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sabato 19 luglio 2014

Non me lo posso mica permettere


Poi alla fine, come tutti potevate prevedere, sono io quella che non è arrivata in fondo alla settimana: sul quarto giorno ho iniziato a perdere i pezzi. Ieri stavo facendo una passeggiata di una bellezza da stordire chiunque ami la montagna, e a un certo punto, brividi e nausea. Una botta di sole. In effetti quando ho guardato l'orologio era l'una e stavo camminando da un'ora sotto il sole a picco. Ma il punto era che mi ero strapazzata davvero tanto mercoledì.



Mercoledì Mamma Tenera era ancora malata, e Mamma Tonica e io abbiamo fatto i botti, si sono ammalati due dei ragazzi in modo abbastanza serio, altri hanno avuto emergenze varie di piccola entità, ma tutte una dietro l'altra: chiudevi lo zaino delle medicine e tac,



  • Mi sono ficcato una scheggia in un dito
  • Ho nausea
  • Posso prendere una tachipirina? ho mal di testa
  • Puoi venire? C'è X che non sta bene?
  • Mi medichi?
  • Y è caduto!
  • Mi è caduto un dente!
  • Mi gira la testa
  • Mi medichi?
  • Mi dai un cerotto?
  • A Z gira la testa
  • Mi dai le gocce?
  • Mi dai le compresse per la pancia?
  • Devo prenderli di nuovo i fermenti lattici?
  • Ho male qui
  • Ho sbattuto lì
  • Mi gira tutto
  • Ho mal di testa
  • Ho mal di pancia
  • Mi si è tolta una crosta
  • Mi fa male il ginocchio
  • Mi medichi?
  • Ho vomitato
  • Mi fa ancora male qui
  • Mi esce sangue
  • Mi sono data un dito in un occhio da sola come una scema
  • Ho trentotto e nove
  • Sono caduto dal letto
  • Mi medichi?
  • Mi fai la fasciatura?



Tutto così. Più o meno dalle undici di mattina a mezzanotte. E prepara, sprepara i tavoli, lava il pavimento, fai la camminata, segui i giochi, prendi sulle ginocchia la Princi che ogni tanto arriva e vuole attenzioni.



Nel mezzo è arrivato il padre di Mamma Tenera con un medicinale che sa solo lei, che la rimette al mondo quando ha queste emicranie da settantadue ore di coma, dolore e vomito. Pian piano è riemersa in superficie, ma un po' rallentata.

Intanto noi arrivavamo dappertutto e cercavamo di arrivare oltre.



Ma appunto, giovedì la sindrome di Wonder Woman è venuta meno. Ho dovuto mollare la passeggiata a metà, e poi alla sera mi hanno trovata nell'atrio che ronfavo su un divanetto, appoggiata storta su un bracciolo di legno, mentre sotto c'era una serata karaoke che ha svegliato i morti (e li ha fatti scappare a gambe levate) in tutti i cimiteri della Val Varaita, della Val Maira e della Valle Po.



E oggi, che è venuto anche l'Uomo a dare man forte, e faceva afa anche qua, io alle sette di sera ho cominciato a sentire lo stomaco che andava giù giù giù giù giù, come fa quando sto per svenire. Allora ho approfittato della messa per andare a crollare su un letto in camera delle mamme / infermeria e quando ho ripreso un minimo di cognizione ho salutato tutti e sono venuta in albergo. Dovo ho cenato in letto con avanzi di merende rimasti nello zaino e ho pianto sulle mie miserie di donna poco allenata alla fatica e assolutamente intollerante del caldo. La quale donna, tra l'altro, ha disperato bisogno di arrivare a casa dai suoi gatti e dal suo cane, di lavarsi nel suo bagno, depilarsi, farsi una pedicure decente, mangiare un po' meglio, dormire nel proprio letto e fare ottantadue lavatrici. Ma ha anche una paura fottuta di rivedere la città, la casa e le strade dove è stata malissimo negli ultimi mesi.

domenica 13 luglio 2014

C'è chi va a fare rafting sulle Montagne Rocciose


E cosa fa una donna quando deve

  • dimagrire
  • prendersi una pausa dalle pippe mentali
  • spezzare la routine
  • reinstallare completamente il timer del ritmo circadiano
  • togliersi dalla testa una cosa?



Esatto. Va a un campo estivo della parrocchia a 1300 metri di altitudine, con un centinaio di bambini.



...Parrocchia?

...Bambini?

...Campo estivo?






Sì, lo so. L'unico sintagma della frase dotato di senso, se applicato a me, è il complemento indiretto “a 1300 metri”.



E però una sera la Princi è venuta a casa con gli occhioni setosi da magnifico esemplare di gazzella africana e mi ha fatto: “Per il campo estivo mancherebbe una mamma... e a te la montagna piace...” e io mi sono improvvisamente sentita di dire di sì. E poi, cosa incredibile, non ho cambiato idea. L'unica correzione di tiro che ho applicato alla sua richiesta è stata sulla sistemazione per dormire. Perchè bella la casa alpina nel bosco e nel silenzio eh. Ma io in camera con cinque persone e un bagno giammai. Nemmeno con le mie migliori amiche in vacanza studio a sedici anni. Nemmeno se sono cinque figli miei. Nemmeno se sono Bradley Cooper, Claudio Santamaria e tutti e tre i fratelli Hemsworth.



Allora mammina dorme sola in albergo, dove ovviamente spera di arrivare stravolta di stanchezza e di schiantarsi sul letto priva di coscienza per sei ore, però almeno si lava, si veste e espleta le sue funzioni in un bagno tutto per sé.



Sappiamo perfettamente come andrà, peraltro. Mi stravolgerò di stanchezza al campo dei bambini e poi arriverò in albergo dove, essendo sola, mi stravolgerò di rimorsi, rimpianti e domande. Menomale che c'è la connessione wireless, così almeno mi porto dietro il blog.

 

 

venerdì 20 settembre 2013

Teste di prof 2

Ma noi, teste di prof, non avevamo fatto i conti con l'oste.



Cioè, guarda un po', con il Ministero del Tesoro: quello che dovrebbe pagare tutta la procedura dell'autenticazione delle firme elettroniche dei docenti (e io questo l'avevo detto, che una password e una firma digitale sono due cose diverse).



E neanche con le segreterie che possono rifiutarsi di pagare le supplenze, finchè il registro elettronico di classe non è legale.



E neanche con il Garante della Privacy (che io, chissà perchè, continuo a visualizzare come una specie di ciclope con la clava, che fa la guardia a una caverna buia) che potrebbe impugnare la pubblicazione dei voti online.



E nemmeno con:

  • la Bestia Nera che sbaglia riga nella compilazione degli argomenti delle lezioni, finendo sulla mia ora, ma io non posso cancellare le cose scritte da lei
  • la Dolce Bionda, nuova collega di Educazione Fisica, che suggerisce di bloccare tutto fino a chiarimento delle suddette questioni legali
  • la Compagna Collega, che arriva sventolando Repubblica e strillando che non siamo in condizioni di applicare una cosa che costa una fucilata e in più è illegale
  • Castagna, che si allontana lasciando aperto il registro personale sul pc dell'aula informatica, poi, arrivando in palestra per consegnare il cartaceo alla collega Dolce Bionda, assiste alla spettacolare caduta di Winnie Pooh, che picchia la nuca sul pavimento, quindi: si dimentica che cosa stava facendo prima e: presiede ai soccorsi prestati al povero biondino, offre sostegno psicologico a Huck Finn che a momenti vomita per lo spavento, dopodichè: ascolta la lezione di primo soccorso tenuta dalla collega e infine: sorveglia a vista il ragazzino finchè non giunge la madre per prenderselo. Totale, 45 minuti con il registro della materia spalancato e alla portata di chiunque in aula computer. Lì, quantomeno, abbiamo verificato che la sessione a un certo punto scade e bisogna reimpostare la password.



In tutto questo, abbiamo anche fatto notare alla preside che se sui brogliacci di fotocopie rilegati in proprio che stiamo usando in questo momento come registri non c'è un timbro delle segreteria con la sua firma, forse possiamo anche scrivere gli assenti con la panna sopra una torta al cioccolato, le giustificazioni con la colla brillantinata su un kleenex e le note comportamentali con il dito sulla condensa delle finestre.

domenica 10 marzo 2013

A proposito di sangue - un post vomitevole

Già che si parlava di splatter, il momento più rappresentativo di questo weekend abbastanza orrendo è stato quando mi sono portata a casa dall'ospedale il maglione di lana in cui papà, sfilandosi gioiosamente la cannula della flebo mentre dormiva, ha versato tipo mezzo litro di sangue.

Perchè, essendo in un reparto emergenze, dove tutti hanno molto da fare la notte coi nuovi arrivi, ed essendo lui un'emergenza risolta da giorni, non c'era particolare controllo stanza per stanza nelle ore di riposo; il vicino di letto dormiva beato, lui dormiva dissanguandosi, ma non lo sapeva perchè era sotto l'effetto di un sonnifero, e al mattino bello presto l'infermiera ha trovato il disastro, cambiato mio padre, cambiato il letto e messo pigiama e maglione in un sacco di plastica. Che, sul fondo, era diventato come il sacchetto della trota, dopo che l'hanno slamata al laghetto e te l'hanno confezionata per portartela a casa.

