Non ci si salva... persino io sono coinvolta nell'orrido cliché.
È inevitabile spararsi il bilancio di fine anno.
Del resto questo 2014 è stato un anno senza precedenti, né avrà mai succedanei. Direi che merita di spenderci qualche parola.
Bene,sarò breve.
Sto come Dresda dopo i bombardamenti. Ma anche così, devo dirlo, quest'anno sono molte di più le cose che ho costruito che quelle che ho distrutto.
Ho sofferto tanto. Ho rischiato tutto. Ho vissuto a mille ogni singolo giorno. Ho amato senza limiti.
Sono andata a chiudere l'anno (stasera, perché il Capodanno, lo sapete, io lo odio) sulle mura di Paesino di Sogno. Il castello, il presepe, l'albero e la chiesa illuminati. Il cielo nero e gelido pieno di stelle bianchissime. Un gran silenzio.
Un grande, grande, generoso silenzio.
martedì 30 dicembre 2014
venerdì 26 dicembre 2014
Morning has broken
L'Uomo e la Princi dormono. Castagna veglia, complice il sugo rigorosamente non sgrassato del favoloso manzo in umido alla romana del consorte. Che un po', alle quattro e mezza di mattina, torna alla ribalta. Troppo impegnativo per il mio pancino quasi vegetariano. Oggi brodino, neh.
Non lo so se è andata bene.
A tratti, siamo stati un po' tristi, un po' in ansia e un po' scazzati. In altri momenti siamo stati sereni e allegri.
Però siamo stati insieme tutto il giorno. Il che è bello da matti.
Oggi l'Uomo compie gli anni, la Princi vuole cominciare i compiti delle vacanze e Castagna, visto che era in piedi alle cinque, si è sparata una ventina di livelli di un nuovo gioco di gestione tempi.
Fuori c'è tutto gelato. Domani danno neve. Qui siamo al sicuro, per un breve istante. Vorrei fermare il tempo, ma non si può.
Non lo so se è andata bene.
A tratti, siamo stati un po' tristi, un po' in ansia e un po' scazzati. In altri momenti siamo stati sereni e allegri.
Però siamo stati insieme tutto il giorno. Il che è bello da matti.
Oggi l'Uomo compie gli anni, la Princi vuole cominciare i compiti delle vacanze e Castagna, visto che era in piedi alle cinque, si è sparata una ventina di livelli di un nuovo gioco di gestione tempi.
Fuori c'è tutto gelato. Domani danno neve. Qui siamo al sicuro, per un breve istante. Vorrei fermare il tempo, ma non si può.
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l'ossigeno non è un optional,
staring at the sun
martedì 23 dicembre 2014
La faccia di culo impunita che ti viene con gli anni
A 40, tu non hai diritto di farmi stare male.
A 40, ma io sono una brava persona.
A 40, col culo che mi faccio non potete dirmi niente.
A 40, non lo so se è bello, ma è mio e guai chi me lo tocca.
A 40, Katniss Everdeen.
Buon Natale, Susibita. E a tutti voi.
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bum,
come la vedo io,
excuse my french
mercoledì 17 dicembre 2014
Epifanie
Poiché certe cose le puoi fare solo con alcune classi, finisce che ti accorgi di che classe hai davanti dai testi opzionali che scegli. Shakespeare l'ho fatto recitare solo solo alla terza di Bel Ragazzo Pacato e Enfant Terrible, ho dettato "Ti amo" di Stefano Benni solo alla terza di Piccola Dorrit e dell'Incontenibile, spiegato le Operette morali solo a quelli dello scorso anno, un'altra, la mia prima terza a Scuolina Rosa, l'ho portata a vedere Pirandello, con una sola seconda sono arrivata fino in cima al Paradiso dantesco.
Non stiamo a dire dei film. Ken Loach scomodato una singola volta per i miei indimenticati di III B, perché dovevo farlo vedere a Giovane Lupo. "Il nome della rosa" solo per Punta di Diamante. Eccetera.
"Il colombre" con relativo riassunto, dopo aver fatto "Frankenstein" e visto "Frozen river", può voler dire solo una cosa. Per questa terza io ho preso una vera e propria cotta.
Oggi tra l'altro ho avuto alcune epifanie.
1) Di' loro che possono barare, e staranno alle regole
Ho chiesto di riassumere il racconto. Solitamente lo faccio fare in classe, ma per un'improvvisa ispirazione ho detto: "Potete cercare un riassunto pronto su Internet, tanto lo so che lo fate. Ma se scegliete di copiare dalla rete, semplicemente ditemelo e mettete in calce il nome del sito."
Risultato? Praticamente tutti hanno fatto da soli. Sandra Bullock ha preso da studenti.it e era un testo ben scritto, ma troppo lungo. Vento del Nord ha esordito con: "Il mio è di Yahoo! Answer, e fa schifo".
Abbiamo analizzato gli errori. Un bel lavoro. Poi ne abbiamo letti tre o quattro originali. E Sgamo ha presentato, in sei righe scritte tutte storte, il Riassunto con la R maiuscola. Sfrondando ogni dettaglio pratico e centrando i concetti.
2) Quando c'è il coup de foudre, non c'è niente da fare
Perfetto è una parola che nel mio dizionario a scuola non esiste. Ma è uscita da sola dalle mie labbra, e solo dopo mi son resa conto che forse dire a Sgamo che il suo riassunto era perfetto poteva costituire un danno.
Sgamo scrive il mio nome sulla condensa dei vetri in mezzo ai cuori e annusa il suo libro dopo avermelo prestato per sentire il mio profumo. Lo fa platealmente, tipo presa per il culo, ma comunque il suo scanzonato modo di stalkerarmi ha un che di inquietante, perché quando poi gli faccio mezzo complimento, o lo sgrido male, vedo passare cose sincere nei suoi occhi. Capita, coi ragazzi della sua età. Di sicuro ha bisogno che ci interessiamo di lui e di essere preso per i neuroni, anche se ce li ha aggrovigliati in modo disordinato con gli ormoni.
