Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers
Visualizzazione post con etichetta decluttering. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decluttering. Mostra tutti i post

martedì 9 settembre 2014

Senza te o con te la mia vita...


L'era della C. s'è conclusa per sempre.

Aspettate che lo riscrivo in due o tre modi per godermi l'effetto.

La C. è andata via e non torna.

La C. non è più un nostro problema.

Non c'è più la C. come dirigente.

Abbiamo un altro preside, non c'è più la C.

Ooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooddddiiiiiiiiiiiiiiiiiooooooooooooo che godimento.


Tutti molto curiosi di conoscere il Tipo da Barca.

Non che sia facile vederlo.

Egli terrà la reggenza per un anno, intanto ha un liceo altrove. Poi tra l'altro andrà in pensione. Quindi batte i record storici di durata minima del collegio docenti, dice tre o quattro cose abbastanza utili, costringe il Gigante a lasciare una sezione per mettere sei ore a disposizione della scuola come facente funzione, dice qualcosa sul fare le cose con criteri sensati, e sparisce all'orizzonte.

Sedotti e abbandonati a noi stessi.

Dopo un primo istante di smarrimento, ci bastano esattamente ventiquattro ore per renderci conto che:

  • nessuno sta litigando,
  • tutti collaborano,
  • mancando molti docenti ancora da nominare, i presenti si fanno il mazzo e si aiutano a vicenda,
  • e il vicepreside è stanco morto e indaffarato come sempre, ma adesso sorride e stranamente sembra meno oberato di prima, quando invece ha la scuola sulle spalle.
  • I nuovi colleghi vengono introdotti nell'ambiente con tempistiche stringatissime, ma si orientano abbastanza.
  • Le comunicazioni si fanno con tono rilassato ma in modo efficiente, poche parole molto risultato.

“Lo puoi fare tu?” - “Io sto facendo questo” - “Allora lo faccio io”

“Datemi da fare quest'altro, che io non sto facendo niente”

“Mentre voi facevate lì, io ho fatto qua”

e l'inaudita frase: “Bene, se abbiamo fatto tutto, per oggi possiamo andare”


Con sovrabbondanza di verbo fare, rispetto a dire, congiurare, scavare sotto, parlare dietro. L'unica cosa che non abbiamo fatto è stata la pausa caffè, perchè effettivamente non c'era un secondo da perdere.


Beh: viva l'autogestione!!!


In un batter d'occhio arriva il primo giorno di lezione per le sezioni B e C.

Ho due persone nuove in II e venti nuovi alunni di III.

Pane per i vostri denti.


mercoledì 16 luglio 2014

Find the cure


Intricate questioni sentimentali vi tormentano?

Il vostro partner si comporta male?

Vi siete impelagati in una cosa terribilmente stupida e autolesionista ma non riuscite più a uscirne o, perlomeno, a uscirne senza trasporto in barella?

Ho la soluzione.

Andate ad un campo estivo per ragazzini dagli 8 ai 18 anni.

Dove, se come me siete una madre affidataria da poco tempo, vi accorgerete che vi viene ancora uno strano pizzicorino alla base della gola quando vi rendete conto che gli adulti presenti sono identificati con l'espressione collettiva “il Don, Suor L. e le mamme” e voi, non essendo il Don, e men che mai la suora, siete per forza una delle mamme.
E tra l'altro il concetto di mamma qui è applicato in modo massiccio: siamo tre, due insegnanti e un'infermiera, e formiamo una specie di strano animale dotato di tre teste e sei mani, con comunicazioni di servizio verbali già ridotte al minimo e intese telepatiche tra un piano e l'altro, dopo due sole giornate di attività. Ripartendo sulla carta le creature presenti, abbiamo trenta figli a testa. Impegnativo.

Proiettata all'improvviso in una sorta di condizione di ipermammità, in poche ore ho dovuto imparare a distinguere novantun facce, a mettere e togliere tavola tre volte al giorno per cento persone, a ricordare chi ha l'intolleranza al lattosio e quali bambini hanno mangiato poco a pranzo, ad avere gli occhi dietro le orecchie per scannerizzare con un colpo solo la sala e registrare che Pinco non è sceso dalla stanza, Pallina ha gli occhi rossi, Tizio ha cambiato tavolo, Caio deve prendere i fermenti lattici, Sempronio sta giocando con il cibo e la Princi? Oddio la Princi? Ah okay è là, ma sta mangiando? Sì, sta mangiando. Sorride? Sì, sorride. L'avrà mangiata la verdura? Vado a dirle di mangiare la frutta? No dai, non voglio starle addosso.

I pasti sono una fetta gigantesca della nostra attività. Per qualche motivo sono diventata fin dal primo giorno la Grande Madre della Merenda o, più cattolicamente, Nostra Signora della Nutella, e adesso, quando devo chiedere qualcosa a qualcuno, vedo che questo si gira, riflette per un attimo se sfancularmi, e poi associa la mia faccia alla distribuzione della magica crema di nocciole e decide di darmi ascolto. Tipo cane di Pavlov.

Poi ci sono le piccole medicazioni, il monitoraggio allergie e il pronto soccorso ai piccoli acciacchi. Anche queste cose cementano i rapporti, soprattutto con i più piccoli.

Però a me sembra che la vera soluzione ai disastri sentimentali stia nella fatica fisica. Che è titanica, ripetitiva, senza sosta e mostruosamente soddisfacente. Ieri tra la camminata per i paesini sotto il sole, la gestione della sala mensa, il tirare su e giù le sedie dai tavoli, lo spazzare il salone, il fare centosessantadue volte le scale etc, mi facevano male anche i muscoli delle narici. Con mia enorme gioia. Sono entrata in un trip in cui se mi dicessero che devo lavare il pavimento del refettorio con una spugnetta da strucco, o tutte le vetrate della struttura con i cottonfioc, o togliere il muschio dalle tegole del tetto con le pinzette, credo che partirei come una scheggia, e con un largo sorriso.

