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lunedì 25 agosto 2014

Diario di una riscoperta: Via del Golf 13

Gli incubi mi stanno uccidendo. Di giorno invece va tutto bene, perché mi sfondo di fatica a forza di lavori in casa, inviti a pranzo e cena, ristrutturazioni e cambi guardaroba. L'unica paura è che tutta questa fatica vada esaurendosi. E quindi per non perdere il ritmo ho deciso di tentare un'avventura. Riaprire la casa dei miei nelle campagne liguri che è chiusa da tre anni.

E niente, mia madre la casa voleva venderla. Perchè era il suo nido del weekend con papà. E quindi chiaramente. Poi non è comoda perchè sta a meno di 100 km da Genova, però è un'autostrada di merda con troppi camion e le code nel weekend.

Io mi sono opposta. Okay, erano anni che non ci andavo. Ma era casa. E poi svuotarla sarebbe stato al di sopra delle nostre forze. Togliere i quadri, l'arazzo con la scena di caccia, il baule di legno, il tavolino con le piastrelle. La poltroncina a dondolo di mio padre. La credenzina coi vetri colorati. Il mio scrittoio, dove ho sudato su Sallustio e Tacito, e su Kant e Hegel. Impossibile immaginarsi di vederla senza mobili, questa casa.

Le ho detto: facci almeno provare a usarla una volta, come base per il mare. Ha acconsentito. Così ho preso accordi con tutta la famiglia (“io sto a casa e riorganizzo, non rompetemi le palle con il mare e con i bagni, andate voi”) e scelto una settimana, questa, per venire a riaprire casa. Che poi uno dice tienti impegnata così non ti fai seghe mentali. Sì, ma un attimo, se mi viene la sciatica a forza di lavare pavimenti poi devo stare immobile ed è controproducente.

Diario di bordo, adesso. Se state pensando "e 'sti cazzi?" non continuate. Perché sono effettivamente cosette da donnicciola. Se vi raccontassi gli incubi orrendi in technicolor, multisurround e 3D che sto facendo sarebbe più interessante, lo so. Ma ho i brividi solo a pensarci.

H. 11.45

Arrivo. Arriviamo, anzi. Io e i due gatti. Il gatto si ricorda benissimo tutto. Quel che non sa è che per usucapione il giardino è divenuto proprietà di una bellissima gatta a pelo lungo, che come lo vede arrivare gliele suona secche davanti alla finestra di casa. Il Cicciu batte in ritirata esterrefatto.

Sottofondo musicale: "Lara's Theme" dal Dottor Zivago, solo che qui non è tutto ricoperto di ghiaccio, è tutto ricoperto di polvere.
Fa un umido da morire.
La casa ha l'edera sul muro, how british, che si è infilata dentro la persiana della camera da letto. Foglie morte sotto ogni porta finestra, a chili. Tra ogni persiana e ogni vetro ci sono cadaveri di insetti probabilmente non classificati dagli zoologi. E qualche favo. Arrivo fino al primo nido di ragni tra il cassettone e il muro e poi mi prende lo scoraggiamento. Perchè io odio i ragni. Mi fanno più schifo i topi, che per fortuna non mi pare ci siano. E i pipistrelli (e non ho ancora controllato il locale caldaia: né ho intenzione di controllarlo, a meno che non mi diano una tuta con il casco di quelle da rischio biologico. E un fucile). Ma subito dopo i topi e i pipistrelli, e prima dei ragni, nella scala dello schifo ci stanno i ragni PICCOLI: quelli che tu muovi la ragnatela convinto di aver visto dei piccoli accumuli di lanugine, e invece ogni lanugine sono venti ragnetti neonati, trasparenti e velocissimi, che partono in tutte le direzioni. Ecco. Io lì grido.

Chiamo l'Uomo, e ho effettivamente il pianto nella voce. Ma capisco di avere anche fame e una certa stanchezza dovuta al caldo. E alle due ore di macchina con gatti ululanti.

Decido, conoscendomi, che quel che mi serve è un buon caffè con qualcosa di dolce. Allora vado fino a Paesino Incantevole e mi faccio servire in un baretto, dove invece di “una brioche” mangio una sfogliatina marmellata e noci che è qualcosa di notevole, e anche il caffè è splendido, cremoso e profumato. Posso farcela, intuisco.

H. 12,45

Vado al supermercato di Paesino Verde. Mi servono in modo amichevole e affettuoso come se fossi cliente da sempre. Poi arrivo a casa e dal piano di sopra si affaccia Vicino Baffuto. Che è gentile e conosce i miei e i loro gatti; mi presenta anche la signora e tutti e due mi fanno una bella accoglienza.

Decido che posso proprio farcela.

Venticinque secondi dopo la gradevole chiacchierata, con il cavalletto della mia povera vecchia mountain bike dalle ruote sgonfie, mi pinzo la pelle del polpastrello del pollice sinistro strappandomene via di netto una generosa porzione. Fontana di sangue, e in casa non c'è niente: né garze né cerotti. Momento di disperazione: vado dai vicini? Svengo? Piango? Guido sanguinando fino alla farmacia? Poi trovo del disinfettante (scaduto nel 2003, si capirà dopo) e, com'è come non è, mi faccio una fasciatura con dei fazzoletti e del nastro adesivo. E il tetano? Bah. Papà avrebbe fatto così. Amen.

