assassini o dei figlidiputtana, esiste, in una democrazia, il diritto della persona insultata di querelare, diffidare etc lo scrivente, ed è giusto che sia così, da cittadino a cittadino. Anche perchè prendersela con qualcuno facendone nome e cognome su Internet è diffamazione.
Ma chiedere allo Stato di occuparsi di un caso in cui il parlamentare ha letto critiche al ministero, al partito o al governo equivale a dire: “E’ mica il caso che mettiamo un bavaglio a quelli che non sono contenti? Perchè non facciamo una bella leggina che censuri I blog che parlano male del governo?”
Così stamattina alle otto mi fumavano le nasche come a un toro andaluso. Sono passata su Perle ai porci, dove di solito mi faccio ancora più fegato marcio, e stavolta invece il post di Perboni era da piegarsi dal ridere.
Ma sotto… sotto c’era il commento dell’ennesimo Anonimo.
Ecco, una cosa buona di Facebook, Blogger etc è lo scambio. Di informazionI e spesso di vaccate, su FB; di riflessioni e di esperienze, sui blog.
Ma purtroppo c’è una categoria di persone che, nei blog, si permette quello che sui forum e su FB non è possibile, e cioè di nascondersi.
Oh: mai che siano commenti paciosi, neutrali, del più e del meno. Sono sempre insultanti e/o chiaramente grondanti invidia, pregiudizio e chiusura mentale. Vedasi quelli che Polly ha rimosso dal suo blog dove, credo, la si accusava di promiscuità sessuale e di fare figli con uomini sparsi (notare che delle sue bambine due sono gemelle identiche, per cui lei ha fatto dello spirito, temo caduto nel vuoto per quanto riguarda l’Anonimo, sulla sua capacità di fare cose che neanche in un laboratorio di bioingegneria sono possibili).
Di solito I commenti degli Anonimi denotano che, a monte, ignorano la legge numero uno del blogger, che è: se qualcuno ti sta sulle palle, mica ti pagano per leggere il suo blog, il mondo è bello perchè è vario, vai un po’ più in là e ringrazia che l’autore del blog non è tuo cognato con cui ti devi sparare tutti I Natali e I pranzi di famiglia.
Inoltre, a valle,
a) non hanno capito di cosa si stava parlando
b) sparano a zero con motti lapidari sbattendosene del contesto
c) parlano da disinformati
d) si mangiano le interiora dall’invidia di chi ha scritto perchè non sono capaci di mettere tre parole dotate di senso in fila
e) non hanno la più vaga idea di cosa siano la satira, l’ironia, il sarcasmo e in generale il senso dello humour
f) in compenso, sanno benissimo di dire cose insultanti, altrimenti si firmerebbero.
E varrebbe la pena potersi spiegare con alcune di queste persone. Ma mi dite come si fa a interagire con un coniglio che non si firma?
Stamattina mi è montato un embolo gigantesco e ho risposto all’Anonimo che ha scritto sotto il post di Perboni… ho risposto come avrei potuto fare solo a un incrocio dove uno mi fosse quasi arrivato addosso con un SUV quando la precedenza ce l’avevo io. Cioè, ho proprio usato le stesse argomentazioni di infima lega.
Vi faccio notare che un Anonimo non può essere querelato ma nemmeno uno che lo insulta, dato che non sa con chi sta parlando.
Il che è una lieve ombra sul piacere che evidentemente prova lo sconosciuto, anche se mi resta ignoto cosa ci sia di gradevole nel rendersi ridicolo con commenti da vecchia zia inacidita con le ovaie rattrappite o da maschio ipodotato con evidenti problemi di senso di inferiorità.
Non avrei reagito così male se non fossi stata innervosita dalle notizie su GattoMur. Però sono molto, ma molto stufa di questi vigliacchi che si credono superiorI perchè sputano sentenze nascosti dietro all’anonimato. Perboni è uno sputasentenze anche lui, lo so, e io sono una cazzo di maestrina insopportabile, ma, nei limiti della privacy consentita da Blogger, noi sai sempre dove venirci a cercare per discutere.
Il signor Anonimo invece no.
Allora ho lanciato una sfida allo sconosciuto e gli ho chiesto di venire di qua a prendere le sue parti di smidollato. Primo, perchè voglio vedere la reazione degli altri lettori. E secondo, perchè sul mio blog, se vuoi che il tuo commento insultante o supponente resti visibile, ti devi firmare, e avrai diritto ad avere la mia replica e quella dei miei amici lettori se te la vogliono dare. Se non ti firmi ti rimuovo il commento: e quindi la soddisfazione, già di per sè masturbatoria, di entrare dove si esprimono opinioni personali che nessuno è obbligato a condividere, sputare una sentenza irritante e scappare come un cagasotto, ti si riduce ancora di più.
Temo comunque che il mio affettuoso invito non verrà raccolto. Credo che spesso i commentatori anonimi non vadano a leggere quel che può essere stato detto in conseguenza delle loro boutades. O, se lo fanno, raramente rispondono. Il che può significare che a) si rendono conto di essere stati patetici e hanno finito gli argomenti (“scusa, sono stato patetico” non rientra nel loro vocabolario) o b) non gliene fotteva niente di cosa pensavano gli altri, il punto era dire una cosa antipatica senza farsi individuare e poi correre via a infastidire qualcun altro. In entrambi in casi, il commento è uno solo:
MA CHE TRISTEZZA.
Voglio dire: se uno di noi scrive che il tale o il talaltro sono dei ladri, degli assassini o dei figlidiputtana, esiste, in una democrazia, il diritto della persona insultata di querelare, diffidare etc lo scrivente, ed è giusto che sia così, da cittadino a cittadino. Anche perchè prendersela con qualcuno facendone nome e cognome su Internet è diffamazione.
Ma chiedere allo Stato di occuparsi di un caso in cui il parlamentare ha letto critiche al ministero, al partito o al governo equivale a dire: “E’ mica il caso che mettiamo un bavaglio a quelli che non sono contenti? Perchè non facciamo una bella leggina che censuri I blog che parlano male del governo?”
Così stamattina alle otto mi fumavano le nasche come a un toro andaluso. Sono passata su Perle ai porci, dove di solito mi faccio ancora più fegato marcio, e stavolta invece il post di Perboni era da piegarsi dal ridere.
Ma sotto… sotto c’era il commento dell’ennesimo Anonimo.
Ecco, una cosa buona di Facebook, Blogger etc è lo scambio. Di informazionI e spesso di vaccate, su FB; di riflessioni e di esperienze, sui blog.
Ma purtroppo c’è una categoria di persone che, nei blog, si permette quello che sui forum e su FB non è possibile, e cioè di nascondersi.
Oh: mai che siano commenti paciosi, neutrali, del più e del meno. Sono sempre insultanti e/o chiaramente grondanti invidia, pregiudizio e chiusura mentale. Vedasi quelli che Polly ha rimosso dal suo blog dove, credo, la si accusava di promiscuità sessuale e di fare figli con uomini sparsi (notare che delle sue bambine due sono gemelle identiche, per cui lei ha fatto dello spirito, temo caduto nel vuoto per quanto riguarda l’Anonimo, sulla sua capacità di fare cose che neanche in un laboratorio di bioingegneria sono possibili).
Di solito I commenti degli Anonimi denotano che, a monte, ignorano la legge numero uno del blogger, che è: se qualcuno ti sta sulle palle, mica ti pagano per leggere il suo blog, il mondo è bello perchè è vario, vai un po’ più in là e ringrazia che l’autore del blog non è tuo cognato con cui ti devi sparare tutti I Natali e I pranzi di famiglia.