Per evitarmi l'assuefazione allo sforzo, con conseguente ricaduta in pianto, incubi, fantasticherie malate, insonnia, rimorsi etc., una delle altre mamme ieri sera s'è sentita male e, siccome oggi non si riprende, credo che domani tornerà a casa. Così rimarremo in due, e il mazzo si ripartirà su entrambe in modo ancora più insistito. Bene. Molto bene.

sabato 12 luglio 2014

Quando una stella muore

E così io mi sono fatta coraggio e ho detto addio.

E non è facile, quando in realtà è più di un mese che lui è ripartito per il suo lontano pianeta.
Ma mi scriveva, da là. Rispondeva ai miei messaggi. Mi scriveva di notte, mi scriveva spesso, e a volte sembrava riaprire discorsi, ferite, desideri. A volte sembrava dire che era preoccupato per me. A volte sembrava buttare lì una mezza idea di riprovarci.
Poi allora una dice okay, ho capito tutto, non sto a dire e a fare niente di che, ma per scriverci così, vediamoci, no?
No.

E invece, molte frasi cosmiche.
Molto, moltissimo dolore causato dalle frasi cosmiche.

Troppi pensieri.
Notti troppo lunghe, giorni di stordimento, il sole che mi scalda la pelle ma non il petto, che è sempre pietrificato, freddo, morto.

Finisce che faccio prima a salutarlo io, prima che mi lasci precipitare lui nel vuoto interstellare, senza una meta.

Così lo saluto, o almeno ci provo, a calibrare le parole che possano rendere l'idea di cosa è stato, senza però rendermi ridicola. A trasmettere come mi sento, senza però suscitare pietà. A omettere cosa devo fare adesso per riprendere il filo della mia vita, senza tacergli che non posso e non voglio scordare niente.

E menomale che leggo e scrivo per mestiere: comunque non esiste una lingua in cui certe cose si possano davvero dire.

Poi per fortuna gli uomini, soprattutto quelli che hanno bevuto, sanno smontare qualsiasi concetto e ridurlo ai minimi termini. E le parole, allora, le ho trovate eccome.

Okay. Capitolo chiuso.

Ciao, alieno. Stattene sulla tua stella, viviti la tua vita, e quando guarderai giù e vedrai un piccolo pianeta azzurro molto lontano, pensa che potevi uscirne con una figura di gran lunga migliore, visto che ai miei occhi eri sceso dal cielo come un dio.

Oggi a un certo punto ero a Genova da sola. C'era un bel sole ma non faceva caldo. La Zia Buona non rispondeva al citofono, essendo sorda. Mia madre non rispondeva al telefono. Sanguedelmiosangue lo avevo appena visto. Con l'Uomo avevo avuto un chiarimento in after hour fino alle due di notte, con corollario, e finalmente qualche risultato, dolorosissimo, stamattina. Ero tranquilla su dove fosse la Princi. Con la bellissima e inutilissima forma di vita proveniente da altro sistema solare non c'era più niente da dire. Il mare profumava. Mi sono venuti in mente mio padre e la Zia Bella, che stanno sempre lì nel punto dove l'onda si frange e torna indietro, con un bel rumore di sassolini.

Ho respirato.

C'è rimasta ancora vita su questo pianeta.












mercoledì 18 luglio 2012

Avevo detto che non mi lamentavo

... e infatti non mi lamento. My answer is:

At first I was afraid, I was petrified
Kept thinking I could never live without you by my side
But then I spent so many nights thinking how you did me wrong
And I grew strong and I learned how to get along
(...)
Weren't you the one who tried to hurt me with goodbye?
Did you think I'd crumble? Did you think I'd lay down and die?
Oh, no, not I, I will survive
Oh, as long as I know how to love, I know I'll stay alive
I've got all my life to live, I've got all my love to give
And I'll survive, I will survive, hey, hey


It took all the strength I had not to fall apart
Kept trying hard to mend the pieces of my broken heart
And I spent, oh, so many nights just feeling sorry for myself
I used to cry but now I hold my head up high
And you see me, somebody new
I'm not that chained up little person still in love with you
And so you felt like dropping in and just expect me to be free
But now I'm saving all my loving for someone who's loving me

...e mo' basta.

giovedì 21 giugno 2012

Ebola

Nell'immensità del lago di cacca in cui sono piombata, e che v'ho descritto, nelle ultime settimane è emersa una certezza: c'è del marcio in Danimarca.

O meglio, mi sono accorta che proprio là dove io desideravo fortemente andare, a casa mia quella vera, a fare il mio mestiere quello vero, erano in agguato problemi non risolti cui non avevo avuto il coraggio di dare un nome.

In altre parole, andare a scuola mi causava sintomi psicosomatici sparsi. Molto chiaramente dipendeva, almeno in parte, dal fatto che io DETESTO fare il mio lavoro se non posso farlo BENE e che il mio standard di BENE è, diciamo così, eufemisticamente, altino. Altetto. Alterello. Alticchio

E' uno degli ottomila, si situa tra il K2 e l'Annapurna.

Esemplificando, oggi che cominciavano gli orali di terza media sono andata a salutare la mia classe dell'anno scorso a Scuolina Bianca di Paesino Blu, e ho trovato che la collega di quest'anno li portava tutti all'esame con tesina rilegata e mappa concettuale dei collegamenti in copertina, e tipo a mettere le mani sulla tesina intitolata "Il razzismo" mi veniva una di quelle sensazioni come quando ti accorgi di stare finalmente per baciare uno che ti piace, e da un lato hai le vertigini dalla voglia e dall'altro ti si stringe lo stomaco come se stessi male. Capito cosa voglio dire, no?