Dato che
a) io odio la pesca alla trota, e non da quando ho visto la luce sulla via del buddhismo, ma da quando avevo cinque anni e andavamo al laghetto con i nonni
b) io sento gli odori a distanza di chilometri
c) io tendo a svenire alla vista del sangue
d) io, dopo aver visto dal vivo qualsiasi cosa che abbia a che fare con le macellerie o gli ospedali, tendo a portarmi avanti per 48 ore un sordo mal di stomaco
ci si domanda come abbia potuto pensare di estrarre il maglione dal sacchetto e mettermi a lavarlo.

Ho flashes orrendi del quinto e del sesto risciacquo, in cui continuava a venir giù acqua rossa e io pensavo se, cadendo eventualmente svenuta, mi sarei fatta peggio in avanti, picchiando la faccia sul lavello, o indietro, battendo la testa sul pavimento: ma in quella è arrivata mia madre. Che si è chiesta ad alta voce non se io avessi bisogno di sedermi, di due schiaffetti e di una boccetta di sali, ma se il maglione si sarebbe infeltrito. Non che sia insensibile. E' che è un medico, LEI. Io NO. Le devono essere sfuggiti il pallore cadaverico e l'espressione lugubre con la quale le ho detto che non potevo semplicemente mettere a bagno il maglione e aspettare la Fata Pugliese lunedì, perchè c'era talmente tanto sangue che avrebbe puzzato subito mezza casa.

Mia madre non si ricorda di quella volta che è arrivata a casa, tanti anni fa, e non trovava più il sacchetto del macellaio, tanto che alla fine si era convinta di averlo posato sul bancone, pagando, e essere uscita dal negozio senza prenderlo. Senonchè tre giorni dopo, andando a fare la spesa con la sua Mini rossa, saliamo in macchina e notiamo un odore: che attribuiamo al fatto che ha piovuto e forse si sono un po' ammuffiti i tappetini. Poi lei scende, va nel supermarket e io no. Io cerco la fonte dell'odore che, al mio supernaso, non è per niente di muffa e viene dal sedile dietro. E così scopro conto che la Mini dietro ha come due tasconi portaoggetti, a fianco dei sedili, e in uno cosa c'è? Un sacchetto bianco. Con dentro qualcosa di marrone. Semisciolto. Che puzza, non fatemi dire di cosa, avete capito benissimo. Ecco, io dovevo avere tipo dodici anni e l'incoscienza della gioventù perchè ho preso il sacchetto, l'ho buttato in un bidone, sono tornata in macchina e poi le ho raccontato tutto, senza nemmeno vomitare. Succedesse di nuovo ora, smetterei di mangiare per una settimana.

Comunque, ho un attimo esagerato con il Napisan e il detersivo, quindi devo a mio padre un maglione di shetland grigio, perchè questo qua, che è profumatissimo e perfettamente pulito, è uscito dal lavaggio con la consistenza di un Muppet.

Però non sono svenuta, eh. Forse, Noise, dopotutto sono pronta per provare la Mooncup. Ma dopo la butto via perchè non me la sento di lavarla.

  

sabato 7 gennaio 2012

Correggendo i dettati

Quoio?

Sè guastata?

Emiglia?


Ho ubbidite o verrete puniti?

Ma... ma...
Ma perchè lunedì devo tornare a lavorare? Perchè?

E la tragedia è che questa è la seconda.

sabato 3 dicembre 2011

Se vedete

...un ex bell'uomo aggirarsi pallido ed emaciato come il conte Vlad dopo un prolungato digiuno, con un occhio iniettato di sangue (tipico suo quando si stanca) e un telefonino all'orecchio, lo sguardo perso nel nulla, mentre parla con sette persone diverse in tre diverse stanze più quella al telefono...

...è l'Uomo in pieno festival del cinema.

Abbiamo anche finito i soldi stanziati per portare gente a cena e in giro per aperitivi, caffè e colazioni.

Io stamattina ho ribaltato in terra una caffettiera piena direttamente dal fornello.

No, ma va bene. I protagonisti del film di ieri sera erano molto contenti dell'ospitalità. I fiori per Ughetta D'Onorascenzo (rose bianche a bordo rosso, foglie verde scuro lucide e bacche rosse) erano veramente belli. La moglie di Faletti è una donna deliziosa sotto ogni possibile punto di vista.

E noi corriamo. Ancora due giornate, veramente il clou dell'evento, poi ripiomberemo nell'anonimato (spero) ma con un sacco di amici in più. Se riusciamo a far funzionare tutto, almeno.

venerdì 9 settembre 2011

Frasi

"Segnora profesora, una pergunta... Para su curso el caderno debe ser a (parola incomprensibile che ho dedotto dal contesto) o a cuadretos?"

"A righe va benissimo."

***

Sequenza narrativa: "Claudia... completate."

"Claudia ha avuto un incidente ed è morta."

"Ragazzi, ma sempre qualcuno che muore?"

"Claudia è andata al supermercato ed è stata derubata."

"E dai. Una cosa bella no?"

"Claudia è statta uccisa da un serial kiler e il suo corpo è stato ritrovato da un bambino di tre ani in riva al fiume."

"Peste Romena, vedo che con le doppie siamo al punto di prima. E comunque che tristezza."

Sequenza espressiva: "Completate."

"Claudia è triste perchè è morto il suo cane e le manca."

"Claudia è disperata perchè tutta la sua famiglia è morta in un'esplosione."

"Oddio ma basta!!! Ma io chiamo uno psicologo! ma perchè pensate solo a cose tremende?"

E' andata meglio con la sequenza descrittiva:

"Claudia è alta, bionda e ha un corpo da paura."

"Occhei... e adesso abbiamo visto l'altra metà dell'immaginario maschile."

***

"Scrivete l'orario"
"E' definitivo?"
"Non lo so. Scrivete."
"Ma questo è definitivo?"
"Ho detto che non lo so. Scrivete. A matita, per sicurezza, perchè non so se ci saranno dei cambiamenti."
"Prof?"
"Sì?"
"Ma è quello definitivo?"

***

"Dice Babà che Piccola Dorrit l'altra sera alla festa si è mezza denudata davanti ai ragazzi e che poi visto che le hanno dato i peggiori titoli voleva buttarsi dal muretto. Ma non lo ha fatto."

Piccola Dorrit era appena passata a trovarmi. Dolce e soffice, coi suoi capelli biondi boccolosi e la sua buffa aria depressa e sconfitta da una che non ci crede manco lei, di essere sconfitta. E' una delle persone con cui preferisco stare su tutto il pianeta, per qualche strano motivo. Solo vederla mi fa sentire come se fossi stravaccata sul letto in camera mia con la mia migliore amica, a sedici anni, in mezzo ai quaderni di greco e alle confidenze sui ragazzi. E' che proprio è come se non avessi bisogno di filtrare le cose, con lei.

"Prof, mettono in giro delle voci su di me."
"Aahh Dorrit, ma ancora?"
"Ma sì..."
"Senti, ma io ti trovo benissimo. Riposata, carina, abbronzata."
"Dice, prof? Io mi sento uno schifo ultimamente."

venerdì 20 maggio 2011

Invidiatemi

Ho fatto studiare i verbi irregolari ed erano cinque pagine.

Ho fatto due domande per ogni pagina.

Ho dato un punteggio di uno ai verbi più semplici e di due a quelli più difficili, così si arrivava a un totale di venti.

"Prof... ma se uno prende venti????"
"Euh là, bisogna vedere se ci arrivate."

Dopo i primi giri di domande sudavo freddo: l'Arcangelo Biondograno era a dodici.

La settimana scorsa, dato che il tempo ormai scarseggia, ho finito l'interrogazione in forma scritta: cioè, ho stilato una prova individuale, quindi mi sono preparata ventun diversi foglietti e su ognuno ho messo le domande che a ciascuno mancavano, sulle rispettive pagine dei verbi, tutte con le opzioni da un punto e da due punti.

Sembra una belinata? Che Dio mi strafulmini, non lo rifaccio mai più. Per per finire in tempo ho dovuto farne preparare più della metà a Punta di Diamante, con la scusa che lui scrive bene e chiaro (in realtà era, penso, l'unico di terza a cui potessi spiegare cosa doveva fare una volta sola e poi tenerlo alla cattedra a compilare le prove mentre io spiegavo il Giappone ai suoi compagni. Ovvio che nel frattempo lui, essendo appunto lui, stava ANCHE imparando cose sul Giappone).

Poi mi son messa a correggere quel che i primini avevano fatto. Situazione: pausa pranzo tra l'ultima lezione e QUATTRO ore quattro di corso sulla lavagna multimediale, caldo atroce, pranzo composto da pane integrale homemade e formaggino, acqua sgasata, uno scazzo atomico e un filo di mal di testa.

Belìn. Dopo venti minuti saltellavo per la sala prof come una bambina la mattina di Natale.

Ho firmato un undici, due dodici, un tredici e due quattordici. E il bello è che li ho anche riportati sul registro, in questa forma: (14) 10 e lode.

Aspetta di vedere le facce quando li consegno.

lunedì 21 marzo 2011

Alcune cose che una donna impara in dieci anni di convivenza

1. Un uomo non va MAI dal medico se non ce lo porta la moglie di peso.

2. Avere sempre in casa un cartone di panna. Possibilmente dello zafferano e un porro. Salva qualunque pastasciutta, pasta al forno o risotto scagliati sui fornelli all'ultimo minuto.