Inoltre, a valle,
a) non hanno capito di cosa si stava parlando
b) sparano a zero con motti lapidari sbattendosene del contesto
c) parlano da disinformati
d) si mangiano le interiora dall’invidia di chi ha scritto perchè non sono capaci di mettere tre parole dotate di senso in fila
e) non hanno la più vaga idea di cosa siano la satira, l’ironia, il sarcasmo e in generale il senso dello humour
f) in compenso, sanno benissimo di dire cose insultanti, altrimenti si firmerebbero.
E varrebbe la pena potersi spiegare con alcune di queste persone. Ma mi dite come si fa a interagire con un coniglio che non si firma?
Stamattina mi è montato un embolo gigantesco e ho risposto all’Anonimo che ha scritto sotto il post di Perboni… ho risposto come avrei potuto fare solo a un incrocio dove uno mi fosse quasi arrivato addosso con un SUV quando la precedenza ce l’avevo io. Cioè, ho proprio usato le stesse argomentazioni di infima lega.
Vi faccio notare che un Anonimo non può essere querelato ma nemmeno uno che lo insulta, dato che non sa con chi sta parlando.
Il che è una lieve ombra sul piacere che evidentemente prova lo sconosciuto, anche se mi resta ignoto cosa ci sia di gradevole nel rendersi ridicolo con commenti da vecchia zia inacidita con le ovaie rattrappite o da maschio ipodotato con evidenti problemi di senso di inferiorità.
Non avrei reagito così male se non fossi stata innervosita dalle notizie su GattoMur. Però sono molto, ma molto stufa di questi vigliacchi che si credono superiorI perchè sputano sentenze nascosti dietro all’anonimato. Perboni è uno sputasentenze anche lui, lo so, e io sono una cazzo di maestrina insopportabile, ma, nei limiti della privacy consentita da Blogger, noi sai sempre dove venirci a cercare per discutere.
Il signor Anonimo invece no.
Allora ho lanciato una sfida allo sconosciuto e gli ho chiesto di venire di qua a prendere le sue parti di smidollato. Primo, perchè voglio vedere la reazione degli altri lettori. E secondo, perchè sul mio blog, se vuoi che il tuo commento insultante o supponente resti visibile, ti devi firmare, e avrai diritto ad avere la mia replica e quella dei miei amici lettori se te la vogliono dare. Se non ti firmi ti rimuovo il commento: e quindi la soddisfazione, già di per sè masturbatoria, di entrare dove si esprimono opinioni personali che nessuno è obbligato a condividere, sputare una sentenza irritante e scappare come un cagasotto, ti si riduce ancora di più.
Temo comunque che il mio affettuoso invito non verrà raccolto. Credo che spesso i commentatori anonimi non vadano a leggere quel che può essere stato detto in conseguenza delle loro boutades. O, se lo fanno, raramente rispondono. Il che può significare che a) si rendono conto di essere stati patetici e hanno finito gli argomenti (“scusa, sono stato patetico” non rientra nel loro vocabolario) o b) non gliene fotteva niente di cosa pensavano gli altri, il punto era dire una cosa antipatica senza farsi individuare e poi correre via a infastidire qualcun altro. In entrambi in casi, il commento è uno solo:
MA CHE TRISTEZZA.
Dai, venitemi a prendere - auleintempesta featuring GattoMur
Ecco, quando noi di sinistra abbiamo cominciato a rompere i coglioni facendo i disfattisti e gli allarmisti e dicendo che c'era un clima di dittatura, che presto avrebbero fatto i roghi dei libri e che saremmo finiti a doverci tesserare per poter insegnare nella scuola pubblica, come negli anni Trenta, ecco, intendevamo che presto si sarebbe arrivati a questo.
Bene. Allora io da oggi, oltre a seguire LGO da cui traggo la notizia, seguo anche GattoMur, e lo Scorfano che a sua volta è la fonte di LGO.
Venitemi a prendere. Venite.
Ridicoli colonnelli, avete la coscienza così sporca che vi farebbe comodo che le persone intelligenti in grado di criticare se ne stessero tutte zitte.
COL CAZZO. Non siamo più sotto il fascismo e non vogliamo tornarci.
Bene. Allora io da oggi, oltre a seguire LGO da cui traggo la notizia, seguo anche GattoMur, e lo Scorfano che a sua volta è la fonte di LGO.
Venitemi a prendere. Venite.
Ridicoli colonnelli, avete la coscienza così sporca che vi farebbe comodo che le persone intelligenti in grado di criticare se ne stessero tutte zitte.
COL CAZZO. Non siamo più sotto il fascismo e non vogliamo tornarci.
venerdì 8 aprile 2011
Ah, scusate, c'era il rovescio della medaglia
Dimenticavo di specificare che ogni medaglia ha il suo rovescio.
No, nel senso che io sembrerò assatanata, me ne rendo conto, con la mia elencazione di attori bravi e belli che mi fanno impazzire e con cui spero di passare prima o poi una serata grazie a questa cosa del cinecircolo che va lievitando.
Ma dovete anche considerare che tra gli amici di Facebook di mio marito da oggi c'è Valeria Golino.
Io lo sfotto,chiedendogli che camicia pensa di farsi stirare per la sera in cui porterà fuori a cena Monica Bellucci. Ma rosico come un castoro, intanto.
No, nel senso che io sembrerò assatanata, me ne rendo conto, con la mia elencazione di attori bravi e belli che mi fanno impazzire e con cui spero di passare prima o poi una serata grazie a questa cosa del cinecircolo che va lievitando.
Ma dovete anche considerare che tra gli amici di Facebook di mio marito da oggi c'è Valeria Golino.
Io lo sfotto,chiedendogli che camicia pensa di farsi stirare per la sera in cui porterà fuori a cena Monica Bellucci. Ma rosico come un castoro, intanto.
sabato 12 marzo 2011
Oltre la didattica
A me non piace dire di no alle persone che propongono un'attività per i ragazzi.
Io non accompagno in gita, quello no. Però in questi 9 anni ho seguito progetti di tutti i tipi, partecipato a conferenze e eventi con le mie classi, fatto mercatini, mostre, scambi culturali, spettacoli teatrali, giornalini, e in generale quando qualche collega ha bisogno dei miei alunni per qualsiasi cosa, dalla gara sportiva al laboratorio di cucina, dalla preparazione di un manifesto alla presentazione della scuola ai più piccoli, io sono favorevole e disponibile, non brontolo e anzi incoraggio.
Perchè che ne sapete voi di cosa può servire a un ragazzino per imparare. Mica ci sono solo la storia e la matematica, nella vita.
Capita il bambino con handicap che si scopre bravissimo a impastare la pizza, lo straniero umiliato quotidianamente dalla fatica di capire una lingua nuova che però è capace di stare a capo di una squadra di suoi pari e far loro allestire un palcoscenico, o semplicemente il bambino timido, quello disadattato, quello in crisi, quello in lutto, quello con la delusione d'amore o lo sfigato coi brufoli, che però, messi in una situazione diversa dallo stare nel banco a subire, brillano per qualche capacità, o si sentono solo un po' sollevati e rincuorati.