H. 14.00

Ho lavato la cucina e mi sento leggermente meno afflitta, anche se devo tenere il pollice su come Fonzie e se ho i vestiti appiccicati addosso dall'umidità.

Decido di passare la giornata qui da sola e di far arrivare Uomo e Princi domani, in modo da avere il tempo di fare un bel po' di lavori. Intanto potrei sentire il tecnico della calderina, dato che non dà segno di vita.

Frattanto il gatto ha risolto il conflitto con la micia locale, perchè io sono intervenuta sul modello dei caschi blu, dando abbondantemente da mangiare a entrambi in due punti diversi del giardino. La mia gatta invece ha deciso che il giardino è molto rischioso ed è più bello rotolarsi sul tappeto in casa.

Mi chiedo come finirà questo esperimento. Per ora, anche a causa del fatto che posso fare le cose con una mano sola, mi vedo un po' vulnerabile. Speriamo.

H. 16.00

Ho “pranzato” in giardino (crackers e formaggino), circondata dai miei gatti che si fingevano padroni della situazione. Prima il Cicciu è andato con passo dinoccolato dalla gatta locale (che verrà battezzata Alice, in quanto Resident Evil) e le ha detto, con calma: “No senti, ma volevo dirti: ffffffth, ffthh.” La gatta ha risposto una cosa da far arrossire i camalli del Molo Giano. Allora Bontcho si è girato su se stesso e ha mormorato “Sì, va beh, poi ne parliamo, ora devo rientrare che mi squilla il cellulare”. Molto carino.

Dopo “pranzo” ho ribaltato il bagno, rimuovendo ragni morti, ragni catatonici, ragni che si fingevano morti per non essere rimossi, e sbriciolando qualsiasi karma decente avessi mai accumulato negli ultimi vent'anni. E: voi l'avevate mai vista la muffa su una saponetta? Io no. Del resto, le caffettiere qua sono ossidate come le posate tenute in barca.

Ora il bagno è abitabile, peccato non avere l'acqua calda. Ho deciso che mi merito un disinfettante non scaduto e delle garze per il dito. Vado alla ricerca di una farmacia, e già che ci siamo di un caffè.

H. 18,38

Ma se una muffa del legno va via con lo sgrassatore, non potrà essere proprio una biotossina, vero? Vero?

Boh. Io comunque ho lavato le porte degli armadi di ebano facendomi un culo negerrimo.
(Sarà ebano, poi? Non lo so, ma è un legno molto scuro e mio padre nei suoi anni d'oro non ha mai badato a spese sull'arredamento, men che meno in questa casa, dove ha dato sfogo al suo lato da aristocratico della campagna inglese, ovviamente del periodo coloniale: una cosa tipo cottage nello Yorkshire, shabbychiccosissimo, con il baule dell'antenato che aveva un castello nel Leicestershire, le maschere di legno portate dallo zio che ha esplorato l'Africa e i dipinti su stoffa arrivati via piroscafo dall'India: sì, però immaginate tutto questo coperto di polvere).
 
L'unico ragno che è sfuggito al mio controllo era ovviamente il più grosso di tutti, e chiaramente ha scelto l'attimo in cui io mi voltavo disgustata per scomparire. Tornerà. Me lo sento. 

Intanto sono andata a medicarmi decentemente il dito e sì, confermo, il disinfettante scaduto non disinfetta affatto, invece l'acqua ossigenata nuova sì, eccome. Penso che il mio ululato di dolore si sia sentito per tutto il quartiere. In ogni caso, poco dopo s'è fatto vivo il Vicino Whisky. Che mi ha trascinato nel di lui antro dove vive solo, per mostrarmi una macchia di muffa, mentre io circospetta nominavo mio marito ogni tre parole in tutte le frasi. Probabilmente non aveva intenzioni illecite, fatto sta che dopo un po' che conversavamo ha ammesso di essere nonno di due bambine e ha simpatizzato con i miei gatti.

Sta scendendo una sera umida da far schifo e io devo ancora pulire la zona giorno. Ma sono molto fiera di avere reso abitabili le due stanze da letto. Resta il dubbio su dove dormirò. Nel mio letto di quand'ero ragazzina? Nel letto di mia madre, vicino alla finestra che è ricoperta d'edera e infestata di creature e non chiude bene? O nel letto di mio padre, vicino alla ragnatela di quello veramente grosso? Bah. Le lenzuola comunque saranno umide, e mi sono scordata il pigiama.

H.19,47

Ho già detto che è umido? Ma non sapete QUANTO è umido, finchè non vi dico che ho lavato il pavimento un'ora fa e deve ancora asciugare. Ho reso l'idea?

Domani viene il tecnico della calderina. Potrei mettere il riscaldamento a 80 gradi e vedere se un po' di tutto questo bagnato evapora.

