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lunedì 12 novembre 2012

Festivalì, festivalà

Spigolature sul II film festival:

- le attrici non vengono. Ergo, come elegantemente ha detto Movie Man, tanti c e poca f.
La first lady Castagna fa notare che non è lei che fa le convocazioni, è l'Uomo. Quindi i casi sono due, o l'Uomo ha troppa paura di orrende ritorsioni da parte della first lady, o le attrici si spostano meno degli attori.

- Castagna piace un sacco alle lesbiche. Non è una novità, ma siccome nel mondo dello spettacolo la gente è molto libera nel dichiarare i propri gusti, e menomale, talvolta la cosa è esplicita. Molto lusingata, ma di Gassman qua continua a non vedersi neanche l'ombra, e io resto etero, sorry.

- forse ce la faccio a conoscere lui:


- la prima settimana abbiamo avuto 4 serate: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Sabato l'Uomo è andato a letto alle 21,15 e si è svegliato domenica alle 08,15. Era talmente cotto che non ce la faceva neanche a russare.

- Luciana Littizzetto è più difficile da far spostare (Torino - Asti, 35 minuti) di Benedetto XVI.

- lo staff di quest'anno è spettacolare, meglio di quello dell'anno scorso, poi vi narro.

sabato 10 novembre 2012

Niente 24 ore, allora?

"L'insegnante avrà ancora un ruolo importante nelle relazioni dirette con gli studenti e, quindi, nelle ore di lezione in classe, ma dovrà anche avere una presenza diversa all'interno della scuola."

Parola del ministro Profumo.

Posso dire alcune cose?

"ANCORA"?

"IMPORTANTE"???

"RELAZIONI DIRETTE CON GLI STUDENTI" = "ORE DI LEZIONE IN CLASSE"?

E che si intenderà mai, di grazia, con "PRESENZA DIVERSA"?


Beh, sentite. Io ero qui oggi che correggevo e calendarizzavo lavori. E pensavo che mi rugava di brutto il fatto di dover sospendere tutte le attività aggiuntive per protesta per almeno un mese, fino al voto sulla legge di stabilità; perchè volevo appunto aprire uno sportello pomeridiano fisso.

Gratis, perchè sono scema.

O perlomeno, volevo fare i miei pomeriggi di recupero del disagio, pagati, quelli, perchè la terza ne ha bisogno.

Quindi ora sto pensando che, non so perchè, ho la sensazione che la mia idea di "presenza diversa all'interno della scuola" e quella di Profumo siano differenti, ma finchè lui non dice niente per specificare questa inquietante frase detta in intervista, io la interpreterò, come al solito, a modo mio.


venerdì 9 novembre 2012

Il vecchio Anchise, il piccolo Ascanio. E Creusa

La città è in fiamme: fumo, grida, pianti disperati nel buio, nemici che sfondano le porte, strappano la gente dai letti, non risparmiano nessuno.

Enea ha lottato duramente perchè questo non avvenisse. Enea torna improvvisamente alla coscienza dopo un sonno inquieto, capisce che il peggio è accaduto, imbraccia le armi per un'ultima strenua difesa.

Ma ormai è tardi. I nemici sono dentro, Troia brucia, non resta che una strada: la fuga. La speranza, apparentemente assurda, di ricominciare tutto un po' più lontano, in un posto migliore.

Allora Enea deve preoccuparsi di ciò che ha davvero valore: le persone.

E qui inizia il vero dramma.

Perchè Anchise è già stato bocciato due volte e, se Enea non manda il vigile a prenderlo a casa, continua a non venire a scuola, a ciondolare per il paese, dove girano anche brutti ceffi che aspettano solo di incontrare uno come lui per farne un baby spacciatore. Anchise è seduto in terzo o quarto banco, dove invece di studiare riflette su come scolpire il fisico per essere impeccabile quando, "per sbaglio", si tira su la maglietta insieme al maglione, scompigliando gli ormoni di tutta la fila di sinistra che per un attimo gode della visuale della sua pelle abbronzata; ha due fratelli più grandi, sa che può sfangarla nella vita anche perdendo un anno o due a scuola. Anchise è straniera, e ha capito che non ce la farà mai a imparare decentemente la lingua italiana, e anche se lo fa sarà sempre una piccoletta dalla pelle scura e dal collo corto, che finirà a spaccarsi la schiena come sua madre per mantenere uomini con poca voglia di sbattersi come suo padre e suo fratello, e allora è meglio mettersi le magliette scollate, riempirsi di braccialetti, orecchini e puntate di trasmissioni dementi, e divertirsi sghignazzando finchè si è a scuola, che poi a casa bisogna cucinare, lavare i pavimenti e stirare. Anchise ha già deciso che lei è bella e la famiglia ha una piccola attività, quindi non c'è bisogno di sviluppare molto le doti intellettive, basta mettersi coi ragazzi più carini, girare con le amiche giuste e, per carità, fare attenzione che non si formino quelle odiose doppie punte.