Capita lo strafottente insopportabile che diventa un agnellino affettuoso se c'è bisogno di riordinare la biblioteca e sta un'ora e mezza solo con un professore. Capita l'agitato che tutto ma non fatemi stare seduto, e magari, messo a fare un lavoro pratico, anche di precisione, si scopre che è attento. Capita la divetta che presa da parte e messa a decorare tartine o ad appendere festoni svela aspetti infantili e coccoloni. Capita il protagonista che, nel fare un cartellone con due o tre di quelli che nemmeno calcolerebbe nell'intervallo, diventa disponibile e collaborativo.
Negli anni ho infilato come perle in una lunghissima collana momenti dorati in cui, magari sola con due o tre di loro per volta, ho scoperto aspetti nuovi e raccolto confidenze. La serenità negli sguardi di alcuni di loro mi ha ricaricato le batterie dopo ore di spiegoni, rimproveri, corde vocali tese e frustino.
Poi anche se chi li porta fuori è un collega sono favorevole, appunto per questi motivi. E' bello e giusto, soprattutto in una scuola di paese, in una campagna dove non tutti i genitori possono permettersi corsi pomeridiani o svaghi in giro per il mondo per i loro figli, che ci siano tante iniziative.
A me fa piacere che arrivino ai nazionali di tamburello o di bowling, che scoprano il tchoukball, che tornino con le medaglie o coi premi di un concorso, che vadano a intervistare i lavoratori, che mi raccontino com'è andata la competizione di scacchi o la gita al Lago Maggiore, la visita al museo o la partecipazione a un evento del Comune.
Però vorrei sapere, vorrei proprio sapere, chi ha organizzato il gemellaggio coi Francesi e che cazzo aveva in testa.
Giovedì sul tavolo della sala prof c'era un editto che specificava in quale ora e in quale classe gli alunni stranieri avrebbero dovuto svolgere attività. La I C e la III B non c'erano.
In mattinata, l'arrivo del pullman degli ospiti francesi mi distrugge la scarsa concentrazione della III B. Il passaggio della collega di Arte che presenta le mie ragazzine a quelle che devono "coucher avec" loro (...) scatena l'entusiasmo frenetico dei soliti mandrilli: in effetti il gruppo francese è soprattutto composto da femmine e di queste un bel po' sono le classiche francesine bionde e angeliche. Poi Terremoto, Cuba, Punta di Diamante e Timido Carino vengono coinvolti dalla bidella Rambo nella preparazione dei tavoli per la mensa allestita in auditorium, e per un po' partecipo anche io per sorvegliarli.
Solo che, dopo questi eventi emozionantissimi, non riesco più a far lezione, fanno casino, sono distratti e alla fine li faccio uscire prima dall'aula per l'intervallo, perchè non combinano un tubo. Al pomeriggio con la collega Milady sono talmente insopportabili che lei mi telefona la sera per chiedermi di prendere provvedimenti.
Venerdì mattina arrivo da Paesino Blu piuttosto scocciata (alle otto e zero cinque stavo firmando una nota sul registro: Franti accende un fiammifero in classe) e appena arrivo l'Inutile mi dice che mi manderà in classe quattro studenti francesi perchè vorrebbero seguire una lezione. Io, a malincuore dato che lei è sempre molto gentile, la supplico di lasciar perdere la mia classe perchè ho bisogno di cazziarli, di fare una prova di recupero e di farli lavorare come negri per recuperare la giornata buttata e ristabilire la disciplina. Lei acconsente. Io vado a controllare il foglio con gli impegni e scopro che la III B è stata aggiunta tra capo e collo nella notte tra giovedì e venerdì alle classi coinvolte nel gemellaggio.
Quando suona la campanella faccio per andare in classe e Celhoduro, senza neanche salutare, mi viene incontro e comunica:
"La III B adesso va a fare un partita in palestra con i Francesi".
Va? Modo indicativo tempo presente, affermazione? E quelle belle paroline magiche tipo per favore scusa ma abbiamo dovuto cambiare i programmi ti dispiace se?
Miiiiiiii.... Botta de saaangueee!!!
Come pensate sia andata a finire?
La III B non si è mossa dalla sua aula per tre ore, nel corso delle quali, oltre a lavorare a testa china, ha subito un cazziatone triplo: li ho cazziati da parte mia per la mattinata precedente, da parte di Milady (con convocazione di alcuni dei genitori) per il pomeriggio precedente, e di nuovo da parte mia perchè non mi piace per niente mettermi in conflitto diretto con un collega.
Tacendo loro che, se detto collega mi apostrofa un'altra volta con quel tono e in quel modo, gli dò una testata nei denti.
Io non accompagno in gita, quello no. Però in questi 9 anni ho seguito progetti di tutti i tipi, partecipato a conferenze e eventi con le mie classi, fatto mercatini, mostre, scambi culturali, spettacoli teatrali, giornalini, e in generale quando qualche collega ha bisogno dei miei alunni per qualsiasi cosa, dalla gara sportiva al laboratorio di cucina, dalla preparazione di un manifesto alla presentazione della scuola ai più piccoli, io sono favorevole e disponibile, non brontolo e anzi incoraggio.
Perchè che ne sapete voi di cosa può servire a un ragazzino per imparare. Mica ci sono solo la storia e la matematica, nella vita.
Capita il bambino con handicap che si scopre bravissimo a impastare la pizza, lo straniero umiliato quotidianamente dalla fatica di capire una lingua nuova che però è capace di stare a capo di una squadra di suoi pari e far loro allestire un palcoscenico, o semplicemente il bambino timido, quello disadattato, quello in crisi, quello in lutto, quello con la delusione d'amore o lo sfigato coi brufoli, che però, messi in una situazione diversa dallo stare nel banco a subire, brillano per qualche capacità, o si sentono solo un po' sollevati e rincuorati.
Capita lo strafottente insopportabile che diventa un agnellino affettuoso se c'è bisogno di riordinare la biblioteca e sta un'ora e mezza solo con un professore. Capita l'agitato che tutto ma non fatemi stare seduto, e magari, messo a fare un lavoro pratico, anche di precisione, si scopre che è attento. Capita la divetta che presa da parte e messa a decorare tartine o ad appendere festoni svela aspetti infantili e coccoloni. Capita il protagonista che, nel fare un cartellone con due o tre di quelli che nemmeno calcolerebbe nell'intervallo, diventa disponibile e collaborativo.
Negli anni ho infilato come perle in una lunghissima collana momenti dorati in cui, magari sola con due o tre di loro per volta, ho scoperto aspetti nuovi e raccolto confidenze. La serenità negli sguardi di alcuni di loro mi ha ricaricato le batterie dopo ore di spiegoni, rimproveri, corde vocali tese e frustino.
Poi anche se chi li porta fuori è un collega sono favorevole, appunto per questi motivi. E' bello e giusto, soprattutto in una scuola di paese, in una campagna dove non tutti i genitori possono permettersi corsi pomeridiani o svaghi in giro per il mondo per i loro figli, che ci siano tante iniziative.
A me fa piacere che arrivino ai nazionali di tamburello o di bowling, che scoprano il tchoukball, che tornino con le medaglie o coi premi di un concorso, che vadano a intervistare i lavoratori, che mi raccontino com'è andata la competizione di scacchi o la gita al Lago Maggiore, la visita al museo o la partecipazione a un evento del Comune.
Però vorrei sapere, vorrei proprio sapere, chi ha organizzato il gemellaggio coi Francesi e che cazzo aveva in testa.
Giovedì sul tavolo della sala prof c'era un editto che specificava in quale ora e in quale classe gli alunni stranieri avrebbero dovuto svolgere attività. La I C e la III B non c'erano.