Stamattina al mio commento sul suo lavoro credo che abbia sputato il cuore sul banco. Non lo so, perché non l'ho guardato. Ma poi ho cambiato posto per far fare una cosa alla lavagna, mi sono andata a sedere in fondo all'aula e lui ha spostato la sedia accanto alla mia: "noo prof mi metto lì voglio starle vicino". Nel frattempo Svacco prendeva il mio posto in cattedra, insieme a Svampo. Io li ho lasciati fare perché erano stati bravissimi per tutta l'ora di storia E per tutta quella di letteratura. Comunque mi aspettavo che Sgamo mi desse come al solito il tormento a commentare tutto, una volta seduto al mio fianco. Invece era zitto e fermo come un monaco zen.
Il potere di un aggettivo.
3) E se fosse che certi testi li scelgo anche in base a cose mie?
" Poi secondo me quella di Stefano Roi non è stata una vita sprecata. Se mai, una vita fraintesa. Ma se lui avesse voluto avrebbe potuto stare lontano dal mare. Invece continuava a tornarci, a sentire 'la tentazione dell'abisso'. È che aveva visto il suo destino, e dopo non poteva più farne a meno."
Cazzo. A volte quando spiego mi faccio degli autogoal.
Non stiamo a dire dei film. Ken Loach scomodato una singola volta per i miei indimenticati di III B, perché dovevo farlo vedere a Giovane Lupo. "Il nome della rosa" solo per Punta di Diamante. Eccetera.
"Il colombre" con relativo riassunto, dopo aver fatto "Frankenstein" e visto "Frozen river", può voler dire solo una cosa. Per questa terza io ho preso una vera e propria cotta.
Oggi tra l'altro ho avuto alcune epifanie.
1) Di' loro che possono barare, e staranno alle regole
Ho chiesto di riassumere il racconto. Solitamente lo faccio fare in classe, ma per un'improvvisa ispirazione ho detto: "Potete cercare un riassunto pronto su Internet, tanto lo so che lo fate. Ma se scegliete di copiare dalla rete, semplicemente ditemelo e mettete in calce il nome del sito."
Risultato? Praticamente tutti hanno fatto da soli. Sandra Bullock ha preso da studenti.it e era un testo ben scritto, ma troppo lungo. Vento del Nord ha esordito con: "Il mio è di Yahoo! Answer, e fa schifo".
Abbiamo analizzato gli errori. Un bel lavoro. Poi ne abbiamo letti tre o quattro originali. E Sgamo ha presentato, in sei righe scritte tutte storte, il Riassunto con la R maiuscola. Sfrondando ogni dettaglio pratico e centrando i concetti.
2) Quando c'è il coup de foudre, non c'è niente da fare
Perfetto è una parola che nel mio dizionario a scuola non esiste. Ma è uscita da sola dalle mie labbra, e solo dopo mi son resa conto che forse dire a Sgamo che il suo riassunto era perfetto poteva costituire un danno.
Sgamo scrive il mio nome sulla condensa dei vetri in mezzo ai cuori e annusa il suo libro dopo avermelo prestato per sentire il mio profumo. Lo fa platealmente, tipo presa per il culo, ma comunque il suo scanzonato modo di stalkerarmi ha un che di inquietante, perché quando poi gli faccio mezzo complimento, o lo sgrido male, vedo passare cose sincere nei suoi occhi. Capita, coi ragazzi della sua età. Di sicuro ha bisogno che ci interessiamo di lui e di essere preso per i neuroni, anche se ce li ha aggrovigliati in modo disordinato con gli ormoni.
Stamattina al mio commento sul suo lavoro credo che abbia sputato il cuore sul banco. Non lo so, perché non l'ho guardato. Ma poi ho cambiato posto per far fare una cosa alla lavagna, mi sono andata a sedere in fondo all'aula e lui ha spostato la sedia accanto alla mia: "noo prof mi metto lì voglio starle vicino". Nel frattempo Svacco prendeva il mio posto in cattedra, insieme a Svampo. Io li ho lasciati fare perché erano stati bravissimi per tutta l'ora di storia E per tutta quella di letteratura. Comunque mi aspettavo che Sgamo mi desse come al solito il tormento a commentare tutto, una volta seduto al mio fianco. Invece era zitto e fermo come un monaco zen.
Il potere di un aggettivo.
3) E se fosse che certi testi li scelgo anche in base a cose mie?
" Poi secondo me quella di Stefano Roi non è stata una vita sprecata. Se mai, una vita fraintesa. Ma se lui avesse voluto avrebbe potuto stare lontano dal mare. Invece continuava a tornarci, a sentire 'la tentazione dell'abisso'. È che aveva visto il suo destino, e dopo non poteva più farne a meno."
Cazzo. A volte quando spiego mi faccio degli autogoal.
Etichette:
aaaaaah beh,
home,
il mio è il mestiere più bello del mondo,
li adoro
lunedì 15 dicembre 2014
Di me
Ho fatto un viaggio all'indietro nel
blog, a partire da un post pescato a caso.
A me senz'altro è servito almeno a due cose: a uscire da un brutto pozzo, e a crescere come persona.
Non rinnego nulla delle riflessioni che ci siamo scambiate all'epoca. Tra l'altro, ho trovato un post del 2010 su “L'amore sbagliato”, che in alcuni punti ricalca esattamente quel che avevo scritto un'ora prima, questa sera, rispondendo a un commento. Mi sono anche riletta alcune cosucce, di Mamma Cattiva e altre, sul tema del tradimento e su quello della maternità. Trovando tra i post e i commenti parole, loro e anche mie, di grande lucidità, coraggio e – permettetemi, valutare testi è il mio lavoro – stile.
Se qualcuno (evidentemente costretto
con la forza, o spinto da una coazione malata, a frequentare pagine
web che trova irritanti) si lamenta OGGI dell'autocompiacimento nella
scrittura, dovrebbe leggersi quel che io e le varie blogamiche
scrivevamo anni fa.
Il blog, evidentemente, era un luogo ed
un modo per prenderci, ed essere prese, molto sul serio.