Anchise non cammina da solo in mezzo al fumo e nel buio, bisogna che Enea se lo carichi in spalla, e magari lui protesta pure, gli dice che è meglio passare da un'altra parte, recalcitra o si lamenta.

Poi c'è Ascanio, che invece ha fatto le elementari dalle brave suorine cattoliche le quali, in cambio della retta sostanziosa, gli mettevano sempre voti come "Bravissimo!" "Molto bene!" "10 e lode!" e "Stratosferico!", peccato però che, arrivato alle medie pubbliche, scoprisse di essere l'unico a non saper leggere a voce alta in modo scorrevole, non ce la facesse a finire i dettati perchè per lui sei frasi da scrivere sotto dettatura erano lunghissime, e non avesse il minimo metodo di studio. Ascanio ha i genitori che si sono appena separati, piange, non dorme, è nervoso, la scuola è l'ultima delle sue preoccupazioni, ma al dolore e alla rabbia della sua situazione familiare stanno cominciando ad aggiungersi note sul diario, dimenticanze che gli costano rimproveri, interrogazioni andate male, umiliazione e disagio dove prima si sentiva forte e capace. Ascanio ha un problema di salute, vorrebbe concentrarsi ma non può, vorrebbe non passare le mattine in ospedale a fare controlli e i pomeriggi dalla fisioterapista, vorrebbe venire a scuola e fare le sue cose, compreso studiare, ma anche scambiarsi le figu con gli amici, giocare a calciobalilla, correre fuori in giardino.

Ascanio deve essere preso per mano, deve essere trascinato e indirizzato lungo la strada della fuga, e oltretutto ha paura, singhiozza, e Enea che già ha Anchise in spalla con un braccio deve sollevarlo da terra, stringerselo addosso, continuando a correre.

E così, Creusa deve andare sola. Ma Creusa è in gamba, ha fatto delle buone scuole, prendeva bei voti l'anno scorso, ha la madre maestra che la segue tantissimo. Creusa ha una famiglia serena, Creusa ha tutto il materiale, Creusa è dislessica ma questo non è grave perchè ci sono gli strumenti compensativi, Creusa si comporta bene e non disturba, Creusa se sta assente si copia le parti che si è persa e telefona per i compiti.

Poi succede qualcosa, Creusa inciampa, qualcuno la ferma, qualcosa la ferisce, sbaglia una svolta, trova un ostacolo sulla via più breve. E' buio, c'è il fumo, c'è il fuggi fuggi, Enea arranca più avanti, con Ascanio che piange e Anchise che gli parla concitatamente nelle orecchie, in mezzo alla confusione. Creusa resta sola. Creusa aveva studiato tanto, ma Enea ha preferito interrogare Anchise perchè oggi era l'unico giorno in cui si faceva vedere a scuola, ha preferito far fare un po' di esercizio ad Ascanio che altrimenti resta indietro. Enea non ha visto che a Creusa hanno dato fastidio i commenti feroci di una compagna, perchè era al telefono con l'assistente sociale di Anchise e in classe c'era la bidella. Enea non sapeva che Creusa aveva alzato la mano per chiedere, non per rispondere, e l'ha scavalcata facendo parlare Ascanio, che magari sa solo questa risposta e deve guadagnare autostima.

Arrivato in fondo alla corsa, al sicuro, Enea ha perso Creusa. Creusa di cui tutto lasciava pensare che ce l'avrebbe fatta anche da sola. Creusa che non c'è più. Enea torna, a rischio della vita, a cercarla. Ma è tardi.

 

 

martedì 6 novembre 2012

Un che di mistico

Suona la fine dell'intervallo del pomeriggio. Mi riavvio verso la terza.

Io controllo con aria malevola il Cinghiale, un bestioncello di prima A con il quale ho già avuto da dire nei corridoi. Non è mio alunno, ma è un sorvegliato speciale e lo sa:
"Cinghiale, io ti vedo. Anche quando tu pensi che non ti veda, io in realtà ti sto guardando."
Siamo quasi amici, a forza di alzare il sopracciglio della morte quando lo incontro, perchè regolarmente sta correndo o spintonando o facendo qualcosa di cinghialesco. Di solito lo afferro con uno sguardo critico, lo riduco all'impotenza con una frase tagliente e mi premuro di riaccompagnarlo personalmente sulla porta della sua classe.