Insomma, quando lavoro io vorrei poter lavorare E BASTA, ed è inutile che mi incisti su questa posizione perchè tanto lo sappiamo che non si può. Non si potrà per anni e anni, perchè ci sarà sempre dell'altro da fare. Se il Signore mi conserva la salute, forse gli ultimi due anni prima della pensione, ma allora sarò vecchierella canuta e bianca.

Ma a parte questo, c'erano dei problemi, c'erano delle forze oscure al lavoro nella mia psiche, oddio, non che sia una novità, è da sempre che qua dentro siamo in parecchi e non andiamo d'accordo ("C'è tua madre qui con me!!!", diceva quella ragazzina con la pelle un tantino rovinata), solo che non si tratta più di lottare, da bambina inconsapevole, con sofferenze di cui non conosco l'origine, ma semplicemente di uscire da alcune dinamiche malate instauratesi sul lavoro.

Ho cercato, complici aaaaanni e aaaaanni di psicoterapia, di mettere a fuoco l'attimo in cui mi si stringeva la gola per l'ansia, e identificato due fotogrammi che mi passano sempre, sempre per la mente quando sono a quel punto: e sapete chi ho visto in queste due diapositive? Mi sembra persino ridicolo, è un non-problema rispetto alle grane che uno potrebbe avere sul lavoro, ma tant'è: ci sono distintamente due volti, la Bestia Nera e la preside.

Ciò mi suggerisce che deve esserci qualcosina da risolvere nella mia rete di relazioni sul lavoro.

Analizzeremo questo problema. Il tag apposito è "simpatici come l'Ebola" e tutti i post con questo tag sono dedicati alla Tipa che ha appena cambiato ufficio e a Silvietta che annaspa nel suo, ma anche a Cavallino e a Noise con le amatissime colleghe, alla Diavolessa che già si sente in conflitto prima ancora di metter piede nel nuovo ambiente, e a tutti quelli tra voi che hanno almeno un collega stronzo, quindi a tutti quelli che non fanno l'eremita di mestiere. Non posso dedicarli anche alla Symo perchè lei è il capo del suo ufficio e il capo, lo sappiamo, ha sempre ragione... ma sono certa che sa di cosa parlo. Chi come lei lavora con la dolce metà, e ha lavorato con buona parte del resto della famiglia, ha problemi che io non voglio neanche immaginare.

 

 

domenica 8 gennaio 2012

Simplify

La giornata ha tutto il diritto di non essere perfetta. Non per questo è stata una giornata persa.
Ce l’hai un posto dove chiuderti due giorni quando hai un lavoro molto importante da terminare che richiede concentrazione? Usalo.

Ce l’hai uno spiazzo dove fermare la macchina mentre vai o torni da lavorare, per pensare, fumare una sigaretta, riordinare l’agenda o finire di ascoltare una bella canzone che stava passando alla radio? Procura di avere tre minuti da buttare, nel caso che oggi quello spiazzo ti serva per staccare dallo stress e arrivare al lavoro o a casa col sorriso.


“Simplify your life”, scritto da un life coach e da un pastore evangelico, è un libro che riassume il contenuto di tanti altri manuali di autoaiuto, diviso per tematiche, e ha la ridicola pretesa di sistemare la vita dall’ambito lavorativo a quello spirituale, passando per la dieta, i rapporti di coppia e il decluttering del guardaroba.

Detta così non lo comprereste, vero? E invece nel suo piccolo è una vera miniera di consigli, non sempre spiccioli, a volte profondi. Ma anche quelli spiccioli servono. E’ scritto in modo da dare una grande serenità, soprattutto se, come ho fatto io, lo si legge con in mano una matita e si fanno crocette vicino alle cose che si fanno già per migliorarsi la vita quotidiana, e delle freccette vicino alle buone idee da mettere in pratica. La mia copia è quasi distrutta dall’uso, perché a intervalli di diciotto mesi rivedere alcuni passaggi ti fa capire quanta strada hai fatto per renderti un po’ meno stressato, un po’ meno incazzoso, un po’ meno preda delle distorsioni date da un’educazione severa.

Insomma, io lo consiglierei a tutti quelli che il lunedì mattina per buttare giù il primo piede dal letto devono prima buttare giù un muro nero del peso di trenta quintali che grava loro addosso, e anche a quelli che, come capita a me, alle due di notte sono alla terza tisana e a spulciare la libreria in cerca di un romanzo bello per passare la nottata, perché ormai è chiaro che non dormiranno.

Per me è stata fondamentale la parte sul riordino fisico e mentale dei materiali di lavoro.

Data la depressione che mi assaliva al pensiero dei prossimi giorni, che so bene quanto saranno faticosi, ho riletto alcuni passaggi sul semplificare il proprio tempo lavorativo. Così ho trovato un sacco di idee per far fare cose carine anche ai ragazzi, allo scopo di caricarli nelle giornate difficili. Giornate come doveva essere quella in cui abbiamo fatto l’ultimo dettato in seconda. DUE sufficienze.

mercoledì 25 maggio 2011

Buddhist stuff this way

Ciao gente,
una comunicazione di servizio dal mio divano di dolore (lasciamo perdere: non vedo l'ora di tornare a lavorare, da malata chiusa in casa ho fatto quattro miliardi di cose, mi sa che mi riposo di più a scuola).