3. Se vuoi espletare funzioni fisiologiche, limarti i calli e/o farti la maschera antietà, ti conviene andare in un convitto femminile coi bagni in comune piuttosto che sperare che tuo marito non abbia bisogno del bagno, se è in casa, o che tu gli apra la porta, se è fuori. Ma puoi sempre avere una casa con due bagni. O alzarti alle cinque del mattino.

4. Qualunque forma abbia il completo intimo, e anche la donna che c'è sotto, se è nero e trasparente, funziona SEMPRE.

5. Lui guida meglio di te. Anche quando ha bevuto, e sta girando di notte su una strada di campagna che non ha mai visto, priva di segnaletica. In ogni caso, a te non conviene farlo incazzare perchè, se ha bevuto, facilmente ti scarica giù dalla macchina in mezzo alla campagna ignota, di notte, e senza segnaletica.

5. Lui è più forte di te, anche se pesi ottanta chili può tirarti su come un ramoscello. Salvo poi lamentarsi che gli è uscita l'ernia.

6. Sua madre penserà sempre che lui è il suo bambino.

7. Tua madre penserà sempre che tu non te lo meriti uno come lui.

8. Tornerai da lui. Anche quando non hai assolutamente capito perchè cazzo ti ostini a tornare tutte le volte da lui.

9. Il cane è il tuo. Quindi, se il SUO gatto lo bucherella come un colapasta a forza di unghiate, la colpa è del cane.

10. I tuoi parenti sono pericolosamente tarati e pieni di stranezze. I suoi anche, ma solo se alla fine del discorso tu glielo ricordi.

11. Ha i piedi più caldi dei tuoi. Anche se tu sei appena uscita da una fonte termale a 47°C e lui stava camminando nella neve fino a un momento prima.

12. Tu, quando soffri molto il caldo, svieni, lui invece quando soffre il caldo si incazza con te.

13. Tu, quando hai la febbre, ti metti a letto e gemi, lui invece va a lavorare e, se proprio deve manifestare un malessere, lo fa incazzandosi con te.

14. Potete andare d'accordo in politica, in morale e anche sulla parità dei sessi, sul calcio, sull'eutanasia e sull'educazione dei figli, ma quando si arriva a parlare di soldi lui ne sa di più, anche se fa lui fa il giardiniere e tu lavori per una finanziaria con sede a Strasburgo.

15. Questa legge non è necessariamente vera, invece, quando si tratta di software del computer, anche se lui è perito elettronico e tu una classicista.

16. Le tue amiche "non te le coltivi abbastanza", cosa che puoi fare benissimo senza di lui, invece i suoi amici "si sono allontanati perchè non vi fate mai vedere", ovviamente insieme.

17. Non c'è NESSUNA donna che frequenta la stessa palestra dove va lui, IN NESSUN ORARIO. Sono tutti maschi, e per rassicurarti ti dice pure: perlopiù omosessuali. E che, questo dovrebbe rassicurarti?

...buon anniversario, amore mio.

martedì 15 marzo 2011

Metamorphica...

Fascia oraria sette e trenta - otto:
"Grazie! Buona giornata!"
Una donna piuttosto giovane, sorridente e cordiale, saluta il giornalaio, la benzinaia, la barista.

La stessa persona, nell'arco della stessa mattinata, si trasforma nei seguenti modi.

Fascia oraria otto - otto e cinquantacinque, III B:
"Obersturmfuhrer Castagna, der alunn Selvatikenkatz tefe ezzere puniten per zue intemperanzen ti hieri."
"Ja, gut. Fuzilatelo. Nein! Folefo tire zozpentetelo kon oppliko ti freqvenzen. Tefe ezzere rimasten ein posten in kampo ti laforo ti Dachau, fate freqventare lui lì."

Fascia oraria otto e cinquantacinque - nove e cinquanta, I C:
"Oh, i peschi in fiore, che poesia. Tesorini, ma il verbo riflessivo reciproco non può essere riflessivo proprio, guardate l'esempio, da bravi... No, mia piccola Peste Romena, non preoccuparti se gli altri ti prendono in giro perchè hai scritto 'ano fato' invece di 'hanno fatto', su su, ora correggi e andiamo avanti col lavoro, eh? uh che meraviglia, un passerotto che si lava nella pozzanghera... ora mi affaccio al pozzo e canto, circondata da uccellini, scoiattoli e nani."

Fascia oraria nove e cinquanta - dieci e quarantacinque, sala professori:
"Sono dolente di riferirle, signora, che sua figlia Adelaide non si sta comportando secondo i dettami della buona educazione. Quanto è disdicevole per una giovinetta di buona famiglia come Clara frequentare piccole montanare incolte? Il signor Seseman ne resterà sconvolto..."

Fascia oraria dieci e quarantacinque - undici e quaranta, III B:
"Palle di lardo! Vostra madre ha figli normali? Copiate il capitolo di storia! un-duè, un-duè, un-duè! Femminucce! Scrivete! Avete sessanta secondi per finire la pagina, sono stato chiaro???"
"Seee."
"Palle di lardo! Quando vi faccio una domanda dovete rispondermi 'Sissignore, signorsì, signore'! E sull'attenti!"

Fascia oraria undici e quaranta - dodici e trentacinque, segreteria:
"Signora Gatto Selvatico, lei di notte sente piangere gli agnelli? Sono sicura di sì. La chiamo per dirle che il fegato di suo figlio, con contorno di fave e un buon Chianti, era delizioso. FTHFHTHTHTHTH!!!"

Fascia oraria dodici e trentacinque - tredici e trenta, II B di Paesino Blu:
"Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo! Fate l'amore, non fate la guerra! I care! Mettete dei fiori nei vostri cannoni! No nukes! I have a dream! Yes we can! Nessuno tocchi Caino! Save the children, the wildlife, the rain forest!"
"Prof noi siamo la sua classe politicizzata, è vero?"
"Sì, diciamo che sono contenta anche solo di avere una classe che sa cosa vuol dire politicizzato. Effettivamente fare con voi educazione alla cittadinanza dà molta carica."

Sono prossima al ricovero coatto in ospedale psichiatrico.

lunedì 21 febbraio 2011

La vita è bella perchè è varia

La professoressa cosa fa, nel suo mestiere?
Spiega ai ragazzi, interroga, corregge, compila il registro, parla coi genitori, dà le pagelle.


Elenco delle attività fatte e da farsi in queste settimane, da una persona singola, in una tranquilla scuola di provincia immersa nelle nebbie.

- presentazione della scuola ai genitori dei futuri alunni di prima
- riordino videocassette e dvd della scuola
- riordino armadietto di classe
- creazione dal nulla di una minibiblioteca a uso delle terze
- catalogazione di detta minibiblioteca
- riunione per il progetto di sviluppo sostenibile, che deve in qualche modo collegarsi con una comunità del Sahel
- presenza a una conferenza sulla mafia
- passeggiata nei campi umidi per riportare a scuola la scolaresca dopo una manifestazione sportiva contro le mafie
- riunione disciplinare
- preparazione di 3 kg di pane ai sette cereali con la macchina del pane, a casa
- preparazione di un numero imprecisato di crostate con marmellate del commercio equo e solidale, a scuola nel laboratorio di cucina
- allestimento banchetto per la merenda solidale
- presenza a conferenza sul commercio equo
- distribuzione della merenda solidale
- riordino laboratorio di cucina
- corso di aggiornamento di un'esperta di didattica (2 volte)
- corso sui rischi di internet per i minori
- incontro con servizi sociali per un minore a serio rischio abbandono scolastico
- corsi di recupero ragazzi (4 volte)
- corso su disturbo dell'apprendimento (dislessia)
- lezione di educazione all'affettività
- elaborazione di un progetto sull'emigrazione ieri e oggi
- ospitalità ai professori e agli alunni francesi del gemellaggio

...e che cazzo, non posso certo dire che mi annoio.

giovedì 27 gennaio 2011

Hot! Hot! Hot!

Beh. Penso che potrei vincere i campionati mondiali di pattinaggio su ghiaccio, dopo oggi.

"Io non vi giudicherò mai male per una simpatia, un'amicizia, un innamoramento, e ora parlo delle ragazze ma intendo con questo qualsiasi orientamento e interesse sentimentale o sessuale che possiate avere... Però... non posso chiedervi se mi sbaglio, perchè mi mentireste. E avete ragione, anche io mentirei in questo caso. Ma... forse dico cose inutili, però circolano voci su ragazzi di questa e altre classi che passano parecchio tempo da soli a casa, di pomeriggio, e usano il computer senza controllo dei genitori. Ora, io lo so che voi avete sane e normali curiosità, ma, a parte ricordarvi che quel che vedete sui siti porno NON CORRISPONDE a quello che poi vi succede sul serio nella vita reale... adesso vi vedo fidanzati con le ragazzine di altre classi, vi vedo frequentare un certo giro di maschi che appunto si sa che sono un po' più svegli di altri e forse un po' meno seguiti dalle famiglie, e vi volevo dire prima di tutto di non farvi per forza trascinare a fare gare coi vostri coetanei su certe cose, poi di stare molto attenti su internet a cosa fate e con chi chattate, e infine che, beh, dovete rendervi conto che una cosa è perdere tempo giocando due ore alla playstation: poi uno si stanca, mette via la play e non ci pensa più, invece se voi passate la giornata a girare su internet, parlare o messaggiare con amici sulle questioni di ragazze, poi siete straniti, dormite male di notte, non riuscite a concentrarvi bene su quel che fate e, sì insomma, in generale siete agitati ed è un po' pericoloso per il vostro lavoro scolastico, anche se è normale... Io a volte entro in questa classe e mi sembra di vedere dei cavalli che non possono correre e stanno legati da giorni, ma sapete che per quanto possa capirvi non posso certo mandarvi a correre tra un'ora di storia e una di letteratura. Mi sono spiegata?"