Passando davanti alla II A ne butto dentro quattro o cinque che ciondolano in corridoio all'altezza della classe. "E vedete di non prendere la solita nota."
(Perchè sono tre volte che nell'ora di Religione prendono note. Oggi però ne avevano già presa una nell'ora di Francese: notare che era il primo giorno di rientro al lavoro della collega M. dopo l'improvvisa dipartita di sua madre, e avevamo TANTO raccomandato ai ragazzi di II A di non comportarsi come al solito malissimo con lei. Poi per carità: stamattina la lezione di Geografia mi ha preso un po' la mano e ho spiegato la Resistenza in Francia, De Gaulle, Radio Londra, i partigiani nelle nostre valli. Tutti attenti. E poi siamo passati al genere giallo e abbiamo passato mezz'ora a discettare del perchè, da Poe e Conan Doyle ai giorni nostri, dalla centralità del detective si è passati alla centralità del killer, anzi, del serial killer. Intanto avevano appreso affascinati che detective e detector derivano da detegere e che deduzione deriva da deducere. Non volava una mosca. Cioè, sostanzialmente, per tenerli buoni devi alzare l'asticella. Ad altezze da vertigine, qualche volta.)

Me ne vado in terza, finiamo un lavoro, in pochi minuti siamo pronti per trasferirci in aula computer. Riapro la porta e, in corridoio, baciato da un radioso sole autunnale che gli fa i riflessi chiari nei capelli castani, c'è Dylan McKay, appoggiato al muro nel punto dove stanno quelli buttati fuori dall'aula. E, appena si rende conto che lo sto osservando con gli occhi a fessura, si esibisce nel suo miglior sorriso timido - colpevole - sbruffone alla Tom Cruise dei tempi d'oro, mettendo le mani avanti: "No, guardi, posso spiegare."
"Cos'hai fatto?"
"Ho detto una par(sopracciglio mortale della sottoscritta)ABOLA."
Resto interdetta: ovviamente alla seconda sillaba io avevo pensato che la frase, come naturale, fosse "ho detto una parolaccia".
Apro la porta di seconda, c'è il collega che spiega:
"Orsetto Lavatore, scusa: qui fuori c'è Dylan che sostiene che lo hai sbattuto fuori perchè ha detto una parabola."
"E mi parla sopra mentre spiego, sì!"
"Aha. Beh, quando poi cammina anche sulle acque come facciamo?"

Mi giro. Il giovane Messia sta sorridendo trionfante. Stringo gli occhi a fessura. Riprende la faccetta contrita. Mi allontano sdegnosa. Incrocio lo sguardo di un paio di quelli di terza: ammirati dalla faccia di tolla del piccoletto. Siccome ormai gli ho girato le spalle, rido silenziosamente.

La terza cazzeggia, deconcentrata e superficiale. La seconda oscilla tra la miglior soddisfazione intellettuale della mia vita e un incubo di indisciplinati da riformatorio. Fuori l'autunno è incantevole. Io dormo appena mi siedo, ovunque. In classe infatti sto sempre in piedi.






sabato 3 novembre 2012

Due modi di dire


L'altro giorno, mentre aspettavo che arrivasse l'Uomo a Genova per andare a festeggiare i 90 della Zia Buona, avevo la tv accesa e c'era Un medico in famiglia, serie che, da quando la conosco, da un lato mi annoia a morte e dall'altro mi fa francamente ridere, soprattutto perchè Banfi è bravo e Lunetta Savino favolosa. Essendoci appunto una scena con Cettina, mi fermo a guardarla e sento dire da un'altra attrice questa frase:

"Chi nasce muro, tutti gli si appoggiano"

Folgorazione: mi ci devo far fare una maglietta, no, un'intera linea di abbigliamento. E devo regalare capi di questa linea a diverse persone che conosco, tra cui mia madre e diverse delle mie migliori amiche, mio marito, il Gigante, alcuni alunni come Winnie Pooh e molti altri, sia maschi che femmine, che ho conosciuto in passato, blogamiche e blogamici sparsi.

