Che frullava nella testa di Castagna, ultimamente, che non ve lo poteva dire, nemmeno a voi indiscutibili, fidati e spesso adorabili blogamici?
No, non sono incinta.
No, non sto per lasciare l'Uomo e scappare a vivere a Hanoi con un peacekeeper E un reporter d'assalto (questa la capisce solo SDMS, ma è meglio così).
No, non ho fatto (ancora) la follia di andare fino a una località qua vicino, quella dove anni fa ho visto LA casa della mia vita (e, cretina, non l'ho comprata), inginocchiarmi nella ghiaia del cortile e supplicare i proprietari di vendermela in cambio di tutto quel che possiedo, incluse le mie mutandine, quelle rosa coi coni gelato, verso le quali sono molto possessiva.
Dunque, dovete sapere che io sono iscritta a Psicologia da soli otto anni, nel corso dei quali ho dato un esame solo e per circa cinque non ho neanche provato a pagare le tasse. Dovete altresì sapere che non mi sono mai trasferita a Torino come da programma dell'ottobre scorso, perchè in realtà ho realizzato che quando studio Psicologia mi dimentico quel che studio, quindi evidentemente non me ne frega molto.
In compenso, voi lo sapete, a me piacciono la letteratura, le lingue straniere, la geopolitica e soprattutto la storia.
Nel senso che vado pazza per cose che agli altri non muovono un pelo, tipo tutto quello che viene dal passato, dalle conchiglie preistoriche che la Daisy scava fuori lungo le colline astigiane all'unica colonna infame che abbia mai visto, a Genova in via del Campo.
La storia è stupenda perchè, per quanto la studi, ogni volta che spiego, leggo o approfondisco un argomento penso che non ne so ancora abbastanza.
Quindi, per quelli come me, è come il sesso con qualcuno che ti piace da impazzire: appena finisci, ricominceresti.
Ma la storia è tanta e ognuno degli appassionati, come ben sanno gli Evangelisti di Fred Vargas, ha la sua fissa.
Io sono felice negli scavi preromani, allegra nei teatri romani, mediamente contenta nelle chiese barocche, entusiasta sulle vestigia della storia del Novecento, abbastanza di buon umore nei luoghi delle battaglie risorgimentali.
Ma il paragone col sesso mi viene in mente soprattutto se penso alla storia medievale.
Cioè, lo so, prendetemi per una noiosa, brutta, grigia secchiona con una noiosa brutta grigia vita e due noiosi occhiali da vista (non sono nè brutti nè grigi, sono di Chanel e li adoro).
Ma la verità è che sulle mura del castello di Warwick, ai piedi di Santa Maria del Fiore, in uno scriptorium cluniacense o, Dio ne scampi, negli edifici delle antiche università come Cambridge o la Sorbona, io sono letteralmente trasfigurata e non mi rendo più conto di niente. La povera Tipa quando girava l'Inghilterra e la Scozia con me doveva sempre tornare a prendermi in qualche sala di castello o museo nella quale mi ero dispersa e anche Anima Lunga, il mio migliore amico di una volta, ne sa qualcosa: una volta a Firenze ha commesso lo sbaglio di portarmi a vedere una raccolta di manoscritti del Quattrocento. Ho letteralmente sbavato sulle teche e mi ha dovuto trascinare via prima che mi arrestasse la buoncostume.
Uno dei più interessanti romanzi di Chrichton che abbia letto parla di un viaggio nel tempo di alcuni ricercatori, al termine del quale, quando è il momento di tornare indietro, uno storico del Medioevo si rifiuta perchè sta più a suo agio nel mondo medievale che in quello contemporaneo, tanto lo conosce e lo ama. Inutile dire che io farei sicuramente lo stesso. Da quando vivo a Asti e inciampo nelle torri medievali e nelle antiche tradizioni contadine ogni due passi, lo penso più o meno sei volte al giorno.
Insomma, complice la presenza di Sanguedelmiosangue che preparava Storia Medievale, stavo per iscrivermi a Storia anche io.
A Genova, perchè se non lo sapeste a Genova la facoltà di Storia è popolata di ottimi docenti, molti dei quali io conosco per aver fatto corsi mentre studiavo e durante la specializzazione.
Anzi, mi ero preiscritta. E mi ero preiscritta anche al corso sul buddhismo online dell'ILTK. Ho fatto la rinuncia agli studi a Psicologia. E giovedì avevo preso ferie per andare in segreteria a Genova, consegnare la fototessera, la certificazione del diploma, ecc.
Poi mi sono fermata. Anzi, a fermarmi è stato un commento di Minerva. Che, alla notizia del corso sul buddhismo, ha commentato dicendo: ma quante cose fai?
Va beh, lei è una ragazzina, le sembra chissà cosa, conosco gente che fa molte più cose, ho amici che fanno tre lavori e anche l'Uomo ormai rientra in tale categoria.
Questo è quel che ho pensato subito.
Poi ho messo a fuoco. La scuola. Il cinecircolo. Il buddhsimo. La mia proverbiale pigrizia, il rimandare continuamente, gli otto anni di iscrizione a Psicologia, il fatto che non trovo mai il tempo di andare dal dentista o dal commercialista anche se ne avrei bisogno. Le ore di sonno perse che, a quasi trentacinque anni, mi si ritorcono contro come boomerang e mi falciano le ginocchia.
Il tempo che passo con l'Uomo, che è pochino. Le mie amiche, che non vedo da una vita.
Ummm.
Non starò cagando fuori dal bolacco, come dicono a Genova? (excuse my zeneize)
E ho pensato, non in piemontese però: ma gaute la nata. Ma a chi la racconti. Giusto Minerva che è giovane come l'acqua si può bere che tu ti ci faccia stare tutto.
Così ho sospeso la decisione.
In compenso, avendo la giornata libera, mi son dedicata ad aprire, scaricare e ascoltare i materiali online del corso dell'ILTK. Che è strutturato come un corso universitario teorico e pratico, dura due anni e prevede 14 moduli, con esami brevi e esame finale, oltre a qualche sessione speciale di pratica da fare a Pomaia e a Riparbella.
E così ho scoperto che c'è una bibliografia per tutto il corso e una per ogni singolo modulo. E che il solo primo modulo richiede:
- la lettura e lo studio di dodici testi
- l'ascolto di tre cd di insegnamenti e esercizi sulla meditazione
- cinque diverse pratiche di meditazione da imparare e ripetere
Per tacere del materiale del modulo in sè. Che è considerato di base, in quanto corrisponde a quello che si fa di persona se si frequentano i weekend all'Istituto. E prevede:
- l'ascolto di 4 file audio di quasi due ore l'uno, contenenti gli insegnamenti dati da Patrick ai partecipanti
- la pratica di due tipi diversi di meditazione di cui vengono date le istruzioni audio
- la lettura e lo studio delle dispense (91 pagine, e a dare una scorsa sono anche difficili).
Minchia, 'sti Tibetani. Lo avevo detto che era una cosa seria, ma non immaginavo quanto. E peraltro, promette di essere anche questo un campo di sapere sterminato, nel quale tuffarsi e rituffarsi senza averne abbastanza per molto, molto tempo.
A questo punto, devo dire una cosa.
Grazie, Minerva. Mi hai fermata in tempo.