Oggi, come varie altre volte, guardavo dalla finestra della scuola gli alberelli del parcheggio. Uno è da anni la mia iconcina in questo blog: l'ho fotografato dalla III B una mattina di galaverna. Era il secondo anno che passavo a Paesino di Sogno, il 2008/2009.
L'arboscello candido della foto, così fragile nel suo abito di ghiaccio, ora fa ombra a tutta la mia auto, se ce la parcheggio sotto.
Così, guardando gli alberi attorno a me, ho passato finora la maggior parte dei miei incarichi nella scuola.
Ho ricordi affettuosi dei pini fuori da Scuolafica dei Quartieri Alti, così scuri, che ci proteggevano dal presente lasciandoci nel nostro mito di studi di eccellenza. E dei tigli grandi e profumati del cortile del liceo privato di Torino. Una cosa che mi affascina delle città piemontesi è questo: poter entrare in un cortile interno di un edificio e trovarci alberi vecchi cinquant'anni che dalla strada non si riescono a scorgere.
Poi avevo un bel rapporto col frutteto sulla collina di fronte all'aula di Scuolina Bianca, a Paesino Blu, e le sue oche, che, per inciso, se voi vivete in città non potete immaginarlo, non fanno "qua qua" ma fanno "AAAAAAKKK AAAAAAAAAKKKK", e lo fanno fortissimo. Tipo che la prima volta credevo fosse il Tremendo Paulista della III A, le cui urla selvagge solitamente passavano i muri.
Comunque la mia faticosa scalata alla graduatoria e il susseguirsi di tempeste addensatesi sulla mia cattedra traballante hanno, per il quinto anno ormai, come scenario la piccola scuola immersa nel ghiaccio e i suoi teneri alberelli che crescono di pari passo con le mie assegnazioni provvisorie. Parentesi, non so che alberi siano, ciò è vergognoso, domani chiedo.
Pensavo, stasera, complici una botta di nausea prima di cena risolta con una Cocacola e una botta di tosse dopo cena risolta con uno zuccherino al génépy (quindi con una strana sensazione allo stomaco), a quanto diverse sono state queste cinque annate.
Nel 2006/2007 arrivo, sono giovanissima, soprattutto di testa, e lavoro come una pazza fino a guadagnarmi i complimenti dei colleghi per lo sbattone. Mi hanno dato una terza di svogliati e alla fine sono il mio risultato più brillante. Poi ho i germoglietti di prima ed è amore eterno, con loro.
E' stato l'anno della morte di mia zia e di mia nonna, del lungo ricovero dell'altra zia, della crisi coniugale, dell'Amore Sbagliato, della prima tiroidite, eppure sul lavoro ero una star, facevo cose che oggi non saprei ripetere, forse proprio per tutto quel che andava storto a casa.
Quando finisce l'anno sento che qualcosa mi lega al posto, al paesaggio, alla strada che percorro ogni mattina. Vivo un po' come un esilio l'anno successivo, a sua volta molto pieno, con due terze, due scuole di cui una affidatami come "facente all'incirca funzione diciamo di vicepreside", incarico peraltro mai assegnato sulla carta ma, a fine anno, visto che l'avevo svolto, pagatomi a sorpresa con una specie di quattordicesima, come a una vera "funzione obiettivo".
E poi rieccomi a casa, in ruolo, e da allora non me ne sono più andata, sia pure con angosce estive e riassegnazioni autunnali. Da allora, duole dirlo ma sono molti mesi che ci penso, mi sono francamente seduta.
Prima perchè andava tutto bene: mi ero ripresa in terza i miei germoglietti amatissimi della prima e avevo i nuovi, la cucciolata, quelli che promettevano così bene e che ho licenziato con tanti rimpianti l'anno scorso.
Poi perchè andava malissimo, con il mio ingresso nella sezione C su un'orribile terza, di cui poi alla fine non serbo nemmeno un brutto ricordo, considerando quante me ne hanno combinate.
Infine perchè l'anno scorso avevo la testa dietro alle grane di salute di mio padre ed è andata com'è andata, con prove non consegnate e lavoro male organizzato, stanchezza cronica, sbadataggini varie.
Così, questo è l'anno della riscossa, o almeno vorrei che lo fosse.
Anche se nelle ultime tre settimane, devo dire, proprio non sembra.
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3 commenti:
Che vuoi farci, Castagna, questa è la vita.
A volte si fa benissimo senza rendercene conto (te lo dicono poi i risultati e gli studenti), a volte ci si impegna anima e corpo e si resta con un pugno di mosche.
Un po' si va ed un po' si viene, in questi inverni con tanta voglia di copertina, fuoco nel caminetto (è il mio sogno segreto), libro da leggere e pisolini.
Vediamo a giugno, per tirare le somme !
Anonimo SQ
dai, dai, che quelle come noi (ho bisogno di una botta di autostima) son pazzesche anche quando vanno alla minima! :)
Sottoscrivo la Noise (anche io ho bisogno di autostima a mille!): lo sai perfettamente che noi siamo molto sopra la media anche quando(/proprio perché) non siamo contente di noi!
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