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domenica 29 novembre 2009

DEL FARCELA, DEL NON FARCELA, DEL RICOMINCIARE TUTTI I GIORNI DA CAPO, DI UN PAIO DI DOMANDINE DA FARE A DIO UNA VOLTA ARRIVATA DI LA'

(Questo post è dedicato a mio cugino e al suo coraggio.
Se mi autorizza, poi vi rimando al suo blog e capirete dal post che vi mostrerò perchè sono sottosopra da due giorni, a pensare al coraggio e alla paura.)

Okay, comunque qui non si tratta di scuola e di post, solo di uno sfogo, come su un diario, e forse farei meglio a non pubblicarlo, ma non sono più capace, io che scrivevo tanto, a mano e a macchina, di usare un quaderno. Non che le cose che ho da dire per sfogarmi sembrino più intelligenti scritte al computer. Non che sia furbo divulgarle sul blog. Ma sono vittima di questa dipendenza (ah ah, un'altra, che bello, mi serviva proprio).

Non sono, per l'ennesima volta, dove dovrei essere, a fare quel che dovevo, che volevo fare. E piango a fiotti come quando avevo sedici anni, e in questo momento impiccherei la Fata Bionda che mi ha detto che va molto bene che io pianga, visto che erano tipo tre anni che non versavo una lacrima. Forse non lo facevo perchè sarà anche sano ma è doloroso, no? Forse ne avevo avuto abbastanza già tre anni fa?

Comunque. Stamattina non si lava non si pulisce non si dà da mangiare ai gatti, stamattina si piange.

Guardando il binario della stazione con il treno
che parte per Milano, l'Ingegnere che mi guarda deluso e me che NON salgo.
Guardando il barbecue sul prato con gli amici che ridono al sole e me che NON vado.
Guardando le foto della Scozia e dei laghi e gli aerei che passano nel cielo e me che NON li prendo.
Guardando le faccette speranzose dei bambini che mi chiedono se vado in gita a Barcellona e me che rispondo di NO.
Guardando gli occhi delle persone che NON vado a trovare, nemmeno quando stanno male o sono in ospedale.
Guardando mio marito e la sua delusione quando io NON tengo fede a un impegno.
Guardando i miei genitori quando non mi chiedono una cosa perchè sanno che NON la farò.

E tutti i treni che sono partiti senza di me. Tutti i pomeriggi con qualcuno che mi aspettava e non mi ha visto arrivare. Tutti i pranzi, le cene, i compleanni. Tutti i viaggi. Tutti i soldi spesi perchè degli psicotizi mi rimettessero in bolla, e lo sguardo di mio padre e di mia madre davanti al piatto pieno e alla mia porta chiusa.

Tutta quella fiducia negli occhi di certi alunni, e me che penso di chi cazzo si stanno fidando e quanto è sottile la facciata di normalità che tengo su.

Tutto il dolore e una rabbia che non si riesce a mettere in parole. Che cazzo sono nata a fare, perchè combatto, cosa spero di ottenere, se da una cosa come questa non si guarisce? E questa è una domanda tra quelle da segnarsi per quando quel signore barbuto mi darà un'occhiatina, prima di sprofondarmi nell'inferno dei comunisti.

Poi penso.

Penso che non servo a niente e però qualcuno ancora si volta a cercare dove sono quando gli serve un appoggio.

Penso che non sono guarita e che torturarsi non mi sta aiutando, ma che almeno ho sviluppato un'empatia tale con i poveri disgraziati come me che a volte vedo meglio i problemi di uno sconosciuto che di una persona che conosco bene e che mi parla spesso.

Penso che se non ci fossero telefoni, messaggini, mail e parole ma solo la vecchia cara telepatia degli animali, alcune persone potrebbero capire veramente quanto le conosco e le amo e quasi tutte rimarrebbero sorprese dal vedere cosa c'è realmente dietro la mia facciata dura e il mio modo di fare indisponente che cerco di limare senza quasi mai successo.

Penso che se io uscissi di casa come realmente sono, senza corazza e senza facciata, un moscerino in rotta di collisione potrebbe spezzarmi le ossa, ma io mi sentirei veramente libera.

Penso che sono ancora qui e che nella mia testa, povera testa cretina, ancora non ho mollato le persone a cui tenevo, anche quelle che non ne vogliono più sapere di me e quelle che mi calunniano, e spero che questo sarà uno dei motivi per i quali, quando lo vedrò, quel signore barbuto mi farà un minimo sconto. Perchè io invece ho visto altri CANCELLARE completamente amici e parenti per molto meno. E perchè la pazienza non sarebbe una delle mie doti di base, se andassimo a vedere.

Penso che rivedere un amico anche dopo mille problemi a me fa sempre lo stesso effetto e che la mia fiducia non cambia, anche se cambia quella degli altri.

Penso che non mi sto considerando così strana o malata da non fidarmi più della mia intelligenza, e che la mia intelligenza a volte è di brutto seconda al coraggio che mi ci vuole a essere lucida.

Penso che vorrei tanto una vacanza da me e dalle mie angosce e che sono abituata anche a non essere capita, allo sguardo rassegnato di chi non ci spera più, ma che a volte le persone hanno due registri per i conti, uno per se stessi e uno per gli altri, e una con i miei limiti si espone a vedere questo genere di partita doppia un po' troppo spesso. Ed è comunque preferibile essere guardata così che tagliare i ponti con la fragile e talvolta meschina umanità delle persone a cui voglio bene, alle quali, nonostante l'inadeguatezza sociale che mi contraddistingue e a volte il fastidio di dover spiegare per la milionesima volta che non ce la faccio, non intendo rinunciare.

