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sabato 15 gennaio 2011

Smentite ufficiali

1) Stamattina ho scritto dei sabati di recupero: "MAI CHE SI VEDA UN COLLEGA DI GINNASTICA, DI FRANCESE O - ahahahah - DI ARTE."

Non è vero: oggi arrivo a Paesino Blu e entro, venendo immediatamente respinta indietro dall'onda d'urto della voce di una collega che sta URLANDO (no, urlando non è un termine adatto: sta producendo onde sonore della potenza di parecchi megatoni) alla II B. Io credevo ci fosse Wanda, la collega di inglese, ma non mi sembrava possibile che dal corpicino di costei (tostissima di carattere, ma esile) potesse uscire una roba del genere, e poi mancava lo spiccatissimo accento palermitano.
Quindi non era lei.

Il problema era che io dovevo entrare a prendermi il registro.
Così busso (e non mi sentono perchè la tipa urla in modo sempre più titanico) e entro: trovo la classe mezza in piedi, e la collega di Arte, rotonda signora che ricorda un po' la cattiva di Bianca e Bernie (come si chiamava? Endora? Amelia? no... aspetta... Google? ecco, Madame Medusa, mi faceva una paura pazzesca da bambina), è in piedi con le guance paonazze e le vene del collo che paiono corde da vela. Si volta al mio soave e molto britannico "Ehem... buongiorno..." e mi tende marzialmente la mano: "Buongiorno, lei è la mamma di?"
Io sto per scoppiarle a ridere in faccia, i ragazzi sono talmente agitati e storditi dalle urla che non ridono, le ricordo che sono una collega, lei sostiene di non avermi mai visto (brutta cosa, l'Alzheimer). E poi prendo il registro e me ne esco ridacchiando.
Penso che a quasi sessant'anni dovresti saperlo che è pericoloso rischiare una rottura di un vaso sanguigno a forza di strillare. Io l'ho imparato dai mal di testa lancinanti che mi venivano l'anno scorso in III C.
Ripassando dall' atrio, mi rendo conto che ci sono i genitori dei bambini di quinta elementare in visita alla scuola. I quali entrano nell'atrio, vengono accolti da una sorridente Guendalina e da una bidella elegantissima, e contemporaneamente investiti dalle urla selvagge che provengono dalla seconda.
Penso allora che c'è un motivo se le colleghe di Arte, specie anziane, non le fanno venire a lavorare il sabato.

2) Poi ho anche scritto:
"e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci".
Invece oggi ho avuto parecchie carte a mio favore. Intanto ho assistito alla scena pietosa che stava facendo la collega di Arte e subito deciso che sarei entrata dopo di lei scivolando su un fior di loto, delicatamente appoggiato sulla superficie di un laghetto cinese, con un sorriso etereo, gli occhi sereni e la voce dolce, perchè lei mi aveva preparato venticinque alunni con i nervi strinati e io potevo, per una volta, giocare al poliziotto buono. E così ho fatto.

Poi avevo le verifiche corrette in mano. Quindi sono entrata scivolando sul petalo di loto, con i fiori tra i capelli e una soffusa luminescenza tutt'intorno (molto regina degli elfi, direbbe SDMS) e poi, dalle pieghe impalpabili della mia argentea tunica, han cominciato a uscire sottili frecce avvelenate.


Ero così sorridente e così bastarda che li ho effettivamente stregati. Gli ho dato dei due e dei quattro con così tanta tenerezza che invece dei soliti sbruffoni avevo addosso alla cattedra degli orfanelli dagli occhioni disperati, che mi guardavano come fossi la Madonna, nella speranza di sentirsi dire che c'era ancora tempo per recuperare. Che c'è, se loro mi sognano anche di notte e si spaccano il posteriore sul libro di storia nelle prossime tre settimane.
Eheheheheh. A volte, anche se raramente, in questo mestiere hai proprio il coltello dalla parte del manico.