A me senz'altro è servito almeno a due cose: a uscire da un brutto pozzo, e a crescere come persona.
Non rinnego nulla delle riflessioni che ci siamo scambiate all'epoca. Tra l'altro, ho trovato un post del 2010 su “L'amore sbagliato”, che in alcuni punti ricalca esattamente quel che avevo scritto un'ora prima, questa sera, rispondendo a un commento. Mi sono anche riletta alcune cosucce, di Mamma Cattiva e altre, sul tema del tradimento e su quello della maternità. Trovando tra i post e i commenti parole, loro e anche mie, di grande lucidità, coraggio e – permettetemi, valutare testi è il mio lavoro – stile.
Eppure, è come leggere di un'altra
persona, di un'altra vita. Sono passati solo quattro anni. E alcune
scosse sismiche di magnitudo intorno a 7.
Ero l'equivalente di una ragazzina.
Sognavo, scrivevo. Seghe mentali una via l'altra, dettagli, ricordi,
analisi di sentimenti. Forse, tra quattro anni, rileggere le pagine
scritte in questi mesi mi farà lo stesso effetto, non lo so. Per me
comunque scrivere di me è stato utile e importante. Da cui la necessità di
continuare, di studiare le trasformazioni, tenendone traccia qui.
Di certo nella mia vita da allora è
entrata, a spada sguainata, la concretezza. Ha fatto piazza pulita di
tanti rami secchi e poi mi ha lasciata lì, a guardare mezza foresta
rasa al suolo e pensare cosa costruire adesso con tutta quella legna.
Da quando ho aperto il blog, così, solo a
guardare cosa c'è scritto sulla carta, sono diventata diverse
cose che prima non ero: titolare della mia cattedra, buddhista,
madre, orfana, fedifraga. Sono diventata me, me Castagna, una me che
prima c'era, ma era legata al pensiero che di lei avevano gli altri e
non aveva le gambe per camminare sola. Quello che ho messo su in
questi ultimi anni è una me molto più me. Che sarebbe me anche se
le togliessero molte cose che ha e persone che frequenta. Alla fin
fine, negli ultimi anni la vita mi ha spogliato, per sempre o
temporaneamente, di così tanto, che mi sono vista abbastanza
chiaramente come sarei se non avessi niente di quel che ho sempre
avuto. E il buco nero, quello in cui non voglio nemmeno guardare, è come e
cosa sarei se non avessi due certezze: il mio lavoro e l'Uomo.
Ma la vita, ad ogni buon conto, mi ha
preso la testa e mi ha schiacciato la faccia contro il finestrino, e
mi ha fatto vedere anche eventualità che non avevo mai contemplato
di attraversare. Perchè mi restassero bene impresse. Ed è giusto.
Perchè devo sapere. Perchè devo sforzarmi di capire. Perchè Ulisse
voleva sentirlo, il canto delle sirene, voleva essere uno tra quelli
che potevano raccontare com'era. Perchè il viaggio ha i suoi rischi,
ma se non ti sposti non scopri, non impari.
Pochi giorni fa ho scritto che per
l'estate prossima voglio essere un'altra. Ma stasera penso di essere
GIA' il tipo di altra che intendevo. Pensavo che ci sarebbero voluti
mesi, ma no. Perchè ieri è successa una cosa e io, con tutti i
crampi di dolore atroce di cui mi lamento, di fronte alla nuova
lezione invece di sbarellare ho capito. Ho capito tutto quel che
c'era da capire. E dove credevo che avrei trovato un altro magnifico
inferno, o un altro tossico sprazzo di paradiso, invece c'è la
solida terra, quella su cui vado a correre.
Lui è successo veramente, lui è
realtà, è concretezza, come la terra. Lui esiste, non è stato un
“Amore sbagliato” chiuso in una scatola segreta; lui è un pezzo della mia storia e io lo sono della sua, adesso. Ma esisto anche io, e non mi dimentico di
esistere per lui, né per nessuno.
E per questo scrivo di me. E vado a correre.
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come la vedo io,
nell'universo dei blogger,
staring at the sun
giovedì 11 dicembre 2014
Ultime dal fronte
Il blog a me fa bene.
Anche con gli inevitabili fastidi dell'uscire per strada e esporsi a incontrare gente stupida. La stragrande maggioranza delle persone che ho scoperto esistere grazie al blog vale la pena.
Sanguedelmiosangue: Com'è la nuova supplente di sostegno?
Io: Eeh.
SDMS: La spolperanno?
Io: Credo che dopo averla dilaniata bolliranno le ossa per staccarne la carne rimasta, e poi le tritureranno.
Ieri dodici ore a scuola. No lo giuro 12.
Alle sette e venti io e Botta di Coca avevamo finito, e stavamo lì a perdere tempo con un gruppetto di alunni di terza. Ridendo come fossimo in vacanza. Botta di Coca, è inutile, mi sta veramente simpatica.
Alle 22,30 in pieno festival io preparo la prova di Geografia generale nel foyer del teatro, e sono felice, per un attimo neanche tanto breve.
Anche con gli inevitabili fastidi dell'uscire per strada e esporsi a incontrare gente stupida. La stragrande maggioranza delle persone che ho scoperto esistere grazie al blog vale la pena.
Sanguedelmiosangue: Com'è la nuova supplente di sostegno?
Io: Eeh.
SDMS: La spolperanno?
Io: Credo che dopo averla dilaniata bolliranno le ossa per staccarne la carne rimasta, e poi le tritureranno.
Ieri dodici ore a scuola. No lo giuro 12.
Alle sette e venti io e Botta di Coca avevamo finito, e stavamo lì a perdere tempo con un gruppetto di alunni di terza. Ridendo come fossimo in vacanza. Botta di Coca, è inutile, mi sta veramente simpatica.
Alle 22,30 in pieno festival io preparo la prova di Geografia generale nel foyer del teatro, e sono felice, per un attimo neanche tanto breve.

lunedì 8 dicembre 2014
Questa parte della mia vita si potrebbe chiamare: crampi
Siamo a dicembre e fa un caldo strano, ci sono foglie e fiori e funghi e rami bagnati mentre corro lungo la recinzione dell'ospedale.