Mi sto preparando l'Allegra Busta di Risotto delle Serate di Sfiga. Che probabilmente non mangerò, perchè sarò colta da orrenda fobia di intossicarmi con muffe invisibili che non sarò riuscita a lavare dalla pentola o dalle posate. Beh, ho un tubo di Ringo, però. Mal che vada vivo con quelli.
 
H. 21,00
Dio esiste. Ho fatto la doccia (fredda) e mangiato davanti alla tv. Stavo per cedere al sonno, e cosa ti trovo? la connessione wifi senza protezione di qualcuno, o del comprensorio, non saprei. Comunque sprotetta. Quindi accessibile. Molto bene.


lunedì 25 marzo 2013

Oh que je suis belle...


Belin, conciata come sono, ho vinto un premio.

Ma tu guarda, quando una si sente una cacca pestata e poi scopre che da qualche parte (LONTANISSIMO, per la verità!!!) c'è una blogger, di cui avrebbe fatto meglio a non perdere le simpatiche tracce, che le manda una sorta di patpat da oltreoceano.

Sto parlando di Fede, che scrive le sue divertenti cronache dalla Pennsylvania... e che ovviamente ringrazio!

Diciamo che stasera ero in modalità "metto Apologize con il tasto repeat" che non è mai un buon segnale. Ma questo premio mi ha leggermente consolata: sono passata, sempre con il repeat inserito, a A whiter shade of pale, che è un evidente progresso.

Allora, il premio prevede di ringraziare, fare una nomination, che in questo momento può andare solo a Marco, e di raccontare di sè sette cose (ma non siete stufi, non vi racconto già di me fino alla nausea? vabbè ma solo perchè me lo avete chiesto eh?), ma prima volevo mettervi qua una to do list:

1) voglio scrivere un post intitolato SE e dedicarlo a StudentessaLiceale, che mi ha fatto una domanda da 20 milioni di dollari nei commenti al post precedente.

2) devo assegnare dei premi Castagna, che mi sono ovviamente inventata di sana pianta, perchè negli scorsi mesi, pur avendo ben chiaro a chi volevo assegnarli, non ne ho fatto niente.

Sette cose di me (cercherò di non ripetere cose già note, comunque dovesse capitarmi mi scuso):

1. quando bevo mi disinibisco, a livello verbale e non solo. Lo sanno in pochissimi, perchè non bevo praticamente mai. Fortuna che alle superiori, quando alle feste e i sabati sera facevo un uso modico ma regolare di alcool, non mi si filava nessuno.

2. fumo da quando avevo 16 anni, e sono la sola delle mie amiche, che in quel periodo hanno tutte provato la prima sigaretta, ad aver continuato a fumare dopo l'adolescenza.

3. una volta ho provato un vero abito di Valentino, e non me ne dimenticherò mai. Io compro i jeans e le scarpe ai grandi magazzini e il resto sui cataloghi online, indipendentemente dalla mia disponibilità economica, ma potrei individuare un paio di autentiche Ferragamo anche se fossero chiuse in un container ancorato nel cemento sul fondo dell'oceano. E' un fatto cromosomico.

4. pur essendo di solito molto razionale, talvolta anche scettica e assolutamente non superstiziosa, credo fermamente nelle percezioni extrasensoriali. E ho buoni motivi per farlo.

5. ho attacchi spaventosi di vertigini sulle scale a chiocciola, indipendentemente se siano al chiuso o all'aperto e coi gradini alti o bassi, larghi o stretti. Ho camminato su tetti e su passerelle, a volte con paura, altre volte senza problemi, ma le scale a chiocciola mi mettono in crisi.

6. ho orrore degli uomini che si mangiano le unghie.

7. ho la compulsione a fare liste di qualsiasi cosa, soprattutto di impegni, per poi non rispettarle, perderle o rifarle cento volte.

lunedì 2 aprile 2012

Essenziale

Anche questa settimana niente Tibet.

Non è una cosa che mi capita spesso, ma non c'erano i soldi, questo mese. E poi qui c'è tantissimo da fare, e lo so che non ci credete perchè sono sempre chiusa in casa, ma giuro, ho lavorato, e non solo alla roba di scuola, per quanto sia la parte assolutamente preponderante, da diverse settimane. E' che io, sappiatelo, sono una fucina di molte cose, tante restano solo accenni, tante restano solo mie e gli altri non le vengono mai a sapere, tante però portano frutto, alla lunga.

Così, per esempio, ora mi aggiravo per casa pensando niente Tibet, però un momento, mi sono guardata dal di fuori: ho addosso una comoda combinazione da casa consistente in una camicia da notte lunga e un paio di pantaloni da pigiama, che sembra una tenuta indiana, in mano ho una tazza di tè nero non zuccherato, di là sta cuocendo del riso e io sto riflettendo, in modo non avete idea quanto applicativo, sulla pazienza e sulla non violenza.

Siamo proprio sicuri che ho ancora bisogno di prendere la macchina e guidare più di tre ore, per arrivare in Tibet?

venerdì 3 febbraio 2012

Winter has come

(post un po' delicato, dove si parla senza pudore di soldi, contenente vari punti di vista senz'altro opinabili e un sacco di divagazioni più o meno significative)

Mah.

No, è che l'inverno è arrivato, veramente.

