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giovedì 30 agosto 2012

The end of the world as we know it

Non porto la maglietta della pelle, o della salute che dir si voglia, da giorni. (Beh, che c'è? Io ce l'ho sempre. Sempre. Magari non è una cosa stile nonna Abelarda, ma uno chiccoso baby doll, un bustier o una sottovestina leggera. Ma io me la metto. Sempre.)

Ho tirato un pacco clamoroso a mia madre, e lei ha risposto "Non importa". E non era arrabbiata. Non voleva neanche sapere i motivi.

Ho aperto una mail che potenzialmente conteneva l'inizio della madre di tutte le grane. Sudando freddo e con gli strizzoni alla pancia, come da copione. Poi però dopo dieci minuti ero serafica. Ma sì, ma chi se ne frega, andiamo in tribunale. Tra l'altro, a vincere la causa, nel caso. E puoi capire quanto mi cambia, nel mare di casini in cui siamo.

Ho affermato che ero troppo stanca e accaldata per andare in montagna. In montagna, capito. Dove, per tutta l'estate, ho segretamente accarezzato il sogno di andare a vivere, smettendo ufficialmente di parlare per sempre italiano tranne che sul lavoro e con Cavallino, e facendomi adottare dalla folta comunità di Inglesi che vi risiede. (Avrei cambiato definitivamente anche nome: ho sempre pensato che Aileen, magari con un cognome scozzese tipo McSomething, mi si addica perfettamente.) A memoria umana non ci sono precedenti al fatto che io potessi passare qualche giorno in più in montagna e dicessi di no.

E poi... ho detto a Sanguedelmiosangue che volevo andare in ferie per qualche giorno dal nostro difficile e profondissimo rapporto. Cosa di cui sono già pentitissima, stasera gli avrei già telefonato tre volte. E oggi pomeriggio sei.

Però è vero che ultimamente le frecciate mi uscivano dalla bocca con freddezza e frequenza preoccupanti, ed è vero che anche le sue moine e i suoi rigiri per non farmi incazzare stavano diventando troppi e troppo plateali. Ed è vero che stavolta forse non posso, non devo, e non voglio, fare qualcosa io per levarlo dalla bratta. Ed è vero anche che non posso tirargliela addosso, la bratta.

Comunque, che io abbia detto che devo prendermi una pausa, anche se l'ho detto solo per evitare danni, è orrendo, sono un mostro anche solo ad averlo pensato, e mi fa stare peggio ancora che fare o subire danni. Ed è epocale. Cioè, in passato qualche rara volta l'ho cazziato frontalmente di bruttissima maniera, e senza il minimo rimorso. Ma andarmene un po' più in là, questo mai, mai mai mai, e infatti a giudicare dalle lacrime che sto versando, mi sono autoinflitta semplicemente una punizione tremenda, ho sbagliato tutto, ho segnato una crepa spaventosa in un rapporto magnifico, l'ho ferito a sangue, sono una merda e non me lo perdonerò nè me lo lascerò perdonare nemmeno sul letto di morte. Cioè, io ho fatto questo a una persona che ha detto che da morto potrebbe anche voler essere seppellito vicino a me, così nell'aldilà ci garantiremmo una piacevole conversazione per ammazzare il tempo. (Ma nemmeno mio marito: lui dice che resteremo insieme da vivi, da morti e in un sacco di altre vite, ma sospetto che, al pensiero che la facoltà di parlare non mi venga tolta nemmeno col trapasso, stia valutando di reincarnarsi con me quantomeno una volta sì e una no.)

Ecco. A livello emotivo sto esattamente così, e anche qualche gradino sotto. A livello razionale mi dico che, data anche la sua mail in cui prendeva nota della situazione e mi diceva la sua tutto sommato in modo pacato e adulto, non è successo niente di irreparabile, che capita di essere in crisi, nel senso buono della parola, quello greco antico, anche e soprattutto con le persone a cui si tiene tantissimo.

Il fatto è che non c'è un termine per dire quanto e soprattutto COME io tenga a lui. E' un rapporto che forse si esprime solo proprio con la definizione che gli ho trovato per il blog: sanguedelmiosangue. C'ho, in effetti, questa sensazione di essere stata privata di una buona metà del plasma che mi serve per sopravvivere.

E' il problema di quando due persone che davvero hanno del sangue, e anche molto carattere, in comune, si trovano affiancate nel bene e nel male durante quasi venticinque anni. In particolare se tutto comincia quando una dei due di anni ne ha dodici e l'altro ha ancora il cordone ombelicale addosso. Si cresce insieme, si vive in parallelo, quando più, quando meno vicini, sempre legati da una viscerale (e talvolta addirittura ultrasensoriale) sintonia, mentre intorno la famiglia si sfalda, la gente muore, il mondo si modifica. Il tempo però passa, si cambia, si evolve a ritmi differenti, su strade non coincidenti ma solo ogni tanto intersecantisi, anche se in punti fondamentali, e le situazioni di stallo esistono. Esiste che l'affetto e un certo senso di protezione da un lato, l'affetto e un certo senso di soggezione dall'altro, a un certo punto diventino, debbano diventare, l'affetto e il rispetto dell'altro anche quando proprio non si è d'accordo. E c'è da fare un gradino dopo il quale, spero, si sarà sullo stesso piano e si starà meglio tutti e due. Chiaramente, si evince dalle nostre ultime comunicazioni che faccio molta più fatica io a scendere il mio gradino che lui a salire il suo.

Vorrei solo non avere così tanta paura di sbagliare, di perdere o rompere qualcosa di prezioso. In un anno in cui ho dovuto fare così tanto di testa solo mia, e ho abbastanza serenamente deciso, infine, di non voltarmi a guardare se potevo fare meglio, o peggio, di come ho fatto, questo è veramente un colpo gobbo del destino, e la cosa peggiore è che me lo sono andata a cercare, se vogliamo.

Mio cugino ormai ha quasi venticinque anni, e la vita adulta fa schifo. Finchè tra noi due almeno lui era un ragazzo, io a volte riuscivo a dimenticarmene, ma ora non posso più.

venerdì 24 agosto 2012

Vivere senza. O vivere con?

Sarete ormai abituati all'incostanza dei miei propositi ("parlerò solo di scuola!"... ma a dire il vero avevo scritto anche che non mi sarei più lamentata della situazione familiare, e almeno questa l'ho mantenuta) e al fatto che da un giorno all'altro passi da argomenti di sconcertante futilità, snobismo radical-chic e stretti cazzi miei a grandi sparate sul futuro socio-politico dell'universo creato.

Quindi non vi farà strano che, dopo aver discettato della bocca di Simon Baker e del mommyporn, nonchè pubblicamente fantasticato in modo indecente sull'opportunità di finire a cena con Alessandro Gassmann, io torni a un argomento più serio e vi racconti che sto leggendo, alla fine, quel libro "Vivere senza soldi" di Heidemarie Schwermer, che avevo intravisto alla locale bottega fairtrade.