In mattinata, l'arrivo del pullman degli ospiti francesi mi distrugge la scarsa concentrazione della III B. Il passaggio della collega di Arte che presenta le mie ragazzine a quelle che devono "coucher avec" loro (...) scatena l'entusiasmo frenetico dei soliti mandrilli: in effetti il gruppo francese è soprattutto composto da femmine e di queste un bel po' sono le classiche francesine bionde e angeliche. Poi Terremoto, Cuba, Punta di Diamante e Timido Carino vengono coinvolti dalla bidella Rambo nella preparazione dei tavoli per la mensa allestita in auditorium, e per un po' partecipo anche io per sorvegliarli.
Solo che, dopo questi eventi emozionantissimi, non riesco più a far lezione, fanno casino, sono distratti e alla fine li faccio uscire prima dall'aula per l'intervallo, perchè non combinano un tubo. Al pomeriggio con la collega Milady sono talmente insopportabili che lei mi telefona la sera per chiedermi di prendere provvedimenti.
Venerdì mattina arrivo da Paesino Blu piuttosto scocciata (alle otto e zero cinque stavo firmando una nota sul registro: Franti accende un fiammifero in classe) e appena arrivo l'Inutile mi dice che mi manderà in classe quattro studenti francesi perchè vorrebbero seguire una lezione. Io, a malincuore dato che lei è sempre molto gentile, la supplico di lasciar perdere la mia classe perchè ho bisogno di cazziarli, di fare una prova di recupero e di farli lavorare come negri per recuperare la giornata buttata e ristabilire la disciplina. Lei acconsente. Io vado a controllare il foglio con gli impegni e scopro che la III B è stata aggiunta tra capo e collo nella notte tra giovedì e venerdì alle classi coinvolte nel gemellaggio.
Quando suona la campanella faccio per andare in classe e Celhoduro, senza neanche salutare, mi viene incontro e comunica:
"La III B adesso va a fare un partita in palestra con i Francesi".
Va? Modo indicativo tempo presente, affermazione? E quelle belle paroline magiche tipo per favore scusa ma abbiamo dovuto cambiare i programmi ti dispiace se?
Miiiiiiii.... Botta de saaangueee!!!
Come pensate sia andata a finire?
La III B non si è mossa dalla sua aula per tre ore, nel corso delle quali, oltre a lavorare a testa china, ha subito un cazziatone triplo: li ho cazziati da parte mia per la mattinata precedente, da parte di Milady (con convocazione di alcuni dei genitori) per il pomeriggio precedente, e di nuovo da parte mia perchè non mi piace per niente mettermi in conflitto diretto con un collega.
Tacendo loro che, se detto collega mi apostrofa un'altra volta con quel tono e in quel modo, gli dò una testata nei denti.
mercoledì 2 marzo 2011
C'è classe e classe...
Ci sono classi dove puoi spiegare filosofia. Anche se hanno undici anni. Classi dove, per chiarire cosa significa kalòs kài agathòs, ti parte lo spiegone sul pensiero greco, e classi dove ti scappa di spiegare il mito della caverna. E seguono. Non sei tu che ce li porti, sono loro che ci portano te.
Ci sono classi dove un minimo riferimento alla divisione dei poteri di Montesquieu scatena una discussione sulla politica odierna, classi dove parlare di Lutero innesca un profondo dibattito sulla morale e la teologia.
Classi dove buttare lì una nozione di geografia economica scuote un terremoto di coscienza e scoprono, di colpo, la geopolitica.
Classi dove la poesia dell'Ottocento e del Novecento mette radici e non ne hanno mai abbastanza, e altre dove, per qualche strano motivo, le ore di letteratura vengono subite passivamente, mentre ci si appassiona a Garibaldi, a Giolitti, a Cavour.
Classi che detestano la grammatica e altre che la trovano divertente e facile.
La III B del 2006/2007, dopo tre mesi con me, di colpo vedeva collegamenti politici, intrallazzi fiscali, multinazionali del petrolio, signori della guerra e dipendenze politico-economiche ovunque nel mondo.
Erano una classe geopolitica, almeno quanto i loro succedanei del 2008/2009 erano filosofici e i primini di quest'anno sono scrittori e grammatici.
Temo non si possa dire altrettanto per la III B attuale, pur con tutte le sue qualità.
Prova di geografia degli Stati extraeuropei, primo marzo 2011.
Esercizio a completamento:
"Molti Stati del Centro e Sud America sono legati economicamente agli USA, perchè..."
...gli USA sono molto sviluppati in particolare nel settore terziario (Pasticcino Svizzero)
...per le risorse minerarie (l'Urlatrice)
...coltivano prodotti uguali (Paffutella)
...altrimenti sarebbero poveri e non avrebbero abbastanza soldi (Minimuto)
...non vi sono materie prime necessarie alla popolazione (Piccola Dorrit)
...hanno bisogno di economia crescente visto che sono poveri nei loro Paesi (Grossa Sorpresa)
...con la guerra di indipendenza tra il Sud e il Nord si sono uniti (Cuba Caliente)
...hanno caratteristiche simili (lingua, religione...) (Bimba Stupenda)
...sono stati scoperti dallo stesso esploratore, e allora decisero di unirli agli USA (Timido Carino)
Inoltre, è interessante vedere cosa succede a dare a costoro un esercizio molto apprezzato da una terza di In Cima al Monte, di cui avevo raccontato all'attuale III B, e che loro stessi hanno voluto che mettessi nella prova. Si tratta di dare solo un nome proprio e chiedere la definizione e la posizione geografica. Tipo: Labrador --> penisola --> Canada
Sono così comparsi nella geografia dell'America:
il lago Nassau
il fiume Aconcagua
il subcontinente delle Antille
la città di San Andreas
il lago Angel
il fiume Terranova
la città di Yucatàn
lo stato della Patagonia
il fiume Rio de Janeiro
lo stato della Groenlandia
il fiume Seattle
la città di Baffin
il monte Gatùn
Ho mal di pancia...
------
P.S.: Sappi, Noisette, che ho stampato un collage dei migliori errori dei tuoi alunni e l'ho dato in terza, omettendo ovviamente i riferimenti al tuo blog e indicando i tuoi ragazzi come studenti di una media di Torino.
Inorriditi: "ma prof, noi non siamo messi così male!!!"
Io zitta.
"Voglio dire, non siamo così mal... no?"
Io zitta.
Sguardi sgomenti.
Ti autorizzo a stampare queste castronate geografiche e farle correggere dai tuoi, sempre salvandomi la privacy grazie.
Ci sono classi dove un minimo riferimento alla divisione dei poteri di Montesquieu scatena una discussione sulla politica odierna, classi dove parlare di Lutero innesca un profondo dibattito sulla morale e la teologia.
Classi dove buttare lì una nozione di geografia economica scuote un terremoto di coscienza e scoprono, di colpo, la geopolitica.
Classi dove la poesia dell'Ottocento e del Novecento mette radici e non ne hanno mai abbastanza, e altre dove, per qualche strano motivo, le ore di letteratura vengono subite passivamente, mentre ci si appassiona a Garibaldi, a Giolitti, a Cavour.
Classi che detestano la grammatica e altre che la trovano divertente e facile.
La III B del 2006/2007, dopo tre mesi con me, di colpo vedeva collegamenti politici, intrallazzi fiscali, multinazionali del petrolio, signori della guerra e dipendenze politico-economiche ovunque nel mondo.
