Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers
Visualizzazione post con etichetta anime gemelle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anime gemelle. Mostra tutti i post

martedì 23 giugno 2015

Io viaggio da sola

Questa riflessione andrebbe forse su Spazio abbastanza, ma preferisco metterla qui dove posso ascoltare più pareri.

La riflessione si sviluppa sulla base di alcune recenti conversazioni.

1. La nave all’ancora e il mare aperto.

Telefonata della Tipa dalla Sardegna, porto di Cagliari, qualche giorno fa. Tipa affranta, perché la sua vacanza in crociera con la famiglia, per la prima metà, non è andata molto bene. Tutti troppo stressati (e la capiamo: più andiamo avanti con gli anni, più ci rendiamo conto che per andare veramente in vacanza bisogna prima staccare dalla vita che si fa a casa, e bisogna calcolare tre giorni solo per quello). Ma in particolare la descrizione dei bambini (11 e 8 anni) mi colpisce: Nipotina ha l’incubo di perdere la nave ogni volta che scendono, e domanda compulsivamente che ore siano, per tutto il tempo passato a terra. Coccodrillo critica tutto perché farebbe diverso qui, non gli piace là, etc.
Aggiungici che non è che una coppia di quarantenni stanchi del lavoro, in vacanza per una settimana in cabina in quattro, propriamente si rigeneri. Per fortuna la seconda parte del viaggio, sapientemente organizzata scegliendo con cura tra le diverse proposte di escursione, va meglio. I posti sono belli, si parlano altre lingue, insomma, ci si allontana finalmente dal molo e si prende il largo nella vacanza. Chissà se fossero andati fino all’oceano.

I bambini, però: stressati non dall’assenza di compagnucci con cui giocare, non dal caldo o dall’inevitabile noia da museo, come sarebbe ragionevole aspettarsi da due bimbi, bensì dagli orari e dalla gestione delle giornate. Due piccoli adulti in pausa pranzo dall‘ufficio, insomma. Che invece, a vederli, lei è una principessina elfica uscita da una campanula, che spalanca due estasiati occhi verdi davanti a tutto, lui un adorabile minion, di buon carattere tra l’altro, più lui della sorellina. Due bambini bambini, che non si atteggiano. Che non bullizzano. Che non civettano. Due bambini genuini, di quelli che guardano in tv quel che la mamma e papà approvano, che leggono bei libri insieme la sera prima di dormire, che fanno sport sani. Però questa vacanza, all'inizio, l’hanno presa così. Il che mi ha fatto pensare.

2. Sei così mia amica che ti spacco il mazzo prima ancora di andare a lavorare.

Mattina di preparativi per l’ufficio nella Valle Molto a Ovest dove vive Cavallino, e di preparativi per la scuola qui da me. Scambio di messaggi, scritti facendo equilibrismi mentre ci si lavano i denti, si infila la biancheria pulita, si beve un caffè in piedi davanti allo specchio del bagno aspettando che la piastra per i capelli si scaldi.
Tema: donne/mogli/madri, sottotitolo: gestione della Princi in mezzo alla bufera coniugale, vista da me e dall’altra mezza mela (che non è l’Uomo, per quanto sappiate chi e cosa è lui per me, ma è indiscutibilmente la mia compagna di banco: la definizione è sua).
Scambio di serie considerazioni, un paio di volte anche di atrocità reciproche, prese bene da entrambe perché entrambe ricordiamo cosa voleva dire avere 14 anni e una madre in crisi e tra l'altro, all'epoca eravamo già testimoni l'una della vita dell'altra.
Frase mia: voglio insegnare a mia figlia a lottare per quel che vuole, a essere fedele a se stessa e ad avere una dignità.
Frase sua: e allora devi essere quella donna.
Ciumbia.
Che poi la gente pensa che noi, al mattino, in bagno ci aggiustiamo le sopracciglia, facciamo la cacca, o al limite carichiamo la lavatrice.

3. Sei l’orgoglio della mia vita, la cosa più bella di tutte e l’unica persona da cui voglio essere sempre e solo superata in ogni cosa che faccio.