 

Invece ieri sera vedevo con l'Uomo un film sceemo, ma sceemo, scritto maaale, ma maale, dove però, in una scena in cui Jessica Biel doveva partorire e il marito si innervosiva intorno a lei, la ginecologa lo rimetteva al suo posto dicendo che stava violando (o invadendo? o inquinando? non ricordo, ma il concetto era quello) la "zona calma" della moglie.

 

Altra folgorazione: sono il vostro muro, reggo pesi, porto pacchi, mi spacco, mi sbatto, etc: ma quando devo fare una cosa (partorire era un ottimo esempio. Conoscete qualcosa di più importante o di più urgente? ma anche cose minori richiedono sforzo, concentrazione e serenità) la voglio fare senza che nessuno inquini la mia zona calma.

Se per zona calma intendiamo che prima di andare a farmi venire la gastrite dall'avvocato voglio stare un'ora con il cellulare spento, per pranzare senza interruzioni, riposarmi sul divano pittandomi le unghie, leggere un capitolo di un bel libro, benissimo: dall'avvocato ci sto andando io, no? Vi fa comodo che ci vada al posto di qualcun altro? Quindi dovete solo fingere che il mio appuntamento con l'avvocato cominciasse alle due e non alle tre, e vedrete che trovare il mio cellulare staccato non vi darà così fastidio.

Se per zona calma intendiamo che se devo parlare di numeri lo posso fare solo fino alle sei di sera perchè poi la mia intelligenza logico-matematica scarica le batterie, benissimo: dopo le sei di sera farò altro, non conti. L'ufficio chiude, riaprirà domattina (tra l'altro spesso ben prima delle otto, perchè di mattina presto sono molto più intelligente che al pomeriggio). Domattina, state pur sereni, la pilazza di carte con i numeri da studiare sarà ancora lì. Spesso sogno di trovarci sopra una bella vomitata del gatto e poter buttare tutto nella spazzatura. Ma no.

Se per zona calma intendiamo che ci sono 4 giorni di ferie, ci sono quattro giorni di ferie. E punto. Se crolla la palazzina dove possiedo un appartamento, comunque, prima di arrivare a me devono chiamare i pompieri, le ambulanze, la protezione civile, l'importante è che rispondano loro (che, a differenza di me, fanno i turni). Se crolla la palazzina dove abito io, con me dentro, beh, io sono l'ultima cui devono guardare per sapere cosa fare.

Dico questo perchè stamattina SABATO 3 NOVEMBRE a casa dei miei si è presentato un operaio mandato dall'amministratore per verificare una perdita in cantina. Perdita che noi abbiamo segnalato a partire dall'ANNO DEL SIGNORE 2010, due-mila-dieci, capito? e che ha costretto un inquilino di mia madre a portar via le sue cose danneggiate, a restare senza cantina, e noi a chiamare operai i quali, dopo aver riparato al grosso del danno, ci hanno giustamente fatto notare che lo sgocciolamento continuava e dipendeva da quelli di sopra. Quelli di sopra che sono inquilini di una signora che per mesi e mesi non si è lasciata raggiungere. Non vive a Genova, è anziata, è malata. Okay, ma nessuno le ritira le raccomandate? No. Finalmente dopo mille ricerche e dopo molte raccomandate e richieste si identifica un curatore dei beni, che io chiamo personalmente due settimane fa minacciando lui, la signora proprietaria e l'amministratore del condominio di azione legale.

Detto fatto, l'amministratore manda un uomo per sopralluogo. Uomo che arriva di sabato mattina presto, senza telefonare, durante un ponte. Ora, magari si sa che mi padre è anziano e malato e non va più via per il weekend. Ma è comunque un giorno festivo. Scenari che poteva trovare l'operaio arrivando:

- mia madre che dorme (mai fatto in vita sua di dormire di mattina, ma che ne sai tu di che notti si passano con mio padre malato in casa)

- mia madre che accudisce mio padre da sola perchè è sabato e non c'è la donna (e che ne sai tu che mio padre non ha per ora bisogno d'aiuto per lavarsi)

- mia madre che impasta agnolotti per sedici persone perchè visto che c'è ponte ha invitato i parenti a casa (mai fatti manco gli agnolotti a mano, ma che ne sai tu che non abbia appena cominciato a farli, dato che passa i weekend in casa)

- mia madre e mio padre che intrattengono piacevolmente figli, nuore, generi e nipotini venuti appositamente da altre zone d'Italia / d'Europa / del mondo per passare qualche giorno in famiglia (che ne sai tu, appunto)

- varie.