Il muscolo che mi sono strappata anni fa chiede di non esagerare
(Che razza di persona sono Cos'ho fatto cosa TI ho fatto Perché mi hai cercata PERCHÉ)
La schiena è fluida e calda dopo la ripresa dello yoga, il cuore ho deciso io che ce la fa se sto un po' attenta al potassio, il respiro lo alleno man mano
(Non posso stare ancora COSÌ dopo tanto tempo non posso stare ancora così per tanto tempo)
L'importante è non incontrare nessuno. Non per la tuta di mio marito o i capelli impazziti. Non per il fiatone e le guance rosse. Per la frase "Va tutto bene?" che ispiro alla gente ultimamente. Gente che non sa un cazzo. Gente per cui io sono la première dame di Hastiwood, la prof Castagna o la mamma affidataria in piena fioritura
(Maledizione devi smetterla di mancarmi devi smetterla VATTENE dai miei pensieri lasciami vivere)
cioè quel che appunto ero prima di questa catastrofe e quel che sarò forse ancora, non che del festival possa mai fottermene qualcosa anzi se mai meno che degli altri anni, ma dell'Uomo sì che me ne importa ancora e piango
(Ma mai come ho pianto quel giorno sotto il castello medievale quando avrei dovuto aprirmi la testa con un'ascia e lobotomizzare SUBITO quella parte di me che pensava quel che pensava)
e cerco di sorridere e di parlare e di farlo parlare e di ascoltare e di salvarci contro ogni previsione e di non lasciare che il dolore apra nuovi tagli
(Ero già tutta tagliata quando tu alle spalle mi guardavi e voltandomi ho preso in piena faccia il tuo sorriso e una manata di sale grosso un dolore così accecante che mi ha liberato i centri del piacere)
né in me né in lui perché mi dispiace davvero, mi dispiace
(Sii felice sii felice per sempre ogni tanto ripensaci ma sii felice che almeno tu te lo meriti e quando tutto ti farà un male porco come a me adesso resterò almeno io ancora da qualche parte nel mondo ad augurarti del bene)
Anche quest'anno mi dicono che non è possibile essere esonerati dal Natale ma io cerco di farmelo piacere
Cercherò di farmi piacere l'inverno anche se per la prima volta nella mia vita volevo l'estate
Mi farò il fiato a correre e i muscoli elastici a curare le sequenze yoga e respirerò e starò in cucina e verrà la primavera e per l'estate prossima voglio essere davvero un'altra
(Ed è grazie a te ed è anche per te e non dovrai saperlo mai ma se mi incontri voglio che tu te ne accorga voglio che TUTTI se ne accorgano Cristo che male non posso restare la stessa dopo tutto questo dolore e infatti sono già cambiata e voglio andare avanti voglio correre voglio correre ma tu LASCIAMI VOGLIO DIMENTICARE TUTTO VATTENE)
Il muscolo che mi sono strappata anni fa chiede di non esagerare
(Che razza di persona sono Cos'ho fatto cosa TI ho fatto Perché mi hai cercata PERCHÉ)
La schiena è fluida e calda dopo la ripresa dello yoga, il cuore ho deciso io che ce la fa se sto un po' attenta al potassio, il respiro lo alleno man mano
(Non posso stare ancora COSÌ dopo tanto tempo non posso stare ancora così per tanto tempo)
L'importante è non incontrare nessuno. Non per la tuta di mio marito o i capelli impazziti. Non per il fiatone e le guance rosse. Per la frase "Va tutto bene?" che ispiro alla gente ultimamente. Gente che non sa un cazzo. Gente per cui io sono la première dame di Hastiwood, la prof Castagna o la mamma affidataria in piena fioritura
(Maledizione devi smetterla di mancarmi devi smetterla VATTENE dai miei pensieri lasciami vivere)
cioè quel che appunto ero prima di questa catastrofe e quel che sarò forse ancora, non che del festival possa mai fottermene qualcosa anzi se mai meno che degli altri anni, ma dell'Uomo sì che me ne importa ancora e piango
(Ma mai come ho pianto quel giorno sotto il castello medievale quando avrei dovuto aprirmi la testa con un'ascia e lobotomizzare SUBITO quella parte di me che pensava quel che pensava)
e cerco di sorridere e di parlare e di farlo parlare e di ascoltare e di salvarci contro ogni previsione e di non lasciare che il dolore apra nuovi tagli
(Ero già tutta tagliata quando tu alle spalle mi guardavi e voltandomi ho preso in piena faccia il tuo sorriso e una manata di sale grosso un dolore così accecante che mi ha liberato i centri del piacere)
né in me né in lui perché mi dispiace davvero, mi dispiace
(Sii felice sii felice per sempre ogni tanto ripensaci ma sii felice che almeno tu te lo meriti e quando tutto ti farà un male porco come a me adesso resterò almeno io ancora da qualche parte nel mondo ad augurarti del bene)
Anche quest'anno mi dicono che non è possibile essere esonerati dal Natale ma io cerco di farmelo piacere
Cercherò di farmi piacere l'inverno anche se per la prima volta nella mia vita volevo l'estate
Mi farò il fiato a correre e i muscoli elastici a curare le sequenze yoga e respirerò e starò in cucina e verrà la primavera e per l'estate prossima voglio essere davvero un'altra
(Ed è grazie a te ed è anche per te e non dovrai saperlo mai ma se mi incontri voglio che tu te ne accorga voglio che TUTTI se ne accorgano Cristo che male non posso restare la stessa dopo tutto questo dolore e infatti sono già cambiata e voglio andare avanti voglio correre voglio correre ma tu LASCIAMI VOGLIO DIMENTICARE TUTTO VATTENE)
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cerco l'antidoto,
Dio che male,
mi fa male tutto,
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venerdì 28 novembre 2014
"Prof, ha tradito la B?"