Visto che stavo sviluppando l'insana abitudine non solo di cianciare di tutto e di più, ma anche di rompervi anche le palle col buddhismo, e visto che qui ormai con le faccende buddhiste si è proprio presissimi e quest'estate sarà pure peggio, vi segnalo una nuova creatura (HA! si sente la Frenci esclamare in sottofondo):

passisullaghiaia.blogspot.com

così almeno di qua restiamo sullo scolastico amichevole e di là approfondiamo, se a qualcuno fa piacere, senza fare strane mescolanze.

Se passate siete i benvenuti, ma, come ho detto, trattasi di blog fortemente tematico, se non interessa è una perdita di tempo.

Per chi si fosse affezionato alle Lune di Castagna e ai consigli lunatico-tibetani, nel nuovo blog ci sarà il link al calendario dell'FPMT.

E dalla redazione di auleintempesta è tutto.
Vado a spararmi dell'altra acqua puzzolente delle terme su per il naso, che è la cosa che ha funzionato di più per guarire.

Besos

lunedì 21 febbraio 2011

Un altro lunedì

E si ricomincia a interrogare...
Speriamo bene...

_____________________________________________________________________________________Le lune di Castagna
Oggi 21 febbraio, e domani 22, la Luna è in Bilancia: bere molto, proteggere gli occhi.
Secondo i Tibetani oggi è un giorno sfavorevole per le relazioni. Domani invece è un giorno buono, sia per il successo materiale che per le pratiche spirituali. Domani non è giorno adatto a tagliarsi i capelli e bisognerebbe non mangiare dopo mezzogiorno.

martedì 15 febbraio 2011

O_O'

A casa mia il problema è che continuiamo a comprare libri.

L'Uomo compra gialli, noir, fumetti. Io leggo narrativa italiana e straniera, e compro classici, monografie di storia, riviste di geopolitica.
A casa dei miei è uguale.
Mia madre legge e mi presta narrativa italiana e straniera, ed è sempre un libro avanti a me: scopre Muriel Barbéry, scopre Hosseini, scopre Vargas, scopre Giordano, l'ho battuta sul tempo solo con Veronesi e pochi altri.
Solitamente quando chiudo un nuovo romanzo respiro profondamente: di rammarico, se mi rendo conto che non so dove metterlo, di sollievo, se mi ricordo che me l'ha prestato lei e devo riportarglielo. Quando glielo ridò, anche lei sospira drammaticamente: "Non ho più posto..." e poi me ne restituisce due miei con la raccomandazione: "Riprenditi questi, eh, che per fortuna sono tuoi, io non ho più spazio."
L'altro giorno mio padre scuoteva la testa dicendo: "Eh... adesso pensavamo di mettere due Billy lungo il muro tra le porte dei due bagni... è l'ultima parete rimasta."
Quando la Zia Bella era viva, erano famose le sue incursioni da Feltrinelli: sul mobile del salotto c'erano "i nuovi acquisti" del suo ultimo raid, che io ero invitata a esplorare. Minimo minimo erano sette o otto testi. A volte la velocità di lettura subiva un calo, quella di acquisto no, e la pila arrivava a venti. La Zia Buona si arrabbiava perchè non era semplice pulire con tutti quei libri per casa. Poi si ritirava sulla sua poltrona a fiori e apriva il suo Simenon o la sua Agatha Christie. O qualche suo autore inglese come Rosamunde Pilcher o David Lodge.
E' una cosa endemica, nella mia famiglia, e dall'altro lato mia nonna materna non era da meno.

Così qualche settimana fa è scaturita nella mia testa l'idea di portare a scuola un po' di narrativa a uso e consumo delle terze. Ormai sono abbastanza di ruolo da potermi permettere di mettere radici a Paesino di Sogno. Ho un po' di libri per ragazzi che ci regalano i rappresentanti, e voglio aggiungere un po' di roba che nelle biblioteche scolastiche ancora non c'è, come i tre romanzi che la Allende ha scritto per i suoi nipoti, un paio di Ammanniti leggibili anche da minorenni, tipo "Io non ho paura" e "Io e te", David Grossmann (se avessi letto "Qualcuno con cui correre" a 14 anni sarebbe entrato nella mia top ten con "Un pezzo di cielo" e "Un albero cresce a Brooklyn"), e quella scrittrice di cui ora non mi viene il nome, quella che faceva la maestra delle classi speciali in America, ossantodio è famosissima... va beh... Mi viene Tori Amos, Teri Hatchett... uffa...
E molte altre cose, tra cui i miei titoli preferiti di quando ero ragazzina (ma la mia copia di "Un pezzo di cielo", de "La storia infinita" o di altri grandi pilastri della mia vita no, però. Glieli ricompro, se li trovo, ma certi libri che ho letto fino a lasciare il solco delle dita sulla copertina li terrò finchè staranno per sbriciolarsi e poi li metterò sotto una teca.)

Beh, insomma, non divaghiamo, sono entrata in III B e ho sgomberato e pulito un pezzo di armadietto. Poi ho detto che volevo fare il Fondo Castagna, cioè una biblioteca privata con registro a parte da aprire anche alle altre terze, e che avevo bisogno di un bibliotecario che mi gestisse il prestito.
Pensavo non gliene fregasse un tubo. Invece, metà classe: "Io io!"
Al che, ho indetto le elezioni democratiche del bibliotecario. Scrutinio delle schede a cura di Terremoto e Punta di Diamante, giocoforza, visto che mi si sono seduti sulla cattedra impedendo l'accesso a chiunque altro. Banditore dei risultati, incaricato cioè di fare le crocette vicino ai nomi dei candidati e contare i punti, Gatto Selvatico. Che vince con maggioranza bulgara, seguito a buona distanza da Bahama Girl.
Reazione di Gatto Selvatico: "Basta! ora comando io! Tu, vai a sederti! Tu prendi il libro e leggi! Da' il diario, qua, che non hai i compiti! Interroghiamo!"
"Ehm... Gatto... mi pareva di averti eletto solo bibliotecario."
"Ma da ora comando tutto io."
"Oddio. Un colpo di stato?"

