Sei sceso per le scale del professionale, camminando tutto storto come tuo solito.
Hai mormorato con quel tuo modo di non aprire quasi i denti parlando:
"Buongiorno... m'han detto che c'era e ho detto sà, vado giù a dare un bacetto"
Ci siam sfiorati un attimo le guance, ti sei piazzato sullo stipite di una porta con le braccia incrociate e quel gesto di coprirti le spalle con le mani che mi ricordo così bene, Madonna quanto sei magro, Giovane Lupo, ora che sei più alto di me fai impressione.
Mi hai detto che te ne andrai all'accademia militare a Milano, l'anno prossimo.
Mi hai detto che questa scuola dove ti hanno messo i tuoi (sforzo congiunto con l'assistente sociale e con me) non fa poi schifo.
Hai nicchiato sugli amici e hai fatto un sorriso stortissimo, contorcendoti su un lato, quando ti ho chiesto delle ragazze.
Mi hai detto che sei stato sospeso, mi hai spiegato perchè.
Mi hai detto che hai tre materie sotto, matematica diritto economia, e io mi sono illuminata: di Italiano e Storia hai detto infatti di avere sei e sette.
Mi hai rivolto la parola e detto di te quasi più in questi dieci minuti che nei tre anni precedenti, se togliamo la volta in cui abbiamo parlato di tuo fratello e quella in cui ti ho portato in presidenza urlando e ho perso quasi un'ora a cercare di insegnarti la buona educazione insieme alla preside.
Ti ho detto che all'accademia militare dovrai obbedire e non fare di testa tua. Ti ho detto che sarai molto carino con la divisa (altro contorcimento laterale sullo stipite, ridacchiando). E ti ho stretto una spalla: "Ciao, Giovane Lupo, continua bene".
Mi sono girata. Non c'era più traccia nè dei miei alunni, nè di quelli che stavo sorvegliando per la collega che era andata nell'altra metà dell'edificio, dove c'è il liceo classico.
Cazzo. Mi ero persa dei dodicenni in una superiore gigantesca, all'ora dell'intervallo. E' seguito un quarto d'ora di angoscia, cammuffata da un tono sereno e consapevole: "mi scusi, signora collaboratrice scolastica, ha per caso visto passare dei ragazzini delle medie?"
Ma ragazzi. Ho lavorato tre anni per mandarti in una scuola come questa, invece che a sfasciare sedie in quell'altra. E vederti sorridere.
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