Ieri vado a prendere la figlia e la trovo con Elfetto Femminista. Ebbene sì, la mia prediletta, litigiosa, indipendente, sarcastica alunna di tanti anni fa. Che oggi è fiera della scuola e del lavoro che fa, e di essere un membro attivo dello sportello studenti. E adesso, nello sportello ci s'è infilata la Princi: attirata dal concetto di sportello, ma anche dalle barbute grazie di tale Orso Gentile. Che le manda su Whatsapp canzoni deliziose, in cui si dice che, a eventuale suo cenno, correrebbe a salvarla e proteggerla, asciugherebbe ogni sua lacrima da qui all'eternità, etc etc. ("Ma gli hai risposto?" "No!" "Sei una brutta persona, lo sai?")
Però, la brutta persona allo sportello ci va, e religiosamente.
Orso Gentile, essendo stato presente il primo giorno che la responsabile dello sportello ha intervistato la Princi sulla sua storia, mi ha adottato prima di conoscermi. L'altro giorno io faccio squillare il telefono della Princi perché all'appuntamento non la trovo, lei è nel bar lì vicino, e dice: "Uh, devo andare, c'è mia mamma." Lui: "Tua mamma quella... lei?" "Sì, certo!" "Allora vengo anch'io, devo conoscerla."
E per l'ennesima volta mi ritrovo di fronte un bestione più alto di me, dalla stretta di mano sicura e dal sorriso smagliante. Dovete sapere che, da quando la Princi frequenta le superiori in un istituto dove ci sono termoidraulici, meccanici ed elettrotecnici, io non posso più attraversare il centro senza essere investita da un'ondata di sorrisi e cenni di saluto provenienti da marcantoni di vario colore, prevalentemente nordafricani, tutti invariabilmente giganteschi (anche a mia figlia piacciono solo gli uomini alti) e, a questa stagione, poiché imbacuccati di sciarpe piumini e berrettoni, ancora più titanici che d'estate. Perché, non so se sia il discorso dell'affidamento, ma pare che tutti sti diciasset-diciot-diciannovenni, maschi e femmine, ci tengano tantissimo a conoscere i genitori della loro nuova amica. Io non mi ricordo di essere stata altrettanto socievole con gli adulti, quando ero una diciassettenne. Loro tutti a farmi sorrisi fotonici e stringermi la mano. Poi mi è anche venuto il pensiero, alla quarantesima manona virile, che molti di loro cerchino di ingraziarsi mammina per arrivare alla Principessa. Orso Gentile, in tal caso, ha fatto parecchio punteggio con me, perché scambia anche volentieri due parole e fa oggettivamente sdraiare dal ridere, anche a conoscerlo da tre minuti.
Ieri quindi arrivo, intravedo la mia polpettina dal berrettino di lana nera, laggiù, e, come lei si sposta per venirmi incontro, si muovono anche gli altri: Elfetto, Orso, più diverse appendici in divisa da tamarri.
Ci facciamo come al solito due risate appoggiati alla mia macchina, e viene fuori che io ora insegno nella C.
Elfetto, un po' risentita: "Prof, ha tradito la B?"
"Beh, le ho provate tutte, A, B, C, ma alla fine io nella C voglio stare."
Orso Gentile si informa del perché.
"Perché sai com'è l'alfabeto? A, B, C. Arrivati alla C, gli alunni sono... come dire... la C non è un posto per gente che ama vincere facile. A me piace."
E infatti la C è sempre quel che è. Adorabile terza non esclusa.
Ieri festa per salutare la collega Pianista, di sostegno, che se ne va a casa col suo pancino ormai bello tondo. Torte, dolci, bibite, pupazzetti di peluche, regalini, ricordi fotografici non autorizzati di cui uno, gigantesco, con tutta la classe, preso da uno Svacco insolitamente scattante, che è salito su una sedia posta sopra ad un banco, prima che io facessi in tempo ad accorgermene.
Poi due ore di Storia. Al termine delle quali Svacco deve copiarmi per punizione tre pagine, per oggi. Scatto, due. E Svampo, quattro.
Lo so cosa volete sapere: ma Sgamo no, non ha preso la punizione. Ha preso direttamente quattro di Storia.
Puccettosi finchè volete, ma quando è l'ora di basta, basta.
Peraltro stamattina Svacco mi aspettava in corridoio, smagliante, coi suoi occhi verdi come una primavera della Transilvania e il quadernone, tutto distrutto nella copertina ma ordinatissimo all'interno, con le pagine copiate. "E sa che copiando ho anche imparato un sacco di cose?"
In classe, Scatto arriva con due pagine che sembrano scritte da uno che dondolasse sul quaderno stando appeso al soffitto per le caviglie. E Svampo non solo ha le quattro pagine ben ricopiate, ma lo interrogo di Promessi Sposi e la sa. La sa bene. Sceglie persino le parole.
Sgamo ascolta dal corridoio, dove è stato sbattuto perché non si riusciva a placarlo. Ogni tanto alza la mano e risponde al posto degli interrogati, col vocione che rimbomba, per il resto del tempo dichiara il suo amore alle bidelle. Tutte e tre. Lui è così. Stamattina la Botta di Coca mi diceva:"Sai, in terza ho finito di spiegare la riproduzione, la fecondazione e il parto" ("Sei una donna coraggiosa", ho commentato io) "e Sgamo era tutto esaltato e andava dicendo che lui è lo spermatozoo vincente. Inutile spiegargli che tutti noi siamo spermatozoi vincenti. Sosteneva di essere stato il più veloce."
Però, la brutta persona allo sportello ci va, e religiosamente.
Orso Gentile, essendo stato presente il primo giorno che la responsabile dello sportello ha intervistato la Princi sulla sua storia, mi ha adottato prima di conoscermi. L'altro giorno io faccio squillare il telefono della Princi perché all'appuntamento non la trovo, lei è nel bar lì vicino, e dice: "Uh, devo andare, c'è mia mamma." Lui: "Tua mamma quella... lei?" "Sì, certo!" "Allora vengo anch'io, devo conoscerla."