Questo, ma espresso in modo ancora più confuso di così, era il discorso.

Davanti a me, nella classe semivuota, le facce sorprese e attentissime di Gatto Selvatico, Minimuto, Bambino di Pane, Punta di Diamante, Terremoto, Cuba Caliente, Timido Carino e Incontenibile. Le femmine erano state mandate in corridoio, dopo tre giorni che cercavo invano un collega che me le guardasse mentre io affrontavo il Discorso sugli Ormoni, che rimarrà nella storia come uno dei più imbarazzanti della mia carriera.

Perchè in buona sostanza stavo dicendo:
"No, gente, qui il punto è che se vi ammazzate di seghe per sei ore al giorno (alcuni) o peggio se in testa avete solo una cosa che vorreste ottenere / state appunto per ottenere in questi giorni / avete appena ottenuto dalle vostre fidanzatine (altri), poi per forza che a scuola non si riesce a farvi fare un lavoro decente e a tenervi concentrati per più di dieci minuti."
E, se avessi potuto dirla letteralmente così, avrei fatto prima e avuto la stessa dose di imbarazzo, ma purtroppo sono una signora e oltretutto di questi tempi una che fa il mio mestiere rischia di finire sul giornale per molto meno. Quindi l'ho presa alla larga, ma hanno capito, mi pare.

Io ero certissima di non sbagliarmi: sono giorni in cui i maschi della III B, soprattutto quelli che fanno coppia fissa con qualche ragazzina, si appartano a due a due a confidarsi cose con una certa faccia, e se si avvicina il collega di religione, nemmeno trentenne, al quale dicono praticamente tutto, ridacchiano contenti, se passo io di lì invece si mordono visibilmente la lingua con aria di urgenza.
La collega Brava Crista lamenta di avere dei ragazzi in III A che non riescono più a formulare un pensiero distinto dalle questioni di sesso, tra cui uno che è stato preso di mira dalle ragazzine di prima, si è completamente sballato e non riesce più a combinare niente.
E' che in passato era la primavera che faceva questo effetto: adesso invece questi preadolescenti terribili vanno in amore a gennaio come i gatti. Ci sono state un buon numero di mattine, recentemente, in cui entrare nell'aula della mia terza significava scontrarsi contro un muro di feromoni.
Io ci sono abituata ormai, i primi anni mi faceva strano, ora mi limito a ringraziare Dio di non essere passata di ruolo in un istituto tecnico con il 98% di alunni maschi e tiro dritta, ma davvero alcuni dei miei ragazzi stanno perdendo la bussola in questi giorni.

In ogni caso, di fronte all'apparente faccia di bronzo con cui ho affrontato il tema, oggi non hanno negato. Anzi qualcuno (Gatto Selvatico, nella sua fase provocatoria che non accenna a finire) è intervenuto ridacchiando per specificare che sui siti porno ci va di sera, non di pomeriggio. E qualcun altro, serissimo, gli ha fatto notare che è lo stesso, anzi peggio, perchè così si va pure a letto tardi. Sul fatto del dormire male, Terremoto, la cui vita sentimentale è vissuta già dall'anno scorso in modo assolutamente solare e trasparente, mi ha corretto: "ma guardi che non è che se passi il pomeriggio con la fidanzata poi dormi male..."
Cuba Caliente, che invece è più il genere del bel tenebroso de sangre latino tormentato da cattolici sensi di colpa, gli ha detto che non è vero.
Punta di Diamante, che è strafidanzato da prima di Natale e cresce a un ritmo tale che ogni settimana sembra dimostri un anno di più, mi guardava affascinato, con gli occhi pieni della solita acuminata intelligenza e il pensiero, leggibile in fronte, "ma guarda quante cose sanno questi qua di noi, chi l'avrebbe mai immaginato".

Ora aspetto di vedere se cambia qualcosa e in che modo.
Almeno non tartasserò più l'Uomo con domande che iniziano con la formula: "Scusa, senti, ma se tu avessi un figlio di 14 anni che all'improvviso in testa ha soltanto la..."

Però c'è un particolare. Alla fine del discorso, prima che riunissi di nuovo la classe e interrogassi di grammatica, mi son sentita dire con insistenza: "Prof, però allora deve fare anche un discorsetto alle ragazze..."
"Sì, eh?"
"Sì sì!"

Ummm. Potrei non essere tanto tranquilla, dopo questa frase.

martedì 11 gennaio 2011

La prof chiattona e la prima lezione di G.A.G.

Beh, poteva finire in tragedia, invece tutto sommato no.

Cioè, quando una parte con il marito, i genitori, gli amici, il cugino e lo stesso proprietario della palestra che ci credono poco, tanto che paradossalmente non trova nessuna difficoltà nel fare un abbonamento mensile e un’iscrizione quadrimestrale, e si legge chiaro in faccia che il tipo che glielo fa pensa che non si farà più vedere dopo la prima lezione, diciamo che potrebbe andare male.

Quando la suddetta però ha appena speso i soldi di un paio di immacolate Adidas e di una tuta, Adidas pure quella, sia pure ai saldi, almeno un tentativo è moralmente costretta a farlo. E così mi ritrovo negli spogliatoi con quasi mezz’ora d’anticipo. Dopo sette anni che non vado in palestra, salvo le stanze oscure e profumate d‘incenso dei corsi di yoga o la tensostruttura del tai chi in montagna. Infatti, non ho le ciabattine, né il lucchetto per l’armadietto, né la fascia antisudore, né la busta rigida per gli occhiali. Che devo comunque tenere in faccia, finchè posso, perché altrimenti non vedo cosa devo fare.

Dettagli da principiante, la settimana prossima avrò tutto quel che mi serve. I veri problemi sono altri.

Primo, le sei e mezza di sera sono un orario terribile. Finisce il corso di nuoto dei bambini. E, ora, io mi stavo preparando a vedere delle venticinquenni con le tette antigravità e delle quarantenni ipertoniche, e già il pensiero di queste visioni mi avviliva.
Ma le bimbette di quattro anni che escono tutte rosa dall’accappatoio, con la patatina al vento, i piedini nudi e i riccioli bagnati, no cazzo non ci avevo pensato.

Pronta e vestita di tutto punto, mi perdo a osservare una mamma che impreca contro una piccolissima Cristina, asciugandole col phon dei capelli biondi, mossi e lunghissimi, e continua a dirle: “Basta, se non la pianti vado a casa a fare cena per tuo fratello e ti lascio qui”, ignara di avere alle sue spalle una potenziale rapitrice di bimbe bionde dai capelli umidi, che sta letteralmente sbavando dalla voglia di infilare le mani nella chioma lussureggiante della bambina.

Poi esco e mi dirigo alla stanza del corso di GAG. Che è ancora occupata dal corso precedente, per cui aspetto sulle scale, cercando di riportare i miei livelli di prolattina a un dosaggio normale. E lì verifico che c’è un altro problema a cui non avevo pensato.

Cioè, nelle palestre c’è del maschio. Non maschio come quello che frequento io solitamente sul lavoro, del genere asessuato o paterno. Maschio maschio. Giovane, meno giovane, ma comunque muscoloso. Con le canottiere che lasciano fuori tutte le spalle e le cosce in tensione sulle macchine.
Il picco di prolattina si stempera in un’ondata ormonale di tutt’altro genere.

No, dico, avessi vissuto per gli ultimi sette anni in una caverna sulle alture dell’Afghanistan sarei più preparata alla realtà.

Per distrarmi, mi giro verso la parete. Peccato che sia di vetro fumè e che, siccome sono sul terzo gradino a scendere, i miei occhi siano esattamente all’altezza del sedere di un ragazzo che sta facendo non so che macchina nella stanza a fianco.

“Uggesù“, formulano le mie labbra senz’audio, e mi rigiro, fissando gli scalini. E un po’ i dorsali, scolpiti nell’arenaria, di un istruttore che sta passando, lo ammetto.

Va beh. Sono le gioie della monogamia, ritrovarsi le ginocchia di cotone alla prima sniffata di testosterone extraconiugale.

Cinque minuti dopo, nel mio organismo non c’è più traccia di alcun ormone, perché sto pompando su uno step come una disperata. E mi piace anche, a parte al diciassettesimo minuto, quando un treno passa fischiando dal mio orecchio destro al mio orecchio sinistro e la mia faccia si ricopre di catrame bollente.

Ma per quanto non sia mai stata un’agonista né una con la fissa del fitness, in passato ho fatto varie cose: un po’ di ginnastica, due tipi diversi di danza, nuoto per undici anni e tennis per sei, e riconosco i segni tipici del ventesimo minuto, quello in cui il metabolismo comincia a scaricare tossine.