Questo per dire che se non ci facciamo furbi possiamo anche morire, perchè la gente non se ne pone PIU', di problemi sugli altri. Pensa te se uno che per DUE ANNI ha fatto lo gnorri deve mandarmi l'operaio di sabato, in un ponte festivo, perchè, oh ma che sorpresa, abbiamo finalmente pronunciato la parola avvocato. E gli è andata bene. Perchè se invece di presentarsi sulla porta di mia madre si presentava alla mia, prendevo le numerose tegole che l'amministratore da un anno ha lasciato dove sono cadute, più quelle nuove che sono cadute l'altro giorno, e gliele tiravo dietro, una dopo l'altra.

venerdì 2 novembre 2012

Vorrei chiarire un concetto

PONTE: (fig) periodo di vacanza che si ottiene collegando, con uno o più giorni di ferie, una festa infrasettimanale con la domenica precedente o successiva

FESTA: (estens.) vacanza dalla scuola o dal lavoro

VACANZA: sospensione temporanea delle attività negli uffici, nelle scuole, nelle assemblee per ragioni di riposo o per celebrare una ricorrenza; periodo di riposo dalle proprie ordinarie occupazioni; periodo di riposo concesso a chi lavora o studia

Quelli tra voi che ritrovano una minima corrispondenza di queste ore che stanno trascorrendo con una a caso di queste tre definizioni, per cortesia, facciano un passo avanti.

Attenzione: lo so anche io che se hai la sfiga di nascer donna, se sei tra i trenta e i cinquanta e/o se hai dei figli, le giornate di cosiddetta vacanza sono, a volte, più pesanti di quelle lavorative: soprattutto se i figli sono più di uno e piccoli, se hai la fissa di invitare gente a pranzo o di andare a trovare parenti che vivono lontano, se hai insomma già riempito a priori queste ore di libertà con impegni di famiglia che, per piacevoli che siano, comunque risucchieranno energie.

Però io quest’anno riscontro un problema. Un serio problema.

Voglio dire, io avevo ferie, a scuola, per il ponte dei Santi. E pensavo a questo ponte dei Santi come a una terra promessa, dato che il periodino, a scuola (l’ultima è che mi sa che ne ho uno che si droga, se va bene, o che si droga e spaccia, se va male) e tutt’intorno, è un po’ quel che è. [PERIODINO: quantità di tempo, di durata indeterminata da un minimo di un paio di settimane a svariati anni, in cui violente e protratte tempeste di merda si abbattono con regolarità sulla stessa persona, provenendo contemporaneamente da diversi ambiti della sua vita]

Non che non avessi anche io i miei bravi impegnetti di famiglia eh: avevo una ricorrenza seria, la Zia Buona festeggiava i 90 anni, voglio dire, abbiamo anche organizzato torta fiori spumante, poi c’era da passare a casa degli Psicozii perché Sanguedelmiosangue ha pensato bene di ripartire da qua lasciandomi portafoglio con bancomat e documenti, poi naturalmente un salto a gestire cose varie a casa dei miei, dove tra l‘altro è venuto giù a tocchi un altro pezzo di tetto causa tregenda dell‘altra notte…

Però oggi era il venerdì dei Morti, santo e benedetto Iddio, grande e misericordioso Allah, prezioso gioiello del loto della compassione Buddha Shakyamuni, etc, e lavoravano tutti:

- passi per la fiorista, che magari anzi oggi ha ben ragione di tenere aperto (ma è un’inquilina di mia zia e ho dovuto parlarle di questioni condominiali);

- passi per il fruttivendolo, dato che è stato chiuso ieri e lo sarà anche domenica e poi è musulmano, che gliene frega a lui delle feste cattoliche;

- passi per il falegname di fiducia dei miei, che è un artigiano in pensione e lavora quando cazzo gli pare;

- passi per la Fata Pugliese, che ormai è un po’ anche la badante di papà, e menomale che c’è;

- passi per l’uomo delle serrande automatizzate, che non si sa come mai fosse libero, ma magari ha bisogno di lavorare e in fondo veniva solo a fare un sopralluogo;

MA CHE LA COMMERCIALISTA MI CHIAMI DI NUOVO, E, NON TROVANDOMI, ALLE NOVE DI MATTINA CHIAMI MIA MADRE, CHE E’ IN PALESTRA, PER CHIEDERLE DOVE SONO, NO, NON MI STA BENE PORCACCIA LA MISERIACCIA ZOZZA, NON MI STA BENE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Il problema è che non fa più ferie nessuno, perché c’è la crisi. Okay. E inoltre perché siamo entrati nell’ottica che dobbiamo rialzare il Paese, se no la Merkel ci mangia. Okay. E inoltre perché vivo nell’operoso Nord, dove la gente se gli crolla il capannone per il terremoto lavora in strada. Okay. E inoltre perché a forza di avere account di e-mail, telefonini, smartphones e connessioni wireless anche al parcogiochi comunale siamo sempre in grado di lavorare anche dalle località di vacanza, e siamo reperibili dagli altri anche in cima all’Himalaya o nella Fossa delle Marianne. Okay.

