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martedì 8 dicembre 2009

FAR AWAY, SO CLOSE: OTTO DICEMBRE, IL CIELO SOPRA TORINO

Ponte dell'Immacolata.
Gente in coda in autostrada, per ore, dopo un bagno di folla ai mercatini di Natale. Gente in giro per negozi, pacchi grandissimi per i bambini e pacchi piccolissimi (ma non perchè contengano solitari) per gli adulti. Gente sotto la pioggia, gente sotto la nebbia.

Domande, messaggi e dubbi senza una risposta, la sensazione spiccata che ci sia una lacerazione che sanguina e che non si rimarginerà affatto col tempo. Se mai, finirà per infettarsi, se non è già in suppurazione, e comunque il sanguinamento non sta pulendo via nessuna infezione.

Un'altra volta, ex abrupto, tocca confrontarsi con la morte di una persona che tutti pensavano nel pieno della forma.
Non ci si confronta solo con la morte, però. La morte si porta via il padre di un amico, e i testimoni quello che cercano di salvare non è il padre in questione, è lo scarso, doloroso e faticoso equilibrio già difficile di chi resta.
Un'altra volta si viaggia, un'altra volta si fanno telefonate, un'altra volta si cerca di tranquillizzare i bambini e ricordarsi che anche gli adulti crollano. E ci si mette a tavola lo stesso e ci si lava lo stesso e si fanno giocare i nipotini lo stesso e si va a dormire, tardi e con mille pensieri, lo stesso.

Stavolta l'amaro, per me che in fondo non ho fatto altro che passare due giorni coi nipotini, non consiste nel fatto in sè, nè tantomeno nel fare qualcosa per qualcun altro. Consiste nell'incontrare la persona che ero sulle scale di una casetta nel verde di un sobborgo torinese. Consiste nel capire che io e la persona che ero ci somigliamo ancora, che qualcuno lo sa e non ha paura a chiedere un appoggio, che qualcuno sa che questo appoggio potrebbe anche non arrivare; consiste nell'accumulare critiche o ovvi salti di conclusioni da parte di altri, e nel dover ancora una volta scavalcare un'enorme staccionata irta di punte, la mia vergogna, per poter proseguire, convinta che tornare sui miei passi non serve e illudersi di aver lasciato dietro ogni paura e ogni egoismo nemmeno.
Sapendo che sbaglierò ancora, sapendo che non sempre ce la farò, sapendo che i conti da saldare sono ancora diversi ma che, per saldarli, bisogna che dall'altra parte riscuotano, invece che tirarti i soldi in faccia perchè non hai fatto il versamento quando se lo sarebbero aspettato da te.
Consiste nel chiedersi chi è il debitore, chi il creditore, chi l'usuraio, chi il benefattore, chi il vendicativo, chi il porgitore di altre guance: "what if I'm not the hero? what if I'm the bad one?". E nel pensare che l'unica scelta condivisibile sarebbe guardarsi con occhi stanchi ma onesti, come me e la Tipa su un'interminabile striscia di asfalto bagnato, e dirsi che, in fondo, quel che conta, non è questo, ma chi sopravvive e chi no. Pensare che una medaglia ce la meritiamo tutti per quelle volte in cui ci siamo appesi alla vita coi denti e abbiamo resistito, e che togliere medaglie ad altri non ce ne fa vincere di più.

Consiste nel focalizzare che l'unica cosa giusta l'ho detta guidando verso Torino quando, FINALMENTE, ha smesso di piovere:
"La vita E' DURA, ti arriva addosso di tutto quando pensi di stare bene, non puoi aggiungertene continuamente, devi autoproteggerti". E pensare che autoproteggersi è giusto, ma chiudersi è pericoloso anche se a volte necessario, allungare una mano fa bene perchè a volte si trova un puntello, e chi è trovato magari aspettava solo che qualcuno si fidasse ancora di lui.

E perciò di questo ponte io mi porto via la staccionata irta di chiodi, la ferita che sanguina, le guance pallidissime della Tipa che non soccombe anche se si vede che stavolta è dura, la faccetta felice della Nipotina nel vedermi e il sorriso da pirata del Corcopino, la mano che si tende e quel cielo grigio pallido sopra la piana torinese, sopra montagne appena accennate tra le nuvole, e i miei stivali che percorrono il corridoio di un supermercato enorme un attimo prima di rientrare definitivamente nella normalità, mentre cerco con gli occhi i cartelli e penso se troverò mai la pazienza in offerta speciale, o un reparto dove vendano cerotti per l'anima.

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