Passati alcuni giorni, per ora non sono ancora riuscita a portare molti testi e sono indietrissimo con il registrino e l'etichettatura. Ma la Biblioteca Privata Castagna ormai è realtà e loro, vai a vedere esattamente perchè, ne sono fierissimi. Devo al più presto dichiarare aperti i prestiti. Così il Gatto avrà la gestione del registro e firmerà ogni volta che qualcuno riconsegna.
"Ah... ma devo scrivere? Io scrivo malissimo, prof."
"Lo so, ma ti sforzerai di essere ordinato."
"Sì."

Stasera l'Uomo era un po' influenzato e a presentare il film della rassegna ("Che fine ha fatto Osama Bin Laden?" di Morgan Spurlock, che vi consiglio caldamente) sono andata io. Mentre aspettavo che arrivassero gli ultimi spettatori, mi è comparsa la bustina degli sms sul cellulare.
Terremoto ha preso l'abitudine di mandarmi la buonanotte via messaggio, una o due volte la settimana. Il sabato mi scrive, firmandosi con gli amici, a notte fonda. A metà settimana scrive alle dieci e mezza di sera, per esempio invitandomi a smettere di correggere e fare uno spuntino.

Stasera, il messaggio era di altro genere.

Prof se vuole doma posso portare 2 atlanti stradali 1 del nord e l'altro del sud da lasciare nella nostra bibbliotecha.

domenica 13 febbraio 2011

Oh sì

Uno dei cartelli alla manifestazione di oggi diceva:
"Si è dimesso Ben Ali
si è dimesso Mubarak
NON C'E' DUE SENZA TRE"

E così...

domenica 12 dicembre 2010

Fiocco bianco su auleintempesta

E' nato un nuovo blog. Anzi, oggi ne sono nati due, complice la mia sempre più impressionante telepatia con Sanguedelmiosangue.

Il mio nuovo prodotto è ancora vuoto e per adesso ammette visitatori solo su invito.
Devo pensare e scrivere per un po' prima di poter pubblicare. Dovrò pensare e scrivere molto di più per decidere chi ammettere. Dovrò pensare e scrivere ancora molto ma molto ma molto di più per decidere se mai abilitare i commenti. Ma non credo che lo farò mai.

Lo scopo è togliere da auleintempesta alcune delle cose più personali. Aprire un discorso nuovo, in un posto dove ci sia lo spazio adatto.

E così, da oggi, c'è Spazio abbastanza.

lunedì 25 ottobre 2010

Decluttera, dimagrisci, dimentica

Pare che la frase chiave dell'autunno 2010, che io credevo sarebbe stata: "datti una mossa" in realtà sia "liberati del superfluo".
Il taglio dei rami secchi è diventato una delle mie specialità in questi ultimi anni.

Oddio, c'era gente che non avrei previsto di tagliare. Tant'è, oggi non ci sono più.

Quindi, è ovvio, se si tolgono relazioni malate, stanche o dannose, se si decluttera furiosamente, non potevamo non arrivare all'ovvia conclusione che si fa anche la dieta.

(Musica drammatica, una cosa per organo alla Bach, un lampo squarcia il cielo fuori dalla finestra con fragore di tuoni, gli alberi si piegano nella notte sotto un vento soprannaturale.)

Eh sì, miei cari. Vi tocca.

E ora partiamo dal presupposto che, in una dieta, più che mangiare meno bisogna mangiare meglio e questo per Castagna presenta difficoltà, più o meno, dall'epoca dei primi biberon.
Però posso mangiare meno, quello sì.

E soprattutto fare del movimento, ché qua, da quando si è ripreso seriamente col lavoro, non se ne fa più. La Diavolessa lavora e si impelaga nelle sue questioni. L'Inflessibile tra maltempo, riunioni e bambini con l'influenza non va più al campo sportivo. E dato che devo sempre essere tutta piazzata con tacco e borsetta per presenziare alle pomeridiane del cinecircolo e a qualche cena di rappresentanza, io non ho l'abbigliamento adatto a girare a piedi.

Non bastasse, piove.

E' perciò venuto il momento di tirar fuori i tappetini da yoga e darsi da fare con la ginnastica.

Vi terrò informati.

martedì 19 ottobre 2010

Un pensiero lampo

Terrorizzata dalla mia progressiva inesorabile trasformazione in Nancy De Clutters, devo raccontarvi una cosa.

Incazzata con l'universo, sono fuggita da Asti venerdì sera e, per una serie di circostanze tra cui una coda di un'ora per entrare nella mia amata, aristocratica, strafottutissimamente incasinata città natale, alle sette di sera avreste potuto trovarmi parcheggiata lungo Corso Italia che sbocconcellavo una porzione di farinata bollente direttamente dal cartoccio, facendomi coraggio per la grande impresa che stavo per compiere: declutterare la macchina (solo i sedili: per il bagagliaio ci vuole un'altra campagna militare apposita).

Alle sette e mezza ero immersa fino alla cintola nel sedile di dietro, e avevo quasi finito di organizzare i miei averi, in questa forma: per terra, bloster, ombrelli dell'Ikea. Sul sedile, il trasportino della De e due grossi contenitori di plastica, sempre Ikea: uno con tutti i materiali di scuola, libri videocassette pacchi di prove quadernoni, l'altro con tutto il resto: libri libri libri qualche giornale qualche quaderno libri libri.
Sono quattro giorni che guardo con soddisfazione il risultato. La mia macchina sembra un bibliobus.