Erano una classe geopolitica, almeno quanto i loro succedanei del 2008/2009 erano filosofici e i primini di quest'anno sono scrittori e grammatici.
Temo non si possa dire altrettanto per la III B attuale, pur con tutte le sue qualità.
Prova di geografia degli Stati extraeuropei, primo marzo 2011.
Esercizio a completamento:
"Molti Stati del Centro e Sud America sono legati economicamente agli USA, perchè..."
...gli USA sono molto sviluppati in particolare nel settore terziario (Pasticcino Svizzero)
...per le risorse minerarie (l'Urlatrice)
...coltivano prodotti uguali (Paffutella)
...altrimenti sarebbero poveri e non avrebbero abbastanza soldi (Minimuto)
...non vi sono materie prime necessarie alla popolazione (Piccola Dorrit)
...hanno bisogno di economia crescente visto che sono poveri nei loro Paesi (Grossa Sorpresa)
...con la guerra di indipendenza tra il Sud e il Nord si sono uniti (Cuba Caliente)
...hanno caratteristiche simili (lingua, religione...) (Bimba Stupenda)
...sono stati scoperti dallo stesso esploratore, e allora decisero di unirli agli USA (Timido Carino)
Inoltre, è interessante vedere cosa succede a dare a costoro un esercizio molto apprezzato da una terza di In Cima al Monte, di cui avevo raccontato all'attuale III B, e che loro stessi hanno voluto che mettessi nella prova. Si tratta di dare solo un nome proprio e chiedere la definizione e la posizione geografica. Tipo: Labrador --> penisola --> Canada
Sono così comparsi nella geografia dell'America:
il lago Nassau
il fiume Aconcagua
il subcontinente delle Antille
la città di San Andreas
il lago Angel
il fiume Terranova
la città di Yucatàn
lo stato della Patagonia
il fiume Rio de Janeiro
lo stato della Groenlandia
il fiume Seattle
la città di Baffin
il monte Gatùn
Ho mal di pancia...
------
P.S.: Sappi, Noisette, che ho stampato un collage dei migliori errori dei tuoi alunni e l'ho dato in terza, omettendo ovviamente i riferimenti al tuo blog e indicando i tuoi ragazzi come studenti di una media di Torino.
Inorriditi: "ma prof, noi non siamo messi così male!!!"
Io zitta.
"Voglio dire, non siamo così mal... no?"
Io zitta.
Sguardi sgomenti.
Ti autorizzo a stampare queste castronate geografiche e farle correggere dai tuoi, sempre salvandomi la privacy grazie.
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sabato 15 gennaio 2011
Smentite ufficiali
1) Stamattina ho scritto dei sabati di recupero: "MAI CHE SI VEDA UN COLLEGA DI GINNASTICA, DI FRANCESE O - ahahahah - DI ARTE."
Non è vero: oggi arrivo a Paesino Blu e entro, venendo immediatamente respinta indietro dall'onda d'urto della voce di una collega che sta URLANDO (no, urlando non è un termine adatto: sta producendo onde sonore della potenza di parecchi megatoni) alla II B. Io credevo ci fosse Wanda, la collega di inglese, ma non mi sembrava possibile che dal corpicino di costei (tostissima di carattere, ma esile) potesse uscire una roba del genere, e poi mancava lo spiccatissimo accento palermitano.
Quindi non era lei.
Il problema era che io dovevo entrare a prendermi il registro.
Così busso (e non mi sentono perchè la tipa urla in modo sempre più titanico) e entro: trovo la classe mezza in piedi, e la collega di Arte, rotonda signora che ricorda un po' la cattiva di Bianca e Bernie (come si chiamava? Endora? Amelia? no... aspetta... Google? ecco, Madame Medusa, mi faceva una paura pazzesca da bambina), è in piedi con le guance paonazze e le vene del collo che paiono corde da vela. Si volta al mio soave e molto britannico "Ehem... buongiorno..." e mi tende marzialmente la mano: "Buongiorno, lei è la mamma di?"
Io sto per scoppiarle a ridere in faccia, i ragazzi sono talmente agitati e storditi dalle urla che non ridono, le ricordo che sono una collega, lei sostiene di non avermi mai visto (brutta cosa, l'Alzheimer). E poi prendo il registro e me ne esco ridacchiando.
Penso che a quasi sessant'anni dovresti saperlo che è pericoloso rischiare una rottura di un vaso sanguigno a forza di strillare. Io l'ho imparato dai mal di testa lancinanti che mi venivano l'anno scorso in III C.
Ripassando dall' atrio, mi rendo conto che ci sono i genitori dei bambini di quinta elementare in visita alla scuola. I quali entrano nell'atrio, vengono accolti da una sorridente Guendalina e da una bidella elegantissima, e contemporaneamente investiti dalle urla selvagge che provengono dalla seconda.
Penso allora che c'è un motivo se le colleghe di Arte, specie anziane, non le fanno venire a lavorare il sabato.
2) Poi ho anche scritto:
"e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci".
Invece oggi ho avuto parecchie carte a mio favore. Intanto ho assistito alla scena pietosa che stava facendo la collega di Arte e subito deciso che sarei entrata dopo di lei scivolando su un fior di loto, delicatamente appoggiato sulla superficie di un laghetto cinese, con un sorriso etereo, gli occhi sereni e la voce dolce, perchè lei mi aveva preparato venticinque alunni con i nervi strinati e io potevo, per una volta, giocare al poliziotto buono. E così ho fatto.
Poi avevo le verifiche corrette in mano. Quindi sono entrata scivolando sul petalo di loto, con i fiori tra i capelli e una soffusa luminescenza tutt'intorno (molto regina degli elfi, direbbe SDMS) e poi, dalle pieghe impalpabili della mia argentea tunica, han cominciato a uscire sottili frecce avvelenate.

Ero così sorridente e così bastarda che li ho effettivamente stregati. Gli ho dato dei due e dei quattro con così tanta tenerezza che invece dei soliti sbruffoni avevo addosso alla cattedra degli orfanelli dagli occhioni disperati, che mi guardavano come fossi la Madonna, nella speranza di sentirsi dire che c'era ancora tempo per recuperare. Che c'è, se loro mi sognano anche di notte e si spaccano il posteriore sul libro di storia nelle prossime tre settimane.
Eheheheheh. A volte, anche se raramente, in questo mestiere hai proprio il coltello dalla parte del manico.
3) Ho scritto anche che l'open school "comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni" e infatti oggi avevo largo pantalone gessato, scarpe maschili coi lacci, collana sì, ma di bottoni color panna e marrone, capelli gonfiati dall'umidità nella solita criniera ingestibile. Ormai sono di ruolo, che cazzo, sono gli altri che si devono abituare, mica io che devo adeguarmi. Però sorridevo, perchè io sono (ahahah) un tipo solare. E poi ho visto arrivare la sorellina piccola di un ragazzo che ho avuto il primo anno che lavoravo a Paesino di Sogno e, come sempre, tutto quel che mi ricorda quell'anno mi rende felice.
4) Infine ho scritto: "non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato", ma, ahimè, sono stata smentita.
Dovete sapere che il Gigante, di cui non faccio mistero di essere da anni devotamente e umilmente innamorata, in modo casto, poetico e medievale, tipo il menestrello che ama la sua castellana, oggi è arrivato a scuola col nipotino: Samuele, 4 anni, biondino e peperinissimo.
