Di alunno strappacuore ce n'è uno in ogni classe.
Non è per forza il più sfigato. Nè il più simpatico.
Non è il più bravo, nè il più fragile. Non è il più carino o il più beneducato.
E' quello che, quando c'è, potresti ignorarlo del tutto o volerlo scagliare dalla finestra, ma quando è assente, stai male, sei agitato e triste, perchè la classe sembra diversa.
L'alunno strappacuore è, talvolta, coincidente con la categoria "bambini che sono stata", a volte con quella "figli che vorrei avere". In altri casi è una cosa del tutto diversa. Si riconosce perchè a guardarlo il cuore perde un colpo, brevemente.
Non è la stessa cosa dell'alunno da salvare. Quello è un chiodo fisso e gli pensi tutto il giorno. Giovane Lupo, Senza Mamma, Tesoro, Figliodì, Poeta Hacker, Tragedia, e diversi altri, sono casi che ti levano la pelle e ti seguono a casa anche durante le ferie.
L'alunno strappacuore non ti fa quell'effetto. Ma quando non c'è tu non sei lo stesso insegnante. Il Danno è l'esempio estremo, ma ci sono bambini con i quali non si instaura in realtà tutto questo rapporto, e però sono fondamentali. Quando nella Scuolafica dei Quartieri Alti mancava il Falco, era così.
Il Falco ha dei notevoli occhi cangianti, di quel colore che non è grigio nè castano, ma è luminoso come acciaio. Era un alunno eccezionale, in una classe di livello altissimo. C'era anche gente con voti più alti dei suoi, che comunque erano sempre molto buoni. C'era gente con la battuta più pronta, o più affettivamente presente. Il Falco era un ragazzo di ottima famiglia, educato e corretto, mai un problema di disciplina o di rendimento, salvo una volta che, negli spogliatoi della palestra, se le era date di santa ragione con il Figlio Perfetto, altro mostro di intelligenza, bel ragazzo e bravo bambino, per un'annosa questione di donne (cioè per una compagna di classe, detta l'Irresistibile, non a caso). Avere il Falco in terza fila sulla mia destra voleva dire che io potevo parlare senza sosta per un'ora (in quella classe si poteva veramente spiegare per un'ora) e in qualunque secondo girare gli occhi e vedere, nei suoi, l'attenzione TOTALE e tutto il movimento delle rotelle nel cervello, che assimilavano, catalogavano, collegavano informazioni. Non perdeva una virgola, mai. Avessi avuto una classe di smidollati svogliati buoni a niente, credo che avrei mantenuto il livello alto solo per lui, per essere degna di cotanta attenzione.
Quest'anno ho l'Inglesina.
L'Inglesina non è affatto una brava alunna, è storditella e bisogna sempre richiamarla all'ordine; ho anche dovuto spiegarle l'anno scorso che, se non avesse smesso al più presto di venire a scuola con certi shorts microscopici di jeans sfilacciato e i collants bianchi e rosa sottili, Giovane Lupo non si sarebbe accontentato di guardarla famelico, con gli occhi a fessura, dalla porta della terza, e tra Bel Ragazzo e Grosso e Cattivo della III A sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale, dove lei sarebbe stata trattata più o meno come la Polonia.
L'Inglesina è oggettivamente molto carina e sviluppata fisicamente, ma anche tremendamente infantile come età mentale, in più è maldestramente bilingue e quindi fa degli errori di ortografia che, dopo oltre un anno di dettati e correzioni, riescono ancora a stupirmi. Per correggere i suoi compiti di italiano uso un Canadair pieno di inchiostro rosso.
L'Inglesina l'ultimo giorno di scuola dell'anno scorso, quando ancora pensavamo che mi trasferissero, mi si è aggrappata al collo singhiozzando da spezzare il cuore, e io ero stupefatta perchè l'avevo sgridata per nove mesi senza sosta, ma in effetti nei suoi occhi castani la fiducia avrei dovuto riconoscerla, c'era sempre, anche durante i cazziatoni.
