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martedì 3 novembre 2009

CAOS CALMO - Riflessioni di novembre

L’altro giorno ho come dire avuto una brutta giornata. Che stranamente ho risolto da sola, forse proprio perché ero sola. Che stranamente, con un paio di compromessi col marito su dove andare e a che ora, è finita bene. Che mi è di nuovo costata momenti di fatica e paura. Ma è finita, ripeto, bene.
A metà tra il momento brutto e quello buono ho fatto una passeggiata col cane, senza la Diavolessa che aveva una delle bimbe malata e, di suo, doveva essere a sua volta in giornata no.
E ho messo a fuoco alcuni punti. In ordine sparso.
- Sto troppo al pc.
- Il blog mi porta via un’eternità.
- I blog delle amiche (e quello di Sanguedelmiosangue) sono deliziosi e portano una pacca sulla spalla, una risata o una lacrimuccia contenta nei momenti più inattesi.
- Mangio troppi dolci, ora che l’Uomo è a dieta e mangia per i fatti suoi sono fin troppo libera nel nutrirmi e, nelle giornate no, veramente mi strazio di saccarosio.
- L’autunno io dovrei passarlo tutto fuori a camminare nei boschi. Dovrei andare a casa solo quando scende la notte.
- Sto troppo seduta e troppo in macchina.
- Mi si rizzano i capelli in testa ogni volta che suona il telefono. Spegnerlo?
- Il cane è ingrassato, lo dice la signora della toelettatura con disprezzo. In effetti quando i gatti dormono si annoia di brutto, a casa. Deve camminare di più con me nei boschi autunnali.
- L’altro giorno sono scesa dal letto e con la coda dell’occhio ho visto la mia coscia destra arrivare dieci secondi dopo. L’Uomo mi trova ancora attraente, ma è meglio se non esagero.
- Mio marito mi tratta come una regina (il colpo di prendermi quel quadro favoloso con la ragazza che guarda la pioggia mi ha spezzato le ginocchia e ha ridotto in gelatina il mio caratteraccio, almeno per un po’) e io ho riscoperto che il momento migliore della settimana è quando mi becco lì, come un’ebete senza senso del tempo, a guardarlo negli occhi, il che mi riporta a un bel po’ fa, quando ci siamo conosciuti e se appena appena eravamo nello stesso edificio sembravamo attratti da un grosso magnete, e poi a quando le ore di sonno erano abbondantemente superate da quelle stretti abbracciati a parlare. E vogliamo perdercelo?
- La possibilità di riprendere gli studi a Torino prevede un esame di storia della filosofia il primo anno. E io mi sto improvvisamente ritrovando a guardare con desiderio i sei volumetti dell’Abbagnano edizione economica, che mi sono comprata coi miei soldi quando ancora esisteva la Feltrinelli Universitaria in Piazza della Nunziata e io giravo con la borsa di trapunta azzurrina.
- Ma soprattutto, una mia exalunna, una veramente in gamba e che mi è mancata ogni giorno da quando ho cambiato scuola, mi ha scritto. Non una mail, ma una lettera di carta. Una vera lettera, da Parigi, per dirmi tante cose, talmente toccanti che ho letto a rate per non essere travolta. E qualcosa di gigantesco si è smosso in me, la sensazione che i rapporti umani vadano coltivati così, guardandosi negli occhi, scrivendosi nero su bianco con la calligrafia di sempre, mettendosi spalla contro spalla su una panchina o anche lavandosi i denti dopo pranzo nei bagni del personale con la mia amica Tipa, come ho fatto l’altro giorno pensando com’era naturale essere lì a parlare con la schiuma del dentifricio in bocca, con lei che ormai sento quasi solo per telefono ma con cui una volta mi lavavo e dormivo per settimane durante le vacanze. L’idea che tutta questa roba, il blog la chat Facebook la mail i messaggini, siano un’immane presa per il culo. E ho aperto un discorso in III C, facendo notare ai ragazzi che vedersi in chat o di persona non è lo stesso, che da quando c’è Facebook io litigo molto di più con le persone e soprattutto con quelli che conosco da anni, perché sono probabilmente frequenti i momenti i cui, d’istinto, scrivi qualcosa che non ha fronzoli e che, di persona, sarebbe accompagnato da un tono di voce, da uno sguardo o una smorfia che permetta di capire i contenuti e le implicazioni, mentre così scritto può essere letto come una prevaricazione, un giudizio tranciante o una sgarberia. E ci resti male soprattutto perché tu scrivevi con la stessa confidenza con cui avresti parlato, e dall’altra parte ti aspetti la stessa confidenza, ma leggere un messaggino di tre righe non è lo stesso che scambiare due parole.
Da tutto questo, oltre che da una questione di stato che ho fatto scoppiare stamattina (e infatti sono le nove, quasi, e io non sono né a lavorare né a fare quel che ci si aspettava da me), scaturisce il bisogno di un mese con meno telefono e meno computer. Non sparisco, ma cerco di rieducare un po’ la volontà e muovermi di più. Attenzione, non per mettermi a disposizione di chiunque, non per complicarmi ancora la vita tra ricatti e sensi di colpa, ma per riscoprire persone e cose che mi stanno aspettando con pazienza da mesi. E per respirare l’odore del bosco, pensando all’autunno, alle foglie che muoiono ma anche ai frutti che maturano. E ai semi ancora nascosti. Che prima o poi, vaffanculo, germoglieranno, come è germogliata alla fine ogni cosa che io ho realmente cercato e voluto e per cui mi sono sbattuta, alla faccia marcia di chi mi pensa sempre e solo come debole. e alla faccia mia che a volte mi rannicchio e mi dò per vinta. Ma solo a volte.