Quindi la prendo bene e continuo a concentrarmi per i successivi venti minuti su alcuni mantra:
Non devo cadere
Non devo inciampare
Non devo vomitare


Una sola cosa mi turba, violentemente, dopo un quarto d’ora di lezione. Consapevole del fatto che il mio organismo, in sovrappeso di tredici chili e in scarsissima forma, potrebbe non arrivare davvero alla fine di una prima lezione di sessanta minuti che prevede degli addominali, mi sono strategicamente posizionata vicino alla porta.
Ma, mentre salgo e scendo dallo step come se ne andasse della mia vita, girata per lo più verso sinistra per controllare la coreografia dell’istruttrice, alla mia destra colgo con la coda dell’occhio qualche movimento. E (ommioddio) mi rendo conto che anche la parete alla mia destra è di vetro. Con una veneziana sottile, il vetro mi separa da un’altra sala macchine, dove vedo solo maschi. Solo che loro, dietro la veneziana sottile, non vedono la sagoma arrapante di Kim Basinger che si spoglia ballando You can leave your hat on. Vedono me, che ho ormai la faccia dello stesso colore della tuta (un prugna intenso), i capelli fradici, la maglietta incollata alla schiena e alla pancia che rivela tutti i miei rotoli imbarazzantissimi, e che pallonzolo affannosamente su e giù dallo step, talvolta perdendo il passo.

Minchia.

Ma siccome sono una donna con una volontà di ferro (e chissà da dove cazzo mi è spuntata, visto che non è mai stata una mia prerogativa), continuo a seguire il ritmo e deliberatamente cerco di non guardare mai verso destra.

Però dopo altri cinque minuti un’occhiata ce la butto e vedo che i maschi non sono solo maschi. Sono maschi giovani.

Nei successivi venticinque minuti la mia persona viene sottoposta a cose terribili con un elastico verde, all’uso criminale di pesetti di metallo (l’istruttrice mi dà quelli piccoli, sbagliando almeno questo: nuotatrice una volta, nuotatrice per sempre, gli esercizi sulle braccia sono i soli che non mi stancano, soprattutto a tempo di musica) e ad esercizi che esercitano i cosidetti “addominali obliqui” che credo si sia inventata l’istruttrice, perché io non li ho mai sentiti nominare. E comunque io non ce li ho.

Ma non avverto più né la stanchezza né il dolore, ho solo paura di imbelinarmi giù dallo step nella fretta di tenere il passo con le altre, che, puttane, loro è da ottobre che fanno le stesse coreografie di esercizi, le troie.

A parte questa preoccupazione, non sento più niente di fisico, perché il mio unico pensiero, nel solo neurone non impegnato a respirare e coordinare i movimenti, è angoscioso, martellante, e non mi abbandona più, nemmeno dopo il rilassamento e in spogliatoio.

Dio, ti prego, se ho mai fatto qualcosa di buono nella vita, ti scongiuro, fa’ che nella sala macchine qui a fianco non ci sia un mio exalunno.
No, davvero.
Per piacere.

Sarà stupido, ma ci sono cose che NON sarei disposta a sopportare.

venerdì 10 dicembre 2010

Eeee... cin, sei, sett, otto!!! - Castagna's workout frenzy

Per la serie "rimbocchiamoci le maniche", come sempre quando sono frustrata da una cosa che non posso controllare io cerco di aggiungermene una che invece posso controllare.

Perciò oggi ho portato a termine un compito che era in sospeso da un po'. Dato che il programma Devi Dimagrire Chiattona è in stand-by dall'estate scorsa, e che la stagione adatta per i giri al campo di atletica con l'Inflessibile e le passeggiate con la Diavolessa si è inesorabilmente conclusa, ho seguito l'esempio di Brenda Wanda Rhonda DolceBruna e Guendalina, le mie elegantissime e sportivissime colleghe di Paesino Blu, e sono andata alla Palestra Bene dei Quartieri Alti, quella delle professoresse e delle professioniste di tutta la zona Nord.
In cerca di un impegno fisso che mi garantisca un po' di endorfine, un girocoscia accettabile e soprattutto di non ansimare come una vecchia enfisematosa quando faccio due rampe di scale.

Mentre andavo ho telefonato a Sanguedelmiosangue, fondatore e sovrano del gruppo DDC, e ho constatato per la seconda volta quanto infidi e perfidi (da leggersi scorrettamente "ìnfidi e pèrfidi") siano i miei soci del Movimento per l'Abbattimento del Rotolo di Lardo. Infatti la Diavolessa, regina dell'aperitivo analcolico con schifezze, alla mia domanda "Verresti in palestra con me?" ha risposto una cosa tipo "Ma non me lo sogno neanche". E SDMS, mentre gli annunciavo la mia spedizione di oggi, ha detto testualmente: "Oh mio dio. Ti prego. Non farlo."


Siete delle merde, lo sapete o no?

Ho ignorato bellamente cotali demoni tentatori, ma mentre entravo in palestra una piccola percentuale di me, diciamo il 73,91%, sperava che nell'orario in cui posso io non ci fosse più posto / ci fosse solo sala attrezzi, che io non faccio perchè la aborro / ci fosse solo nuoto per bambini.

Io posso solo dopo le sei e mezza, dato che mangio alle due e, prima che sian trascorse un ragionevole numero di ore dal pasto, fare tre addominali mi causerebbe una nausea apocalittica con sudori freddi e svenimento.

Dopo le sei e mezza, porca vacca, c'è di tutto. Acquagym, Pilates, nuoto libero, aerobica, sala attrezzi, MR1 (che cazzo sarà?), total body, GAG.
Il fatto gramo è che l'unica cosa che realmente vorrei fare è nuotare, ma tra le mestruazioni (non sono proprio il tipo da Tampax e via) e i capelli lunghi da asciugare la vedo male. Tagliare i capelli è escluso, anche se mi piacerebbe molto, perchè i capelli corti, è provato, mi costano mesi di castità forzata (l'Uomo è un troglodita e preferisce la femmina che si può trascinare nella caverna tenendola per la chioma, l'ho scoperto a mie spese, un anno che avevo un taglio corto, da me adorato, con frangetta e mèches rosse).
Tuttavia mi farò coraggio e partirò con un'attività seria, oserei quasi dire tre volte la settimana, senza però cadere nella tentazione dell'abbonamento open che permette di andare "tutti i giorni" (leggi: una volta alla settimana, o nemmeno quella, "tanto posso andare anche domani").

Ora mi immergo nella consultazione di prezzi orari e corsi e poi vi dico.

martedì 16 novembre 2010

Me tanto afflitta

Sono le sei di un pomeriggio fuckin’ rainy, intendendo con ciò che oggi, uscendo da Scuolina Bianca, mi è scappata la seguente esclamazione: “Ma anche basta, vivere come le rane…”. Perché piove di nuovo da giorni e esce di nuovo acqua giallastra da tutte le bialere. Non se ne può più del fango, del cane bagnato, degli ombrelli. Oltretutto non fa freddo e quindi pare ancora più innaturale stare in casa.

Sto firmando degli uno di Storia. Della mia terza, of course. Con un preoccupante sottofondo di Placebo, che mi alzano il ritmo cardiaco (come non fosse già in extrasistole) cantando “Pure morning” e “Slave to the wage” con il massimo dello scazzo umanamente possibile.

Stamattina, come da programma, ho crocifisso Punta di Diamante. Coi chiodi di ferro a sezione quadrata, proprio.
Ha accusato parecchio la parte in cui gli imputavo di fare il tribuno della plebe che tiene il comizio e invita gli altri ad ammutinarsi mentre, di suo, lui cura che la sua media non scenda.

Ha passato le mie ore zitto. E pallido. Ma lui è sempre pallido.

Ho ricontrollato la sua prova. Ha cannato una sola domanda. 23 su 24.
Dieci e lode.

Che strazio.
Chissà quando mi ricapita uno che si fuma cento pagine per sport e che mi legge nel pensiero. E mi tocca maltrattarlo.

Rivoglio i miei exalunni. Rivoglio il Falco che mi fissa mentre spiego e si vedono i circuiti del cervello che si connettono e si illuminano con matematica limpidezza mentre impara. Rivoglio La MIA Alunna che di pomeriggio si spara i documentari sulla mafia e scrive mail a Roberto Saviano. Rivoglio il Mostro che si fa lapidare con qualsiasi domanda per mezz’ora e poi chiede: “può bastare?”. Rivoglio il Danno che quando gli faccio una domanda socchiude gli occhi e poi dice: “aspetti, lo so. Era scritto nella colonna sinistra, quasi alla fine della pagina” e poi, grazie a questa memoria visiva, si ricorda la risposta giusta. Rivoglio i miei bambini di Scuolafica dei Quartieri Alti che studiano dodici pagine per volta senza batter ciglio. Rivoglio Enfant Terrible che fa la domanda cosmica. Rivoglio un po’ di soddisfazione. Un po’ di sbattimento da ricompensare. Un po’ di sana gara.

Cazzo. Sono stanca di vestire i panni della Terribile Divinità Vendicatrice dalle mille orecchie che tutto sente e tutto punisce con sciabolate di penna rossa e cazziatoni atomici.

Stamattina, solo in un ritaglio di tempo del tombino generale, e con non più di un trenta per cento della mia attenzione, ho metaforicamente afferrato per le palle Gatto Selvatico e gliele ho sbriciolate, perché provava a protestare per il cambio di posto che i colleghi mi hanno richiesto.
E se si chiama Gatto Selvatico, potete immaginare che è perché non è uno che si lascia castrare tanto facilmente.

A proposito, Gatto ha preso nove, di Storia. Quindi un altro bravo alunno ribelle a cui ho fatto passare una mattinata di merda.