Non nel senso che fuori fa un freddo che gela i sentimenti, anche se è vero.

A proposito, oggi se invece delle dodici, cinquantasette minuti e zerozero secondi fossero state le dodici, cinquantasette minuti e quarantacinque secondi quando sono passata da un dato punto del mio cortile, poi questo blog chiudeva, e il prossimo Asti Film Festival lo facevano in loving memory of la moglie dell'organizzatore.
E' scoppiata una grondaia piena di ghiaccio, è caduta roba pesante e tagliente da otto metri d'altezza, minchia che paura.
A me le gambe hanno iniziato a tremare, lo stomaco a sprofondare e gli occhi a voltarsi quasi un'ora dopo, quando ho visto la celerità con cui, dopo la segnalazione, è arrivato quel giovin coglione del nostro amministratore, che non si può dire pecchi di presenzialismo. Diciamo che lì ho intuito che una cosa del genere poteva causare serissimi danni assicurativi al condominio, tipo titolazzo sul giornale, il cui sottotitolo ero io.
Che tra l'altro non vi dico le riflessioni buddhiste sulla brevità dell'esistenza, e il pensiero, oh quanto dolce, che almeno sarei morta soffusa di un alone di gioia, perchè l'ultima mattina della mia vita mi erano venuti a trovare sei exalunni di Paesino di Sogno, rappresentativi degli anni di insegnamento dal 2006/7 ad oggi, come a dire di tutta la mia carriera in loco.
Ma sto divagando. Forse dovrei dire che quando è esplosa la seconda grondaia (all'altezza del porticato, però) in cortile c'era mio marito, e menomale che non abbiamo un figlio, perchè le grondaie sono tre. Insomma. E' stata una giornata difficile.

Era per dire che l'inverno è arrivato.

La crisi.

Comunque la vogliamo girare, la crisi c'era anche prima, ora però non ci sono più quei buontemponi che ci dicono di sorridere e stare allegre, che siamo giovani e carine.

Ora c'è da prendere una piega diversa, qualcuno si lamenta perchè è una piega che somiglia ad un angolo di novanta gradi, qualcuno cerca di svicolare, qualcuno sospira, qualcuno somatizza, qualcuno ha le mani nei capelli.

Poi ci sono quelli che sanno che la sfangheranno, illegalmente. E quelli che ci banchetteranno sopra.

Ma secondo me è venuto il tempo di far emergere un'altra categoria. Quelli che hanno i mezzi per resistere alla crisi, ma non intendono ignorarla, perchè sono cittadini dello stesso Stato di quelli che la sfangheranno, di quelli che ci banchetteranno, di quelli che somatizzano, di quelli che si lamentano, di quelli che cominciano a guardare con simpatia la canna del gas.

Diciamo che io ho vissuto in mezzo a quelli che potevano. Alcuni la sfangavano. Altri banchettavano sulle tombe degli altri. Altri erano professionisti ben pagati, abili investitori, persone a posto con una situazione economica salda.
Per quelli come me non c'era bisogno di dirsi che bisognava stare attenti perchè un giorno i soldi sarebbero finiti. Questo non vuol dire avere la Ferrari in garage, e giuro che io avevo il vestitino della boutique per bambini bene ma anche un sacco di magliette, tute, giacche e finte Superga comprate al mercato. Mi è stato insegnato a non guardare le cose in base al prezzo, ma in base al valore e alla qualità. E mica tutti ragionavano così nella mia famiglia: c'erano i due estremi ("va bene perchè è costoso" e "va bene perchè costa poco") e per trovarli non c'era neanche bisogno di spaziare tra la famiglia di mia madre e quella di mio padre, bastava un lato solo.

Il mio orizzonte si è allargato a partire dal liceo, facendo l'università e poi lavorando.
Ho visto molti tenori di vita diversi dal mio, sia in un senso che nell'altro.

(Divagazione. A Lettere, uno dei migliori compagni di corso che avessi, sempre curatissimo, elegantissimo, distintissimo, con una media mostruosa, una volta mi ha dato appuntamento sotto casa sua per uno scambio di appunti. Ho visto, e dato il tipo che lui era proprio non me lo potevo aspettare, un angolo di Genova dove credevo fosse possibile vivere solo per un tossico all'ultimo stadio di AIDS che si prostituiva nei vicoli, eppure in tanto degrado esteriore c'era un appartamentino lindo dove sono stata accolta con tutti gli onori.
Del resto, Ser B. era un principe. Al primo anno i ha chiesto un po' d'aiuto per il lettorato di latino e abbiamo passato un pomeriggio insieme in una fumosa aula studio. La volta dopo, per il ripasso, si è presentato con un regalo: una biografia di Proust in edizione rilegata, e io, che per anni avevo passato traduzioni e preparato interrogazioni con chiunque, amici e nemici, senza a volte avere in cambio nemmeno un grazie, sono rimasta senza parole. Un signore. L'ultima volta che ho saputo di lui faceva il giornalista per un titolo famoso, e aveva una compagna in gamba quanto lui, con la quale sembravano seriamente intenzionati ad amarsi per sempre. Speriamo gli stia andando tutto bene, se lo merita.)

