Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

martedì 1 dicembre 2009

Incontro a mezzogiorno

Appena mi hai visto nella tua espressione sono passati:
1 speriamo che non si fermi
2 speriamo che non sappia che ore sono
3 speriamo che non me lo chieda

Io però ho fermato la macchina, abbassato il vetro e ti ho sorriso:
"Come va?"
E tu subito:
"Bene, ogginonsonoascuolaperchèuscivoprimacioèhmmm..."
Io sempre luminosa e sorridente:
"Come sta andando? Il pagellino è arrivato?"
"Sì, ne ho tre sotto, ma sono tre cinque eh, e non sono storia e italiano"
E prima che potessi chiederti cosa sono, mi hai tappato la bocca con:
"Italiano ho sette, storia sei"
E io fiduciosa e sempre più sorridente:
"Ma bene, sono molto contenta... comunque me lo dicevano i tuoi compagni che ti trovi bene"
"Sì... oddio... mi trovo, dai" e hai sorriso, finalmente un po' più sincero.
"Massì dai. Non sei ancora scappato al XXX (nota scuola superiore professionale, dalle cui finestre piovono le sedie)"
E tu hai fatto ancora quel tuo sorriso nervoso che mi è tanto mancato e hai detto:
"No"
E io ti ho salutato, sempre sorridendoti con calore.

Ho visto la tua paura.
Ho visto il nervosismo all'idea che ti chiedessi se ci vai, a scuola, e cosa facevi per strada a quell'ora.
Ho visto che ti aspettavi l'Inquisizione spagnola.
Ho visto che l'importante era non darmi modo di sapere e parlarmi il meno possibile.
Ho visto una brutta ferita sul tuo labbro superiore.
Ho visto che sei ancora magro magro e cammini raso muro, un po' storto, con l'aria selvatica di sempre.
Ho visto che quelle sopracciglia fini sono sempre aggrottate e il tuo sguardo sfugge ancora, dopo tre anni, dagli occhi di chi ti vuole bene e si preoccupa per te.
Ho visto, quando ho accettato con un sorriso il tuo "mi trovo, dai", una piccola, lontana luce di simpatia e fiducia, l'ombra pallida di quella che vedevo ogni giorno quando noi prof delle medie ti proteggevamo e guidavamo e sgridavamo e cercavamo di motivarti a stare fuori dai guai.
Ho pensato a quella volta che mi hai detto "io non finirò come mio fratello, solo con la terza media" e dentro quel discorso tutti e due stavamo parlando di ben altro che di un titolo di studio.
Ho per la miliardesima volta in tre anni pensato che ragazzo saresti se non fossi nato lì dove sei. Se avessi potuto portarti via.
E ti ho lasciato andare, Giovane Lupo, comunque felice di averti visto, pensando agli animali randagi che ringhiano anche a chi li ha appena nutriti, alle tue sopracciglia perennemente tese in una posa di rabbia e dolore e alle ciglia che invece sbattono inconsapevolmente, tra sorpresa e piacere, quando capisci che, anche se tu ringhi e mostri i denti, alcune mani non si ritrarranno mai e potrai sempre avere una carezza, se ti vorrai avvicinare.

2 commenti:

My ha detto...

piango.

Castagna ha detto...

...sapessi io che lo conosco da quando aveva 11 anni...