L'Inglesina ha due enormi astucci pieni di cazzate di quelle che fan fare i miliardi alle cartolerie, e bisogna sempre scuoterla perchè invece di scrivere ci mette un'ora a scegliere la biro (sempre fucsia, ne ha seicento di varie sfumature e spessori) con cui fare le cornicette, o perchè invece di seguire la lezione allinea sul banco gommine rosa, fucsia e viola, colle stick con i brillantini (rosa) o piccoli e inutili gadgets (rosa o viola).
Quando le strilli qualcosa perchè sei stufo di dirglielo, l'Inglesina perde per un istante l'abituale gioia che le splende negli occhi, e assume un'aria così tenera e sperduta che tu ti senti Annamaria Franzoni, e speri che qualcuno ti punisca per averla addolorata. Pochi secondi dopo, di solito, l'Inglesina deglutisce con aria amareggiata e poi si tranquillizza dedicandosi alle sue penne rosa e fucsia.
L'anno scorso, verso maggio, mi è spuntata davanti in classe all'inizio di una lezione e mi ha detto che aveva recuperato matematica, scienze e francese. Riusciva a sembrare un adorabile cerbiatto svampito anche con il tono fiero e lo sguardo vittorioso, erede diretta di Guglielmo il Conquistatore, William Wallace e Riccardo Cuor di Leone.
Quando ha preso l'influenza ero inconsolabile. Banco vuoto, niente pennine rosa, niente leggings aderenti e gonnellina di pizzo nero, All Star aperte e fiocco (rosa coi lustrini) nei capelli, che nemmeno Madonna ai tempi di Like A Virgin, niente domande inutili con l'accento inglese senza le erre, niente sorrisoni indecisi ma fiduciosi.
Mi sono accorta lì che era un'alunna strappacuore, che strano. Proprio lei, in una classe dove mi sono simpatici tutti.
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4 commenti:
visto che ho rotto il ghiaccio con lo scorso commento, devo proprio dirti che...
nononono, please please please, almeno tu che stai diventando la mia insegnante modello, non ti mettere a inferire sull'inglese dell'inglesina! Come mamma di figli bilingue lo so che e' un casino, ma nel casino ci si trova, alla fine, non sono 'maldestramente' bilingue e' che pensano in modo diverso, in parallelo. Non li mettere i segni in rosso, dai. Ho amici tornati in Italia che stanno passando brutti momenti perche' le maestre non accettano che i bimbi siano bilingue. Il piccolino specialmente, 4 anni appena compiuti, le maestre dicono sia asociale e non parli mai, e sono molto negative nei confronti dei miei amici che vogliono mantenere l'inglese pur essendo entrambi italiani. Che l'inglese si impara dopo, dicono, l'italiano e' la cosa fondamentale. Il tutto in un colloquio con i genitori. Con il piccolino presente. Al quale non e' stata rivolta MAI la parola, ne' uno sguardo, ne' un sorriso, ne' un saluto. L'inglesina ha strappato pure o' core mio, vah.
Calma... ragioniamo. Ho presente (grazie a una famiglia di cugini vissuti cresciuti sposati e riprodottisi tra Italia e Francia) le difficoltà
del pensare in una lingua e parlare in un'altra.
Il cuginetto Nicolas, di padre italiano madre francese, a 4 anni, povera anima, si è svegliato una mattina iscritto a una scuola materna di New York. A scuola gli altri bimbi facevano merenda, pipì, giochi, canzoncine, esprimendo bisogni e richieste senza problemi. Lui zitto. Dopo qualche giorno, in preda a una fame atroce, ha chiesto un biscotto: in italiano. Niente. Allora in francese: niente. Si è spremuto come un limone e alla fine, piangendo, ha singhiozzato: "Cookie!!!" e avuto il biscotto.