E subito l'ho preso come un manuale, ho aperto a caso e letto il capitolo sul vivere a casa d'altri facendo la custode. Che, se ci pensate bene, è una grossa figata; anche lasciando stare la scelta radicale di non avere una casa propria, comunque per un periodo all'anno sarebbe proprio carino mettersi a disposizione per un servizio del genere: soprattutto per una come me che non ama le vacanze itineranti ed è ben felice di curare animali e piante.

Poi però mi sono accorta che stavo leggendo un'autobiografia. E allora sono ripartita da pagina uno e mi sono avvolta nelle riflessioni (molto new age) di codesta simpatica fricchettona tedesca.

E per quanto appunto un po' mi facesse specie questo atteggiamento molto "è venuto n'omo, tutto vestito debbianco, che m'haddetto llove-llove-llove", devo dire che come già altre volte un libro ha incrociato la mia vita nel momento giusto.

Non tanto per il progetto di vita che contiene (mai momento della mia esistenza fu meno adatto di questo a immaginare di vivere senza questioni economiche da gestire...) ma per una serie di atteggiamenti che fanno da sostrato ad esso.

Intanto, ci sono alcune somiglianze innegabili tra il percorso della tipa e il mio, a livello di imparare a stare con se stessi. Prendete il pezzo in cui lei, divorziata, vive in una comune di artisti coi suoi figli e, per far fronte alle difficoltà scolastiche del più giovane, va in terapia con lui.

"...mentre mio figlio già dopo dieci sedute aveva ritrovato l'equilibrio, per me fu la prima volta che il mondo mi crollò addosso. Piangevo. (...) Imparai a respirare con consapevolezza, a governare la respirazione e a influenzarla, proprio come i miei pensieri. mai avrei ritenuto possibile di riuscire ad avere un tale potere su me stessa. Le lacrime avevano a che fare col mio latente ruolo di vittima, con quella sensazione di essere alla mercè di tutto quello che mi aveva sempre accompagnata (e oppressa). A poco a poco andavo sperimentando che non solo ero vittima, ma anche carnefice."
[Chiariamo. Di se stessa. Cioè autrice di scelte che la danneggiavano, la cui responsabilità non si poteva solo, non si poteva più, scaricare sugli altri.]

Oppure dove parla del suo lavoro come insegnante, e di come il suo tentativo di educare i bambini con la fiducia e il rispetto si sia scontrato faticosamente con il bisogno di autorità dei bambini stessi. (La storia della mia vita negli ultimi due anni.)

Ma soprattutto, la cosa che mi rende la fricchettona Schwermer simpatica è che ogni due pagine, mentre parla dello sviluppo del suo progetto, dice che anche nelle situazioni nuove che lei stessa si era creata dopo un po' era nervosa perchè non stava facendo abbastanza, che aveva paura dell'ignoto, che sentiva di non essere arrivata in fondo al suo piano, che ogni tappa le costava un faticoso scardinamento di punti fermi inculcati dalla società, in particolare quel principio per cui dare è avere potere, mentre prendere è essere impotenti. Che detto così sembra contraddittorio, ma in realtà è vero: soprattutto se lo applichiamo agli scambi interpersonali, magari all'interno delle famiglie, più che sul lavoro o nell'economia. Comincio a pensare che alla conclusione del libro quel che emergerà sarà che la tipa, ormai un'arzilla settantenne, non intende affatto fermarsi ad un punto e dire "bene, ci sono riuscita". Il che in un certo senso dà un valore molto universale alla sua personale ricerca di appagamento e soddisfazione, che del resto, lei lo ribadisce qua e là con tono un po' llove-llove-llove, aveva come scopo cambiare in meglio la società, non solo risolvere le sue questioni private.

Non so. C'è da riflettere, in questo libro, non tanto sul progetto di abolire il denaro quanto appunto su quello di scambiare beni, tempo, risorse ed esperienze con gli altri. Che mi pare effettivamente molto duro da mettere in pratica nel mondo attuale, ma anche importante da considerare data la temperie economica e storica in cui ci troviamo.

Naturalmente c'è una frase su cui non potrei mai concordare con la Schwermer: "Quello che volevo davvero era provocare dei cambiamenti positivi nell'ambito sociale, ma ciò non rientrava nei miei compiti [di insegnante]." Ecco, io invece faccio l'insegnante proprio per questo, e infatti stamattina, ispirata e tutte vestita debbianco, lavavo le tazze e riflettevo sull'istituire una banca del tempo tra i miei bambini di seconda.

Dai, che mancano solo dieci giorni.

giovedì 23 agosto 2012

Accaldato erotico skrash

Vi ho già parlato della mia ultima fiamma?

Mi sono innamorata. Si chiama Simon. E' australiano. Ha i ricci. Biondi. Come il mio grandissimo Primo Amore delle superiori, cui somiglia, talvolta, quando ride.

Ovviamente avete capito.

Non so se sono più innamorata di lui o del suo irresistibile personaggio, Patrick Jane, comunque l'esistenza di uomini con visi dolcemente sciupati come il suo conferma quel che diceva lo splendido Colin Firth delle rughe: a che serve un bel violino, se le corde non vibrano? Infatti, pensate a quell'immenso fico di Hugh Laurie: se cercate i film che faceva da giovane, con Kenneth Branagh, non gli date due lire. Poi gli vedete fare la parte del dottor House, tutto un guizzo espressivo, e capite che l'età in certi casi è una benedizione. A parte che se hai una bocca come quella di Simon Baker le donne fanno veramente, veramente fatica a guardarti le rughe intorno agli occhi.

Comunque, perchè vi dico tutto questo. Non è per un banale attacco di lussuria estiva, che lo so già che è l'ultimo trend del 2012, vi ho viste sotto l'ombrellone che leggevate "50 sfumature di grigio" e i due sequel, e poi entravate furtivamente dal ferramenta a prendere metri e metri di robusta corda. Non darò il mio parere sul libro: non l'ho letto, sto resistendo a una campagna pubblicitaria intensissima condotta niente meno che dalla mia migliore amica, la quale sostiene che era appassionante... e anche dotato di utilità pratica.

Finirà che gli darò una chance, ma sinceramente ho queste esitazioni per due buoni motivi: uno è che, se davvero è "letteratura mommyporn" come dicono in giro, ci resto male di leggere di sesso mal scritto per 600 pagine, quantomeno dopo aver letto alcune spettacolarissime scene hard in George R. R. Martin, Veronesi, Ammanniti, McEwan, etc. E anche dopo aver trovato arrapantissima la pruderie primo Novecento di Edward Cullen. L'altro è che, se è scritto bene e quindi le scene di letto sono convincenti, a un certo punto delle 600 pagine potrei magari trasformarmi in una gattona tutta fusa, ma dubito che con trentasette gradi l'Uomo abbia intenzione di partecipare anche al miglior kamasutra: in questi giorni i nostri rapporti fisici sono, come dire, diluiti nell'arco di una settimana: lunedì mi fa una carezza, martedì mi dà una pacca sul sedere, mercoledì un bacio... Più di così, ad Asti e senza aria condizionata, non si fa, perchè manca solo l'attrito tra due epidermidi per arrivare all'autocombustione. Splendido sesso orale, in compenso: no, calma, che avete capito, mi son spiegata male, intendevo orale come le interrogazioni, cioè a parole. Tipo che ci raccontiamo quello che ci faremo quando verrà una temperatura più accettabile. E ce lo raccontiamo stando ben attenti a non sfiorarci, per non restare appiccicati.