Insomma, dicevo. I soldi c'erano e ci sono, ma quel che più importa dopo questa lunga flessione generale ci saranno ancora, il che ovviamente mi mette nella categoria dei privilegiati.
Mi sono accorta davvero di cosa volesse dire, quanto a mentalità, il fatto di non avere mai avuto preoccupazioni economiche quando sono entrata nella famiglia di mio marito. Che conta, di nuovo, gli estremi opposti: "sono partito da niente e ho fatto i soldi, quindi ora devo vivere alla grande, giù di cachemire, champagne e diamanti" e "è tutta la vita che mi faccio un mazzo quadro, e a sessant'anni ho ancora bisogno dell'aiuto di mia madre per pagare il mutuo della casa, perciò dov'è il banco delle offerte speciali?".

Qui sfaterei alcuni stereotipi. Per esempio, quello che solo i morti di fame si litighino le spoglie della prozia quando la di lei epidermide è ancora tiepida. O anche, quello che solo i ricchi non ne abbiano mai abbastanza di guadagnare. Per essere chiari, ho imparato che la gente, quando si viene alle questioni di portafoglio, fa generalmente schifo. Di recente mi è crollata anche l'ultima quinta che reggeva ancora e ho visto cosa sta dietro al palcoscenico, e cazzo, beati voi se nella vostra famiglia c'è qualcuno che si salva. Da me no, inclusa la scrivente, per un verso o per l'altro siamo tutti in malafede. L'unica cosa che posso dire ancora con uno straccio d'orgoglio è che le donne della mia famiglia non si sono fatte mantenere, tranne le due nonne che hanno fatto le mogli e madri (e avevano entrambe tre figli), tutte le altre, sposate o meno, hanno sempre lavorato.

E allora, cominciamo questo ragionamento, che poi dopo tutta questa cronistoria economica della dinastia Castagna è tutto sommato breve.

Secondo me è venuto il momento in cui quelli dotati di una sicurezza economica, e non votati a fare gli squali, gli Scrooge o i parvenus, diano il loro contributo.

Non sto parlando delle pie nobildonne caritatevoli del secondo Ottocento, della beneficenza vincenziana, o del soldino gettato al barbone turandosi il naso. Non sto parlando di donare tutto e partire per la Somalia o di andare a fare la guerriglia coi descamisados.

Sto parlando di una gestione intelligente, critica e responsabile dei propri beni e delle risorse disponibili.

Faccio qualche esempio, sicuramente trascurando molto e forse anche con qualche svista.

1) Pagare le tasse. Ma tutte. Anche quelle ingiuste, anche quelle che poi, potendosi permettere un avvocato e/o un consulente tributario, si dimostreranno non dovute.

2) Fare le cose in regola. Emettere lo scontrino. Pretenderlo dagli altri. Prendere a lavorare tate, operai, fate domestiche, elfi tuttofare, e pagarli in chiaro. Con la tredicesima, gli straordinari, i contributi, etc etc. E essere anche contenti di vivere in un Paese dove il lavoro di una professoressa e quello di una badante sono ugualmente tutelati.

3) Scegliere di sostenere le aziende meritevoli, per esempio quelle che lottano per non chiudere e garantire lavoro ai dipendenti, invece di portare lo stabilimento all'estero o di licenziare tutti per prendere dei lavoratori clandestini (che si traduce nella massima: "io che ho ancora i soldi per pagare un lavoro / un prodotto eticamente sostenibile e positivo per la ripresa economica locale, ho tutto l'interesse a pagarlo perchè altrimenti presto questo tipo di servizi / beni scomparirà, travolto dalla corsa al ribasso, e magari il mio vicino di casa operaio italiano si troverà a spasso dopo dieci anni di onorato servizio, e il Wang, il Fahhali o lo Zangulescu messo al suo posto verrà sfruttato e lavorerà in condizioni di sicurezza abominevoli.")

4) Scegliere di boicottare le aziende non meritevoli (vedi sopra).

5) Premiare la qualità e l'impegno (che si traduce nella massima: "io che ho ancora i soldi per pagare un lavoro fatto bene / un prodotto di qualità, ho tutto l'interesse a pagarlo perchè altrimenti presto questo tipo di servizi / beni scomparirà, travolto dalla corsa al ribasso e sostituito da schifezze mal eseguite che io, potendo permettermi di meglio, non voglio essere costretta a comprare").

6) Rompere i coglioni. Se con Facebook hanno ribaltato l'Egitto, una persona dotata di mezzi e di cultura oggi ha il preciso dovere di farsi sentire e sostenere attivamente tutte le campagne che ritiene utili allo sviluppo del Paese e al rispetto dei diritti, propri e altrui. Comprese quelle contro le tasse ingiuste, contro i contributi da strozzinaggio che rendono più praticabile lavorare in nero che in chiaro, etc. Comprese quelle che chiedono a quelli che sono stati eletti di non farsi i cazzi loro ma di fare ciò per cui li abbiamo votati.