E per l'ennesima volta mi ritrovo di fronte un bestione più alto di me, dalla stretta di mano sicura e dal sorriso smagliante. Dovete sapere che, da quando la Princi frequenta le superiori in un istituto dove ci sono termoidraulici, meccanici ed elettrotecnici, io non posso più attraversare il centro senza essere investita da un'ondata di sorrisi e cenni di saluto provenienti da marcantoni di vario colore, prevalentemente nordafricani, tutti invariabilmente giganteschi (anche a mia figlia piacciono solo gli uomini alti) e, a questa stagione, poiché imbacuccati di sciarpe piumini e berrettoni, ancora più titanici che d'estate. Perché, non so se sia il discorso dell'affidamento, ma pare che tutti sti diciasset-diciot-diciannovenni, maschi e femmine, ci tengano tantissimo a conoscere i genitori della loro nuova amica. Io non mi ricordo di essere stata altrettanto socievole con gli adulti, quando ero una diciassettenne. Loro tutti a farmi sorrisi fotonici e stringermi la mano. Poi mi è anche venuto il pensiero, alla quarantesima manona virile, che molti di loro cerchino di ingraziarsi mammina per arrivare alla Principessa. Orso Gentile, in tal caso, ha fatto parecchio punteggio con me, perché scambia anche volentieri due parole e fa oggettivamente sdraiare dal ridere, anche a conoscerlo da tre minuti.
Ieri quindi arrivo, intravedo la mia polpettina dal berrettino di lana nera, laggiù, e, come lei si sposta per venirmi incontro, si muovono anche gli altri: Elfetto, Orso, più diverse appendici in divisa da tamarri.
Ci facciamo come al solito due risate appoggiati alla mia macchina, e viene fuori che io ora insegno nella C.
Elfetto, un po' risentita: "Prof, ha tradito la B?"
"Beh, le ho provate tutte, A, B, C, ma alla fine io nella C voglio stare."
Orso Gentile si informa del perché.
"Perché sai com'è l'alfabeto? A, B, C. Arrivati alla C, gli alunni sono... come dire... la C non è un posto per gente che ama vincere facile. A me piace."
E infatti la C è sempre quel che è. Adorabile terza non esclusa.
Ieri festa per salutare la collega Pianista, di sostegno, che se ne va a casa col suo pancino ormai bello tondo. Torte, dolci, bibite, pupazzetti di peluche, regalini, ricordi fotografici non autorizzati di cui uno, gigantesco, con tutta la classe, preso da uno Svacco insolitamente scattante, che è salito su una sedia posta sopra ad un banco, prima che io facessi in tempo ad accorgermene.
Poi due ore di Storia. Al termine delle quali Svacco deve copiarmi per punizione tre pagine, per oggi. Scatto, due. E Svampo, quattro.
Lo so cosa volete sapere: ma Sgamo no, non ha preso la punizione. Ha preso direttamente quattro di Storia.
Puccettosi finchè volete, ma quando è l'ora di basta, basta.
Peraltro stamattina Svacco mi aspettava in corridoio, smagliante, coi suoi occhi verdi come una primavera della Transilvania e il quadernone, tutto distrutto nella copertina ma ordinatissimo all'interno, con le pagine copiate. "E sa che copiando ho anche imparato un sacco di cose?"
In classe, Scatto arriva con due pagine che sembrano scritte da uno che dondolasse sul quaderno stando appeso al soffitto per le caviglie. E Svampo non solo ha le quattro pagine ben ricopiate, ma lo interrogo di Promessi Sposi e la sa. La sa bene. Sceglie persino le parole.
Sgamo ascolta dal corridoio, dove è stato sbattuto perché non si riusciva a placarlo. Ogni tanto alza la mano e risponde al posto degli interrogati, col vocione che rimbomba, per il resto del tempo dichiara il suo amore alle bidelle. Tutte e tre. Lui è così. Stamattina la Botta di Coca mi diceva:"Sai, in terza ho finito di spiegare la riproduzione, la fecondazione e il parto" ("Sei una donna coraggiosa", ho commentato io) "e Sgamo era tutto esaltato e andava dicendo che lui è lo spermatozoo vincente. Inutile spiegargli che tutti noi siamo spermatozoi vincenti. Sosteneva di essere stato il più veloce."
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mercoledì 19 novembre 2014
Inaspettati viaggi, vedi che nella vita non sai mai
Prendiamo un mercoledì, ma di trent'anni fa.
Ci sono una bambina e una donna.
La bambina è incazzata nera perché la mamma le ha fatto tagliare i suoi lunghi e bellissimi capelli castani alla maschietta. Poi è sfigata, e poi è imbranata, e poi è anche con lo scazzo perché deve andare a danza.
La donna è alta, con i capelli lunghi lunghi lunghi tirati su in una crocchia, e ha le parole incrociate in borsa, perchè starà fuori dalla sala di danza tutta l'ora e mezza che ci vorrà, perché è più semplice che andare e tornare dal teatro a casa, e perché la bambina è imparanoiata, ha l'ansia dell'abbandono.
E ogni tanto, d'accordo con la severissima maestra Rossana, che tutte le volte la guarda schifata, la bambina durante l'ora di danza andrà ad aprire la porticina che dà sul teatro, e la donna sarà lì seduta con la schiena ben dritta, a portata d'occhio: la volta che non ce la trovasse, scoppierebbe la tragedia, e poi magari, povera santa, era solo nell'atrio che si faceva fare un caffè, o in bagno. Ma la donna, 99 volte su 100, c'è. La saluta. La bimba la guarda, annuisce, e saperla lì le permette di tornare all'odiata sbarra senza impanicarsi.
Dopo, la donna porterà la bambina a prendere una bella cioccolata calda. E poi a casa a fare i compiti.
Prendiamo un mercoledì, ma della settimana prossima.
Ci saranno un donna e una vecchietta.
La donna avrà i capelli lunghi e una borsa con il lavoro a maglia e un sorriso felice sulla faccia.
La vecchietta avrà i capelli candidi lunghi lunghi legati in una coda o in una treccia come una nativa americana, e si muoverà piano piano con un girello, o verrà spinta in sedia a rotelle.