Poi stamattina, prendendo con una certa allegria una curva tra Paesino di Sogno e Paesino Blu, ho avuto un pensiero che mi ha stecchito.

Dovessi avere un orrendo incidente d'auto, per estrarmi dal mezzo accartocciato non chiamerebbero i pompieri. Servirebbe piuttosto un archivista.

lunedì 18 ottobre 2010

Piccole fughe

Questo weekend ho detto basta.

Sapete cosa intendo quando inizio una frase con "e adesso basta, ora mollo tutto e me ne vado...". Intendo Pomaia.
Ma no, non sono andata a Pomaia.

Però in due giorni:
- mi sono iscritta a un corso online
- sono uscita, credo per sempre, dal forum buddhista dove le cose, scoccia dirlo, nell'ultimo mese hanno preso una pessima piega, e io di dittature ne ho abbastanza
- ho preso non una, ma quattro, decisioni storiche con l'Uomo e adesso, per un po', saremo indaffarati a metterle in pratica e no, nessuna di esse riguarda i figli: pensate un po' quanta roba di impatto storico possiamo decidere se ci aggiungiamo anche quelli, io e lui, in una nuvolosissima domenica d'ottobre
- ho fatto, con l'aiuto inestimabile di Sanguedelmiosangue, una cosa splendida, spettacolare, nuova, impulsiva, felice e soprattutto, soprattutto, così segreta e così mia che per ora non ne ho parlato neanche con l'Uomo. Figurarsi se la racconto sul blog
- ho realizzato che, sul pianeta Terra, tolti SDMS e le mie vere amiche, ho soltanto l'Uomo, ormai. E che per il resto sono sola. E che devo andare avanti e, per molti e molti anni, sarò io quella su cui contano gli altri, mentre io non potrò contare granchè su nessuno, esclusi i sopra citati, in diversa misura. E improvvisamente ho guardato l'Uomo e ho pensato che capisco cosa intendeva lui quando diceva che io sono tutta la sua famiglia. E ho avuto paura. Molta, molta paura. Poi abbiamo fatto l'amore. Io ho pianto un po' e parlato un po', intendo parlato di quel che davvero penso, e non sono cose che faccio più molto spesso, piangere e parlare di quel che penso davvero. E ci siamo addormentati. E stamattina ho ancora paura, ma ho letto il blog di M., in parte, e mi sono ricordata chi sono. E non ho più così tanta paura.

Bilancio. Il weekend 15/17 ottobre 2010, in cui tra l'altro ricorre l'anniversario della mia primissima lezione di Storia Moderna alla Facoltà di Lettere, cioè della prima mattina da universitaria della mia vita, è stato epocale.

venerdì 15 ottobre 2010

Ne cherchez pas la femme

L'avevo detto, che questa settimana non avrei avuto tempo di scrivere, che se avessi scritto sarebbe stato di notte, perchè non dormivo.

Guardate a che ora ho finito di postare cazzate stanotte.

PRESO ATTO

che è stata una settimana non orrenda,

DI PIU'

e

CONSIDERATO

quanto poco glien'è fregato a certa gente

VISTO

inoltre che non sono poi così indispensabile alla sopravvivenza di nessuno

dopo aver svolto il doveri scolastici e familiari
l'Amministrazione di auleintempesta


DELIBERA

che Castagna oggi fa la sola cosa possibile per chi si è rotto il cazzo, ma così tanto, ma così tanto, ma COSI' TANTO che non se la prende nemmeno più.

Ne cherchez pas (e per alcuni: ne cherchez PLUS) la femme.

Ed ella s'involò, repentina, in una Hyundai blu.

domenica 10 ottobre 2010

L'utero è mio ma si comporta come se io fossi sua

Non aspettatevi notizie da me questa settimana, troppa carne al fuoco.
(La mia. Ustioni di terzo grado sul cinquanta per cento della superficie. Metaforicamente, tranquilli. Fuor di metafora, sto benissimo, non fosse che mi si stanno declutterando anche le pareti dell'utero. Queste, lo giuro sulla testa di Matilda che sta soffrendo con me sotto il piumone, sono le ultime mestruazioni che tollero. Ho fatto la splendida, sono andata visitare castelli, ho cucinato, riordinato, ricamato, lavorato a maglia, scelto due cornici per incorniciare due foto, declutterato a bomba, poi alle cinque e mezza di pomeriggio mi sono piegata in due. Il marito sollecito: "Vado a prenderti qualcosa in farmacia?" e io spartana "No, ora mi passa". Sono tre ore che digrigno i denti, sto ufficialmente per mettermi a piangere. Ho intenzione di prendere provvedimenti: o resto incinta il mese prossimo, o comincio una cura omeopatica massiccia, o mi procuro qualcosa di chimico e veramente pesante per le giornate come oggi).

Se scriverò, questa settimana, sarà perchè non riesco a dormire. Spero di non buttar giù neanche una riga, quindi. Nelle ore di luce, si definiranno alcune grosse, serie questioni. Poi la settimana prossima metterò un po' d'ordine nelle novità, spero, e ve le racconterò.

Questo, se non mi butto dalla Torre Troyana per il dolore, stanotte.


Ahia.
Ahia!
...'Fanculo!
Ahia.

domenica 12 settembre 2010

Le sei di sera

Le sei di sera della domenica sono un orario insidioso, nella mia vita, da quando abito con l'Uomo.

Le sei di sera sono il momento in cui quel che si è fatto nella giornata dovrebbe aver dato dei risultati, e non essere ancora tutto da finire, perchè di lì a poco si dovrà pensare alla cena e, con la cena di domenica, si torna ufficialmente al lavoro.