7) Minimizzare gli sprechi, spendere in modo oculato e lungimirante, secondo il principio che con Sanguedelmiosangue abbiamo battezzato "meglio sessanta euro d'albergo oggi", e lui sa perchè. Basta baracchette inutili che si rompono subito, "ma tanto costava poco e con trenta euro ne compro un altro". Pensare sempre anche ai costi sociali che non si toccano subito con mano: quello dello smaltimento rifiuti, per esempio. E l'inquinamento, che poi paghiamo tutto in spese mediche.

8) Avere rispetto. Non lamentarsi, non fare i finti poveri, ma non ostentare neanche di accendersi il sigaro con le banconote da cinquecento, proprio adesso che la gente ha così paura del futuro.

9) Non ultimo, essere disponibili a un nuovo modello di vita, in cui tutta la famiglia e non solo il nucleo minimo si stringe intorno a chi deve decollare, o uscire da un momentaccio, o concludere serenamente i propri anni, come si faceva una volta e come, l'ho già scritto, gli stranieri fanno ancora.

10) E questo è generale e importantissimo: informarsi. Conoscere le leggi, come va il mondo, modi di vivere diversi da quello in cui si è nati. Sapere che si ha diritto a una cosa e che invece si è tenuti a farne un'altra, pretendere dai collaboratori e dai dipendenti che si comportino di conseguenza, e se si vede qualcosa che non va combatterlo insieme.

Vi aspettate un finale che dica che poi bisogna ricordarsi che i soldi non sono tutto? Una riflessione buddhista sui beni superflui? Un tocco sentimentale?

No. Pecunia, checchè se ne dica, olet.

martedì 11 ottobre 2011

Il trasloco di Clotilde

La mia maestra delle elementari aveva una pianta sulla cattedra.
Una kalanchoe rossa. Su un centrino di cotone giallo.
Mi sembra di vederla. Col naso arrivavo poco sopra la pianta stessa, all'epoca.
La bidella Elena la annaffiava religiosamente a giorni alterni.
Da quando ho deciso di insegnare, non ho mai potuto vedere una kalanchoe rossa senza pensare alla mia maestra e dirmi che un giorno ne avrei avuta una anche io, sulla mia cattedra.

Quel giorno è domani.

Ho una kalanchoe rossa comprata in occasione di una visita al cimitero, non abbiamo potuto lasciarla presso la tomba cui era destinata perchè non c'era spazio, quindi ce la siamo portata a casa. Stava vicino al mio Buddha di legno.




Solo che Bontcho l'ha vista e rovesciata, una volta, due volte. Spaccando vaso e sottovaso. Poi se l'è dimenticata per due mesi. Fino all'altro giorno, e stavolta cadendo la pianta si è fratturata i due rametti ancora fioriti e si è tutta inclinata e schiacciata su un lato. Il Buddha non ha detto niente, io a momenti mi metto a piangere.

Io non lo sopporto quando i gatti mi massacrano una pianta, io AMO avere tante piante, ma ho rinunciato quasi definitivamente a tenerne, perchè loro le torturano. Quando ho messo su casa con l'Uomo avevo fatto i gruppetti di piante nelle varie stanze della casa, e sui terrazzi, col criterio dell'etnia: tutte le africane, tutte le giapponesi, tutte le europee, tutte le brasiliane... Perchè si sentissero a casa propria tra conterranee. Capito cosa intendo? Io voglio bene alle piante. Studio volentieri le loro origini e la loro storia.

Per esempio, la kalanchoe viene dal Madagascar, dai monti Tsaratanana, è stata portata a Parigi negli anni Venti e viene anche chiamata flor da fortuna in portoghese e flaming Katy in inglese.

La mia, comunque, si chiama Clotilde, e da domani la affiderò alle cure della mia prima.

Anche perchè quest'anno ho in mente un progetto in cui ogni alunno sia responsabile di una propria piantina in vaso. Da attuarsi in primavera, beninteso, che qui fra qualche giorno gela.

Così domattina per Clotilde è il primo giorno di scuola, e vedremo come la prendono i primini.

venerdì 5 agosto 2011

Winter is coming

Il sempre impareggiabile cugino ha travolto sia me che l'Uomo con una nuova fissa, prestandoci d'arroganza i dvd di Game of Thrones. Da due settimane quindi viviamo immersi nel mondo fantastico di George R.R. Martin, di cui naturalmente io ho iniziato a leggere immediatamente i libri, dopo aver finito di vedere le dieci puntate in inglese che corrispondono ai primi due volumi.

Per chi non fosse pratico della questione, A Song of Ice and Fire è una saga ambientata in un immaginario continente e in un altrettanto immaginario medioevo, non troppo fantasy per fortuna, che tratta degli intrighi di palazzo dei Sette Regni e delle storie delle casate nobiliari coinvolte.

Il fatto peculiare del mondo di Martin è che le stagioni sono fondamentalmente due: estate e inverno, e hanno una durata variabile, misurata comunque in anni. Un inverno, rimasto nella memoria storica del continente come il più tremendo, durò un'intera generazione.

Nei primi romanzi, la famiglia regnante è quella dei Baratheon, imparentati cogli infidi Lannister, e i buoni sono gli Stark di Winterfell.