Ieri la Princi, in macchina, parlando di non saprei cosa, e con tono lapidario:
“Io voglio, un giorno, fare un viaggio da sola! In un posto caldo!”
Deglutisco. Dovete capire che la Princi è in un momento in cui, se attraversa una piazza, cattura gli occhi di tutti i maschi presenti, di età dai tre ai trecento anni. Vestita o in costume. Credo di aver capito che i fratelli piccoli dei suoi amici, quelli in piena pubertà, pur di essere portati in piscina quando c’è anche lei, sono disposti a essere schiavizzati dai più grandi per 365 giorni (Me li figuro proprio: "Ahmed/Luca/Dennis ti prego, ti prego, sto zitto non parlo te lo prometto, ti giuro che rifaccio il letto di tutti e due, porto la spazzatura tutte le volte che tocca a te, ti lucido le sospensioni del motorino con la mia maglietta preferita, ti faccio anche vincere alla playstation, te lo giuro, ma posso venire con voi per favore?"). Quando mi accompagnava a scuola di pomeriggio questa primavera, persino Sgamo e Svampo rimanevano in soggezione, di fronte alla sua femminilità dispiegata al massimo della potenza.

Alcune a caso tra le immagini che mi sono venute in mente all’idea di lei che viaggia per il mondo da sola: stupratori nordafricani, signori della guerra sudamericani, rapitori dell‘Est, negozianti dalla mano morta e vecchi bavosi di ogni Stato del pianeta compresi quelli non riconosciuti dall’ONU, assassini, ladri, truffatori, trafficanti di carne umana, turisti in cerca di sesso facile con una scorta di Rohypnol nel borsello. Oltre alle rivolte in Paesi politicamente instabili, ai disastri ambientali, alle malattie tropicali, a rischi anche minori come perdere un aereo o il bagaglio o trovarsi con una prenotazione sbagliata, che però, a immaginarmi lontano da casa senza nessuno dei miei con cui consultarmi, a me un po’ di paura la farebbero.

Tutto questo è durato lo stesso minuscolo numero di centesimi di secondo in cui, contemporaneamente, ero inondata dalla fierezza e mi sentivo assolutamente orgogliosa di lei e della sua voglia di fare.Mai e poi mai le confesserei che mi è scesa una goccia di sudore gelato lungo la schiena.
Ho aperto la bocca e, mentre nel mio foro interiore una voce da mamma sensata diceva: “Amore, l’altro giorno hai sbagliato DI NUOVO autobus per andare in centro” (il centro di Asti, non di Città del Messico), all’esterno di me una mamma altrettanto sensata ha detto: “E’ bello che tu lo pensi e spero che tu ci riesca… certo ci sono dei rischi per una donna nel viaggiare da sola, ma ormai se giri su Internet ci sono le guide ai Paesi più sicuri, ci sono tutte le dritte per non mettersi in pericolo e non farsi fregare… e mi piace proprio come idea, tu sei più coraggiosa di me, io non l’ho mai fatto, anzi, pensandoci, il primo viaggio lungo da sola che farò, se mi riesce, sarà quest’estate.” (E in Nord Europa, non in Belize, eh.) Poi ci penso e aggiungo che mi rende ESTREMAMENTE felice il pensiero che lei farà più cose di quante me ne sia mai sognate io. Lei sa quando la colonnina del mio termometro dell'orgoglio materno arriva così in alto che rischia di scoppiare, ma dirglielo è anche meglio che godersi la sua espressione quando lo capisce.


Da cui la riflessione, che si potrebbe così articolare: che razza di esempio stiamo dando, o vogliamo dare, ai nostri ragazzi? Quello di adulti in gamba, padroni delle loro vite, o almeno capaci di usare le loro risorse per affrontare l'ignoto? O di gente stressata marcia, che si lamenta e ha paura di tutto persino in vacanza? (E io, che spero la Tipa non me ne voglia se ho qui usato i suoi dubbi sulla riuscita della crociera come esempio, indipendentemente da quel che dico alla Princi per sostenere i suoi desideri di autonomia, sono senz’altro appartenente alla seconda categoria. O lo ero finchè non dovevo pensare a far stare bene lei.)