Perciò, se si è trattato di una domenica fuori, le sei sono un orario buono per rientrare a casa, farsi una mezz'oretta di relax o una doccia, e partire con la settimana successiva, cominciando col cenare. Se invece non si esce, alle sei di sera si dovrebbero raccogliere le fila di molte fruttuose ore passate in casa.

Se voi foste una mosca, una zanzara, una cimicetta verde o altra bestiola di quelle che a questa stagione cercano di entrare in casa perchè la notte è fredda, oggi intorno alle sei, entrando qui, trovereste:
- il tavolo del salotto ingombro di 42 dettati ancora da correggere
- un film da vedere per scriverne la recensione in pausa nel lettore dvd
- due scatoloni di roba da portare in ufficio
- un mucchietto di vestiti da dar via vicino alla porta d'ingresso
- i piatti da lavare
- il cane che aspetta pazientemente di essere portato a far pipì
- i vestiti invernali tutti fuori dall'armadio nel quale s'è invano cercato rimedio alle temperature schizoidi di questa mezza stagione
- il letto sfatto
- un catino pieno di roba da stendere
- dei fogli da smistare in un borsone di tela
- dei fogli già smistati da inserire nei quadernoni
- vestiti vari in giro
- scarpe che testimoniano gli andirivieni di ieri di tre persone
- una donna in maglietta e mutande con l'olio di monoì nei capelli e una domanda di senso da porre all'universo: faccio prima la doccia, i piatti o i dettati?

In realtà, il quesito esistenziale più urgente è un altro: l'Uomo mangerà alle Sagre o vorrà cena?

Ma soprattutto, un dilemma filosofico si pone imperioso. Come ho potuto iniziare trenta cose e non finirne una? E perchè è già sera?

Intesi, no? Avete chiaro, penso, mosche zanzarelle e cimicette che spiate nel mio appartamento, che chiedermi angosciosamente queste cose mi impedisce di domandarmi se sono tanto ma tanto nervosa all'idea di iniziare anche a Paesino Blu domattina alle otto, o tanto ma tanto delusa all'idea che la Psicozia tarpi le ali a SDMS o che sia magari lui che trova scusanti familiari ma in realtà non se la sente di prendersi ancora le orrende gatte da pelare di un adulto, o tanto ma tanto dispiaciuta perchè in effetti non è mai stato obbligatorio che la vita indipendente di SDMS dovesse partire da qui.

sabato 4 settembre 2010

No panic, no panic, okay panic

Ieri sono stata in ufficio a cercare alcune cose e non ho trovato niente di quel che cercavo al primo colpo. O proprio non l'ho trovato e basta.
Ormai è lo stesso anche negli scaffali di casa. E' che Fata Romena guarda all'ordine della stanza, molto meno alla divisione per argomenti, autori, etc., senza contare che NESSUNO può entrare nella mia testa e sapere come e perchè tengo certi fogli o documenti e dove li voglio trovare.

Urge un severo decluttering anche di libri e quaderni.

Ma prima, e per la precisione oggi, purtroppo vengono i vestiti. Che sono troppi, in questo momento, perchè sono quasi tutti qui dopo le varie valigie e i vari rientri dell'estate. Devo portarne un po' a Genova e riorganizzare in modo ferreo quelli che tengo qui, per non metterci un'ora a vestirmi al mattino quando vado a scuola.

Diciamo che bisogna dividersi per priorità: qualche mattina posso anche andare a scuola e scaricare da Internet un testo che so benissimo di avere a casa, ma non so dove. Però non posso in nessun caso andare a scuola senza pantaloni. Stoffa batte carta.

E qui ho a disposizione solamente una cassettiera Ikea (quattro cassetti grandi e due piccoli) e un'anta d'armadio. Dove gli indumenti dovrebbero essere divisi, dai che indovinate... per colore.

Non è terribile di per sè, roba ne ho già eliminata tanta questa primavera e non ne ho comprata quasi più. Ma il tragico è che facendo ordine nell'armadio inevitabilmente scoprirò anche tutti gli altri tessuti presenti in questa casa: asciugamani, teli, federe, lenzuola, copridivani, etc.
E dovrò per mia enorme disgrazia prendere atto di quanto spazio occupano i centonovantasette completini sportivi dell'Uomo, le sue felpe, braghette, magliette, tute di quando andava alle superiori e che adesso mette per dormire (neanche una puttana d'alto bordo ha così tanti tipi diversi di abbigliamento per andare a letto) e i quattromila indumenti (magliette, sciarpe, tute, calze, felpe...) legati per colore e stemma alla squadra di calcio della vecchia Zena.
Nonchè i pantaloni che non riesce a indossare perchè non ci sta fisicamente più ma che non vuole dare via causa affetto/speranza di rientrarci/vergogna per averli usati tre volte.

Ora, io non voglio assolutamente litigare, ma quando troverò i miei tailleur perfettamente stirati dalla Fata schiacciati in mezzo a dodici tra giacche stinte del 1997 e tute del Genoa, sarà inevitabile, come anche sarà imprescindibile lo scoppio di pianto isterico quando capirò che se non riorganizzo gli asciugamani non ci basterà lo spazio. E una donna non PUO' riorganizzare NELLO STESSO GIORNO vestiti suoi e altrui, asciugamani e lenzuola. E' contro i diritti della persona. Non lo sa fare nemmeno la Fata Romena.

domenica 29 agosto 2010

Nancy De Clutters and the time machine

Ve lo devo dire.

Ho iniziato gli armadietti del bagno, liberandomi di mille cosucce inutili, campioncini antichi, limette consumate, mollette per capelli rotte.

Se esiste una forma di vita, tipo quei batteri che abitano nei crateri vulcanici, in grado di sopravvivere nello smalto Maybelline Colorama Irresistible, sfumatura 15 “Candy Apple”, beh, a casa mia c’era.

