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domenica 20 dicembre 2009

The One and The Other One



Aveva i capelli più lunghi che avessi mai visto, e questa fu la prima osservazione. Era l'unica "grande" oltre a me e a Sorrisone, in mezzo a dei "babani" di quattordici anni (orrore! per noi che ne avevamo sedici ed eravamo ormai donne!!!).
Aveva una camera da sola, un buchetto mansardato, ma era ospite fissa da noi che avevamo la stanza d'angolo, molto grande, con due finestre.
Verso la fine della vacanza, però, non più veniva lei a parlare sul mio letto vicino alla finestra, andavo io a chiudermi nel suo stanzino.
Avevamo corso sui prati a piedi nudi, eravamo state sdraiate un intero pomeriggio a guardare le nuvole cambiare forma, esplorato giardini segreti all'imbrunire e dato da mangiare biscotti dolci e salati a una coppia di litigiosi scoiattoli.
Ci eravamo raccontate le nostre vite. Lei piangeva al pensiero di tornare a casa da sua madre che la tiranneggiava, e aveva scoperto di potersi benissimo sfogare con me che, all'epoca, con mia madre avevo un rapporto a dir poco traumatizzante. Ci piacevano gli stessi ragazzi per la strada, ma eravamo troppo diverse per poterci innamorare mai dello stesso tipo di persona. Sognavamo viaggi e storie d'amore.
A due giorni dalla partenza, l'ho guardata mentre mi parlava, il walkman in mano, seduta sul suo letto, e ho pensato: no, come faccio adesso?

Non è stato poi difficile. L'anno dopo, a forza di lettere, telefonate, incontri diplomatici genitori-professori, sia pure vivendo a distanza di 75 minuti d'autobus l'una dall'altra, e facendo due scuole impegnative che tempo libero ne lasciavano pochino, eravamo sedute vicine sull'aereo e lei mi teneva la mano mentre io fingevo di non iperventilare.
Poche ore dopo vedevamo l'alba sul mar del Nord e i fiordi della Scozia orientale.
Di quella vacanza ricordo soprattutto due sensazioni, come fosse ieri:
1) io NON VOGLIO tornare a casa MAI PIU' (mai pensato in altri viaggi) perchè questo posto è CASA MIA, e
2) la fusione totale con lei. Ventiquattro ore al giorno. A un certo punto nel nostro gruppo studio (non più composto da babanetti, ma da fanciulle ben più spigliate di noi e da baldi giovani, tanti e anche per la maggioranza gradevoli da vedere) qualcuno ha timidamente sondato il terreno (con lei, io mettevo troppa soggezione anche allora!) per scoprire se fossimo una coppia. Chissà cosa ci siamo perse, eh Tipa, a forza di stare sempre incollate io e te a parlare fitto fitto? Magari se fossimo state un po' meno assorbite l'una dall'altra quello bruno con gli occhi verde bosco (Maurizio? beh, comunque, sai l'amico di David, quello biondo) o addirittura il lepegosissimo Mauro... o quello di Genova con quel culo fantastico che si è fatto un giro con Sorrisone... chissà...
Mah, non lo so. So quello che non ci siamo perse, e cioè il fascino di quelle terre ventose, di quel mare, di quei laghi. So quanto ridere ci siamo fatte con gli altri. So che eravamo due figlie uniche e che probabilmente tutte e due sognavamo da una vita una vacanza con un'amica in cui nessun genitore rompesse i coglioni dicendo che era l'ora di tornare a casa.
So che svegliarmi con lei, passarci tutta la giornata e addormentarmi parlando con lei non era ancora abbastanza, e non ho memoria nè prima nè dopo di una tale simbiosi. So che avere diciassette anni è l'apice della bellezza e della vitalità e, proprio perchè su certe cose eravamo così diverse, era bellissimo avere diciassette anni insieme e non vergognarsi di cantare November Rain sull'autobus o di dormire abbracciate.