(Momento: non è che se domani la Princi mi dice parto per l’Indonesia ce la lascio andare, eh. Incoraggiarli non vuol dire mandarli allo sbaraglio; e essere genitori, quindi adulti spesso stanchi e in difficoltà, alle prese con la gestione delle vacanze o dei viaggi o delle banali ma pesanti incombenze quotidiane, come anche di problemi più gravi, non vuol dire essere sempre perfetti; solo perché ci sono dei minorenni che ti guardano, non diventi migliore di te stesso neanche volendo, al massimo potenzi le tue capacità preesistenti. Però bisogna pensare all‘immagine della vita adulta che diamo: quello sì. Che, detto da me dopo i casini degli ultimi tredici mesi, è sufficiente per tirarmi addosso manate di sterco di cavallo, verdura marcia e sputi, in effetti, e ne sono consapevole, ma tant'è.) 

Proposte/risposte/commenti? Da genitori, da educatori, da osservatori?
Tra l'altro, per una di quelle strane blogtelepatie, Tuttotace mentre io pensavo a questo post aveva scritto questo. Che fa riflettere, a sua volta.

venerdì 15 maggio 2015

Risky business

Lo so, lo so, il lifting, Scientology, etc.

Però quando i genitori partivano e lui ballava in mutande e camicia in giro per casa com'era, eh?

Tom Cruise è come il mio compagno del liceo coi ricci biondi. Non posso dire di averlo mai conosciuto davvero, senz'altro non mi ha mai considerato e adesso probabilmente, a passarci del tempo insieme, non troverei niente che mi ispiri, ma il primo amore ti fa tremare le ginocchia anche decine di anni dopo, e gli perdoni tutto quel che può aver fatto o essere diventato nel tempo, perché al vederlo ti si attivano i neuroni di quando avevi quindici anni e ti batteva forte il cuore per la prima volta.


Comunque qui non si tratta di amori del liceo, né di attori delle cui immagini ricoprirsi la stanza e la Smemoranda.

Si tratta del fatto che TUTTA la vecchia guardia è partita compatta per la gita, portandosi dietro quella baciapile della Cavalla e il ventottenne Borbone Gentiluomo, ma lasciando a scuola la Brava Crista, la collega M. e l'Inutile come decane, e poi tutte le supplenti e le nuove assunzioni*, il Dolce Cowboy e me.

Elenco delle supplenti e delle nuove assunzioni

L'Impeccabile
Centovetrine
Milady
Semmodezena
Bottadicoca
Stepford Wife
Melinda
la Corazziera
la Ragazzina

Come a dire che, essendo l'Inutile inutile, la M. un po' presa dalle sue sempiterne questioni di salute e la Brava Crista notoriamente morigerata, tolti Centovetrine che ha la personalità di un manichino, il Dolce Cowboy che schizza sempre via alla fine delle sue ore e Milady che in questo momento ha altri (e gravi) discorsi in ballo...

...noi ragazze abbiamo fatto casino!

E rinforzato tra l'altro la robusta cellula di oppositori del renziano regime (alcune di loro oltretutto sono precarie e incazzatissime, su tutte la Ragazzina che si è appena sparata tutto il TFA, ma anche la Stepford e la Corazziera). Ma più che altro abbiamo parlato della scuola come la vorremmo. Come la vorrebbe chi capisce che servono interdisciplinarità, collaborazione, apertura, uso massiccio dei recuperi pomeridiani e dei progetti, sforzo di integrazione, sbattimento continuo per arrivare fino all'ultimo dei ragazzi, e un minimo di parità tra le sezioni.

Perché sì, anche Scuolina Rosa, piccola e felice, pur avendo solo tre sezioni, ha la sezione dei fighi, quella dei raccomandati... e la mia.

Già ne parlammo, e sapete la mia posizione. In fondo anche quest'anno io arrivo alla fine senza aver finito il programma, ma, in una seconda con quattro casi conclamati di sostegno e alcuni senza appoggio che però ne avrebbero tanto bisogno, interrogo sull'Inferno ad apertura di libro. E, tutto sommato, le giornate a seconde unificate coi pochi che non sono partiti per la gita lunga mi dicono che di grammatica i miei caproncini e le mie caprette valgono quanto gli altri.