C' è mancato poco che partisse tutta la famiglia di mio padre per andare a prendere a schiaffi le maestre americane che non erano state capaci di insegnargli a chiedere un biscotto senza umiliarlo, affamarlo e farlo piangere.
Povero bambino.
Nel lavoro che faccio è importante capire le esigenze, però posso anche dirti che molto fa la famiglia: l'Inglesina non è la prima alunna bilingue che ho, a parte che sono bilingui anche tutti i vari marocchini cinesi albanesi macedoni ucraini romeni e russi, che da noi alle medie fanno italiano, inglese e francese come tutti gli altri ragazzi, e molti dei quali padroneggiano spavaldamente le lingue e traducono per i genitori. In II B, per un caso, annoveriamo oltre all'Inglesina: Cuba Caliente, di padre italiano e madre cubana (madre parlante inglese spagnolo e italiano); Bahama Girl, di madre bostoniana e padre italiano; Terremoto, di padre italiano e madre belga francofona; Pasticcino Svizzero, di madre ginevrina francofona e padre italiano.
In generale gli unici problemi si hanno quando un bambino è appena arrivato da fuori Italia, ma nessuno di questi cosmopoliti è arrivato da poco, vivono e studiano tutti qui da quando erano piccini.
L'Inglesina è in difficoltà perchè a casa sua anche il padre parla inglese, avendo vissuto a Londra per buona parte della sua vita. La sua è la sola mamma che, pur vivendo qui da 15 anni e avendo due figli a scuola da noi da sempre, non capisce quasi assolutamente l'italiano, per cui io vengo spesso incaricata da altri colleghi di comunicarle nel mio inglese ripetitivo e povero di vocaboli tecnici quel che riguarda la pagella o il comportamento della bambina. In pratica lei vive in un mondo suo, appoggiandosi per molte cose alla madre di Bahama Girl e non incentiva per niente gli studi dei suoi figli. Direi che è un tipo di problema che con il bilinguismo ci azzecca solo fino a un certo punto.
Ho spiegato all'Inglesina, in presenza della prof di Inglese che lamentava i suoi errori anche nella sua materia, che essere bilingui è una bella risosrsa se ci si impegna molto e si fa molta attenzione. Lei pensa di essere scema, io penso che è molto distratta e che nessuno a casa prende seriamente il fatto che, avendo sempre vissuto e studiato in Italia, lei debba conoscere la nostra lingua e venga valutata come qualsiasi altro bambino che vive qui da sempre. Talvolta per rassicurarla le spiego che è normale che in testa abbia confusione e le chiedo di dirmi a voce, in inglese, quel che non riesce a spiegare in un tema o in un'interrogazione. Poi lo sistemiamo in italiano. Questo la tranquillizza, ma non posso abusarne, o non imparerà niente.
In generale, se tu calcoli che facciamo lezione a un numero compreso tra 20 e 30 alunni, di cui almeno tre o quattro extracomunitari, alcuni con famiglie come quelle sopradescritte, e magari uno o due appena arrivati da fuori, che hanno bisogno di un interprete o di un disegno per spiegarsi e che tu, dal primo giorno, devi inquadrare nei limiti della sopravvivenza minima (trovare il bagno, usare il diario, portare i libri, non sbagliare pullmino per rientrare a casa) spesso senza nemmeno interagire con la famiglia... è un bel casino per tutti!!!
Ma tu vivi in Inghilterra e lavori in università, ho capito bene? che cosa insegni? e i tuoi figli quanti anni hanno?
Sono stupefatta da quante persone tra quelle che sto "incontrando" sui blog vivono tra due Stati. In effetti anche Silvietta, che è la causa del mio esistere in questa rete, è una che, come me, si è trasferita da una zona all'altra dell'Italia. Sarà un modo per aggrapparsi a qualcosa di non geograficamente localizzato, tutto questo scrivere nell'etere tra terre diverse?
si in inghilterra, sono in un dipartimento di computer science. I miei bimbi hanno 4 e 6 anni, e sono nati qui (siamo qui dal 96!)
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