Ma santo Gesù. Supponiamo pure che, data l’aria che tira, a qualcuno scazzi che io possa ancora permettermi di andare in montagna e/o addirittura in albergo o in viaggio. A parte che menomale che qualcuno se lo può ancora permettere, così facciamo girare l’economia, vorrei vedere se tutti ci mettessimo a fare il braccino corto sulle ferie come andrebbero avanti quelli del settore turismo. Ma anche ammettendo che viviamo in un Paese ormai ridotto al lumicino e non andiamo più nemmeno a farci uno spuntino al bar all‘angolo: ma se io alle NOVE DI MATTINA di un giorno di ponte volessi a) dormire il sonno del giusto, visto che mi suona la sveglia alle 6 ogni santo giorno feriale
b) farmi una scopata con il legittimo consorte
c) farmi quella maschera al viso e quella ceretta che rimandavo da un po’
d) giocare coi miei figli che non sono a scuola
e) vedere una persona che non vedo mai perché ha orari di lavoro incompatibili coi miei??????????

Poi vorrei che fosse detta, una volta per tutte, al mondo, una cosa che io CREDEVO di aver già accennato abbastanza chiaramente alla Gent.ma Dott.ssa Comm. Lup. Mann. Squalo: però vorrei ribadirla qui con voi, acciocchè non si pensi che io mi lamento tanto per lamentarmi e che in realtà, da brava stataledimerda, non faccio una funchia dalla mattina alla sera.

La commercialista da me vuole molte cose: per carità, mi solleva anche da molti problemi, dato che ora il suo compito è diventato anche quello di amministratrice dei beni immobili della famiglia. Però all’inizio voleva cose normalmente richieste dai commercialisti, come visure catastali, CUD, lettere di accertamenti, contratti di locazione, fatture di spese. Ora che siamo entrati nel ginepraio della Conservatoria dei beni della Repubblica per apportare alcune correzioni a errori di vecchissima data fatti dal catasto, vuole cose come: l’atto di proprietà di un appartamento che fu acquistato da mio bisnonno Nicolò nel 1927; la successione di mio nonno, che morì improvvisamente nel 1948 senza lasciare neanche una riga di testamento, visto che tutto si aspettava fuorchè di morire, essendo piuttosto giovane, in salute e sopravvissuto a due guerre; sapere come facciamo a dimostrare che un appartamento che sta all’11 scala B come Bologna è sempre appartenuto a noi anche se il catasto lo ha catalogato per errore come 11 scala A come Aosta, e quindi è finito nella linea di successione di un’altra famiglia; trovare una soluzione al problema del rinnovo del contratto con un’inquilina che è in una casa di riposo e malata di Alzheimer e il cui figlio vive a Bali (non sto scherzando: a Bali! giuro!!! a Baaaaaliiiii!).

E io corro tra Piemonte e Liguria, cerco, smisto cartellette, rovisto nei mobili polverosi di casa delle Ziette, faccio fotocopie, mando fax, classifico cose, mi scrivo tutto, me lo dimentico, me lo rileggo, lo ripeto, lo ri-ripeto, tranquillizzo mio padre che si arrabbia, tranquillizzo mia madre a cui viene l’ansia, tranquillizzo me stessa a cui viene la gastrite… Ma non lo faccio all’ora che potrebbe parere furba agli altri: perché faccio un altro mestiere, e ho una casa, e ho da fare dell’altro, e ho del tempo che devo passare in autostrada senza schiantarmi in un guardrail, e ho dei momenti in cui se mi metto sui conti o davanti ai documenti resto in stato di morte cerebrale per diversi minuti e poi metto via, consapevole che non so cosa sto leggendo; lo faccio nei momenti liberi, ma non in tutti i momenti libri, solo in quelli in cui posso farlo stando concentrata, capendo cosa leggo. E SOPRATTUTTO, LO FACCIO ANCHE A META’ DI UN PONTE (stamattina sveglia ore 6,20), MA PRETENDO DI METTER VIA I DOCUMENTI CHE TROVO, DI USCIRE A FARE ANCHE ALTRO E DI RIPARLARNE LUNEDI‘.