E però la Bottadicoca, che non è una supplentina dell'ultima ora ma una con quindici anni di lavoro sulla schiena e la ferma intenzione di scavarsi il suo buchetto e piantare radici a Paesino di Sogno, e per quanto all'inizio mi abbia messo in allarme con la sua esuberanza in realtà mi è sempre più simpatica, è fermamente convinta di dover scalzare la superiorità del Troll, della Bestia Nera, della Stronza di Arte e della Bionda Svampita, per ottenere il rispetto che merita. E mi dice, facendo spuntare l'inequivocabile punta di un canino affilato che luccica al sole, che siamo a maggio e c'è gente che nei corridoi ancora non la saluta. E che la sezione C è la sola senza una LIM, mentre la A ne ha due e la B anche.  L'ultima che è arrivata doveva essere nostra, il Gigante era venuto a chiedere a me, in quanto titolare solida di sezione, se la volevo in seconda o in terza, e poi è stata montata in auditorium. Da cui la mia scarsissima tolleranza, quando arrivo con la classe dopo essermi prenotata e ci trovo gente che lavora al pc, insegnanti di sostegno, gente che fa lezioni a gruppi etc.

La Bottadicoca è una donna temibile e, anche se non penso di esserle simpatica davvero, ha finito per ritrovarsi nel mio stesso caruggio, diremmo a Genova, più e più volte. Se continuiamo a vederla allo stesso modo, spaccheremo tutto, lei con i canini e io con la mia famigerata alzata sprezzante di sopracciglio sinistro. Ma negli ultimi giorni mi è arrivata una notizia ancora migliore.

Pare che la prossima assegnazione di matematica, il posto della Compagna Collega che quest'anno è andato in supplenza temporanea, tocchi a Fräulein Hitler la Sanguinaria, che fu mia collega a Paesino Sperduto e che, udite udite, io adoro. Donna di intelligenza sopraffina, dal pessimo carattere, capace di sfuriate apocalittiche, di tenere testa a chiunque fra gli adulti, a torto o a ragione, e di bere il sangue di intere classi, riducendo anche i più tremendi a uno stato di silenzio ultraterreno e attenzione spasmodica che confina da presso con la sindrome dissociativa da stress post traumatico. Ma anche di inchiodare una persona al suo vero ritratto con una singola frase, detta con voce bassa e musicale, e di leggere i problemi dei ragazzi ai raggi X e fornire reali e circostanziate strategie di soluzione. Quando ci incontriamo ci facciamo realmente una festa ogni volta, l'anno passato insieme a Paesino Sperduto è stato indimenticabile. E questo pericolosissimo e affascinante esemplare sta per abbattersi dritto sparato sulla Bionda Svampita e la Bestia Nera.

Qualcosa mi dice che la mia cronica e non programmata affinità di vedute con gli insegnanti di Scienze MFN sta per mettermi in una posizione veramente strategica nella Guerra dei Tre Corridoi che si scatenerà a settembre.









martedì 23 dicembre 2014

La faccia di culo impunita che ti viene con gli anni

A 40, tu non hai diritto di farmi stare male.


A 40, ma io sono una brava persona.


A 40, col culo che mi faccio non potete dirmi niente.


A 40, non lo so se è bello, ma è mio e guai chi me lo tocca.


A 40, Katniss Everdeen.


Buon Natale, Susibita. E a tutti voi. 

mercoledì 22 ottobre 2014

Swarovski

Quel cristallo Swarovski che ti avevano regalato: lo guardavi ogni mattina al risveglio, fedele, sul tavolino. Tornavi a casa, e la luce del pomeriggio lo faceva scintillare di sette colori. Era lì per te, quando volevi posare gli occhi su qualcosa di bello.

L'hai urtato con l'orlo di una giacca, una sola volta, e la magia è finita. Hai preso scopa e paletta e mentre spazzavi via le briciole iridescenti di un piccolo, inutile sogno, hai pensato che lo avevi sempre saputo, che non era eterno. E ti sei accorta di essere più vecchia della ragazzina che aveva ricevuto in dono il cristallo anni prima: ormai capace di relativizzare, di assorbire le delusioni, di accettare, in nome di un gradino di consapevolezza in più.

Nella mia vita nascosta tra le colline, da anni ormai c'erano delle certezze, dei perni su cui giravano le giornate: quelle di sole, quelle di neve, quelle piene di fatica e incertezza, quelle gloriose di grandi soddisfazioni. C'erano persone che, a incontrarle un attimo in un corridoio, o all'incrocio, o sulla piazzetta del paese, mi riempivano gli occhi di luce, e credevo che sarebbe stato per sempre così.

Poi un giorno lo Swarovski è caduto. Da un comodino basso, con un urto prevedibile. Crash.
Una frazione di secondo, e non c'era più.