Sono passati diciassette anni da allora. La settimana scorsa ho spiegato la Svizzera in seconda e ho detto che il soggiorno dell'inverno scorso con mio marito a Morcote è in una delle prime posizioni nel mio elenco di vacanze fatte finora. Al che ovviamente mi hanno chiesto: "Qual è il viaggio più bello della sua vita?"
E io senza un attimo di esitazione: "La Scozia, nel 1993".
Perchè la Scozia è un posto dove potrei trasferirmi a vivere tra un quarto d'ora, se me lo chiedessero.
E in buona parte anche per i favolosi diciassette anni, che non ho purtroppo più.
Sicuramente non è secondario che dentro a queste due vacanze, in un Paese che adoro come la Gran Bretagna, sia scoppiata quest'amicizia così delicata e così profonda.
Oggi la figlia della Tipa mi chiama zia. Quando riesco a distrarmi per un attimo dal sorriso e dagli occhi pieni di luce della bimba, penso che un giorno capirà che non sono biologicamente sua parente, e allora vorrà sapere da sua madre quando ci siamo conosciute. E mi si allarga il cuore al pensiero che le racconteremo quelle vacanze.

3 commenti:

Castagna ha detto...

Sì, questo è il lago vicino a Aviemore.
E la foto all'inizio è proprio quello che pensi.

Anonimo ha detto...

senza parole... ho le lacrime agli occhi, in ufficio, in mezzo ai commenti sulla deficienza dei prof universitari, che si danno così tante arie e non sono capaci di parole così belle... e così profonde, che toccano il cuore e che in certi momenti mi aiutano ad andare avanti, a pensare che forse non è così male vivere... E sì, forse avremmo potuto 'metterci' con qualcuno dei figaccioni che ci allietavano i pomeriggi al college, ma sicuramente la nostra relazione, più che una amicizia, non sarebbe stata così completa, così emozionante, così pienamente soddisfacente... Ed ora a 17 anni di distanza, cosa augurarsi? Poter ricordare insieme con i nostri figli questa meravigliosa esperienza nella speranza che loro ci possano davvero comprendere e che un giorno possano dire 'sono felice come mia madre quando correva sui prati a piedi nudi'... E magari, chissà, che tra loro possano chiamarsi fratelli, come noi già facciamo, se non a parole, sicuramente con il cuore. Un abbraccio, fortissimo. E grazie. The other one

Castagna ha detto...

Okay, adesso le lacrime agli occhi ce le ho io...
Perchè ho pensato spesso a cosa vedranno i nostri figli quando noi ci incontreremo (due signore che a uno sguardo d'intesa sghignazzano di qualcosa che solo loro capiscono...), e che spero che un giorno facciano la fatidica domanda "ma voi da quanto tempo siete amiche?" e noi rispondiamo "trent'anni", ma l'idea che i miei (ipotetici) figli diventino amici per la pelle con uno o più figli di una o più amiche non mi era mai venuta in mente, chissà perchè... Non è poi peregrino, se si continua a vedersi. (Pensa che bollette del telefono, e non poter sgridare i ragazzi perchè anche noi siamo state al telefono due ore la sera prima di loro!!!)

Anche io tutto sommato preferisco non aver perso tempo a sbaciucchiarmi con un Mauro purchessia e essermi sparata tutte quelle ore con te a parlare di tutto e niente. E' noto che la stagione della mia vita in cui invece rimpiango di non essermi data più da fare si situa tra i 22 e i 25 (e tu lì eri già bella che fregata, a forza di prendere ripetizioni, eheheheh). Anzi col senno di poi chiedo pubblicamente scusa per le mezz'ore di autobus che passavo a sbavare dietro a quell'imbecille. Oltre che per il mucchio di vestiti che stazionava sul mio letto e per le dormitine che mi facevo di straforo alle ore 14.00, cascasse il mondo...