Penso che l'unico sguardo che realmente mi permette di sopravvivere è quello che dallo specchio ogni mattina mi ribadisce che CI DEVO RIPROVARE.

E allora alzo la testa e mi ricordo che sono IO quella che è scesa fino a Nocera Inferiore a vedere coi suoi occhi.

Che sono IO quella che non ha mai detto "cosa ci vuoi fare?" quando una soluzione, anche lontana e anche molto scomoda, si poteva ancora trovare.

Che sono IO che prendo la parola quando qualcuno tenta di abusare del suo potere su qualcuno che non si difende anche se ne avrebbe diritto.

Che sono IO che mi faccio un cruccio quotidiano della limpidezza morale di certe scelte economiche e lavorative, e che lo faccio a mie spese.

Che sono IO quella che non si sposta di un millimetro dalla coerenza di posizioni condivise anche quando un amico delira e si sfascia la vita per una donna (o un'amica per un uomo...) e non sente ragioni, e che è ME che lo stesso amico ritrova, ferma al mio posto, quando rinsavisce.

Che sono IO che a volte cammino su un filo sottilissimo a cento piani da terra pur di proporre a qualcuno una visione diversa, e rischio di giocarmi le amicizie solo perchè, secondo me, essere amici vuole anche dire guardare il bello e il brutto, non solo fare sconti e parlare del più e del meno.

Che sono IO che scelgo di non mentire e faccio figure di merda gratis quando potrei inventare una scusa.

Che sono IO che mi sono mangiata chili di merda per riuscire a rimettere in contatto persone che non si parlavano più e che l'ho fatto quando non mi aspettavo più niente da nessuna di quelle persone, e che non si contano le volte che mi son trovata tirata in mezzo tra due, tre o più che litigavano, perchè la mia sincerità, a volte così totale da essere stupida, faceva comodo per far scoppiare il bubbone.

Che sono IO, io che sembro così irlandese, impulsiva ed egoista, che quando devo dire a qualcuno qualcosa penso prima a tutte le attenuanti che questa persona ha per aver fatto uno sbaglio o essere stanca, nervosa o insopportabile, ma poi se mi pare giusto trovo il coraggio di non dire "poverino, non è colpa sua, è fatto così" e di tentare la critica costruttiva sperando di non sembrare odiosa ma di essere utile.

Che ho conosciuto a dozzine persone che tranciavano giudizi in base alle apparenze, che prima cercavano un tornaconto, che mentivano e si giravano la frittata, che rovinavano più o meno consapevolmente la vita agli altri e nonostante questo credo di aver bandito solo una o due facce dal mio album delle foto in modo definitivo, e non necessariamente perchè avessero fatto del male a me.

Che da quando ero una ragazzina ho sempre creduto fermamente nel dare un'altra possibilità alle persone e mi sono comportata di conseguenza, oggi poi che insegno non potrei effettivamente fare questo mestiere se non sapessi che, per fortuna, le persone CAMBIANO e, in generale, anche quando non ci riescono, tutte indistintamente VORREBBERO cambiare in meglio. I cattivi non esistono e mi dà fastidio quando nei film il cattivo muore e il buono se la ride con gli amici e si va a scopare la coprotagonista, senza un pensiero, senza un rimorso.

E allora mi dico che a qualcosa servo e che non mi devo vergognare di chi sono, che un contributo lo dò, che non arrivare dappertutto non vuol dire non arrivare mai da nessuna parte, e che porca puttana a volte ho tutto il diritto di piangere in santa pace, perchè troppa gente ride sempre e non si ferma a pensare, e soprattutto perchè anche quando sto ferma un anno a piangere in un lago di merda POI MI RIALZO, vaffanculo, e solitamente la prima cosa che faccio è RINGRAZIARE il tizio barbuto, quelli che mi hanno aiutato e quelli che mi hanno aspettato. E avere un sacco di pazienza per ricominciare con quelli che non hanno capito.

E questo qualcosa vorrà pur contare, cazzo. Non posso credere di fare tutta questa fatica per niente. Fosse così, io al tizio barbuto gliene devo dire un paio, ma subito.

2 commenti:

Symosymo ha detto...

Spesso mi accorgo leggendo il tuo blog che nella stessa giornata facciamo pensieri simili, non uguali...simili.
1° pensiero dopo aver letto il tuo post: Io aspetto.
2° pensiero rigurado al mio ultimo periodo di vita: Mad World
3° pensiero così a titolo informativo nel caso non lo sapessi:Il nome Tears for Fears deriva dal libro di Arthur Janov "Primal Scream", basato sulla teoria antidepressiva che vedeva le lacrime come sostitute delle paure. Un nome particolare per un gruppo musicale (uno dei pochi che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica degli anni '80), dietro il quale si celano due nomi fondamentali: Roland Jaime Orzabal de La Quintana (22/08/1961) e Curt Smith (24/06/1961).

Punto.

Un abbraccio forte forte Symosymo

Anonimo ha detto...

SEI PROPRIO MIA CUGINA. E VICEVERSA. Anche io vorrei prendermi una vacanza da me stesso. Ma ho la sicurezza che anche se staccassi il cervello e lo connettessi con un altro nuovo -di una persona con un carattere completamente diverso dal mio e con esperienze diametralmente opposte- "il contorno" resterebbe lo stesso. E mi farebbe lo stesso profondo schifo. Detto questo vado a dormire, sei autorizzata a linkare quello che vuoi :) e te lo dice uno che ha avuto una domenica del cazzo esattamente come la tua e -forse- per gli stessi motivi. Non mollare! anzi, NON MOLLIAMO!