Stanca, nervosa, ammalata e anche facile alla lacrima.
Il risultato della prima di due passeggiate consecutive, quella in cui tirava aria e avevo la gola scoperta, non quella con le bambine che si arrabattavano giù per il prato.
Ho passato una notte orrenda con catini, termometri, fazzoletti, piumini, palline omeopatiche, camomilla e libri che non riuscivo a leggere per la nausea, finendo poi per stancarmi gli occhi, e in qualche modo distogliere l'attenzione dalla voglia di vomitare, incistandomi con un giochino sul cellulare.
Oggi ho iniziato la giornata piangendo e litigando, come un bambino capriccioso quando si sente male. Non sto letteralmente in piedi.
Pazienza, starò sdraiata. L'importante, anche se può sembrare stupido, è che tu non ti muova dal salotto e io sappia che ci sei, ti corro dietro senza soste da due mesi e mezzo e ho bisogno che tu ti fermi in un punto, un momento, e mi dedichi un po' di calma. E per una volta metti me in cima alla lista delle cose da fare, o da non fare, o per cui esserci. Insomma, non ho la minima intenzione di tornare ai vecchi tempi quando tu "dovevi andare". Abbiamo costruito una vita, qui, in cui non c'è più spazio per gli egoismi. Miei. Ma nemmeno tuoi.
Stai qui e fai il marito, porca vacca. Che per me arrivare a dire "ho bisogno" è una fatica.
Farselo ridire per un mese e passa è cattiveria.
sabato 3 aprile 2010
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