L'Uomo:
"No, mi devi dire QUANDO mi dedichi una giornata per i regali. Ma li compriamo a Genova o a Asti? A Natale siamo a Milano dai miei. A Capodanno siamo dagli Irlandesi. A Santo Stefano siamo da mia madre. I Tuoi, quando li vediamo? E la Zia Allegra? E mia sorella? E la Zietta? E poi vediamo, se il 23 siamo dalle Nonne e il 24 dai tuoi allora gli Psicozii li possiamo vedere... uhm, fammi pensare. Ah, intanto, vieni un attimo, devi aiutarmi a fare il pacchetto per mio padre. E niente piante, eh, per la Nonna Infera? E per la Compagna Cognata ho preso una tazza, ma poi ho pensato, gliel'abbiamo mica regalata l'anno scorso? E l'albero non lo facciamo quest'anno? Compriamo questo da mettere come presepe? I vicini hanno già messo le decorazioni sulla porta. Uh guarda, guarda, e se andassimo a fare un giro da Mediaworld, che abbiamo i punti da spenderci? Dì a tua madre di non regalarmi maglioni quest'anno. No, la Zia Imboscata non la vediamo stavolta, sono in brutta con mio padre. Però vediamo i Cugini di Campagna. E portiamo la Zia Matta e la Cugina Figa su con noi. Le porti tu, perchè io porto la Nonna Superna che nella tua macchina non ci sta. I Tuoi ce lo tengono il cane un giorno, che dai miei a Milano c'è la Iena Ridens di Cognatina? E lo so, poi bisogna andarla a riprendere a Genova, ma d'altra parte i gatti anche, no? E, scusa, ma i miei stavolta han preso un regalo per i tuoi, sei sicura che non facciamo figure, gliel'hai detto che gli arriva qualcosa? Questo va bene secondo te per Tizio, Pinco, Panco, Pallino? Abbiamo carta da regali? Dov'è lo scotch? Che schifo questo nastro com'è venuto male, rifammelo un po' tu... Per quanta gente hai detto che dobbiamo prendere i panettoni?"
Voglio vomitare. Ora, subito.
Voglio avere la febbre a trentanove e sette dal venti dicembre al tre di gennaio. Accetterei una lieve ripresa tra il ventotto e il trenta dicembre, però poi voglio la ricaduta.
Sarei veramente un mostro se dicessi che non festeggio, che me ne sto solo un po' qui a guardare dalla finestra il ghiaccio sull'erba e voglio bene a tutti, auguro un mondo di gioia a tutti, ma non faccio seicento chilometri avanti e indietro per tre regioni italiane, non incarto belinate che nessuno vuole e non vado a mangiare nè a brindare in nessun posto?
Dove sta scritto che devo avere un'emicrania da nervoso che dura dal 5 dicembre al 2 gennaio?
Dove sta scritto che voglio regali?
Io vorrei solo rallentare. Lo so, che già vado piano. Lo so, che poi quando è Natale, sono tutta elegante, profumata e coi capelli in ordine e sto portando in tavola gli antipasti, in parte fingo serenità, in parte sono davvero contenta di vedere tutti lì un po' insieme. Lo so, che quando è l'ora del pandoro qualcuno dice: "Questo lo fa Castagna, la scuotitrice ufficiale di pandori, come distribuisce lo zucchero a velo lei non lo sa fare nessuno" e io mi alzo sorridendo e vado a sculacciare gentilmente il sacchetto del pandoro finchè lo zucchero non è perfettamente uniforme. Lo so, che quando noi donne (nella simpatica famiglia maschilista di mio marito) siamo in cucina ad asciugare i bicchieri e parliamo (di solito, male degli assenti), c'è un buon profumo di caffè e io mi sento bene.
Ma non c'è paragone con la sensazione che provo il due gennaio, quando mi sveglio e penso che non devo vestirmi per uscire di corsa. Un insegnante sotto Natale ha venti giorni di ferie, ma io me ne godo cinque.
Io, di mio, vorrei una cosa diversa. Vorrei per una volta solo svegliarmi il 25 dicembre e affacciarmi alla finestra, in vestaglia, a guardare un abete ricoperto di neve. Vorrei un caminetto e un tappeto con sopra dei cuscini e un buon libro, una tazza di tè alla cannella e un plaid. Vorrei poter passare una mezz'ora tranquilla con ciascuno dei parenti, su un paio di comode poltrone a chiacchierare, senza avere mal di testa, senza che mi riempissero il bicchiere, senza fingere di mangiare il secondo e poi riempirmi di torroncini e frutta secca. Vorrei uscire in terrazzo a fumare una sigaretta con la Cugina Figa, o Cognatina, o Sanguedelmiosangue, e togliermi le scarpe col tacco per raggomitolarmi sul divano in braccio all'Uomo, senza sentirmi come se le festività fossero giorni lavorativi di gran lunga più pesanti di quando lavoro.
A me, da trentaquattro anni, l'unica parte del Natale che sia piaciuta davvero, e mi piace anche di più dello scambio di regali con mio marito, è quando siamo in pigiama tutti e tre, io, mio padre e mia madre, e ci scambiamo pacchetti in salotto in compagnia di un certo numero di gatti. Senza troppa musica, senza troppo cibo, senza troppa gente, semplicemente con un caffè in corpo e nessuna fretta. Ma da quando abito con l'Uomo non ce l'ho più questa parte.
In alternativa, vorrei fare Natale a casa mia, che da quando sono nata non l'ho mai fatto, sono sempre stata in giro almeno mezza giornata con la macchina piena di pacchetti. Ma, gente, qua se non mi arrivano figli continuerà così per sempre, non ci sono scuse.
E il pensiero, indipendentemente dal discorso figli, mi rattrista. Perchè è come se io, io in quanto Castagna, il Natale non avessi diritto di festeggiarlo.
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2 commenti:
pensa te che io invece del Natale adoro proprio tutti i suoi "corri-di-qua-e-di-là", ma questa settimana ho avuto nell'ordine: domenica/lunedì influenza di stomaco, due giorni di pace e poi da giovedì attacco di cervicale con le maledette vertigini, che odio, e varie ricadute di tutto. oggi sono ancora intontolita come un uovo poco prima di diventare sodo. e sono arrabbiatissima perchè non posso ancora scapicollare a destra e a manca. facciamo cambio? :)
scherzi a parte, ti auguro di superare indenne tutta la girandola e di riuscire a ritagliarti anche solo un momento (ma facciamo pure più di uno, và!) di quelli come dici tu. sarebbe un bel regalo di Natale, no? :)
un saluto!
Povera M., mi spiace per il tuo dicembre disastrato, ma sono certa che avrai uno sprint finale invidiabile...
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