Si avvisa la spettabile clientela che siamo chiusi fino a domenica sera. Tardi. E che siamo chiusi anche lunedì mattina. Perché vado a lavorare. E lunedì pomeriggio. Perché è UN MESE E MEZZO che devo parlare con la mia psicologa.

E che cazzo. Se rinasco faccio l'amministratore di condominio. Quelli sì, che non si fanno problemi a sparire quando non hanno voglia di lavorare. E non c'è wireless che li raggiunga, loro, i bastardi.

 

 

 

 

mercoledì 31 ottobre 2012

giovedì 25 ottobre 2012

La macchina del tempo

La ricerca delle chiavi di un certo villino presso mia zia è stata VERAMENTE interessante.

Perchè le chiavi, nell'avita magione, sono da generazioni conservate nello stesso mobile dei documenti, un'elegante, alta cassettiera con ribaltina in legno intarsiato e scomparto segreto. In una miriade di cassettini laterali.

E perchè, come dire, la casa delle Ziette ha un po' di storia. Non tantissima, eh...


Oggetti trovati nel mobile a ribalta e in altre parti dello studio, durante la ricerca delle chiavi (non reperite) della ex casa di villeggiatura del bisnonno:

- astucci contenenti siringhe in vetro (svariati)

- lacci emostatici (pressochè sciolti) di quando mio padre ancora esercitava la professione (un cassetto pieno)

- pipa del nonno (1)

- accendini d'argento (5)

- oggetti misteriosi che credo fossero abbassalingua in vetro (2)

- scatoletta semisfasciata in cartone contenente monete italiane e inglesi, di cui la più vecchia è risultata essere un 10 centesimi del 1913, ma, oltre a molti centesimi intitolati a Vittorio Emanuele III re e imperatore, c'erano 1 penny del 1936 (King George V) e uno del 1944 (King George VI) che mi hanno mandato in visibilio;

- fondina contenente pistola del nonno ("aaaaaaaaa zia santoddio è una PISTOLA quella???" per poi realizzare che se stava nel cassetto della scrivania c'era sempre stata, a mia insaputa...e sudare, perchè, se voi aveste conosciuto la Zia Bella, capireste che, a un eventuale ladro, avrebbe servito di sicuro una palla in pieno petto senza batter ciglio, soprattutto se il ladro fosse entrato una notte di quelle in cui, a dormire lì, c'ero io ancora piccola. Mi sembra di vederla. Naturalmente lo avrebbe fatto con freddezza ed eleganza al tempo stesso, rimanendo sempre assolutamente bellissima. Una Bond girl, mia zia.)

- varie ed eventuali.

Comunque

Riflettevo se fosse il caso di dire, al prossimo Consiglio di Classe, che non desidero più coordinare la classe III C, dato che non posso rispondere alle domande di alunni, colleghi e genitori perchè mi vengono date versioni contraddittorie.

martedì 23 ottobre 2012

Le sessantaquattro arti

Posizioni assunte dalla preside sulla vexata quaestio della minorenne incinta:

1) In consiglio di classe: "Devo parlare con il consultorio, comunque mi hanno assicurato che ci mandano le psicologhe e il medico. Del resto è un bene, i ragazzi a una figura che viene da fuori possono sentirsi  liberi di chiedere molte più cose."

2) Con me sola, in aula computer: "Al consultorio ieri hanno detto di parlare con le classi, tutte le classi, facendo un annuncio abbastanza asettico, cercando di non dare giudizi nè interpretazioni e dicendo che, dopo, i ragazzi avranno modo di parlare con la psicologa e l'assistente sanitaria per qualsiasi dubbio. Comunque su quando fare l'annuncio aspettiamo il loro via, ci manderanno qualcuno per preparare gli insegnanti, e comunque devono parlarne con la ragazza e la madre. Poi, in un secondo momento, ci manderanno l'intervento sui ragazzi."

3) Nel giro di una settimana, si passa a parlare di fare lezione con l'assistente sanitaria solo alle terze, data anche l'opposizione (urlata) della collega di Scienze della mia seconda e quella (sottaciuta) di altri colleghi. Poi la C. tenta di far virare l'intervento solo sulla terza direttamente coinvolta. Riesco faticosamente a convincerla (almeno apparentemente) che dato che la mia alunna, che è in III C, ha una sorellastra in III A, sarebbe bene anche estendere all'altra terza, e allora, buon peso, buttiamoci dentro anche la III B, e finito.