Non sono riuscita a buttare via tre campioncini di Fahrenheit, lo so che era il profumo usato dall’Ingegnere, che convincere l’Uomo a mettere questo (e qualsiasi altro) profumo sarà impossibile e che, qualora se lo mettesse, io avrei una strana sovrapposizione di figure maschili nella mia memoria olfattiva.
Ma ragazze ditemi se Fahrenheit non è, in assoluto, il più delizioso profumo maschile che sia mai stato prodotto. Praticamente tutta la mia éducation sentimentale (et pas seulement que sentimentale) si è svolta grazie ai suoi effluvi (e, non a caso, è di Dior…).

Comunque scrivo per dirvi che, riordinando le mensole del bagno, ho trovato un’attività che supera, per goduria mentale e fisica, anche il programma sette con doppia centrifuga della lavatrice della casa in montagna, il dare la cera d‘api al legno e altre piccole ma intense gioie tipiche delle casalinghe frustrate.

HO LAVATO I PENNELLINI DEL FARD E LE SPUGNETTE DEGLI OMBRETTI.

Una cosa che mi ha riportato al bagno rosa in casa dei miei e alle ore che passavo a inventariare i miei trucchi quando avevo l‘età delle mie alunne.

Una cosa che mi ha rimandato, dallo specchio, non la donna sovrappeso con le occhiaie che sono oggi, ma una slanciata ragazzina con gli occhi verdi e la pelle liscissima, ma ancora di più, mi ha riempito la testa dei pensieri di quella ragazzina, quando la cosa più importante era se mettere la minigonna di jeans délavé con i ghirigori viola sulle tasche posteriori o l’abitino rosa scuro con i volants, e, comunque, infilare dritti quei terribili collants con la riga che usavano nel 1989.
Quando la domanda era se, alla festa di compleanno del pomeriggio, la mia migliore amica sarebbe arrivata prima di me, dopo o (meglio) contemporaneamente, e se ci sarebbero stati i genitori del festeggiato in casa o meno, cioè se si sarebbe o meno fatta la versione, assolutamente non hard ma lo stesso molto emozionante, del gioco della bottiglia che ci permettevamo, all‘epoca, noi dodicenni di buona famiglia.

Quando era fondamentale che il biondo della fila davanti fosse assente ancora per qualche giorno, così mi avrebbe telefonato esattamente alle due e un quarto per chiedermi i compiti. A me, sì, NON alla Stefania Ivaldi, che aveva il diario ancora più in ordine del mio (alla faccia della migliore amica che ero… quanto si è cattivi a dodici anni, quando prestare un quaderno al compagno carino è questione di vita o di morte socialmente parlando…).

Quando si scriveva la lettera con la dichiarazione d’amore piena di cuoricini fatti con la pennina viola coi lustrini, e la si infilava, piegata in una busta artigianale a sua volta decorata da lustrini, nella tasca del biondino durante una recita natalizia nella sala parrocchiale, quando i cappotti restavano appesi in corridoio.

Mio Dio. Che flash. La pennina viola proprio come quella dell’Inglesina, le ripicchine tra ragazze proprio come quelle tra Bahama Girl e l’Urlatrice, le lettere d’amore come quelle dell’Incontenibile e le lacrime di gelosia come Lagnosetta.

Allora è vero che anche i professori sono stati alle medie.

Ma pensa te che effetti strani fa questo decluttering. Oltre al fatto che ho finalmente scoperto dove era finito lo smalto bianco argento, che, se non me lo metto ora che ho i piedi abbronzati, poi lo butto via col giro di decluttering dell’anno prossimo.






sabato 28 agosto 2010

Il cadavere in credenza e due stracci da mettermi

Lo spulciaggio accurato della credenza non ha dato risultati orrendi. La cosa più strana è risultata un’innocua bustina di condimento per chili, scaduto nel 2008. Ma non crediate che sia finita. Ci sono gli sportelli delle pentole, quelli dove vanno a finire gli stampi da budino della catanonna, come direbbe Camilleri. Anche se, in quelle cose, il fatto di aver traslocato sette volte aiuta.
Però, dato l’immenso successo del decluttering del beautycase in montagna, oggi vorrei passare agli armadietti del bagno.
Vi saprò dire.
Per il momento (ma non dichiaro chiuse le gare) in testa alla classifica del cibo mutante c’è senza dubbio LGO con il suo bruco che viveva nel leccalecca. Le botes de asco, cara Diavolessa, non te le do buone per partecipare al concorso, perché non si tratta di vero cibo stipato in credenza con l'idea di cucinarlo prima o poi, ma di appositi innominabili intrugli… Tuttavia era un gioco bellissimo. E sono certa che tu stravincessi…

Peraltro, oggi, visto che a forza di declutterare uno poi resta senza le cose che servono, mi concedo una spedizione per biancheria intima.
Mi serve anche a raccogliere il coraggio di
a) - staccarmi da Youtube
b) - affrontare, direi tra domani e lunedì, il decluttering della libreria in camera grande, che si fa urgente perché mi devo organizzare i materiali per l’anno scolastico prossimo venturo. Nel quale, gentilmente, non sarebbe male se mi dicessero che classi avrò. Ieri sera poi ho approfondito la mia conoscenza del personaggio di Brian Kinney e scritto, invece di uscire, anche perchè c'era un'umidità che pesava sulle teste come la porta blindata di un caveau. Quindi non ho parlato con alcun genitore.

Bene, blogamici, buon sabato. Se nella mia ricerca di biancheria nuova mi imbatto in una sfumatura di colore più strana del pervinca, del geranio o del guscio d’uovo, vi informo.