Però vi narravo di Simon Baker perchè da qualche giorno sono immersa nella prima serie di "The mentalist" e, quando non penso alla bocca di Simon Baker o ai riccioli che tanto mi ricordano il Primo Amore, penso ai sorrisi sapientemente indifesi di Patrick Jane e ho un flashback.

Che si svolge al Porto Antico, come molte altre scene del lungo corteggiamento che l'Uomo mi ha riservato. E siamo io e lui, seduti in un locale, e sorseggiamo qualcosa, e lui a un certo punto non parla ma sembra pensieroso e fa questi sorrisi tristi, con gli occhi di uno sotto tortura, e io gli dico "che c'è? Tu non me la racconti giusta, stasera: hai l'aria da discorso cosmico". Al che naturalmente lui non risponde, ma accentua il sorriso e guarda per terra, di lato, e a me batte il cuore forte forte perchè, visto che lui guarda altrove, io ne approfitto per mangiarmelo con gli occhi.

Ecco. E' un ricordo bellissimo. Dieci miliardi di anni dopo, sono qui che mi chiedo cose. Studiavamo per diventare insegnanti, allora. Sapevamo poco o nulla di dove saremmo finiti, cominciavamo a intravedere che ci sarebbe stato qualcosa tra noi due, ma nessuno ci aveva detto niente di dove avremmo vissuto, che scelte avremmo fatto, che prezzi avremmo pagato per quel che volevamo.

Certo ci sono cose che non avrei mai creduto possibili. La prima della lista è sempre la stessa, cioè superare i trentacinque anni senza aver avuto figli. Ma anche altre, tipo andare d'accordo con DUE suocere, fare la luna di miele in un paesino del Piemonte che conta 1300 abitanti, etc. Però anche il dialogo di ieri sera a cena è stato veramente una cosa che, solo tre anni fa, proprio non mi sarei potuta immaginare.

L'Uomo, spargendo salsa piccante sull'involtino primavera: "E così, al posto delle retrospettive, abbiamo deciso di concentrare gli sforzi su singole serate da pensare come grossi eventi. Tipo, per ogni sezione del festival, prendere un nome che richiami il pubblico, e fargli fare l'inaugurazione, e poi far venire magari un altro per la master class."

Castagna: "Quindi, per l'horror, Dario Argento, e per i documentari, chi viene? Cederna?"

L'Uomo: "Sì, dovrebbe venire lui ad aprire..."

Castagna, versando la salsa di soia sul riso: "Che bello, sono tanto contenta di conoscerlo, lo adoro da quando faceva il soldatino innamorato di Vassilissa in Mediterraneo."

L'Uomo: "...poi, però, viene anche Alessandro Gassmann per presentare il documentario su suo padre..."

(Skrash!)

Castagna, ripulendo il tavolo dalla salsa di soia versata dopo che aveva mollato di schianto la confezione: "..."

L'Uomo: "E poi abbiamo il problema di Pasotti..."

Castagna: "Scusa, mi puoi ripetere la seconda che hai detto? E' una presa per il culo, come al solito?"

L'Uomo: "No, secondo il Visconte non c'è nessun problema a far partecipare Alessandro Gassmann, anzi dovrebbe avere già la sua disponibilità di massima."

Castagna: "Ihihihihi uhuhuhhu"

L'Uomo: "Che c'è?"

Castagna, che si era improvvisamente trasformata in un'adolescente tutta treccine, zainetto Invicta e ciuccetti di plastica colorata, si riprende: "Ahhem. No niente. Coff coff. Ahem. Prendi un raviolo al vapore. Dicevi di Pasotti?"

L'Uomo: "No, dicevo che lui viene su con Nicoletta Romanoff, ma si portano i tre figli, quindi pensavo di prendergli un appartamentino in un residence invece dell'albergo. Mi ha detto, al telefono: c'è questo problema, che noi siamo una tribù e ci spostiamo tutti insieme, è grave?"

Castagna: "Chiamalo e chiedigli se si portano anche una tata, altrimenti gliela cerchiamo noi tra le ragazze del teatro."

Ecco, io, quella sera al Porto Antico, iniziavo a intravedere che avremmo cenato insieme tante, tante, tante volte. Ma se mi avessero detto che una mattina sarei scesa dal letto e una delle mie priorità sarebbe stata trovare una ragazza disposta a intrattenere i bambini di Pasotti e della Romanoff mentre loro facevano i giurati nel nostro festival cinematografico, no, non ci avrei probabilmente creduto.

mercoledì 22 agosto 2012

Miscellanea meteorologica al vetriolo

Non voglio assolutamente che mi si dica qual è la temperatura PERCEPITA. Voglio fare causa a tutti i giornali, le reti tv e i siti web che osano dirmi che cosa PERCEPISCO io del caldo bastardo che fa in questi giorni.
Cazzo, c'era gente tipo Berkeley, Kant, Hegel, se non ricordo male, che BASAVA la sua filosofia sul fatto che un conto è quello che E', un conto è COME noi lo percepiamo.

E comunque, senza andare a scomodare le teorie sulla mente di filosofi e scienziati: mettiamo nella stessa stanza mio marito che sta bene, mio cugino con la tonsillite e la febbre a trentotto, la sua amica gnocca con una ciucca epocale e me con le mestruazioni, più uno scozzese prelevato a Glasgow e un tizio qualsiasi appena rientrato dallo Yemen. Secondo voi potremmo mai PERCEPIRE la stessa temperatura esterna?
Giornalisti: mavafangùl.

Inoltre.

Mia zia oggi m'ha chiamato dall'Abruzzo e si è lamentata della "terribile" escursione termica nella località dove si trova: 32 di giorno, 15 di notte.
Ora sono le 01,22, ad Asti, e io sto sudando a gocce. A gocce grosse.
Zia: mavafangùl.

Ma soprattutto. Meteorologico si scrive meteorologico, non metereologico, però i miei alunni non ci credono mai, e come per le parole aeroporto e aeroplano devo portare loro davanti il dizionario, preferibilmente etimologico, per convincerli. E i nomi alle cose si danno se hanno senso. Lo diceva bene Rodari e lo dicevano bene anche Fazio e Saviano con le parole della loro più recente trasmissione. Ci sono nomi azzeccati, a volte, sui giornali, anche se ad un attento esame non sono esatti, veritieri al 100%, ma evocativi, metaforici o veri solo in parte: pensate a primavera araba, macelleria messicana, ground zero, e altri che sono entrati nella storia, a buon diritto, come lo sono i nomi delle personalità medievali: Carlo il Calvo, Filippo il Bello, Riccardo Cuor di Leone, o di certi eventi come la primavera di Praga, la Gloriosa rivoluzione, insomma ci siamo capiti.   