Io, ecco, va bene, fatemi vedere uomini attraenti e fascinosi quanto volete, ma NON per mano a un bambino. Perciò, mentre il vicepreside con la sua bella voce e quegli occhi stupendi spiegava alle famiglie l'orario della scuola, io lo ascoltavo appoggiata a un termosifone, con una certa superficialità, riflettendo tra me e me su quanto è bello un omone di un metro e novantacinque che tiene delicatamente per mano un cosino biondo di quattro anni.
Finchè non è scattata la fatidica domanda: "Si sa chi sono gli insegnanti delle prime?" e lui ha risposto: "Mah, gli stessi di sempre, ormai sono tutti titolari; c'è un pensionamento nella sezione A, se ne va la collega di Lettere, ma c'è la professoressa Castagna che subentra..."
In quella si gira, mi guarda e vede il mio sopracciglio: sul quale campeggia la scritta "ma scusa, Gigante, venti minuti fa ci hai raccomandato di restare sul vago, perchè è una decisione che prenderemo più avanti...", per cui fa una rapida correzione, dicendo "... perchè probabilmente ci saresti tu, no?"
E io, accennando all'Inflessibile: "Oppure lei..."
E lui, slittando male sul ghiaccio sottile: "Sì, ecco, c'è anche la collega, insomma una di loro due, comunque insegnanti che sono già qui da anni."
E così, non solo quest'anno, grazie al pensionamento della Brava Crista, so già che avrò la cattedra, ma so anche in anticipo da che angolazione me lo metteranno in quel posto a settembre... Beh, è un progresso, rispetto alle ultime due estati in cui non sapevo che fine avrei fatto, no?
Non è vero: oggi arrivo a Paesino Blu e entro, venendo immediatamente respinta indietro dall'onda d'urto della voce di una collega che sta URLANDO (no, urlando non è un termine adatto: sta producendo onde sonore della potenza di parecchi megatoni) alla II B. Io credevo ci fosse Wanda, la collega di inglese, ma non mi sembrava possibile che dal corpicino di costei (tostissima di carattere, ma esile) potesse uscire una roba del genere, e poi mancava lo spiccatissimo accento palermitano.
Quindi non era lei.
Il problema era che io dovevo entrare a prendermi il registro.
Così busso (e non mi sentono perchè la tipa urla in modo sempre più titanico) e entro: trovo la classe mezza in piedi, e la collega di Arte, rotonda signora che ricorda un po' la cattiva di Bianca e Bernie (come si chiamava? Endora? Amelia? no... aspetta... Google? ecco, Madame Medusa, mi faceva una paura pazzesca da bambina), è in piedi con le guance paonazze e le vene del collo che paiono corde da vela. Si volta al mio soave e molto britannico "Ehem... buongiorno..." e mi tende marzialmente la mano: "Buongiorno, lei è la mamma di?"
Io sto per scoppiarle a ridere in faccia, i ragazzi sono talmente agitati e storditi dalle urla che non ridono, le ricordo che sono una collega, lei sostiene di non avermi mai visto (brutta cosa, l'Alzheimer). E poi prendo il registro e me ne esco ridacchiando.
Penso che a quasi sessant'anni dovresti saperlo che è pericoloso rischiare una rottura di un vaso sanguigno a forza di strillare. Io l'ho imparato dai mal di testa lancinanti che mi venivano l'anno scorso in III C.
Ripassando dall' atrio, mi rendo conto che ci sono i genitori dei bambini di quinta elementare in visita alla scuola. I quali entrano nell'atrio, vengono accolti da una sorridente Guendalina e da una bidella elegantissima, e contemporaneamente investiti dalle urla selvagge che provengono dalla seconda.
Penso allora che c'è un motivo se le colleghe di Arte, specie anziane, non le fanno venire a lavorare il sabato.
2) Poi ho anche scritto:
"e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci".
Invece oggi ho avuto parecchie carte a mio favore. Intanto ho assistito alla scena pietosa che stava facendo la collega di Arte e subito deciso che sarei entrata dopo di lei scivolando su un fior di loto, delicatamente appoggiato sulla superficie di un laghetto cinese, con un sorriso etereo, gli occhi sereni e la voce dolce, perchè lei mi aveva preparato venticinque alunni con i nervi strinati e io potevo, per una volta, giocare al poliziotto buono. E così ho fatto.
Poi avevo le verifiche corrette in mano. Quindi sono entrata scivolando sul petalo di loto, con i fiori tra i capelli e una soffusa luminescenza tutt'intorno (molto regina degli elfi, direbbe SDMS) e poi, dalle pieghe impalpabili della mia argentea tunica, han cominciato a uscire sottili frecce avvelenate.

Ero così sorridente e così bastarda che li ho effettivamente stregati. Gli ho dato dei due e dei quattro con così tanta tenerezza che invece dei soliti sbruffoni avevo addosso alla cattedra degli orfanelli dagli occhioni disperati, che mi guardavano come fossi la Madonna, nella speranza di sentirsi dire che c'era ancora tempo per recuperare. Che c'è, se loro mi sognano anche di notte e si spaccano il posteriore sul libro di storia nelle prossime tre settimane.
Eheheheheh. A volte, anche se raramente, in questo mestiere hai proprio il coltello dalla parte del manico.
3) Ho scritto anche che l'open school "comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni" e infatti oggi avevo largo pantalone gessato, scarpe maschili coi lacci, collana sì, ma di bottoni color panna e marrone, capelli gonfiati dall'umidità nella solita criniera ingestibile. Ormai sono di ruolo, che cazzo, sono gli altri che si devono abituare, mica io che devo adeguarmi. Però sorridevo, perchè io sono (ahahah) un tipo solare. E poi ho visto arrivare la sorellina piccola di un ragazzo che ho avuto il primo anno che lavoravo a Paesino di Sogno e, come sempre, tutto quel che mi ricorda quell'anno mi rende felice.
4) Infine ho scritto: "non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato", ma, ahimè, sono stata smentita.
Dovete sapere che il Gigante, di cui non faccio mistero di essere da anni devotamente e umilmente innamorata, in modo casto, poetico e medievale, tipo il menestrello che ama la sua castellana, oggi è arrivato a scuola col nipotino: Samuele, 4 anni, biondino e peperinissimo.
Io, ecco, va bene, fatemi vedere uomini attraenti e fascinosi quanto volete, ma NON per mano a un bambino. Perciò, mentre il vicepreside con la sua bella voce e quegli occhi stupendi spiegava alle famiglie l'orario della scuola, io lo ascoltavo appoggiata a un termosifone, con una certa superficialità, riflettendo tra me e me su quanto è bello un omone di un metro e novantacinque che tiene delicatamente per mano un cosino biondo di quattro anni.
Finchè non è scattata la fatidica domanda: "Si sa chi sono gli insegnanti delle prime?" e lui ha risposto: "Mah, gli stessi di sempre, ormai sono tutti titolari; c'è un pensionamento nella sezione A, se ne va la collega di Lettere, ma c'è la professoressa Castagna che subentra..."
In quella si gira, mi guarda e vede il mio sopracciglio: sul quale campeggia la scritta "ma scusa, Gigante, venti minuti fa ci hai raccomandato di restare sul vago, perchè è una decisione che prenderemo più avanti...", per cui fa una rapida correzione, dicendo "... perchè probabilmente ci saresti tu, no?"
E io, accennando all'Inflessibile: "Oppure lei..."