Il 2014 è una caduta continua di cristalli che, solo ora, vedo così fragili.

Il giorno in cui l'amica che in sala prof da anni chiacchierava con me di Genova, di politica e di cani e gatti raccolti per strada ha detto "non sto mica bene": e non sapevo che era l'ultima volta che la vedevo.

Il giorno in cui Bel Ragazzo Pacato è venuto a trovarmi durante l'intervallo del pomeriggio: e ho realizzato che non parlavo più con un ragazzino impacciato, che non mi guardava più come un adolescente affettuoso, che io stessa a questo punto stavo guardando un uomo, e che qualcosa di dolce e innocente, dopo quei silenzi e mezzi sorrisi imbarazzati, era finito e non sarebbe ricominciato.

Il giorno in cui Giovane Lupo è partito per cercare lavoro all'estero, e io l'ho saputo da un tag in una foto di terzi su Facebook: e non è che non abbia capito come mai non è venuto di persona a salutare, perché lo so che si vergogna di non aver studiato e di non aver trovato lavoro, perché lo sappiamo tutti e due che sarebbe stato difficile salutarsi senza farsi venire il magone, perché lo sa che ho paura per lui, come ne ho sempre avuta, e che ho anche questa cieca, folle speranza che una volta per tutte ce la faccia a salvarsi. Ma, ora che il suo aereo è decollato, il cielo sopra Paesino di Sogno è più vuoto, io sono un po' più vecchia e un po' più sola, e ho paura di perderli tutti uno dopo l'altro.

Passando davanti alla solita pizzeria all'angolo della strada, ho visto la Mia Cocca che lavorava. Ho pensato che per adesso lei è ancora lì, a scintillare, con il suo sorriso pieno di luce, l'affetto di sempre negli occhi, che hanno lo stesso identico colore dei miei. Che quando esco da scuola posso trovarla sulla porta del locale,  o seduta sulla panca fuori, e lei, sua madre e sua sorella mi saluteranno sempre con lo stesso calore. Eppure la prima ad andarsene avrebbe potuto essere lei, quando due anni fa, appena maggiorenne, ha fatto il numero di mollare scuola e famiglia e andare a vivere con il primo tamarro che sembrava darle un'idea di partenza per la vita da grandi. Poi lui stava a casa a cazzeggiare con il computer e il telefonino, e lei doveva pulire cessi per dargli da mangiare, e beh, dopo qualche mese s'è data della scema da sola ed è tornata a casa. Ricordo che con Bel Ragazzo, allora ancora in zona alunno, mentre lei era via per questo colpo di testa, avevamo commentato "se non resta incinta, non c'è niente di irreparabile, dopo tutto". Con lo stesso tono, un po' preoccupato ma non giudicante, con cui io e la Mia Cocca, tante altre volte, avevamo parlato di Giovane Lupo, del suo futuro incerto e delle sue discutibili compagnie. E ugualmente io e Giovane Lupo, al festival dell'anno scorso, avevamo parlato di Bel Ragazzo e della sua incrollabile monogamia, persino un po' eccessiva per uno della sua età.

Ragazzi. Ex alunni. Amici. Belle persone. Anime gemelle di età diverse dalla mia. Sono cresciuti insieme, sotto il mio naso, all'ombra della Scuolina Rosa, sbracciandosi a salutare quando mi vedevano passare in auto, e facendomi il dono inestimabile della loro confidenza. E ora vanno ognuno per la sua strada di uomo e di donna, mentre io resto, e ogni mattina prendo la curva della strada e alzo gli occhi verso il campanile, con lo stesso gesto da anni.

Mi sento come se voltassi gli occhi verso il tavolino, per abitudine, senza nemmeno esserne conscia, alla ricerca dei colori confortanti del mio Swarovski attraversato dal sole, e ricordassi che non c'è più, e che è giusto così, che le cose fragili e bellissime non possono e non devono durare in eterno. Quel che deve durare è la rifrazione dell'arcobaleno, quella che splende nello sguardo che poso sulle cose. Perché io ho visto il cristallo puro, dove altri hanno visto solo tre ragazzi di paese, ognuno a suo modo incasinato, e loro hanno visto l'arcobaleno, dove gli altri hanno visto solo una prof delle medie con la testa tra le nuvole.