Invece adesso qualcuno mi spieghi che cazzo me ne fregava a me di sentir chiamare Scipione un'ondata di caldo. Che poi vorrei che quelli delle Iene facessero un sondaggio su quanti in Italia sanno oggi chi fosse Scipione, e anche esattamente cosa sia un anticiclone. Che poi era anche inesatto storicamente, avrebbe avuto più senso Annibale, Asdrubale. Ma poi abbiamo preso una piega, ma una piega. Forse proprio perchè la storia antica era troppo difficile, siamo andati a scomodare Dante. Ma povero, povero, povero Dante. Caronte.  Lucifero. A casa mia si scherzava e si continuava (perchè facciamo i prof, e i prof di lettere, gran brutta razza): Farfarello, Draghignazzo...

Ma hanno superato se stessi. Perchè adesso hanno dato il nome anche all'ondata di fresco, o meglio, al calare del caldo, che è previsto tra una settimana. E come l'hanno chiamata. Povera Italia. Povero Dante. Povera me, tutti gli insegnanti di lettere e tutti gli studenti. L'han chiamata Beatrice. E scommetto che il tristo coglione che ha fatto questa bella pensata si è anche sentito fico, colto, arguto, pieno di wit, quando ha aperto la bocca per dire questa minchiata. Gesù. Che senso di fallimento, che amarezza, che trauma culturale.

E comunque, pensateci un attimo. Capisco dare il nome all'uragano, che in fondo viene una volta ogni tanto e sembra pure animato da vita propria come un essere vivente. Ma è un'americanata come solo gli americani. Scritto volutamente con la minuscola.
Se però ci mettiamo a dare i nomi ai fenomeni meteorologici come il caldo e il freddo entriamo in un tunnel di delirio senza ritorno. Allora voglio chiamare singolarmente con nomi di persona anche: ogni nebbia, ogni foschia, ogni brinata, ogni galaverna, ogni alito di vento, ogni ramata d'acqua, ogni nevicata, ogni botta d'umido... E perchè non ci mettiamo anche a battezzare ogni ciclo mestruale coi nomi, che so, delle regine di Spagna?
Queste cose mi fanno incazzare quasi quanti quelli che usano incautamente in mia presenza l'espressione "riforma Gelmini". Che è un falso storico peggio dei protocolli di Sion.
Mezze calzette di tutta Italia, in particolare quelle che non hanno continuato gli studi ma ci tengono a far vedere di essere persone di cultura: mavafangùl. Lo sapete cosa siete? CARNE DA CEPU.

(Se ve lo state chiedendo, no, non è la dieta. Ho solo molto caldo.)














venerdì 10 agosto 2012

Due dritte

Primo e forse ultimo post nel quale sponsorizzo enti, luoghi, libri e siti web, non è mia abitudine e giuro che non mi pagano.

Una prima dritta per amanti di natura e storia (ma sono già due veramente) è questa:
http://www.parcogranboscosalbertrand.it/
perchè sono tanti anni che ci gironzolo, ma l'altra sera siamo stati a una serata informativa dei guardiaparco e sono rimasta piacevolmente colpita, sia dall'ottima presentazione sia dall'evidente amore di questa gente per il suo lavoro e il suo territorio. Di seguito alla spiegazione sulle attività del parco ci è stato proposto anche questo Ecomuseo, che raccomando particolarmente a insegnanti che vogliano portare i ragazzi in gita:
http://www.parcogranboscosalbertrand.it/pun_dettaglio.php?id_pun=511


Poi: leggendo il notiziario di http://www.trekkingitalia.org/torino/ (giocate col Cercatrek, sul sito nazionale di Trekking Italia, a scovare passeggiate, traversate e avventure per tutti i gusti...) ho trovato un utile suggerimento, o meglio, una miniera di utili suggerimenti per l'inverno economico che ci si stende intorno e davanti: http://www.nonsprecare.it/

Mi permetto anche di segnalare (ma lo saprete magari già) che è stata ripubblicata nel 2011 la "Guida al consumo critico" del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che da vari anni non era aggiornata, ed ho scoperto che esiste anche la "Guida al vestire critico", per chi volesse perseguire i soliti discorsi di sostenibilità e fair trade, perchè lo so che molti di noi sono ancora un po' Popolo di Seattle. Ho intravisto nello stesso scaffale anche un altro titolo, "Vivere senza soldi", che è la storia di una tizia che ha abolito il denaro dalla sua vita (!): mentre la prima "Guida" l'ho comprata subito e la seconda me la farò arrivare, questo non l'ho preso ma mi è rimasto in testa, sarà perchè nella mia vita recentemente fisco finanza fondi contratti e successioni sono diventati presenze oltremodo ingombranti... Volevo sapere se qualcuno di voi l'ha letto e se se ne trae qualche suggerimento per alleggerire i vincoli del mercato cui andiamo soggetti, o semplicemente per collaborare con altri in modo intelligente e sostenibile.

Vi ho dato materiale per progettare cose nuove o semplicemente saltellare qua e là tra i siti con l' i-Phone sulla spiaggia. Ora però bisogna proprio che molli il pc e vada a lavorare un po'... L'esistenza di cinque esseri viventi (di cui tre pelosi e di questi uno un po' fangosetto perchè ieri ha fatto corse lungo un laghetto di montagna) in due stanze più servizi sta mettendo a dura prova persino la mia proverbiale indifferenza di fronte al disordine, ma stamattina dovevo rifugiarmi un po' su Internet per non soccombere di fronte all'ennesima ora di tv accesa, commentatori sportivi e marito che mi racconta in tempo reale qualunque cosa di qualunque sport olimpico, insistendo in particolare su quelli tipo giavellotto, kayak e siepi, ovvero quelli di cui nun me pò fregà de meno...

lunedì 30 luglio 2012

Intermezzo non scolastico: le régime du con

Non ci avrei mai creduto se me lo avessero detto.

E vi ricorderete senz'altro come guardavo con scetticismo le eleganti signore romane, o naturalizzate tali, con cui ho cenato in occasione del festival del cinema: queste qua.  

Però sono troppi anni che la cifra delle decine sulla bilancia e io ci guardiamo in cagnesco. E poi quest'anno devo fare veramente qualcosa per me stessa, per la mia salute, e anche per il mio matrimonio (perchè, non contatevi balle, lui vi ha trovate che portavate la 44 e se lo ricorda benissimo com'era stringervi a sè quando il vostro girovita era quello. Quando dice che vi ama e che vi trova bellissime, sta mentendo. Cioè, è vero che vi ama, e vi trova ancora guardabili. Ma preferisce Gwyneth Paltrow, e questo non ve lo dice).