4) Passano alcuni giorni e io riferisco ai colleghi che vedo, che non sono certo tutti, che lei mi ha detto che dovremo dare l'annuncio nelle diverse classi, però solo dopo l'okay della psicologa che discuterà degli aspetti legati alla privacy con la madre di Occhioni e Occhioni stessa. Non succede niente per un po',e io quando vedo la preside le dico che ho riferito la procedura che ci hanno indicato, ma non a tutti, solo a quelli con cui ho potuto parlare. Lei dice: "Eh, no, sì, devo dirlo ai coordinatori, magari oggi che ci sono le riunioni per l'elezione dei rappresentanti li convoco cinque minuti prima, così ci sono tutti e lo diciamo."

5) Una bella mattina il vicepreside mi dice "La psicologa del consultorio ha detto di parlarne con le classi, oggi lo diciamo in III C, vengo anche io." (E le psicologhe che dovevano parlarne con noi prima? Non pervenute.) Lo dico ai colleghi, con alcuni dei quali si era parlato di tutelarci e deciso che dovevamo essere almeno due adulti presenti ad ogni 'annunciazione'... Cadono dal pero. La preside non ha convocato nessuno nè detto a nessuno quel che aveva detto a me. Mi ritrovo con colleghi di ogni credo, razza e colore che mi soffiano contro tipo pantere, come fosse colpa mia, io riferisco testualmente cosa mi è stato detto che lei aveva intenzione di fare, così prendiamo atto che non lo ha fatto; in quella entra il vicepreside e gli sottopongo il problema, lui dice che intanto ora lo diciamo in terza e annunciamo pure che Occhioni a novembre si ferma a casa in maternità, e allora tutti i colleghi tirano un respiro di sollievo e quella di Inglese dice: "Ah beh allora non è neanche necessario dirlo a quelli delle altre classi, se tanto se ne va a novembre." (E' lì che io perdo definitivamente la fiducia nel prossimo, e decido che farò di testa mia dove posso, e mi parerò il culo chiedendo ai genitori l'autorizzazione a parlare di argomenti relativi all'educazione all'affettività coi loro figli, cosa che peraltro ho già fatto n volte in n scuole, senza mai avere un problema. Da cui la mia decisione, puntualmente messa in pratica, di parlarne nella mia seconda non appena uno dei bambini sfiora l'argomento.)

6) Ci ritroviamo io (coordinatrice) il vicepreside (autorità) la collega di Inglese (che era lì perchè aveva l'ora di lezione) e il collega di Religione (che è un ficcanaso) a dire alla terza, che lo sapeva benissimo, che Occhioni è incinta. Il vicepreside annuncia ufficialmente che Occhioni si fermerà a casa tra qualche settimana. Io condisco il tutto dicendo loro di regolarsi con buon senso, e di essere delicati con lei, e dico anche che abbiamo preso contatti col consultorio (stessa cosa avevo detto alle pochissime madri presenti alla riunione) perchè ci aiuti un po' con del personale esperto.

7) Occhioni mi interpella e mi sottopone il problema voti e interrogazioni. Analizziamo un po' la questione. Io le ripeto (già detto a sua madre) che esiste la possibilità di continuare a seguire dopo la nascita del bambino, oppure di ritirarsi e presentarsi da privatista. Le dico che devono parlare con vicepreside e preside per informarsi su cosa possano fare e come farlo.
Questo accade venerdì. Ieri madre e figlia si presentano dalla preside, e oggi la preside mi convoca e si lamenta che io abbia detto alla bambina questa cosa. Io spiego: non ho detto che deve ritirarsi, ho solo detto che la possibilità c'è, che potrebbe considerarla visto che non sappiamo se il suo bambino sarà un angelo o un mostro che non la farà mai dormire, e di parlarne con la dirigente. La quale oggi nicchia su tutto l'universo scibile e addirittura sul fatto che la ragazza stia a casa prima del parto: essendo un'utente di un servizio e non una lavoratrice, se vuole venire può. Io le dico allora che il vicepreside ha detto ufficialmente a noi e alla classe che Occhioni si fermerà a casa, lei ripete che non ne è sicura perchè ha il dubbio che invece possa frequentare, e alla mia domanda "Dove ha preso allora quest'informazione il Gigante?" lei dice testualmente "Se l'è inventato."

In tutto questo di psicologi che vengono a scuola non si parla più, figuriamoci di ginecologhe.

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