Poi
alla fine, come tutti potevate prevedere, sono io quella che non è
arrivata in fondo alla settimana: sul quarto giorno ho iniziato a
perdere i pezzi. Ieri stavo facendo una passeggiata di una bellezza
da stordire chiunque ami la montagna, e a un certo punto, brividi e
nausea. Una botta di sole. In effetti quando ho guardato l'orologio
era l'una e stavo camminando da un'ora sotto il sole a picco. Ma il
punto era che mi ero strapazzata davvero tanto mercoledì.
Mercoledì
Mamma Tenera era ancora malata, e Mamma Tonica e io abbiamo fatto i
botti, si sono ammalati due dei ragazzi in modo abbastanza serio,
altri hanno avuto emergenze varie di piccola entità, ma tutte una
dietro l'altra: chiudevi lo zaino delle medicine e tac,
- Mi sono ficcato una scheggia in un dito
- Ho nausea
- Posso prendere una tachipirina? ho mal di testa
- Puoi venire? C'è X che non sta bene?
- Mi medichi?
- Y è caduto!
- Mi è caduto un dente!
- Mi gira la testa
- Mi medichi?
- Mi dai un cerotto?
- A Z gira la testa
- Mi dai le gocce?
- Mi dai le compresse per la pancia?
- Devo prenderli di nuovo i fermenti lattici?
- Ho male qui
- Ho sbattuto lì
- Mi gira tutto
- Ho mal di testa
- Ho mal di pancia
- Mi si è tolta una crosta
- Mi fa male il ginocchio
- Mi medichi?
- Ho vomitato
- Mi fa ancora male qui
- Mi esce sangue
- Mi sono data un dito in un occhio da sola come una scema
- Ho trentotto e nove
- Sono caduto dal letto
- Mi medichi?
- Mi fai la fasciatura?
Tutto
così. Più o meno dalle undici di mattina a mezzanotte. E prepara,
sprepara i tavoli, lava il pavimento, fai la camminata, segui i
giochi, prendi sulle ginocchia la Princi che ogni tanto arriva e
vuole attenzioni.
Nel
mezzo è arrivato il padre di Mamma Tenera con un medicinale che sa
solo lei, che la rimette al mondo quando ha queste emicranie da
settantadue ore di coma, dolore e vomito. Pian piano è riemersa in
superficie, ma un po' rallentata.
Intanto
noi arrivavamo dappertutto e cercavamo di arrivare oltre.
Ma
appunto, giovedì la sindrome di Wonder Woman è venuta meno. Ho
dovuto mollare la passeggiata a metà, e poi alla sera mi hanno
trovata nell'atrio che ronfavo su un divanetto, appoggiata storta su
un bracciolo di legno, mentre sotto c'era una serata karaoke che ha
svegliato i morti (e li ha fatti scappare a gambe levate) in tutti i
cimiteri della Val Varaita, della Val Maira e della Valle Po.
E
oggi, che è venuto anche l'Uomo a dare man forte, e faceva afa anche
qua, io alle sette di sera ho cominciato a sentire lo stomaco che
andava giù giù giù giù giù, come fa quando sto per svenire.
Allora ho approfittato della messa per andare a crollare su un letto
in camera delle mamme / infermeria e quando ho ripreso un minimo di
cognizione ho salutato tutti e sono venuta in albergo. Dovo ho cenato
in letto con avanzi di merende rimasti nello zaino e ho pianto sulle
mie miserie di donna poco allenata alla fatica e assolutamente
intollerante del caldo. La quale donna, tra l'altro, ha disperato
bisogno di arrivare a casa dai suoi gatti e dal suo cane, di lavarsi
nel suo bagno, depilarsi, farsi una pedicure decente, mangiare un po'
meglio, dormire nel proprio letto e fare ottantadue lavatrici. Ma ha
anche una paura fottuta di rivedere la città, la casa e le strade
dove è stata malissimo negli ultimi mesi.