Tutto questo per dirvi che gli Stark dominano sul territorio a Nord, freddo e inospitale, e sono, assai più degli altri, preparati alle difficoltà non lievi dei lunghissimi inverni: il loro motto, allo scopo forse di non adagiarsi nelle mollezze e nel lassismo morale, è "Winter is coming". E, all'inizio della storia narrata da Martin, molti segni confermano che presto ci sarà un altro inverno: le giornate si accorciano, i lupi scendono a sud, e poi ci sono evidentemente una corruzione generale ed una corsa al potere che gli Stark, duri e puri nel loro codice etico piuttosto spartano, percepiscono bene. Si profila inevitabilmente una guerra all'orizzonte.

Ecco, io son qui negli ultimi strascichi di questa malriuscita vacanza al mare, e intanto, essendo come sempre ottimista, penso che sì, winter is coming, e si vede da tanti segnali.

Nella mia vita personale, ora magari non ne discutiamo qui, ma c'è un inverno chiaramente in atto da un po'. La scarsa salute di mio padre è a sua volta un segno dei tempi che mutano drasticamente. Mi aspettano responsabilità e grane, a breve, e non in piccola misura.

Ma più in generale, noto, sta arrivando una altro tipo di inverno: a parte il missile di Gheddafi che ancora un po' va a centrare una nostra nave, e l'incubo di una bella guerra, che dato il periodo non si può mai dire... Guardiamo il resto: una classe politica marcia e agonizzante e un'opposizione terrorizzata all'idea di raccogliere l'eredità di diciassette anni di scempio; la borsa che precipita; la gente piena di debiti; i tagli alla sanità, alle infrastrutture di base, alla scuola; la benzina che costa come il platino; il pedaggio autostradale che aumenta ogni sei mesi e il biglietto ferroviario quadruplicato in dieci anni; gli immigrati che arrivano a frotte, prima uomini, poi donne e bambini, ora direttamente cadaveri; la disoccupazione che riguarda un giovane su tre (sette anni fa il dato era uno su quattro solo nel Sud Italia, e faceva già impressione); il popolo che si ribella, anche con violenza, contro le imposizioni irragionevoli dall'alto, siano esse tagli economici o costruzioni di infrastrutture gigantesche e inutili, e i potenti che vanno avanti lo stesso, usando la forza dove prima usavano l'indifferenza e la derisione; e sicuramente ora me ne sfuggono alcune altre, tra le cose che ho pensato in questi giorni.

E' un dato di fatto comunque che, se a casa mia non si rischierà certo la fame, da settembre però alcune spese dovranno essere ridotte e alcuni sprechi rivisti severamente. Se finora abbiamo tenuto lo stile di vita che potrebbe avere una coppia in cui uno fa il prof e l'altro il dentista o l'ingegnere, sarà meglio che d'ora in poi voliamo un po' più basso. Anche perchè mi aspetta una salassata di tasse al rientro.

Così, in attesa di tornare alla vita di tutti i giorni in quel delle mie terre fredde di Asti, rifletto sull'opportunità di adottare alcune misure di prudenza economica e uno stile di vita più sobrio.

No, la spesa al discount quella no: ora non ditemi che non avete notato come sta precipitando la qualità di quel che vendono i negozi di alimentari, rispetto al prezzo. Ci manca solo tentare di andare al risparmio, è come dire che si vuol essere avvelenati. Io mangio carne una volta ogni due tre settimane, e voglio mangiare ottima carne. Idem con il ristorante: ci vado una o due volte di meno e pago un po' di più, ma devo tornare a casa soddisfatta. Ho bandito le pizzerie e i posti a buon mercato da anni, grazie anche al fatto di abitare con un noto buongustaio.
Però: il pane fatto in casa costa molto meno ed è molto migliore di quello comprato nella maggior parte dei panifici, per non dire di quella schifezza scongelata che si compra al supermarket; le rare torte che faccio io sono senza conservanti e con ingredienti di provata freschezza; e con un po' di buona volontà, se ho imparato a organizzarmi col pane posso anche usare l'Imperia e farmi la pasta fresca.
Quindi basterà un po' di iniziativa e avremo il reparto colazione, companatico e, in parte, primi piatti già sensibilmente migliorato.

Poi la grande novità di quest'anno, ne abbiamo già parlato, sarà che con l'Inflessibile prenoteremo le ceste di verdura e frutta bio direttamente al produttore. Perchè nè io nè lei andiamo quasi mai al mercato ortofrutticolo per questioni di tempo, e la roba del super è carissima e, spesso, cattiva. La roba bio costa, ma dovrebbe essere bio, appunto, essere buona, ed essere a chilometri zero (Magliano Alfieri, dove si trova l'azienda che vorremmo provare, è a una mezz'ora da Asti). Noi siamo due, loro quattro, e per cause di scuola e cinecircolo ci incontriamo tutti i giorni, per cui non sarà un problema passarsi, oltre alle prove di grammatica e alle ricevute della SIAE, anche mazzi di bietole e cestini di mele. E ricette: perchè l'Inflessibile è un'ottima cuoca casalinga, io invece sono una pessima cuoca e una mangiatrice disturbata, ma ho girato parecchio per ristoranti fichi con l'Uomo e la sua famiglia e sono piena di nozioni sugli abbinamenti ultimo grido e le sciccoserie per gli ospiti (lei per esempio ha imparato da me a fare l'orologio coi diversi formaggi e ad abbinarli alle salsine e ai mieli); nel locale dell'amico Blago, spesso, il mio olfatto ultraterrestre viene messo alla prova per indovinare l'ingrediente segreto della sua ultima creazione, e poi ridiamo sul fatto che io un giorno scriverò un libro di cucina completamente teorico, senza essere però in grado di produrre una pasta in bianco commestibile.