Poi un giorno d'estate in cui mi maceravo nel cattivo umore leggo questo, vado a informarmi quale miracolo può far perdere così tanto peso in così poco tempo, ancorchè a un papà gay più giovane di me, e quando vedo le regole della dieta du con riconosco l'alimentazione  che ho visto seguire a tutti gli amici attori e registi. Cioè, andate a cena due o tre volte

con lei (2 figli)


o con lui (neh, Tipa?)





e ditemi se non è vero che funziona. Che poi lo so che la tiroide, l'età, la vita sedentaria (perchè abbiamo visto che con la palestra è andata malissimo) e i disturbi alimentari etc etc, ma se mi ci metto magari un minimo ottengo anche io.

Reazioni inconsulte da parte del popolo di amici e blogamici.

"Ma la du con fa malissimo, troppe proteine troppe proteine!!!"

Sì, l'ho pensato anche io leggendo qua e là. Ma poi mi sono fatta il profilo personalizzato sul sito e ho visto che la fase d'attacco è di tre giorni, e che in quella successiva, di tre mesi, è possibile, se non si ha fretta di interpretare un ruolo in un film, fare due giorni di sole proteine a settimana. E poi, siamo onesti, maddai, non crederete mica che ce la farò a seguirla per tre mesi.

Però voglio provare, anche fosse solo per qualche settimana: ho letto il libro, capito un po' l'idea che ci sta dietro, e qualcosa mi dice che o è questa o non sarà nessuna dieta. Perchè tutto sommato ognuno di noi riconosce le cose che può e quelle che non può fare, anche se a volte si mette con scarsa convinzione su una via che non è la sua. Siccome su questo punto ormai potrei scrivere un libro, direi che è giunto il momento di tentare. Una serie di contingenze fanno sì che possa approfittare di un periodo senza precedenti per badare a me stessa: principalmente il fatto che tre settimane fa stavo così orrendamente male che il marito ha riscritto la sua lista di priorità, inserendo  la voce "prendersi cura della moglie, aiutarla e sollevarla da incombenze sgradite" sopra le voci  "cinecircolo", "poltrire" e "calcio"... quando pensate che mi ricapiti???

Vi fosse rimasto qualche dubbio, sappiate che, prima di spaventarvi per quel che dovrei, e sottolineo dovrei, mangiare seguendo le régime du con, vi converrebbe avere una vaga idea di cosa mangio abitualmente. I miei reni, alla sola fase preparatoria che ho svolto in questi giorni inserendo un bel po' di proteine in un'alimentazione ancora normale, hanno reagito con: "Cos'è questa roba??? Amminoacidi??? Belìn, era dal 2006 che non se ne vedevano!!! Ragazzi, vi ricordate dove abbiamo messo i moduli per lo smaltimento degli amminoacidi? Ragazzi? Eh? Come sarebbe a dire avevamo fatto domanda per il diabete mellito e li abbiamo riconsegnati tutti alle poste?". Infatti sono due giorni che faccio felicemente pipì ogni due ore scarse. Anche di notte. E' bellissimo.

E comunque, anche se mi volterete le spalle decidendo che ho dato definitivamente l'equilibrio psicofisico in pasto ai vermi, sappiate che non ve ne voglio, perchè:
a) è vero, o almeno, era verissimo qualche settimana fa, quando in questa casa si pronunciava la fatidica parola benzodiazepine;
b) non resto comunque sola perchè la Symosymo è al mio fianco, anzi mi precede da qualche giorno in quest'avventura;
c) un giorno, se dura così, finiremo per trasferirci a Roma, lo so, anche se l'Uomo per ora nega. E per quel giorno devo poter indossare almeno una 46, o non avrò il coraggio di uscire di casa.  

35 - Heidi e Christiane

Non credo di dover spiegare quanto avevo bisogno di passare qualche giorno in montagna quest'anno. Potremmo esemplificare con "saresti un pesciolino che dall'acqua se ne va, un uccellino in gabbia che di noia morirà" il mio rapporto coi lunghi mesi cittadini rispetto alle sempre meno numerose settimane di montagna, e avremmo un quadro abbastanza fedele, però togliendo il simpatico signor Sesemann, l'adorabile nonna e l'amica in sedia a rotelle. E purtroppo qua e là incontrando invece qualche signorina Rottenmeier, nella quale peraltro talvolta io stessa mi identifico.

Comunque.

Non so se succeda anche ai colleghi.

Per me, c'è sempre quel momento dell'estate in cui entrare alle 07.55 in una stanza piena di zaini, giacche, corpi irrequieti e compiti da correggere mi manca da morire.

Vero, col passare degli anni questo momento è sempre più lontano da giugno e vicino a settembre, ma arriva, e a tradimento.

Stavolta è stato in pasticceria, verso le 16.30, mentre guardavamo affranti un consistente nugolo di adolescenti abbronzati, rumorosi e ingombranti che, facendo la fila per il gelato, ci separava dall'agognato caffè del pomeriggio.

Aspettando il nostro turno per ordinare, ho detto all'Uomo: "Ummm, ho una specie di déjà vu". E quando poi lui, con l'aria un po' scocciata, mi ha raggiunto al tavolino con i due caffè, destreggiandosi a tenerli in equilibrio in mezzo alle giovani creature dai movimenti poco prevedibili, io avevo la soluzione: "Okay, ora bevi il tuo caffè, poi ci alziamo, io ne interrogo quattro di storia e tu sei di geografia."

Da cui, il fatto che ora, quando dormo, sogno le aule, e, da sveglia, rifletto sul proseguimento del rapporto educativo coi fanciulli di seconda A, sul programma d'esame di terza C e, in particolare, sulla giovane e ingestibile ninfetta dai capelli di color cangiante e dalle pessime abitudini, che chiameremo Christiane F., e che deve arrivarmi in terza, bocciata dall'Inflessibile dopo un anno costellato di sospensioni.

sabato 21 luglio 2012

43 - Finanziamenti alle paritarie? ANCORA? auleintempesta featuring Cagliostro

Scuole paritarie, il punto della situazione

Il mondo cattolico chiede maggiori finanziamenti per le scuole paritarie. Banca d'Italia e Miur offrono l'identikit dello studente che le frequenta.

In tempi di spending review ci si interroga su quali siano i settori ai quali sia meglio destinare meno finanziamenti.
Il mondo della scuola paritaria (in testa l'Agesc - Associazione Genitori Scuole Cattoliche) è in subbuglio perché sembrerebbe (il condizionale è d'obbligo) che riceverà meno finanziamenti rispetto agli anni precedenti mentre Avvenire tuona addirittura di "libertà a rischio".



auleintempesta: Far pagare di più un bene di lusso non è limitare la libertà. La libertà la limiti quando tagli i servizi di base, quelli a cui possono, a cui devono poter accedere tutti. La libertà la limiti aumentando la benzina che usano tutti, non aumentando il costo delle Ferrari, che guidano in pochi. Quei pochi potranno lo stesso guidare, magari un'Audi se una Ferrari è troppo cara anche per loro. Gli altri invece, che sono la maggioranza, se gli aumenti la benzina andranno a piedi.