E lui, slittando male sul ghiaccio sottile: "Sì, ecco, c'è anche la collega, insomma una di loro due, comunque insegnanti che sono già qui da anni."
E così, non solo quest'anno, grazie al pensionamento della Brava Crista, so già che avrò la cattedra, ma so anche in anticipo da che angolazione me lo metteranno in quel posto a settembre... Beh, è un progresso, rispetto alle ultime due estati in cui non sapevo che fine avrei fatto, no?
domenica 19 dicembre 2010
Pronti a dubbia partenza
Sto meglio.
Infatti ho l'ansia.
Traduco.
Oggi è stata una giornata-trampolino. Nel senso che, consapevole che domani viva o morta sarò al lavoro, mi sono sbattuta per rientrare in quei binari che da una settimana avevo completamente abbandonato.
Ho ripreso possesso della mia persona, e in particolare del mio apparato digerente, bandendo dal mio corpo ogni prodotto chimico e forzandoci dentro integratore vitaminico, iperico come se piovesse, cibo e liquidi diversi dalla sempiterna vomitevole tisana senza miele.
L'ansia era sul due e non è aumentata.
Ho riaperto la borsa del lavoro, scosso via due ragni e una mummia incaica, e tirato fuori i pacchi di compiti.
L'ansia è andata a otto e settantacinque.
Ho corretto dei temi. Ci ho messo poco. L'ansia è scesa a quattro.
Ho firmato dei 4, 3, 2, 1 di Grammatica e Geografia. Senza finire, causa ansia sette e botta di nervoso omicida nei confronti dei ragazzi. La terza B, ovviamente.
Ho fatto la spesa, la doccia, cena e un po' d'ordine.
L'ansia si è stabilizzata su un sano cinque e lì resterà finchè non avrò ripreso il ritmo domani. Sperando che la mia voce salga di qualche decibel, o tenere buoni i ragazzi sarà al di sopra delle mie possibilità.
Tragicamente, il lavoro non è l'unica occupazione che mi aspetta in questi prossimi giorni.
Per prima cosa, c'è questo funerale a cui devo andare, potete immaginarvi con che cuore.
Poi ci sarà da preoccuparsi del Natale, ma un po' seriamente.
Regali presi, per ora, neanche uno. Albero: no. Presepe: no. Biglietti: no. Panettoni: no.
Disastro.
Possibile calendario impegni natalizi:
24, auguri e regali a Psicozii, Sanguedelmiosangue, Zia Buona, miei.
Cena della Vigilia con mio marito (!)
25, mattina con mio marito (!) e pranzo con il medesimo (!)
26, pranzo di famiglia lato Biosuocera, con cugini e zii piemontesi.
Un giorno da chiarirsi tra Natale e Capodanno, o forse alla Befana: pranzo di famiglia con il lato Biosuocero e Milano varia.
In mezzo: nonne dell'Uomo.
Potrebbe anche funzionare, chissà.
Io ho iperico per 25 giorni a botte di due compresse al giorno. Quindi dovrei farcela.
Infatti ho l'ansia.
Traduco.
Oggi è stata una giornata-trampolino. Nel senso che, consapevole che domani viva o morta sarò al lavoro, mi sono sbattuta per rientrare in quei binari che da una settimana avevo completamente abbandonato.
Ho ripreso possesso della mia persona, e in particolare del mio apparato digerente, bandendo dal mio corpo ogni prodotto chimico e forzandoci dentro integratore vitaminico, iperico come se piovesse, cibo e liquidi diversi dalla sempiterna vomitevole tisana senza miele.
L'ansia era sul due e non è aumentata.
Ho riaperto la borsa del lavoro, scosso via due ragni e una mummia incaica, e tirato fuori i pacchi di compiti.
L'ansia è andata a otto e settantacinque.
Ho corretto dei temi. Ci ho messo poco. L'ansia è scesa a quattro.
Ho firmato dei 4, 3, 2, 1 di Grammatica e Geografia. Senza finire, causa ansia sette e botta di nervoso omicida nei confronti dei ragazzi. La terza B, ovviamente.
Ho fatto la spesa, la doccia, cena e un po' d'ordine.
L'ansia si è stabilizzata su un sano cinque e lì resterà finchè non avrò ripreso il ritmo domani. Sperando che la mia voce salga di qualche decibel, o tenere buoni i ragazzi sarà al di sopra delle mie possibilità.
Tragicamente, il lavoro non è l'unica occupazione che mi aspetta in questi prossimi giorni.
Per prima cosa, c'è questo funerale a cui devo andare, potete immaginarvi con che cuore.
Poi ci sarà da preoccuparsi del Natale, ma un po' seriamente.
Regali presi, per ora, neanche uno. Albero: no. Presepe: no. Biglietti: no. Panettoni: no.
Disastro.
Possibile calendario impegni natalizi:
24, auguri e regali a Psicozii, Sanguedelmiosangue, Zia Buona, miei.
Cena della Vigilia con mio marito (!)
25, mattina con mio marito (!) e pranzo con il medesimo (!)
26, pranzo di famiglia lato Biosuocera, con cugini e zii piemontesi.
Un giorno da chiarirsi tra Natale e Capodanno, o forse alla Befana: pranzo di famiglia con il lato Biosuocero e Milano varia.
In mezzo: nonne dell'Uomo.
Potrebbe anche funzionare, chissà.
Io ho iperico per 25 giorni a botte di due compresse al giorno. Quindi dovrei farcela.
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cerco l'antidoto,
la mia vendetta sarà tremenda,
poveri noi
giovedì 16 dicembre 2010
Vita vissuta in una settimana di mutua
Uno
Tipica telefonata diagnostica a distanza con mio padre.
"Ma di preciso cosa ti senti?"
"Ho la tosse, la febbre, le ossa rotte e poi ho un dolore bruciante nel petto, davanti e dietro."
"Come, dietro? In che punto?"
"In alto, dietro le scapole. In corrispondenza di dove mi fa male davanti."
"Ah, ma quello non c'entra con la tosse, è reumatico."
"Come sarebbe a dire reumatico???"
Prima riflessione: e no, papà, reumatico a chi? Ho trentacinque anni fra un mese!
Seconda riflessione: cazzo, se questi sono i reumatismi, i vecchi fanno proprio una brutta vita...
Due
L'Uomo, prima dichiarazione.
"Io. Adesso. Non mi ammalo. Sia chiaro. Se mi vedi con l'aria rincoglionita sul divano, non dirmi niente, tanto non posso stare a casa.Io fino al 18 non mi posso ammalare."
Seguono due giorni nei quali non entra nemmeno nella stessa stanza dove sono io nè mangia quel che gli cucino. Finchè non lo mando affanculo perchè, se ho cucinato stando in piedi come un'ubriaca e avendo nausea, mi scoccia particolarmente buttar via la roba.
Seconda dichiarazione:
"Ecco. Adesso io arrivo al 19 e mi ammalo. E ti mollo con tutti i regali da comprare, appena sei di nuovo in piedi."
Risposta della moglie, cioè io:
"Non penso proprio. Adesso tu stai benone fino al 26, che c'abbiam da vedere i parenti, poi ti ammali il 27 con la solita prassi di tutti gli altri anni."
Già che abbiam fatto trenta, facciamo trentuno, vi pare?
Tre
Riflessione della donna lavoratrice della classe medioalta, 2010.