3) Ho scritto anche che l'open school "comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni" e infatti oggi avevo largo pantalone gessato, scarpe maschili coi lacci, collana sì, ma di bottoni color panna e marrone, capelli gonfiati dall'umidità nella solita criniera ingestibile. Ormai sono di ruolo, che cazzo, sono gli altri che si devono abituare, mica io che devo adeguarmi. Però sorridevo, perchè io sono (ahahah) un tipo solare. E poi ho visto arrivare la sorellina piccola di un ragazzo che ho avuto il primo anno che lavoravo a Paesino di Sogno e, come sempre, tutto quel che mi ricorda quell'anno mi rende felice.

4) Infine ho scritto: "non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato", ma, ahimè, sono stata smentita.

Dovete sapere che il Gigante, di cui non faccio mistero di essere da anni devotamente e umilmente innamorata, in modo casto, poetico e medievale, tipo il menestrello che ama la sua castellana, oggi è arrivato a scuola col nipotino: Samuele, 4 anni, biondino e peperinissimo.
Io, ecco, va bene, fatemi vedere uomini attraenti e fascinosi quanto volete, ma NON per mano a un bambino. Perciò, mentre il vicepreside con la sua bella voce e quegli occhi stupendi spiegava alle famiglie l'orario della scuola, io lo ascoltavo appoggiata a un termosifone, con una certa superficialità, riflettendo tra me e me su quanto è bello un omone di un metro e novantacinque che tiene delicatamente per mano un cosino biondo di quattro anni.

Finchè non è scattata la fatidica domanda: "Si sa chi sono gli insegnanti delle prime?" e lui ha risposto: "Mah, gli stessi di sempre, ormai sono tutti titolari; c'è un pensionamento nella sezione A, se ne va la collega di Lettere, ma c'è la professoressa Castagna che subentra..."
In quella si gira, mi guarda e vede il mio sopracciglio: sul quale campeggia la scritta "ma scusa, Gigante, venti minuti fa ci hai raccomandato di restare sul vago, perchè è una decisione che prenderemo più avanti...", per cui fa una rapida correzione, dicendo "... perchè probabilmente ci saresti tu, no?"
E io, accennando all'Inflessibile: "Oppure lei..."
E lui, slittando male sul ghiaccio sottile: "Sì, ecco, c'è anche la collega, insomma una di loro due, comunque insegnanti che sono già qui da anni."

E così, non solo quest'anno, grazie al pensionamento della Brava Crista, so già che avrò la cattedra, ma so anche in anticipo da che angolazione me lo metteranno in quel posto a settembre... Beh, è un progresso, rispetto alle ultime due estati in cui non sapevo che fine avrei fatto, no?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Scusa ma non ho capito come mio solito...ma se praticamente ti ha confermato come di ruolo anche l'anno prossimo cosa c'è di male, a me sembra una buona notizia? o sbaglio?
Symosymo Unlogged

Castagna ha detto...

No è che dovresti leggere il post prima e i suoi commenti: io so già che se si pensiona la collega ho diritto a riavere la cattedra che mi è saltata due anni fa, ma si slitta di sezione perchè qualcuno deve coprire il tempo prolungato... e indovina chi ci va!!!

'povna ha detto...

non ho mai avuto 15 ore nella stessa classe (e nemmeno - se non come alunna, e lo adoravo - il tempo pieno), al massimo 10. In quel caso, devo dire, mi divertii molto perché, come diceva Noise nel post precedente, alla fine sei tu che comandi il ballo, e la classe te la formatti (salvo eccezioni, come tu ricordi) a modo tuo. quindi, boh...!
sul vestirsi come ci si aspetta che una prof si vesta (o peggio ancora, come ci si aspetta che parli un relatore ai convegni dell'altro mondo), ho smesso da molto di farmi problemi. pulita, ovviamente. in ordine, certo. a puntino, ovvio. i capelli lavatissimi, sempre anche io. ma poi, io sono io, e mi vesto come mi sento quel giorno, e buona così.