Con ciò non dico che la scuola privata non sia in certi casi necessaria: sappiamo benissimo che per esempio a livello di nidi e materne sopperisce alla carenza cronica di risorse di quella pubblica. Ma se lo Stato invece di finanziare le private aprisse più nidi e materne pubblici, sarebbe più corretto, visto che i soldi dello Stato sono della totalità che compra la benzina, non della minoranza che compra la Ferrari. Poi potrebbe anche finanziare le private, ma solo dopo aver garantito davvero la libertà di scelta, e non solo a chi ha di più.

I sostenitori della scuola paritaria affermano che la scuola privata è un risparmio per lo Stato perché il costo per studente è inferiore rispetto alla scuola pubblica pur dimenticando (o facendo finta di dimenticare) che le cause di ciò sono un maggior ricorso a dipendenti senza contratto (secondo dati Istat), scuole meno attrezzate di dotazioni tecnologiche (dati Ministero Istruzione) e studi Ocse confermano che la performance degli studenti privati è inferiore a quelli degli studenti pubblici mentre la Fondazione Agnelli - in uno studio sulla performance universitaria di oltre 145.000 studenti - afferma che «nonostante la presenza di alcune realtà di chiara eccellenza, la performance della maggior parte delle scuole non statali è deludente rispetto a quelle statali». Comunque - in tempi di "tagli" - è importante considerare (oltre ai dati già citati) quale sia la tipologia di studenti "penalizzati" da questi minori finanziamenti.

auleintempesta: e menomale che qualcuno lo dice. La scuola privata si regge sul nero. Io lavoravo 23 ore settimanali, pagata in busta (e anche in tasca) per 17. La collega che ha continuato dopo di me e varie supplenti che si sono alternate quell'anno non avevano contratto alcuno. I presidi e il personale amministrativo sono spesso e volentieri pensionati e non so come siano i loro contratti, ma un'ideina sulle tasse che ci vengono pagate sopra non è difficile averla. Nella migliore delle ipotesi vengono pagati come consulenti, ma siamo certi che abbiano la partita IVA? Vi ricordo che per legge è possibile ad un professionista, fino ad una certa cifra, fornire consulenze di carattere artistico o culturale, pagate, senza dichiararle. Oltre quella cifra, che onestamente non so  a quanto ammonti, basta non dirlo ad alta voce...

Un primo dato utile viene direttamente dal ministero dell'Istruzione e della Ricerca nell'indagine "Scuola non statale: indagine conoscitiva - a.s. 2001/02, Roma 2003".
Dai dati del Miur è chiaro che nella scuola privata primaria ci sono più studenti più giovani rispetto alla scuola pubblica mentre questo trend si inverte nella scuola privata secondaria superiore dove sono sovra-rappresentati gli studenti più vecchi, ovviamente bocciati.
Giorgio Brunello (professore di Economia all'Università di Padova) e Daniele Checchi (professore di Economia del lavoro all'Università Statale di Milano) in un articolo su lavoce.info scrivono che «questo significa che la scuola privata accoglie in modo preponderante studenti bocciati dalla scuola pubblica, e cerca di tenerli all'interno del sistema scolastico: un'opportunità accessibile prevalentemente ai figli delle famiglie più abbienti».

I ricercatori inoltre scrivono: «Alla luce dei riferimenti sulla qualità, non sembra quindi che il ricorso alla scuola privata sia uno strumento essenziale per favorire la competizione nel sistema scolastico italiano».
Perciò i dati del Miur confermano che la scuola privata sia una scuola per persone bocciate nella scuola pubblica e quindi non è certamente quella scuola d'"eccellenza" come la si vuole presentare.
La scuola privata invece si conferma scuola "elitaria" dal punto di vista dei redditi delle persone che vi accedono.

Il già citato Daniele Checci e Tullio Jappelli (professore di Economia Politica presso l'Università di Napoli Federico II e Research Fellow del CEPR) - riproponendo dati della Banca d'Italia del 2002 (purtroppo non riproposti in futuro) - scrivono: «Dai dati dell'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane condotta dalla Banca d'Italia, emerge che tra le famiglie a basso reddito (il 25 per cento più povero) la percentuale di iscritti alla scuola elementare non statale è del 2,8 per cento; in quelle ad alto reddito (il 25 per cento delle famiglie più ricche) è dell'11,8 per cento. Un divario analogo si registra per la scuola media (1,7 per cento contro 6,8 per cento) e per la superiore (1,2 per cento e 6,7 per cento)».

Questi dati non meravigliano se si considera che padre Francesco Ciccimarra, presidente dell'Agidae (Associazione Gestori Istituti Dipendenti dall'Autorità Ecclesiastica) afferma che nelle scuole cattoliche la retta varia fra i 2.500 e i 3.500 euro l´anno mentre Luigi Sepiacci, presidente dell´Aninsei (Associazione nazionale istituti non statali di educazione e istruzione) dichiara che oscilla dai 4.500 ai 6 mila euro annui.

In sintesi, dai dati emerge che le scuole paritarie fanno un largo uso di contratti irregolari (dati Istat), hanno minori dotazioni tecnologiche (dati Miur), offrono una minore preparazione (dati Ocse e Fondazione Agnelli) e sono composte principalmente da studenti bocciati nelle scuole pubbliche (dati Miur) e dal reddito alto (dati Banca d'Italia).
C'è da domandarsi solamente per quale motivo lo Stato debba finanziare una scuola composta da studenti bocciati nelle scuole pubbliche e con un reddito superiore alla media delle famiglie italiane.

Cagliostro
http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=30499&typeb=0&Scuole-paritarie-il-
punto-della-situazione

auleintempesta rileva anche che nei commenti sotto questo articolo si è parlato, tra le altre cose, di risorse tecnologiche migliori nella scuola privata, e di insegnanti "giovani e motivati".

Dirò che a me è capitato di insegnare in diverse scuole private, dove vedevo le dotazioni tecnologiche sia delle elementari che delle medie e superiori. Se in alcune cose erano avanti, o semplicemente fornite di spazi maggiori (penso al mega parco della scuola cattolica sita in una villa storica dei quartieri bene a Genova) in altre erano indietro (penso alla mega scuola nuova di pacca con laboratorio informatico molto grande, ma con vecchissimo televisore non spostabile da una stanzina scomoda e polverosa e tutto il resto esattamente identico alla scuola pubblica, dalle lavagne alle carte) e addirittura pericolose in quanto alla sicurezza (se metti una scuola in una villa storica difficilmente ci trovi pedane per hc o ascensori moderni o anche solo scale e aule di dimensioni adatte alla presenza di tot persone). Questo perchè, mentre nella pubblica i controlli sono svolti con una certa qual regolarità e bisogna starsene di almeno alcune leggi europee, nel privato come sempre ci sono i figli e i figliastri: chi apre una scuola nuova mette il più possibile a norma se no non riesce ad avere i permessi, ma guai a toccare le brave suorine che da secoli arrancano per i corridoi di ex convitti e conventi... per quelle c'è sempre una proroga o un escamotage legale.