La donna arriverà dal corridoio, vedrà la vecchietta illuminarsi in viso quando entrerà nella stanza, e la riempirà di baci. E poi cercheranno un posto dove sedersi, nella nuova casa, quella a tre minuti di macchina, finalmente, da casa della donna. E la donna tirerà fuori il lavoro a maglia o una rivista o degli oggetti da guardare con la vecchietta, oppure non farà niente di tutto questo, perché parleranno e si terranno le mani, perché una ravvierà i capelli all'altra e si sorrideranno. Forse berranno anche la cioccolata calda.
Poi la donna saluterà la vecchietta e andrà a casa a far fare i compiti a sua figlia.
Certe cose, tra zia e nipote, non cambiano mai. E di sicuro il fatto che fuori dalla finestra la zia non veda più il mare, ma la neve, sarà secondario rispetto al fatto che i suoi occhi si tuffino ancora nei miei con la stessa gioia.
Ci sono una bambina e una donna.
La bambina è incazzata nera perché la mamma le ha fatto tagliare i suoi lunghi e bellissimi capelli castani alla maschietta. Poi è sfigata, e poi è imbranata, e poi è anche con lo scazzo perché deve andare a danza.
La donna è alta, con i capelli lunghi lunghi lunghi tirati su in una crocchia, e ha le parole incrociate in borsa, perchè starà fuori dalla sala di danza tutta l'ora e mezza che ci vorrà, perché è più semplice che andare e tornare dal teatro a casa, e perché la bambina è imparanoiata, ha l'ansia dell'abbandono.
E ogni tanto, d'accordo con la severissima maestra Rossana, che tutte le volte la guarda schifata, la bambina durante l'ora di danza andrà ad aprire la porticina che dà sul teatro, e la donna sarà lì seduta con la schiena ben dritta, a portata d'occhio: la volta che non ce la trovasse, scoppierebbe la tragedia, e poi magari, povera santa, era solo nell'atrio che si faceva fare un caffè, o in bagno. Ma la donna, 99 volte su 100, c'è. La saluta. La bimba la guarda, annuisce, e saperla lì le permette di tornare all'odiata sbarra senza impanicarsi.
Dopo, la donna porterà la bambina a prendere una bella cioccolata calda. E poi a casa a fare i compiti.
Prendiamo un mercoledì, ma della settimana prossima.
Ci saranno un donna e una vecchietta.
La donna avrà i capelli lunghi e una borsa con il lavoro a maglia e un sorriso felice sulla faccia.
La vecchietta avrà i capelli candidi lunghi lunghi legati in una coda o in una treccia come una nativa americana, e si muoverà piano piano con un girello, o verrà spinta in sedia a rotelle.
La donna arriverà dal corridoio, vedrà la vecchietta illuminarsi in viso quando entrerà nella stanza, e la riempirà di baci. E poi cercheranno un posto dove sedersi, nella nuova casa, quella a tre minuti di macchina, finalmente, da casa della donna. E la donna tirerà fuori il lavoro a maglia o una rivista o degli oggetti da guardare con la vecchietta, oppure non farà niente di tutto questo, perché parleranno e si terranno le mani, perché una ravvierà i capelli all'altra e si sorrideranno. Forse berranno anche la cioccolata calda.
Poi la donna saluterà la vecchietta e andrà a casa a far fare i compiti a sua figlia.
Certe cose, tra zia e nipote, non cambiano mai. E di sicuro il fatto che fuori dalla finestra la zia non veda più il mare, ma la neve, sarà secondario rispetto al fatto che i suoi occhi si tuffino ancora nei miei con la stessa gioia.
lunedì 17 novembre 2014
Allora è vero che si sopravvive sempre
In condizioni normali, stamattina avrei dovuto svegliarmi animata da un gigantesco senso di gratitudine.
Sabato mattina, a Genova, ero proprio nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mi sono ritrovata immersa nell'acqua con la macchina: dietro di me chiudevano le strade, ma quelle davanti erano già allagate. Ero appena passata sul Polcevera, che di solito è così
solo che, all'altezza del ponte che ho percorso io, sabato il torrente si presentava così
e non mi facevo molte illusioni su cosa stesse per succedere.
Quando mi sono resa conto di avere l'acqua alta tutto intorno ero su una rotonda, tra l'altro in discesa, proprio alla fine di questo ponte. La spia della batteria ha cominciato a accendersi e spegnersi. In pochi istanti il mio cervello ha cercato di pensare cosa avrei potuto fare, se fossi scesa dall'auto ferma e proprio in quella fosse arrivata un'ondata dal Polcevera. So di nuotare bene, ma parliamo di un'ondata di fango piena di detriti, e io ero tra i piloni della ferrovia e la cancellata di un parco. Ho valutato per un istante le mie chances di arrivare alla cancellata e arrampicarmici sopra. Piangevo. Ho chiuso gli occhi e premuto l'acceleratore.
Per fortuna la mia povera baracchetta coreana, con la forza della disperazione, ha fatto ancora quei cinquanta metri. Poi c'erano due possibilità: continuare sulla stessa strada, sempre in sessanta centimetri di acqua fangosa, o buttarsi a sinistra in un'altra via, sulla corsia degli autobus, quella tremenda con le telecamere, che ti fa perdere mille punti di patente. Inutile dire che a quel punto, se fosse stato un vicolo strettissimo contromano, con un TIR che mi veniva incontro, l'avrei imboccato lo stesso, e credo che io e la povera baracca saremmo riuscite a spingere indietro il TIR di diversi metri, con la forza di un animale terrorizzato.
Insomma, al sicuro, in un modo o nell'altro ci sono arrivata. Non nascondo che ci sono voluti una lunga seduta in bagno, una doccia calda rassicurante, un'ora di cugino accudente, le pastiglie per lo stomaco, il tè zuccherato e otto ore avvolta in una coperta per calmarmi.
Poi ho approfittato delle successive 24 ore di sole per venire a casa.