4 commenti:

Mammain3D ha detto...

Chiaro che spero di non perderti... però ti capisco e ti incoraggio anche alla rieducazione della volontà che dici, con una punta d'invidia: sono chiusa letteralmente in casa da una decina di giorni con 2 bambini su 3 atterrati dall'influenza. I blog sono per gente come me, per periodi come questo e per città che in autunno certamente non hanno il profumo dei boschi. Non rannicchiarti, tu che puoi!
Però non sparire del tutto, eh?!
Un abbraccio

Symosymo ha detto...

Capisco e rispetto...hai il mio indirizzo?

Anonimo ha detto...

prova solo a rilassarti a respirare tutta l aria autunnale passeggia nei boschi e pensa, fermati sotto un albero e guardalo con occhi diversi non verso l alto, ma verso il basso guarda il tronco e le radici che spariscono sotto terra e capirai che anche tu come l albero stai seguendo lo stesso corso, non puoi arrivare a un equilibrio, al cielo se non metti le basi giuste, i giusti pezzi a terra nelle radici...
per quanto una giornata possa essere peggiore o migliore di un altra ogni giornata é stata utile per farti arrivare ad essere cio che sei e servirà a farti capire cio che vorrai essere...
io ho 20 anni e non so ancora bene cosa fare della mia vita e cosa é giusto e vivo con paure e timori futili, tu sei più matura ma provi le stesse cose solo in modo diverso, bé prof le persone più interessanti che si conoscono sono quelle che tutt oggi ricercano un modo per migliorarsi come fa lei..
debole é chi si arrende alla vita che ha credendo che sia il massimo che abbia potuto fare..
un bacione l ex alunna parigina!
ps grazie per le chiavi del regno...

Castagna ha detto...

Ecco, io non sarò debole, ma signori e signore questa ragazza qua sopra una lacrima o due me le fa sempre scendere... Sì è proprio lei, l'autrice della lettera vera, quella che non riesco ad associare a nessun soprannome perchè ci sarebbe troppo da dire, forse un po' da quel che scrive si capisce perchè mi manca costantemente da quando non sono più la sua prof?
Grazie a tutte/i, esco da tre giorni misteriosi senza lavoro, con molti spigoli e ore di reclusione quasi assoluta con una sensazione buona. I boschi, dopo quattro giorni senza vederli, hanno cambiato ancora colore e sono sempre più belli. Mi raccomando ovunque voi siate (non tutti hanno a disposizione Parigi, ma va beh!) guardate fuori dalla finestra e pensate alle cose che cambiano.