"Ma scusa un attimo. Io lavoro, studio, sono sempre fuori, ho una ragazza che mi fa la casa due volte alla settimana e stira, cucino pochissimo, quando sono a casa, a parte leggere e stare al computer, pratico solo l'hobby della maglia che è una cosa pulita e poco ingombrante, e non invito praticamente nessuno. Mio marito, da sveglio, passa in casa due ore al giorno nel corso delle quali è al telefono o al computer o sta mangiando. In una settimana tipo, a parte caricare la lavatrice, stendere, cucinare (io) e lavare i piatti (lui), praticamente non facciamo nessun lavoro domestico.
"Come DIAVOLO è possibile che, se mi ammalo io, la casa si catafotta nel modo più assoluto e nel giro di tre giorni non ci sia più cartaigienica, nè cibo per il cane, nè un pigiama pulito, nè si capisca più dove sono il tavolo e il divano, sepolti dalla roba?
"Ma... allora... quando io dico la fatidica frase "se non ci pensassi io"... sto REALMENTE dicendo che il mio PENSIERO organizzativo domestico è indispensabile, e non sostituibile?"
Quattro
I cinque minuti della casalinga
Stamattina, visto che, gradevole novità, non avevo nell'immediato nè la febbre nè la nausea, e doveva venire la Fata Romena che lunedì non abbiamo fatto venire perchè io stavo troppo male, ho messo in ordine il salotto, la cucina, il bagno e la camera da letto piccola.
Durante questi giri, mentre l'Uomo metteva via alcune cose sue:
"Hai delle mutande da lavare?" gli faccio, mentre carico la lavatrice, consapevole che, se io non ci sto attenta, ogni santa volta che io carico un bucato lui è ancora in pigiama e, appena parte il ciclo tre, mi giro e alle mie spalle c'è la sua biancheria appena smessa, in agguato, che ridacchia.
"No no" mi risponde.
Siccome i giorni di allenamento per lui solitamente sono lunedì e giovedì, io, che ho anche perso il senso del tempo a stare in casa malata, non calcolo che risponde così perchè si è cambiato ieri pomeriggio, dopo aver fatto la doccia in palestra. Schiaccio il tasto start, dò un'ultima occhiata al bagno in ordine, e me ne vado a fare l'aerosol.
Neanche venti minuti dopo, l'Uomo esce di casa. Io ripasso dal bagno. La lavatrice canticchia contenta il suo solito ritmo acquoso. Sul pavimento c'è la borsa da palestra dell'Uomo, che prima non c'era. Aperta e vuota.
E io, cretina, penso che l'abbia messa lì a prendere aria. Poi la aggiro. Dietro, per terra, ci sono calze, mutande, maglietta, braghette e asciugamano della palestra. Fradici di sudore.
Ecco, è per questo tipo di motivi che le donne, anche le più innamorate e meno prevenute, pensano che gli uomini siano una razza inferiore destinata ad estinguersi presto. Molto presto.
Tipica telefonata diagnostica a distanza con mio padre.
"Ma di preciso cosa ti senti?"
"Ho la tosse, la febbre, le ossa rotte e poi ho un dolore bruciante nel petto, davanti e dietro."
"Come, dietro? In che punto?"
"In alto, dietro le scapole. In corrispondenza di dove mi fa male davanti."
"Ah, ma quello non c'entra con la tosse, è reumatico."
"Come sarebbe a dire reumatico???"
Prima riflessione: e no, papà, reumatico a chi? Ho trentacinque anni fra un mese!
Seconda riflessione: cazzo, se questi sono i reumatismi, i vecchi fanno proprio una brutta vita...
Due
L'Uomo, prima dichiarazione.
"Io. Adesso. Non mi ammalo. Sia chiaro. Se mi vedi con l'aria rincoglionita sul divano, non dirmi niente, tanto non posso stare a casa.Io fino al 18 non mi posso ammalare."
Seguono due giorni nei quali non entra nemmeno nella stessa stanza dove sono io nè mangia quel che gli cucino. Finchè non lo mando affanculo perchè, se ho cucinato stando in piedi come un'ubriaca e avendo nausea, mi scoccia particolarmente buttar via la roba.
Seconda dichiarazione:
"Ecco. Adesso io arrivo al 19 e mi ammalo. E ti mollo con tutti i regali da comprare, appena sei di nuovo in piedi."
Risposta della moglie, cioè io:
"Non penso proprio. Adesso tu stai benone fino al 26, che c'abbiam da vedere i parenti, poi ti ammali il 27 con la solita prassi di tutti gli altri anni."
Già che abbiam fatto trenta, facciamo trentuno, vi pare?
Tre
Riflessione della donna lavoratrice della classe medioalta, 2010.
"Ma scusa un attimo. Io lavoro, studio, sono sempre fuori, ho una ragazza che mi fa la casa due volte alla settimana e stira, cucino pochissimo, quando sono a casa, a parte leggere e stare al computer, pratico solo l'hobby della maglia che è una cosa pulita e poco ingombrante, e non invito praticamente nessuno. Mio marito, da sveglio, passa in casa due ore al giorno nel corso delle quali è al telefono o al computer o sta mangiando. In una settimana tipo, a parte caricare la lavatrice, stendere, cucinare (io) e lavare i piatti (lui), praticamente non facciamo nessun lavoro domestico.
"Come DIAVOLO è possibile che, se mi ammalo io, la casa si catafotta nel modo più assoluto e nel giro di tre giorni non ci sia più cartaigienica, nè cibo per il cane, nè un pigiama pulito, nè si capisca più dove sono il tavolo e il divano, sepolti dalla roba?
"Ma... allora... quando io dico la fatidica frase "se non ci pensassi io"... sto REALMENTE dicendo che il mio PENSIERO organizzativo domestico è indispensabile, e non sostituibile?"
Quattro
I cinque minuti della casalinga
Stamattina, visto che, gradevole novità, non avevo nell'immediato nè la febbre nè la nausea, e doveva venire la Fata Romena che lunedì non abbiamo fatto venire perchè io stavo troppo male, ho messo in ordine il salotto, la cucina, il bagno e la camera da letto piccola.
Durante questi giri, mentre l'Uomo metteva via alcune cose sue:
"Hai delle mutande da lavare?" gli faccio, mentre carico la lavatrice, consapevole che, se io non ci sto attenta, ogni santa volta che io carico un bucato lui è ancora in pigiama e, appena parte il ciclo tre, mi giro e alle mie spalle c'è la sua biancheria appena smessa, in agguato, che ridacchia.
"No no" mi risponde.
Siccome i giorni di allenamento per lui solitamente sono lunedì e giovedì, io, che ho anche perso il senso del tempo a stare in casa malata, non calcolo che risponde così perchè si è cambiato ieri pomeriggio, dopo aver fatto la doccia in palestra. Schiaccio il tasto start, dò un'ultima occhiata al bagno in ordine, e me ne vado a fare l'aerosol.
Neanche venti minuti dopo, l'Uomo esce di casa. Io ripasso dal bagno. La lavatrice canticchia contenta il suo solito ritmo acquoso. Sul pavimento c'è la borsa da palestra dell'Uomo, che prima non c'era. Aperta e vuota.
E io, cretina, penso che l'abbia messa lì a prendere aria. Poi la aggiro. Dietro, per terra, ci sono calze, mutande, maglietta, braghette e asciugamano della palestra. Fradici di sudore.
Ecco, è per questo tipo di motivi che le donne, anche le più innamorate e meno prevenute, pensano che gli uomini siano una razza inferiore destinata ad estinguersi presto. Molto presto.
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