E mi fa strano che chi scrive degli insegnanti giovani e motivati non si renda conto che nelle private, è vero, l'età media dei docenti è abbassata dalla presenza di molti under 30, per un motivo molto semplice, quello che dicevamo sopra dei contratti. Magari bisognerebbe chiedersi se da un anno all'altro gli insegnanti giovani e motivati sono ancora lì, a garantire continuità, o non sono piuttosto a) fuggiti nella pubblica, senza essere pagati (caso storico di non una ma due scuole astigiane private); b) fuggiti nella pubblica dopo aver ricevuto il dovuto o quello che l'amministrazione riteneva dovuto, alla ricerca di un contratto realistico; c) stati addirittura volutamente allontanati o sostituiti perchè, se rinnovi il contratto più volte alla stessa persona, c'è il forte rischio che tu debba trasformarlo in qualcosa a tempo indeterminato. Il problema di questo commentatore, come di molti che hanno frequentato le superiori private, è che spesso gli studenti non sanno da un anno all'altro cos'è successo nella scuola paritaria, perchè sono arrivati da altra sede giusto in tempo per salvarsi l'anno o per finire gli studi, quindi la continuità didattica per loro non è un problema. Io ho visto gente mandata via a metà anno e sostituita con chi passava di lì (in qualche caso anche con personale già disponibile ma non fornito delle abilitazioni e nemmeno delle LAUREE richieste dalla legge).

mercoledì 18 luglio 2012

Avevo detto che non mi lamentavo

... e infatti non mi lamento. My answer is:

At first I was afraid, I was petrified
Kept thinking I could never live without you by my side
But then I spent so many nights thinking how you did me wrong
And I grew strong and I learned how to get along
(...)
Weren't you the one who tried to hurt me with goodbye?
Did you think I'd crumble? Did you think I'd lay down and die?
Oh, no, not I, I will survive
Oh, as long as I know how to love, I know I'll stay alive
I've got all my life to live, I've got all my love to give
And I'll survive, I will survive, hey, hey


It took all the strength I had not to fall apart
Kept trying hard to mend the pieces of my broken heart
And I spent, oh, so many nights just feeling sorry for myself
I used to cry but now I hold my head up high
And you see me, somebody new
I'm not that chained up little person still in love with you
And so you felt like dropping in and just expect me to be free
But now I'm saving all my loving for someone who's loving me

...e mo' basta.

domenica 1 luglio 2012

63 - L'ora alternativa alla religione

Allora.

Potrei raccontarvi come va, ma a) mi sono appena sfogata al telefono con Cavallino e b) ho deciso di non usare assolutamente più questo blog per le lamentele. Altrimenti alla fine di quest
estate mi ritroverò anche senza amici virtuali perché vavrò fatto du maroni privi di confine.

E siccome anche quanto a vacanze non avrò moltissimo da raccontare, data levidente tendenza, che sè ormai imposta, ad identificare la mia effettiva località di vacanza per lestate duezerounodue con langolo ventilato del terrazzo dopo le nove di sera, ho deciso che parlerò solo di scuola, per 63 giorni a partire da oggi, e cioè per tutti i giorni che mi separano dal primo settembre.

Primo, per non ammorbarvi con le mie grane.

Secondo, perché sì, sono malata, sono 87% pura professoressa, e infatti quando resto senza la mia identità professionale per un po sono devastata, quindi in mancanza di meglio lavorerò così.

E terzo, che mi pare la ragione più seria, perché ho scoperto che, mentre io gironzolavo beata tra ospedali, uffici delle entrate, studi medici e banche, la pagina sulla scuola di GenitoriCrescono è andata avanti e io sono indietro nel leggere i contributi e soprattutto i commenti.

E non mi sta bene, perché questo progetto è seguito e curato tra le altre da una delle mie più care e stimate amiche e perché le avevo promesso che sarei stata al suo fianco. E poi perché mi interessa moltissimo la piattaforma insegnanti - genitori, visto che appartengo a quella categoria di prof che pensano che non tutti i genitori sono degli ignoranti o degli invasati in grado di vedere solo il proprio figlio, anzi sostengo fermamente che no, noi non siamo al servizio del cliente, non dobbiamo vendere un prodotto, ma al tempo stesso abbiamo una responsabilità condivisa con le famiglie e dobbiamo conoscere le difficoltà i bisogni le proposte e le critiche che ci fanno, così come le famiglie dovrebbero tener conto delle nostre proposte critiche difficoltà etc.



Perciò voglio dedicarmi per sessantatre giorni a ragionare qui e, se posso, anche là, sullapposito spazio di GenitoriCrescono, di tematiche scolastiche varie, ovviamente portando quel che posso portare io, che comunque nel mio piccolo sono dieci anni che mi ci sbatto, nelle tematiche scolastiche, e ho visto dallinterno la media e un po di superiore, anche dal punto di vista del sostegno e della figura strumentale (che non è quella che entra in classe suonando larpa celtica, se qualcuno di voi non ha familiarità con il lessico tecnico).

Tra laltro mi cade bene perché negli ultimi due giorni, a scuola, si è finalmente parlato ad alta voce di un argomento che io e lInflessibile difendiamo da tempo, ma troviamo spesso trascurato: lora alternativa alla religione cattolica. LOrsetto Lavatore si è infine posto a fare da ponte tra me e la Bestia Nera (potrebbero dargli una candidatura al Nobel per la pace, per una simile iniziativa) ed essendo lui il titolare di Religione neanche quella baciapile della BN può obiettare se gli sente sostenere che è necessario attrezzare orari e spazi per gli Infedeli.

Allora vorrei approfittare per segnalare questa tematica a GenitoriCrescono e fare presente a chi non è del mestiere che lora alternativa alla religione è un diritto, tra laltro costituzionale, dello studente italiano. Come ricorderete tutti dalle vostre esperienze scolastiche, spesso si trova un simpatico sistema per non costringere un Infedele a seguire la lezione, facendolo uscire unora prima o entrare unora dopo. Il che già di per sé è scorretto, perché così facendo lalunno perde unora del tempo curricolare destinato alle materie; se questa fosse lunica opzione, sarebbe più giusto che esistesse un orario per cui chi fa religione viene a scuola unora in più. Ma in realtà lopzione alternativa la scuola deve inventarsela comunque, perché non esiste che un prof di Religione faccia solo la prima e lultima ora e comunque così facendo non garantirebbe la copertura a tutte le classi.