Dove, già che ero sopravvissuta a un'alluvione, ho creduto fosse buona cosa cospargermi di benzina e darmi fuoco. Perché ovviamente una risposta bella definitiva dal mio, come dire, chiamiamolo tranquillamente stupendo problema dagli occhi di velluto scuro, non si era ancora avuta, anzi, anche se sempre (o quasi sempre?) per iniziativa mia, lo ammetto, c'erano ancora (di nuovo?) scambi (tentativi di scambio?) di messaggi (anche telepatici?). D'altra parte, quando una persona te la sogni di notte poi è difficile che di giorno tu non le pensi, e se le pensi continuamente, prima o poi una cazzata la fai. Beh io ne ho fatte diverse, da quando siamo rientrati dalle ferie.
Insomma, ve la faccio breve, stamattina ho avuto quasi contemporaneamente la risposta finale dal rapitore alieno, ovviamente negativa, e l'ennesimo tragico scontro con l'Uomo. Con il quale, essendo oltretutto in aria di festival, la situazione è pesante, sempre (ancora? di nuovo?) molto pesante. Ma stamattina abbiamo sfondato il record assoluto di velocità della nostra intera storia, iniziando a litigare tra il suono della sveglia e il gesto di accendere la luce. La Princi è stata svegliata dai miei singhiozzi. Poi io l'ho portata a scuola, ho apertoWhatsapp e ho dato il colpo di grazia alla mia giornata facendomi dire bene in faccia quel che sospettavo da tempo e che avevo finto di non capire, perché una spera sempre che sia un problema di comunicazione linguistica tra terrestre insicura e alieno fin troppo paraculo.
Prima delle otto e mezza quindi avevo già ottenuto ustioni di terzo grado sul 60% del corpo, e a casa, dopo il lavoro, mi aspettava la continuazione del disastro familiare.
Ma poi ho preso l'agenda per cercare di fare qualcosa di utile del mio devastatissimo pomeriggio.
E dall'agenda è scivolato fuori questo.
Sabato mattina, a Genova, ero proprio nel posto sbagliato al momento sbagliato. Mi sono ritrovata immersa nell'acqua con la macchina: dietro di me chiudevano le strade, ma quelle davanti erano già allagate. Ero appena passata sul Polcevera, che di solito è così
solo che, all'altezza del ponte che ho percorso io, sabato il torrente si presentava così
e non mi facevo molte illusioni su cosa stesse per succedere.
Quando mi sono resa conto di avere l'acqua alta tutto intorno ero su una rotonda, tra l'altro in discesa, proprio alla fine di questo ponte. La spia della batteria ha cominciato a accendersi e spegnersi. In pochi istanti il mio cervello ha cercato di pensare cosa avrei potuto fare, se fossi scesa dall'auto ferma e proprio in quella fosse arrivata un'ondata dal Polcevera. So di nuotare bene, ma parliamo di un'ondata di fango piena di detriti, e io ero tra i piloni della ferrovia e la cancellata di un parco. Ho valutato per un istante le mie chances di arrivare alla cancellata e arrampicarmici sopra. Piangevo. Ho chiuso gli occhi e premuto l'acceleratore.
Per fortuna la mia povera baracchetta coreana, con la forza della disperazione, ha fatto ancora quei cinquanta metri. Poi c'erano due possibilità: continuare sulla stessa strada, sempre in sessanta centimetri di acqua fangosa, o buttarsi a sinistra in un'altra via, sulla corsia degli autobus, quella tremenda con le telecamere, che ti fa perdere mille punti di patente. Inutile dire che a quel punto, se fosse stato un vicolo strettissimo contromano, con un TIR che mi veniva incontro, l'avrei imboccato lo stesso, e credo che io e la povera baracca saremmo riuscite a spingere indietro il TIR di diversi metri, con la forza di un animale terrorizzato.
Insomma, al sicuro, in un modo o nell'altro ci sono arrivata. Non nascondo che ci sono voluti una lunga seduta in bagno, una doccia calda rassicurante, un'ora di cugino accudente, le pastiglie per lo stomaco, il tè zuccherato e otto ore avvolta in una coperta per calmarmi.
Poi ho approfittato delle successive 24 ore di sole per venire a casa.
Dove, già che ero sopravvissuta a un'alluvione, ho creduto fosse buona cosa cospargermi di benzina e darmi fuoco. Perché ovviamente una risposta bella definitiva dal mio, come dire, chiamiamolo tranquillamente stupendo problema dagli occhi di velluto scuro, non si era ancora avuta, anzi, anche se sempre (o quasi sempre?) per iniziativa mia, lo ammetto, c'erano ancora (di nuovo?) scambi (tentativi di scambio?) di messaggi (anche telepatici?). D'altra parte, quando una persona te la sogni di notte poi è difficile che di giorno tu non le pensi, e se le pensi continuamente, prima o poi una cazzata la fai. Beh io ne ho fatte diverse, da quando siamo rientrati dalle ferie.
Insomma, ve la faccio breve, stamattina ho avuto quasi contemporaneamente la risposta finale dal rapitore alieno, ovviamente negativa, e l'ennesimo tragico scontro con l'Uomo. Con il quale, essendo oltretutto in aria di festival, la situazione è pesante, sempre (ancora? di nuovo?) molto pesante. Ma stamattina abbiamo sfondato il record assoluto di velocità della nostra intera storia, iniziando a litigare tra il suono della sveglia e il gesto di accendere la luce. La Princi è stata svegliata dai miei singhiozzi. Poi io l'ho portata a scuola, ho apertoWhatsapp e ho dato il colpo di grazia alla mia giornata facendomi dire bene in faccia quel che sospettavo da tempo e che avevo finto di non capire, perché una spera sempre che sia un problema di comunicazione linguistica tra terrestre insicura e alieno fin troppo paraculo.
Prima delle otto e mezza quindi avevo già ottenuto ustioni di terzo grado sul 60% del corpo, e a casa, dopo il lavoro, mi aspettava la continuazione del disastro familiare.
Ma poi ho preso l'agenda per cercare di fare qualcosa di utile del mio devastatissimo pomeriggio.
E dall'agenda è scivolato fuori questo.
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