Mi ripeto che al liceo noi eravamo La Sezione B, con tutte le maiuscole, che i nostri professori avevano confessato a qualche genitore che una classe così dotata capita una volta ogni dieci anni e passa, e più eravamo bravi più ci torchiavano come schiavi e ci prendevano a pesci in faccia. E siamo usciti ancora più bravi e molto, ma molto preparati alle difficoltà della vita.

Mi ripeto che la mia prof delle Lettere delle medie era una donna straordinaria che ci terrorizzava a morte, e siamo sopravvissuti tutti: io poi, che la odiavo per quanta paura ci metteva, in realtà le devo il 90% di quello che sono ora, e non passa giorno senza che le rivolga un pensiero di immensa stima e sincera gratitudine.

Mi ripeto che se anche la F., che si lamenta tanto ma è buona come il pane con burro e zucchero e vuole un bene tremendo a tutti i suoi alunni, ora li sta mettendo sotto e prendendo a calci in culo senza pietà, io non posso essere da meno.

Mi ripeto che non devo prenderla sul personale. Mi dico come un mantra la frase “Non sono tutti figli tuoi” che una saggia collega anni fa mi ha suggerito di tatuarmi su un braccio.

Mi ripeto che passerà.

Ma siccome sono fatta così, mi struggo per trovare la soluzione.

Anche se, ahimè, lo so cosa devo fare. I pomeriggi di recupero.
Che, in questo momento, mi fanno un comodo che non ve lo figurate, con tutte le grane che ho a casa.

Ma i pomeriggi di recupero servono quando devi guardare alcuni dei ragazzi dritto negli occhi senza distrazioni, prenderli per mano e trovare con loro un sentierino che giri intorno a lacune, limiti e blocchi.
E quindi dovremo trovare il tempo per questo.
E per un pomeriggio con i più bravi che ora sono i più difficili da motivare.

E tutto questo nelle prossime due settimane. Prima di partire per Monza.

Okay.
Troverò il tempo.
E le forze.
E la calma mentale.
L’adulta sono io.
(Che culo, eh?)

Ommmiiioooooodddiiooooo NO!

Oggi è successo l'irreparabile.
I colleghi in coro hanno criticato l'ultimo
spostamento di banchi che ho fatto in terza. Ve l'avevo detto che gestire la prima fila non era un lavoro da principianti.

I colleghi, a ragione, ritengono che io abbia toppato clamorosamente a portare Terremoto in centro seconda fila, Gatto Selvatico in fondo e l'Incontenibile davanti.

Ma purtroppo hanno insistito soprattutto sul punto che per loro risulta fondamentale: Punta di Diamante deve tornare davanti. E precisamente davantissimo, praticamente alla cattedra, come era fino alla settimana scorsa.

Castagna, cioè colei che ha ridotto la II B di Scuolina Bianca a prendere diligentemente appunti di Storia in esattamente sette lezioni, colei che nei corridoi è capace di sedare una rissa con lo sguardo e la cui penna rossa semina ogni giorno dalle dieci alle trenta insufficienze senza tentennamenti, ha reagito così:

"Ma... come... di nuovo davanti..."
"Sì, vicino alla cattedra esattamente dove era prima, andava benissimo!"
"Ma... NO! Io... io... NON CE LA FACEVO PIU'!!!"
Espressione angosciata. Posizione di raggomitolamento fetale sulla sedia. Lacrimuccia (non vista dai colleghi). Pianto dirotto (interiore).

Spiego.

Siamo tutti concordi che m'è successo di peggio, nella vita. La III C dell'anno scorso. Il Danno e la Volpe del 2006/2007, che mi mettono in mezzo tra battute da cabaret, corteggiamenti ostentati e trucchi vecchi come il diavolo per fregarmi dieci minuti di lezione.
Per non parlare di otto temibili ragazze del liceo, intente a scannarsi sistematicamente l'un l'altra.

Ma Punta di Diamante è morboso.
Intanto per cominciare pensa alla velocità della luce e parla come uno speaker radiofonico da gara. Poi cerca continuamente di interagire.

Interagire vuol dire che devo dargli prima retta e poi ragione. E raramente ha torto. E se ha torto vuole capire perchè, o si impunta, o ci discute.

Comunque, mi chiama.

La sua voce che dice "prof?" mi rimbomba nelle orecchie anche quando dormo.

Poi da quando l'avevo spostato in primo banco era terribile. Perchè da lontano parlava forte, e potevo sempre zittirlo perchè disturbava. E invece da vicino parla piano, direttamente con me, e io mi ritrovo a fare lezione a tutti parlando per metà a voce alta e per metà a volume da conversazione a due, stando occhi negli occhi con lui che è seduto a meno di un metro da me.
Se cerco di scavalcarlo con lo sguardo si agita e mi si muove davanti finchè non lo considero. Se parlo girata verso destra o sinistra mi parla lo stesso, ma nell'orecchio.
E menomale che già normalmente mi alzo spesso, e molte lezioni le faccio camminando su e giù davanti alla lavagna o tra le file.

Un altro alunno mi farebbe incazzare a morte perchè mi toglierebbe il filo del discorso. Lui no. Perchè lui la maggior parte delle volte sviluppa con un'osservazione o una domanda quel che io sto per dire, e rispondendo a lui vado avanti con la lezione. Comunque non me ne rendo conto. Praticamente noi co-pensiamo. E questa cosa, se a me può spesso dare soddisfazione, lui lo elettrizza. Quindi continua a cercarla.

Quando è stato spostato da un'altra parte, la mia vita è migliorata, nel senso che sono sfuggita all'ipnosi, ma solo in parte.
Ho avuto alunni che, quando mi avvicinavo al loro banco, si zittivano, andavano nel pallone, sudavano. Lui fa parte, come Cuba Caliente o altri, del gruppo di quelli che non vedono l'ora che io sia a tiro. Metà dei compiti in classe li faccio stando in piedi vicino al suo banco, altrimenti mi chiama. Se sto lì, almeno non disturba gli altri.
E poi quando io mi allontano lui ruota sulla sedia, gesticola, si sbraccia, dondola, mentre quando mi avvicino si siede normalmente e, quantomeno, mi permette di non avere mal di mare a guardarlo.

Ultimamente, quando era ancora in prima fila, non sapendo più cosa tentare, era arrivata a una cosa che tendo a evitare, cioè il contatto fisico.

Non possiamo usare troppo questa risorsa con ragazzine e ragazzini di quell'età, soprattutto noi donne, che rischiamo tutta una serie di effetti controproducenti, il principale dei quali, nonostante quel che io dico degli ormoni dei ragazzini preadolescenti, è sempre e comunque che si credano di aver a che fare con la mamma.
Poi va a soggetti. Alcuni non li toccherei mai perchè sento che li metterebbe a disagio, altri come Terremoto, Bahama Girl o Lagnosetta hanno piacere e bisogno a volte di essere un po' presi per una spalla e scrollati quando sono distratti, Grossa Sorpresa quando si sente male o è agitata tende a buttarmisi tra le braccia in lacrime (ormai è più alta di me e ha la mia stessa misura di reggiseno, ma pazienza). A qualcuno si possono tirare le trecce o scompigliare i capelli (a Terremoto no, perchè poi ci vuole il solvente per liberarsi, una volta invischiata la mano in tre etti di gel).
Anni fa ho avuto un alunno alto un metro e novanta, promessa del basket, che era coccoloso come un gattino e altrettanto innocente. Fosse stato per lui avrei passato l'intervallo col suo braccio sulle spalle, così, per cameratismo. Il raggio della morte con cui gli ho segato l'arteria radiale la prima volta che ci ha provato lo ha fatto battere in ritirata, ma è rimasto affettuosissimo.

Con il Diamante, ho tentato la mossa di arrivargli vicino e costringerlo, con una presa ferma e delicata su ambo le spalle, a girarsi verso il suo banco e non scaraventare le sue lunghe braccia in faccia ai compagni per gesticolare disperatamente nella mia direzione, cosa che faceva appena io mi allontanavo dalla cattedra e quindi dalla sua postazione.

Madonna se mi sono pentita.

Dopo la prima volta che ho fatto questo tentativo, a volte mentre scrivevo sul registro nel mio campo visivo entravano due mani molto pallide, intente a giochicchiare con una MIA biro. O la MIA agenda. La mia AGENDA, ho detto.
Alzavo gli occhi inferocita e trovavo la sua espressione felice. Abbassavo gli occhi con intenzione sul mio oggetto che stava toccando e lui ritirava la mano e poi apriva un sorriso, per la verità incantevole, con aria di scusa: "sono un bravo gatto, non l'ho rovesciato io il vaso coi fiori, rrron rrron mamma".

Ecco, da domani, per esplicita richiesta dei colleghi, devo rimetterlo seduto lì.
Porca vacca. E ora cosa mi invento?

venerdì 12 novembre 2010

Ma proprio di venerdì



Voi lo sapete che io amo il mio lavoro sopra ogni altra cosa.

Voi siete marciamente stufi di sentirmelo dire e vedermelo scrivere.

Voi conoscete la foga con cui difendo i miei alunni da:
critiche di colleghi
cinismi di adulti
cattivi esempi
pessimi modelli
pregiudizi
stereotipi
umiliazioni
insulti gratuiti
superficialità
ingiustizia
discriminazione
depressione
angosce
somatizzazioni
etc etc
etc
etc
etc

Insomma solitamente tra loro e qualsiasi fastidio disgrazia o difficoltà di cui possa essere a conoscenza cerco di infilarmici io con un buffetto, un complimento, un bel voto se se lo meritano, un incoraggiamento, una pacca sulla spalla.