Inoltre vedrò di portare a termine i numerosi lavori a maglia iniziati, che dovrebbero garantirmi un paio di maglioni e un altro poncho (non che per ora siano fonte di risparmio, dato che la lana di buona qualità è cara e che ci metto circa un anno a lavorarla), ma anche di insistere con l'uncinetto, col quale ci si possono fare molte più cose che con i ferri, a diventare bravi, e si va molto più veloci.

Diventata mediamente brava con i ferri e l'uncinetto, posso in alcuni casi giocarmi anche il regalo di Natale casalingo (solo con persone con cui sono in confidenza massima, in modo che possano anche mandarmi liberamente a fare in culo se il mio lavoro non piace... anche se la sciarpa che ho fatto a Sanguedelmiosangue l'anno scorso è stata apprezzata da lui e dai suoi amici). Il marito, gelosissimo, ha più volte richiesto copricapi e sciarpe con i colori della squadra del cuore. Inoltre, sono certa che mia zia, grazie alla quale tutti abbiamo in casa decine di presine, tovagliette e gonnelle cucite un po' alla garibaldina, apprezzerà un comodo paio di calzerotti da casa per le sere invernali (vendetta, orrenda vendetta)! E altrettanto dicasi per la Nonna Terrona di mio cugino (la definizione è sua) che da quarant'anni prende regali da me e da mia madre senza fare nemmeno il gesto di impacchettarci una scatola di cioccolatini scaduti...

Nella speranza che l'orario di quest'anno lo consenta, vorrei anche tornare alla sana abitudine del car sharing, uno sport molto praticato dagli insegnanti statali dei paesini, che tra l'altro mi consentirebbe di dividere le spese di benzina, oltre che con l'Inflessibile, anche con alcune colleghe sopportabili o francamente gradevoli, visto che le stronze per fortuna abitano tutte lontano da me. O forse sono io che deliberatamente abito lontana da loro.

Poi sarebbe giunto il momento di far fare alcuni lavori in casa, tipo dare il bianco, e potrebbe valere la pena insistere col marito perchè ad occuparcene siamo noi stessi (io, lui e, dietro congrua mancia, il cugino studente sempre squattrinato): ma questa mi pare molto più insormontabile, data la testa assolutamente antifaidate del marito, dell'imparare definitivamente a cucinare bene io (e ho detto tutto).

In un raro, epico momento di svalvolatio maxima, ho visualizzato che tra me e l'Inflessibile potremmo anche sbatterci per produrre a livello casalingo biscotti e tartine per la merenda, i tè e gli aperitivi del cinecircolo; ma, dopo aver considerato un attimo come mangiano gli Astigiani (cioè come quelle locuste asiatiche che si ibernano per diciassette anni e poi quando si svegliano devastano ettari e ettari di raccolti) e quanto costa a me cucinare e all'Inflessibile ritagliarsi un momento libero tra figli e lavoro, ho deciso di cambiare pusher.

Me ne erano venuti in mente altri, di queste ridenti iniziative e di questi buoni propositi del cazzo... che una fa giusto perchè è sdraiata al mare ad annoiarsi, e non si ricorda la fatica di alzarsi alle 6 quando fa freddo e tirare fino alle 14,30 senza pause.

No dai, però a parte gli scherzi, winter is coming, non lo dice solo George R. R. Martin, è l'ora di mettersi una mano sulla coscienza e cercare di essere coerenti, di sostenere un modo di vivere più sensato non solo per il portafoglio nostro ma anche per la società colabrodo in cui ci ritroviamo.

E, in merito, si accettano suggerimenti, siano essi no global, no logo, radical chic o wabi sabi, poco importa, basta che non vi mettiate in testa che posso fare lo yogurt in casa (a meno che non me lo facciare fare in casa vostra, dove i conati di vomito entrando in cucina alle sei di mattina vengono a voi) o fare mediamente circa 500 km la settimana (ebbene sì: ho fatto il calcolo, faceva 476 per essere precisi) a piedi, a cavallo, in bici o con l'automobilina elettrica (vi ricordo che molti di questi chilometri sono di autostrada e spesso con uno barra due, ma a volte anche tre, animali al seguito; comunque la scatoletta coreana è anche a GPL, per mia fortuna). Ah, e non ho intenzione di passare agli assorbenti lavabili nè alla poco igienica Mooncup, sappiatelo. Per il resto cercherò di essere aperta alle innovazioni.

Sappiate che "La vita ridotta all'osso" l'ho già letto, per quello vi metto in guardia dal propormi l'assorbente lavabile. E il lombricaio, ma non avendo terre da coltivare non è il mio caso.