Ci sarà sempre un certo numero di classi in cui la lezione cade a metà mattinata. E noi delle medie non possiamo certo mettere i ragazzi in strada dicendo loro di andare al bar e tornare dopo, non potremmo nemmeno con lautorizzazione dei genitori; poi, nelle gelide campagne dove insegno io, per molti mesi allanno, questa soluzione sarebbe una simpatica versione sabauda della Santa Inquisizione, solo che ai piccoli moriscos e marranos le dita cadrebbero per il freddo e non perché il boia ha usato le cesoie.

Noi la risolviamo brutalmente con un tavolo e quattro sedie nellingresso, dove i piccoli miscredenti DOVREBBERO fare i compiti, malamente sorvegliati dalla bidellanza. Ma chiaramente è utopia che lo facciano. In passato intervenivo, dato che io sono UN CICCINO stufa di vivere in un Paese dove si discriminano larabodimmerda, lo sporconegro, il musogiallo, o semplicemente il libero pensatore (sai, sua madre è buddhista detto con aria come dire sai, sua madre è in un centro di salute mentale, oppure per carità, lascia perdere che in quella famiglia son tutti comunisti così detto con tono di sufficienza persino in una valle dove tutto quello che sono oggi lo devono ai nonni partigiani, molti dei quali ancora in vita). Cioè, mi sedevo anche io e davo una mano con quel che capitava: inglese, storia, scienze. Ma a parte il fatto che anche basta regalare ore gratis, mica sempre io avevo lora buca o finivo le mie ore della mattinata in coincidenza con lora di Religione di una mia classe. E anche fosse, ora vi racconto una legge non scritta del lavoro scolastico.

Supponiamo che in una scuola media ci siano tre sezioni e chiamiamole A (Ariani) B (Brava Gente) e C (Comunisti). Intanto, magari gli Ariani sono tutti cattolici e fanno tutti lezione, la Brava Gente è mista e i Comunisti hanno una netta prevalenza di atei, mangiapreti, musulmani e chi più ne ha più ne metta.

Se uninsegnante X mettesse a disposizione gratuitamente delle ore per coprire lalternativa alla religione, intanto bisognerebbe vedere se questa insegnante è sul corso A, B o C. Se vi chiamate Castagna e siete lultima in graduatoria, intanto siete sempre su due corsi diversi, e poi spesso ve li cambiano da un anno allaltro. Quindi, prima di tutto si crea il problema che nelle ore regalate alla causa potreste trovarvi su alunni non vostri, il che è sempre delicato e non si può fare senza accordi doverosi col consiglio di classe. Poi magari i vostri sono proprio gli Ariani e quindi vi si dice di farvi i fatti vostri nella vostra sezione che non ha bisogno di ore alternative. Oppure, anche se fate lezione solo ed esclusivamente sui vostri alunni, si crea il seguente inevitabile caso:

1) state facendo ore non retribuite per coprire un diritto allo studio sancito da ogni umana e divina legge che conosciate, e questo solleva la scuola, il provveditorato, il ministero e in definitiva lo Stato dal farsi carico del rispetto di questo diritto;

2) fate una specie di lezione aggiuntiva ad alunni che poi valuterete, quindi è come se deste una lezione privata ai vostri stessi studenti, e questo è scorretto a meno che non lo chiami progetto di potenziamento e recupero, col piccolo particolare che magari Momo Docteur che è musulmano ha la pagella che è tutta un nove, mentre Bambino di Formaggio che ha bisogno di imparare a leggere segue Religione nellaltra stanza;

3) appena si sparge la voce che fate lezione nellora alternativa a religione, succede che tra i genitori della vostra classe si parla di ciò, o nel senso di cui al punto 2), o nel senso che loro sono molto fortunati perché hanno una prof titolare che organizza unattività alternativa e ne vanno ben contenti. E questione di giorni perché un genitore di altra sezione chieda con tono di ovvietà alla vostra collega coordinatrice se poi anche suo figlio avrà lattività alternativa. Dopo di che, nel mondo ideale interviene un dirigente che obbliga qualcuno dellaltra sezione a mettere a disposizione del tempo per tale scopo. E questo qualcuno vi odia perché deve dare unora in più a settimana. Nel mondo reale, la dirigente vi convoca e vi ingiunge di smettere immediatamente per non creare disparità di trattamento tra una sezione e laltra. E i colleghi vi odiano comunque perché ormai il confronto è stato fatto.

Io (in questo caso, ma non in altri, perciò conosco lantifona) mi sono fermata prima di arrivare a queste conseguenze, mi sono limitata a fermarmi al tavolo degli Infedeli in modo saltuario senza attirare lattenzione, o, come questanno, a infilare i miei quattro di I A in II C, dove si portavano avanti con Dante invece di fare i compiti del loro programma di prima. Devessere questultima soluzione comunque, che somiglia molto al punto 2), ad aver attirato lattenzione del collega di Religione. Il quale per fortuna è un uomo dalla mente abbastanza aperta e deve aver deciso che sono troppo evidentemente pericolosa così, a fare le carbonerie misteriose con i miei tre arabetti e Winnie Pooh lateo, ed è meglio dare a questa cosa una veste ufficiale. Dalla quale, a questo punto, avrebbe beneficio tutta la scuola.

Ora la domanda a colleghi, amici e genitori che passano di qua: che gli facciamo fare di bello agli Infedeli nellora alternativa, calcolando che non possono essere ore di una materia, o ci sarebbe uningiustizia nei confronti di chi fa lora di religione?

Proposte già sentite: educazione civica (e io già sono contraria, perché, anche se molti miei colleghi se lo scordano, quella E una materia curricolare, e lo è per tre anni, non dovrebbe consistere solo in unocchiatina ai dodici articoli fondamentali della Costituzione prima dellesame di terza). Intercultura /multiculturalità / educazione alla mondialità (che vuol dire tutto e niente, anche se a me spalanca un universo di ottimi spunti).

E altrimenti? Scacchi? Giochi matematici? Uncinetto? Cucina? Cinese? Pelatura delle pastinache? (E, lo metto tra parentesi perché mi fa fare le fusa il solo pensiero ma non voglio influenzarvi: filosofia?*)

[*Per chi si domandasse se mi sono bevuta il cervello e mi chiedesse se sono una povera frustrata che in realtà vorrebbe insegnare alle superiori: siamo sicuri che i miti di Platone, la storia di Gautama Siddhartha, la teoria della felicità di Epicuro, i cieli aristotelici o la visione scientifica di Galileo siano più difficili da capire per un ragazzino di concetti come uno e trino, peccato originale, immacolata concezione etc?

Eppure io vi posso giurare che il concetto di invidia degli dei e di mesòtes in prima lo capiscono, Lutero in seconda anche, e Leopardi, quantunque lo trovino un po sfigato, se spiegato come pensatore partendo dalle Operette Morali e non solo come poeta partendo dalla povera Silvia e dal sempiterno sabato dei villici, in terza piace. Mai provato a dettare qualche riga di Voltaire o di uno scritto politico di Alfieri? Quando avete la classe giusta e unora da dedicare al dibattito, levatevi questo sfizio: è meglio di un weekend in beauty farm.]