E sono convintissima che loro siano il motivo per cui a me piace vivere.

Ma oggi no.

Oggi era una di quelle giornate in cui la pazienza di Giobbe, un po' d'esperienza, la buona volontà e una motivazione ferrea non bastavano a fronteggiare il vergognoso sprofondamento nell'inutilità di tutti i miei sforzi.
Oggi la sfuriata che ho fatto alla terza è stata epica: li ho asfaltati. La seconda parte, quella in corridoio ai soli Punta di Diamante e Incontenibile, è stata feroce, e anche umanamente spregevole, oltre che inutile.
Oggi ho rotto tutte le leggi scritte e non scritte sulla privacy, obbligando venti creature a farsi la media di ogni materia e appenderla sul muro.
Oggi ho passato il limite della decenza quanto a ritorsioni psicologiche, confronti con classi precedenti, ricatti e bassezze, e mentre tornavo a casa rimuginavo digrignando i denti su come continuare a maltrattarli nelle prossime settimane e su cosa dire a Punta di Diamante perchè, una volta o l'altra, finalmente si vergogni e smetta di fare Dio in terra.

Non ho voglia di raccontare come mai siamo arrivati a questo punto, ma se avete letto che abbiamo convocato i genitori per lunedì saprete che c'è stato un crescendo di superficialità, menefreghismo e fancazzismo, ultimamente.

Ecco, da quando i genitori sono stati convocati, sembra che i ragazzi abbiano deciso di darci ulteriori buoni motivi per convocarli.

Oggi io lì dentro ho visto i sorci verdi. Sono atterrita al pensiero che una classe come questa, che io SO essere di livello molto alto, si stia svaccando proprio ora.

Riferisco solo un episodio, per darvi l'idea.
Ritiro le schede sull'orientamento. Questa è di Punta di Diamante:
"Quale scuola pensi di fare dopo le medie?"
"Una scuola tecnica perchè non ho voglia di fare l'università."
"Quale scuola ti consigliano i tuoi genitori?"
"Quella che dico io perchè se adesso non ho voglia di fare l'università figuriamoci dopo le superiori."

Vi risparmio la successiva conversazione.

Ora, voi ce l'avete presente Punta di Diamante.
Quello che al posto del cervello ha un'arma di precisione da far tremare le ginocchia a parecchi degli adulti che conosco.

Dico solo che lui e altri 4 dovevano farsi rispiegare Astolfo sulla luna mentre i compagni finivano un esercizio, perchè erano assenti alla spiegazione.
L'ho sbattuto fuori all'ennesima provocazione e quando è stata l'ora di spiegare Ariosto gli altri mi hanno detto: "Lo chiamiamo?"
E io: "No, tanto a lui non frega niente. Allora può stare fuori."
Niente di più falso. E lui dallo spiraglio della porta ha sentito. Lo so.
A me sanguinava il cuore. Io considero impedire a qualcuno di sentire la lezione l'estrema forma di punizione, anche se pochi di loro riescono a capirlo. E detesto ricorrervi. Mi fa stare malissimo.
Ma ho spiegato, e poi ho buttato fuori anche l'Incontenibile che giocava a fare le torri con le gomme, e anche lui era uno dei 4 per i quali stavo spiegando una cosa già fatta.
E stavolta la porta l'ho fatta chiudere, niente spiraglio, dal quale io so bene che Punta di Diamante riusciva a seguire, pur non avendo il testo davanti, e che lo avrebbe fatto anche l'Incontenibile, perchè se sono i migliori alunni che ho, checchè ne dicano loro stessi, è perchè a loro PIACE imparare. Ma stavolta se li avessi visti parlare tra loro o ridere non so veramente come avrei potuto trattarli.

Uscito anche il secondo ragazzino, porta chiusa, la frustrazione mi ha fermato la voce in gola. Mi hanno guardato avviliti, gli altri, mentre mi alzavo e me ne andavo.
La Bidella Burrosa non s'è fatta pregare ed è andata in classe al posto mio cinque minuti.
O forse solo tre.
Non so. Ma a fare il giro della scuola ci ho volutamente messo più che potevo e ansimavo come un mantice per non mettermi a strillare.

Cazzo, basta.
Lunedì i genitori vedranno un aspetto di me che non conoscevano, ne sono certa. Io non mi permetto mai di giudicarli apertamente, anche se mi faccio le mie idee, e se devo dare un suggerimento che non sia strettamente didattico ma di tipo educativo, per esempio sulle punizioni o su come motivare qualcuno a lavorare, premetto sempre che io non ho figli e che quel che dico si basa solo sul fatto di vedere tanti figli degli altri. Batto sempre una simbolica mano sulla spalla dicendo che mi rendo conto che il genitore è un mestiere difficile e che le cose a volte si sistemano con la crescita, col tempo, con gli assestamenti ormonali e con un po' di pazienza.
Ma porca miseria, se questi piccoli lavativi giocano al ribasso è perchè a casa la scuola, l'istruzione e la serietà contano come il fante di picche.
E' di ieri la sconsolata riunione tra maestre elementari e prof delle medie, in cui le colleghe della scuola primaria dicevano che è un po' inutile accanirsi sul fatto che i bambini non studiano abbastanza, quando all'uscita di scuola le madri li accolgono con frasi come "Ciao amore, tutto a posto? Hai tanti compiti per domani? Ma come, di nuovo quattro pagine di lettura? Ma nooo, che oggi abbiamo duemila cose da fare!" o alzano gli occhi al cielo se per il lunedì c'è la ricerca o il riassunto, dicendo alle amiche con tono di sopportazione: "Ecco lì, un altro weekend rovinato."

Mi sento un povero mammut sdentato che vaga per le pianure fangose nel pieno del disgelo, e non capisce come mai intorno a lui non c'è più l'ambiente naturale in cui gli pareva ovvio muoversi.
Mi sento pronta a estinguermi con la mia specie.

domenica 7 novembre 2010

No, ecco, diciamo che ci sono volte in cui dover scendere a Genova mi pesa meno.

Tipo quando, come oggi, mi organizzo per stare giù solo mezza giornata, preferibilmente di mattina, e rimpatriare prontamente sul mio scassato divano di Asti entro le ore 15.00, per passare il pomeriggio con l'Uomo.

Sì, lo so che questo significa mettersi la sveglia alle sei di domenica mattina.
E guidare sotto la pioggia.
E arrivare a casa stanca e affamata per scoprire che l'Uomo si è messo a lavare i piatti all'una e mezza e non ha preparato un belin di niente, ma ha una fame orrida.

Ma.
C'è un particolare.
Io sono in salotto, e a cinque metri da me, nella stanza matrimoniale che non usiamo da più di un anno perchè dormiamo stretti stretti in camera degli ospiti (l'incastellatura dell'Ikea ci ha tradito), sul letto, SU TUTTA LA SUPERFICIE DEL LETTO MATRIMONIALE, ci sono pacchi di compiti da correggere.
Due temi, tre grammatiche, una geografia, una comprensione del testo, e tre o quattro pacchi di esercizi a casa o in classe da vistare.

In queste condizioni mi stanno simpatiche persino le piazzole di sosta dell'A26.

venerdì 29 ottobre 2010

Per un pelo

Che frullava nella testa di Castagna, ultimamente, che non ve lo poteva dire, nemmeno a voi indiscutibili, fidati e spesso adorabili blogamici?

No, non sono incinta.
No, non sto per lasciare l'Uomo e scappare a vivere a Hanoi con un peacekeeper E un reporter d'assalto (questa la capisce solo SDMS, ma è meglio così).
No, non ho fatto (ancora) la follia di andare fino a una località qua vicino, quella dove anni fa ho visto LA casa della mia vita (e, cretina, non l'ho comprata), inginocchiarmi nella ghiaia del cortile e supplicare i proprietari di vendermela in cambio di tutto quel che possiedo, incluse le mie mutandine, quelle rosa coi coni gelato, verso le quali sono molto possessiva.

Dunque, dovete sapere che io sono iscritta a Psicologia da soli otto anni, nel corso dei quali ho dato un esame solo e per circa cinque non ho neanche provato a pagare le tasse. Dovete altresì sapere che non mi sono mai trasferita a Torino come da programma dell'ottobre scorso, perchè in realtà ho realizzato che quando studio Psicologia mi dimentico quel che studio, quindi evidentemente non me ne frega molto.

In compenso, voi lo sapete, a me piacciono la letteratura, le lingue straniere, la geopolitica e soprattutto la storia.

Nel senso che vado pazza per cose che agli altri non muovono un pelo, tipo tutto quello che viene dal passato, dalle conchiglie preistoriche che la Daisy scava fuori lungo le colline astigiane all'unica colonna infame che abbia mai visto, a Genova in via del Campo.

La storia è stupenda perchè, per quanto la studi, ogni volta che spiego, leggo o approfondisco un argomento penso che non ne so ancora abbastanza.
Quindi, per quelli come me, è come il sesso con qualcuno che ti piace da impazzire: appena finisci, ricominceresti.

Ma la storia è tanta e ognuno degli appassionati, come ben sanno gli Evangelisti di Fred Vargas, ha la sua fissa.

Io sono felice negli scavi preromani, allegra nei teatri romani, mediamente contenta nelle chiese barocche, entusiasta sulle vestigia della storia del Novecento, abbastanza di buon umore nei luoghi delle battaglie risorgimentali.
Ma il paragone col sesso mi viene in mente soprattutto se penso alla storia medievale.

Cioè, lo so, prendetemi per una noiosa, brutta, grigia secchiona con una noiosa brutta grigia vita e due noiosi occhiali da vista (non sono nè brutti nè grigi, sono di Chanel e li adoro).
Ma la verità è che sulle mura del castello di Warwick, ai piedi di Santa Maria del Fiore, in uno scriptorium cluniacense o, Dio ne scampi, negli edifici delle antiche università come Cambridge o la Sorbona, io sono letteralmente trasfigurata e non mi rendo più conto di niente. La povera Tipa quando girava l'Inghilterra e la Scozia con me doveva sempre tornare a prendermi in qualche sala di castello o museo nella quale mi ero dispersa e anche Anima Lunga, il mio migliore amico di una volta, ne sa qualcosa: una volta a Firenze ha commesso lo sbaglio di portarmi a vedere una raccolta di manoscritti del Quattrocento. Ho letteralmente sbavato sulle teche e mi ha dovuto trascinare via prima che mi arrestasse la buoncostume.

Uno dei più interessanti romanzi di Chrichton che abbia letto parla di un viaggio nel tempo di alcuni ricercatori, al termine del quale, quando è il momento di tornare indietro, uno storico del Medioevo si rifiuta perchè sta più a suo agio nel mondo medievale che in quello contemporaneo, tanto lo conosce e lo ama. Inutile dire che io farei sicuramente lo stesso. Da quando vivo a Asti e inciampo nelle torri medievali e nelle antiche tradizioni contadine ogni due passi, lo penso più o meno sei volte al giorno.

Insomma, complice la presenza di Sanguedelmiosangue che preparava Storia Medievale, stavo per iscrivermi a Storia anche io.
A Genova, perchè se non lo sapeste a Genova la facoltà di Storia è popolata di ottimi docenti, molti dei quali io conosco per aver fatto corsi mentre studiavo e durante la specializzazione.

Anzi, mi ero preiscritta. E mi ero preiscritta anche al corso sul buddhismo online dell'ILTK. Ho fatto la rinuncia agli studi a Psicologia. E giovedì avevo preso ferie per andare in segreteria a Genova, consegnare la fototessera, la certificazione del diploma, ecc.

Poi mi sono fermata. Anzi, a fermarmi è stato un commento di Minerva. Che, alla notizia del corso sul buddhismo, ha commentato dicendo: ma quante cose fai?
Va beh, lei è una ragazzina, le sembra chissà cosa, conosco gente che fa molte più cose, ho amici che fanno tre lavori e anche l'Uomo ormai rientra in tale categoria.
Questo è quel che ho pensato subito.

Poi ho messo a fuoco. La scuola. Il cinecircolo. Il buddhsimo. La mia proverbiale pigrizia, il rimandare continuamente, gli otto anni di iscrizione a Psicologia, il fatto che non trovo mai il tempo di andare dal dentista o dal commercialista anche se ne avrei bisogno. Le ore di sonno perse che, a quasi trentacinque anni, mi si ritorcono contro come boomerang e mi falciano le ginocchia.
Il tempo che passo con l'Uomo, che è pochino. Le mie amiche, che non vedo da una vita.

Ummm.

Non starò cagando fuori dal bolacco, come dicono a Genova? (excuse my zeneize)
E ho pensato, non in piemontese però: ma gaute la nata. Ma a chi la racconti. Giusto Minerva che è giovane come l'acqua si può bere che tu ti ci faccia stare tutto.

Così ho sospeso la decisione.
In compenso, avendo la giornata libera, mi son dedicata ad aprire, scaricare e ascoltare i materiali online del corso dell'ILTK. Che è strutturato come un corso universitario teorico e pratico, dura due anni e prevede 14 moduli, con esami brevi e esame finale, oltre a qualche sessione speciale di pratica da fare a Pomaia e a Riparbella.

E così ho scoperto che c'è una bibliografia per tutto il corso e una per ogni singolo modulo. E che il solo primo modulo richiede:
- la lettura e lo studio di dodici testi
- l'ascolto di tre cd di insegnamenti e esercizi sulla meditazione
- cinque diverse pratiche di meditazione da imparare e ripetere

Per tacere del materiale del modulo in sè. Che è considerato di base, in quanto corrisponde a quello che si fa di persona se si frequentano i weekend all'Istituto. E prevede:
- l'ascolto di 4 file audio di quasi due ore l'uno, contenenti gli insegnamenti dati da Patrick ai partecipanti
- la pratica di due tipi diversi di meditazione di cui vengono date le istruzioni audio
- la lettura e lo studio delle dispense (91 pagine, e a dare una scorsa sono anche difficili).

Minchia, 'sti Tibetani. Lo avevo detto che era una cosa seria, ma non immaginavo quanto. E peraltro, promette di essere anche questo un campo di sapere sterminato, nel quale tuffarsi e rituffarsi senza averne abbastanza per molto, molto tempo.

A questo punto, devo dire una cosa.

Grazie, Minerva. Mi hai fermata in tempo.

mercoledì 6 ottobre 2010

Quando il gioco si fa duro

Piove, Genova s'è allagata.

In III B, una slavina di quattro si rovescia su tutti coloro che non si sono ancora resi conto, nonostante i molteplici avvisi, che siamo all'ultimo anno.
La reazione non è sufficientemente sgomenta. Mi toccherà fare una cosa che odio, farne piangere due o tre, di cui almeno uno di sesso maschile e di popolarità indiscussa, per ottenere che prendano sul serio le cose. Starò peggio di loro, ma sono la coordinatrice e i colleghi cominciano a prendersela con me perchè lì le cose non funzionano.

In II B le note cadono frequenti e leggere come le foglie gialle sui prati. Da venerdì si interroga.

In I C oggi c'è il primo tema.

A casa di Castagna il nervosismo è palpabile. L'Uomo è a dieta e ciò lo rende nervoso. Castagna anche questo mese non è incinta e ciò la rende acida. Il cugino si è visto sfumare un'opportunità di lavoro, è stato al centro di una crisi diplomatica familiare che passerà alla storia come "la defenestrazione del fornelletto da campo" e, da ieri, sa mettere in moto una macchina, inserire la prima, partire, frenare, ma non mettere la seconda. Si è dovuto parlare di tempi tecnici della sua permanenza qui a Asti e dare qualche regola, un paio di schiocchi di frusta e una specie di ultimatum. Ma non ha fatto piacere a nessuno.

Castagna, da quattro giorni, supplica gli dèi e gli uomini di lasciarle un pochino di tempo per sedersi a contare le bollette da pagare, fare il totale, avere un attacco di colite nervosa e poi pagarle, ma ha tanto da fare che non ci è ancora riuscita.

Non si trova traccia di Diavolessa, inghiottita dal lavoro e dal primo mese di scuola elementare di Bibi e Pallina. L'Inflessibile appare, silenziosa come un fantasma, nei corridoi, con l'aria scontenta.

L'assemblea sindacale di ieri è stata breve e netta. Le cose vanno di merda, andranno sempre più di merda e se non ci sbrighiamo a imparare a mangiarla, la merda, faremo la fame, neanche tanto simbolicamente. Avremo fame di posti di lavoro, di pensioni, di stipendi, di banchi, di soldi per i progetti. E quel che sta succedendo a noi statali, anche se umiliante e fastidioso, non è niente rispetto a quel che capita a chi lavora nel privato, con queste lune.

Castagna, a Scuolina Rosa, si ritrova costantemente al centro di capannelli di colleghi che inveiscono contro la preside, le ore di recupero, gli altri colleghi. Lei cerca di essere umana e pratica, ma dopo un po' si scogliona e, ieri, ha tolto la parola alla Bionda Svampita che le parlava sopra e, quando nel discorso è entrato Quello Stronzo di Sostegno, s'è girata e se n'è andata, perchè c'è un limite alle persone sgradevoli e QSDS sta molto, ma veramente molto più in là del limite.
Oltre al fatto che, forse perchè lo detesta, Castagna lo sospetta fortemente di essere quello che non tira l'acqua nel gabinetto dei prof dopo averci fatto cose ben più ponderose della plìn plìn. E che schifo, scusate.

A Scuolina Bianca (quella di Paesino Blu) Castagna, che ha evidentemente la vocazione naturale alla referente di succursale, è per qualche motivo stata individuata come colei a cui si possono confidare tutte le lamentele sul fatto di essere, appunto, una succursale e non la sede della scuola media. E inoltre le hanno dato il ruolo di postina ufficiale tra Scuolina Rosa e Scuolina Bianca, forse ignari del fatto che un foglio che entri nella macchina di Castagna viene assorbito dal marasma e restituito tutto masticato e omogeneizzato con altre cose circa due mesi dopo.

Elfetto Femminista è stata bocciata a settembre, abbiamo scoperto. E questa è veramente una notizia brutta.

E' comparsa su Internet una foto dove si vede il Danno, versione post-incidente, magro, pallido, in sedia a rotelle e con il cerotto sulla ferita della tracheotomia. Castagna vorrebbe tanto, ma tanto, non aver visto il cerotto sulla gola nè l'espressione negli occhi del Danno in quella foto.

Testa alta, andiamo avanti. E' scendere dal letto la mattina che sta diventando un po' difficile.